La Coscienza che osserva

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La Coscienza che osserva

Scienza e Fisica Quantistica

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L’Osservatore da esistenza all’Osservato

Redazione – Scienza e Conoscenza – 20/09/2021

A cura di Elena Sanda Chira, responsabile della collana di libri Scienza e conoscenza

«Il fatto che il mondo naturale sia comprensibile è davvero un miracolo». Albert Einstein

L’idea che ogni particella elementare, invece di essere una piccola massa inerte, in realtà altro
non sia che un “bit concentrato di informazione”, che nel suo insieme va a formare il cosiddetto
“campo informazionale”, è al cuore stesso di una inconciliabile differenza tra la visione del mondo
offerta dalla fisica classica e quella offerta dalla fisica quantistica.

Nell’opera La Grande Equazione, Vittorio Marchi, oltre a tante altre riflessione, esprime il suo
pensiero scientifico sul ruolo della coscienza nella vostra vita e nell’universo.

È risaputo che fu Albert Einstein a dare inizio alla Teoria del Big Bang, ma non tutti sanno che nel
1917, anno in cui fu pubblicata la teoria della relatività generale che gettò le fondamenta della
cosmologia moderna, egli non credeva in un universo in espansione. Arrivò ad accettare tale
possibilità solo nel 1932, grazie ad alcune soluzioni compatibili con un universo in espansione,
trovate proprio nelle sue equazioni, con le quali la stessa teoria del Big Bang trovò conferma. Con
l’ingresso della fisica quantistica nella nostra cultura scientifica, l’Universo conosciuto non
nasce più da un Big Bang, bensì, come dice Doug Matzke, fisico informatico statunitense, da un Bit
Bang. E da quel momento (1927) l’Universo non è più un deposito di oggetti statici e separati tra
loro, ma UN SINGOLO ORGANISMO di campi energetici interconnessi, in continuo stato di
trasformazione, con tutte le sue componenti a livello infinitesimale impegnate in uno scambio di
informazioni, interviaggianti da un punto all’altro della massa esistente.

Le implicazioni di queste prime scoperte sperimentali sono sconvolgenti; suggeriscono che
l’ingrediente essenziale del nostro Universo è la Coscienza che osserva: una compartecipazione
congiunta tra Osservatore e Osservato.

Eravamo abituati a pensare che ciò che ci circonda fosse già qualcosa e che questo qualcosa
esistesse senza il nostro intervento o la nostra intenzione. Di fatto, dobbiamo invece cambiare
questo nostro modo di pensare, perché persino un elettrone, come ha ammesso lo stesso premio Nobel
Carlo Rubbia, ha una tendenza mentale. In effetti, dobbiamo riconoscere che persino il mondo
materiale che ci circonda, essendo composto da particelle, che vanno a costituire, per esempio, la
struttura di una sedia, di un tavolo, di un muro, di un tappeto, di una stanza o di qualsiasi altra
cosa che sia solida, non è nient’altro che uno dei possibili atti di coscienza partecipata, come
diceva John Wheeler, uno dei padri della bomba atomica.

La Coscienza della Grande Matrix

«Tutto è coscienza, e da essa tutto emerge come da una Grande Matrix», diceva Max Planck, padre
della fisica quantistica già nel lontano 1944. Il fatto è che un oceano di onde di varia ampiezza e
frequenza è alla base del nostro esistere. La stessa poltrona su cui sediamo è infatti costituita
solo da onde, nient’altro che da onde di energia, formate da microparticelle, quali elettroni,
bosoni, gluoni, fermioni, barioni, adroni, fotoni, quark e altri: tutti elementi che si muovono a
una velocità vertiginosa, in una condizione che permette a questo nostro comodo sedile di mantenere
la propria forma.

Questa raccolta di nuove idee è nota come Interpretazione di Copenaghen fin dagli anni Trenta del
secolo scorso, a partire dal luogo in cui è nata e in cui il fisico danese Niels Bohr e il brillante
fisico tedesco Werner Heisenberg formularono le prime osservazioni sulle loro straordinarie
scoperte. Essi capirono che gli atomi non erano dei piccoli sistemi solari, costituiti da miliardi
di piccoli nuclei e da altri orbitanti intorno a loro in maniera satellitare. Non erano cioè
particelle, ma nubi energetiche, più o meno coagulabili ed estensibili praticamente all’infinito,
chiamate “quanti” particelle e onde.

Da notare che il termine “quanto” deriva dall’aramaico Ka + Want, cioè, etimologicamente, il luogo
in cui abita “Colui che provvede” (da Ka = Colui + Want = provvidente). Sembra quasi che la scelta
terminologica concepita dalla fisica quantistica per esprimere questo minuscolo “pacchetto” di
energia, sia stata dettata sorprendentemente da un elemento coscienziale non casuale.

L’osservatore conferisce esistenza all’osservato

La nuova nozione eretica era che non solo l’osservatore conferisse esistenza all’osservato, e
viceversa, ma anche che nulla esistesse come una vera e propria cosa a sé stante, indipendentemente
dalla percezione che se ne aveva; tant’è che oggi le grandi «regole del gioco» della scienza
newtoniana e galileiana, come le definì l’acclamato fisico Richard Feynman, e la loro premessa
centrale che le cose esistessero indipendentemente l’una dall’altra, sono definitivamente crollate.

Bisogna riconoscere che, per pervenire a questa nuova percezione della realtà, sono occorse molta
ispirazione e molta intenzione. Questo perché l’idea che la coscienza crei e possa addirittura
influenzare l’Universo fisico ha dovuto sfidare la nostra attuale visione scientifica della
coscienza, sviluppatasi dalle teorie del filosofo Renè Descartes, il quale sosteneva che la mente
fosse separata dal corpo e in qualche modo diversa dalla materia, riproponendo così la perfetta
separazione tra Spirito e Materia.

La Coscienza crea la nostra realtà.

La realtà che vede ognuno di noi riflette il livello di coscienza di sé come osservatore.

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