Le radici della questione morale nella prospettiva olistica

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Le radici della questione morale nella prospettiva olistica

di Bruno Fuoco

L’approccio olistico alla vita riconosce che un Codice Morale è iscritto nel tessuto stesso della
natura e del cosmo: qualsiasi cosa facciamo influisce in qualche modo su ciò che ci circonda, sulla
Rete della vita…

L’approccio olistico alla vita riconosce che un Codice Morale è iscritto nel tessuto stesso della
natura e del cosmo: qualsiasi cosa facciamo influisce in qualche modo su ciò che ci circonda, sulla
Rete della vita.
Questa importante affermazione, coerente con la visione della realtà offerta dalla fisica
quantistica, appartiene, da sempre, alle filosofie spirituali le quali hanno anche sostenuto che gli
eventi della nostra vita non nascono dal nulla o dal caso in quanto sono correlati al nostro mondo
interiore. Quest’ultima tematica è oggi ripresa da un’ampia letteratura concernente il pensiero
positivo (pensiamo alle numerose pubblicazioni e ricerche in tema di intenzione, legge di
causa-effetto, legge di attrazione… ).

La ricerca scientifica da molti anni ha illuminato la bellezza e la complessità della Rete della
Vita della quale noi facciamo parte. L’universo, osserva il prof. Laszlo, “non è fatto di cose e di
eventi separati, di spettatori esterni e di uno spettacolo impersonale… Si tratta di un intero, di
un tutt’uno. A differenza del mondo despiritualizzato della fisica classica, il cosmo non è
frammentato in cose materiali e nei domini disgiunti della vita e della mente … La recente scoperta
dell’unità dell’universo è frutto di ricerche approfondite, basate su osservazioni e messe alla
prova tramite esperimenti. Essa fornisce una visione del tutto diversa del mondo rispetto
all’immagine meccanicistica, materialistica e frammentata insegnataci a scuola. Un cosmo connesso,
coerente e unito” (1). Questo autorevole studioso aggiunge che “si tratta di una riscoperta felice
anche per la nostra vita e il nostro benessere, che convalida qualcosa che abbiamo sempre sospettato
ma che in tempi moderni non potevamo esprimere … Questo ‘qualcosa’ è un senso di appartenenza, di
unità. Siamo parte gli uni degli altri e della natura; non siamo estranei nell’universo. Siamo parte
coerente di un mondo coerente; né più né meno di una particella, una stella o una galassia. Soltanto
che noi siamo una parte cosciente del mondo, esseri attraverso cui il cosmo può conoscere se stesso.
Questa comprensione costituisce una solida base per il recupero di un significato più profondo della
vita, e per un nuovo, più affidabile orientamento in questo passaggio cruciale della storia”.

Come precisa il prof. L. Schäfer, “se l’universo è una rete di connessioni istantanee e non
separabili, è assai probabile che noi facciamo parte di questa rete. Se nell’universo agisce un
elemento di Coscienza, è assai probabile che comunichi con la nostra Coscienza. Poiché non viviamo
in una macchina gigante, dobbiamo considerarci degli attori in una realtà che non è la realtà
abituale che conosciamo, ma piuttosto una realtà interconnessa, tanto metafisica quanto fisica, e
con qualità spirituali” (2).
Nella Rete della Vita ha, dunque, il suo peso non solo ciò che l’uomo fa, ma anche ciò che l’uomo
pensa e desidera. Infatti, se la mente dell’osservatore, con la sola intenzione di osservare, incide
sulla realtà dei fenomeni osservati, come è noto ormai a tutti, ciò vuol dire che il nostro
pensiero, le nostre intenzioni hanno una influenza sulla materia, compresa la nostra materia (3).
Nella Rete della Vita la nostra carta d’identità non è costituita dalla capacità di scrivere o di
parlare, ovvero dalle mere abilità intellettuali sulla base delle quali costruiamo il nostro ruolo
sociale, ma dalle energie interiori che sprigioniamo con il nostro modo di essere e di vivere. Nella
Rete della Vita non possono attecchire ambiguità di sorta.

Il mondo interiore dell’uomo, fatto di pensieri, sentimenti e intenzioni, emana energie che entrano
in circolo e agiscono sulla Rete della Vita in modo costruttivo o distruttivo, a seconda delle
informazioni veicolate.
Come la materia è la condensazione di energie ed informazioni, così gli eventi materiali della
nostra vita sono la condensazione dei nostri mondi interiori: “il fatto che l’esistenza possa essere
l’espressione dell’informazione, di un’idea, di una funzione d’onda probabilistica non è una
fantasia … si tratta di scienza convenzionale che proviene da Università come Princeton e il MIT …
il mondo è più un pensiero che una cosa … l’umanità ha avuto bisogno di millenni prima che Einstein
scoprisse che, per quanto bizzarro possa sembrare, la base della materia è l’energia cioè che la
materia, in effetti, è energia condensata“ (4).

Per questa ragione, se l’assetto sociale e giuridico della nostra vita collettiva è in profonda
crisi, la causa va rinvenuta nel fatto che sono carenti, nelle nostre realtà interiori, informazioni
– energie costruttive, cioè Ideali elevati e disinteressati. Infatti, i discorsi programmatici, le
leggi giuridiche, le Convenzioni, le Costituzioni e le affermazioni di principio, benché abbondino,
sortiscono, in questa epoca, una efficacia marginale.
Se vogliamo cambiare gli assetti della nostra vita collettiva, dobbiamo immettere in circolo energie
formatrici di nuovi modelli di vita. Queste energie e informazioni possono essere attinte da Ideali
elevati, se sinceramente nutriti. Appare munito di un fondamento scientifico, quindi, il monito
tradizionale degli spiritualisti: Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!

Se aderiamo a questa prospettiva interpretativa dei “processi di realizzazione” (informazioni –
energie –materia/ Ideali – mondo interiore – comportamenti), che a noi appare pacifica, lo spettro
della responsabilità morale, conseguentemente, si amplia: esso abbraccia non solo le azioni, ma
anche l’impiego delle nostre energie interiori (5). Anche il concetto di ambiente si amplia:
l’ambiente del quale dobbiamo avere cura nella Rete della Vita, non è solo quello esteriore, ma
anche quello interiore in quanto anche questo è un ambiente condiviso (6).
La consapevolezza di essere parte della Rete della Vita può aiutarci a ritrovare, anche perché
sappiamo di non poter sfuggire alle nostre reali responsabilità, sulla scena della Vita sociale
un’integrità interiore – esteriore che sembra perduta o irraggiungibile in questa fase di
transizione.
I concetti di Morale e di legge Morale, in questa rinnovata prospettiva, acquistano un autentico
significato e abbandonano decisamente non solo il terreno religioso – dogmatico ma anche quello
accademico-autoreferenziale, nell’ambito dei quali la cultura scolastica appare, purtroppo, tuttora
compressa. Su questo aspetto torneremo in seguito.

La Morale, in questo rinnovato approccio, non è un’ astrazione concettuale o la trasposizione più o
meno palese di dottrine religiose. La Morale è una legge vera e propria, è una legge naturale avente
un fondamento oggettivo, è una legge che determina relazioni tra mondo interiore e mondo esteriore.
Le leggi della natura, come è noto, riflettono “i modi in cui funziona il mondo, i quali, più che
imposti vengono scoperti e sono in massima parte inviolabili” (7).
Quanto affermato dalla filosofia spirituale circa la natura “reale” delle leggi morali, pensiamo
alla legge di causa-effetto riconosciuta da quasi tutti gli orientamenti spirituali (8), viene a
radicarsi nelle nuove prospettive interpretative della realtà (9).

Il fondamento oggettivo della Morale è stato brillantemente illustrato dal prof. E. Laszlo nei
seguenti termini: “possiamo discernere tra bene e male, giusto e sbagliato. Questo perché nel modo
in cui le cose sono, alberga effettivamente, un’indicazione di come dovrebbero essere. Le cose non
sono passive, inerti, ma si evolvono e co-evolvono con le altre … possiamo dire se un’azione merita
di essere considerata bene o male in relazione al fattore che dà energia al processo evolutivo: più
esattamente, in relazione al fattore che, se manca, lo indebolisce. Questo fattore è la coerenza.
Come una particella è coesa a un’altra, un atomo a un altro atomo in una molecola, e una molecola,
cellula, organismo… con altre molecole … così in una biosfera planetaria la coerenza permette
l’evoluzione di forme più elevate per struttura e complessità accompagnate da forme più elevate di
mente e coscienza. La coerenza dà forza all’evoluzione anche nel mondo umano. La coerenza in noi
significa salute: il funzionamento ottimale del corpo… quando un organo non è coerente con il
resto funziona male … a sua volta la coerenza intorno a noi equivale al funzionamento integrale dei
gruppi e delle organizzazioni di cui facciamo parte: famiglia, comunità, nazione… La coerenza in
noi e intorno a noi sono collegate e si rafforzano a vicenda … Tutto quello che facciamo promuove o
ostacola la coerenza e quindi l’evoluzione e lo sviluppo dell’ambiente … comportamenti
caratterizzati da equità, mutuo rispetto e solidarietà meritano di essere valorizzati e premiati” a
differenza dei comportamenti antisociali e antiecologici che meritano di essere sanzionati (10). La
capacità di intendere l’azione che “promuove coerenza dentro di noi e intorno a noi, dona alla vita
una dimensione morale”.

Il bene è costituito, dunque, afferma Laszlo, da intenzioni e azioni costruttive (mondo interiore ed
esteriore) in rapporto al processo evolutivo che è un processo cooperativo e fraterno (11).
La tematica delle leggi morali o della legge naturale sta, dunque, abbandonando, come già rilevato,
il terreno religioso. La stessa Chiesa cattolica nel documento denominato “Alla ricerca di un’etica
universale: nuovo sguardo sulla legge naturale”, redatto dalla Commissione teologica internazionale,
ammette che la legge naturale è “fondata sulla ragione comune a tutti gli esseri umani, è la base di
collaborazione fra tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose”. Si
è pure precisato che “il ruolo della religione”non è tanto quello di fornire tali norme, come se
esse non potessero esser conosciute dai non credenti (12). Dunque, anche secondo la religione
cattolica, la conoscenza delle leggi morali non richiede, contrariamente a quanti molti ritengono,
l’intermediazione delle strutture religiose o della stessa religione.

La tematica delle leggi morali dovrebbe abbandonare, però, non solo il fuorviante terreno
religioso-dogmatico e ciò sta accadendo, ma anche quello accademico- autoreferenziale. Ad esempio,
se sfogliamo i libri anche più recenti che trattano aspetti morali constatiamo che essi impiegano
espressioni criptiche. Il ricorso a questo linguaggio tecnico, sganciato dall’esperienza
verificabile della vita, fa sì che queste riflessioni restino sterili anche se dense di significato
per i soli addetti ai lavori. Questo tipo di cultura non comunica con la coscienza dell’umanità in
quanto è molto attenta al pensiero dei singoli pensatori e alle varie categorie terminologiche da
questi coniate, piuttosto che alla realtà della vita sperimentabile dal singolo individuo. La scarsa
accessibilità di questi linguaggi non è, dunque, il riflesso della complessità della problematica
che pure esiste o di un pensiero elevato.

Invece, nell’approccio olistico e spirituale, la cultura ha un senso se viene sperimentata,
verificata per diventare, poi, eventualmente parte integrante del proprio stile di vita, a seguito
delle proprie scelte consapevoli. La cultura è tale se è potenzialmente idonea ad operare sul nostro
modo di essere e di vivere. Ad esempio, ha senso approfondire il Mondo delle Idee di Platone, se si
cerca nel contempo, di sperimentare la realtà informativa – energetica degli ideali nella propria
vita interiore.
Su questa rinnovata consapevolezza alcuni pedagogisti, medici, psicologi etc., iniziano ad elaborare
una nuova mission delle loro professioni.
Su questa rinnovata consapevolezza andrebbero rifondate le basi di un’autentica educazione civica.
Ma la ricerca della Morale nella vita quotidiana si scontra con una serie di pregiudizi dei quali
dobbiamo essere consapevoli poiché essi agiscono come una sorta di sistema frenante. Proviamo ad
elencarli.

In primo luogo, l’avere affermato il carattere meramente pedagogico ed esortativo delle prescrizioni
morali in generale, ed in particolare, di quelle enunciate nei Vangeli, per gli occidentali. In
ragione di ciò si è escluso, a priori, che le leggi morali potessero avere una valenza “reale”, cioè
causale sulla vita dell’Uomo e sulla sua evoluzione. La difficoltà concreta di raggiungere il grado
di perfezionamento idoneo ad orientare anche le nostre energie più intime, ha, forse, indotto molti
a banalizzare il significato di tali prescrizioni le quali sono state snaturate in semplici precetti
pedagogici non riconducibili a leggi dotate di conseguenze reali. L’opera di snaturalizzazione delle
prescrizioni etiche è stata completata in occidente con la banalizzazione della reincarnazione e
dell’idea relativa alla prosecuzione della vita dell’anima dopo l’abbandono del corpo.

In secondo luogo, l’avere affermato che il male (cioè l’energia istintiva) è una energia antitetica
all’Intelligenza creatrice dell’Universo, mentre, in realtà il bene e il male sono energie serventi
alle manifestazioni della Vita. Il vero male che provoca sofferenze ed ingiustizie deriva dall’uso
errato delle energie che abbiamo in dotazione (gli istinti). L’osservazione della vita quotidiana è
istruttiva. Vi sono uomini che orientano il proprio “ego”, usandolo come risorsa per ascendere nei
livelli di coscienza, al fine di manifestare comportamenti altruistici. Vi sono uomini che, invece,
assumono il proprio “ego” come guida della propria esistenza, cagionando innumerevoli sofferenze
anche agli altri, in proporzione al ruolo ricoperto nella società.

L’esperienza ha mostrato che l’uomo che si limiti a lottare contro gli istinti, si depaupera,
perché, a ben vedere lotta contro se stesso. Pertanto, il precetto di lottare contro i nostri
istinti, essendo in contrasto con la Vita, ha creato danni e molte sofferenze psichiche, ha
indebolito i nostri slanci interiori e ha diffuso una implicita rassegnazione. Questa impostazione
concettuale, essendo votata all’insuccesso, ha legittimato la filosofia giustificazionista seconda
la quale è quasi impossibile cambiare se stessi a differenza di quanto può accadere ad alcuni esseri
per imperscrutabili ragioni. D’altro canto, in assenza di una luce esplicativa sull’utilità concreta
e il senso profondo della trasformazione delle energie istintive, a molti risultava incomprensibile
astenersi dal fare alcune cose, verso le quali risultavano fortemente sospinti dalla stessa natura
umana. Il mero ossequio alla Morale o alla religione non pareva una ragione sufficiente e
convincente per seguire nella vita una disciplina fonte di limitazioni e rinunce. D’altronde,
talvolta, anche coloro che impartivano severi precetti risultavano afflitti dalle stesse o ben
peggiori debolezze. L’assenza di una cultura, di una pedagogia idonea ad affrontare questa delicata
problematica ha lasciato il segno.

In terzo luogo, l’aver identificato l’Io con il corpo fisico e con i suoi bisogni, nonché l’aver
sostenuto la visione, rivelatasi scientificamente errata, della Natura intesa quale sommatoria di
oggetti solidi e distanti, indipendenti gli uni dagli altri. Questa visione della realtà visibile ha
prodotto l’illusione ottica della separatività tra gli esseri umani e tra questi e la Natura. Ma
adesso la fisica quantistica spiega che vi è, per davvero, una realtà profonda dove gli esseri e
anche gli oggetti non sono effettivamente separati ma in stretto contatto, in un continuum di
energie. Per molti, questa verità scientifica conferma che tutti gli esseri sono interdipendenti ed
espressione di una stessa unità anche nel piano interiore. Taluni aggiungono, infatti, che nei
livelli ancora più profondi della Vita: ”Tu e Io siamo letteralmente Uno”. La separatività tra gli
uomini è, dunque, frutto di una illusione. In ragione di ciò, colui che, seguendo l’egocentrismo,
infligge colpi agli altri, silenziosamente, nel corso del tempo, li proverà su se stesso:
metaforicamente parlando, provochiamo un dolore ad una nostra gamba ritenendola, erroneamente, una
parte distinta ed estranea al nostro essere (13).

Occorre, infine, prendere atto che certa una ritrosia concettuale su queste tematiche ha un
particolare retaggio storico. Effettivamente, nel corso della storia, la questione della vita
interiore è stata usata, talora, per legittimare il proprio potere sugli altri o per imporre alla
collettività visioni “particolari” tramite leggi giuridiche o altri strumenti. A ciò aggiungasi che
non veniva offerta alla collettività una visione concettuale della vita interiore ed in ragione di
questa circostanza, vi era una certa legittima sospettosità nel dover compiere una delega
interpretativa in bianco a chicchessia. La libera scelta, invece, è un pre-requisito della Legge
Morale. La morale non può essere imposta, come pure hanno tentato di fare le religioni con esiti
negativi, ma non può essere cloroformizzata da varie elucubrazioni mentali come ha tentato di fare,
anche involontariamente, una certa cultura autoreferenziale.

La morale deve essere verificata dal singolo: questo è un aspetto fondamentale dell’approccio
olistico e spirituale. Dunque, “non si tratta di credere o di non credere, bensi di studiare, di
osservare, di verificare; e per poter verificare, bisogna, comunque, accettare una disciplina” (14).
Infatti, si ha “un progresso morale, quando l’uomo non eleva a motivo del suo agire semplicemente il
comandamento di una autorità…ma quando si sforza di riconoscere la ragione, per cui una certa
massima deve valergli come motivo. Questo progresso è quello che distingue dalla morale autoritaria
l’azione fondata sul giudizio morale. L’uomo giunto a questo gradino studierà la necessità della
vita morale e dalla conoscenza di questa si lascerà determinare alle sue azioni” (15).

Queste ultime affermazioni richiamano alla nostra mente una importante lezione che è possibile
trarre dalla nuova visione scientifica ben evidenziata da Zukav in un suo famoso best sellers:
“L’accesso al mondo fisico avviene tramite l’esperienza. Il comun denominatore di tutte le
esperienze è l’Io che le pone in essere. In breve, ciò che sperimentiamo non è la realtà esterna ma
la nostra interazione con essa. Questo è il fondamentale assunto della “complementarità” sviluppato
da Niels Bohr per spiegare il dualismo onde-particelle della luce … la complementarità porta alla
conclusione che il mondo non consiste di cose, ma di interazioni. Le proprietà appartengono alle
interazioni, non a oggetti dall’esistenza indipendente” (16). Anche secondo l’autorevole fisico
austriaco Fritjof Capra, “la realtà che dobbiamo riuscire ancora a comprendere è essenzialmente non
lineare. Ciò significa che essa non si può comunicare con un linguaggio logico o sequenziale e
che…diventano sempre più essenziali capacità di intendere qualcosa in modo immediato quali l’empatia
e l’intuizione” (17). Questi approcci valorizzano e dànno sostanza alla sperimentazione soggettiva
delle realtà interiori ed esteriori. Se quanto detto è condivisibile, a maggior ragione, bisogna
ritenere non delegabile la materia della consapevolezza interiore in tema di Morale.

Scritto da Bruno Fuoco

Bruno E. G. Fuoco (1959), dopo aver conseguito con il massimo dei voti la Laurea in Giurisprudenza
all’Università di Roma, ha perfezionato i suoi studi giuridici presso l’Università R. Cartesio di
Parigi. Docente in corsi di formazione in materia di azione amministrativa, autore di vari volumi e
saggi in materia giuridica, svolge attività di consulenza giuridica. Si occupa, altresì, di
educazione civica e di giustizia in prospettiva olistica. Nel recente volume “Il codice delle Leggi
morali – approccio olistico al cambiamento”, ha raccolto gli esiti della sua ricerca olistica. Per
info www.codiceolistico.it

Note
(1) Ervin Laszlo, Risacralizzare il cosmo. Per una visione integrale della realtà, ed. Urra, p. 239.

(2) L. Schäfer, L’importanza della fisica quantica nel pensiero di Teilhard de Chardin e in una
nuova prospettiva dell’evoluzione biologica, 2005.

(3) Nella nostra cultura “conoscere il mondo esterno significa, di fatto osservarlo a distanza per
riprodurlo in maniera più o meno precisa e oggettiva. Ebbene, a partire dagli inizi del Novecento
l’osservatore, grazie alla teoria della relatività, è un soggetto che guarda il mondo da un punto di
vista specifico; con la fisica quantistica, lo perturba; con la teoria dell’autopoiesi crea la
Realtà e se stesso. Insomma, l’interazione con l’esterno non è solo osservativa o conoscitiva, ma è
essenzialmente autoformativa. A questa conclusione si è giunti per via della logica della
circolarità autopoietica elaborata da Humberto Maturana, il quale è convinto che ogni sforzo
cognitivo è, contemporaneamente, un atto di auto-formazione e di ristrutturazione del mondo
circostante, con il quale ogni soggetto vive in accoppiamento strutturale. Questo significa che,
nella misura in cui la conoscenza è il funzionamento di un sistema vivente nel suo dominio di
accoppiamento strutturale, cioè nel suo dominio d’esistenza, l’esistenza dei sistemi viventi implica
la conoscenza come modo di realizzarsi del vivente, non come caratterizzazione o come
rappresentazione, e neppure come scoperta, di qualcosa che è indipendente da essi”, AA. VV.,
Complessità e formazione, Enea, 2008 p. 111.

(4) G. L. Schroeder, L’universo Sapiente, Il saggiatore, 2002, pp. 17 -23.

(5) Secondo le leggi giuridiche si può pensare, immaginare e desiderare tutto ciò che si vuole
(sfera interiore), ma non si può fare tutto ciò che si vuole (sfera esteriore). Il giudizio umano
non può concernere gli atti interiori, e quindi la legge umana può riferirsi solo agli atti
esteriori. Secondo le leggi morali, invece, non si può pensare, immaginare e desiderare e fare tutto
ciò che si vuole (sfera interiore ed esteriore), nel senso che si è liberi, evidentemente di
scegliere, ma a ogni azione e intenzione segue, sempre, una conseguenza, una reazione. Il mondo
psichico è reale, esso esiste alla stessa stregua di quello fisico. Entrambi i mondi veicolano
energie, entrambi i mondi sono soggetti a leggi. Sulla distinzione tra Legge fisica, giuridica e
morale, rinviamo al cap. II, Codice delle Leggi Morali – approccio olistico al cambiamento, 2011,
www.codiceolistico.it/index.html.

(6)Lo scienziato H. Maturana ricorda che “niente di ciò che facciamo come esseri umani è banale, e
tutto quello che facciamo diventa una parte del mondo da noi realizzato…la responsabilità umana nei
multiversi è totale”, Autocoscienza e realtà, Cortina editore, 1993, pagg. 125-126.

(7) Peter Kosso, Leggere il Libro della Natura, Il Mulino, 1995, pag. 28.

(8) Ad es. secondo il Dalai Lama questa legge è presente anche nel discorso sulla montagna di Gesù:
«Non sono venuto per condannare…la parola che ho annunziato lo condannerà». Il Dalai Lama ha
fornito il seguente commento: ”Ritengo che questo rifletta fedelmente l’idea buddhista del Karma.
Non è un essere autonomo a decidere “dal di fuori” che cosa dovremmo provare e che cosa dovremmo
sapere; a decidere è la verità contenuta nel principio causale del Karma. Se si agisce in modo etico
e disciplinato, ne deriveranno conseguenze positive; se si agisce in modo negativo o dannoso, si
dovranno affrontare anche le conseguenze spiacevoli delle proprie azioni. Quindi il nostro giudice è
la verità della legge di causalità che voi stessi mettete in opera; non si tratta di un essere o una
autorità esteriore che emette inappellabili giudizi …I versetti sottintendono che se si agisce in un
certo modo, non si otterrà quell’effetto. Perciò questo insegnamento è chiaramente improntato al
principio di causalità. Anche se magari le principali tradizioni spirituali del mondo non parlano
tutte di causalità nel senso di numerosi cicli di esistenza, esse sembrano però suggerire
costantemente un messaggio fondamentale comune, basato sul principio di causalità. Questo messaggio
etico fondamentale sembra essere connaturato a tutte le principali tradizioni spirituali“, Dalai
Lama, Una lettura buddista del Vangelo. Mondadori, 2009. La morale, afferma O. M. Aïvanhov, “è
l’insieme delle leggi inscritte dall’Intelligenza cosmica nell’organismo umano, nel cuore delle
cellule dei suoi organi…L’origine della morale è dunque nell’uomo stesso…la morale non è stata
inventata dagli uomini, dalla società o dalle istituzioni religiose…la legge Morale costituisce il
prolungamento delle leggi naturali nell’ambito della nostra psiche”, Le Leggi della Morale cosmica,
Prosveta. Anche Voltaire acutamente affermava: ”La morale non ha nulla in comune con i dogmi… la
morale è la medesima in tutti gli uomini…Lettore, rifletti: sviluppa questa verità e traine le
conseguenze…Gli agricoltori, i manovali, gli artigiani non hanno mai seguito corsi di morale; non
hanno letto né il De finibus bonorum et malorum di Cicerone né le Etiche di Aristotele; però, non
appena si mettono a riflettere, diventano senza saperlo discepoli di Cicerone: il tintore indiano,
il pastore tartaro e il marinaio inglese conoscono il giusto e l’ingiusto” (Dizionario filosofico, I
vol., Rizzoli, 1982, pagg. 256 – 257).

(9) La realtà “non è pensabile come divisa in diversi strati – uno fisico, uno biologico, uno
psicologico – completamente diversi gli uni dagli altri”, Laszlo, La rete della Vita – verso una
visione integrata della realtà. È interessante e, persino, confortante osservare, afferma il
neuroscienziato W. Ross Adey, “che le leggi che determinano interazioni atomiche nella polvere
cosmica interstellare siano le stesse leggi che determinano le interazioni di molecole sulla
superficie di cellule cerebrali”, Hooper J. & Teresi D., L’universo della mente, Bompiani, p. 432.

(10) Cfr. Risacralizzare il cosmo cit.

(11) Ad esempio, l’astrofisico Eric Jantsch, ”basandosi sulle teorie di Prigogine, porta una nuova
interpretazione dell’intero processo di evoluzione, visto non più come sistema casuale di crescita
ma come sistema intelligente e ordinato di individui che crescono grazie alla auto-trascendenza,
intesa come capacità di trasformare se stessi oltre i propri limiti attuali, e alla co-evoluzione.
La co-evoluzione si pone in modo polare rispetto al concetto di competizione individuale evolutiva,
come lotta per la sopravvivenza di ogni singolo essere contro tutto e tutti. Nella co-evoluzione si
pone in risalto l’elevatissima coerenza e cooperazione che si instaura tra individui della stessa
specie e anche di specie diverse come logica di migliore evoluzione collettiva “(Enciclopedia
olistica).

(12) Così, Ratzinger, Westminster Hall di Londra, 17 settembre 2010. Anche secondo l’Apostolo Paolo
(Lettera ai Romani II, 14-15) il diritto naturale è in tutti gli uomini, indipendentemente dalla
religione: anche i pagani, affermava, “per natura” possono agire secondo la legge, in quanto ciò che
la legge esige è scritto nei loro cuori”. Sant’Agostino, invece, come acutamente evidenziato dagli
studiosi, aveva fornito una interpretazione restrittiva del pensiero dell’Apostolo in quanto aveva
scritto che Paolo “quando accennò ai pagani che osservano per natura quello che prescrive la legge e
portano scritto nel cuore il dettame della legge, volle far intendere quelli che credono nel Cristo”
(Lo Spirito e la Lettera, 26). Invece, secondo Ratzinger, la tradizione cattolica “sostiene che le
norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal
contenuto della rivelazione”.

(13) Come osserva O. M. Aïvanhov, lo scopo ultimo della legge morale è quello di far evolvere
l’Uomo: il primo gradino di questo percorso è dato dalla necessità di far provare all’uomo ciò che
egli fa agli altri, al fine di ampliare la sua consapevolezza e vincere l’istinto alla separatività.
Pertanto, possiamo anche dire che il senso autentico della morale deve basarsi sulla coscienza che
l’essere umano riempie tutta la creazione, e spesso ci scontriamo con gli esseri e gli oggetti senza
renderci conto che essi sono pure noi stessi, cfr. Le Leggi della Morale cosmica cit.

(14) O. M. Aïvanhov, Le Leggi della Morale cosmica cit.

(15) R. Steiner, Filosofia della libertà, Editrice Antroposofica.

(16) G. Zukav, La danza dei maestri Wu Li, La fisica quantistica e la teoria della relatività
spiegati senza l’aiuto della matematica, Corbaccio, 1995, p. 121.

(17) Fritjof Capra, La rete della vita, BUR, 2001.

da scienzaeconoscenza.it

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