Morte, la grande avventura – di A. e Roberta Nardi

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Morte: la grande avventura

Capitolo 9

(a cura di Adriano e Roberta Nardi)

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Nell’uomo la morte sopraggiunge, nel senso comune del termine, quando la
volontà-di-vivere in un corpo fisico scompare e la volontà-di-astrarre ne
prende il posto. È questo che chiamiamo morte.

Quando la causa, il desiderio, ha prodotto il suo effetto, cioè la
personalità, o la forma dell’uomo, questa perdura fino a che esiste la
volontà di vivere. È trattenuta in manifestazione dalla vitalità mentale.
Gli annali della medicina lo comprovano ripetutamente, poiché è dimostrato
che sinché persiste la determinazione di vivere, la durata della vita fisica
è probabile, e che al contrario, se quella si spegne, o quando colui che
entro-dimora distoglie l’attenzione dalla personalità, ne conseguono morte e
disintegrazione di quell’immagine mentale che è il corpo.

L’attaccamento è intenso desiderio per l’esistenza senziente. È insito in
ogni forma, si perpetua da sé, e lo conoscono anche i saggi.

Quando la vita, o spirito, si ritrae, la forma occultamente muore. Quando il
pensiero dell’ego, o Sé superiore, è rivolto al proprio mondo, non vi è
energia diretta alla materia dei tre mondi esterni, e perciò la costruzione
di forme e l’attaccamento ad esse vengono a cessare. Ciò conferma che
“l’energia segue il pensiero”, e concorda con l’insegnamento spirituale
secondo cui il corpo del principio Cristo (il veicolo buddhico, secondo
aspetto della Triade Spirituale, detto anche piano intuitivo) comincia a
coordinarsi solo quando gli impulsi inferiori svaniscono … L’attaccamento
o l’attrazione per la forma è per lo Spirito il grande impulso involutivo.
La ripulsa della forma e la sua disintegrazione conseguente sono la grande
spinta evolutiva.

La morte, quando arriva, ha due cause:

1. Conflitto tra forze, e non fra energia e forze. Campi di battaglia sono
il corpo eterico e il fisico, e, data la gravità del male, non giungono
energie dall’esterno.

2. Estinzione della volontà-di-vivere. Il malato si arrende; la battaglia è
troppo ardua per lui; egli non può apportare energie dall’esterno per
contrastare le forze in conflitto, e neppure lo vuole.

Vi sarà evidente che questo Principio di Conflitto è strettamente connesso
con la morte. Per morte intendo la liberazione dalle condizioni della forma
fisica, emozionale o mentale, intendo la cessazione (temporanea o
permanente) del contatto con la forma fisica, con l’annebbiamento astrale e
l’illusione mentale; intendo il rigetto di Maya, nome di quell’effetto
globale che inghiotte l’uomo immerso in qualsiasi genere di materialismo e
perciò è sopraffatto (dal punto di vista dell’anima) dalla vita nei tre
mondi.

È il Principio di Conflitto, latente in ogni atomo di sostanza, che produce
prima di tutto conflitto, poi rinuncia e infine emancipazione; che produce
la guerra in una forma o in un’altra, poi il rigetto e finalmente la
liberazione. Come vedete bene, questo principio è connesso intimamente alla
Legge del Karma; è a questo principio a cui si allude quando si afferma che
la sostanza di cui sono fatte tutte le forme è già – dall’alba stessa del
processo creatore – permeata di karma.

C’è un significato profondamente occulto nel pensiero enunciato sovente, che
la morte è la grande Liberatrice; significa che il Principio di Conflitto è
riuscito a produrre le condizioni in cui l’aspetto spirito è liberato
(temporaneamente o permanentemente) dalla prigione di qualche forma di vita,
individuale o di gruppo.

È degno di nota che l’incapacità di esternare il “vero” o di “essere la
verità” è la vera causa di morte di chi ancora non è … giunto ad un certo
grado evolutivo. L’anima, vista la resistenza oppostale dal suo strumento,
decide di porre termine all’esperimento di quell’incarnazione. La morte
subentra, allora, provocata dall’attrito.

Notate, inoltre, che la morte si produce per diretto intervento dell’ego,
anche se l’uomo ne fosse totalmente inconsapevole.

Per la maggioranza il processo è automatico, poiché (quando l’anima
distoglie l’attenzione) la reazione fisica inevitabile è o la morte fisica –
quando si distaccano entrambi i flussi, della vita e della ragione – o la
morte psichica – quando la corrente mentale si ritrae, e solo la vita resta
attiva nel cuore, ma senza coscienza intellettiva. L’anima è impegnata in
altre imprese, in altri livelli.

L’intento deve essere che ogni uomo muoia – poiché è mortale – quando l’
anima lo vuole. Giunto in elevata fase di sviluppo, un giorno egli saprà
ritrarsi in piena coscienza dal corpo fisico, a tempo debito e con volontà
deliberata. Lo lascerà silenzioso e deserto, senz’anima; spento, ma sano e
integro; il corpo si disferà allora, seguendo il decorso naturale, e i suoi
atomi torneranno al grande “deposito d’attesa”, finché non richiesti da
altre anime in procinto di incarnarsi.

Lo stesso processo si ripete nei mondi soggettivi: molti però hanno già
imparato ad abbandonare il corpo astrale senza “sperdersi nella nebbia” –
modo simbolico di descrivere la morte a quel livello. L’uomo si ritrae
quindi nel piano mentale, e la sua carcassa astrale accresce la nebbia (sul
piano omonimo) e la sua densità.

La morte, per quanto riguarda l’uomo, è un processo sempre più predisposto e
previsto dall’anima, che si ritrae di sua propria volontà. Ciò vale, in
diversa misura, per chiunque non sia di così povera intelligenza che l’anima
altro non faccia, in pratica, che adombrarlo dall’alto. Per chiunque muoia,
progredito o no che sia, le fasi ulteriori della dissoluzione, dopo la
dipartita spontanea dell’anima (conscia per quest’ultima, e sempre più tale
anche per la persona morente), sono regolate da questo potere letale, insito
nella stessa vita del pianeta.

La buona volontà, che è intento e movente di bene, quando sarà coltivata
guarirà le malattie dell’apparato respiratorio, gola e polmoni, darà
stabilità alle cellule cerebrali e curerà la pazzia e l’ossessione,
instaurando ritmo ed equilibrio. L’uomo sarà allora longevo, poiché la morte
interviene solo quando l’anima riconosce di aver compiuta la sua missione e
di meritarsi quel periodo di riposo tra una manifestazione e l’altra, detto
anche pralaya.

Essa si presenterà quindi a grandi intervalli di tempo, governata dalla
volontà. L’uomo cesserà di respirare quando avrà terminata l’opera, e
invierà gli atomi del corpo in pralaya. Questa condizione è il sonno del
fisico, la fine della manifestazione, ma il suo significato occulto non è
ancora capito.

Vi rammento che queste considerazioni riguardano le attività e le reazioni
dell’anima quando volutamente richiama il frammento di sé che si è
incarnato, a conclusione di un ciclo di vita. La durata di esso può essere
lungo o breve, dipende dal proposito; può essere di pochi anni o di un
secolo.

Prima dei sette anni di età, ciò che più conta è la vitalità dell’elementale
fisico (per elementali si intende la moltitudine delle vite di natura che
formano la totalità della materia di un piano; queste, su onde di energia,
mediante l’impulso del respiro, e per effetto dell’azione vibratoria, sono
spinte in tutte le forme, quali ci appaiono sul piano fisico); l’anima è
allora focalizzata nel corpo eterico, ma non ne usa ancora appieno i centri;
si limita a un lieve controllo pulsante, a un blando impulso, sufficienti
però a preservare la coscienza, a dar vita ai vari processi fisiologici, a
dimostrare il carattere e le disposizioni. Queste doti divengono sempre più
marcate sino a stabilizzarsi, a ventun anni, in quella che chiamiamo la
personalità.

Nel caso di uomini che hanno raggiunto un certo progresso spirituale, la
presa dell’anima incarnata, e la sua età o esperienza sono già
pronosticabili, gli elementali fisico, astrale e mentale sono sotto
controllo, e l’anima, l’uomo spirituale entrostante, già precisa le tendenze
e le scelte.

Nella famiglia umana la morte sopravviene quando l’anima ritira il suo filo
della coscienza e quello della vita; però questo processo di morte si
rapporta completamente ai tre mondi. L’anima ha il suo posto sui livelli
superiori del piano mentale, come ben sapete.

… La forma fisica può morire e scomparire, ma sopravviene un processo
interiore di morte dei corpi sottili e il processo della morte non è
completo finché non si sono disintegrati anche i corpi astrale e mentale e l
‘uomo è libero nel corpo causale o corpo dell’anima. …. In ultima analisi
e dal punto di vista dell’essere umano comune, la morte è semplicemente la
scomparsa dal piano fisico – il piano delle apparenze.

Tratto dalla mailing list Sadhana 

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