La Medicina Naturale Olistica. A spasso nel Pensiero e nella Storia.

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La Medicina Naturale Olistica. A spasso nel Pensiero e nella Storia.

di Susanna Garavaglia

La Storia della Filosofia, come in una sorta di favola che incomincia con il suo insostituibile
“C’era una volta”, mi viene in aiuto per comprendere meglio alcune caratteristiche concettuali della
Naturopatia. Paradossalmente mi sento di affermare che la grande “novità”, oggetto di discussioni
oggi nel mondo della salute, la Medicina Naturale Olistica, abbia le sue radici nel pensiero
cosmologico, tipico delle culture tradizionali, nella considerazione, cioè, che l’uomo non sia un
individuo a se stante ma che sia strettamente e dinamicamente correlato alla realtà intorno a lui,
dalla famiglia alla società, all’ambiente e a tutto l’universo.

Il pensiero cinese pone alla base di tutta la realtà l’unità primordiale da cui tutto origina , il
Tao, invisibile, inaudibile, impercettibile, i cui cambiamenti e le cui trasformazioni sono senza
fine e che ” produce l’Uno, l’Uno il Due, il Due produce il Tre, il Tre produce i Diecimila esseri”
(Tao Te King, cap. XLII).

La sua maggiore o minore condensazione dà vita ad ogni elemento della realtà che è energia in
costante movimento e mutazione e l’uomo ” è formato dalla virtù combinata del Cielo e della Terra,
dall’ incontro dello ying e dello yang” (Liji, “Libro dei riti”) e riceve le energie cosmiche del
Cielo che gli infondono il suo “aspetto” mentale, psichico e spirituale e quelle nutritive della
Terra che danno forma alla sua parte più propriamente fisica.

L’uomo, quindi, non è pensabile al di fuori del mondo che lo circonda ed ogni fenomeno dipende da
trasmutazioni e cambiamenti del Qi, cioè della energia. Per questo quando si parla di Medicina
Tradizionale Cinese la si definisce Medicina Energetica. Ma i prodromi di questa visione
cosmogonica, la cui origine in Cina viene fatta risalire al tempo della Accademia Jixia di Qi (
fondata nello stato di Qi dal re Xuan che vi regnò dal 319 al 301 a. C.) , si sviluppano in Grecia
ancora prima, già dal VI secolo avanti Cristo con le considerazioni dei presocratici.

Vediamone insieme una carrellata: per Talete esiste un principio unico, l’Acqua, causa di tutte le
cose; tutto è pieno di Dei perché tutto è pervaso da questo principio che, come tale, è divino,
pertanto tutte le cose sono vive e animate. Vedremo più avanti come questo principio sia alla base
della visione che, negata dalla scuola Eleatica, sarà abbandonata per dare vita alla separazione tra
spirito e materia.

E Anassimandro, con la sua “Archè” riconosce in qualcosa d’Infinito e di Indeterminato la realtà
prima di tutte le cose, il famoso A-peiron, senza limiti, l’infinito quantitativo e qualitativo,
senza principio né fine, ingenerato e imperituro, immortale e indistruttibile. Alla base del loro
pensare c’è quel naturalismo che vede nel divino non qualcosa di “altro” dal mondo (se è infinito e
ingenerato, non è “altro” dal mondo ma è l’essenza stessa del mondo.).

Anassimene ritornerà a dare una determinazione a questo principio, da lui identificato nell’Aria,
mobile, in perenne movimento, che, per condensazione da’ origine all’acqua e alla terra, per
rarefazione origina il fuoco. La novità interessante di questo filosofo rispetto ai suoi
predecessori sta nella considerazione che la differenza qualitativa delle cose (acqua, terra,
fuoco..) abbia origine in una differenza quantitativa (rarefazione, condensazione), introducendo
così un aspetto fondamentale per il concetto di dinamismo (1). Concetto su cui si basa tutto il
pensiero di Eraclito, a cavallo tra il VI e il V secolo, per il quale tutto cambia, tutto si
trasforma, nulla permane e tutto diviene.

Facciamo un salto di qualche millennio e troviamo Deepak Chopra che, in “Quantum Healing” dimostra
come nell’arco di un anno si rinnovi il 98% degli atomi del nostro corpo: lo scheletro rinnova i
suoi atomi ogni tre mesi, il calcio invece richiede uno o più anni, il fegato ogni sei settimane, la
pelle ogni mese; il tessuto di rivestimento dello stomaco cambia ogni quattro giorni, le cellule
epiteliali si rinnovano ogni cinque minuti.

Rimane stabile soltanto la nostra unità di coscienza centrale, la nostra identità. E
quest’universale divenire è , per Eraclito, armonia, sintesi dei contrari, come scrive nel frammento
8 ” Ciò che è opposizione si concilia e dalle cose differenti nasce l’armonia più bella, e tutto si
genera per via di contrasto” Questo darsi vicendevolmente senso non è forse alla base del principio
di complementarità che ben troviamo nel Tao, nello yin e nello yang, nel principio base della
visione naturopatica secondo il quale la malattia è un’occasione non solo di guarigione ma anche e
soprattutto di crescita e trasformazione?

Leggiamo a questo proposito in un altro frammento di Eraclito “Solo la malattia rende dolce la
salute, la fame rende dolce la sazietà e la fatica rende dolce il riposo”, perché “la via in su e la
via in giù sono un’unica e medesima via” E il Divino, il Principio Primo, consiste proprio in questa
sintesi degli opposti ed è per Eraclito il Fuoco, dotato di intelligenza.

Interessantissimo il frammento 41, “Esiste una sola sapienza: riconoscere l’intelligenza che governa
tutte le cose attraverso tutte le cose” Disagio e malattia, quindi, non come mero accidente di cui
far perdere subito le tracce ma come intelligenza illuminante per il cammino della nostra vita.
Continuando la breve carrellata, vediamo che con i Pitagorici (pare che Pitagora sia morto nei primi
anni del V secolo a.C) che vedono l’universo come numero ed armonia, il mondo diventa ordine e
pertanto al concetto di caos e di caso si sostituisce quello di causalità, reso ancora più evidente
dalla dottrina della metempsicosi, insegnata da Pitagora che a sua volta l’aveva attinta
dall’Orfismo.

Qui incominciamo anche a vedere una prima scissione tra anima e corpo, perché l’unione dell’anima
immortale al corpo che è “carcere”, è espiazione di una colpa originaria. Ma, mentre per gli Orfici
la celebrazione dei sacri misteri aveva il compito di innalzare l’anima in un’estasi tale da farle
avvertire in sé il divino, per i Pitagorici la via della purificazione è indicata nella scienza, nel
sapere e nella conoscenza, il più alto dei misteri. In loro, pertanto, possiamo cogliere “il primo
esempio di unione tra misticismo e razionalismo che, successivamente, più volte si ripeterà nel
mondo occidentale” (Giovanni Reale, “I problemi del pensiero antico”). Ma, come scrive Fritjof Capra
in “Il Tao della fisica”, “La rottura dell’unità cominciò con la scuola eleatica, secondo la quale
esisteva un Principio Divino al di sopra di tutti gli dei e di tutti gli uomini”.

Il principio primo proposto da Parmenide, l’Essere uno e immutabile, è immobile, perfetto, compiuto,
non ha bisogno di nulla, è uguale a se stesso, è Uno e indifferenziato. Mutamenti e cambiamenti sono
pertanto, nel mondo, pura illusione dei sensi. A questo punto apro una parentesi: è interessante
notare come ogni novità nel campo della conoscenza sembri apparentemente negare e sorpassare quanto
è stato pensato precedentemente. Ma è altresì piacevole rendersi conto di come, invece, esaminando
lo svolgersi del pensiero da una prospettiva più ampia, permessa dal passare del tempo (o,
dall’illusione del passare del tempo!) ci si possa rendere conto di come nulla sia errato ma tutto
contribuisca a mettere nuovi tasselli nel disvelarsi della Verità.

Se da un lato, infatti, possiamo vedere in Parmenide la scissione tra Spirito e Materia (scissione
che è madre della cosiddetta medicina moderna) proprio in quel separare l’Uno dalla manifestazione
della realtà, troviamo anche nel suo pensiero il principio della interconnessione dell’universo,
tanto caro oggi alla fisica quantistica, che ci fa comprendere come non sia possibile scomporre il
mondo in unità elementari con esistenza indipendente. Le particelle di cui è fomata la materia, sono
astrazioni “perchè – dice Niels Bohr, le loro proprietà sono definibili ed osservabili solo mediante
la loro interazione con altri sistemi”.

La meccanica quantistica illustra l’universo non come una collezione di oggetti fisici separati ma
come una rete di relazioni tra le parti di un Tutto unificato. Ecco un punto di forza della visione
olistica, fondamentale nella Naturopatia che posso riassumere riscrivendo tale e quale la frase che
ho appena scritto, cambiando soltanto il soggetto: l’organismo umano non è una “collezione” di
organi fisici separati ma una rete di relazioni fra le parti di un Tutto unificato! E fu proprio il
tentativo di rispondere al contrasto tra il pensiero di Eraclito e quello di Parmenide a permettere
ad Empedocle di parlare di nascita e di morte (quindi di divenire) come di mescolanza e separazione
dei quattro elementi (fuoco, acqua, aria e terra) per opera delle forze cosmiche dell’Odio, che
separa, e dell’Amore che congiunge.

Quando è l’amore a prevalere, gli elementi non si distinguono l’uno dall’altro ma sono riuniti
nell’Uno, quando prevale l’Odio gli elementi sono separati. Quanto di più vicino alla visione
spirituale del Terzo Millennio e, in modo sorprendente, ai risultati dell’analisi condotta in questi
anni da Masaru Emoto sui cristalli dell’acqua, la cui forma è condizionata dalle vibrazioni di Amore
e da quelle di Odio! La vita nasce dall’intreccio dell’uno con l’altro e l’uomo continua ad
incarnarsi in vite successive fino a riconoscersi divino.

Ma facciamo ancora un salto in avanti e scopriamo che nel 423 a.C. era diffusa la dottrina di
Leucippo che parla di un infinito numero di corpi, invisibili perché molto piccoli, in movimento nel
vuoto che, quando si riuniscono danno vita alla generazione, quando si separano alla distruzione.
Nasce così l’idea degli atomi come frantumazione dell’Essere da cui derivano tutte le cose: nascita
e morte, pertanto, sono soltanto un aggregarsi ed un disgregarsi di atomi.

Il corpo è formato da atomi più densi, l’anima da atomi più sottili che si propagano nel corpo,
vivificandolo. Ecco allora che anima e corpo hanno finalmente una stessa natura ed è interessante
notare come proprio il pensiero Atomista , visto come un altro passo fondamentale nella separazione
tra spirito e materia, sia in realtà la base della unione tra questi due aspetti considerati nella
loro identica natura. E in questi atomi che hanno la stessa origine ma una differente composizione
quantitativa (più o meno sottili) c’è l’assioma fondamentale della Medicina Olistica e della
Naturopatia Vibrazionale, la multidimensionalità dell’essere umano.

E in Democrito, compagno di Leucippo nella formulazione dell’atomismo, c’è un’interessante
disquisizione sulla genesi della felicità che consiste nei piaceri dell’anima. Da qui in poi la
filosofia inizierà ad avere valenze di tipo etico, con i Sofisti e poi con Socrate e così via. Ma
non è di questo che ora mi interessa scrivere, bensì, facendo un salto molto lungo nel tempo, vorrei
riconnettermi al pensiero di Cartesio (e siamo nel Seicento dopo Cristo!) che sancisce la
separazione tra la res cogitans e la res extensa, cioè tra la mente e la materia che pertanto è
considerata “un’inerte moltitudine di oggetti differenti riuniti insieme in un’immensa macchina”,
come scrive Fritjof Capra.

E’ evidente come questo meccanicismo, sostenuto da Newton, sia alla base della scienza moderna ma
anche della medicina moderna che, separando, ha perso la connessione tra il corpo fisico e tutti gli
altri corpi aurici di cui parlavo nella introduzione. E mentre il mondo orientale continuava a non
separare ciò che nel suo pensiero era naturalmente unità, quello occidentale ha seguito una strada
diversa e separativa.

Certamente sacra essa stessa, perché ha consentito alla scienza di conoscere, separando e dividendo,
ulteriori frammenti di verità che Medicina Moderna e Medicina Naturale stanno unendo in un’ancora
più ricca Medicina Complementare. Ma se torniamo per un istante al 540 a.C. e ascoltiamo quello che
ha da dirci Alcmeone da Crotone, considerato il primo medico della antichità, rimaniamo stupiti
dalla modernità del suo pensiero, sintesi della conoscenza filosofica greca e della esperienza. Per
lui l’organismo umano è un composto armonico di qualità che gli sono proprie e il prevalere dell’una
sull’altra è la causa della malattia. La malattia nasce quando si rompe l’armonia.

E di armonia parla Ippocrate: l’organismo è un insieme armonico inscindibile di organi e di umori
che si mescolano tra loro e si trasformano l’uno nell’altro. La malattia nasce quando si perde
questa armonia e non colpisce solo un organo, un apparato o una funzione ma tutto l’organismo nel
suo equilibrio. E tutta la vita dell’individuo, nel suo scorrere incessante, è parte essenziale
dell’armonia dell’organismo, tanto che il malato è un sano visto in un altro momento e ha dentro di
sé la vis sanatrix naturae che è compito del medico risvegliare.

Sarà la medicina post ippocratica a dimenticare la consapevolezza della Luce presente in ogni
essere, la sua capacità di autoguarigione, l’armonia indissolubile del suo essere olistico, e a
concentrare l’attenzione sui sintomi e sulla malattia anziché sul malato. Fino a quando Galeno, nel
primo secolo dopo Cristo, si focalizzò sui singoli organi anziché sull’organismo intero,
considerando inoltre il corpo nella sua scissione dallo spirito.. E da lì ebbe origine quell’altra
storia che sarebbe ora, oggi, di riunire finalmente nella Naturopatia Olistica che non nega la
scienza ma la riconosce, nei suoi errori e nella sue fondamentali scoperte, come un cammino del
disvelarsi dell’uomo a se stesso.

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