Quando Yogandanji si recò astralmente presso una discepola morente

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Quando Yogandanji si recò astralmente presso una discepola morente

Tratto da:

“L’terna ricerca dell’uomo”

– di Yoganandaji

– Non si deve temere la morte –

Noi temiamo la morte a causa della sofferenza e del pensiero d’essere
cancellati dal piano dell’esistenza. Questa è un’idea errata. Gesù si mostrò
ai suoi discepoli in una forma fisica dopo la sua morte. Lahiri
Mahasaya ritornò nella carne il giorno dopo che fu entrato nel mahasamadhi.
(L’ultima meditazione, durante la quale un Maestro si spoglia consciamente
del suo corpo fisico e si immerge nello Spirito, è chiamata maha (ossia
grande) samadhi).

Essi fornirono la prova di non essere stati annullati. Solo perché
gli esempi di coloro che si sono resi padroni delle leggi cosmiche sono
pochi, non si è giustificati ad affermare che le loro testimonianze non
sono valide. Non dovete ignorare le divine dimostrazioni di Gesù e del
mio param paramguru (il Guru del Guru del proprio Guru), Babaji;
né posso scartare l’evidenza di ciò che io
stesso ho veduto, il mio Guru, Sri Yukteswarji, risorto (vedi Autobiografia
di uno Yoghi, capitolo 43 “La risurrezione di Sri Yukteswar”), o di ciò che
ho sperimentato in me stesso. “Quest’anima in essenza, riflesso dello
Spirito, non subisce mai le agonie della morte né i traumi della nascita;
né, avendo una volta conosciuto l’esistenza, sarà mai non esistente. Quest’anima
non è nata mai; è eternamente vivente, non toccata dalla magia del
mutamento di maya. L’anima è sempre costante attraverso tutti i cicli di
disintegrazione dei corpi”. Bhagavad Gita, secondo, 20.

Molte volte, quando qualche discepolo che viveva lontano era malato
o morente, attirava a sé il mio corpo astrale attraverso la sua devozione.

Un tale evento ebbe luogo qui. Seva Devi era una discepola assai devota.
Si ammalò molto gravemente , ma non se ne lamentò mai con nessuno.

Sapeva che era venuto per lei il tempo di lasciare questa terra. Un giorno
quando la visitai a Los Angeles, ella mi disse: “Per favore, non mi
trattenga qui”. (Per intercessione di Dio, i grandi Maestri possono
prolungare la permanenza di un discepolo sulla terra).

Un po’ di tempo dopo, stavo passando un periodo
nell’Eremitaggio della Self Realization Fellowship a Encinitas.

Mi avevano regalato una radio, e mi svegliavo presto la mattina per
ascoltare delle trasmissioni dall’India. Una mattina sentii intuitivamente le sottili
vibrazioni astrali di Seva Devi; ella attirò a sé il mio corpo astrale
attraverso la sua devozione. Il mio corpo fisico era come morto. Più tardi
mi fu riferito che Seva Devi aveva esclamato, proprio prima di morire:
“Swamiji è qui!”. Era cosciente d’essere accompagnata da me consapevolmente
nell’altro mondo.

Nota. E’ questa una delle promesse del sacro rapporto fra Guru e discepolo,
al momento della morte del discepolo, il Guru è presente per introdurlo
nella sua nuova vita nel mondo astrale. Fine nota.

Qualche tempo dopo vidi la sua rilucente
forma astrale; stava seduta ad una delle mie lezioni, ed era così reale
come era apparsa in vita. Se qualcuno mi avesse toccato in quel momento
l’avrebbe potuta vedere. Ma chi si trova in quello stato di consapevolezza
astrale, di solito non permette ad alcuno di toccarlo.

Siamo passati tante volte per morti e rinascite; perché dunque averne
paura? La morte viene per liberarci. Non dovete desiderare la morte, ma
essere confortati dalla realizzazione ch’essa è la nostra liberazione da
tante afflizioni; è una pensione che ci spetta dopo il duro lavoro della
vita. Vi sto presentando la morte in una maniera molto attraente!

Le persone temono la morte anche perché hanno dimorato in questa
gabbia di carne tanto a lungo, che sono timorose di allontanarsi dalla sua
sicurezza. Ma è sciocco aver paura. Pensate soltanto: non più gomme
rattoppate del veicolo corporeo, non più vivere a rammendi. Poiché è
volontà del Signore che ci dobbiamo tenere questo vecchio modello
finché non sopravvenga la morte, dobbiamo mantenerlo e averne cura.

Ma io vorrei che il Signore desse a tutti la facoltà di andare in samadhi e
cambiare il proprio veicolo fisico con la stessa facilità del rishi Narada.
Egli stava cantando a Dio nella divina comunione estatica e, quando
ritornò alla sua coscienza normale, vide di essersi disfatto del suo vecchio
corpo e d’essersi “reincarnato” in una fresca nuova forma giovanile.

Questa è la forma più alta di trasmigrazione.

Nota. La trasmigrazione, o passaggio dell’anima nella morte, da una forma
alla reincarnazione in un’altra, segue la naturale evoluzione della vita in
senso ascendente,senza regressioni a forme di vita inferiori. Le Scritture indù insegnano che
l’anima si evolve dal regno minerale,
attraverso quello vegetale e quello animale, fino a raggiungere
l’incarnazione in una forma
umana. Dopo di ciò, passando per ripetuti cicli di nascite e morti umane
con i loro intermittenti insegnamenti, l’anima trova alla fine la sua
espressione perfetta nel superuomo, cioè nell’uomo dalla realizzazione
di Dio. Fine nota.

Si narra in India la storia di un giovane che stava per morire e che,
udendo intorno a sé i singhiozzi di dolore dei presenti, esclamò:

Non insultatemi con le vostre grida di compassione
mentre m’innalzo
verso il paese di luce e amore eterni.
Sono io che dovrei avere
compassione di voi.
Per me, non più malattie,
fratture d’ossa,
né tristezze né atroci dolori del cuore.

Io sono gioia, navigo nella gioia,
respiro eternamente nella gioia.

Voi non sapete cosa vi aspetta in questo mondo; dovete continuare a
vivere e a preoccuparvi. Coloro che muoiono ci commiserano e ci benedicono.

Perché dovreste affliggervi per loro? Io dissi questo a una donna
che aveva perduto il figlio. Quando ebbi finito la mia spiegazione, ella
immediatamente si asciugò le lacrime e disse: “Mai prima d’ora ho sentito
una tale pace. Sono contenta di sapere che mio figlio è libero. Pensavo
che gli fosse successo qualcosa di tremendo”.

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