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Maestro e discepolo 3

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Maestro e discepolo 3

(parte terza)

di Ghislaine Guardi

– Un Maestro non dirà mai cosa fare e cosa non fare –

Proprio a favore del cammino evolutivo individuale un Maestro non dirà mai
queste cose, spetta al discepolo sviluppare in sé stesso le doti
dell’osservazione, della valutazione e del discernimento.

Se cercate il Maestro sperando che vi renda più semplice il cammino
evolutivo, che vi dica cosa pensare, cosa mangiare, come vestirvi o quando
meditare, seguite soltanto dei sogni e delle utopie; il Maestro non vi dirà
mai queste cose. Vi potrà dare delle ispirazioni che serviranno a motivarvi
verso un certo tipo di lavoro ma dovrete essere voi stessi a compiere il
lavoro con lo sforzo e la re­sponsabilità necessarie per portarlo avanti
sino al suo compimento.

Un Maestro non dà mai neppure degli ordini, Egli offre dei semplici
suggerimenti ed aiuta nel con­tempo a risvegliare la buona volontà del
discepolo; tutto questo non ha niente a che vedere con la fede cieca o
l’ubbidienza assoluta. E’ sempre il discepolo che deve stabilire le linee da
seguire per portare avanti il suo lavoro e provvedere a tutto ciò che può
essere utile affinché possa essere fatto nel modo migliore.

Se il discepolo è realmente animato da buona volontà saprà anche trovare un
tempo adatto per la me­ditazione nonché la determinazione necessaria per
lavorare senza che nessuno glielo ordini. Que­sta determinazione gli verrà
proprio dall’intuizione che, ormai risvegliata, gli permetterà di fare
proprio il lavoro che il Maestro si augurava e progettava per lui.

– L’importanza della buona volontà –

Affinché l’intuizione riceva ed accetti il pensiero del Maestro bisogna che
la buona volontà sia ben ri­svegliata; se la buona volontà non lo è
sufficientemente il discepolo non riuscirà a ricevere il pen­siero del
Maestro. E se dovesse accadere che la buona volontà si fosse assopita
sarebbe il discepolo stesso a doverla risvegliare; il Maestro di sicuro non
lo aiuterà.

L’ispirazione è come “una voce sottile” che viaggia nell’etere e si muove
dal Maestro al discepolo. Il compito di un Maestro è quello di offrire delle
buone ispirazioni a tutti i suoi discepoli che si tro­vano sparpagliati
sulla faccia della Terra. Egli, mai e in nessun modo, si prenderà la
responsabilità su come questi allieve interpreteranno i suoi suggerimenti.

E’ un comportamento infantile credere, da parte del discepolo, che i Maestri
non abbiano nient’altro da fare che discutere dei problemi degli uomini con
gli uomini stessi. Il Maestro vive una vita indi­pendente in rapporto ai
discepoli, Egli passa del tempo in meditazione e più ancora della
medita­zione passa il suo tempo a compiere il proprio lavoro nei mondi
invisibili. Si comprende con questo come Egli non abbia né il tempo, né il
desiderio, per presentarsi sorridente ai suoi discepoli e dir loro cosa
fare, quando farla e come farla.

– Come giunge l’ispirazione –

Ora, vi spiegherò come giunga l’ispirazione, in modo tecnico. Il Maestro,
pur vivendo una vita in­dipendente in rapporto ai suoi discepoli, quando li
accoglie nella sua aura, conosce già ciò che è ne­cessario ad ognuno di essi
e, regolarmente, ad ogni luna piena, invia a ciascuno di loro un pro­gramma
di ispirazioni.
In questi momenti il Maestro pensa profondamente ad ogni suo discepolo e
proietta nella sua aura tutto il programma di lavoro che dovrebbe svolgere.
Questa relazione discepolo/Maestro può pro­trarsi per molto tempo ed è
perciò auspicabile che ogni aspirante abbia una conoscenza più pro­fonda del
pensiero del Maestro.

In questo modo il discepolo viene ispirato su cosa dovrebbe fare di anno in
anno e di vita in vita. Se avete ben capito questo meccanismo, sarete anche
in grado di comprendere quanto sia importante che ad ogni luna piena, quando
il Maestro invia le ispirazioni che dovranno motivare il futuro la­voro da
fare, i discepoli abbiano sviluppato l’intuizione necessaria per ricevere il
messaggio e met­terlo a frutto.

– Diventare discepoli è una grande responsabilità –

Diventare discepoli è una grande responsabilità; responsabilità condivisa
dall’Ashram (Scuola spi­rituale) di cui il discepolo è entrato a far parte.
Immaginate un discepolo che sia stato accettato in una confraternita, in un
Ashram ove si coltivino le qualità dell’Amore oppure della Forza.

Il discepolo, come nuovo confratello, potrà fare l’uso che crede
dell’energia ricevuta dall’Ashram; potrà fare quello che vuole; potrà
deviare l’energia a suo profitto e diventare molto orgoglioso; po­trà fare
magia grigia o magia nera. Potrà anche in un sol colpo rinnegare tutto e poi
acquistare una forte perso­nalità che gli assicurerà un carattere deciso e
diventare un grande finanziere o un poli­tico, senza mora­lità né amore.

Un Ashram si può paragonare ad un grande cuore palpitante, composto da
decine e decine di indi­vidui arrivati ad una maturità sufficiente per
essere motivati soltanto verso opere di bene. Eppure questo non assicura che
il nuovo discepolo segua sempre delle linee di pensiero simili a quelle dei
suoi confratelli. Per questa ragione, se qualcuno utilizza male l’energia
che gli è stata data, l’Ashram stesso si ritrova con queste negatività
segnate nel proprio Karma (destino).

Proprio per poter controbilanciare questi effetti negativi l’Ashram,
periodicamente, si incarica di of­frire al mondo qualcosa di buono, ed invia
tra gli uomini uno dei suoi confratelli che abbia inten­zioni mi­gliori del
precedente; un confratello che farà del bene con l’energia che potrà
attingere dall’Ashram stesso e ristabilirà con questa l’equilibrio
originario.

Bisogna dunque che tutti conoscano la realtà di questi conflitti tra le
buone e le cattive intenzioni e quindi chiedersi, prima di diventar parte di
una confraternita, se si è disposti a seguire fino in fondo le regole della
medesima. Ed è proprio nella misura in cui gli individui ignorano questa
relazione di re­sponsabilità che il Maestro resta distante, non soltanto
dagli aspiranti ma anche da certi discepoli.

Comunque anche gli uomini che hanno un cuore e delle intenzioni non
completamente pure po­tranno essere accolti in un Ashram, condividerne la
vita ed eventualmente ottenere alcune inizia­zioni minori.

E’ necessario che tutti siano consapevoli della realtà di queste cose prima
di gridare “Voglio un Ma­estro, voglio essere iniziato!”. Anziché chiedere
per un Maestro bisognerebbe porsi la seguente do­manda: “Sono veramente
convinto di voler assolutamente rispettare le “regole del gioco”, tutte le
re­gole dell’Ashram? Me la sento di utilizzare l’energia ricevuta per
compiere solo del bene senza che un altro debba poi fare un duro lavoro per
equilibrare i danni che ho fatto con le mie azioni?”.
Talvolta qualcuno viene accettato nell’Ashram anche se il suo cuore e le sue
intenzioni non sono per­fettamente puri. Questo viene fatto perchè è bene
dare la possibilità di una vita superiore anche a ri­schio di generare dei
problemi all’Ashram stesso. A volte sono anche offerte delle iniziazioni
mi­nori ad “allievi in prova” che hanno dimostrato di meritarsele.

Però, per poter proseguire sul sentiero delle iniziazioni, e della
conoscenza, un allievo deve mo­strare una reale purezza di intenzioni e di
sentimenti. Solo così potrà veramente diventare “figlio adottivo” di un
Maestro, anche se avrà ancora molto lavoro da compiere per realizzarsi
completa­mente. E’ ovvio che in questo caso il Maestro non potrà fare
completo affidamento sul suo disce­polo perché questi è ancora soggetto ad
un velo di ignoranza che lo può portare a sbagliare in de­terminate
occasioni.

Comunque, anche se il Maestro non ha ancora finito di “sgomberare il campo”
da eventuali pro­blemi, non vi è più il pericolo che nascano delle
intenzioni molto cattive, si tratta soltanto di un velo d’ignoranza che
ancora affligge il discepolo oppure del fatto che non conosce bene
l’utilizzo di deter­minate energie. Tutto questo non comporta una
responsabilità del Maestro, è invece una re­sponsabilità propria del
discepolo e non può certamente danneggiare una gran parte di umanità.
Quali sono le altre cose da fare per sviluppare l’intuizione?

E’ necessario essere consapevoli della responsabilità che comporta una
relazione tra discepolo e Mae­stro, essergli riconoscenti, rispettare la sua
parola, i suoi consigli ed anche la vostra stessa na­tura. Così facendo, se
sentirete venir meno la voglia di compiere questa o quell’altra attività, vi
sforzerete di por­tarla a termine perchè avete preso un impegno con il
vostro Maestro.

Questa è la strada su cui un aspirante può proseguire senza pericoli sul
sentiero del lavoro e del ser­vizio; una strada difficile ma sicura e, nel
caso di sconforto o stanchezza, la buona volontà, moti­vata dall’ispirazione
ricevuta dal Maestro, fornirà al discepolo l’energia necessaria per
proseguire.

In seguito il Maestro donerà al discepolo parte della sua sostanza aurica,
parte delle sue cellule ete­riche; questi atomi eterici, verranno infatti
immessi nell’aura del discepolo, e saranno proprio que­sti atomi eterici
che poco a poco lo polarizzeranno verso una maggiore forza di volontà, una
più grande capacità di sforzo e lo aiuteranno mostrandogli come agire per
procedere nel cammino spi­rituale. Que­sta è la ragione per cui è necessario
che entrambi appartengano allo stesso Raggio, allo stesso tipo di energia,
alla stessa onda evolutiva. In tale occasione il Maestro irradierà sul
discepolo il più alto ideale che egli stesso abbia raggiunto e questi lo
integrerà nei suoi pensieri.

– Il discepolo resta sempre libero nella sua identità –

Il Maestro trasmette la sua energia al discepolo così come un padre
trasmette i suoi geni o le sue acqui­sizioni culturali ai proprio figli.
Questa trasmissione è il primo passo per un lavoro di assimi­lazione che
compete al discepolo; questa assimilazione, comunque, la dovrà fare
mantenendo la sua identità. Tutto questo, infatti, non significa plagio. Il
discepolo avrà sempre la libertà di interpretare e vivere a modo suo ciò che
il Maestro gli dona come modello per impostare la sua vita.
Succede come se al discepolo fosse indicata una stella luminosa che lui
potrà seguire, oppure no, al fine di proseguire nel suo cammino. Il simbolo
di un Maestro è infatti una stella; stella che a sua volta rappresenta la
casa di Dio.

Le ispirazioni che verranno ricevute dal discepolo non potranno mai essere
tali da “programmarlo” ad agire come un automa o un burattino, al contrario
gli offrono le indicazioni sul come seguire la strada migliore per evolversi
spiritualmente. Tali istruzioni potranno essere utilizzate in piena li­bertà
usu­fruendo delle cognizioni e delle esperienze che ha accumulato nel corso
degli anni.

Tutti noi dobbiamo lavorare per raggiungere questa meta; una meta
rappresentata da un mondo di­vino dove non troveremo più le cose con le
caratteristiche conosciute attualmente. In questo mondo divino non troveremo
più l’egoismo, l’emotività, il dolore, la fame, il caldo e il freddo, il
materiali­smo e tutte le altre cose che finora abbiamo considerato parte
della normalità.

Quando le qualità di cui abbiamo parlato saranno state sviluppate in modo
sufficiente tutto quello che il discepolo attende con ansia, ovvero:
comunione, comunicazione, intuizione, ispirazioni ed apparizioni, faranno
parte della vita quotidiana. Tutte queste cose avranno luogo naturalmente,
per­chè il discepolo, pur continuando a vivere in una forma umana, potrà
anche usufruire delle qualità offerte dalla vita di­vina e fare così delle
esperienze che prima erano soltanto oggetto della sua im­maginazione.

– Certe cose le avete conosciute solo dopo la prima incarnazione –

Vi sono delle cose che voi conoscete assai bene, ad esempio, le emozioni,
l’ego, il corpo fisico, la fame, il caldo, il freddo, il piacere, il
malumore. Comunque, prima che voi nasceste per la prima volta in un corpo di
carne, non potevate usufruire delle sensazioni offerte dai cinque sensi; non
sa­pevate af­fatto che cosa fossero il caldo, il freddo e la fame. Ma una
volta che vi siete incarnati sulla Terra tutte queste cose diventano reali.

Lo stesso accade a chi vive in modo materiale, per lui è assai difficile
concepire i fenomeni che con­traddistinguono la vita spirituale. Al
contrario, se coltivate le qualità proprie del mondo spiri­tuale, arri­verà
un momento in cui sarete completamente liberi dai vincoli di questa vita
terrena e ciò che ora è solo immaginazione potrà diventare realtà.

Perciò, siate perseveranti nel giusto cammino, non rammaricatevi mai
pensando di esser stati ab­bandonati dai Maestri, oppure per non aver ancora
“ricevuto la grazia” o di non conoscere una guida spirituale.

E’ necessario stabilire un “collegamento ” con i mondi spirituali

Se vi sentite ancora immersi nel mondo materiale è soltanto perché non avete
coltivato il “collegamento” con il mondo spirituale; cercate pertanto di
lavorare per creare questo collega­mento. E’ sufficiente aprire la Bibbia, e
leggerla con umiltà e semplicità, per poter conoscere tutto ciò che vi
ne­cessità per fare questo “collegamento”. E’ sufficiente non giudicare,
essere buoni, sin­ceri e fidati, e così via. La lista è lunga, però,
semplice da comprendere e seguire. Fate queste cose e vedrete che un bel
momento vi ritroverete a vivere quella vita che ora potete soltanto supporre
nella vostra immagina­zione.

– Liberatevi dai “complessi” –

Se soffrite ancora di gelosia, di complessi, di proiezioni, di ambizioni, è
normale che vi riesca dif­ficile meditare ed essere contenti di voi stessi.
Se cercherete di coltivare le qualità descritte più so­pra, scopri­rete, nel
tempo che riuscirete ad eliminare questi tratti disarmonici e vi sarà anche
più fa­cile praticare i vostri esercizi spirituali.

Arriverà un giorno in cui la pratica delle virtù sarà diventata qualcosa di
automatico, ogni vostro gesto sarà infatti una piccola meditazione e
riuscirete a scorgere la vera realtà celata dietro all’apparenza delle cose.
Sbarazzatevi dunque dai complessi che vi limitano e sviano le vostre
intui­zioni! Liberatevi da tutte queste limitazioni!

Che cosa si intende quando si parla di complessi?

Supponiamo che voi siate stati limitati da qualcuno o da qualcosa in modo
violento e coercitivo. Eb­bene se voi permettete al ricordo di questo fatto
di diventare un “chiodo fisso” nella vostra mente, que­sto torto che avete
subito influenzerà non solo la vostra esistenza ma anche il vostro cammino
spiri­tuale. Questo “chiodo fisso” è un esempio di “complesso”. Pertanto
evitate nel modo più assoluto di in­gigantire la faccenda pensandovi
continuamente, non permettetegli di sminuire la vostra intelligenza, i
vostri sforzi, la vostra buona volontà e di rendervi la vita impossibile.
Perdo­nate e DIMENTICATE chi vi ha fatto dei torti, libererete voi stessi da
un legame che può soltanto farvi del male.

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