OLTRE LA FISICA DI STAR TREK – 9.1 L’UNIVERSO È QUANTIZZATO?

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OLTRE LA FISICA DI STAR TREK
(L’Ipotesi di Super Spin)

di Corrado Malanga del Gruppo StarGate
e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS

ANNESSO IV
9.1 L’UNIVERSO È QUANTIZZATO?

Dall’analisi della teoria e dei tre precedenti ANNESSI appare chiaro che la SSH spiega perfettamente
perché l’Universo è quantizzato, e cosa vuol dire quantizzazione.

Per la nascita di una teoria unificatrice delle diverse fisiche esistenti un grosso scoglio è stato
rappresentato, finora, dal fatto che, mentre i fisici relativistici pensano che le grandezze fisiche
siano continue, i fisici quantistici le vedono fatte a scalini e parlano di quanti, di pezzi di
Energia interi ed indivisibili, come se fossero mattoni.

Gli orbitali atomici sono quantizzati, cioè un elettrone può stare o in un orbitale con una certa
Energia potenziale, o in un altro orbitale, con un’altra Energia potenziale. Quello che l’elettrone
non può fare è avere un’Energia intermedia ai due stati. È come se un palazzo avesse due piani: o si
abita di sotto o di sopra, ma non nel mezzo. Questo significa che l’Energia va a scalini, a quanti
appunto, ma vuol dire anche che, se si accelera una vettura lungo l’autostrada, non si potranno
ottenere tutti i valori di velocità, ma solo alcuni, corrispondenti a quelli permessi dalla
quantizzazione.

Chi guida la vettura non se ne accorge, infatti gli sembra di poter accelerare con un incremento
continuo dell’Energia fornita dal motore. In realtà, però, i quanti, o pacchetti di Energia erogati
dal motore, sono così piccoli che, tra l’uno e l’altro, non si registra apprezzabile differenza.
Questa differenza viene invece registrata e diventa macroscopica quando si va nel mondo del piccolo,
nel mondo subatomico appunto. Allora i diversi stati energetici quantizzati si mostrano e possono
perfino essere agevolmente misurati.

Nella SSH si ipotizza un Universo materiale con sette livelli energetici quantizzati. Ci dobbiamo
chiedere perché esistono e perché sono così fatti.

Bisogna innanzitutto notare che, nel nostro dominio enneadimensionale, i sette piani energetici sono
contraddistinti da frequenze diverse di rotazione attorno all’asse dell’Energia. Inoltre le varie
frequenze di rotazione di tutti i piani dell’esistenza devono essere multiple di uno stesso valore
(2p), perché, se così non fosse, le ruote (i piani rotanti spazio-temporali dei diversi
sottouniversi paralleli) non girerebbero in modo sincrono, alterando la simmetria dell’intero
Universo, e si sa che ciò è impossibile per i principi della termodinamica classica.

Quindi le rotazioni lungo l’asse del Tempo e dello Spazio devono essere quantizzate.
Nel Capitolo 10.3 III° – Lo “zero point energy approach” e l’esistenza dell’etere si vede che,
quando si passa da un universo inferiore ad un universo superiore, le frequenze di rotazione lungo
l’asse delle Energie potenziali e lungo quello dello Spazio aumentano quantisticamente, mentre la
frequenza di rotazione attorno all’asse del Tempo rimane identica.

In altre parole i sette diversi piani esistenziali sono sincroni nel loro movimento e quindi il
Tempo scorre su di essi con la stessa velocità.

Ma la vera radice della quantistica risiede ancora più a monte, e precisamente nel fatto che
esistono solo tre stati di esistenza: quello caratterizzato dalla non rotazione, quello
caratterizzato dalla rotazione e quello caratterizzato dalla antirotazione.
Pertanto l’Universo non è continuo: si presenta, infatti, solamente in tre modi differenti e non
esistono situazioni intermedie. O si è o non si è; nel mezzo non esiste nulla.

Questa è l’unica spiegazione possibile per dare all’Universo un aspetto quantistico. Se ci si pensa
bene la rotazione è l’unica operazione matematico-geometrica che ha la caratteristica di essere – ,
di essere + o di non essere.

Questa condizione è assolutamente necessaria per garantire un centro di inversione dell’Universo,
così come noi lo abbiamo descritto. Se volessimo scendere ancora di più a fondo, ci accorgeremmo che
gli stati quantici dell’Universo non sono tre, ovvero “più”, “meno” e “zero”, ma solo due, cioè
rotazione e stasi (assenza di rotazione).

La differenza tra rotazione ed antirotazione è puramente simbolica e ci si può facilmente render
conto che dipende dal punto di vista dell’osservatore. Infatti il cono dell’SSH gira tutto
rigidamente, ma, se ci poniamo nel punto d’origine e guardiamo verso l’alto, notiamo che il semicono
contenente l’universo dell’antimateria ruota in senso opposto rispetto a quello contenente la
materia, che vedremmo guardando verso il basso.

Tale aspetto della questione impedisce, tra l’altro, l’esistenza di un punto di discontinuità
nell’Universo, il quale, pertanto, risulta sempre matematicamente definibile. Infatti avere dei
punti di discontinuità in una funzione che descriva l’Universo può voler dire che esistono luoghi in
cui valgono più leggi contemporaneamente.

Nel punto di generazione dell’universo e dell’antiuniverso non possono esistere contemporaneamente
una situazione di rotazione ed una di antirotazione, perché questo violerebbe principi fisici
elementari.
Si ha, invece, apparente rotazione od antirotazione soltanto relativamente all’osservatore. La
funzione matematica in quel punto non è discontinua e la sua derivata ha un valore definibile.

La quantizzazione, dunque, nasce dall’esigenza di differenziare i due soli stati del “Tutto”, che
sono: ruotare o stare fermo, dove stare fermo può avere due significati: può rappresentare la
sovrapposizione di due stati degeneri controrotanti, che si annullano a vicenda, oppure può essere
l’assenza totale di rotazione. Dunque l’Energia è quantizzata perché i piani, o livelli energetici,
dell’esistenza sono caratterizzati da rotazioni multiple di 2p.

Inoltre la SSH prevede anche una rotazione attorno all’asse del Tempo, la quale produce, come
effetto secondario, il progressivo spostamento dei piani spazio-temporali verso il punto di origine.
Questo movimento è continuo e prevede tutti i valori delle energie intermedi tra un livello e
l’altro, calcolati a tempo t1. Ciò che è quantizzato lo è a causa della differenza tra un livello
energetico e l’altro, anche se i diversi livelli si spostano in un continuum energetico. Dunque ad
apparire quantizzata è la misura della differenza di Energia tra gli stati energetici, mentre gli
stati stessi possono assumere tutti i valori possibili, in modo continuo.

Ciò vale anche per lo Spazio, poiché, all’interno del piano spazio-temporale, esistono punti, posti
a distanze quantizzate, su cui si basa lo stesso tessuto spazio-temporale. Questo accade perché lo
Spazio nasce e si estrinseca in quanto la SSH prevede che ci sia una rotazione attorno all’asse del
Tempo, il quale viene così a definirsi. Una rotazione, che avvenga sia lungo l’asse dell’Energia
potenziale sia lungo quello del Tempo, produce altra rotazione lungo l’asse dello Spazio, che, a sua
volta, si definisce e si quantizza. Il Tempo è continuo, ma, all’interno dei piani dimensionali, può
assumere soltanto ben precisi autovalori, così come avviene per lo Spazio.

Praticamente dall’esterno dei piani dimensionali si ha la percezione del continuum, ma all’interno
tutto si quantizza: Spazio, Tempo ed Energia potenziale.

Possiamo così postulare che:

a Tempo continuo, cioè fra due misure del Tempo nella scala del continuo eseguite in corrispondenza
degli stessi microstati, si verificano fenomeni continui, che tali appaiono e risultano
continuamente misurabili. A Tempo fermo, cioè in un istante qualunque, invece, microstati diversi
evidenziano solo valori quantizzati, sia per lo Spazio che per l’Energia.

In altre parole, solo quando si quantizza il Tempo si quantizza anche tutto il resto. Effettivamente
la teoria quantistica prevede assenza di misure temporali. Noi diremmo che le misure vengono
eseguite a Tempo costante, cioè in un istante determinato, quindi tutto ci appare quantizzato.
In sintesi, se tutto si muove, tutto ci appare continuo, ma se tutto si ferma, allora tutto ci
appare quantizzato, come la pellicola di un film: durante la proiezione non vediamo la
quantizzazione, ma a pellicola ferma ci accorgiamo che ci sono moltissimi fotogrammi e, tra l’uno e
l’altro, non esistono altre immagini.

Inoltre, siccome alla fine del tempo tutti i microstati tendono a diventare degeneri, ovvero tendono
a diventare un solo microstato, è evidente che l’aspetto quantistico, con l’andar del tempo, tende a
scomparire.

Nel 1996, Louis Nielsen descrisse, nel suo trattato di cosmologia, basato, tra le altre cose,
sull’esistenza di un etere rigido, un Universo che perde gradatamente gravità, proprio come
accadrebbe ai nostri microstati (che sono i sette piani dell’esistenza) che si innalzano verso un
punto ad Energia potenziale zero durante lo scorrere del Tempo. Nel suo sito
rostra.dk/louis/quant_01.htm l’autore descrive un Universo in cui sia il Tempo che lo Spazio
risulterebbero quantizzati.

Per un’altra teoria, che prevede effetti simili alla SSH (inflazione dell’Universo, esistenza di un
etere, e gravità quantizzata), vedere l’approccio GET (General Ether Theory) sul sito
www.cyberpass.net/-ilja/GET/index.html.

Infine risulta assolutamente identica alla nostra teoria quella pubblicata nel 1999 da Alex
Kaivarainen dell’Università di Turku, Finlandia, che è consultabile sul sito
www.karelia.ru/~alexk. In questo articolo, dal titolo Dynamic model of wave-particle duality
and superunification, l’autore considera che le onde associate ad un corpo in movimento (teoria di
De Broglie) altro non siano che combinazioni di due pulsazioni alternative di particelle
sub-elementari, composte da fasi ondulatorie e fasi corpuscolari; ognuno di questi due aspetti
rappresenterebbe un semiperiodo dell’onda di De Broglie. Le risultanti proprietà (tre) di spin,
carica e massa apparirebbero quando non compensate, in un certo punto, da azioni contrarie, le quali
si esplicherebbero nella rotazione, in un senso o nell’altro, attorno ad un asse da parte di
particelle che comporrebbero l’etere rigido che riempie l’Universo. Questo etere rigido sarebbe la
somma di due tipi di vuoto: uno descritto con particelle che ruotano in un senso, e l’altro,
coesistente con il primo, descritto da particelle che ruotano in senso opposto. Dove esiste
squilibrio appaiono spin, carica o massa.
Il risultato delle due rotazioni in senso inverso produrrebbe, quando in equilibrio, il cosiddetto
etere, formato, in verità, da una superficie di Bosoni (BVB = bi-vacuum bosons). Il punto di vista
di Alex Kaivarainen, sebbene limitato al solo fenomeno della dualità particella-onda, rappresenta lo
stesso nostro modo di vedere le cose. Dunque l’autore considera la fase corpuscolare (C) e la fase
ondulatoria (W), le quali, come somma, forniscono la fase di De Broglie (B); la SSH considera,
invece, la fase (B) come somma di tre, e non due, rotazioni ed antirotazioni, ciascuna responsabile,
rispettivamente, di Energia, Spazio e Tempo. Tuttavia un esame più attento della teoria di questo
autore porta a concludere che egli ha semplicemente utilizzato descrittori geometrici differenti dai
nostri, ma è partito dallo stesso nostro assunto.

segue…

Approfondimento sul sito www.altreviste.com

(ndr. per motivi tecnici e di visualizzazione non e’ possibile inviare alla lista tutti i capitoli
completi di questa pubblicazione. La pubblicazione completa e’ facilmente reperibile su Internet
cercando le parole chiave del titolo e degli autori. Una sintesi completa e’ stata riportata anche
sul sito www.altreviste.com )

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