Morte: la grande avventura 4

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Morte: la grande avventura 4

(Citazioni dai volumi di Alice A. Bailey – compilato da due studenti)

– Parte quarta –

1. Qualità delle doti astrali o emotive.

2. Stato mentale abituale.

3. Voce dell’anima, sovente non riconosciuta, talvolta ben nota e amata.

L’individualità non è perduta; la stessa persona persiste nel mondo,
spogliata solo di ciò che era parte integrale della consistenza
tangibile del pianeta. Quell’entità amata o detestata, utile o nociva
al genere umano, che rese grandi servigi o visse insignificante,
rimane, ancora attiva in senso mentale, e rimarrà in eterno come parte
individuale quali­ficata dal tipo di energia (o raggio), o come parte
del regno dell’anima, o come un ini­ziato di alto grado, secondo
quanto gli compete per diritto.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 472/8)

Prima di studiare a fondo questo problema voglio accennare a quel
“velo” che è intatto nel cervello della maggior parte degli uomini, ma
non esiste nell’illuminato.

Il corpo denso, come sapete, è compenetrato da un sostegno, chiamato
corpo ete­rico o vitale, che ne è la controparte, e che lo oltrepassa
alquanto.

Questo è un involucro d’energia, composto di centri di forza e di
“nadi”, piccoli conduttori di forza che sorreggono tutto il sistema
nervoso, cioè i nervi e i gangli nervo­si. Nel corpo, due orifizi
consentono l’uscita: uno si apre nel plesso solare, l’altro nella
sommità del capo. Ciascuno di essi è protetto da una rete di sostanza
eterica, formata da fili di energia fittamente intrecciati.

Alla morte, l’energia vitale preme su quel velo, lo lacera e sfugge
via, quando il potere astraente dell’anima è forte abbastanza. Nel
caso di animali, bambini o esseri umani del tutto accentrati nel corpo
fisico e astrale, la via di uscita è il plesso solare, ove la rete si
strappa e consente il passaggio. Nel caso di uomini mentali, al
contrario, cioè di individui più evoluti, si lacera la rete al sommo
del capo, nella regione delle fontanel­le, e l’essere pensante
razionale sfugge da quella porta.

Negli uomini di forte natura psichica, medium, chiaroveggenti e
chiaroudenti di scarsa levatura, il velo del plesso solare è perforato
già dai primi anni di vita, e quindi essi facilmente escono dal corpo
e vi rientrano, come durante la “trance”, quando sono attivi nel mondo
astrale. Ma non hanno continuità di coscienza, e non si scorge nessun
rapporto fra la loro esistenza fisica e i fenomeni che riferiscono
durante la “trance”, e che solitamente – ignorano del tutto in stato
di veglia. L’intero processo si compie sotto il diaframma e concerne
soprattutto la vita senziente animale.

Invece il chiaroveggente consapevole e chi ha poteri psichici di
ordine superiore non cade in “trance”, e in tal caso non esiste
ossessione né medianità. È il velo cerebrale che viene lacerato, e per
quell’apertura affluiscono luce, sapere, ispirazione; ciò conferi­sce,
inoltre, la capacità di entrare in quello stato di estasi spirituale
(indicato in sanscrito dal termine “Samadhi”), che è la corrispondenza
spirituale dello stato di “trance” della natura animale.

Sono dunque due le aperture per cui si trapassa: il plesso solare, per
chi è soprat­tutto fisico ed emotivo, e cioè per la grandissima parte
degli uomini – e il centro della te­sta per chi è mentale e
spiritualmente desto.

Ecco il primo e più importante fatto da ricordare, ed è chiaro che la
tendenza ge­nerale, il campo dove si accentra in modo precipuo la
vita, decidono la porta d’uscita. Ne consegue che l’impegno di
disciplinare la vita e la natura emotiva e di orientarsi ver­so il
mondo mentale e dello spirito agisce poderosamente sugli aspetti
fenomenici della morte.

È ovvio, se ben si pensa, che una di queste aperture concerne l’uomo
spirituale e progredito, e l’altra il primitivo, che di poco ha
superato la fase animale. E l’uomo ordi­nario, di media levatura?
Orbene, esiste temporaneamente una terza via: proprio sotto l’apice
del cuore, un’altra rete eterica ostruisce un altro orifizio. La
situazione è dunque la seguente:

1. Escono dalla testa gli intellettuali, i discepoli e gli iniziati.

2. Escono dal cuore uomini e donne di buona volontà ed onesti
cittadini, i filantropi, gli operatori intelligenti.

3. Escono dal plesso solare gli esseri umani con una prevalente
natura istintuale, a volte indicata come natura animale.

Tutto ciò, a poco a poco, diverrà di dominio pubblico in Occidente,
nel secolo venturo; in Oriente già lo si sa, e costituisce uno dei
primi passi verso la comprensione razionale dei processi di morte.
(Trattato di Magia Bianca – 500/2)

Nelle pagine che precedono ho tentato di descrivere la vera natura di
ciò che si chiama morte. Essa è dunque il ritrarsi, conscio o no,
dell’entità vivente interiore dal suo guscio, dalla sua corrispondenza
vitale, e finalmente dai corpi sottili, secondo il li­vello
evolutivo.Vi ho detto quanto essa sia fenomeno abituale per ciascuno.
L’orrore che accompagna la morte violenta è provocato dallo “shock”
che colpisce il corpo eteri­co, imponendo l’istantaneo riassetto delle
sue forze, costrette a reintegrarsi in modo im­provviso e repentino
per azione definita, compiuta, per forza di cose, nel corpo
astrale-mentale. Ciò non implica che l’entità interiore si
ristabilisca nell’eterico, ma il ricom­porsi, per Legge di Attrazione,
delle energie di quest’ultimo già dissipate, sì che possa poi
dissolversi in modo definitivo e completo.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV – Guarigione Esoterica – 478/9)

La morte può anche essere intesa come un processo duplice, che
specialmente concerne il corpo vitale. Dapprima la sostanza eterica
viene raccolta ed estratta, in modo che non interpenetri più il fisico
denso, poi si addensa (parola scelta con cura) in quella parte
dell’eterico che circonda, senza compenetrarlo, il corpo denso. Questa
è stata tal­volta chiamata, per errore, l’aura della salute, ed è più
facile fotografarla con esito posi­tivo proprio durante la morte, più
che in qualsiasi altra circostanza, perché le forze, in via di
ritirarsi, si accumulano per parecchi centimetri intorno al corpo
tangibile. A que­sto punto, nel processo d’astrazione, l’anima dice la
“parola morte”, ma prima può an-

cora rientrare nel fisico, e ri-compenetrarlo con l’eterico già
estratto. Fino a questo mo­mento, comunque, essa mantiene il contatto
con tali forze tramite il centro della testa, o del cuore, o del
plesso solare, o mediante i due centri minori dei polmoni.

Secondo il suo livello evolutivo, il morente è, per tutto questo
tempo, accentrato nel corpo emotivo o nel mentale. È più cosciente di
quanto credano gli astanti, e si rende perfettamente conto, in sé, di
quanto accade. Se è fortemente focalizzato nella vita fisi­ca, e
questo è il desiderio di cui è più consapevole, può intensificare il
conflitto; allora l’elementale fisico combatte vigorosamente per
sopravvivere e l’astrale dal canto suo resiste per prolungare la vita,
mentre l’anima è intenta all’opera di astrazione e di resti­tuzione.
Spesso questa lotta è evidente a chi assiste. Ma, col progresso
dell’umanità, questa triplice battaglia diverrà meno frequente; la
vita fisica sarà sempre meno deside­rata, e l’attività del corpo
astrale andrà estinguendosi.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 466/7)

Esiste una potente energia di astrazione, che chiamiamo morte, che a
tempo de­bito si dimostra più forte che l’azione unita degli atomi e
delle cellule del corpo. Essa tende a ritrarre e poi ad estrarre
l’energia dell’anima, che se ne avvale nel processo di abbandonare un
veicolo dopo l’altro. Si può affermare che i semi della morte sono
la­tenti nel pianeta e in tutte le forme.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 347/8)

Sono i centri energetici che tengono assieme il corpo e ne fanno un
tutto organi­co, attivo e vitale. Come sapete, in punto di morte il
filo della coscienza si stacca dal centro della testa e quello della
vita dal cuore. Ma non si è ancora dato rilievo all’effetto che questo
duplice evento provoca su tutti gli altri centri. Il filo della
coscienza, ormeg­giato nel centro della testa, qualifica il loto
chiamato in oriente “dai mille petali” (im­magine usata per indicare
il centro della testa), non solo, ma (in modo magnetico e ra­diante)
influisce nettamente anche sui petali degli altri centri maggiori, con
tutti i quali è in rapporto; il centro della testa li qualifica e li
tiene attivi, e quando la qualità di reazio­ne cosciente se ne ritrae,
l’effetto è subito risentito da tutti i petali degli altri centri,
ab­bandonati dall’energia qualificante, che sfugge via dal centro
della testa. Lo stesso vale per il filo della vita, che è fissato nel
cuore, dopo essere penetrato nella testa unito a quello della
coscienza, e averla attraversata. Finché resta ancorato colà, infonde
energia e tiene vivi tutti i centri del corpo, irradiando fili di vita
nel loro punto centrale, o nel lo­ro cuore, che talvolta viene
chiamato “il gioiello nel loto” – appellativo però spesso ri­servato
al punto di energia monadica (Monade, la parte immortale dell’uomo, la
causa prima, “il frammento di Dio in ogni uomo”) nel cuore del loto
egoico, nel suo mondo. In punto di morte, il filo della vita, quando
si ritira dal cuore alla testa e da qui al veico­lo dell’anima, porta
seco la vita di ogni centro; quindi il corpo muore e si disintegra, e
non è più un tutto coerente, conscio, vitale.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 622/3)

Le forze eteriche dapprima si concentrano alla periferia, dove già
oltrepassano il corpo denso, prima di dissiparsi e lasciare l’anima
libera nel suo involucro astrale. È una fase ancora ignorata del
processo di morte. Sovente si è supposto e affermato che il cor­po
eterico si ritira dal fisico denso. Ma la morte in quel momento non è
ancora comple­ta; occorre un secondo comando dell’anima, per cui tutte
le forze eteriche si dissolvano e tornino alla fonte, cioè alla grande
riserva generale. Non dimenticate che il veicolo e­terico non ha vita
propria. È semplicemente l’amalgama di tutte le forze e le energie che
animano il fisico e lo sospingono ad agire durante il periodo
dell’esternazione. E ram­mentate che i cinque centri della spina
dorsale non sono entro il corpo fisico, ma in certi punti della forma
eterica che è parallela; sono situati (nel caso dell’uomo di scarsa
leva­tura, e ancor più se è di medio sviluppo) almeno a cinque
centimetri dalla colonna ver­tebrale. Anche i tre centri del capo sono
fuori del fisico.

Tutto ciò vi farà comprendere perché il corpo fisico – in quanto tale
– può già esse­re abbandonato quando se ne dichiara ufficialmente la
morte, però questa non è ancora realmente completa. Infine, tenete
presente che quanto detto dei centri maggiori vale anche per i minori.

Gli ultimi due centri minori che “si dissolvono nel nulla” per
ricongiungersi alla totalità della sostanza eterica, sono nella
regione toracica e intimamente connessi con i polmoni. Ed è proprio su
questi che l’anima agisce quando, per qualche ragione, deve rientrare
nel corpo. Quando essi si riattivano, il respiro della forma fisica,
già abbando­nata, riprende. Il pronto intervento somministrato
normalmente in caso di annegamento o di asfissia, è inconsapevole
applicazione di questa verità. Ma se l’uomo ha ceduto alla malattia ed
il suo fisico è quindi molto indebolito, queste pratiche non sono
possibili né consigliabili. In caso di morte istantanea per incidente,
atto bellico, suicidio, delitto, col­lasso cardiaco improvviso, lo
“shock” è tale che il processo alquanto lento dell’astrazione è
soppresso e l’abbandono del corpo fisico e la dissoluzione totale
dell’eterico sono praticamente simultanei. Se la morte avviene, come
di norma, per ma­lattia, l’astrazione è lenta, e (se la virulenza del
morbo non ha deteriorato troppo l’organismo fisico implicato) esiste
la possibilità di un ritorno, per un periodo più o me­no lungo. Ciò
accade di frequente, specie se la volontà di vivere è intensa e
rimangono compiti da assolvere o non ben conclusi.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 460/2)

Finora i cambiamenti che si attuano nei centri alla morte del corpo
fisico non so­no mai stati osservati o documentati; essi sono tuttavia
nettamente visibili all’iniziato e si dimostrano assai interessanti ed
istruttivi. È l’osservazione delle condizioni dei centri che consente
all’iniziato di sapere, quando concede la guarigione, se la guarigione
fisica del corpo è consentita o meno. Egli può vedere se il principio
volontà d’astrazione di cui sto parlando è attivamente presente o no.
Si può osservare il medesimo processo in or­ganizzazioni e civiltà
nelle quali l’aspetto forma viene distrutto al fine di astrarne la
vi­ta, la quale più tardi potrà ricostruirsi una forma più adeguata.
Lo stesso avviene nei grandi processi d’iniziazione, che non sono
soltanto dei processi di espansione della co­scienza, ma che hanno
radice nella morte o processo d’astrazione, che conduce alla
re­surrezione e all’ascensione.

Ciò che effettua un cambiamento è una scarica (per usare un termine
del tutto ina­datto) di energia-volontà diretta e concentrata. Questa
è tanto magnetica da attrarre a sé la vita dei centri, causando la
dissoluzione della forma e la liberazione della vita. Nell’uomo la
morte sopraggiunge, nel senso comune del termine, quando la
volontà-di­vivere in un corpo fisico scompare e la volontà-di-astrarre
ne prende il posto. È questo che chiamiamo morte. Nel caso della morte
in guerra, per esempio, non si tratta della volontà-di-ritiro
individuale, ma della partecipazione obbligata ad una grande
astrazione di gruppo. Dal suo livello, l’anima dell’uomo riconosce la
fine di un ciclo d’incarnazione e richiama la vita. Lo fa con una
scarica d’energia di volontà abbastanza forte da determinare il
cambiamento.

La Legge richiede che la giusta direzione guidi poi le forze entranti.

Le forze entranti, che operano secondo questa legge, sono indirizzate
anzitutto al centro della testa, da qui al centro amna e poi al centro
che ha governato ed è stato più at­tivo durante l’incarnazione del
principio vita. Questo centro varia secondo il punto raggiunto sulla
scala dell’evoluzione e secondo il raggio della personalità, cui più
tardi si aggiunge il raggio dell’anima, producendo un condizionamento
ed un cambiamento maggiori. Nel lavoro dell’iniziato che usa
coscientemente questa legge, il principio d’astrazione (quando entra
nel corpo) è mantenuto focalizzato nella testa ed ha una tale potenza
magnetica che l’energia dei rimanenti centri viene rapidamente
raccolta e ritira­ta. Ciò che è vero del processo individuale di
astrazione del principio vita, secondo la legge dei Sette
Supplementari, è altrettanto vero del processo in tutte le forme e
tutti i gruppi di forme. Il Cristo si riferiva a quest’opera
d’astrazione in relazione al terzo grande centro planetario,
l’umanità, quando disse (e parlava come rappresentante della
Gerarchia, il secondo centro planetario nel quale vengono
esotericamente “ritirati” tutti gli esseri umani che conseguono
l’iniziazione): “Quando io sarò elevato dalla terra, trar­rò tutti gli
uomini a me”. Una parola diversa dalla Sua sarà pronunciata alla fine
dell’età, quando il Signore del Mondo parlerà da Shamballa, astrarrà
il principio vita dalla Gerarchia, e tutta la vita e la coscienza si
focalizzeranno allora nel centro planeta­rio della testa: la grande
Camera del Consiglio di Shamballa.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. V° – I Raggi e le Iniziazioni – 165)

Riprendiamo il filo della trattazione, e consideriamo l’attività
dell’uomo interiore spirituale, ormai privo di veicolo fisico, denso
ed eterico, ma avvolto ancora nel corpo sottile, composto di sostanza
astrale, o senziente, e mentale. Grazie all’intensa polariz­zazione
emotiva dell’umanità è invalsa l’idea che, dopo la vera morte, l’uomo
si ritrag­ga dapprima nel corpo astrale, poi nel mentale. Ma, in
verità, non è così. Alla base di questa concezione sta il fatto che
nel corpo sottile, di norma, predomina la sostanza a­strale. Pochi
sono gli uomini progrediti al punto da disporre, dopo la morte, di un
invo­lucro soprattutto mentale. Solo i discepoli e gli iniziati, che
vivono accentrati con preva­lenza nella mente, si ritrovano, subito
dopo il decesso, sul livello mentale. Per lo più gli uomini, invece,
restano sul piano astrale, rivestiti da un guscio di questa sostanza,
che devono eliminare in un dato periodo di tempo, sempre in quel mondo
illusorio.

Come ho già detto, quel mondo non ha esistenza vera e propria: è una
creazione irreale dell’umanità. É. La sostanza senziente di cui è
composto assume ancora forme illusorie, ed ancora ostacola la
liberazione dell’anima.

Essa “imprigiona” coloro che, morendo, non reagiscono più che al
desiderio, all’emozione, al sentimento: ed è la gran parte del genere
umano. Molti sono ancora gli uomini la cui coscienza è focalizzata nel
piano emotivo, e quando abbandonano la co­scienza fisica e il duplice
corpo fisico, devono ancora eliminare l’astrale; poco sforzo devono
fare invece per liberarsi dall’involucro mentale. Si tratta di
individui di scarsa o media levatura, e, una volta scartato il guscio
astrale, ben poco resta loro da compiere; non hanno infatti un veicolo
che dia loro integrità mentale, perché difettano di concen­trazione;
l’anima, sui livelli superiori mentali, è ancora “in profonda
meditazione” e del tutto inconscia del proprio riflesso nei tre mondi.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 486/7)

PARTE XI

Opera di Restituzione… Arte della Eliminazione… Processo di
Integrazione… Questi tre processi sono la Morte.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 394/5)

Il campo dell’esperienza (dove esiste la morte, quale intesa
comunemente) è costi­tuito dai tre mondi ove l’uomo evolve: il fisico,
l’emotivo, il mentale. Questo campo, per certi aspetti e per quanto
riguarda la morte, è duplice, il che giustifica l’espressione “seconda
morte”. Altre volte ho applicato questa espressione per la distruzione
del cor­po causale, che è il vero veicolo dell’anima. Ma la si può
usare, in senso più letterale, per indicare la seconda fase della
morte nei tre mondi. In tal caso si riferisce solo alla forma, e
quindi ai veicoli d’espressione inferiori ai livelli a-formali del
piano fisico co­smico. Tali livelli, della forma, sono (come ben
sapete, in quanto si tratta dell’ABC dell’occultismo) quello della
mente concreta, quello ove la natura emotiva reagisce alla così detta
sostanza astrale, e il mondo fisico, che è duplice, in quanto consiste
del fisico denso e dell’eterico. Per conseguenza, la morte dell’uomo
consta di due fasi:

Prima: morte del fisico-eterico, a sua volta suddivisa in due stadi:

a. ritorno degli atomi del corpo fisico alla riserva da cui furono
sottratti, che è il totale della materia terrestre e il corpo fisico
denso della vita planetaria;

b. ritorno delle forze aggregate del corpo eterico alla riserva
generale dell’energia.

L’insieme di questi due stadi è la Restituzione

Seconda: la “ripulsa” (come è detta talvolta) dei veicoli
emotivo-mentale, che in realtà sono uno solo, cui i primi teosofi
davano, a buon diritto, il nome di “kama­manas”, cioè fusione di
desiderio-mente. Ho affermato, altrove, che in verità il piano e il
corpo astrale non esistono affatto. Se il corpo fisico è composto di
una materia che non è considerabile come un principio, l’astrale – dal
punto di vista della mente – è dello stesso genere. È cosa difficile
da comprendere, poiché desiderio ed emozioni hanno tale importanza da
sembrare reali. Ma – in senso rigoroso – per la mente il corpo astrale
non è che una “reazione immaginaria”; non è un principio. L’uso
cumulativo e continuo del­la immaginazione a servizio del desiderio ha
finito per edificare un mondo illusorio, an­nebbiante, che è appunto
l’astrale. Durante l’incarnazione fisica, e quando ancora non si ha
percezione dell’anima, esso appare perfettamente reale, dotato di vita
sua propria. Dopo la prima morte (cioè del corpo denso) non perde
consistenza. Ma il suo potere gradualmente svanisce; l’uomo mentale si
accorge a poco a poco del proprio vero stato di coscienza (più o meno
evoluta) e allora si fa possibile la seconda morte.

Questa seconda fase è appunto l’Eliminazione.

Superate le due fasi dell’arte del morire, l’anima disincarnata non è
più costretta dalla materia; esse – temporaneamente – l’hanno
purificata da ogni sostanza contami­nante. Ciò è compiuto non
dall’anima entro la forma, cioè da quella frazione dell’anima che
diciamo umana, ma dall’anima spirituale, che l’astrae a sé, sul suo
piano. È opera dell’anima adombrante, non dell’anima immersa nella
personalità. L’anima umana, in questa fase, risponde semplicemente
all’attrazione esercitata dall’anima spirituale, che, di proposito, la
astrae dagli involucri che la imprigionano. Procedendo il corso
evoluti­vo, l’anima assume sempre più il controllo sulla personalità,
ed allora essa stessa, entro i suoi veicoli, che decide e dirige in
modo cosciente e volontario le fasi della morte. All’inizio ciò
avviene con il soccorso dell’anima adombrante. Poi, quando l’uomo
or­mai vive nel mondo come anima, egli stesso – in perfetta continuità
di coscienza – go­vernerà i processi di astrazione, e (con intento
deliberato) “salirà là donde è venuto”. È il riflesso nei tre mondi
della divina ascensione compiuta dal Figlio di Dio ormai perfetto.
(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV¡ – Guarigione
Esoterica – 408/10)

I termini qui usati a proposito dei requisiti fondamentali sono stati
scelti per il loro significato specifico:

1. Opera di Restituzione. Significa riconsegnare la forma alla riserva
generale della so­stanza; oppure il ritorno dell’anima, energia
spirituale divina, alla propria fonte: a livello egoico o monadico,
secondo lo sviluppo evolutivo. Essa soprattutto è compiuta dall’anima
umana entro l’involucro fisico, e interessa i centri del cuore e della
testa.

2. Arte di Eliminazione. Sono le due attività dell’uomo interiore
spirituale: eliminare ogni controllo esercitato dal triplice uomo
inferiore e riconcentrarsi sui livelli concre­ti della mente come
punto di luce radiante. Sono precipue dell’anima umana.

3. Processo di Integrazione. È l’opera dell’uomo spirituale
liberato che si fonde con l’anima (la super-anima) sui livelli
superiori della mente. Così la parte ritorna al tut­to, e si comprende
il vero senso delle parole di Krishna: “Pervaso l’intero universo con
un frammento di Me, Io rimango”. Anche la particella cosciente che,
sperimen­tando, ha pervaso il piccolo universo della forma nel
triplice mondo, rimane, e sa di essere parte dell’intero.

Questi tre processi sono la Morte.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 395/6)

Tutto questo capitolo, intitolato ai Requisiti Fondamentali,
s’impernia in realtà sul processo della morte, sulle condizioni del
mondo materiale, cioè dei tre mondi ove ci si incarna per servizio. In
questa prima parte considereremo la restituzione del corpo alla
riserva generale della sostanza, oppure al servizio nel mondo esterno,
nel mondo della vita fisica di ogni giorno, nonché la restaurazione
dell’anima nella sua sorgente, nel suo mondo, oppure, all’inverso, la
sua reintegrazione alla piena responsabilità del corpo. Nella seconda,
studieremo l’eliminazione del principio vitale e di un aspetto della
co­scienza, e non si tratta della formazione del carattere. All’inizio
ho accennato al caratte­re e alla qualità individuali perché la giusta
comprensione dei principi fondamentali del­la vita e della morte è
agevolata dalla retta azione basata sul retto pensiero, e ciò
co­struisce un retto carattere. Ma non intendo soffermarmi su questi
requisiti elementari. I processi di integrazione che qui voglio
considerare sono quelli dell’anima nel suo tripli­ce corpo, se così
stabilisce il karma, o nel suo proprio regno, se il karma decreta la
morte. (Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° –
Guarigione Esoterica – 391)

Studiamo dunque i tre grandi processi che già ho menzionato; essi
riguardano tre diversi periodi e preparano, in fine, altri processi,
secondo la Legge della Rinascita.

1. Restituzione, che riguarda il ritrarsi dell’anima dal piano
fisico e dai suoi due aspetti fenomenici, cioè i corpi fisico denso ed
eterico. È l’Arte di morire.

2. Eliminazione, che controlla la vita dell’anima dopo la morte
fisica, negli altri due mondi dell’evoluzione umana. L’anima elimina
il corpo astrale-mentale, ed è pronta a “vivere libera nel suo luogo”.

3. Integrazione, per cui l’anima, ormai libera, riprende coscienza
di sé quale Angelo della Presenza e si reintegra nel mondo delle
anime, in stato di riflessione. Sospinta dalla legge di necessità
karmica si appresta poi a ridiscendere nella forma.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 407/8)

La Legge di Attrazione regola, dunque, la morte, come ogni altra cosa.
È il princi­pio di coesione che preserva intatto l’assetto del corpo
intero, ne rende stabile il ritmo e i cicli vitali e presiede ai mutui
rapporti fra le sue parti. È il massimo coordinatore in ogni forma,
poiché (nell’anima) esprime il primo aspetto divino, la volontà. Forse
ciò vi stupisce, in quanto siete abituati a considerare questa legge
come manifestazione del se­condo aspetto, cioè dell’amore-saggezza. Ma
il principio di attrazione agisce in tutte le forme, dall’atomo al
pianeta. Se però è coesivo e integrante, è anche il mezzo di
“resti­tuzione”, per cui l’anima umana periodicamente si riassorbe
nell’anima adombrante. Questa sua funzione è stata poco studiata
sinora, perché concerne il suo massimo aspet­to ed è quindi connessa
alla volontà divina, o della Monade.

É in futuro, gli uomini cominceranno a saper distinguere (come devono
e voglio­no) fra volontà personale e spirituale, fra intento, piano,
proposito, polarità definita, e al­lora la questione si chiarirà.

Come tutto ciò che è manifesto, la Legge di Attrazione si scinde in
tre aspetti, connessi ai tre aspetti del divino:

1. Pone in rapporto vita e forma, spirito e materia – terzo aspetto.

2. Governa il processo coesivo e integrante che produce le forme
– secondo aspetto.

3. Provoca lo squilibrio che disintegra e trascende la forma –
per quanto riguarda l’uomo – e che si attua in tre fasi:

a. Restituzione, per cui il fisico si dissolve e restituisce i suoi
componenti, cellule e atomi, là donde provennero.

b. Eliminazione, identico processo che coinvolge le forze costituenti
gli involucri astrale e mentale.

c. Assorbimento, per cui l’anima umana si riunisce alla propria
sorgente, l’anima universale che tutto adombra.

Quest’ultima fase è un’espressione del primo aspetto.

Se ben compreso, ciò illustra e dimostra l’immenso potere della Legge
di Attra­zione e il suo rapporto con quella di Sintesi, regolatrice
del primo aspetto divino. L’integrazione è foriera di sintesi.
Ripetuta molte volte, ciclicamente, nel lungo ciclo dell’anima che si
reincarna, genera infatti quella sintesi ultima, fra spirito e anima,
che è la meta dell’evoluzione umana. Dopo la terza iniziazione, nasce
la completa libertà dall’attrazione esercitata dalla sostanza dei tre
mondi, e quindi la facoltà di avvalersi, con perfetta conoscenza di
causa, della legge di Attrazione e delle sue varie fasi che re­golano
il processo creativo. Altri suoi aspetti saranno impiegati in seguito.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. TV° – Guarigione Esoterica – 433/5)

La Legge di Disintegrazione è un aspetto della Morte. Regola la
demolizione della forma affinché la vita entrostante risplenda in
pienezza… essa spezza le forme, mentre la Legge di Attrazione ne
restituisce alla fonte primordiale i materiali componenti. (Trattato
dei Sette Raggi Vol. TV° – Guarigione Esoterica – 413)

Come ben sappiamo, il sangue è vita. Questa attività vitale è ciò che
raccoglie e tiene assieme in una forma tutti gli atomi e le cellule
del corpo. Quando, alla morte, l’anima ritrae il filo della vita, gli
atomi si separano, il corpo decade e si disintegra, e le vite atomiche
tornano al grande serbatoio, nel seno della materia vivente da cui
proven-

nero. (Trattato dei Sette Raggi Vol. TV° –
Guarigione Esoterica – 332)

La paura che l’uomo prova per la morte ha la sua prima causa nel fatto
che il re­gno delle anime, il quinto regno di natura, si è orientato
(sino a tempi relativamente re­centi) verso l’esternazione, al fine di
desumere esperienza dalla materia, per poi meglio e liberamente
governarla. Le anime non orientate in tal senso sono così poche, in
pro­porzione a quelle che invece vogliono sperimentare nei tre mondi,
che si può affermare che la morte ha regnato trionfante sino
all’inizio dell’era o del ciclo del cristianesimo. Ma oggi siamo alla
vigilia di un mutamento radicale, perché l’umanità – in modo molto più
sensibile che mai prima – si sta debitamente orientando; infatti i
valori superiori e la vita dell’anima, esplorati con insistenza dalla
mente, sia concreta che astratta, stanno as­sumendo potere. Ne
seguirà, inevitabile, un diverso atteggiamento circa la morte, che
sarà considerata come naturale, desiderabile e ritmica. Si capirà il
senso di queste parole del Cristo: “Date a Cesare quel che è di
Cesare, e a Dio quel che è di Dio”. Con esse E­gli intese alludere al
grande processo di restituzione di cui trattiamo. Meditate su
quell’episodio e sul simbolismo dell’anima contenuta nell’anima
universale come pesce nell’acqua, con in bocca una moneta, simbolo
della materia.

In un antico scritto si leggono queste parole:

Disse il Padre al Figlio:”Va, e prendi ciò che non è te stesso, ciò
che non è tuo, ma Mio. Fa come fosse tuo e scopri perché è apparso.
Lascia che sembri essere te stes­so. Scopri così il mondo della
nebbia, del grande incantesimo, dell’inganno. E impara che hai preso
ciò che non è scopo dell’anima.

E quando giunge il momento, in ogni ciclo appare l’inganno e il furto,
si ode una voce. Obbediscile. é la voce di ciò che in te ode la Mia,
non udita da chi ama rubare. L’ordine si ripete: Restituisci ciò che
hai rubato. Impara che non è per te. Ad intervalli maggiori quella
voce comanda: Restituisci ciò che hai preso in prestito; salda il
debito.

E, imparate tutte le lezioni, la stessa voce dirà: Ridammi con gioia
ciò che fu Mio, che fu tuo ed ora è nostro. La forma più non ti serve.
Sei libero”.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 425/6)

Gli ideali enunciati da Cristo rimangono tuttora i più elevati dati
finora in tutta la continuità della rivelazione, ed Egli stesso ci ha
preparati in vista dell’emergere di quel­le verità che segneranno il
tempo della fine della vittoria sull’ultimo nemico, che ha

nome Morte.
(Da Betlemme al Calvario – 243)

E la Morte, a cosa si riferisce? Non alla morte del corpo o della
forma, ciò che è relativamente senza importanza, ma al “potere di
abbandonare”, che col tempo diviene la caratteristica del discepolo
consacrato.

La nuova era è in arrivo; i nuovi ideali, la nuova civiltà, i nuovi
modi di vita, di educazione, di presentazione religiosa e di governo
stanno lentamente precipitando e nulla potrà arrestarli. Possono però
essere ritardati dalle persone di natura reazionaria, dagli
ultraconservatori e dalle menti ristrette, e da coloro che aderiscono
con determina­zione adamantina alle loro amate teorie, ai loro sogni e
vedute, alle loro interpretazioni e alla loro comprensione particolare
e spesso ristretta degli ideali presentati. Essi sono quelli che
possono trattenere e trattengono l’ora della liberazione.

La fluidità spirituale, la disposizione ad abbandonare tutte le idee e
gli ideali pre­concetti, come pure tutte le tendenze predilette, le
abitudini di pensiero coltivate e ogni sforzo determinato di rendere
il mondo conforme al modello di ciò che all’individuo sembra il meglio
perché è per lui il più attraente, tutto questo deve essere portato
sotto il potere della morte. Tutto questo può essere abbandonato con
tranquillità e sicurezza e senza temerne i risultati, se il movente
della vita è un amore reale e durevole dell’umanità. All’amore, al
vero amore spirituale come lo conosce l’anima, possono sempre essere
affidati potere ed opportunità, perché la fiducia non sarà mai
tradita. Esso predisporrà tutte le cose in accordo con la visione
dell’anima.

( Esteriorizzazione della Gerarchia – 278/9)

Pensate quale mutamento nella coscienza umana, quando la morte sarà
considera­ta il semplice e volontario abbandono della forma.

(Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 427)

L’eliminazione è dunque diversa per ciascuna di queste tre categorie:

1. Uomini esclusivamente astrali, per qualità e costituzione.

2. Uomini dalla personalità integrata, in cui emozione e mente si
equilibrano.

3. Uomini progrediti, e discepoli in genere, il cui “punto focale
di vita” è in prevalenza mentale.

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