RITROVARE LA PACE IN UN MONDO DI SVENTURE

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RITROVARE LA PACE IN UN MONDO DI SVENTURE

di SDG A.C. BHAKTIVEDANTA SWAMI PRABHUPADA
Fondatore Acarya del Movimento Internazionale per la Coscienza di Krishna.

da www.isvara.org

Le scritture Vediche insegnano che è possibile purificare la mente
e indirizzare seriamente la propria vita verso l’obiettivo supremo.

Nell’antica India, in un’epoca di lotte e conflitti, la regina Kunti e i suoi figli dovettero subire
molte sventure: furono esiliati dai loro nemici che tentarono di avvelenarli e di intrappolarli in
una casa in fiamme. Sri Krishna li salvò sempre e la devozione della regina Kunti nei Suoi riguardi
crebbe sempre più.

vipadah santu tah sasvat
latra tatra jagad-guro
bhavato darsanam yat syad
apunar bhava-darsanam

La regina Kunti disse: “Vorrei che queste sventure ci colpissero ancora e ancora in modo da poterci
trovare sempre in Tua presenza, perché in Tua presenza si allontana definitivamente la ripetizione
delle nascite e delle morti”. (S.B.- 1.8.25)
Questo mondo materiale viene descritto dal Signore nella Bhagavad-gita come un posto pericoloso,
pieno di pericoli. Le persone poco intelligenti fanno molti piani per ovviare a queste miserie, non
sapendo che le sventure fanno parte della natura di questo mondo; queste persone oltretutto non
hanno idea di cosa sia la dimora del Signore, immensamente colma di gioia e totalmente esente da
qualsiasi tipo di calamità.
Il dovere di chi é saggio é perciò non rimanere turbato dalle sventure di questo mondo materiale che
sicuramente saranno sempre presenti in ogni circostanza. Soffrendo per ogni genere di disgrazia
inevitabile, si dovrebbe progredire nella realizzazione spirituale , questo è lo scopo della vita
umana.

UN MARE DI PERICOLI

L’anima spirituale trascende qualsiasi pericolo materiale che infatti é di natura illusoria. Un uomo
che sogna di essere assalito da una tigre si mette a urlare quando in realtà non c’è alcuna tigre né
alcuna sofferenza; é solo un sogno così come lo sono tutte le sventure che ci capitano. Se una
persona é così fortunata da entrare in contatto con il Signore attraverso il servizio devozionale,
non ha che da guadagnarci. Entrare in contatto con il Signore con uno dei nove tipi di servizio
devozionale é sempre un passo in più sulla strada per ritornare a Dio.
In questo interessante verso viene spiegato che vipadah – le sventure o i pericoli – sono positivi
se ci ricordano Krishna. I pericoli ci sono per tutti perché questo mondo materiale ne é pieno; gli
sciocchi non sono in grado di evitarli e lottano per la sopravvivenza.
Tutti cercano di essere felici e di evitare il pericolo: fa parte del nostro compite materiale.
Tutti cercano l’ayantika-sukha: la felicità suprema. La persona che lavora pensa di doversi
impegnare molto per mettere dei soldi in banca così quando sarà vecchia vivrà bene senza lavorare
Questa é l’aspirazione di fondo comune a tutti. Nessuno vuole lavorare; non appena si ha un po’ di
denaro si desidera smettere di lavorare per essere felici. Ma non é possibile. Non si raggiunge la
felicita in questo modo. Kuntidevi parla di apunar bhava-darsanam. Il prefisso c significa “non” e
punar bhava significa “ripetute nascite e morti”. Il vero pericolo é il continuo ripetersi delle
nascite e delle morti. E’ questo il pericolo che va evitato.

Nel mondo materiale ci sono sempre pericoli (padam padam yad vipadam). Se per esempio ci si trova in
mezzo all’oceano bisognerà navigare su una grande nave che però non sarà mai sicura perché, quando
si é in mare, può accadere qualcosa in qualsiasi momento. Il Titanic era sicuro eppure affondò al
suo primo viaggio e persero la vita molte persone importanti. Il pericolo quindi c’è, ci troviamo in
una posizione pericolosa perché questo mondo materiale é fonte di pericolo.
E’ nostro dovere quindi attraversare il più presto possibile questo oceano di sventure. Fino a
quando ci troveremo nell’oceano, saremo sempre in pericolo per quanto grande possa essere la nostra
nave. E’ un dato di fatto. Però non dovremmo avere paura delle onde; dovremmo invece cercare di
attraversare il mare e approdare sull’altra riva. Questo é il nostro compito.
Fintanto che ci troviamo in questo mondo materiale dovremo sempre soffrire perché questo é un luogo
di sofferenza. Ma anche in questo caso il nostro compito é quello di sviluppare la nostra coscienza
di Krishna in modo da poter ritornare a casa, da poter ritornare a Krishna quando avremo lasciato
questo corpo.

UNA PRESCRIZIONE PIACEVOLE

Nel corso della battaglia di Kuruksetra, Arjuna disse a Krishna: “Tutto quello che dici é giusto. Io
non sono questo corpo: sono un’ anima così come lo sono gli altri.
Quando il corpo perirà, l’anima continuerà ad esistere. Ma quando vedo morire mio figlio e mio nonno
e vedo me stesso uccidere come può confortarmi sapere che essi non moriranno ma che cambieranno
soltanto corpo? Sono abituato a pensare a loro con affetto in termini di corpo: proverò perciò
dolore e sofferenza”.
Krishna non negò quanto Arjuna gli stava dicendo: “Sì”, rispose, “E’ vero. Soffrirai perché hai una
concezione della vita basata sul corpo. La sofferenza va tollerata.
Non c’é alcun rimedio”. Come menziona la Bhagavad-gita (2.14) Krishna disse ad Arjuna:

matra-sparsas tu kaunteya sitosna-sukha-duhka-dah agamapayino ‘nityas tams titiksasva bharata

“Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come l’estate e l’inverno, o figlio di Kunti. Sono dovuti
all’incontro dei sensi con la materia, o discendente di Bharata, e bisogna imparare a tollerarli
senza esserne disturbati”.
In America a volte fa così freddo al mattino che rende poco piacevole fare il bagno ,ma non per
questa ragione i devoti evitano di farlo. Anche se fa freddo bisogna fare il proprio bagno
quotidiano. Bisogna compiere il proprio dovere anche se questo implica qualche sofferenza che viene
chiamata tapasya, austerità. Tapasya significa che bisogna compiere il proprio dovere nella
Coscienza di Krishna a prescindere dai pericoli e dalle calamità di questo mondo. Tapasya significa
accettazione volontaria delle difficoltà della vita.

A volte le persone che hanno fatto rigidi voti di tapasya accendono un cerchio di fuoco e vi si
siedono al centro in meditazione nel calore bruciante del sole, in piena estate, mentre altri, nel
periodo invernale, meditano immersi nell’acqua fino al collo. Questi sono i voti prescritti dal
rigido sistema del tapasya.
Sri Caitanya Mahaprabhu però non ha detto di seguire queste prescrizioni; ci ha dato al contrario un
piacevole programma da seguire: cantare, danzare e prendere prasada, il cibo offerto a Sri Krishna
ma nonostante ciò noi non vogliamo seguirlo. Siamo talmente caduti che non riusciamo ad accettare
neanche questo tapasya. Nonostante sia così piacevole e facile da seguire (susukham kartum avyayam)
noi non lo vogliamo accettare. Preferiamo piuttosto marcire in una strada, come certe persone che
preferiscono bere, avere rapporti sessuali e vivere in mezzo alla strada.
Cosa bisogna fare allora?

IL PIU’ LONTANO, IL PIU’ VICINO

Il Movimento per la Coscienza di Krishna fornisce ogni aiuto, che la gente sfortunatamente non
accetta, perché si possa venire al tempio, cantare, danzare, vivere pacificamente, prendere il
krishna-prasada ed essere felici.
Caitanya Mahaprabhu, descrivendo la gente di quest’epoca, diceva: “Sono molto sfortunato perché non
ho nessun attaccamento per il canto Hare Krishna”.
Pregava anche:
namnam akari bahudha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuragah

Krishna, il santo nome trascendentale del Signore, ha tutte le potenze, diceva Sri Caitanya. Krishna
possiede potenze illimitate che sono presenti in modo analogo nel Suo santo nome. Dio ha migliaia e
migliaia di nomi tra i quali Krishna é il principale e non esistono regole rigide per cantarLo. Non
ci sono particolari momenti per cantare il nome di Krishna: lo si può fare in qualsiasi momento. Il
nome di Krishna é identico a Krishna stesso: quindi il Santo nome di Krishna è Krishna.
Non dobbiamo pensare che poiché Krishna vive nella Sua dimora, Goloka Vrindavana, il Suo nome sia
differente da Lui. In questo mondo materiale, secondo la concezione materialistica, un nome é
diverso da quello che rappresenta mentre nel mondo assoluto non esistono queste differenze. Il nome
di Krishna ha la stessa potenza di Krishna. Abbiamo una lingua e se la usiamo per cantare Hare
Krishna ci metterà immediatamente in contatto con Lui perché il nome Krishna e la persona Krishna
non sono differenti. Potremmo pensare che Krishna é lontano, molto lontano, mentre invece é dentro
di noi. E’ molto lontano ma allo stesso tempo molto vicino. Anche se pensiamo che Krishna sia
lontano, molto lontano, il Suo nome é presente.

Cantiamo Hare Krishna e Krishna si renderà immediatamente disponibile. Si può avvicinare Krishna
molto facilmente; non ci sono rigide regole. In qualsiasi momento si canti il Suo nome, Krishna é
con noi. Guardate com’é misericordioso. Caitanya Mahaprabhu dice etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuragah: “Mio caro Signore, mi hai dato tante facilitazioni per
avvicinarTi ma io sono così sfortunato da non avere nessun attaccamento per queste cose. Sono
attaccato a molte altre e non ho nessun attaccamento al canto Hare Krishna. Questa é la mia
sfortuna”. Krishna é così magnanimo da presentarsi di fronte a noi nella vibrazione trascendentale
del Suo nome che ha tutte le potenze di Krishna stesso. Se rimaniamo in contatto col Suo nome,
otterremo le Sue benedizioni ma ciò nonostante non siamo inclini a cantare il mantra Hare Krishna.
Questa é la nostra sfortuna.

ACCETTIAMO I PERICOLI

Il devoto non é mai disturbato dai pericoli, dalle avversità o dalle calamità anzi li accoglie di
buon grado perché é un’anima arresa a Krishna e sa che pericoli e gioie sono manifestazioni diverse
di Krishna che é assoluto. Negli sastra, le Scritture vediche, é spiegato che la religione e
l’irreligione, che sono concezioni completamente opposte non sono altro che due aspetti di Dio.
C’é qualche differenza tra i vari aspetti del Signore? Dio é assoluto quindi un devoto sia che si
trovi negli agi che nei pericoli non viene turbato, sapendo che entrambi fanno parte di Krishna.

Quando un devoto é in pericolo pensa: “Krishna mi é apparso sotto forma di pericolo”. Nella Sua
forma di Nrsimhadeva, il Signore rappresentò un pericolo per il demone Hiranyakasipu e sempre in
questa forma fu il supremo amico del Suo devoto Prahlada Maharaja. Dio non é mai un pericolo per il
Suo devoto quindi il devoto non ha mai paura dei pericoli perché sa che il pericolo é uno degli
aspetti di Krishna. “Perché dovrei avere paura?” pensa il devoto “io mi sono arreso a Lui”:
Kuntidevi dice perciò: vipadah santu,: “Che la sventura ci colpisca”. Vipadah santi, tah sasvat:
“Che la sventura ci colpisca ancora e ancora”. Kuntidevi sa come ricordare Krishna nel momento del
pericolo che accoglie di buon grado. “Mio caro Signore” dice “accetto le sventure di buon grado
perché quando arrivano riesco a ricordarmi di Te”. Quando Prahalada Maharaja fu messo in pericolo da
suo padre, pensava sempre a Krishna. Se ci troviamo in una situazione pericolosa che ci obbliga a
ricordare Krishna, il pericolo é benvenuto: “Ora ho l’opportunità di ricordare Krishna”. Perché
benvenuto? Perché vedere Krishna o ricordare Krishna significa avanzare nella vita spirituale e
smettere di soffrire per quanto ci accade. Tyaktva deham punar janma naiti mani eti so ‘duna: se si
avanza nella Coscienza di Krishna dopo aver lasciato il corpo (tyaktva deham) non si dovrà più
rinascere in questo mondo materiale (punar janma naiti). Questo é quanto si dovrebbe desiderare.

Supponiamo che ora io mi trovi in una situazione piacevole. Mi trovo a mio agio nel mio corpo ma
dovrò morire e poi rinascere. Se dopo aver lasciato il corpo
attuale, prenderò nascita in un corpo di gatto o di cane, a che cosa sarà servita questa mia
posizione agiata? La morte é certa e dopo la morte si dovrà senz’altro prendere un altro corpo. Non
sappiamo che tipo di corpo saremo costretti a prendere, ma possiamo scoprirlo leggendo gli sastra,
le Scritture vediche.
Gli sastra dicono che avremo il tipo di corpo a seconda della nostra mentalità: perciò, anche se in
questo momento sono in una condizione favorevole, se sviluppo una mentalità da un cane, nascerò con
un corpo da cane.

FILOSOFIA O EDONISMO

A cosa serve quindi trovarsi in questa condizione? Posso mantenerla per vent’anni, trent’anni,
cinquant’anni o al massimo per cent’anni ma la mia mentalità mi obbligherà comunque a rinascere nel
corpo di un gatto, di un cane o di un topo: che utilità ha allora trovarsi in questa condizione? La
gente non prende in considerazione tutto questo e specialmente in quest’epoca pensa: “Sono in una
posizione piacevole. Ho abbastanza denaro e una casa in cui vivere. Ho tutti i comfort e cibo in
abbondanza. Quando morirò sarà tutto finito quindi mi conviene godere la vita fintanto che vivo”.
Questa é la filosofia moderna, l’edonismo, che però non ha riscontro nella realtà.

Kunti sa bene di dover morire e rinascere ed é quindi ansiosa di porre fine a questo processo. Lo
indicano le parole apunar bhava-darsanam. Quando si vede sempre Krishna, si é situati in Coscienza
di Krishna perché Coscienza di Krishna significa pensare sempre a Krishna. La nostra coscienza
dovrebbe essere sempre assorta nel pensare a Krishna. Per questa ragione il maestro spirituale
impegna in diversi modi i devoti in Coscienza di Krishna come per esempio chiedendo di distribuire
libri in Coscienza di Krishna. Ma se i devoti pensano che l’energia spesa nel vendere libri potrebbe
essere utilizzata per vendita di gioielli si sbagliano.
Diventerebbero solo dei gioiellieri.
Dovremmo prestare la massima attenzione a non deviare dalla Coscienza di Krishna.

UN TAGLIO SU UN DITO

Bisogna tollerare il pericolo e la sofferenza anche in Coscienza di Krishna e accoglierlo sempre di
buon grado pregando Krishna.
Come pregare Krishna? Tat te ‘nukampam susamiksamano: “Mio caro Signore, é per Tua misericordia che
mi trovo in questa situazione pericolosa”. Questo é il modo di vedere del devoto che non vede il
pericolo come pericolo ma al contrario pensa che si tratti di misericordia di Krishna. Che genere di
misericordia? Bhunjana evatma-krtam vipakam: “A causa delle mie precedenti attività era stabilito
che io soffrissi molto e invece Tu stai mitigando queste sofferenze dandomene solo una piccola
parte”. In altre parole, per grazia di Krishna, un devoto può subire solo sofferenze simboliche.

In tribunale succede talvolta che un uomo importante sia giudicato colpevole e che venga multato dal
giudice per centomila dollari perché é in grado di pagarli; il giudice potrebbe però fargliene
pagare solo cento. Anche questa é una punizione anche se é molto ridotta. Analogamente bisogna
espiare per le azioni compiute nel passato: é una realtà che non é possibile evitare. Però: Karmani
nirdahati kintu ca bhakti-bhajam: le sofferenze di coloro che si impegnano in servizio devozionale
in Coscienza di Krishna vengono ridotte. Una persona che per esempio é destinata ad essere
accoltellata, anziché essere uccisa può semplicemente farsi un taglio su un dito. In questo modo,
per coloro che sono impegnati nel servizio devozionale, le reazioni delle attività passate sono
ridotte al minimo. Sri Krishna assicura ai Suoi devoti, aham tvam sarva papebhyo moksayisyami: “Vi
proteggerò dalle reazioni delle vostre attività peccaminose”. Se un devoto ha un passato criminale
anziché essere assassinato può semplicemente tagliarsi un dito. Perché allora dovrebbe avere paura
del pericolo?
Bisogna solo dipendere dalla Coscienza di Krishna perché se si é coscienti di Krishna in qualsiasi
circostanza ci si trovi non si dovrà ritornare in questo mondo materiale (apunar bhava-darsanam). Se
pensiamo continuamente a Krishna, vediamo Krishna, lavoriamo per Krishna e in un modo o nell’altro
restiamo in Coscienza di Krishna otterremo benefici tali da non essere più costretti a rinascere nel
mondo materiale. Questo é il vero beneficio.

Se però troviamo piacevole impegnarci in cose materiali, così da dimenticare Krishna e da dover
rinascere, che benefici otterremo? Bisogna prestare molta attenzione a questo e agire in modo tale
che la nostra Coscienza di Krishna non sia turbata in nessuna circostanza, anche in presenza di
gravi sofferenze. Queste sono le istruzioni di Kunti devi. Prima di vincere la battaglia di
Kuruksetra, come descrivono i versi citati sopra, i Pandava furono posti in molte situazioni
terribili. Furono avvelenati, furono messi in una casa di lacca che a cui poi venne dato fuoco e si
dovettero battere con grandi demoni cannibali. Persero il regno, la moglie, il prestigio e furono
esiliati nella foresta.

DOBBIAMO AVERE UNA FEDE INCROLLABILE

Quando i Pandava andarono a trovare il loro nonno, sul suo letto di morte, Bhismadeva si mise a
piangere. “Questi ragazzi, i miei nipoti, sono molto santi” disse “Maharaja Yudisthira, il fratello
maggiore, é una persona così santa che viene chiamato Dharmaraja, il ré della religione. Bhima e
Arjuna sono devoti ed eroi così potenti che possono uccidere migliaia di uomini. La loro moglie,
Draupadi, é la dea della fortuna; dovunque essa si trovi non esiste carestia. Tutti loro formano di
conseguenza una combinazione meravigliosa e per di più Sri Krishna é sempre con loro. Ciò nonostante
soffrono”. Ricominciò allora a piangere, dicendo: “Non so quali siano i piani di Krishna, non so
perché anche devoti così santi debbano soffrire”.

Non bisogna pensare: “Ora sono un devoto; non dovrò più subire pericoli e sofferenze”. Prahlada
Maharaja soffrì enormemente e così soffrirono altri devoti come i Pandava e Haridasa Thakura. Non
bisogna però essere turbati dalla sofferenza. Bisogna avere una fede incrollabile, una solida
convinzione e sapere che Krishna é presente e ci proteggerà. Non si può prendere rifugio in altri
che in Krishna.
Rifugiatevi sempre in Krishna.

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