Il rapporto Maestro-Discepolo 2f

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Il rapporto Maestro-Discepolo 2f

(GRUPPO TEOSOFICO SARMOUNG)

(parte seconda e fine)

Un Maestro non dirà mai cosa fare e cosa non fare

Proprio a favore del cammino evolutivo individuale un Maestro non dirà
mai queste cose, spetta al di¬scepolo sviluppare in sé stesso le doti
dell’osservazione, della valutazione e del discernimento.

Se cercate il Maestro sperando che vi renda più semplice il cammino
evolutivo, che vi dica cosa pen¬sare, cosa mangiare, come vestirvi o
quando meditare, seguite soltanto dei sogni e delle utopie; il
Mae¬stro non vi dirà mai queste cose. Vi potrà dare delle ispirazioni
che serviranno a motivarvi verso un certo tipo di lavoro ma dovrete
essere voi stessi a compiere il lavoro con lo sforzo e la
re¬sponsabilità necessarie per portarlo avanti sino al suo compimento.
Un Maestro non dà mai neppure degli ordini, Egli offre dei semplici
suggerimenti ed aiuta nel con¬tempo a risvegliare la buona volontà del
discepolo; tutto questo non ha niente a che vedere con la fede cieca o
l’ubbidienza assoluta. E’ sempre il discepolo che deve stabilire le
linee da seguire per portare avanti il suo lavoro e provvedere a tutto
ciò che può essere utile affinché possa essere fatto nel modo
migliore.

Se il discepolo è realmente animato da buona volontà saprà anche
trovare un tempo adatto per la me¬ditazione nonché la determinazione
necessaria per lavorare senza che nessuno glielo ordini. Que¬sta
determinazione gli verrà proprio dall’intuizione che, ormai
risvegliata, gli permetterà di fare proprio il lavoro che il Maestro
si augurava e progettava per lui.

L’importanza della buona volontà

Affinché l’intuizione riceva ed accetti il pensiero del Maestro
bisogna che la buona volontà sia ben ri¬svegliata; se la buona volontà
non lo è sufficentemente il discepolo non riuscirà a ricevere il
pen¬siero del Maestro. E se dovesse accadere che la buona volontà si
fosse assopita sarebbe il discepolo stesso a doverla risvegliare; il
Maestro di sicuro non lo aiuterà.

L’ispirazione è come “una voce sottile” che viaggia nell’etere e si
muove dal Maestro al discepolo. Il compito di un Maestro è quello di
offrire delle buone ispirazioni a tutti i suoi discepoli che si
tro¬vano sparpagliati sulla faccia della Terra. Egli, mai e in nessun
modo, si prenderà la responsabilità su come questi allieve
interpreteranno i suoi suggerimenti.

E’ un comportamento infantile credere, da parte del discepolo, che i
Maestri non abbiano nient’altro da fare che discutere dei problemi
degli uomini con gli uomini stessi. Il Maestro vive una vita
indi¬pendente in rapporto ai discepoli, Egli passa del tempo in
meditazione e più ancora della medita¬zione passa il suo tempo a
compiere il proprio lavoro nei mondi invisibili. Si comprende con
questo come Egli non abbia né il tempo, né il desiderio, per
presentarsi sorridente ai suoi discepoli e dir loro cosa fare, quando
farla e come farla.

Come giunge l’ispirazione

Ora, vi spiegherò come giunga l’ispirazione, in modo tecnico. Il
Maestro, pur vivendo una vita in¬dipendente in rapporto ai suoi
discepoli, quando li accoglie nella sua aura, conosce già ciò che è
ne¬cessario ad ognuno di essi e, regolarmente, ad ogni luna piena,
invia a ciascuno di loro un pro¬gramma di ispirazioni.
In questi momenti il Maestro pensa profondamente ad ogni suo discepolo
e proietta nella sua aura tutto il programma di lavoro che dovrebbe
svolgere. Questa relazione discepolo/Maestro può pro¬trarsi per molto
tempo ed è perciò auspicabile che ogni aspirante abbia una conoscenza
più pro¬fonda del pensiero del Maestro.

In questo modo il discepolo viene ispirato su cosa dovrebbe fare di
anno in anno e di vita in vita. Se avete ben capito questo meccanismo,
sarete anche in grado di comprendere quanto sia importante che ad ogni
luna piena, quando il Maestro invia le ispirazioni che dovranno
motivare il futuro la¬voro da fare, i discepoli abbiano sviluppato
l’intuizione necessaria per ricevere il messaggio e met¬terlo a
frutto.

Diventare discepoli è una grande responsabilità

Diventare discepoli è una grande responsabilità; responsabilità
condivisa dall’Ashram (Scuola spi¬rituale) di cui il discepolo è
entrato a far parte. Immaginate un discepolo che sia stato accettato
in una confraternita, in un Ashram ove si coltivino le qualità
dell’Amore oppure della Forza.

Il discepolo, come nuovo confratello, potrà fare l’uso che crede
dell’energia ricevuta dall’Ashram; potrà fare quello che vuole; potrà
deviare l’energia a suo profitto e diventare molto orgoglioso; po¬trà
fare magia grigia o magia nera. Potrà anche in un sol colpo rinnegare
tutto e poi acquistare una forte perso¬nalità che gli assicurerà un
carattere deciso e diventare un grande finanziere o un poli¬tico,
senza mora¬lità né amore.

Un Ashram si può paragonare ad un grande cuore palpitante, composto da
decine e decine di indi¬vidui arrivati ad una maturità sufficiente per
essere motivati soltanto verso opere di bene. Eppure questo non
assicura che il nuovo discepolo segua sempre delle linee di pensiero
simili a quelle dei suoi confratelli. Per questa ragione, se qualcuno
utilizza male l’energia che gli è stata data, l’Ashram stesso si
ritrova con queste negatività segnate nel proprio Karma (destino).
Proprio per poter controbilanciare questi effetti negativi l’Ashram,
periodicamente, si incarica di of¬frire al mondo qualcosa di buono, ed
invia tra gli uomini uno dei suoi confratelli che abbia inten¬zioni
mi¬gliori del precedente; un confratello che farà del bene con
l’energia che potrà attingere dall’Ashram stesso e ristabilirà con
questa l’equilibrio originario.

Bisogna dunque che tutti conoscano la realtà di questi conflitti tra
le buone e le cattive intenzioni e quindi chiedersi, prima di diventar
parte di una confraternita, se si è disposti a seguire fino in fondo
le regole della medesima. Ed è proprio nella misura in cui gli
individui ignorano questa relazione di re¬sponsabilità che il Maestro
resta distante, non soltanto dagli aspiranti ma anche da certi
discepoli.

Comunque anche gli uomini che hanno un cuore e delle intenzioni non
completamente pure po¬tranno essere accolti in un Ashram, condividerne
la vita ed eventualmente ottenere alcune inizia¬zioni minori.

E’ necessario che tutti siano consapevoli della realtà di queste cose
prima di gridare “Voglio un Ma¬estro, voglio essere iniziato!”.
Anziché chiedere per un Maestro bisognerebbe porsi la seguente
do¬manda: “Sono veramente convinto di voler assolutamente rispettare
le “regole del gioco”, tutte le re¬gole dell’Ashram? Me la sento di
utilizzare l’energia ricevuta per compiere solo del bene senza che un
altro debba poi fare un duro lavoro per equilibrare i danni che ho
fatto con le mie azioni?”.
Talvolta qualcuno viene accettato nell’Ashram anche se il suo cuore e
le sue intenzioni non sono per¬fettamente puri. Questo viene fatto
perchè è bene dare la possibilità di una vita superiore anche a
ri¬schio di generare dei problemi all’Ashram stesso. A volte sono
anche offerte delle iniziazioni mi¬nori ad “allievi in prova” che
hanno dimostrato di meritarsele.

Però, per poter proseguire sul sentiero delle iniziazioni, e della
conoscenza, un allievo deve mo¬strare una reale purezza di intenzioni
e di sentimenti. Solo così potrà veramente diventare “figlio adottivo”
di un Maestro, anche se avrà ancora molto lavoro da compiere per
realizzarsi completa¬mente. E’ ovvio che in questo caso il Maestro non
potrà fare completo affidamento sul suo disce¬polo perché questi è
ancora soggetto ad un velo di ignoranza che lo può portare a sbagliare
in de¬terminate occasioni.

Comunque, anche se il Maestro non ha ancora finito di “sgomberare il
campo” da eventuali pro¬blemi, non vi è più il pericolo che nascano
delle intenzioni molto cattive, si tratta soltanto di un velo
d’ignoranza che ancora affligge il discepolo oppure del fatto che non
conosce bene l’utilizzo di deter¬minate energie. Tutto questo non
comporta una responsabilità del Maestro, è invece una re¬sponsabilità
propria del discepolo e non può certamente danneggiare una gran parte
di umanità.

Quali sono le altre cose da fare per sviluppare l’intuizione?

E’ necessario essere consapevoli della responsabilità che comporta una
relazione tra discepolo e Mae¬stro, essergli riconoscenti, rispettare
la sua parola, i suoi consigli ed anche la vostra stessa na¬tura. Così
facendo, se sentirete venir meno la voglia di compiere questa o
quell’altra attività, vi sforzerete di por¬tarla a termine perchè
avete preso un impegno con il vostro Maestro.

Questa è la strada su cui un aspirante può proseguire senza pericoli
sul sentiero del lavoro e del ser¬vizio; una strada difficile ma
sicura e, nel caso di sconforto o stanchezza, la buona volontà,
moti¬vata dall’ispirazione ricevuta dal Maestro, fornirà al discepolo
l’energia necessaria per proseguire.
In seguito il Maestro donerà al discepolo parte della sua sostanza
aurica, parte delle sue cellule ete¬riche; questi atomi eterici,
verranno infatti immessi nell’aura del discepolo, e saranno proprio
que¬sti atomi eterici che poco a poco lo polarizzeranno verso una
maggiore forza di volontà, una più grande capacità di sforzo e lo
aiuteranno mostrandogli come agire per procedere nel cammino
spi¬rituale. Que¬sta è la ragione per cui è necessario che entrambi
appartengano allo stesso Raggio, allo stesso tipo di energia, alla
stessa onda evolutiva. In tale occasione il Maestro irradierà sul
discepolo il più alto ideale che egli stesso abbia raggiunto e questi
lo integrerà nei suoi pensieri.

Il discepolo resta sempre libero nella sua identità

Il Maestro trasmette la sua energia al discepolo così come un padre
trasmette i suoi geni o le sue acqui¬sizioni culturali ai proprio
figli. Questa trasmissione è il primo passo per un lavoro di
assimi¬lazione che compete al discepolo; questa assimilazione,
comunque, la dovrà fare mantenendo la sua identità. Tutto questo,
infatti, non significa plagio. Il discepolo avrà sempre la libertà di
interpretare e vivere a modo suo ciò che il Maestro gli dona come
modello per impostare la sua vita.
Succede come se al discepolo fosse indicata una stella luminosa che
lui potrà seguire, oppure no, al fine di proseguire nel suo cammino.
Il simbolo di un Maestro è infatti una stella; stella che a sua volta
rappresenta la casa di Dio.

Le ispirazioni che verranno ricevute dal discepolo non potranno mai
essere tali da “programmarlo” ad agire come un automa o un burattino,
al contrario gli offrono le indicazioni sul come seguire la strada
migliore per evolversi spiritualmente. Tali istruzioni potranno essere
utilizzate in piena li¬bertà usu¬fruendo delle cognizioni e delle
esperienze che ha accumulato nel corso degli anni.

Tutti noi dobbiamo lavorare per raggiungere questa meta; una meta
rappresentata da un mondo di¬vino dove non troveremo più le cose con
le caratteristiche conosciute attualmente. In questo mondo divino non
troveremo più l’egoismo, l’emotività, il dolore, la fame, il caldo e
il freddo, il materiali¬smo e tutte le altre cose che finora abbiamo
considerato parte della normalità.

Quando le qualità di cui abbiamo parlato saranno state sviluppate in
modo sufficiente tutto quello che il discepolo attende con ansia,
ovvero: comunione, comunicazione, intuizione, ispirazioni ed
apparizioni, faranno parte della vita quotidiana. Tutte queste cose
avranno luogo naturalmente, per¬chè il discepolo, pur continuando a
vivere in una forma umana, potrà anche usufruire delle qualità offerte
dalla vita di¬vina e fare così delle esperienze che prima erano
soltanto oggetto della sua im¬maginazione.

Certe cose le avete conosciute solo dopo la prima incarnazione

Vi sono delle cose che voi conoscete assai bene, ad esempio, le
emozioni, l’ego, il corpo fisico, la fame, il caldo, il freddo, il
piacere, il malumore. Comunque, prima che voi nasceste per la prima
volta in un corpo di carne, non potevate usufruire delle sensazioni
offerte dai cinque sensi; non sa¬pevate af¬fatto che cosa fossero il
caldo, il freddo e la fame. Ma una volta che vi siete incarnati sulla
Terra tutte queste cose diventano reali.
Lo stesso accade a chi vive in modo materiale, per lui è assai
difficile concepire i fenomeni che con¬traddistinguono la vita
spirituale. Al contrario, se coltivate le qualità proprie del mondo
spiri¬tuale, arri¬verà un momento in cui sarete completamente liberi
dai vincoli di questa vita terrena e ciò che ora è solo immaginazione
potrà diventare realtà.

Perciò, siate perseveranti nel giusto cammino, non rammaricatevi mai
pensando di esser stati ab¬bandonati dai Maestri, oppure per non aver
ancora “ricevuto la grazia” o di non conoscere una guida spirituale.

E’ necessario stabilire un “collegamento ” con i mondi spirituali

Se vi sentite ancora immersi nel mondo materiale è soltanto perché non
avete coltivato il “collegamento” con il mondo spirituale; cercate
pertanto di lavorare per creare questo collega¬mento. E’ sufficiente
aprire la Bibbia, e leggerla con umiltà e semplicità, per poter
conoscere tutto ciò che vi ne¬cessità per fare questo “collegamento”.
E’ sufficiente non giudicare, essere buoni, sin¬ceri e fidati, e così
via. La lista è lunga, però, semplice da comprendere e seguire. Fate
queste cose e vedrete che un bel momento vi ritroverete a vivere
quella vita che ora potete soltanto supporre nella vostra
immagina¬zione.

Liberatevi dai “complessi”

Se soffrite ancora di gelosia, di complessi, di proiezioni, di
ambizioni, è normale che vi riesca dif¬ficile meditare ed essere
contenti di voi stessi. Se cercherete di coltivare le qualità
descritte più so¬pra, scopri¬rete, nel tempo che riuscirete ad
eliminare questi tratti disarmonici e vi sarà anche più fa¬cile
praticare i vostri esercizi spirituali.
Arriverà un giorno in cui la pratica delle virtù sarà diventata
qualcosa di automatico, ogni vostro gesto sarà infatti una piccola
meditazione e riuscirete a scorgere la vera realtà celata dietro
all’apparenza delle cose. Sbarazzatevi dunque dai complessi che vi
limitano e sviano le vostre intui¬zioni! Liberatevi da tutte queste
limitazioni!

Che cosa si intende quando si parla di complessi?

Supponiamo che voi siate stati limitati da qualcuno o da qualcosa in
modo violento e coercitivo. Eb¬bene se voi permettete al ricordo di
questo fatto di diventare un “chiodo fisso” nella vostra mente,
que¬sto torto che avete subito influenzerà non solo la vostra
esistenza ma anche il vostro cammino spiri¬tuale. Questo “chiodo
fisso” è un esempio di “complesso”. Pertanto evitate nel modo più
assoluto di in¬gigantire la faccenda pensandovi continuamente, non
permettetegli di sminuire la vostra intelligenza, i vostri sforzi, la
vostra buona volontà e di rendervi la vita impossibile. Perdo¬nate e
DIMENTICATE chi vi ha fatto dei torti, libererete voi stessi da un
legame che può soltanto farvi del male.

In fin dei conti che cos’è la depressione?

E’ il solo modo che il corpo umano e la mente hanno trovato per
sbarazzarsi di un complesso ingi¬gantito perché la situazione è stata
troppo pensata e rimuginata. La depressione è come un “cancro” che
affligge il corpo astrale e va curata con piccoli “raggi laser” di
amore, comprensione e con¬forto; questi raggi sono in grado di
restituire all’aura del malato equilibrio e armonia, ovvero “salute”.

Tutto ciò significa che un sofferente di depressione dovrà lavorare
intensamente per liberare la sua mente che si è troppo caricata nel
corso di questa vita e nelle precedenti incarnazioni.

L’intervento più facile da mettere in atto per risolvere questa
situazione consiste nel “mollare la presa”, lasciare andare una volta
per tutte, fare in modo che le cose del passato rimangano nel pas¬sato
e non vengano più a rovinarci la vita nel presente. Il “mollare la
presa” è una azione che garan¬tisce buoni ri¬sultati non solo per la
soluzione del problema in particolare ma anche perché aiuta
l’individuo ad evi¬tare che in futuro possa ripetere lo stesso errore.

Ogni volta che si riesce ad eliminare uno di questi “tarli” mentali
si elimina anche una parte dell’io in¬feriore (la personalità) e,
quando tutti saranno stati debitamente eliminati, si potrà infine
godere di una grande pace interiore. Si potrà allora dire “provo
finalmente una pace divina”.

Se vengono eliminati i pensieri relativi al mondo della materia, agli
odi, ai rancori ed agli interessi l’io inferiore diventa sempre più
piccolo, il terreno su cui possono attecchire altri problemi di ordine
mate¬riale si fa sempre più piccolo e cresce invece lo spazio che
potremo dedicare al nostro Sé supe¬riore o Io spirituale. Se avete
compreso l’importanza di quanto vi ho detto e lo metterete in pratica
avrete a dispo¬sizione una notevole energia per la vostra liberazione
e questo vi aiuterà nel vostro cammino evolutivo.

Possiamo vedere nei dettagli come nasce un complesso?

I complessi nascono nelle situazioni (generalmente infantili) in cui
un individuo è stato limitato nella sua libertà espressiva e trovano
un terreno fertile nell’Ego individuale che, anche in un neo¬nato, ha
idee molto chiare su ciò che vuole e ciò che non vuole.

Nell’infanzia è impossibile rimuovere gli eventuali complessi in
quanto non si dispone ancora di una intelligenza analitica e
operativa. Arrivati nell’età adulta, è invece difficile eliminarli
perché, negli anni, si sono per così dire cristallizzati ed a volte,
come accade per le idee fisse, creano dei pensieri nella mente di una
persona anche se questa non approva la cosa.

L’Ego, per esistere, ha bisogno di tutto, necessita di cure, amore,
protezione, riconoscimento e gra¬tificazioni. Se queste esigenze non
sono state soddisfatte nella sua tenera infanzia, una volta adulto,
re¬clamerà ancora di più ciò che pensa gli sia necessario. Questo, in
breve, mostra come un com¬plesso può nascere e continuare a nuocere
nel corso degli anni, facendo in modo che un individuo diventi un
pesante fardello per coloro che gli vogliono bene.
Quando un individuo ripulisce la propria mente da complessi,
preconcetti e pregiudizi, non solo si ri¬trova a vivere una vita
migliore ma acquista anche un senso religioso assai più profondo; la
sua spiri¬tualità non sarà più tinta dalla necessità di soddisfare
qualche carenza ma sarà invece motivata da scelte precise e
responsabili.

Nel preciso momento che si riesce ad eliminare dalla propria mente il
ricordo del male ricevuto, vero o presunto che sia, e ad eliminare
dalla propria aura l’impronta dei vari complessi che ci
“perseguitano”, si diventa medici di se stessi e non servirà più
alcuna medicina per eliminare defi¬nitivamente la depres¬sione.
Solo dopo aver dimenticato, il nostro perdono potrà davvero essere
completo ed incondizionato. La volontà di cambiare, di trasformarsi,
di liberare se stessi dai vincoli del passato cancellerà
definiti¬vamente anche le tracce più profonde che gli eventi avevano
impresso nella nostra aura.
Anche il nostro atteggiamento nei confronti degli altri avrà modo di
cambiare notevolmente; noi non saremo più quello che gli altri
vorrebbero ma difenderemo la nostra identità libera e ritrovata. Non
ci saranno più i vari complessi a farci identificare con il papà che
urla per ottenere qualcosa o la mamma che piange per impietosire. In
questo modo anche il nostro dialogo con Dio diventerà sincero e saremo
anche in grado di “udire” i suoi eventuali messaggi.
Dobbiamo erigere un muro tra noi ed i vari problemi

Dobbiamo diventare capaci di erigere un muro tra noi ed i vari
problemi affinché essi rimbalzino lon¬tano da noi senza influenzare i
nostri pensieri ed il nostro comportamento. Se saremo capaci di farlo
diventeremo anche consapevoli delle nostre reali possibilità. Ci vuole
intelligenza, ma lavo¬rando nella giusta direzione possiamo fare il
bilancio di ciò che dobbiamo fare e ciò che siamo in grado di fare, il
nostro lavoro dovrà tendere a rinforzare i lati deboli, liberandoci
sempre di più dalle basse motivazioni dell’io inferiore.

Riducendo le motivazioni che ci provengono dall’io inferiore;
motivazioni generalmente emotive e pertanto poco pratiche e per nulla
razionali, daremo più spazio al Sé superiore ed avremo così modo di
espandere la nostra Anima a tutto vantaggio della nostra evoluzione
spirituale.
Scopriamo il “Narciso” in noi

Narciso è un personaggio mitologico, Di lui si narra che un giorno,
vedendosi riflesso in uno sta¬gno, si ritenne così bello che poteva
considerarsi l’unico al mondo. Gli psicologi chiamano appunto
“Narcisismo” un atteggiamento mentale che porta a considerarsi i più
belli o i più bravi o i più im¬portanti; comunque “unici” perché
convinti di essere i soli a possedere determinate caratteristiche.

In noi tutti vi è un Narciso, è il nostro Ego che ci fa amare soltanto
il suo riflesso. Così ciò che con¬cerne la nostra persona (non il
nostro spirito) diventa assai importante mentre i problemi degli altri
non ci toccano neppure.

Ma allora perché, se questo Ego è così limitante i Maestri e lo stesso
Dio ne permettono l’esistenza?

In effetti l’Ego non è una creazione divina. E’ invece il libero
arbitrio dell’uomo che lo costruisce nel tempo, facendolo espandere
vita dopo vita. A riprova di questo possiamo dire che quando un
es¬sere umano nasce per la prima volta sulla Terra non ha ancora
l’Ego, è soltanto un’anima appena in¬carnata.
Poi nel tempo, le varie esperienze vissute da quell’individuo lo
portano a considerare le esigenze del proprio corpo fisico molto
importanti. In effetti, per un uomo primitivo il cibo, l’acqua ed un
riparo sono delle esigenze che possiamo considerare più che legittime.
Il guaio avviene quando, soddi¬sfatte le esigenze primarie, l’uomo
inizia a considerare importante il superfluo, allora il Narciso in lui
fa capo¬lino e l’Ego inizia la sua opera limitante nei confronti
dell’anima umana.
Si può affermare che l’Ego non è altro che la somma dei bisogni,
vitali e superflui, che l’uomo ri¬tiene necessari per la propria
sopravvivenza fisica e psichica su questo pianeta. Se questi bisogni
non ven¬gono soddisfatti possono diventare una idea fissa; idea che
consumerà gran parte delle energie vitali, che verranno spese nel
rincorrere qualche utopia.

Un’idea fissa, infatti, riesce a convincere una persona, che non potrà
vivere senza una data crema di bellezza, un certo taglio di capelli,
un determinato modello di vestito, e così via. In questo modo la
per¬sona non solo cerca di soddisfare il suo Narciso interiore ma
compensa anche eventuali carenze affet¬tive o espressive. Se non
dovesse riuscire a conquistare i sentimenti altrui tenderà infatti a
comprare beni materiali per “soddisfarsi” con questi.
Il Karma pareggia debiti e crediti

Con la parola Karma si intende la raccolta di ciò che abbiamo seminato
in questa vita od in quelle pre¬cedenti. Il Karma buono è
rappresentato da tutto ciò che abbiamo fatto per il bene dei nostri
si¬mili; questo Karma ci propone i “crediti” che riscuoteremo in
questa vita sotto forma di persone che ci offri¬ranno aiuti e
conforto. Il Karma cattivo rappresenta invece tutto ciò che abbiamo
fatto a danno fisico o morale dei nostri simili, in questa o nelle
precedenti incarnazioni; questo Karma ci procurerà nemici, guai e
malattie che dobbiamo accettare di buon grado se vogliamo chiudere i
“nostri debiti” nel modo migliore.
Il Karma si può definire come il “grande equilibratore”. Vita dopo
vita egli provvede infatti tutte le possibilità necessarie affinché un
individuo possa sistemare i debiti e i crediti contratti con coloro
che lo circondano. Ogni individuo decide infatti di nascere e venire a
contatto con tali persone pro¬prio allo scopo di equilibrare il suo
Karma.

Tuttavia sono pochi coloro che sono disposti a fare i necessari
sacrifici al fine di saldare i debiti con¬tratti in questa vita o in
quelle precedenti. Per poter pareggiare i conti è infatti necessario
pren¬dersi la responsabilità del proprio carico di sofferenze e
sacrifici, senza darne colpa o farli pesare sugli altri. La vera
libertà si può ottenere soltanto pareggiando tutti i conti; dopo che
debiti e crediti saranno stati si¬stemati anche il rapporto con Dio
potrà essere migliore ed avremo un’ulteriore possi¬bilità di
sviluppare la famosa intuizione.

Conoscenza del Karma e sviluppo dell’intuizione

Per sviluppare l’intuizione è necessario conoscere l’esatta natura del
Karma e l’esistenza di una legge definita di “causa ed effetto”. Solo
con tali conoscenze potremo chiedere a Dio il giusto aiuto per
po¬terlo sistemare. Se noi ci assumiamo la completa responsabilità del
nostro Karma (cosa assai impor¬tante per i discepoli), allora la prima
cosa che potremo chiedere a Dio, dal profondo del cuore, sarà il Suo
aiuto per il nostro processo di purificazione. Questo è un difficile
processo ri¬volto ad eliminare i tratti negativi del nostro carattere,
ovvero l’ambizione, l’orgoglio, il giudizio, gli odi, i rancori, la
cru¬deltà, l’ambizione. i desideri di vendetta e di rivincita e tutto
ciò che il nostro Ego ci propone come im¬portante e necessario.

Vi auguro di comprendere appieno il profondo significato di queste mie
parole e di imprimerle in voi affinché, creando una profonda
motivazione, vi aiutino a realizzare al più presto la vostra
libe¬razione dalle limitazioni imposte dal Karma.

Voi non capite Dio…

In verità posso dire che non conoscendo Dio voi non potete neppure
valutare se le cose che vi dico sono vere oppure no. Voi vi fate molte
domande sulle cose che vi dico e questo non è certo il modo migliore
per progredire nella spiritualità.

Il non credere in niente e in nessuno, e porsi delle domande persino
su Dio, non può far altro che arre¬stare il vostro cammino. Fate
perciò tacere i vostri pensieri ed i vostri istinti, eliminate
pregiu¬dizi e preconcetti. Vi assicuro che nello stesso momento in cui
crederete “veramente” in Dio darete per scon¬tata anche la sua
presenza.

Non spendete tempo a domandarvi se siete persone di fede oppure no, è
tutto tempo perso. Ciò che conta davvero non è la vostra fede ma le
vostre opere (vedi anche la lettera di S. Giacomo, ndt). Non aspettate
di possedere capacità eccezionali prima di mettervi a lavorare per
aiutare i vostri si¬mili. Uti¬lizzate invece i migliori strumenti che
esistono su questa Terra e di cui Dio vi ha certa¬mente dotati. Usate
l’amore, la pazienza e la tolleranza, mettetecela tutta per togliere
spazio al vo¬stro io inferiore: il vostro Ego, che vi tiene rinchiusi
nel carcere della materialità.

Questi sono gli unici strumenti validi; strumenti che si tramandano da
padre in figlio così come lo stesso Unigenito Figlio di Dio li ha
ricevuti dal Padre suo, il Re del Mondo e Padre di tutti gli uo¬mini.
E quando un uomo ottiene l’iniziazione potrà accedere direttamente al
Padre celeste che gli darà stru¬menti ancora maggiori perché in quel
momento avrà raggiunto una maggiore responsabi¬lità.

Il discorso degli “strumenti” di lavoro non vale soltanto per le anime
“incarnate” ma anche per i li¬velli spirituali. Anche il gran Padre di
Tutta la Terra, Sanat Kumara, ha ottenuto da Dio gli stru¬menti più
adatti per questo suo grande compito di essere il Padre di tutta
l’umanità.

Quando su questo nostro pianeta sarà arrivata la “fine dei tempi”,
ovvero quando saranno terminate tutte le Ere evolutive previste nel
Piano Divino, anche gli strumenti ritorneranno nelle mani di Sa¬nat
Kumara che, insieme agli uomini che hanno ottenuto l’illuminazione,
entrerà nel tempio solare dove gli illuminati potranno ricevere la
prima iniziazione cosmica.

Prima di tutto bisogna lavorare

Prima di qualsiasi raggiungimento spirituale bisogna lavorare. Lo
studio e la meditazione sono im¬portanti solo se vi danno più
informazioni e più “carica” per aiutare coloro che vi circondano.
Do¬vete lavorare con gli uomini e per gli uomini, l’unione fa la forza
e se potete riunirvi per lavorare insieme potrete ottenere meglio e di
più. Resta inteso che se formerete un gruppo di lavoro dovrete mettere
da parte orgoglio, pregiudizi e preconcetti e dovrete mantenere un
pieno rispetto delle ca¬pacità, delle idee e delle possibilità delle
altre persone.

Se qualcuno in un gruppo pretende di esserne il responsabile o
l’organizzatore, verrà, nel tempo, preso dall’orgoglio ed allora
comincerà a credersi in grado di poter consigliare, dirigere e
criticare gli altri componenti. Tutto ciò significa privarli del loro
spazio e del loro libero arbitrio e, come ri¬sultato fi¬nale, potrà
anche accadere che qualcuno faccia meno di quanto avrebbe fatto,
oppure si allontani poi¬ché si sente privato della sua legittima
libertà.
Augurandovi di riuscire a lavorare nel migliore dei modi, vi saluto tutti…

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