TERAPIE NATURALI 2

pubblicato in: AltreViste 0

TERAPIE NATURALI 2

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Gli effetti dei diversi alimenti

Ma che cosa vuol dire nutrirsi in modo sano ed equilibrato? E quali sono i cibi da evitare e quelli
da considerare come ottimali per la salute?

Gli alimenti considerati dannosi da tutte le discipline e dai nutrizionisti sono principalmente il
sale, lo zucchero, le sostanze eccitanti, l’alcool e in parte le proteine animali.

Zucchero

L’eccessivo consumo di zucchero, insieme a quello di grassi animali è considerato un fattore di
rischio per il sovrappeso, l’arteriosclerosi, il diabete, la carie.

Si dice che lo zucchero faccia bene al cervello! Infatti l’attività del sistema nervoso, dei muscoli
e del cuore dipende dal glucosio veicolato dal sangue. Quindi l’assunzione di zucchero è certamente
opportuna pur evitando gli eccessi che possono essere causa di sovrappeso, arteriosclerosi e
diabete.

E’ vero che il carburante del cervello è il glucosio che è uno zucchero, ma deve provenire da fonti
che non danneggiano la biochimica cellulare e che quindi non provochi effetti nocivi all’organismo.

Tutti i nutrizionisti sono infatti d’accordo nel raccomandare che l’alimentazione sia rappresentata
dal 60%-70% di glucidi privilegiando però quelli complessi, cioè gli amidi, di cereali e di legumi
che forniscono al nostro organismo energia a medio e lungo termine e riducendo invece gli zuccheri
semplici e cioè il glucosio, il fruttosio, il saccarosio.

Tra questi è comunque da eliminare totalmente lo zucchero bianco. Lo zucchero bianco è un’energia
vuota, è un prodotto chimico, è una sostanza devitalizzata, antinaturale e antifisiologica. Ogni
cucchiaino di zucchero provoca un’aggressione all’organismo, una microulcera allo stomaco, un
afflusso repentino di glucosio nel fegato.

Lo zucchero presente nel regno vegetale, quale sostanza alimentare plastica, è un elemento
fondamentale per la vita. Lo troviamo in misura del 14% nella canna da zucchero, dal 17% al 20%
nella barbabietola unitamente a clorofilla e minerali. In tale concentrazione è ancora un prodotto
naturale, vivo.

Negli zuccherifici viene sottoposto però ad un lungo e complicato processo industriale, il sugo
viene riscaldato con latte di calce e da ciò risulta anzitutto una perdita di sali di calcio e delle
sostanze proteiche.

Con la reazione alcalina quasi tutte le vitamine vengono distrutte. Nel corso di ulteriori
lavorazioni viene a contatto con ossido di calcio, acido carbonico, anidride solforosa, carbonato
sodico. La massa è quindi sottoposta a ripetute cotture, raffreddamento, cristallizzazione e
centrifugazione. La melassa viene poi ancora dezuccherata con l’aiuto di idrossido di stronzio. Il
prodotto già così senza vita passa alla raffineria. Qui viene purificato con carbonato acido di
calcio, reso bianco con l’acido solforoso. Il risultato finale di questo processo raffinato e
complicato è una sostanza chimica chiamata SACCAROSIO, smerciato nei negozi come zucchero
cristallino in polvere e a quadretti. Tutte le sostanze vitali sono state distrutte e inoltre è il
solo alimento che non contiene acqua. Allora, quando si ingerisce una sostanza simile nel corpo, si
scatenano reazioni impensabili: innanzitutto si alza repentinamente la glicemia perché lo zucchero
viene assorbito molto rapidamente dall’intestino tenue, l’iperglicemia dà uno stato di eccitazione
psichica e fisica, poi però comporta una reazione di ipoglicemia accompagnata da depressione
mentale, da stanchezza fisica (spossatezza del mattino o del pomeriggio) e provoca un desiderio di
stimolanti, che a loro volta daranno di nuovo un’iperglicemia che sarà seguita da un’ipoglicemia.
Queste alternanze nel tasso di zucchero nel sangue deteriorano i meccanismi regolatori del
metabolismo ed esauriscono il sistema nervoso provocando stanchezza, irritabilità ed indebolimento
generale.

Uno scienziato nutrizionista, Jeffrey Bland, ha coniato un termine per indicare lo stato apparente
di non malattia perché le persone non stanno a letto: MALATI VERTICALI che con il tempo diventeranno
MALATI ORIZZONTALI.

Lo zucchero si combina facilmente con il calcio. Per neutralizzare lo zucchero l’organismo mette in
moto le proprie riserve di calcio a scapito delle ossa e dei denti che diventano sempre più fragili.
Distrugge quindi, al pari della farina bianca, ossa e denti dall’interno verso l’esterno.

Lo zucchero ha bisogno per le sue trasformazioni delle vitamine del gruppo B soprattutto della
vitamina B1 (determinante per il sistema nervoso), se essa viene a mancare abbiamo disturbi del
sistema nervoso, irascibilità, depressione. I cereali sono i massimi dispensatori di vitamina B1.

Inoltre gli alimenti ad elevato tenore minerale stimolano la peristalsi intestinale poiché, questi,
mancano completamente nello zucchero raffinato; questo alimento morto, a lungo termine, paralizza il
movimento spontaneo dell’intestino.

Quanto più zucchero l’uomo ingerisce tanto più pigro diventa l’intestino e alla pigrizia intestinale
è imputabile un’infinità di malattie. Inoltre si comporta come una tossicomania e comporta tutti i
rischi delle droghe: tolleranza, assuefazione, crisi di astinenza, neutralizza l’immunità naturale e
favorisce la proliferazione dei batteri nocivi:

a) intorno ai denti, come abbiamo detto, provoca le placche dentarie che sono all’origine della
carie;

b) nel tubo digerente turba l’equilibrio della flora intestinale e scatena una flora batterica
fermentativa (ciò si verifica anche per un eccessivo consumo di frutta o di vino);

c) nelle parti del corpo che hanno minore resistenza danno luogo a molteplici infezioni (otiti,
sinusiti, cistiti).

Non si vede per quale motivo ci si debba servire di tale sostanza se essa provoca tanti danni
nell’organismo. Si può sostituire con zuccheri naturali che si trovano nelle cellule dei vegetali,
negli amidi dei cereali e nelle verdure dolci.

Alcol

L’alcol non è mai stato un alimento. L’alcol è un supereccitante e un veleno, prima stimola, poi
deprime, prima riscalda, poi nelle ore seguenti raffredda il corpo. E’ un prodotto industriale
concentrato e tossico che la natura non ha mai offerto spontaneamente all’uomo.

C’è voluto l’artificio della distillazione per ottenere questo liquido irritante che brucia le
mucose, danneggia lo stomaco e il fegato, sclerizza i vasi sanguigni, esaurisce le secrezioni
ghiandolari e affatica il sistema nervoso. L’alcool è subdolo, agisce non solo in tempi brevi ma
anche in tempi lunghi con conseguenze a volte irreversibili perché distrugge la forza muscolare e la
forza nervosa. Le donne sono più sensibili ai danni dell’alcool, il loro sistema nervoso ne viene
danneggiato di più rispetto all’uomo.

Per quanto si riferisce al vino, invece, se esso non è adulterato e fatto bene si può anche
ammettere come bevanda ma solo in quantità moderata e in occasioni speciali. Anche il vino ha un
certo valore alimentare perché contiene acidi organici (fosforico, citrico, malico), sali minerali
(ferro, calcio, zolfo, magnesio potassio, sodio), vitamine del gruppo B, tannino (vino rosso). I
pericoli insorgono quando il vino viene trattato. Quando si aggiungono al vino lo zolfo, l’allume,
il gesso, l’acido solforico, l’acido salicilico, la potassa e la soda, allora arrivano i guai. Il
vino rimane molto acido, causando disturbi all’intestino, diarree, cirrosi.

La denaturazione e l’alterazione del vino comincia con la coltivazione della vite che viene
appestata da una lunga serie di pesticidi chimici molto tossici (ossido e carbonato sodico di rame,
solfuro di carbonio ecc.); prosegue poi con il processo di fermentazione, se il mosto è poco dolce
si aggiunge dello zucchero, se è acido viene corretto con carbonato di calcio. Si chiarifica, si
filtra, si sottopone ad altri processi, si aggiungono dei fosfati per il colore. Infine c’è la
pastorizzazione e l’aggiunta dello zolfo nelle botti.

Caffe’, tè, cacao

Questi prodotti esotici sono tutti, a diversi livelli, degli eccitanti del sistema nervoso centrale
e del muscolo cardiaco, ma questa eccitazione è fittizia, è meglio correggere la propria
alimentazione e la propria digestione piuttosto che provare a mettersi in forma con l’aiuto del
caffè o del tè. Gli effetti eccitanti sono dovuti alla presenza nel caffè della caffeina che agisce
immediatamente dopo l’assorbimento della bevanda e la cui azione dura quattro ore.

Altri effetti meno noti sono:

– la caffeina in tempi lunghi irrita i vasi sanguigni e su queste irritazioni vanno poi a
depositarsi il colesterolo, le tossine, i residui minerali provocando ulteriormente
l’arteriosclerosi, l’infarto, le diverse malattie cardiovascolari;

– la caffeina può essere causa di ulcere gastriche;

– la caffeina ha un’azione negativa sul pancreas che danneggia, alla stessa maniera degli zuccheri,
favorendo l’insorgenza di ipoglicemie e diabete.

Ma i bevitori sono fanatici e non rinunciano alla loro droga rischiando a lungo andare insonnia,
nervosismo, e in casi estremi paranoia e angoscia. Non elenchiamo poi le sostanze chimiche che
ingurgitiamo con la caffeina. Anzitutto i concimi chimici e i pesticidi per la coltivazione, poi
nelle varie fasi di manipolazione (per colorarlo), oppure nella torrefazione. Allora molti pensano
di ovviare all’inconveniente della caffeina prendendo il caffè decaffeinato, ma anche questo non è
immune da inquinamento chimico, l’estrazione della caffeina è ottenuta per mezzo di solventi chimici
che derivano dal petrolio. Lo stesso discorso vale per il tè, qui si deve aggiungere anche che tutti
i tè commerciali hanno l’aggiunta di coloranti artificiali. Nel caso del tè la nocività consiste
nella quantità che si consuma, poiché un tè leggero e naturale può risultare un’ottima bevanda. Come
il tè e il caffè anche il cacao contiene caffeina, ma in percentuale minore, ciò che è più nocivo è
la teobromina. Le bevande a base di coca contengono la caffeina. Un litro di Coca Cola contiene la
quantità di caffeina di due tazze di caffè, venti zollette di zucchero e sostanze chimiche che
creano dipendenza.

Sale

Il sale aggiunto agli alimenti, come agente di conservazione o come spezie, crea delle difficoltà al
nostro organismo perché provoca:

– una ritenzione idrica nelle cellule, da qui la cellulite, eccesso di peso, tendenza alle infezioni
e alle allergie;

– una ritenzione idrica nel sangue, da cui sovraccarico circolatorio, ipertensione, malattie
cardiache e renali.

Quando si parla di sale bisogna tenere conto di tutto quello che è contenuto nei cibi conservati (ad
esempio: salumi), nei cibi inscatolati e così via.

Additivi alimentari

Una vera esplosione di additivi chimici ha segnato il passaggio da un’alimentazione artigianale ad
una industriale.

Già da qualche anno a questa parte si incominciano a produrre cibi fatti passare per naturali e
integrali, genuini, in nome della sana alimentazione di una volta. L’industria sta sfruttando questo
interesse per il naturale sfornando prodotti integrali senza, d’altra parte, aver cambiato il modo
di produzione cosicché i principi vitali vengono distrutti nella preparazione.

L’industria alimentare si è sentita autorizzata a manipolare gli alimenti in funzione di una
produzione massiccia e redditizia. Si sono così sovraccaricati i terreni di concimi chimici,
inondate le colture di insetticidi, di pesticidi, di anticrittogamici e imbottito gli alimenti di
disinfettanti, neutralizzanti, emulsionanti, conservanti, coloranti e altro.

Questa valanga di prodotti artificiali intossica i consumatori. Il nostro organismo a lungo andare
si intossica e la proporzione è data dalla quantità di cibi intossicanti che mettiamo nel nostro
organismo rispetto a quelli non intossicanti.

Carne

La carne provoca una superattività nei reni e nel cuore, alza il tasso di urea, acido urico e
ammoniaca, causa reumatismi, artriti e gotta. Anche la carne è un eccitante e diventa come una
droga. L’uomo non ha dentizione adatta per mangiare la carne e anche il suo intestino è troppo lungo
per eliminarla presto. Pensate che i carnivori hanno un intestino corto da quattro a cinque volte la
lunghezza del corpo, mentre l’uomo ha un intestino dieci/dodici volte la lunghezza del corpo. Questo
che cosa comporta? Che l’espulsione della carne avviene dopo un certo tempo e nel frattempo
nell’intestino abbiamo un processo di putrefazione.

La carne che si ingerisce sovente appartiene ad animali morti da qualche tempo e ciò produce degli
inconvenienti:

– la carne contiene un eccesso di proteine, cioè sostanze albuminoidi che causano disturbi del
metabolismo e specialmente tutti gli inconvenienti provocati dai prodotti altamente tossici che sono
le purine e i rifiuti urici;

– i muscoli degli animali morti contengono tutti i rifiuti organici dell’animale ucciso e
specialmente la xantina che è un veleno molto vicino alla nicotina e alla caffeina con cui ha molte
affinità. Ciò spiega anche perché i grandi carnivori sono bevitori di caffè e perché per loro è più
difficile smettere di fumare;

– la carne è un eccitante e come per ogni eccitante dopo una prima fase di euforia sopravviene una
fase depressiva e per ristabilire l’euforia si ricorre al caffè, al tea, al tabacco o all’alcool.
Tutti questi eccitanti si richiamano vicendevolmente a catena.

Un laboratorio USA del Public Health Service ha effettuato delle ricerche batteriologiche per
stabilire il numero di bacilli putrefattivi contenuti in un grammo di alcuni elementi: per esempio,
la bistecca ne contiene 1.500.000 (batteri in un grammo), il fegato di maiale 95.000.000, il pesce
110.000.000, uova di qualche giorno 200.000.000.

Questi bacilli sono nocivi a causa delle tossine che producono poiché queste tossine passano nel
sangue caricandolo di impurità e costringendo l’organismo ad espellerle. Questi bacilli colonizzano
nell’intestino, si moltiplicano e modificano la flora originale che dovrebbe essere composta in
maggioranza da batteri della fermentazione e della digestione, capaci di attaccare la cellulosa e
che producono tossine.

Quando un processo di putrefazione si è instaurato nell’intestino crasso le tossine passano nel
sangue attraverso la membrana intestinale e vanno ad avvelenare progressivamente tutto l’organismo
con conseguente indebolimento del suo terreno e creazione favorevole all’instaurarsi di diverse
malattie.

I fenomeni putrefattivi poi vengono aggravati anche dalle combinazioni sbagliate che si fanno
quotidianamente ad ogni pasto.

La carne rimane troppo tempo nell’intestino e quindi andando in putrefazione aumenta la temperatura
e favorisce lo sviluppo di germi patogeni.

Si pensi, inoltre, solo per un attimo, al numero di trattamenti diversi e spesso nocivi a cui sono
sottoposti gli animali da macello fin dalla nascita: vaccinazioni, medicamenti, antibiotici,
vitamine sintetiche, privazioni di moto e di aria, somministrazione di tranquillanti prima
dell’abbattimento. Tutto questo non nel rispetto dell’animale ma solo con lo scopo di accelerare la
crescita dell’animale, per aumentare la resa e il profitto.

Ad ogni sostanza somministrata all’animale in vita si aggiungono i trattamenti che si fanno subire
alla carne per intenerirla, conservarla, per darle un bel colore (polifosfati, ormoni, nitrati e
nitriti ecc.).

Latte

Il neonato che beve il latte della propria madre riceve l’alimento perfetto fatto su misura per
soddisfare i suoi bisogni. Quando il latte viene pastorizzato, omogeneizzato e integrato con
vitamine di sintesi diventa un alimento completamente differente da quello naturale materno.

Se si confronta il latte vaccino con quello umano, nei suoi componenti si rileva che il latte
vaccino ha tre volte più proteine e quasi quattro volte più calcio del latte umano.

Esso si adatta alla crescita di un vitello che a sviluppo compiuto pesa tre o quattro volte più
della persona adulta, mentre il sistema nervoso dell’essere umano ha più necessità di fosforo per lo
sviluppo neurologico del neonato.

Il rapporto calcio-fosforo nel latte umano è di 2,35 : 1, ma è solo di 1,27 : 1 in quello vaccino.
Secondo Frank OSKI (primario del reparto di pediatria dell’Upstate Medical Centre dello State
University of New York) “sarebbe auspicabile usare come fonte primaria di calcio solamente gli
alimenti con un rapporto calcio-fosforo di 2 : 1 o superiore”.

Questo perché il fosforo può combinarsi con il calcio nel tratto digerente e impedirne di fatto
l’assorbimento. Paradossalmente gli esseri umani assorbono meno calcio dal latte vaccino che da
quello materno che ha un contenuto di calcio inferiore.

Il calcio, nel latte pastorizzato di bovino, non è sostituito dal calcio organico. Se si beve più
latte non è detto che si incrementi la disponibilità di latte.

Il latte umano è un po’ più grasso di quello vaccino ed ha una quantità di carboidrati quasi doppia
rispetto a quello vaccino; per questo il latte vaccino provoca il desiderio di dolci.

Il latte vaccino, poi, contiene 50 mg per litro di sodio rispetto ai 16 mg del latte umano. A
partire dall’infanzia noi consumiamo cibi ricchi e pesanti: formaggi, prodotti da forno, carne,
patate fritte, gelati. Tutte queste sostanze grasse passando dagli organi (fegato, polmoni, reni) è
come se passassero attraverso un “colino ” rendendo il “colino ” sempre meno funzionale. Gli organi
diventano meno efficienti nel processo di eliminazione degli eccessi attraverso i canali normali
così trovano altre vie di uscita nella pelle o nelle mucose di tutti gli orifizi del nostro corpo:
Il materiale inutilizzato si trasforma nel corpo in muco o pus, il terreno ideale per i batteri.

Nella globalità degli individui, dopo lo svezzamento, si riduce progressivamente l’enzima denominato
lattasi che è indispensabile per smontare e trasformare le molecole del lattosio. IL lattosio, in
qualche modo, comincia ad essere “dimenticato” dalle cellule intestinali, in base alla legge
filogenetica che “la funzione sviluppa l’organo”, l’intestino non riesce più ad amministrare
l’assorbimento del lattosio che tenderà ad accumularsi provocando fermentazione, meteorismo e
flatulenza.

Dalla casistica, ricordata dal PANFILI, sulle intolleranze alimentari si è rilevato che circa i due
terzi dei soggetti in esame presentava intolleranze di varia entità nei confronti del latte.

I latticini sono il terreno adatto alla riproduzione delle infezioni (dell’orecchio, della gola,
tonsilliti, follicoli, acne ecc.).

Quando il calcio non può essere eliminato dai reni può formare dei calcoli o delle cisti
nell’apparato riproduttivo femminile.

Troviamo il calcio nelle rape, nella senape, nei semi di girasole, nel crescione, nelle mandorle; il
doppio del calcio contenuto nel latte si trova nei semi di sesamo, nelle foglie verdi del cavolo;
una quantità dieci volte maggiore nelle alghe.

Grassi saturi e polinsaturi

Questi alimenti hanno effetti sia negativi che positivi sull’organismo:

I grassi veicolano le vitamine liposolubili A, D, E, F e K e sono, inoltre, una fonte degli acidi
grassi, essenziali al corretto funzionamento cellulare e allo sviluppo di tutto l’organismo. Il
metabolismo dei grassi crea calore corporeo. L’eccesso di grassi può rallentare la circolazione e
intasare i capillari raffreddando le estremità, quando si verifica un accumulo eccessivo di grasso
intorno agli organi, le funzioni corporee sono più lente, perché si verifica un blocco energetico e
di liquidi.

E’ importante fare una distinzione tra grassi saturi prevalentemente di origine animale che, se
utilizzati in quantità, possono causare malattie cardiovascolari e degenerative e grassi insaturi
prettamente vegetali che possono prevenire o addirittura far recedere le malattie cardiovascolari.

Il nostro corpo ha due modi di elaborare i grassi in eccesso: espellendoli o accumulandoli.

L’espulsione avviene attraverso i comuni canali oppure attraverso la pelle, il cuoio capelluto o le
membrane mucose.

L’accumulazione, invece, può provocare obesità, depositi di grasso nelle arterie o intorno agli
organi interni e iperlipidemia.

L’eccesso di grassi può provocare secchezza alla pelle, perché il grasso che si deposita sotto la
pelle impedisce l’idratazione e il nutrimento dell’ultimo strato epidermico superiore. Forfora,
screpolature e desquamazione possono essere l’effetto sia di carenza che di eccesso di grassi.

Kousmine, nel suo metodo curativo, menziona l’importanza della vitamina F, intendendo, con ciò, una
serie di acidi grassi polinsaturi tra cui i principali sono: l’acido linoleico, linolenico ed
arachidonico. Questi acidi, precursori delle prostaglandine, costituiscono una vera e propria difesa
dell’organismo, un sistema per la salvaguardia dell’immunità.

Le fonti alimentari della vitamina F sono soprattutto i semi oleosi e gli olii spremuti a freddo da
essi derivati (girasole, lino, enotera, borragine).

Tutti gli olii usati, compreso quello d’oliva, devono essere a spremitura a freddo perché il calore
deteriora le vitamine E ed F.

Una particolare attenzione deve essere data alla margarina in quanto è un grasso insaturo al cui
interno è stato forzatamente introdotto l’idrogeno; questa lavorazione la trasforma in un grasso
saturo consentendole di rimanere solida a temperatura ambiente. Questo tecnica costituisce, in
effetti, una manipolazione molecolare che potrebbe causare disturbi non ancora individuati.

Equilibrio acido basico

La comprensione del concetto di acidità e alcalinità è tuttora una delle più incomplete della
scienza nutrizionale; essa però è fondamentale per sapere come conservare il proprio equilibrio.

Anche Kousmine ne parla come uno dei fondamenti della salute.

I minerali che contribuiscono ad alimentare la riserva alcalina sono il sodio, il calcio, il
potassio ed il ferro.

Per riserva alcalina non si intende un ammasso informe di minerali sparsi in tutto l’organismo, ma
una unità funzionale dinamica di pronto intervento, chiamata anche minerali tampone.

L’eccesso di proteine è altamente stressante per l’organismo perché tende ad acidificare producendo
acido solforico, acido nitrico ed acido cloridrico che devono essere neutralizzati ed eliminati con
grosse quantità di Na e Ca che costituiscono la riserva alcalina.

Dal punto di vista nutrizionale la classificazione degli alimenti in acidificanti o alcalinizzanti
viene fatta in base all’influenza che questi esercitano sul corpo e non in base alla propria acidità
o alcalinità; per esempio, gli alimenti che hanno un gusto “acido” sono considerati alcalinizzanti
perché dopo esser stati metabolizzati rilasciano un residuo alcalinizzante, i residui minerali
servono a neutralizzare gli acidi organici.

Le alghe, le verdure e in parte la frutta contengono una elevata percentuale di minerali tampone
(sodio, potassio, ferro, calcio, magnesio) .

Gli unici alimenti vegetali acidificanti sono i mirtilli, le susine, le prugne secche, i pomodori
verdi con i semi. Anche lo zucchero e gli altri dolcificanti, gli amidi, i cereali, le farine, i
grassi e tutte le proteine animali sono acidificanti dopo esser stati metabolizzati. Le uniche
eccezioni sono l’amido di patate e il kuzu che sono alcalinizzanti.

I cibi tampone rendono l’acido meno acido e l’alcalino meno alcalino; si tratta dei latticini e dei
derivati della soia (panna, yogurt, latte, tofu).

Il sangue è alcalino: quale è la giusta misura?

Dipende dall’organismo, dall’attività fisica: più si è attivi (l’attività crea acidi) più si ha
bisogno di alcalinizzarsi; meno si è attivi più è possibile mangiare cibi acidi.

Quanto si respira profondamente?

La respirazione profonda rende alcalino; in genere è più facile essere iperacidi che alcalini,
perché l’alimentazione giornaliera è fatta di dolci, farinacei, grassi, carne.

Quando si soffre di un eccesso di acidità ci si sveglia con un gusto amaro in bocca, questo è un
segnale: se non si modifica questa condizione con la respirazione o con la dieta gli acidi
preleveranno i minerali dai tessuti del corpo demineralizzando l’organismo.

Specifici programmi nutrizionali sono sensibili a questo problema e ne tengono conto nelle
associazioni dei cibi:

– le diete crudiste (alcalinizzanti) ammettono miele e noci, ma proibiscono caffè e sale (alcalina);

– la macrobiotica che prevede un elevato consumo di cereali integrali (acidi) consiglia l’uso
frequente di alghe e verdure (alcalini) e di condimenti salati;

– un’alimentazione ricca di proteine e di zucchero richiede un’elevata assunzione di calcio
(minerale tampone).

Ogni organismo in buona salute, attraverso gli organi emuntori (reni, polmoni, fegato, pelle,
intestino), riesce adeguatamente a depurarsi a condizioni che tali strutture non vengano
sovraccaricate con eccessive dosi di tossine e soprattutto di cataboliti, ovvero detriti acidi,
provenienti dal metabolismo delle cellule.

Le prime urine del mattino sono la testimonianza del metabolismo di un individuo, quindi è
sicuramente uno strumento di controllo personale del proprio grado di acidità.

Mantenere l’alcalinità diviene una prerogativa irrinunciabile per la vita, per non disperdere
minerali vitali al fine di tamponare l’eccessiva acidità come afferma il Panfili.

Eccedere con le proteine è più facile di quanto si possa pensare; per l’organismo sono sufficienti
30 gr. di proteine giornaliere, se si va oltre inizia un processo di acidificazione che richiederà
un tamponamento tempestivo dato inizialmente dal sodio poi dal calcio.

Qualora i reni non riuscissero a neutralizzare gli acidi, ricorreranno ad una sostanza definita
ammonio che è in grado di alcalinizzare.

In emergenza tutti i sistemi tampone vengono mobilitati e si verifica una intensa produzione di
batteri putrefattivi a livello intestinale – dovuta al lungo stazionamento, nel sistema digestivo,
di alimenti acidi tipo carne, pollame, pesce, ecc., questo favorisce, a lungo andare, l’insorgenza
di malattie ossidative (ossidanti) cronico-degenerative e la produzione di ampie quantità di acido
ossalico, responsabile, come anche l’acido urico, della insorgenza di reumoartropatie.

Forza vitale degli alimenti

La concezione meccanicista del mondo si limita a descrivere il cibo nelle sue componenti chimiche:
proteine, lipidi, minerali, vitamine, glucidi, oligoelementi.

La concezione sistemica fondata sulla scienza e sull’olismo delle nostre esperienze sensoriali si
occupa invece del cibo dal punto di vista delle sue relazioni: contesto, proprietà, effetti, sapore,
aroma, origine, direzione di crescita, colore, consistenza oltre che delle sue proprietà chimiche.

Non si escludono a vicenda, ma è come vedere il mondo da due angolature differenti. L’ambiente
interno ed esterno di un sistema vivente sono collegati al cibo. Il cibo rappresenta l’esterno che
diventa interno e la sua qualità influenzerà le condizioni dell’organismo che è un sistema vivente
complesso perché, a sua volta, formato da altri sistemi (es. apparato digerente, circolatorio,
respiratorio, ecc.).

Anche le piante e gli animali, a loro volta, sono sistemi viventi e quando vengono utilizzati come
cibo conservano ancora alcune caratteristiche sistemiche originali, sono cioè elementi fisici con
l’aggiunta del campo energetico.

Ovviamente il campo energetico non sarà lo stesso quando l’alimento è morto (nel caso degli animali)
o tagliato (nel caso dei vegetali) anzi, per questi ultimi, più passa il tempo tra la separazione
dalla terra e la loro assunzione come alimento e meno resterà del loro campo energetico.

Così come la parte consistente del cibo nutre la parte fisica del nostro corpo, alla stessa maniera
la sottile energia degli alimenti (chiamata “chi “, “prana “, “campo energetico “) nutre il nostro
campo energetico.

Se si accetta questo tipo di ipotesi e la si applica al cibo ci rendiamo conto dell’importanza di
alimentarci il più possibile con cibi “vivi” cioè, nel caso dei vegetali, il più fresco possibile
evitando cibi in scatola o surgelati, possibilmente di stagione, locali, a cultura biologica o,
meglio ancora, alimenti bio-dinamici.

Cibi vivi sono da considerare anche i chicchi dei cereali perché in sé contengono l’informazione
della nuova pianta, infatti in qualsiasi momento dalla pianta possiamo riavere i germogli.

I germogli dei vari semi (crescione, soia, alfa-alfa, ecc.) rappresentano il cibo per eccellenza
perché, all’inizio della loro crescita, le piante sono ricchissime di sostanze che rafforzano la
vitalità delle cellule dell’organismo e permettono la loro costante rigenerazione (vitamine,
oligo-elementi, minerali, aminoacidi, enzimi, ormoni vegetali, ecc.).

E’ importante quindi porre l’attenzione ai cibi da scegliere per una corretta alimentazione che ci
preservi da un punto di vista salutistico ed energetico.

Alterazioni del campo energetico

Le alterazioni del campo energetico degli alimenti sono provocate da: frammentazione, temperatura,
modalità di conservazione, additivi chimici ed irradiazione.

Nell’ecosistema gli esseri viventi sono strutturati in modo che, per poter sopravvivere, hanno
bisogno di trovare nell’ambiente ciò di cui necessitano e l’ambiente circostante glielo fornisce
loro.

Gli uomini sono parte integrante di questo sistema e sono vincolati dalle stesse regole, attraverso
uno scambio di energia con il loro ambiente mantengono l’organismo in una condizione più o meno
stabile.

Se invece di mangiare una verdura nella forma in cui cresce, la si consuma frammentata, con le sue
componenti divise, non si rispetta più l’ordine naturale delle cose.

Mangiare il germe di grano, la farina raffinata e la crusca separatamente, è una cosa completamente
diversa dal mangiarli nella forma integrata ed equilibrata che è il grano intero.

Gli alimenti interi sono i cibi freschi, il più vicino possibile alla loro condizione naturale:
frutta, verdura fresca, cereali integrali, legumi, semi, semi oleaginosi, alghe. Andrebbero mangiati
interi così come i piccoli animali.

Gli alimenti interi non solo forniscono determinate quantità di nutrienti fondamentali
proporzionati, ma i nutrienti stessi sono uniti da quella sottile energia che anima tutti gli esseri
viventi.

Gli alimenti parziali sono tutti quelli che sono stati divisi a livello cellulare: es. riso
brillato, zucchero, farina bianca, ecc..

La frammentazione influenza il cibo sia sul piano energetico che sul piano chimico. I nutrienti
aggiunti non formano un campo energetico vivo, può addirittura succedere che alcune di queste
sostanze aggiunte lo distruggano o lo esauriscano.

Una ricerca ha dimostrato che un gruppo di ratti, nutriti con alimenti di sintesi in curi erano
presenti tutti i nutrienti sembrava vivere in buona salute, però nella seconda e terza generazione
quei ratti non furono più in grado di riprodursi ed alla fine quella generazione si estinse.

Questo discorso è indispensabile soprattutto quando si tratta, ad esempio, dell’alimentazione dei
neonati.

La differenza principale fra il latte materno e quello artificiale è data dal fatto che quello della
mamma è un prodotto dell’organismo e quindi dotato di un campo energetico con una propria
organizzazione mentre, in quello di sintesi, i singoli componenti vengono associati ed il rischio di
alimentarsi in tal modo potrebbe avere gli stessi effetti dell’esperimento dianzi citato.
L’organismo, per superare le carenze energetiche caratteristiche di un simile alimento frammentato e
per svilupparsi normalmente ha bisogno di bruciare una notevole, e forse eccessiva, quantità di
energia.

Tra i vari metodi di conservazione del cibo la surgelazione e l’inscatolamento sono quelli che, in
qualche modo, alterano il campo energetico dell’alimento.

Quando le derrate alimentari vengono surgelate, l’acqua, al loro interno, si trasforma in ghiaccio.
Che cosa accade alle cellule vegetali quando l’acqua al loro interno si congela? Si può ipotizzare,
pensando alla bottiglia piena di acqua dimenticata dentro il freezer, che le cellule scoppino. E’
per questo motivo che le verdure scongelate sono molli e flaccide e pare abbiano subito dei processi
distruttivi a livello cellulare, è possibile che ciò abbia conseguenze sull’organismo umano.

La surgelazione ed il raffreddamento, inoltre, abbassano il livello di energia degli alimenti,
quindi il campo energetico degli alimenti risulta notevolmente alterato. Molto spesso succede di
sentirsi molto assonnati dopo un pasto a base di alimenti surgelati.

Nell’inscatolamento, invece, il prodotto viene riscaldato ad alte temperature per effettuarne la
sterilizzazione e poi ermeticamente sigillato e quando il cibo si raffredda, nel contenitore, si
forma un vuoto con la conseguente assenza di ossigeno che impedisce il deterioramento del cibo e la
prolificazione dei batteri. Questo tipo di conservazione abbassa i valori nutritivi ed inoltre,
mancando l’ossigeno che è portatore di vita, gli alimenti in scatola offrono poca o addirittura
nessuna energia vitale.

Rendersi conto che l’alimentazione condiziona la nostra salute fisica e psichica è di notevole
importanza.

Conoscere le leggi generali di una alimentazione sana è il primo passo verso una autoconsapevolezza:
ogni individuo dovrebbe adeguare il modo di nutrirsi ai suoi bisogni personali tenendo conto di
molteplici fattori già esplicitati ma, principalmente, del proprio genere di vita e delle proprie
capacità di disintossicazione. Molto spesso si ha la tendenza a preoccuparsi dell’alimentazione
trasformandola in un problema, invece di vedere in essa una occasione per divertirsi, per
sperimentare altri metodi fuori dall’abitudine.

Il fondamento stesso della salute consiste nel variare, nell’essere disponibili al cambiamento e non
nell’irrigidirsi in abitudini stereotipate o rinchiudersi in settarismi alimentari.

Condividi:

Lascia un Commento: