L’energia delle tue parole – Louise L. Hay

pubblicato in: AltroBlog 0
L’energia delle tue parole

da: Louise L. Hay:”Il potere in te” –

Alcune parole di commento a quanto state per leggere.

Sovente, la anatura “narcisistica” del nostro io ci sollecita,
artificiosamente, ad occupare i nostri interessi formativi, solo nello
studio di grandi concetti metafisici e filosofici.

Il che – sia chiaro – e’ cosa sublime e liberatoria, in assoluto.

Ma, succede che, nel seguire questa strada – del tutto astratta – ci si
dimentichi di “quella povera cosa” che e’ la nostra personalita’, immersa e
avviluppata nel tempo e nello spazio umani; con i suoi mille problemi, le
sue ansie, il suo – diciamolo pure – dolore costante e le sue paure.

Nessuno viene a sollevare ed a curare questa “piaga scoperta” che e’ il
nostro io, coinvolto nelle tempeste della necessita’, di problemi emozionali
e fisici; nessuno pensa che – fino a quando il granello di sabbia se ne
stara’ nell’occhio della “nostra vita relativa”, le lagrime di fastidio e di
dolore ci ostacoleranno, ma di molto!, la visione dei cieli, oltre di essa.

Louise Hay e’ quella “chiave di volta”, addirittura magica, che permette
l’entrata ad un flusso costante e cocente di acqua limpida e rigeneratrice,
proprio nella dimensione “cenerentola”, di cui abbiamo appena parlato.

Noi tutti ne abbiamo bisogno; voi tutti avete bisogno di queste parole!

Continuate, pure – e, cio’, è di una bellezza stupefacente! – ad occuparvi
della Grande Visone Mistica. Ma, volgete – ora – lo sguardo ai vostri
piccoli – ma, pur sempre potenti – problemi quotidiani.

Louise vi rivelera’ quei piccoli segreti perforanti, che renderanno la
vostra esistenza piu’ felice, piu’ libera.

Grazie a Louise, e alla sua penetrante ed illuminata psicologia del
“soggettivo”, avrete la possibilita’ di raggiungere la gioia e il sorriso
interiore, che andate – anche senza saperlo consapevolmente – cercando da
sempre.

Dio benedica tutti, e le vostre famiglie!

Guido da Todi

************

LOUISE L. HAY
IL POTERE E’ IN TE
AMORE, GIOIA, SERENITA’. SCOPRILI DENTRO DI TE PER VIVERE
IN PERFETTA ARMONIA – ARMENIA EDITORE

************

CAPITOLO TRE
*L’energia della parola*

……………….

Ogni giorno dichiara a te stesso che cosa vuoi nella vita.
Dichiaralo come se gia’ lo avessi!

………….

*La legge della mente*

Esiste la legge di gravita’, come del resto altre leggi fisiche,
di cui, generalmente capisco poco.

Esistono anche leggi spirituali, come quella di causa ed effetto –
cio’ che dai ti viene restituito- e quella della mente: non la conosco
esattamente, come non conosco le leggi fisiche; so solo che quando accendo
l’interrutore, la lampadina si illumina immediatamente.

Quando elaboriamo un pensiero, una parola o una frase, questi
fuoriescono da noi come legge della mente e ritornano sotto
forma di esperienza.

In questo capitolo trattero’ la correlazione fra mente e fisico,
cercando di chiarire il funzionamento della prima e la creativita’ del
pensiero.

I nostri pensieri sono veloci ed e’ difficile inquadrarli prontamente;
la nostra bocca e’ piu’ lenta; pertanto, se riusciamo a produrre un
discorso ascoltandolo con attenzione e non lasciando che influenze
negative lo permeino, possiamo iniziare a dare forma al pensiero.

La parola ha un potere incredibile che molti di noi
sottovalutiamo. Consideriamo le parole coma la base di quello che
creiamo continuamente nella vita; parliamo sempre eppure, in
realta’, biascichiamo pensando raramente a quello che stiamo
dicendo o a come lo stiamo dicendo, prestiamo poca attenzione alla
scelta delle parole. La maggior parte di noi, infatti, parla in
termini negativi. Da bambini ci hanno insegnato la grammatica e
l’uso dei vocaboli in base ad essa; ho pero’ notato che, con il
passare del tempo, le regole grammaticali cambiano e che quello
che in passato era considerato sbagliato, oggi viene comunemente
accettato, o viceversa.

La grammatica non considera pero’ il significato delle parole ne’ la
loro influenza sulla nostra vita. D’altronde, a scuola non mi fu
insegnato che la scelta delle parole condiziona le esperienze
vissute, nessuno mi disse che i pensieri sono creativi e che
possono pertanto plasmare la vita, ne’ tanto meno che cio’ che io
davo sotto forma di parola mi veniva restituito sotto forma di
esperienza.

L’obiettivo nella regola d’oro era dimostrarci una
semplice legge di vita: “Comportati con gli altri come ti
comporteresti con te stesso”; quello che dai, ti viene restituito,
non e’ un principio finalizzato a creare colpe. Nessuno mi ha
spiegato che ero degna di ricevere bene e affetto e che la vita
era pronta ad aiutarmi.

Da bambini eravamo soliti chiamarci con termini forti ed
offensivi per sminuirci a vicenda. Perche’? Dove avevamo appreso
questo comportamento? Per rispondere e’ sufficiente considerare
la nostra educazione: i genitori ci ripetevano costantemente che
eravamo stupidi, tonti o pigri, che davamo fastidio e che non
eravamo buoni. Talora dicevano anche che avrebbero preferito non
fossimo mai nati; probabilmente, sentendo tali affermazioni,
rabbrividivamo, ma non avevamo certo coscienza di quanto profonde
fossero le ferite da loro inferte.

*Cambiare il dialogo con noi stessi*

Troppo spesso, per essere amati, abbiamo accettato indiscriminatamente
i messaggi che i genitori ci inviavano: “Mangia gli spinaci !”,
“Metti in ordine la tua camera!”, “Fai il letto!”. Eravamo
convinti che, per poter essere accettati, dovevamo compiere
determinate azioni, ovvero che l’amore fosse strettamente
correlato all’accettazione. Tutto cio’ era ovviamente
un’imposizione di idee altrui e non aveva nulla a che vedere con
il nostro patrimonio spirituale interiore: ci era concesso di
esistere solo perche’ facevamo cose che compiacevano gli altri.
I primi messaggi assimilati contribuiscono a creare quello che io
chiamo il dialogo con noi stessi: esso e’ molto importante in quanto
costituisce la base dei discorsi della vita quotidiana,
influenzando l’atmosfera psichica in cui agiamo e facciamo
esperienze. Se ci denigriamo, la vita significhera’ ben poco per
noi, se, viceversa, ci amiamo e stimiamo, essa ci apparira’ come
un dono meraviglioso.

Se siamo infelici e insoddisfatti, e’ facile scaricare cio’ sui genitori
dicendo che e’ colpa loro; se lo facciamo,
tuttavia, rimaniamo imprigionati nella nostra condizione di
infelicita’, nei nostri problemi e nelle nostre frustrazioni:
incolpare, non incolpare non aiuta a raggiungere la liberta’. Essere
responsabili della propria vita puo’ fare paura; e’ altrettanto vero
pero’ che, volenti o nolenti, lo siamo. E se vogliamo essere responsabili
della nostra esistenza dobbiamo esserlo anche della nostra bocca:
parole ed espressioni sono infatti l’estensione del pensiero.

Dobbiamo iniziare ad ascoltare cio’ che diciamo: se ci accorgiamo
di utilizzare termini negativi o dispregiativi, dobbiamo
sostituirli. Se mi viene raccontata una storia negativa, non vado
in giro a ripeterla poiche’ ritengo che sia circolata gia’ a
sufficienza; se, viceversa, ne sento una positiva, la riferisco a
tutti.

Quando siamo in compagnia, cerchiamo di prestare attenzione
a quello che dicono gli altri e a come lo espongono, valutando se
vi sia una correlazione fra i racconti e le esperienze vissute:
molti, infatti, vivono ripetendosi che dovrebbero fare questo o
quello. Quante volte ho sentito pronunciare frasi simili e, ogni
volta, avverto un campanello dentro di me. Alcuni arrivano a usare
il condizionale fino a dieci volte in un periodo! E sono gli
stessi che si chiedono perche’ non riescono a cambiare vita e a
uscire da una situazione indesiderata; vogliono controllare in
maniera assoluta tutto quanto avviene attorno a loro senza, in realta’,
poterlo fare.

I casi sono due: o si incolpano o incolpano gli
altri; e poi, continuano a non capire perche’ non possono vivere
liberamente. Potremmo eliminare il verbo dovere dal nostro vocabolario
e dalla nostra mente: cosi’ facendo, ci libereremmo della notevole
oppressione creata ogniqualvolta diciamo “Devo andare al lavoro”,
“Devo fare questo. Devo… Devo…” Impariamo invece, a dire :
“Scelgo”. “Scelgo di andare al lavoro per pagare l’affitto”,
“Scelgo di dare un nuovo corso alla mia vita”: tutto quello che
facciamo, lo facciamo per scelta anche se, in molti casi, non
sembra.

Molti pronunciano spesso anche la parola ma:
dapprima fanno un’affermazione e, subito dopo, aggiungono “ma…”

In questo modo ci inviano messaggi contrastanti disorientandoci.

La prossima volta, prestiamo attenzione all’uso che facciamo di tale
congiunzione nei nostri discorsi.

Vi e’ un’altra espressione da usare
con cautela: non dimenticarti. Spesso diciamo: “Non dimenticarti
questo o quello”. E, poi, che cosa succede? Che ci dimentichiamo.
Desideriamo ricordare e, invece, scordiamo di fare quanto volevamo.
Suggerirei di sostituire “non dimenticarti” con “per favore,
ricordati”.

Quando ci alziamo al mattino, malediciamo il fatto di dover andare
a lavorare? Ci lamentiamo del tempo? Bofonchiamo che ci fa male la
schiena o la testa? Qual’ e’ la seconda o la terza cosa che pensiamo o
diciamo? La maggior parte delle persone dice piu’ o meno le stesse cose
ogni mattina. Quello che diciamo appena alzati influenza la nostra
giornata: se si tratta di affermazioni piacevoli e positive, quest’ultima
sara’ soddisfacente; viceversa, se si tratta di frasi lamentose e
colpevolizzanti, essa sara’ fastidiosa e triste. A che cosa pensiamo
immediatamente prima di andare a letto? Sono pensieri che ci rinvigoriscono

o che ci immiseriscono? Quando parlo di miseria, non considero
esclusivamente il significato economico del termine; la miseria puo’
infatti essere anche morale e derivare, ad esempio, da un approccio
negativo alla vita. Siamo preoccupati per il giorno successivo?

Quando mi trovo in tale condizione, prima di dormire leggo
qualcosa di positivo nella convinzione che, durante il sonno,
la lettura mi depurera’ dai pensieri negativi preparandomi ad
affrontare la giornata seguente.

Personalmente, mi e’ di aiuto scaricare problemi ed interrogativi ai
sogni: questi mi stimolano infatti a riflettere su cio’ che sta
succedendo nella mia vita.

Io sono l’unica persona che puo’ pensare con la mia mente;
lo stesso vale per ognuno di noi: nessuno ci puo’ obbligare a
pensare differentemente.

Noi scegliamo i nostri pensieri, che costitituiscono la base del
dialogo con noi stessi.

A mano a mano che comprendevo che tale sistema si radicava in me, mettevo
sempre piu’ in pratica gli insegnamenti che davo agli altri: prestavo
infatti attenzione alle mie parole e ai miei pensieri perdonandomi
sempre per il fatto di non essere perfetta. Lasciavo che fossi me
stessa piuttosto di cercare di essere una “superdonna” accettabile,
forse, solo dagli altri. Quando per la prima volta diedi fiducia alla
vita considerendola “amica”, mi illuminai: diventai meno mordace e piu’
piacevole cercando di smussare le critiche a me stessa e agli
altri e di non raccontare piu’ storie catastrofiche. Siamo cosi’
abili a diffondere le cattive notizie! Smisi di leggere il
quotidiano e di ascoltare il telegiornale perche’ comunicavano
prevalentemente sciagure e disastri. Ho tuttavia notato che la gente non
ama sentire le buone notizie, bensi’ le cattive, per avere qualcosa
di cui lamentarsi.

Troppi di noi amano riciclare le storie negative
autoconvincendosi, in tal modo, che nel mondo c’e’ solo il male.

E’ significativo che una stazione radiofonica che trasmetteva solo
buone notizie sia fallita in breve tempo. Quando mi fu diagnosticato
il cancro, decisi di smettere di spettegolare e, con mia grande sorpresa,
scoprii di non avere nulla da dire a nessuno: mi resi infatti conto
che, ogni volta che incontravo un amico, non facevo altro che
spiattellare le ultime malignita’. Cercai allora di modificare
quest’abitudine: non fu facile ma, alla fine, imparai che esistono
altri modi di comunicare. In ogni caso, se io spettegolavo sul conto
degli altri, gli altri lo facevano nei miei confronti: cio’ che dai
ti viene restituito.

A mano a mano che lavoravo a pia’ stretto contatto
con le persone, iniziavo ad ascoltare cio’ che dicevano, facendo
attenzione alle singole parole, non solo al significato generale
delle frasi: di solito, dopo dieci minuti di dialogo, ero in grado
di capire il problema di un nuovo paziente in base alle parole che
utilizzava.

Le parole infatti contribuiscono a creare i problemi
che ci tormentano. Se parliamo negativamente con gli altri,
potra’ essere il dialogo con noi stessi? Indubbiamente influenzato
da quell’atteggiamento di miseria mentale di cui ho parlato in precedenza.

Un sistema utile per studiare il problema e’ posizionare un
registratore accanto al telefono e azionarlo ogniqualvolta facciamo
o riceviamo una telefonata: quando la cassetta e’ registrata da entrambi
i lati, riascoltiamola.

Rimarremo probabilmente sorpresi: in questo modo siamo infatti
indotti a riflettere sulle parole utilizzate e sull’inflessione della nostra
voce diventandone consapevoli. Se abbiamo ripetuto due o tre volte
alcune parole o espressioni, annotiamole: si tratta di schemi
importanti, indicativi di una positivita’ o di una negativita’ mentali.

*Il potere dell’inconscio*

Alla luce di quanto finora discusso, parleremo ora del potere
dell’inconscio. L’inconscio non giudica, ma accetta tutto quello
che diciamo e crea conformemente alle nostre opinioni; in sostanza,
dice sempre si’ e ci ama al punto di darci cio’ che dichiariamo di
volere.

Noi, tuttavia, conserviamo la facolta’ di scelta: se optiamo
per la negativita’ e la miseria mentale, significa che le desideriamo
e l’inconscio continuera’ quindi a darcele. Cio’ finche’ non decidiamo
di cambiare pensieri, parole, opinioni, cosa che possiamo fare in
ogni momento: non siamo mai condannati a rimanere nella situazione
in cui stiamo e abbiamo a disposizione migliaia e migliaia di pensieri
fra cui scegliere.

L’inconscio non distingue il vero dal falso, il
giusto dallo sbagliato. Se ci denigriamo dicendo:”Che stupido
sono!”, esso assimila il concetto e, dopo poco, ci sentiremo tali.

Ripetendo piu’ volte affermazioni simili, nel nostro inconscio si forma
un’opinione.

L’inconscio non ha senso dell’umorismo: cio’ e’ molto importante.

Non possiamo infatti prenderci in giro pensando che cio’ non abbia
alcun peso: anche se scherzosa e arguta, si tratta sempre di una
critica a noi stessi, che l’inconscio recepisce come vera. Nei miei
workshop non permetto ai pazienti di criticare scherzando niente
e nessuno. Non prendetevi dunque in giro e non denigratevi perche’,
in questo modo, non farete esperienze positive. E’ inoltre essenziale
evitare di criticare gli altri: l’inconscio non distingue infatti noi
dalle altre persone, sente le parole e ritiene che siano riferite a noi.

Quando desideriamo criticare qualcuno, chiediamoci invece perche’
proviamo tale desiderio: in effetti vediamo negli altri quello che vediamo
in
noi stessi.

Invece di criticare, lodiamo chi ci sta vicino: nell’arco di un mese
otterremo considerevoli cambiamenti in noi.

Le parole che usiamo sono realmente frutto del nostro atteggiamento
mentale; basta osservare quelle utilizzate dalle persone che sono infelici,
sole, povere e malate. Quali verita’ esse hanno accettato? Come si
descrivono? Come parlano del loro lavoro, della loro vita, delle loro
amicizie e conoscenze? Quali aspettative hanno?

E’ bene prestare attenzione alle loro parole senza pero’ riportarle agli
altri,
parenti, amici o estranei che siano, commentando che, comportandosi
e parlando cosi’, si stanno rovinando la vita; e’ invece utile confrontarle
con
le nostre e utilizzarle quale stimolo per cambiare il nostro atteggiamento
e la propria vita.

Un uomo affetto da una malattia grave che continua a ripetersi che
deve morire e che la vita non offre niente di buono, puo’ comunque
liberarsi della sua negativita’ iniziando a dire a se stesso che e’
una persona piacevole, degna di guarire. In tal modo stimola la
guarigione fisica: e’ infatti importante essere consapevoli di
desiderare la guarigione e del fatto che essa costituisce un bene,
una sicurezza. Molti si sentono sicuri solo quando stanno male; si
tratta quasi sempre di persone che hanno difficolta’ a dire no e che
riescono a dirlo solo indirettamente: “Sto troppo male per farlo” e’
la loro tipica scusa.

Ricordo una mia paziente, sottoposta a tre
interventi chirurgici per cancro, che non riusciva a dire no a nessuno.

Era figlia di un medico ed era anche la “cocca di papa’”: qualsiasi cosa
suo padre dicesse, la faceva, qualsiasi cosa suo padre chiedesse,
rispondeva di si’. Impiegai quattro giorni per farla letteralmente
gridare: “No!” agitando il pugno; una volta imparato a dire no, le
piacque moltissimo. Numerose donne fra quelle che sviluppano un cancro
alla mammella non sono capaci di dire di no sostenendo, in questo
modo, tutti tranne che se stesse.

A loro, in particolare, raccomando
di imparare a dire: “No, non voglio!”: dopo due o tre mesi qualcosa
cambia indubbiamente. E’ importante infatti che queste pazienti si
sostengano dicendosi: “Questo e’ quello che io voglio, non quello che tu
vuoi farmi fare!”.

Quando ricevevo i miei pazienti privatamente, li sentivo spesso
discutere animatamente sui loro limiti e chiedermi perche’ non
riuscivano a uscire da situazioni sgradite. Ebbene, se riteniamo e
accettiamo di essere imprigionati, lo rimaniamo: cio’ grazie ai nostri
pensieri negativi che, in questo modo, vengono soddisfatti. In casi
simili e’ invece indispensabile che ci concentriamo sulla nostra forza.

Numerose persone mi hanno confessato che i miei nastri le hanno
salvate: nessun libro e nessun nastro puo’ salvarci, a salvarci sara’ il
modo in cui utilizzeremo le informazioni in essi contenute. Posso
suggerire molte idee, ma questo non conta: conta cio’ che ne facciamo.

Se consiglio di ascoltare un determinato nastro per un mese o piu’
in modo che le idee in esso raccolte diventino un nuovo modo di vita,
non sono per questo una salvatrice, ne’ una guaritrice: solo ognuno
di noi puo’ attuare i cambiamenti che desidera.

Ora, quali sono i messaggi che vogliamo ascoltare? So di averlo gia’
ripetuto molte volte: amare noi stessi e’ la cosa piu’ importante poiche’,
se ci amiamo, non faremo del male, ne’ a noi ne’ agli altri. Se io non
vi faccio del male e voi nemmeno, come potranno scoppiare le guerre?

Quante piu’ persone si convinceranno di cio’, tanto migliore sara’ la
vita sul nostro pianeta. Iniziamo a essere consapevoli di quello che
succede ascoltando le parole che rivolgiamo a noi stessi e agli altri;
successivamente, potremo operare quei cambiamenti che ci porteranno
a guarire e a migliorare l’umanit..

CAPITOLO QUATTRO

*Riprogrammare i vecchi nastri*

Non avere paura di fare il primo passo, anche se piccolo.
Concentrati sul fatto che vuoi imparare.
Accadranno veri miracoli.

*Le affermazioni hanno il loro potere*

Conoscendo meglio il potere del pensiero e della parola, dobbiamo
ora cercare di ristrutturarli entrambi rendendoli positivi: solo
in questo modo, infatti, possiamo ottenere dei benefici. Siamo
disposti a rendere positivo il dialogo con noi stessi? E’ sempre
bene ricordare che, ogniqualvolta pensiamo e parliamo, facciamo
delle affermazioni. L’affermazione E’ il punto di partenza, il primo
passo che apre la via al cambiamento. Facendo affermazioni, diciamo
all’inconscio che ci stiamo responsabilizzando, che possiamo fare
qualcosa per cambiare. Per fare affermazioni intendo scegliere
consapevolmente frasi e termini che aiutano a eliminare qualcosa di
negativo o a creare qualcosa di nuovo e positivo. Se diciamo: “Non voglio
piU’ stare male” l’inconscio recepisce solo stare male; dovete,
invece, parlargli chiaramente esprimendo i vostri desideri senza
ambiguitA’

: “Mi sento stupendamente bene. Sprizzo salute da tutti i pori!”

L’inconscio E’ molto diretto: non ha strategie, nE’ obiettivi da
perseguire, fa in sostanza quello che sente. Se diciamo:”Odio
questa macchina”, non ci fornisce un’automobile nuova perchE’ non
capisce quello che vogliamo. Ed E’ probabile che, anche se comperiamo
una macchina nuova, finiremo per detestarla come la precedente poiche’
abbiamo fatto quell’affermazione: l’inconscio recepisce infatti
unicamente “odio questa macchina.”

Pure in questo caso e’ indispensabile
chiarire i propri desideri dicendo, ad esempio: “Ho una bellissima macchina
nuova che soddisfa pienamente le mie esigenze”.

Se c’e’ qualcosa nella nostra vita che detestiamo, esiste un metodo
rapido per allontanarla o eliminarla: benedirla con amore.” Ti benedico
con amore e ti libero, ti lascio andare”. La tecnica funziona per
persone, situazioni, oggetti e ambienti di vita e potrebbe essere
utilizzata anche per abitudini di cui vogliamo liberarci. Un mio paziente
che desiderava smettere di fumare diceva ad ogni sigaretta fumata:
“Ti benedico con amore e ti libero dalla mia vita”; dopo alcuni giorni
la voglia di fumare era diminuita, dopo alcune settimane, scomparsa.

*Meritiamo il bene*

Pensiamo un istante: che cosa desideriamo esattamente in questo momento?
Riflettiamoci con attenzione e, alla fine, diciamoci:”Accetto” specificando
quello che desideriamo. E’ qui che, a mio avviso, molti si bloccano.

Alla radice del problema sta il fatto che riteniamo di non
meritare quello che desideriamo. Il nostro potere personale dipende
dal modo con cui percepiamo di essere o meno meritevoli di qualcosa,
fattore questo influenzato dai messaggi ricevuti durante l’infanzia.

Anche in questo caso e’ sbagliato ritenere di non poter cambiare a
causa di tali messaggi; molto spesso mi sento dire: “Louise, le
affermazioni non funzionano”. In realta’, la questione non sta nelle
affermazioni, ma nel fatto che non pensiamo di meritare il bene.

Per poter capire se siamo convinti di meritare qualcosa, e’ sufficiente
fare un’affermazione e valutare i pensieri che essa suscita in noi;
a tal fine e’ utile scrivere quanto pensiamo per chiarirci ancora
meglio le idee. L’unico fattore che ci impedisce di meritare qualcosa
o di amare noi stessi sono le opinioni altrui, che abbiamo accettato
come verita’. Quando riteniamo di non meritare il bene, viviamo nel
caos, perdiamo oggetti, ci facciamo male, tendiamo a cadere e
ad avere incidenti: in questo caso e’ necessario iniziare a pensare
che meritiamo tutto il bene che la vita puo’ offrire. Per riprogrammare
i pensieri negativi, che cosa dobbiamo dunque fare? Quale e’ la prima
pietra da porre alla base del nuovo modo di pensare? Che cosa e’
necessario conoscere a tal fine di noi? Credere? Accettare?

E’, ad esempio, utile ripetere le seguenti affermazioni:

“..Sono degno;
Sono meritevole;
Mi voglio bene;
Lascio che la vita mi appaghi…”

Tali concetti formano la base dei nuovi pensieri sui quali
operare e a cui e’ possibile ispirarci per fare ulteriori affermazioni
e creare quello che desideriamo.

Spesso capita che, dopo una mia conferenza, qualcuno mi dica o mi
scriva che e’ guarito mentre ascoltava le mie parole; talora si
tratta di casi lievi, talora di gravi. Un giorno una donna con una
piccola massa alla mammella mi racconto’ che questa era scomparsa
durante la mia conferenza: aveva semplicemente sentito qualcosa che
si muoveva dentro una mammella e aveva deciso di lasciare che questo
qualcosa abbandonasse il suo corpo. Cio’ dimostra pienamente il nostro
potere: quando, infatti, non siamo pronti a liberarci di qualcosa,
significa che vogliamo trattenerla perche’ in qualche modo ci serve.

In questo caso non c’e’ nulla da fare: la tecnica non funziona. Quando,
invece, siamo pronti a liberarcene, anche la situazione piu’ banale
puo’ aiutarci a farlo. Se abbiamo ancora un’abitudine che vorremmo
abbandonare, chiediamoci a che cosa ci serve, che cosa ne ricaviamo:

se non siamo in grado di rispondere, proviamo in un altro modo. “Se
non avessi piu’ quest’abitudine, che cosa succederebbe?” Frequentemente,
la risposta e’: “La mia vita migliorerebbe.” Anche qui emerge il fatto
di ritenere di non meritare una vita piu’ soddisfacente.

*La Cucina Cosmica*

Quando facciamo un’affermazione per la prima volta, puo’ non sembrarci
vera; le affermazioni sono tuttavia come i semi piantati nel terreno:
hanno bisogno di tempo per germogliare e trasformarsi in piante.

Dobbiamo essere pazienti nella fase di crescita; continuando a ripetere
l’affermazione, riusciremo a liberarci di quanto desideriamo,
ad accettare l’affermazione stessa come vera, oppure a trovare una nuova
strada
da percorrere.

Potrebbe anche accadere di avere un’idea brillante o che un amico
telefoni dicendo:”Hai provato questo?”; in tal modo saremmo indotti
a fare il passo successivo. E’ bene fare ogni affermazione usando
il tempo presente, cantandola o canticchiandola a guisa di ritornello
per assimilarla con maggiore facilita’. In proposito va sempre ricordato,
tuttavia, che non e’ possibile influenzare le azioni di una persona
con le proprie affermazioni. Dire che: “Giovanni e’ innamorato di me”
e’ una forma di manipolazione, un tentativo di controllare la vita
altrui che ha, tra l’altro, un effetto boomerang. Non ottenendo pertanto
quello che desideriamo, diventiamo infelici. E’ invece opportuno
affermare di essere amati da una persona meravigliosa elencandone le
doti: solo in questo modo consentiamo all’Energia interiore di
avvicinarci ad essa.

Non conosciamo la dimensione spirituale altrui
e non abbiamo alcun diritto di interferirvi; anche noi, del resto,
non vorremmo che qualcun altro lo facesse nei nostri confronti. Se
qualcuno e’ ammalato, benediciamolo augurandogli amore e pace, non
chiediamo che guarisca.

Mi piace paragonare il fatto di fare affermazioni a quello di ordinare
alla cucina cosmica: al ristorante, dopo aver ordinato le pietanze al
cameriere, non ci dirigiamo in cucina per verificare se l’ordinazione
viene riferita al cuoco o per vedere come quest’ultimo prepara i cibi.
Sediamo
tranquillamente al tavolo chiacchierando con il nostro amico o la nostra
amica, sorseggiando qualcosa o mangiando un po’ di pane
nella convinzione che i piatti ordinati verranno serviti non
appena pronti.

Lo stesso avviene quando iniziamo a fare affermazioni.
Facendo un’ordinazione alla cucina cosmica, lo chef, l’Energia
Superiore, si mette subito al lavoro: noi, intanto, proseguiamo
la nostra vita sapendo che quanto ordinato e’ in fase di preparazione.

Se ci viene servito quello che non abbiamo ordinato e se abbiamo stima
di noi stessi, lo rimandiamo indietro; in caso contrario, lo accettiamo.

Possiamo comportarci analogamente anche al “ristorante” cucina cosmica:
se non riceviamo quello che desideriamo, possiamo rifiutarlo. Cio’
avviene generalmente quando non siamo sufficientemente chiari
nell’ordinazione.

In questo caso, si adotta la tecnica della liberazione. Al termine
delle mie sedute e delle mie meditazioni dico sempre:”E cosi’ sia”.

E’ in sostanza un modo per confermarmi che l’Energia Superiore e’
nelle mie mani e che la libero verso gli altri. Le tecniche
terapeutiche della Scienza della Mente sono molto efficaci; maggiori
informazioni possono essere ottenute nelle varie sedi e attraverso
le pubblicazioni di Ernest Holmes.

*Riprogrammare l’inconscio*

I pensieri si accumulano; quando meno ce l’aspettiamo, quelli
vecchi riaffiorano. Quando riprogrammiamo la nostra mente, e’ normale
e del tutto naturale fare un passo avanti e uno indietro, per poi
proseguire ancora in avanti. Non credo che possiamo apprendere nulla
perfettamente in venti minuti: ci vuole pratica.

Basta pensare alle frustrazioni provate quando si impara a usare un
computer! Per adoperarlo con sicurezza, e’ necessario conoscere il
suo funzionamento e le sue regole d’uso, fatto che richiede un certo
tempo e una certa esperienza. Chiamai il mio primo computer “il Mio
Mago”: dopo che imparai a usarlo infatti, produceva quello che, ai
miei occhi, appariva come una magia. A volte, tuttavia, sbagliavo e
il Mio Mago, per indicarmelo, mi divorava pagine e pagine dei testi
che vi immettevo obbligandomi a rifare gran parte del lavoro; a
forza di errori, appresi pero’ a utilizzarlo alla perfezione.

Per utilizzare a perfezione la Vita, e’ importante ricordare che l’inconscio
e’
come un computer: immettendo ciarpame, ne esce ciarpame,
immettendo pensieri negativi, ne escono esperienze negative.

Apprendere nuovi modi di pensiero richiede indubbiamente tempo e
molta pratica: l’importante e’ essere pazienti. Quando impariamo
qualcosa di nuovo e i vecchi schemi riaffiorano, non diciamoci: “Non ho
appreso nulla”, bensi’ ” Va bene, riproviamoci!” Chiarita una
questione, non e’ detto che non dovremo piu’ confrontarci con essa.

Come facciamo a sapere se la difficolta’ e’ superata se non ci mettiamo
alla prova? A questo scopo e’ bene riaffrontare il problerna valutando
le nostre reazioni: se ci ritraiamo spaventati come in passato,
significa che la lezione non e’ servita e che dobbiamo impegnarci
ulteriormente. Tutto qui: si tratta solo di un piccolo test che ci
indica il punto in cui siamo arrivati.

Continuando a ripetere le affermazioni, abbiamo l’opportunita’
di reagire differentemente a qualsiasi problema, di salute, finanziario
o interpersonale, di superarlo.

Dobbiamo operare gradatamente, salendo un gradino per volta; se,
raggiunto un determinato livello, pensiamo di avercela fatta,
possiamo rimanere delusi: i vecchi problemi possono infatti
riaffiorare e farci ancora del male, se non vi siano ancora
modifiche e cambiamenti da effettuare.

Non pensiamo mai di non essere in grado di fare nulla perche’
qualcosa che abbiamo tentato di rimuovere ci crea nuovi problemi.

Quando, confrontata con una vecchia questione, mi resi conto
di non essere una persona spregevole, trovai la determinazione per
andare avanti. A tal fine mi ripetevo continuamente:”Louise, stai facendo
progressi. Guarda quanta strada hai percorso; devi solo esercitarti un po di
piu’.
E, soprattutto, ti vuoi bene.”

Ognuno di noi decide di nascere in un momento e in un posto
precisi scegliendo di venire su questo pianeta per imparare a
sviluppare la propria dimensione spirituale, contribuendo, di
conseguenza, all’evoluzione dell’umanita’. Uno dei modi per
consentire alla vita di offrirci i suoi beni e’ dichiarare le
nostre verita’ sradicando le convinzioni che ci impediscono di
ottenere quanto desideriamo. Dobbiamo dichiarare, in sostanza,
che tutti i pensieri negativi, tutte le paure e tutti i problemi
verranno rimossi dalla nostra mente. Per molto tempo ho fatto mie
le seguenti idee traendone notevole beneficio :

Tutto quello che ho bisogno di sapere mi viene rivelato
Tutto quello di cui ho bisogno mi viene dato al momento giusto
e nel posto giusto.
La vita e’ gioia e amore.
Sono una persona piacevole, amabile e amata.
Sono sana e piena di energia.
Ho successo in ogni campo.
Sono disposta a cambiare e a crescere.
Nel mio mondo tutto va bene.

Ho imparato che non riusciamo a essere positivi in ogni occasione;
ciononostante, mi sforzo sempre di considerare la vita un’esperienza
meravigliosa e di ritenermi protetta. Questa convinzione e’ diventata
per me una vera e propria legge.

Ritengo che tutto quello che ho bisogno di sapere mi venga rivelato e,
per tale motivo, tengo occhi e orecchie bene aperti. Quando scoprii
di avere un cancro, pensai che uno specialista di riflessologia plantare
potesse essermi d’aiuto; una sera mi recai a una conferenza tenuta da un
riflessologo e, non avendo potuto sedermi in prima fila come sempre
faccio per avere un contatto piu’ diretto con l’oratore, mi accomodai
nell’ultima.

Subito dopo che mi fui seduta, un riflessologo si accomodo’ accanto a
me ed iniziammo a parlare; mi disse che faceva persino visite
domiciliari. Non dovetti nemmeno chiamarlo: venne lui da me.

Credo anche che tutto cio’ di cui ho bisogno mi venga dato al momento
giusto e nel posto giusto. Quando qualcosa mi va male, inizio subito
a pensare: “Va tutto bene, tutto e’ sotto controllo. E’ una lezione,
un’esperienza che superero’ e che mi portera’ al benessere. Respira.
Va bene”.

Cerco di fare il possibile per tranquillizzarmi e, a tale
scopo, razionalizzo quanto succede, riflettendo su ogni dettaglio.

Cio’ puo’ richiedere molto tempo; tuttavia, molto spesso i fatti che
appaiono inizialmente come una catastrofe si rivelano in seguito
molto meno gravi o, addirittura, positivi. Ogni evento e’ un’occasione
per apprendere. La mattina, a mezzogiorno e la sera dialogo con me
stessa ripetendomi affermazioni positive; mi esercito a volere
bene a me e agli altri. Il mio amore si irradia costantemente;
quello che faccio ora e’ molto di piu’ di quello che facevo sei
mesi o un anno fa. E so anche che, fra un anno, la mia coscienza
e il mio cuore avranno fatto ulteriori progressi e che quello che
penso di me stessa risulta vero: per questo motivo penso sempre a
cose meravigliose. Un tempo non lo facevo; ora, tuttavia, sono
cresciuta e continuo a lavorare su me stessa.

Credo nella meditazione: per me meditare significa sedersi e
arrestare il dialogo con noi stessi in modo da poter ascoltare
la nostra saggezza. Quando medito chiudo di solito gli occhi,
inspiro profondamente e mi chiedo: “Che cosa ho bisogno di
sapere?”

Mi siedo ed ascolto. In alternativa, mi domando:”Che cosa ho
bisogno di imparare?” o, anche,” Qual’ e’ la lezione che devo
trarre da cio’ ?” Talora riteniamo di dover risolvere ogni caso
nella vita e, viceversa dobbiamo solo imparare qualcosa da quello
che succede. Quando iniziai le meditazioni, per le prime tre
settimane ebbi cefalee violente: questa pratica mi era del tutto
nuova e non certo familiare. Ciononostante, perseverai e le cefalee
scomparvero.

Se, meditando, ci troviamo ad affrontare una considerevole
negativita’, significa probabilmente che cosi’ deve essere: quando ci
tranquillizziamo, essa affiora gradatamente in superficie. In questa
fase non bisogna fare altro che liberarla. Non combattiamola mai:
continuiamo a farla affiorare il piu’ a lungo possibile. Se, meditando,
ci addormentiamo, non ci sono problemi: e’ infatti importante lasciare
fare al corpo quello che desidera in modo che, con il tempo, trovi
un suo equilibrio.

Riprogrammare i pensieri negativi e’ una tecnica molto efficace, a
tale scopo e’ utile registrare un nastro incidendo la nostra voce,
le nostre affermazioni, ed ascoltarlo andando a letto. L’effetto
ottenuto e’ straordinario poiche’ riascoltiamo la nostra voce
e potrebbe esserlo ancora di piu’ se, al posto di quest’ultima,
registrassimo la voce di nostra madre mentre afferma che siamo
persone meravigliose e che ci vuole molto bene. Preparato il
nastro, e’ bene rilassarsi prima di iniziare la programmazione;
alcuni iniziano dalle dita dei piedi procedendo verso il capo
contraendosi, dapprima, per poi rilassarsi. Al di la’ della tecnica
utilizzata, e’ importante liberarsi di ogni tensione sfogando le
emozioni e ponendosi in uno stato di disponibilita’ e ricettivita’.

Quanto piu’ rilassati siamo, tanto piu’ facilmente riceveremo le
nuove informazioni; e’ inoltre opportuno ricordare che siamo sempre
responsabili e sicuri. E’ meraviglioso ascoltare i nastri, leggere i
libri che aiutano ad acquisire la consapevolezza di se stessi e a
fare affermazioni positive. Ma che cosa facciamo nelle altre 23 ore
e 30 minuti della giornata? Ed e’ questo che conta; conta se,dopo la
meditazione, corriamo al lavoro e litighiamo con il collega.

La meditazione e le affermazioni sono ottime, ma anche quello
che facciamo negli altri momenti della nostra vita ha la sua
importanza.

*Consideriamo i dubbi come un monito amichevole*

Mi viene chiesto spesso se determinate affermazioni sono corrette o
scorrette o se hanno veramente effetto. Vorrei che il dubbio venisse
considerato sotto una luce diversa da quella in cui abitualmente lo
recepiamo: credo, infatti, che l’inconscio risieda nell’area del
plesso solare del corpo da cui originano i sentimenti istintivi.

Quando accade qualcosa all’improvviso non sentiamo forse immediatamente
una stretta a livello addominale? In questa sede assimiliamo e
accumuliamo le sensazioni.

Fin da quando eravamo bambini messaggi, azioni, esperienze e
affermazioni si sono raccolti nell’area del plesso solare. A mio
avviso, e’ come se esistessero piccoli messaggeri che, quando pensiamo
o facciamo un’esperienza, entrano in tale area e schedano quanto
avvenuto nell’archivio adeguato. Molti di noi hanno archivi denominati:
“Non sono all’altezza. Non ce la faro’ mai. Non agisco nel modo
corretto”, dai quali sono letteralmente schiacciati. Se, all’improvviso,
affermano: “Sono una persona meravigliosa e mi voglio bene”, i messaggeri
raccolgono l’affermazione esclamando: “Che cos’e’? Dove la schediamo?
Non ne abbiamo mai raccolte di simili!”

I messaggeri la classificano quindi come Dubbio. “Dubbio! Vieni
qui e valuta quello che succede!” Ed il Dubbio raccoglie il messaggio
chiedendo alla mente conscia: “Che cos’e’? Hai sempre detto cose
diverse.”

A livello cosciente possiamo reagire in due modi dicendo:

“Oh, hai ragione, sono terribile, scusami, mi sono sbagliato” e ritornando
alle nostre vecchie affermazioni, oppure: “E’ un messaggio nuovo.
Di quelli vecchi non ho piu’ bisogno.” E’ importante, in questi
casi, dire al Dubbio di aprire un nuovo archivio perche’ arriveranno
presto altri nuovi messaggi e imparare a trattarlo come un amico,
non come un nemico, ringraziandolo per il suo operato.

Non importa quello che facciamo su questo pianeta, non importa se
siamo presidenti di una banca o lavapiatti, casalinghe o marinai:
ognuno di noi ha infatti una saggezza interiore correlata alla
Verita’ Universale. Quando siamo disposti a guardare dentro noi
stessi e a porci domande semplici come:”Che cosa mi puo’ insegnare
questa esperienza?”, otteniamo certo risposta. Molti pero’ sono cosi’
affaccendati a correre di qua e di la’, creando la soap opera che
sostituisce la loro vita che non sono capaci di prestare ascolto a
nulla. Non permettiamo che la nostra energia venga imbrigliata
nelle concezioni altrui di giusto e sbagliato: gli altri hanno
infatti il potere su di noi solo quando glielo permettiamo noi,
fatto questo che avviene presso numerose culture. Le donne lo
cedono agli uomini quando affermano che: “Mio marito non me lo permette.”

Cosi’ facendo, ci imprigioniamo in una condizione in cui non possiamo agire
se
non dopo aver ricevuto l’autorizzazoine altrui. Quanto piu’ e’
aperta la nostra mentalita’, tanto piu’ pronti siamo ad apprendere,
crescere e cambiare. Una paziente mi rivelo’ un giorno che,
quando si era sposata, aveva un atteggiamento consenziente perche’
cosi’ era stata educata a comportarsi; ebbe bisogno di anni per
capire che tale atteggiamento l’aveva relegata a una condizione di
prigionia. Incolpava tutti, suo marito, le cognate, scaricando su
di loro i suoi problemi; decise di divorziare e, nonostante cio’,
continuo’ a biasimare il marito per tutto quello che, nella vita
non le andava bene. Solo dopo dieci anni riusci’ a ristrutturare
gli schemi mentali riacquistando, in tal modo, la sua energia.

Con il senno di poi si rese conto che era lei responsabile
per non aver mai detto o fatto nulla per cambiare la sua vita;
non il marito o le cognate. Questi ultimi erano solamente lo
specchio del suo stato interiore, della sua inettitudine.

Non dobbiamo mai cedere la nostra energia, nemmeno in
base a quanto leggiamo; ricordo di aver letto, tempo fa,
alcuni articoli di una rivista molto famosa di cui conoscevo
a sufficienza gli argomenti. La trattazione dei problemi era,
a mio avviso, completamente fuorviante: da quel momento in poi
la rivista perse ogni credibilita’ per me e smisi di leggerla per
numerosi anni. Noi abbiamo il potere decisionale: non dobbiamo
mai pensare che, perche’ qualcosa e’ stato scritto e pubblicato,
sia sempre vero.

Il predicatore Terry Cole-Whittaker scrisse un libro
stupendo intitolato “Quello che pensi di me, non mi riguarda”.

E’ vero: quello che pensi di me non mi riguarda,
riguarda solo te. Dopotutto, quello che pensiamo degli altri scaturisce
da noi stessi sotto forma di vibrazioni e ritorna a noi.

Quando abbiamo un’illuminazione, quando diveniamo coscienti di quello
che facciamo, possiamo iniziare a cambiare la nostra esistenza. La vita e’
veramente pronta per noi, dobbiamo solo chiedere, dirle quello che
desideriamo e consentirle di offrirci ogni cosa buona.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *