L’universo sognante

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L’universo sognante

di Fred Alan Wolf

Le culture occidentali sono sempre state affascinate dai sogni, ritenuti in grado di divinare il
futuro o di risvegliare ricordi del passato, persino delle vite precedenti. Recentemente, c’è stato
molto interesse intorno ai sogni lucidi. La fisica quantica può spiegarci come e perché sogniamo?
C’è un cervello olografico alla sua base?

“Un estremo è l’idea di un mondo oggettivo che segue il suo regolare corso nello spazio e nel tempo,
a prescindere da qualsiasi tipo di soggetto osservante: questa è stata l’immagine che ha guidato la
scienza moderna. All’altro estremo c’è l’idea di un soggetto, che sperimenta misticamente l’unità
del mondo e non ha più di fronte a sé un oggetto o un mondo oggettivo: questa è stata l’immagine che
ha guidato il misticismo asiatico. Il nostro pensiero si muove da qualche parte nel mezzo, tra
queste due concezioni limitate; dovremmo mantenere la tensione derivante da questi opposti. Werner
Heisenberg

Esiste un mondo di mezzo tra l’esperienza umana e animale. Esso si trova in quella zona indistinta
tra la mente conscia e vigile, qui, e il mondo fisico che tutti diamo per reale, là. Anche se nella
citazione di apertura Heisenberg parla solo di una “tensione” tra il mondo interiore di un soggetto
e quello esteriore di un oggetto, forse egli sta facendo riferimento a una nuova visione concettuale
dell’ universo della mente e della materia, basata sulla fisica quantica. In questo articolo parlerò
di questa concezione come del “mondo immaginale”, illustrando i legami di quest’ultimo con l’
universo dei sogni.

Henri Corbin, il noto studioso dell’Islam, è stato il primo scrittore europeo a utilizzare
l’espressione “mondo immaginale” (nota 1). Secondo lui, questo mondo è ontologicamente reale, ma le
mie ricerche sulla natura dello sciamanesimo (nota 2) e dei sogni suggeriscono che esso sia più
autentico della realtà che percepiamo. A ogni modo, si tratta di una realtà al di là della nostra
normale percezione di veglia, anche se ci appare sotto forma di sogni e di altri esperienze simili,
come le esperienze di quasi morte e forse i rapimenti degli UFO (nota 3).

Per quanto possa apparirci nuovo il concetto di questa realtà, gli aborigeni australiani sostengono
di averne “memoria” da 150.000 anni (nota 4). Essi definiscono la propria memoria “la dimensione dei
sogni”, che secondo loro contiene tutto il passato, il presente e il futuro. Da tale dimensione
sorge il mondo della mente, la materia e l’ energia. E tutto ciò si sviluppò molto tempo fa, come un
sogno “del Grande Spirito”. Dunque, il pensiero aborigeno suggerisce che l’ universo o Dio stiano
sognando nell’esistenza tutto ciò che sperimentiamo, e che tale sogno ha una precisa componente
mitologica o, come direbbe C. G. Jung, archetipica.

Per quanto sappiamo, le culture occidentali sono sempre state affascinate dai sogni. Questi ultimi
sono stati ritenuti in grado di divinare il futuro o di risvegliare ricordi del passato, persino
delle vite precedenti. Molte culture credono che durante il sogno l’ anima abbandoni il corpo e
viaggi in altri mondi. In effetti, la Bibbia ci ricorda i sogni profetici di Giuseppe. E
naturalmente esistono sogni che, si dice, danno al sognatore facoltà creative. Basti ricordare i
sogni del poeta-filosofo William Blake per comprendere il potere creativo e profetico di un sogno.

Recentemente, c’è stato molto interesse intorno ai sogni lucidi (nota 5). Essi sono molto diversi
dai sogni comuni, per contenuto ed esperienza. I loro segni distintivi sono la consapevolezza di
stare sognando e la vividezza dei dettagli ricordati dopo il sogno. Si ha anche la sensazione di
poter controllare gli eventi dell’entità sognante (uso questa espressione perché, nei miei sogni
lucidi, l’entità sognante sembra per molti aspetti diversa dal mio io normale e cosciente, sebbene
allo stesso tempo sappia di essere me stesso. La differenza più impressionante è la consapevolezza
di essere diviso in due menti coscienti: la persona addormentata “sul letto di casa” e la persona
che sperimenta il sogno sapendo di essere sempre sul letto di casa). Al risveglio, il sogno viene
ricordato con grande facilità.

Recentemente, ho intervistato persone che non solo hanno sogni lucidi, ma sembrano capaci di
risvegliarsi, notte dopo notte, in un mondo parallelo dove conducono un’altra vita, in un altro
corpo (io stesso ho avuto questa esperienza, oltre a quella dei sogni lucidi). Ho scritto molto sui
sogni lucidi in un libro precedente, nell’ambito dei miei studi sui rapporti tra la Fisica e la
consapevolezza (nota 6).

In un libro successivo, The Eagle’s Quest, ho descritto in che modo il mondo immaginale può essere
la fonte di tali sogni. Ho anche studiato come gli sciamani alterano la consapevolezza per guarire e
trasformare la materia. Talora ho cercato di creare nuove metafore per comprendere gli stati di
coscienza dal punto di vista della Fisica. Ho anche suggerito, come possibile spiegazione degli
stati sciamanici di consapevolezza, l’esistenza di un mondo immaginale “di mezzo” (anche gli studi
contemporanei sugli UFO e le esperienze di quasi morte sembrano ricorrere alla nozione di un mondo
di mezzo per spiegare un gran numero di esperienze apparentemente incomprensibili) (nota 7).

In questo articolo vorrei proporre una spiegazione dei sogni e forse di altre esperienze
“oltremondane” basata sulla fisica quantica, sull’esistenza del mondo immaginale e sulla forma delle
immagini olografiche nel cervello umano. La mia ipotesi è che il cervello è qualcosa di simile a un
ricevitore capace di sintonizzarsi tanto con il mondo di mezzo quanto con quello che definiamo
“reale”. Userò il termine “sogno” in riferimento a una vasta gamma di esperienze sensoriali che
apparentemente esistono o vengono sperimentate senza un’evidente componente oggettiva: tra queste, i
sogni lucidi e normali, le esperienze fuori dal corpo, di quasi morte, sciamaniche, ufologiche e
altre.

Non cercherò di descrivere nei dettagli in che modo queste esperienze sono diverse – naturalmente lo
sono – perché cercherò di affrontare questo argomento nel mio prossimo libro, The Dreaming Universe
(nota 8). Piuttosto, qui vorrei suggerire una spiegazione non solo del modo in cui si formano i
sogni e le altre esperienze “oltremondane”, ma anche del funzionamento del cervello durante i sogni
e la veglia. Cercherò di spiegare sia la consapevolezza conscia che quella onirica da un nuovo punto
di vista psico-quanto-fisico.

Il punto cruciale del mio discorso è l’esistenza del mondo di mezzo, da cui sorgono tanto la
consapevolezza di veglia quanto quella onirica. La mia ipotesi è che la nostra vita, i nostri
pensieri e sentimenti, e persino il mondo fisico della materia e dell’ energia, provengono da questo
mondo immaginale. Voglio anche suggerire che quelli che chiamiamo sogni sono immagini emergenti da
questo mondo attraverso un meccanismo olografico implicante onde quantiche di informazioni che
sorgono nel passato e nel futuro.

Cos’è il mondo immaginale?

Sebbene il mondo immaginale possa significare molte cose, a seconda dei propri interessi e della
propria cultura, vorrei darne una definizione basata sulla fisica quantica. Esso è uno spazio e un
tempo che è, come la “zona del crepuscolo” di Rod Serling, il mondo dell’immaginazione.

Ma “immaginazione” non è la parola giusta per descrivere questo “luogo”. Infatti, da esso proviene
tutto ciò che esiste soggettivamente nella nostra percezione: i nostri pensieri, i nostri
sentimenti, le nostre sensazioni, lo spazio e il tempo fisico, persino la materia. Per comprendere
questo punto e la sua importanza nell’esperienza del sogno, usiamo una prospettiva fisico-quantica
per studiare come si forma la nostra esperienza soggettiva del mondo.

Io studio la Fisica quantica da molto tempo e mi interesso al modo in cui quest’ultima e la
consapevolezza si sovrappongono (nota 9). Soprattutto, mi interessa quello che in Fisica è noto come
l’«effetto osservatore» (nota 10). Un sistema quantico, in genere, esiste in una sovrapposizione di
stati. Tali stati corrispondono agli attributi osservabili, e quindi misurabili, della nostra
esperienza del mondo.

Per esempio, ci sono degli stati corrispondenti alle posizioni degli oggetti fisici. Prima di venire
osservati, tali stati esistono come una sorta di “nuvola fantasma” di possibilità, estesa nello
spazio e nel tempo come una nebbia misteriosa. I fisici chiamano questa nebbia una “sovrapposizione”
di onde quantiche. Improvvisamente, tramite la percezione, l’osservazione o la cognizione, tale
moltitudine di stati si trasforma in uno stato singolo. In gergo, questa si chiama “riduzione del
pacchetto di onde”. Ciò vuol dire che una volta che uno stato è noto, la sua onda di probabilità
deve diventare singolare, “infilzata” in un luogo e un tempo, piuttosto che essere diffusa e sparsa
nello spazio e nel tempo. Quando nell’onda accade questo “picco”, l’oggetto assume una forma fisica
e il suo osservatore ha un’esperienza cognitiva.

Ma nessuno sa in che modo si formi questa improvvisa realtà “a picchi”. Nella stessa fisica quantica
non c’è nulla che preannunci questo fenomeno. Tale improvviso “picco di realtà” è la base del
principio di indeterminazione di Heisenberg, e ha dato origine a molte interpretazioni, le quali
richiedono tutte, tranne una, la fede in un sistema metafisico posto al di là delle leggi della
Fisica. L’unica eccezione è forse la spiegazione meno accettabile, sebbene sia l’unica che rimanga
all’interno della Fisica quantica. Questa spiegazione sostiene che il collasso di un “picco” non si
verifica.

Tale concezione è chiamata “l’interpretazione dei molti mondi della meccanica quantica”, e dice
molto chiaramente che tutte le possibilità esistono simultaneamente. Esse esistono adesso, esistono
prima ed esistono dopo come una sovrapposizione “fantasma” di trame o storie che vanno all’indietro
fino all’inizio del tempo, e in avanti fino alla sua fine. Tale concezione della sovrapposizione
delle possibilità ricorda il concetto aborigeno della “dimensione dei sogni” e il mondo immaginale
di Corbin. Il mio suggerimento è che questi siano tutti la stessa cosa, vista da basi intellettuali
e culturali diverse.

In tale concezione di mondi paralleli sovrapposti, le onde quantiche si muovono in modo immaginale,
come se il tempo non fosse nulla più che una dimensione dello spazio. Non esiste una “freccia” del
tempo. Ciò che era nel passato e ciò che sarà nel futuro non sono considerati più importanti di ciò
che è a destra o a sinistra di una posizione nello spazio. Così, si parla del passato e del futuro
come se esistessero nel tempo presente, adesso. Data questa interpretazione, come si forma
l’esperienza del mondo, sia quello onirico che quello della consapevolezza desta?

Messaggi dal cervello olografico

Perché siamo in grado di sperimentare ogni cosa – sia che entri dall’esterno nel nostro sistema
nervoso e nel nostro cervello, sia che nasca apparentemente dentro quest’ultimo – come un sogno
creato nel sonno? In che modo si forma la consapevolezza?

Vorrei suggerire una risposta. Chiaramente sto facendo delle ipotesi, ma credo che le nostre attuali
conoscenze delle immagini olografiche possono portarci fino a questo punto.

Gli ologrammi sono composti da onde luminose che interferiscono le une con le altre, lasciando la
loro impronta su un materiale fotosensibile piatto o bidimensionale. Tali onde vengono da due
sorgenti: una fonte intelligibile di luce e il riflesso di quest’ultima su un oggetto fisico. Quando
la luce da queste due fonti viene assorbita da un materiale fotosensibile, resta registrata la forma
dell’intersezione. Quando una sorgente di luce illumina l’ologramma, appare un’immagine
tridimensionale dell’oggetto, anche se la registrazione avviene su una superficie piatta.

La percezione della realtà come accade nel nostro cervello e nel sistema nervoso è, credo, una
sequenza di ologrammi che si susseguono gli uni dopo gli altri, man mano che l’esperienza si
manifesta “nel tempo”. Nel cervello, le onde quantiche producono eventi e allo stesso tempo sono la
percezione e l’illuminazione di quegli eventi. In tal modo, nel cervello si crea l’ologramma.

Esistono degli elementi, sia nella costruzione dell’ologramma che nel mondo immaginale, che rendono
questa ipotesi più sostenibile. Per esempio, i dati raccolti dal fisiologo premio Nobel Georg von
Bekesy hanno mostrato che soggetti privati della vista “provavano” sensazioni in uno spazio in cui
nessuna parte del loro corpo era presente. Egli aveva messo dei vibratori sulle ginocchia dei
soggetti, chiedendo loro di tenere aperte le gambe. Quando la frequenza delle vibrazioni cambiava,
sembrava che la sensazione saltasse da un ginocchio all’altro, mentre a certe frequenze sembrava
posta nello spazio tra le ginocchia. Le vibrazioni producevano forme di interferenza nel cervello
dell’osservatore e quindi ricreavano olograficamente un’esperienza di realtà “oggettiva”.

La sensazione di percepire qualcosa “là fuori” nello spazio quando il senso della vista è impedito,
non è in realtà più misteriosa della sensazione di vedere qualcosa “là fuori” in condizioni di vista
normale. L’immagine si forma olograficamente nello stesso modo della sensazione della percezione.
Così, secondo me, il concetto olografico spiega come ricreiamo non solo la realtà visiva, ma tutte
le percezioni della realtà. Ricostruiamo la realtà producendo un ologramma visivo, sonoro e sensorio
nel nostro cervello, sulla base dei dati forniti dai sensi. In tal modo, il mondo sperimentato, il
mondo “oggettivo”, esiste nel nostro cervello. Nessuno sa esattamente cosa ci sia “là fuori”.

A questo punto, abbiamo di fronte a noi due ovvi problemi: (1) dov’è il soggetto? (2) Dov’è
l’oggetto creato? Concentriamoci sull’esperienza visiva per tentare di rispondere a queste domande.
Scopriremo che la risposta a una è anche la risposta all’altra.

Dov’è il suo Io, Sua Altezza?

È estremamente difficile dire dove si formi l’immagine e dove stia l’osservatore. Quasi tutti coloro
che hanno riflettuto sull’«osservatore» nei sogni o (per quel che conta) nella vita cosciente, si
troveranno in difficoltà con ciò che dico. Dove è la “persona” che vede l’ologramma costruito nel
cervello? Dov’è l’omuncolo seduto all’interno che guarda lo spettacolo? Nonostante tutte le mie
ricerche, devo ancora trovare l’ubicazione dell’«osservatore» della realtà nel cervello o nel
sistema nervoso. In tal modo, anche il mondo oggettivo sembrerebbe perdere il suo status di
autentica realtà oggettiva, in quanto dipende fortemente dal soggetto.

E che dire del soggetto? Allo stesso modo con cui sembra svanire l’oggetto “vero” (come il viso del
gatto in Alice nel paese delle meraviglie), sono portato a concludere che anche nel caso del
soggetto non esiste nessuno. Non c’è alcuna persona. Come ha insegnato il Buddha, non esiste “io” né
tempo; nulla è reale. I francesi usano il termine “personne” per dire nessuno. Non credo che esista
un testimone o un osservatore, per quanto strano possa sembrare. È un’illusione. Ma se così stanno
le cose, che sta succedendo? Non fraintendermi. Qualcosa sta succedendo, ma non come sembra a te,
perché “tu” in realtà non esisti.

La formazione dell’esperienza

Nella concezione della Fisica classica, tutte le esperienze sono rappresentate da sequenze di
eventi; ogni evento è descritto mediante tre attributi: massa o energia, spazio e tempo. Qui sta il
“problema”. Infatti, è impossibile descrivere completamente un oggetto in questo modo. La ragione è
sottile e ha a che fare con la natura della Fisica quantica; in particolare, con il ruolo
dell’osservatore che trasforma le possibilità in un’esperienza attuale.

Nell’interpretazione dei molti mondi della Fisica quantica, l’osservatore, nell’osservare, è unito
alla cosa osservata. Prima che venga osservato, un sistema esiste come sovrapposizione di un numero
infinito di stati possibili. Quando nel quadro entra l’osservatore, lui o lei osserva davvero ognuno
di quegli stati, anche se ciascuno di essi esiste in un mondo diverso. L’osservatore è “catturato”
da ciò che viene osservato e abbinato a esso in un mondo dato. Così, quando un osservatore osserva
un elettrone nella posizione A all’interno di un atomo, l’elettrone sembra fermo in quella
posizione. Ma le altre possibili posizioni dell’elettrone non cessano di esistere. C’è sempre un
osservatore che osserva lo stesso elettrone nella posizione B, ma in un mondo diverso.

Perciò, le altre possibilità della “nuvola fantasma” non svaniscono improvvisamente quando se ne
materializza una; piuttosto, tutte le possibilità sono presenti e l’osservatore è unito a ciascuna
di esse. In ogni mondo in cui esiste un attributo fisico, c’è un osservatore che osserva quel valore
per quell’attributo. Nel modello del cervello-ologramma che ho qui postulato, l’osservatore,
nell’osservare, diventa davvero parte dell’ologramma. L’osservatore viene dunque trasformato
attraverso la sua esperienza.

L’osservatore e l’osservato sono la stessa cosa a livello di un ologramma vivente dentro il
cervello. Ciononostante, gli ologrammi comuni richiedono un osservatore al di fuori dell’ologramma.
Cosa rende l’ologramma del cervello diverso da tutti gli altri ologrammi?

La differenza sta nel fatto che l’ologramma è un costrutto tridimensionale (3D), una pellicola
spessa piuttosto che sottile, probabilmente composta dalla corteccia che copre il cervello antico.
Tutti gli ologrammi laser-ottici costruiti dagli uomini sono bidimensionali (2D). Questi ologrammi
2D sono ottimi nel ricreare immagini 3D.

Il cervello è un oggetto 3D, dall’aspetto di un tappeto spesso e ritorto. Poiché gli ologrammi 2D
ricostruiscono immagini 3D, per analogia si può dire che il cervello 3D ricostruisce “immagini” 4D.
Questo è ciò che si intende con esperienza sensoriale o cognitiva. Sto suggerendo che il tempo, cioè
la quarta dimensione (come dice Einstein), viene ricostruito dall’ologramma del cervello. Ma se il
tempo viene costruito nel cervello, in che modo esso viene sperimentato? La risposta è: “tu”.

Queste esperienze olografiche nel cervello sono come dei lampi: la sequenza di lampi costituisce
l’insorgere sia del tempo che dell’«io». I lampi sono l’immagine e l’osservatore dell’immagine allo
stesso tempo. Nel normale ologramma 2D, abbiamo un osservatore che guarda l’ologramma, ma
l’ologramma è separato dall’osservatore. Nella sequenza 3D, l’osservatore e l’ologramma sono la
stessa cosa. Non c’è nessuno che “osserva” il moto interiore della corteccia. Quest’ultimo è
l’osservatore. L’«io» è la sequenza degli eventi di quel moto. Per cui, l’«io» sorge nel tempo.

Esiste un mondo fondamentale da cui proviene tutto ciò? Direi di sì, e lo collegherei al mondo
immaginale. Nel mondo immaginale non esiste tempo né spazio. Ma da esso provengono tutte le
possibilità e gli osservatori. In esso l’oggettivo viene sperimentato come spazio, il soggettivo
come tempo. Ciò avviene perché quello che intendiamo con oggettivo è “là fuori”, mentre il
soggettivo è sperimentato “nel tempo”, ma non ha una componente spaziale. La Fisica classica vedeva
il tempo come una dimensione reale. La relatività cominciò a vedere il tempo come una dimensione
immaginale, ma solo nella teoria quantica esso viene completamente considerato tale.

L’assemblaggio dei dati sensoriali dal mondo immaginale crea nel cervello un’azione che chiamiamo
consapevolezza. L’«io-consapevolezza» degli eventi non è nulla di più che la mappatura
dell’esperienza nel tempo; la consapevolezza “di veglia” degli eventi è la mappatura dell’esperienza
nello spazio; la consapevolezza onirica è la mappatura dell’esperienza nel mondo immaginale. La
consapevolezza onirica e quella di veglia accadono simultaneamente; quando siamo svegli, la
consapevolezza onirica è semplicemente sopraffatta da quella conscia, e viceversa quando siamo
addormentati.

Così, il mondo dello spazio, del tempo, della materia, dell’ energia, del pensiero e delle
sensazioni proviene da quello immaginale. Sia lo spazio che il tempo emergono come le dimensioni
sicure del mondo immaginale, così come registrate dall’ologramma del cervello.

Il sogno dell’ universo sognante

Le immagini di una olografia 3D sono diverse da quelle di un’olografia 2D. Una prima differenza è
data dal fatto che esiste un numero infinito di immagini 3D; ciò si ricollega alla teoria dei molti
mondi paralleli nella Fisica quantica. L’onda che illumina l’ologramma rappresenta tutte le
possibilità esistenti. Nella Fisica quantica, il progresso degli stati dell’ atomo dalla potenza
all’attualità proviene da una sorta di moto doppio; i modelli di interferenza prodotti dalle onde di
questo moto danno origine alle probabilità. Tali probabilità si trasformano in percorsi nello spazio
e nel tempo “reali”.

L’osservatore è su tutti questi percorsi simultaneamente. Quelli che tendono a essere potenzialmente
vicini gli uni agli altri formano la nostra “consapevolezza normale di veglia”. Quello che chiamiamo
“io” è la consapevolezza dei percorsi più comuni, ed è qui che si forma il nostro senso di scelta.
In ogni punto del tempo, esistono percorsi più o meno comuni. Di solito, quelli che abbiamo
osservato sono i percorsi più probabili.

Quando si fa l’esperienza di un sogno? Adesso sappiamo, grazie all’opera di J. Allan Hobson (nota
11) e altri, che esiste un meccanismo nel tronco cerebrale che cancella gli stimoli esterni quando
dormiamo. Cancellando le informazioni provenienti dal mondo esterno, percepiamo solo quelle già
esistenti nel sistema. Potremmo chiamare tali informazioni la realtà soggettiva. Durante il sonno,
la realtà soggettiva è tutto ciò che è possibile sperimentare.

Nella consapevolezza normale di veglia, sia la realtà oggettiva che quella soggettiva influenzano il
nostro cervello, ma la realtà onirica è sopraffatta dagli stimoli del mondo esteriore. In questo
istante, tu stai sognando. Tutti noi siamo sognando. Di solito non ce ne accorgiamo, perché il
nostro sistema nervoso è sovraccarico di dati provenienti dal mondo esterno. E mentre stiamo
osservando la realtà esterna, è difficile percepire il senso dell’io, così come quello della realtà
soggettiva.

Tuttavia è possibile osservare o percepire l’io dei sogni. Nel corso di un’esperienza eccezionale di
veglia, come un’iniziazione sciamanica, una trance, una meditazione e magari un incontro con gli
UFO, si fa esperienza della parte espansa, o dell’io dei sogni, dell’ologramma. Qualcosa di simile
può avvenire durante le sincronicità. È una storia senza fine: puoi osservare il testimone che
guarda il testimone che guarda il testimone. È possibile continuare all’infinito, perché esiste un
numero infinito di testimoni. Il processo va avanti per sempre, come l’osservazione della tua
immagine in due specchi l’uno di fronte all’altro.

Non esiste alcuna persona presente. La “persona” è un costrutto. Non appena diventi consapevole di
ciò, accedi allo stato del testimone. Una volta in quello stato, vedi che esso è una proiezione. Una
volta che ti osservi fare ciò che stai facendo, puoi vedere che si tratta solo di un’altra
illusione. Se persisti, ti ritroverai a correre dentro un salone degli specchi, in un’avventura
incredibile come il viaggio di Alice al di là dello specchio.

Possiamo considerare tutto ciò come un cammino verso il Dio-Sé o l’originario “Spirito Sognante”
degli aborigeni australiani. A quel punto, non esiste nulla.

Ebbene, perché sogniamo? Come ho detto prima, il sogno viene osservato quando elimini gli stimoli
esterni. In realtà, quando sogni, diventi consapevole di ciò che stai facendo qui e ora, di quello
che accade sempre nel cervello: il processo continuo delle immagini olografiche. Tali immagini –
questa continua ricostruzione dell’ologramma – sono indispensabili se vogliamo sopravvivere e, fatto
ancora più importante, se vogliamo diventare completamente consci.

Questo l’ho imparato nella giungla peruviana, con gli sciamani. Riuscivo ad avere immagini oniriche
sotto l’influsso della pianta dell’ayahuasca. In tali esperienze di sogno cosciente, ho capito che
alcune immagini erano dei sogni lucidi, ma la maggior parte no. La lucidità accadeva per brevi
periodi di tempo, di solito non più lunghi di qualche secondo, e a intervalli apparentemente
casuali. Per il resto, le immagini erano confuse e alquanto prive di senso. Gli episodi lucidi erano
sempre pieni di colori, sembravano molto reali ed erano sempre accompagnati dalla sensazione di
essere presenti sulla scena. Avevo la sensazione che tutto ciò fosse una sorta di trucco o
spettacolo magico; mi sembrava di essere nella Disneyland del cervello, e per un breve istante ho
capito il segreto che stava alla base della creazione di questo trucco.

“Lo spettacolo magico dell’ universo

«Hai anche imparato il segreto del fiume, cioè che il tempo non esiste?»

«Sì, Siddharta, è questo che vuoi dire? Il fiume è ovunque allo stesso tempo. Nella sorgente e nella
foce; nella cascata, nel traghetto, nella corrente e nelle montagne. Ovunque. Per esso esiste solo
il presente, senza l’ombra del passato né del futuro.»

«È così», disse Siddharta. «E ho imparato, riguardando la mia vita, che anche essa è un fiume.
Siddharta il ragazzo, Siddharta l’uomo maturo e Siddharta l’anziano erano separati solo da ombre,
non dalla realtà.

Le vite precedenti di Siddharta non erano nel passato, né la sua morte e il suo ritorno a Brahma
sono nel futuro. Nulla era e nulla sarà; ogni cosa è reale e presente.»” (nota 12).

Dalla posizione vantaggiosa dello spazio, il tempo e la materia, le onde quantiche nel cervello
vanno avanti e indietro nel tempo. Esse creano percorsi neurali da cui proviene il comportamento
abituale. Ciò crea la struttura dell’ologramma in cui tutte le immagini vengono registrate come un
misto di mito e realtà.

Il segnale che torna indietro nel tempo dal futuro deve correlarsi con quello diretto in avanti dal
passato. Ecco perché non vediamo molto bene nel futuro. Siamo più assorbiti dalla sopravvivenza che
dal vivere il nostro mito; questo è ciò che chiamiamo “condizionamento passato”. Il condizionamento
passato è ciò che ci impedisce di vedere nel futuro. Le persone che vedono nel futuro sono capaci di
illuminare gli ologrammi del cervello in modo diverso.

È impossibile cambiare i percorsi neurali formatisi nel periodo critico della crescita: l’hardware è
immutabile. Ecco perché la psicoanalisi sta vivendo un momento così brutto. Tutto ciò che si può
fare è evitare di illuminare l’ologramma allo stesso modo ogni volta che sorge una situazione nuova.
Per esempio, stai con una persona e scopri che ti stai arrabbiando fuori misura a causa di qualcosa
che lui/lei ha detto o fatto, probabilmente stai solo ripetendo la reazione che avesti all’età di
sei mesi, quando un genitore si arrabbiò con te. Quando ciò si verifica adesso, tutto quello che
devi fare è riconoscere che la rabbia che stai provando è solo un programma formatosi quando eri
bambino; non è altro che un lavaggio del cervello. Allo stesso tempo, se accettiamo la premessa che
non esiste una “persona” nel senso convenzionale del termine, dobbiamo accettare che è l’ universo
che sta scegliendo.

Data l’atemporalità delle onde quantiche, persino le vite passate potrebbero stare agendo in questa
ripetizione olografica. Queste vite sono portate dalle onde quantiche dell’ universo e vengono
probabilmente percepite nel codice DNA che abbiamo ereditato dai genitori. Alla fine, tornando
abbastanza indietro nel tempo, si vede che tutta l’umanità è discesa da uno o due progenitori
comuni. Il sistema del DNA può essere visto come una “libreria” contenente onde di informazioni
olograficamente immagazzinate, o come un ricevitore di onde quantiche che furono costruite per
l’umanità.

Forse ti starai chiedendo da dove vengono queste onde quantiche. A questo punto, è d’uopo ritornare
alla “dimensione dei sogni” del Grande Spirito, nel pensiero aborigeno. Ora le visioni del mondo
scientifica e aborigena sembrano cominciare ad avvicinarsi: potremmo dire che le onde quantiche sono
le onde del cervello del Grande Spirito.

Siamo tutti fatti della stessa sostanza; abbiamo tutti la stessa libreria. Osservando la struttura
del DNA e delle altre molecole, possiamo vedere persino il nostro legame con le piante e gli
animali. Siamo tutti parte della stessa famiglia. Per questo ho ricordi delle mie vite passate che
sembrano lontanissimi da quelli della mia famiglia attuale.

Quindi, l’individualità – la sensazione che ognuno di noi è una singola entità – è fondamentalmente
un’illusione. Le anime individuali sono costruzioni egoiche del Grande Spirito.

Esiste una sola anima, un solo “io”. Questo “io”, che gli aborigeni chiamano Grande Spirito, sta
ancora sognando. Questo sogno è l’ universo, ed è anche il sogno dell’ universo. Colui che osserva
il sogno e il sogno sono la stessa cosa. Possiamo solo chiederci cosa succederà quando colui che
dorme si sveglierà.

Note

1. Vedi Henri Corbin, Mundus Imaginalis or the Imaginal and the Imaginary (Ipswich, England:
Golgonooza Press, 1976).

2. Fred Alan Wolf, The Eagle’s Ques: a Physicist’s Search for Truth in the Heart of the Shamanic
World (New York: Summit Books, 1991).

3. Vedi per esempio Peter M. Rojcewicz, Signals of Transcendence: The Human- UFO Equation in
“Journal of UFO Studies”, New Sciences, Vol. 1 (1989), p. 111

4. Vedi per esempio Jim Pouley, The Secret of Dreaming (Templestowe, Australia: Red Hen Enterprises,
1988); Peter Sutton, ed., Dreamings: The Art of Aborigenal Australia (Victoria, Australia: Penguin
Books, 1988); Jean A. Ellis, From the Dreamtime: Australian Aborigenal Legends (Victoria, Australia:
Collins Dove, 1991).

5. Vedi Jayne Gackenbach e Jane Bosveld, Control your Dreams: How Lucid Dreams Can Help You Uncover
Your Hidden Desires, Confont Your Hidden Fears, and Explore the Frontiers of Human Consciousness
(New York: Harper & Row, 1989); Stephen LaBerge, Lucid Dreaming: The Power of Being Awake and Aware
in Your Dreams (Los Angeles: J. P. Tarcher, 1985).

6. Fred Alan Wolf, Star Wave: Mind, Consciousness, and Quantum Physics (New York: Macmilla, 1984).

7. cfr. Rojcewicz, op. cit.

8. Fred Alan Wolf, The Dreaming Universe: Investigations of the Middle Realm of Consciousness and
Matter (New York: Summit Books, 1993).

9. Vedi Fred Alan Wolf, The Quantum Pshysics of Consciousness: Towards a New Psychology,
“Integrative Psychology”, Vol. 3 (1985), pp. 236-47; On the Quantum Physical Theory of Subjective
Antedating, “Journal of Theoretical Biology”, Vol. 136 (1989), pp 13-19.

10. Fred Alan Wolf, Taking the Quantum Leap: The New Physics for Nonscientists, ed. riv. (San
Francisco: Harper & Row, 1981).

11. Vedi per esempio J. Allan Hobson, The Dreaming Brain (New York: Basic Books, 1989).

12. Hermann Hesse, Siddharta.

Fred Alan Wolf è un fisico noto per le sue intuizioni sui legami tra la scienza e la consapevolezza.
È autore di opere come The Eagle’s Quest, Taking the Quantum Leap e Parallel Universe. Questo
articolo è tratto da The Dreaming Universe.

www.innernet.it/luniverso-sognante

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