Morte: la grande avventura 3

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Morte: la grande avventura 3

(Citazioni dai volumi di Alice A. Bailey – compilato da due studenti)

– Parte terza –

PARTE IX

Nell’uomo la morte sopraggiunge, nel senso comune del termine, quando
la vo­lontà-di-vivere in un corpo fisico scompare e la volontà-di
astrarre ne prende il posto. È questo che chiamiamo morte.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. V° – I Raggi e le Iniziazioni 164/5)

Quando la causa, il desiderio, ha prodotto il suo effetto, cioè la
personalità, o la forma dell’uomo, questa perdura fino a che esiste la
volontà di vivere. È trattenuta in manifestazione dalla vitalità
mentale. Gli annali della medicina lo comprovano ripetu­tamente,
poiché è dimostrato che finché persiste la determinazione di vivere,
la durata della vita fisica è probabile, e che al contrario, se quella
si spegne, o quando colui che entro-dimora distoglie l’attenzione
dalla personalità, ne conseguono morte e disintegra­zione di
quell’immagine mentale che è il corpo.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica 452/3)

L’attaccamento è intenso desiderio per l’esistenza senziente. È insito
in ogni for­ma, si perpetua da sé, e lo conoscono anche i saggi.

Quando la Vita, o Spirito, si ritrae,la forma occultamente muore.
Quando il pen­siero dell’ego, o Sé superiore, è rivolto al proprio
mondo, non vi è energia diretta alla materia dei tre mondi esterni, e
perciò la costruzione di forme e l’attaccamento ad esse vengono a
cessare. Ciò conferma che “l’energia segue il pensiero”, e concorda
con l’insegnamento spirituale secondo cui il corpo del principio
Cristo (il veicolo buddhico) comincia a coordinarsi solo quando gli
impulsi inferiori svaniscono…. . L’attaccamento o l’attrazione per
la forma è per lo Spirito il grande impulso involutivo. La ripulsa
della forma e la sua disintegrazione conseguente sono la grande spinta
evolutiva.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° –Guarigione Esoterica 452)

La morte, quando arriva, ha due cause:

1. Conflitto tra forze, e non fra energia e forze. Campi di
battaglia sono il corpo ete-
rico e il fisico,e data la gravità del male, non giungono energie dall’esterno.

2. Estinzione della volontà-di-vivere. Il malato si arrende;
la battaglia è troppo ardua
per lui; egli non può apportare energie dall’esterno per contrastare
le forze in con­flitto, e neppure lo vuole.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 596)

Vi sarà evidente che questo Principio di Conflitto è strettamente
connesso con la morte. Per morte intendo la liberazione dalle
condizioni della forma fisica, emozionale o mentale, intendo la
cessazione (temporanea o permanente) del contatto con la forma
fi­sica, con l’annebbiamento astrale e l’illusione mentale, intendo il
rigetto di Maya, nome di quell’effetto globale che inghiotte l’uomo
immerso in qualsiasi genere di materiali­smo e perciò è sopraffatto
(dal punto di vista dell’anima) dalla vita nei tre mondi. È il
Principio di Conflitto, latente in ogni atomo di sostanza, che produce
prima di tutto con­flitto, poi rinuncia ed infine emancipazione; che
produce la guerra in una forma o in una altra,poi il rigetto e
finalmente la liberazione. Come vedete bene, questo principio è
connesso intimamente alla legge del Karma; è a questo principio che
allude A. Besant quando, in un suo libro, parla del fatto che la
sostanza di cui son fatte tutte le forme è già – dall’alba stessa del
processo creatore – permeata di karma. C’è un significato
pro­fondamente occulto nel pensiero enunciato sovente, che la morte è
la grande Liberatri­ce; significa che il Principio di Conflitto è
riuscito a produrre le condizioni in cui l’aspetto spirito è liberato
(temporaneamente o permanentemente) dalla prigione di qualche forma di
vita, individuale o di gruppo.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. V° – I Raggi e le Iniziazioni – 607)

È degno di nota che l’incapacità di esternare il “vero” o di “essere
la verità” è la vera causa di morte di chi ancora non è discepolo o
non ancora iniziato di primo grado. L’anima, vista la resistenza
oppostale dal suo strumento, decide di porre termine all’esperimento
di quell’incarnazione. La morte subentra, allora, provocata
dall’attrito.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 568)

Notate, inoltre, che la morte si produce per diretto intervento
dell’ego,anche se l’uomo ne fosse totalmente inconsapevole.Per la
maggioranza il processo è automatico, poiché (quando l’anima distoglie
l’attenzione) la reazione fisica inevitabile è o la morte fisica –
quando si distaccano entrambi i flussi, della vita e della ragione – o
la morte psichica – quando la corrente mentale si ritrae, e solo la
vita resta attiva nel cuore, ma senza coscienza intellettiva. L’anima
è impegnata in altre imprese, in altri livelli.

(Trattato di Magia Bianca 497/8)

L’intento deve essere che ogni uomo muoia – poiché è mortale – quando
l’anima lo vuole. Giunto in elevata fase di sviluppo, un giorno egli
saprà ritrarsi in piena co­scienza dal corpo fisico, a tempo debito e
con volontà deliberata. Lo lascerà silenzioso e deserto, senz’anima;
spento, ma sano ed integro; il corpo si disferà allora, seguendo il
decorso naturale, ed i suoi atomi torneranno al grande “deposito
d’attesa” finché non ri­chiesti da altre anime in procinto di
incarnarsi. Lo stesso processo si ripete nei mondi soggettivi: molti
però hanno già imparato ad abbandonare il corpo astrale senza
“sper­dersi nella nebbia” – modo simbolico di descrivere la morte a
quel livello. L’uomo si ri­trae quindi nel piano mentale, e la sua
carcassa astrale accresce la nebbia e la sua densità.
(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° Guarigione Esoterica 29)

La morte, per quanto riguarda l’uomo, è un processo sempre più
predisposto e previsto dall’anima che si ritrae di sua propria
volontà. Ciò vale, in diversa misura, per chiunque non sia di così
povera intelligenza che l’anima altro non faccia, in pratica, che
adombrarlo dall’alto. Per chiunque muoia, progredito o no che sia, le
fasi ulteriori della dissoluzione, dopo la dipartita spontanea
dell’anima (conscia per quest’ultima, e sempre più tale anche per la
persona morente), sono regolate da questo potere latente, insito
nel­la stessa vita del pianeta.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° Guarigione Esoterica 244)

La buona volontà, che è intento e movente di bene, quando sarà
coltivata guarirà le malattie dell’apparato respiratorio, gola e
polmoni, darà stabilità alle cellule cerebrali e curerà la pazzia e
l’ossessione, instaurando ritmo ed equilibrio. L’uomo sarà allora
longevo, poiché la morte interviene solo quando l’anima riconosce di
aver compiuta la sua missione e di meritarsi il pralaya. Essa si
presenterà quindi a grandi intervalli di tempo, governata dalla
volontà. L’uomo cesserà di respirare quando avrà terminata l’opera, e
invierà gli atomi del corpo in pralaya. Questa condizione è il sonno
del fisico, la fine della manifestazione, ma il suo significato
occulto non è ancora capito.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° Guarigione Esoterica 108)

Vi rammento che queste considerazioni riguardano le attività e le
reazioni dell’anima quando volutamente richiama il frammento di sé che
si è incarnato, a conclu­sione di un ciclo di vita. La durata di esso
può essere lungo o breve, dipende dal propo­sito; può essere di pochi
anni o di un secolo. Prima dei sette anni di età, ciò che più con­ta è
la vitalità dell’elementale fisico; l’anima è allora focalizzata nel
corpo eterico, ma non ne usa ancora appieno i centri; si limita ad un
lieve controllo pulsante, ad un blando impulso, sufficienti però a
preservare la coscienza, a dar vita ai vari processi fisiologici, a
dimostrare il carattere e le disposizioni. Queste doti divengono
sempre più marcate si­no a stabilizzarsi, a ventun anni, in quella che
chiamiamo la personalità. Nel caso dei di­scepoli, la presa dell’anima
incarnata, e la sua età o esperienza sono già pronosticabili, gli
elementali fisico, astrale e mentale sono sotto controllo, e l’anima,
l’uomo spirituale entrostante, già precisa le tendenze e le scelte.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° Guarigione Esoterica 463/4)

Nella famiglia umana la morte sopravviene quando l’anima ritira il suo
filo della coscienza e quello della vita; però questo processo di
morte si rapporta completamente ai tre mondi. L’anima ha il suo posto
sui livelli superiori del piano mentale, come ben sapete. Quanto alle
forme di espressione delle quali parlavo prima – cicli, civiltà,
cultu­re, razze, regni di natura e così via – la loro distruzione è
provocata da sorgenti ancora più in alto dei tre mondi in cui esse si
manifestano. Questa distruzione avviene sotto la direzione di
Shamballa, che evoca la volontà della Gerarchia o di qualche Ashram
particolare o di qualche membro della Gerarchia, al fine di produrre
nei tre mondi un risulta­to predeterminato in linea con il proposito
di Dio. Si potrebbe dire (con una certa misura di correttezza
esoterica) che la distruzione prodotta in ubbidienza alla quarta
parola del­la regola XIV è la distruzione di qualche aspetto del Piano
che ha giocato il suo ruolo nei tre mondi, secondo il proposito e
l’intento divini.

Questa distruzione non è esternamente così conclusiva come lo è la
morte di un uomo sul piano fisico, sebbene questa essenzialmente non è
quel rapido processo che generalmente si suppone essa sia. La forma
fisica può morire e scomparire, ma soprav­viene un processo interiore
di morte dei corpi sottili ed il processo della morte non è completo
finché non si sono disintegrati anche i corpi astrale e mentale e
l’uomo è libe­ro nel corpo causale o corpo dell’anima. La stessa cosa
avviene, in scala più grande, per la morte o distruzione di fasi del
Piano divino, avviate dalla Gerarchia in conformità al Proposito
divino. C’è sovrapposizione fra il processo di costruzione e quello di
distru­zione. Le civiltà che muoiono sono presenti nelle loro forme
finali mentre emergono le civiltà nuove, i cicli vanno e vengono,
sovrapponendosi; la stessa cosa si riscontra nell’emergere e nello
scomparire dei raggi e delle razze. In ultima analisi e dal punto di
vista dell’essere umano comune, la morte è semplicemente la scomparsa
dal piano fisi­co, il piano delle apparenze.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. V° – I Raggi e le Iniziazioni – 308/9)

PARTE X

Quando il genere umano giungerà alla consapevolezza dell’anima … la
morte sa­rà intesa come un evento “predisposto”, attuato in piena
coscienza e sapendo che è periodico. (Trattato
dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 435/6)

Nei capitoli precedenti ho esaminato il tema della morte specie nel
suo aspetto fi­sico, e dal punto di vista di chi osserva. Ho infatti
descritto quale dovrebbe essere l’atteggiamento di quest’ultimo. Qui
invece lo rappresento in maniera alquanto diversa, e cioè dal punto di
vista dell’anima che si scioglie dal corpo. Forse ripeterò cose che vi
sono già note, ma è opportuno chiarire bene certi concetti. Li esporrò
in modo conciso, e vi esorto a considerarli come basilari e reali.

1. Per l’anima incarnata giunge l’ora del distacco. Essa, in passato:

a. Si è appropriata di un corpo fisico di una certa qualità,
secondo l’età e le esigen­ze sue proprie.

b. Gli ha dato vita tramite l’eterico, infondendogli l’energia
necessaria per la durata prevista della sua impresa fisica.

2. Nel corpo fisico penetrano due grandi correnti d’energia, che ne
determinano l’attività, il tipo, la qualità espressiva, l’effetto
sull’ambiente:

a. La corrente di vita dinamica, ormeggiata nel cuore. Essa
entra nella testa, scende nel cuore e quivi si accentra per tutto il
periodo della vita. Una corrente minore dell’energia universale, o
prana, diversa e distinta dalla forza individuale, entra attraverso la
milza, dalla quale sale al cuore, incontro a quell’altra, maggiore e
più importante. La corrente vitale dà energia al corpo fisico e lo
tiene assieme. Quella pranica ne vivifica gli atomi e le cellule.

b. La corrente di coscienza individuale, che si ancora nella
testa, è un aspetto dell’anima e rivela la qualità della coscienza
che, a sua volta, dimostra il livello evolutivo. Anche questa corrente
agisce assieme ad un’altra, che è la forza della personalità,
caratterizzata dal desiderio (senzienza astrale o emotiva), che entra
nel corpo dal centro del plesso solare. Quest’ultima connette l’uomo
al piano astrale, e quindi al mondo dell’illusione. La coscienza degli
uomini primitivi o di media levatura si centra proprio nel plesso
solare, e quindi l’energia viene regi­strata dal punto focale entro la
testa, ma non è affatto riconosciuta. Ecco perché, alla morte, l’anima
loro esce dal plesso solare, e non dal capo. Quando invece l’uomo è
progredito, mentale, o è un discepolo o un iniziato, la corrente di
co­scienza si ritrae uscendo dalla testa.

3. L’anima gruppo di tutte le forme animali – per la Legge di
Attrazione – ritrae il prin­cipio vitale di qualsiasi sua forma fisica
attraverso il plesso solare, che è il cervello dell’animale comune. È
vero che alcuni di questi, domestici e progrediti, cominciano già ad
usare il cervello, almeno in qualche misura, ma il principio vitale e
la senzien­za, cioè la coscienza animale, si astrae ancora sempre dal
plesso solare. In tutte le fa­si del processo evolutivo si
distinguono, pertanto, certi notevoli triangoli di energia:

a. Negli animali e in quegli uomini che sono di poco superiori agli
animali, negli i­dioti e in tutti coloro che sembrano non avere un
centro di coscienza individuale, è preminente questo ternario:

Anima-gruppo,

Plesso solare,

Centro della milza.

b. Negli uomini poco evoluti, ma dotati di individualità, e
nell’essere umano ordina-

rio ed emotivo, domina quest’altro:

Anima,

Centro della testa,

Plesso solare.

c. Negli uomini progrediti e nei discepoli, all’ora della morte è
attivo questo triango-

lo:

Anima,

Centro della testa,

Centro ajna (il centro fra le sopracciglia).

Connessa a tutti questi ternari è la duplice relazione con il principio vitale:

a. Il cuore, ove si accentra la vita dell’anima nella forma.

b. La milza, attraverso cui fluisce costante e ritmica la corrente
dell’essenza vitale universale, o prana.

È certo un argomento molto astruso, e non suscettibile di verifica,
almeno per chi si trova sui livelli umani. Ma l’ammettere queste tre
ipotesi – tali sono infatti oggi – chia­risce tutto quanto si
riferisce al processo di restituzione di cui trattiamo.

4. La morte è governata dal desiderio, così come lo sono la vita e
l’esperienza. Non
occorre dimostrarlo, poiché generalmente ammesso. Si ripete infatti da
tutti che la morte è inevitabile quando viene meno la
volontà-di-vivere. E sia questa la sem­plice coesione del corpo
fisico, quale entità elementale (per elementali si intende la
moltitudine delle vite di natura che formano la totalità della materia
di un piano; queste, su onde di energia, mediante l’impulso del
respiro, e per effetto dell’azione vibratoria, sono spinte in tutte le
forme, quali ci appaiono sul piano fi­sico), o l’intento deliberato
dell’anima, è pur sempre un aspetto del desiderio, o meglio una
reazione del volere spirituale nel mondo fisico.

Esiste dunque un mutuo scambio fra:

a. l’anima sul suo livello,

b. il corpo astrale,

c. il centro del plesso solare.

Poca attenzione si è finora accordata a questa triplice relazione,
nell’Arte di Morire, ma essa merita di essere ponderata.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 428/31)

In senso occulto, il processo della morte è il seguente:

a. Prima fase: la forza vitale si ritira, dal denso, nel corpo eterico.

Ne consegue la “corruzione” del fisico, che si “disintegra” negli
elementi costituen­ti. L’uomo oggettivo svanisce e non è più visibile
all’occhio fisico, ma persiste nell’eterico. Quando la vista eterica
sarà sviluppata, il pensiero della morte avrà proporzioni molto
diverse. Quando a molti sarà possibile vedere l’uomo vivente nel corpo
eterico, l’abbandono del fisico sarà considerato come un sollievo.

b. Seconda fase: la forza vitale si ritira dal corpo eterico, che
quindi resta privo di e­nergia …

c. Terza fase: la forza vitale si ritira dalla forma astrale, e
questa prende a disintegrarsi in modo analogo, mentre la vita si
accentra altrove, intensificata dalle esperienze fi­siche e colorata
da quelle emotive.

d. Ultima fase, per l’uomo: la vita si ritira dal corpo mentale.

Terminata questa quadrupla astrazione, essa è controllata interamente
dall’anima … (Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione
Esoterica – 414/5)

Per illustrare quanto meglio posso questo argomento, ritengo sia bene descrivere

la sequenza di eventi che si verificano al punto di morte,
ricordandovi che le regioni ove si compie l’astrazione definitiva sono
tre: la testa, per i discepoli, gli iniziati, gli uomini di elevato
sviluppo mentale; il cuore per gli aspiranti, gli uomini di buona
volontà, per tutti coloro che hanno raggiunto una certa integrazione
personale e fanno quanto posso­no per adempiere la legge dell’amore;
il plesso solare per chi è emotivo e di scarsa leva­tura. Mi limito ad
elencare le varie fasi del processo, lasciandovi liberi di accettarle
co­me ipotesi interessanti e probabili, in attesa di poterle
verificare, o di accoglierle come verità indiscutibili, per fiducia
nella mia conoscenza, o infine di rifiutarle come fantasti­che, senza
valore, non suscettibili di prova. Il primo atteggiamento è il più
consigliabile, perché consente di mantenere l’integrità mentale, è
sintomo di mente aperta e nello stes­so tempo protegge dalla credulità
e ristrettezza mentale.

1. L’anima dal suo livello emette la “parola di richiamo”, e
immediatamente nell’uomo fisico subentrano un processo e una reazione
interiori:

a. Eventi fisiologici specifici alla base della malattia, interessano
il cuore e i tre grandi sistemi che potentemente condizionano l’uomo:
la corrente sanguigna, il sistema nervoso e quello endocrino. Non è il
caso di parlarne. La patologia della morte è ben nota ed è stata molto
studiata nei suoi aspetti exoterici, anche se mol­to resta ancora da
scoprire. A noi però interessano, soprattutto, le reazioni interiori
che, in ultima analisi, causano la predisposizione patologica alla
morte.

b. Una vibrazione percorre le “nadi”, che, come sapete, sono la
controparte eterica del sistema nervoso di cui sorreggono ogni singolo
nervo in ogni parte del corpo. Sono, per eccellenza, gli esecutori
degli impulsi direttivi dell’anima, in quanto re­agiscono alle
vibrazioni emesse dal cervello eterico. Essi rispondono alla Parola di
comando e all’attrazione dell’anima e si dispongono all’astrazione.

c. Il sangue subisce una reazione di peculiare carattere occulto. “Il
sangue è la vita”, si afferma; vi si produce un cambiamento interiore
per le due fasi precedenti, ma soprattutto per effetto di un’attività
ancora ignorata dalla scienza e causata dal si­stema ghiandolare.
Infatti le ghiandole, reagendo al comando di morte, vi immet­tono una
sostanza che agisce sul cuore, dove è fissato il filo della vita.
Questa so­stanza, considerata come “mortifera”, è una delle cause
fondamentali del coma e dell’incoscienza, poiché suscita ripercussioni
nel cervello. La medicina ufficiale ne mette in dubbio l’esistenza, ma
finirà per riconoscerla.

d. Un tremore psichico si stabilisce, che allenta e spezza i legami
fra i nadi e i nervi; il corpo eterico si stacca dall’involucro denso,
ma ancora lo compenetra.

2. Subentra a questo punto, sovente, una pausa più o meno lunga. Essa
consente che il processo del distacco avvenga nel modo più blando e
indolore possibile. Lo svincolo comincia dagli occhi, e si manifesta
come rilassamento, come quella scomparsa di ogni timore che si nota
molte volte nel morente, che si acquieta e si dispone a partire, ormai
incapace di sforzo mentale. é come se, in stato di coscienza,
raccogliesse le forze per l’astrazione finale. Durante questa pausa –
rimossa una volta e per sempre dall’umanità la paura della morte – gli
amici e i parenti del moribondo gli “faranno festa”, rallegrandosi con
lui per l’abbandono del corpo. Certo, oggi non è possibile. Oggi è di
rigore lo sconforto, e questa fase passa inosservata e non se ne trae
profitto; ma un giorno le cose saranno diverse.

3. L’organismo eterico, sciolto da qualsiasi legame con i nervi per
l’azione esercitata dai nadi, si raccoglie per lo stacco finale. Dalle
estremità si ritrae verso “l’uscita” e si concentra nella regione che
lo circonda, in attesa dell’impulso finale dell’anima, che dirige il
processo.

Fino a questo punto, tutto si è svolto secondo la Legge di Attrazione,
cioè per vo­lere magnetico, attrattivo dell’anima. Ora insorge un
impulso diverso.

Il corpo denso, somma degli organi, delle cellule, degli atomi, sempre
più sciolto dal potere integrativo del corpo vitale, esercitato dai
suoi nadi, cade nella sfera d’attrazione della materia. é
quell’impulso chiamato attrattivo della materia stessa, esercitato da
quella misteriosa entità che è lo “spirito della terra” di natura
involutiva, che è per il pianeta ciò che l’elementale fisico è per il
corpo denso dell’uomo. é una forza fisica vitale che, in essenza, è la
vita e la luce della sostanza atomica, di cui o­gni forma è composta.
I componenti della forma ritornano a questa riserva di vita
in­volutiva e materiale. La restituzione della materia requisita per
la forma usata dall’anima durante la vita sta proprio nel ridare a
questo “Cesare” del mondo involu­tivo ciò che gli appartiene, mentre
l’anima torna a Dio, donde provenne.

E’ evidente che in questa fase il processo è duplice:

a. Il corpo vitale si prepara ad uscire.

b. Il fisico si abbandona alla dissoluzione.

Ma è osservabile una terza attività: l’uomo consapevole ritrae la
propria coscienza in modo graduale ma continuo negli involucri astrale
e mentale, apprestandosi ad e­strarre completamente il corpo eterico
al momento giusto.

Si distacca sempre più dal mondo fisico e si ritrae in sé stesso. Se
egli è alquanto progredito lo fa in modo cosciente, e il suo interesse
per la vita e la consapevolezza dei rapporti con i familiari e gli
amici non si disperdono, nonostante che la presa sul mondo fisico si
vada affievolendo.

Quando si muore per vecchiaia, questo distacco è più facilmente
percepibile che nei casi di malattia, e molte volte si può vedere
l’anima, cioè l’uomo interiore vivente, allentare a poco a poco la
presa sulla realtà fisica e, pertanto, illusoria.

4. Una seconda pausa. In questo momento l’elementale fisico può
ancora, a volte, riaf­ferrare il corpo eterico, se l’anima lo vuole
perché la morte non rientra nei suoi piani interiori, o se esso è così
forte da prolungare il processo. Talvolta avviene che la lotta si
prolunghi per giorni e settimane. Ma quando la morte è inevitabile,
questa seconda pausa è brevissima, anche in pochi secondi.
L’elementale fisico rilascia la presa, e l’eterico attende l’ultimo
“strappo” dell’anima, sotto la Legge di Attrazione.

5. Il corpo eterico emerge dal denso, gradualmente e dall’orifizio
prescelto. Quando è del tutto libero, assume i vaghi contorni della
forma densa che ha sorretto, e ciò av­viene sotto l’azione della
forma-pensiero che l’uomo ha creato, negli anni, di se stes­so.
Quest’ultima esiste per ciascuno, e deve essere distrutta per
completare la seconda fase, dell’eliminazione. Ne riparleremo. Libero
ormai dal carcere del fisico denso, il corpo eterico non è ancora
sciolto dall’influsso di questa forma-pensiero, con la quale resta in
un certo rapporto, che basta a trattenere l’entità spirituale vicino
al cor­po abbandonato. Ecco perché il chiaroveggente afferma talora di
vedere il corpo ete­rico librarsi sul letto di morte o sul feretro.
Quelle energie integrate che chiamiamo corpi astrale e mentale ancora
lo compenetrano, e un punto di luce al centro dimostra la presenza
dell’anima.

6. Il corpo eterico gradualmente si disperde, poiché le sue energie si
riorganizzano e ri­tirano, lasciando solo la sostanza pranica
identificata con il veicolo eterico del piane­ta. Come ho già detto,
questa dispersione è molto agevolata dalla cremazione. Quan­do si
tratta di un uomo poco evoluto, il corpo eterico può restare a lungo
nei pressi della carcassa densa esterna in via di corrompersi, perché
l’attrazione dell’anima non è forte quanto quella della materia. Se
invece è più progredito e quindi distaccato in pensiero dal mondo
fisico, la dissoluzione del corpo vitale può essere rapidissima.
Quando termina, la restituzione è compiuta; l’uomo, almeno per qualche
tempo, non reagisce più all’ attrazione fisica; resta avvolto nei
corpi sottili, e si accinge a quell’atto che ho indicato col nome di
“eliminazione”.

Al termine di queste insufficienti considerazioni sulla morte dei due
aspetti del corpo fisico, affiora un concetto: l’integrità dell’uomo
interiore. Egli resta se stesso. é intatto e indenne; è libero da
tutto ciò che è proprio del livello fisico e dipendente da tre soli
fattori:

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