TECNICHE DIAGNOSTICHE 3

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TECNICHE DIAGNOSTICHE 3

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

MEDICINA BIOELETTRONICA

MORA, VEGA, RYODORAKU, AGOPUNTURA SECONDO VOLL
MAGNETOTERAPIA – CROMOPUNTURA

Le nuove frontiere scientifiche della medicina bioelettronica
Ing. Sergio Serrano

Sono vicedirettore di un centro di ricerca di medicina naturale all’interno dell’Università di
Milano, che è anche sede dell’OMS, cioè l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, il cui obiettivo è
rendere scientifica la medicina naturale. Parlo in veste di biofisico, perché l’approccio dev’essere
innanzitutto scientifico.

Il problema della medicina naturale è che fino a poco tempo fa non possedeva una diagnostica
propria, mentre la medicina accademica possiede tutti gli strumenti, dai raggi x agli esami del
sangue, per cui era molto difficile dare criteri di valutazione sull’efficacia delle terapie
naturali. Oggi esiste l’approccio kinesiologico, di sicuro valido non solo come terapia ma anche
come diagnostica, ma soprattutto esiste la necessità di raccogliere i dati mettendoli in una forma
comprensibile a tutti.

La medicina naturale si basa principalmente su concetti di tipo fisico, mentre quella accademica ha
un modo di esprimersi chimico e biochimico. L’avvio alla medicina naturale viene da molto lontano,
dalla medicina orientale e in particolare da quella cinese, che è di tipo energetico e sistemico.
Significa che il nostro organismo è stato scomposto in dodici sottosistemi ognuno dei quali si
chiama meridiano, ad esempio il meridiano del fegato non interessa solo il fegato ma è una linea che
attraversa varie zone del corpo, tessuti, eccetera. La medicina sistemica va a vedere come questi
dodici pezzi funzionano. I Cinesi hanno introdotto i concetti di energia yin e yang, energia più
bassa o più alta; la descrizione dei meridiani avviene solo in base alla quantità di energia che
posseggono.

A questo punto era necessario trovare un sistema per misurare con semplicità e scientificità
l’energia dei meridiani. In Giappone, Nagatami, un medico che ha iniziato i suoi studi attorno al
1950, non credendo al discorso dell’agopuntura cinese, prese un impedenziometro cutaneo e provò a
misurare tutti i punti della pelle; fece delle mappe in cui ottenne delle linee che ricalcavano i
meridiani! Queste dodici linee comparse sulla mappa erano scientifiche, perché Nagatami le aveva
studiate nell’ambito della fisica, e ha dato poi delle prescrizioni su come fare questa misurazione.

Oltre a questa tecnica, chiamata Riodoraku, ne esistono altre più complesse; è stata scelta perché è
accessibile anche al medico che non conosce l’agopuntura, per cui è come un raccordo tra la nostra
medicina e quella cinese. Quando gli organismi funzionano bene, hanno dei parametri elettrici
compresi in un certo range. Quindi noi possiamo descrivere una cellula in modo compiuto sia con
parametri chimici che elettrici. Col sistema Riodoraku siamo in grado di valutare lo stato di
energia dei sistemi; i risultati sono stati codificati attentamente.

Questo tipo di diagnosi esalta l’approccio della medicina naturale come medicina su misura
dell’individuo in esame, perché quando scopriamo che un meridiano è alterato energeticamente,
vediamo che presenta una sintomatologia particolare. Si fa una sintesi tra ciò che abbiamo misurato
e quello che il paziente ha.

Adesso la medicina naturale può comunicare scientificamente i suoi dati: a questo proposito, la
nostra Università, come centro OSM, ha attivato un comitato di coordinamento di diagnostica
bioelettronica, per rendere compatibili i linguaggi di tutte queste diagnostiche a livello mondiale.
Con un esame di questo tipo si vede un’alterazione della funzionalità di un sistema, che a lungo
andare può causare il danno di un organo… quello che la medicina accademica rileva!

Se ad esempio un organo è stato tolto, l’esame Riodoraku può rilevare una buona funzionalità del
meridiano di quell’organo: sembra assurdo, ma vuol dire che dal punto di vista funzionale
energetico, il sistema interessato da quell’organo si è adattato a funzionare nonostante la
mancanza. Oppure uno può avere l’energia alterata in un meridiano, ma nessun sintomo fisico: vuol
dire che lo squilibrio non ha ancora causato un danno organico.

Combattiamo anche il concetto di “medicina alternativa”, se qualcosa è utile, è medicina, dallo
sciamano al medico. Facciamo anche corsi per medici affichè siano i primi ad essere informati,
insegnando per ora soltanto le parti di medicina naturale che hanno avuto una spiegazione
scientifca. Stiamo studiando per rendere scientifici anche gli altri fenomeni.

Per tornare al discorso della diagnostica, è in corso un ulteriore studio; con le tecniche Riodoraku
si valuta la quantità di energia che esiste nei punti di agopuntura.

Il dottor Montecucco con il Brain Olotester ha dimostrato che è possibile valutare non solo la
quantità di energia, ma anche la qualità. Il cervello ha una funzionalità elettrica, tante onde e
diverse frequenze, e l’energia del cervello viene divisa fra i vari range. Quando misuriamo
l’energia nei punti di agopuntura periferici, vediamo che è simile all’energia nel cervello; lo
studio di come questa energia, partendo dal cervello, si diffonde nei punti periferici, valuta
proprio come ciascun meridiano elabora l’energia di partenza. Se la trasforma bene, vuol dire che il
meridiano funziona bene energeticamente, se invece l’energia arriva alla periferia con delle
distorsioni, cioè con mancanza di coerenza, significa che ci sono alterazioni energetiche di vario
tipo. Lo studio della qualità dell’energia consente di spiegare ciò che i Cinesi chiamano “energia
perversa”, un’energia che è stata degenerata e resa disordinata.

Negli ultimi cinque anni, io e un collega, Daniele Franzoso siamo riusciti a collegare i parametri
energetici a quelli biologici, attraverso un particolare esame del sangue; si pone il sangue di un
polpastrello su un vetrino, si lascia seccare e poi, ripreso da una telecamera, si inserisce in un
computer, per studiare come si altera a seconda della quantità di radicali liberi, e quindi in
funzione dell’invecchiamento biologico. E’ possibile vedere quanto sangue si altera e come, e quindi
qual’è il livello di ossidazione dell’organismo.

E’ interessante comparare il Riodoraku coi livelli di ossidazione; si vede che ad esempio, quando ci
sono livelli di iperergia, si ha una bassa ossidazione, e viceversa. Anche in questo campo abbiamo
stabilito dei livelli ottimali di ossidazione, ognuno dovrebbe avere dei livelli di invecchiamento
proporzionali slla propria età, cioè l’età biologica dovrebbe corrispondere a quella anagrafica. Con
questo sistema, dalla valutazione energetica possiamo passare ai parametri biologici. quello che si
vuol fare qui al Villaggio Globale di Bagni di Lucca, come in ogni altro centro di medicina naturale
e olistica, è in perfetta sintonia con la proposta dell’OMS, cioè lo sviluppo scientifico delle
medicine tradizionali, perché il 75% della popolazione mondiale fa uso di medicine naturali,
senz’altro le più economiche e le più diffuse, ma non ancora scientifiche.

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La Biocompatibilità elettromagnetica
Prof. Sergio Serrano
Dottore in Ingegneria e Fisica
Centro ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie -Medicina Naturale
Università degli Studi di Milano

Le complesse reazioni biochimiche che avvengono all’interno dell’Organismo producono campi
elettromagnetici endogeni che occorre considerare nei trattamenti con campi elettromagnetici quali
la laserterapia e la magnetoterapia.

Queste considerazioni, unitamente al fatto che l’ Organismo possa essere considerato un “struttura
dissipativa” (Prigogine) e quindi biorisonante, pongono in risalto la necessità di fornire energia
biocompatibile.

Raggi laser con particolari lunghezze d’onda (a emissione continua o opportunamente impulsata) o
campi magnetici con determinate caratteristiche geometriche (forma d’onda) possono essere in grado
di sortire effetti biologici-terapeutici significativi anche a dosaggi molto bassi. Verranno
illustrate due realizzazioni tecniche.

Lo studio della biocompatibilità energetica si inserisce nella linea di ricerca propria della
Medicina Naturale che vuole esaltare le capacità intrinseche di reattività biologica che ogni
Organismo possiede: lo stato di malattia viene considerato come uno stato di equilibrio degradato
che deve essere riportato, per quanto possibile, ai valori di normalità energetica (omeostasi
energetica) cui corrispondono i valori di normalità biochimica (omeostasi biochimica).

MED. La Biocompatibilità elettromagnetica in terapia
Prof. Sergio Serrano

L’uomo è immerso in una situazione elettromagnetica naturale caratterizzata da diverse componenti
mutuamente interagenti: l’elettricità atmosferica (ionizzazione), il campo magnetico terrestre, la
radioattività, le radiazioni elettromagnetiche provenienti dal Sole e dagli spazi esterni.

Questo ambiente elettromagnetico ha indubbiamente contribuito, assieme a tutti gli altri fattori
ambientali, a determinare i parametri funzionali dell’uomo nella sua attuale struttura: non deve,
quindi, meravigliare che grandezze di natura elettromagnetica influenzino lo stato di salute
dell’uomo stesso e che possano, opportunamente riprodotte artificialmente, venire utilizzate a scopi
terapeutici.

Prenderemo in considerazione due particolari sorgenti di energia elettromagnetica artificiale (un
laser in banda ottica e un generatore di campo magnetico a bassa frequenza) in grado di produrre, a
basso dosaggio, effetti biologici-terapeutici significativi grazie alla biocompatibilità
elettromagnetica dell’energia da essi prodotta.

Ogni organismo biologico possiede delle capacità intrinseche di risonanza elettromagnetica essendo
una “struttura dissipativa” (Prigogine): si può ritenere biocompatibile l’energia elettromagnetica
esterna che sia in grado di risuonare con l’energia elettromagnetica propria dell’organismo
biologico stesso.

Magnetoterapia a bassa frequenza

L’utilizzazione di campi magnetici per fini terapeutici ha dato origine alla magneto- terapia. Il
primo passo, in questa direzione, è stato mosso dalla Magnetobiologia che dimostrò negli anni ’60
gli stretti legami tra campo magnetico terrestre e orientamento degli uccelli migratori. Agli studi
sugli uccelli si affiancarono lavori su altri gruppi zoologici e si misero in evidenza correlazioni
fra magnetismo e mondo animale a diversi livelli dell’albero filogenetico.

Attualmente è assodato che esiste una magnetosensibilità in Planarie (Platelmiti), Poliplacofori
(Molluschi), Coleotteri e Imenotteri (Insetti), Elasmobranchi (Pesci), Anfibi Urodeli, Uccelli
Migratori e Piccioni Viaggiatori (Uccelli), Roditori e Delfini (Mammiferi).Ultimamente anche l’uomo
è stato inserito in questa lista.

Esistono stretti legami tra il campo elettrico e quello magnetico e i due campi sono sempre presenti
simultaneamente in un’onda elettromagnetica:

varia unicamente il rapporto di reciproca preminenza.

Sono stati evidenziati numerosi effetti in seno alla materia vivente e numerose interazioni fra i
campi stessi e i tessuti biologici.

Tali interazioni producono, nel caso dei campi magnetici a bassa frequenza, effetti biologici
significativi:

1) EFFETTI CELLULARI: a) stimolazione delle mitosi

b) accelerazione sintesi DNA

c) aumento sintesi proteica

2) EFFETTI UMORALI: a) aumento dei leucociti

b) stimolazione immunitaria

3) EFFETTI SUL SNC: a) sensibilità di alcune aree (ipotalamo)

b) alterazioni ECG

Si riscontra inoltre:

Stimolazione del metabolismo cellulare dei fibroblasti
Azione anti-infiammatoria nella flogosi acuta e cronica
miglioramento dell’articolarità nell’artrite sperimentale
I campi magnetici artificiali: considerazioni biofisiche

I campi magnetici per applicazioni biomediche possono essere prodotti con diverse metodologie e
posseggono, di conseguenza, caratteristiche assai differenti fra loro.

Non vi è nessuna ragione di ritenere che gli effetti biologici prodotti dai campi magnetici debbano
essere provocati da fenomeni fisici diversi da quelli conosciuti.

Questi fenomeni fisici, inoltre, sono la diretta conseguenza delle caratteristiche del campo che li
ha prodotti.

Esiste, quindi, una corrispondenza biunivoca fra le caratteristiche fisiche del campo e gli effetti
biologici prodotti: una corretta caratterizzazione del campo è quindi di fondamentale importanza.

Conoscendo il tipo di campo utilizzato è possibile fare considerazioni di dosimetria che altrimenti
risulterebbero estremamente imprecise.

Questa descrizione consente di valutare l’influenza della componente omogenea e di quella
disomogenea del campo poiché differente è il loro meccanismo di azione.

La componente disomogenea esercita una funzione di accelerazione sulle particelle che sono più para-
o più dia- magnetiche delle particelle circostanti, mentre un campo omogeneo non esercita tale
forza.

Per caratterizzare il campo magnetico sotto l’aspetto del biomagnetismo occorre definire alcune
grandezze.

La forza P esercitata su una particella para- o dia- magnetica è proporzionale al suo volume V,
all’intensità di magnetizzazione I e al gradiente del campo dH/dx:

P a V.I.dH/dx (1)

Poiché I/H=k, ove k è la suscettibilità del materiale, la (1) si può scrivere:

Pa k.V.H.dH/dx (2).

Come si può osservare dalla (2), né solamente il gradiente né la variazione relativa dell’intensità
del campo sul campione biologico da trattare (corpo umano nella sua globalità o organi particolari
di esso) sono grandezze sufficienti, singolarmente, per descrivere la forza P, ovvero la differenza
di efficacia biomagnetica fra un campo omogeneo e uno disomogeneo.

Si definisce, poi, intensità paramagnetica il prodotto dell’intensità e del gradiente di un campo
magnetico : H.dH/dx.

Concludendo, i campi biomagnetici, devono essere caratterizzati fornendo sempre, fra gli altri, due
dati:

intensità del campo: come misura di efficacia relativamente ai fenomeni
dovuti alla componente continua del campo;

intensità paramagnetica:come misura di efficacia relativa alla componente diso-mogenea del campo
(caratterizzata dall’andamento del campo e dalla forma d’onda)
In analogia con il roentgen (dose unitaria di raggi x), è stata creata una “dose magnetica omogenea”
(oersted/ora) t.H relativa alla componente continua del campo magnetico e una “dose magnetica
disomogenea” t.HdH/dx (con t si indica la durata dell’applicazione) relativa alla componente
disomogenea del campo magnetico.

Per riassumere, i parametri che sono da definire e calcolare quando si vogliono utilizzare campi
magnetici in terapia sono i seguenti:

FORZA ESERCITATA SU PARTICELLA PARA-DIAMAGNETICA

P a k .V. H . dH/dx

INTENSITÀ PARAMAGNETICA DEL CAMPO

H . dH/dx

DOSE MAGNETICA (oested/ora)

a) per campi omogenei: t . H

b) per disomogenei: t . H . dH/dx

dove t è la durata dell’applicazione

L’apparecchio utilizzato nella sperimentazione clinica di seguito riportata (effettuata presso
Istituto Tumori di Milano) ha le seguenti caratteristiche:

alimentatore con selezione di sei possibili correnti di alimentazione delle bobine emettitrici
6 bobine emettitrici a nucleo d’aria (Æ 40mm, L=9,5nH) posizionate su un cilindro di metacrilato (Æ
int. 400mm, profondità 100mm)
intensità del campo di ogni bobina: 30Gaus
intensità media del campo al centro del cilindro: 7 Gaus
forma d’onda del campo: oscillazione fondamentale 50 Hz, armoniche da 5 a 200Hz

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Riparazione dei danni da radioterapia (osteoradionecrosi) tramite campi magnetici a bassa frequenza
A. Laffranchi, GM. Danesini, P. Potepan, L. Suman, P. Salvatori, A. Cerrotta, S. Serrano, I.
Spagnoli

Nel nostro Istituto, dall’introduzione della Magnetoterapia per il trattamento delle
osteoradionecrosi della mandibola conseguente a radioterapia, avvenuto nel 1992, abbiano concluso il
trattamento di 8 pazienti, mentre 7 pazienti sono tuttora in terapia.

Questo lavoro considera solo i nostri pazienti giudicati guariti.

Si tratta di 5 maschi e 3 femmine.

La terapia è stata applicata in maniera consecutiva e in 7 casi si é ottenuta la guarigione clinica,
mentre in un caso si è verificata una complicanza flogistica a distanza, prontamente interrotta
dalla ripresa della terapia.

Di questi pazienti, 5 erano stati trattati con cicli di ossigeno-terapia in camera iperbarica che si
era dimostrata utile per ridurre il dolore locale, ma inefficace per la ricostruzione scheletrica e
dei piani mucosi.

I pazienti sono stati trattati per periodi compresi tra 4 e 8 mesi con trattamenti eseguiti a
domicilio con la seguente modalità: 5 giorni consecutivi alla settimana con 2 sedute di 30 minuti al
giorno (una al mattino, l’altra alla sera).

La frequenza dell’apparecchiatura utilizzata è stata di 50 Hz, il flusso di campo era compreso fra
10 e 20 Gauss e la forma d’onda di tipo sinusoidale.

Ciò che emerge dai nostri risultati é quanto segue:

Abbiamo notato una rapida (pochi giorni) riduzione della sintomatologia dolorosa quando presente.
Rapida chiusura delle fistole osteocutanee (20-30gg circa) in tre casi, in un caso la fistola è
rimasta aperta fino all’intervento chirurgico.
I primi segni radiografici di ristrutturazione ossea sono stati evidenziati radiologicamente dopo
50/60 gg. dall’inizio del trattamento.
La guarigione radiologica è avvenuta in media in 90 gg. circa, se la lesione occupava un’area di
dimensioni inferiori ai 5 cm. quadrati e questo si è verificato in 5 casi su 5; nei restanti 3 casi,
in cui la necrosi era bilaterale ed estesa a quasi tutta la mandibola, il tempo necessario è stato
più lungo, fino a 8 mesi.
La risposta sulla mucosa orale, nelle zone in cui era assente e vi era osso esposto, è stata lenta,
ma sempre presente.
Solo in un caso, a distanza di 7 mesi dal termine del trattamento, si è verificata una recidiva
infiammatoria locale, ben controllata comunque dalla terapia antibiotica e dalla ripresa della
magnetoterapia.
Nei restanti 7 casi non si sono avuti segni di ripresa di lesioni infiammatorie né di malattia
neoplastica. Il follow-up più lungo è stato di 5 anni.

In tutti i pazienti non si sono avute complicanze, ma solo effetti collaterali modesti e sempre
transitori, quali: nausea, a volte senso di vertigine di breve durata (pochi secondi), insonnia e,
in un caso, una fastidiosa sensazione di intenso calore ai piedi.

Conclusioni

L’importanza dei risultati ottenuti, l’assenza di complicanze gravi e la risposta terapeutica in
pazienti precedentemente già trattati, senza risultato significativo, con ossigenoterapia in camera
iperbarica pone questa terapia medica come la principale per il trattamento incruento delle
osteoradionecrosi.

Dalla nostra ulteriore esperienza possiamo concludere che tra le possibilità applicative, oltre ai
casi di osteoradionecrosi e di lesioni solo mucose, vi siano anche quelle di riportare nei criteri
di trattamento chirurgico pazienti guariti dal tumore, ma devastati dalle complicanze terapeutiche e
giudicati O.I.L. (oltre i limiti) per utili possibilità demolitive e ricostruttive.

La fattiva collaborazione col Prof. Sergio Serrano dell’Università di Milano, ci ha inoltre
consentito di realizzare un’apparecchiatura di magnetoterapia dedicata ai nostri scopi e che
presenta caratteristiche tecniche innovative. La principale è data dal nuovo concetto di considerare
più importante la forma dell’onda generata dall’apparecchio, rispetto all’entità di flusso del Campo
Magnetico. Questa apparecchiatura è ora in uso sperimentale presso la divisione OCF del nostro
Istituto di Ricerca.

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