La funzione evolutiva del dolore

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La funzione evolutiva del dolore

TRASCRIZIONE TRATTA DAL SEMINARIO DI COUNSELING SVOLTO DA MARCO FERRINI
A SILEA (TV) NEL FEBBRAIO 2013 DAL TITOLO: LA FUNZIONE EVOLUTIVA DEL DOLORE

La paura nasce dal dolore ed ha in esso la sua matrice. Perché una persona teme una malattia
invalidante? Perché teme il dolore collegato ad essa. Perché teme la morte? Perché teme il dolore.
Anche l’angoscia prodotta dall’ignoto è riconducibile al dolore, infatti quel che non conosciamo
potrebbe provocarci un dolore insopportabile, ecco da dove nascono la paura, la costrizione,
l’apprensione, la pena, lo sconvolgimento. Molte sono le domande che potremmo porci; è lecito
combattere il dolore? Qual è la funzione del dolore? E se il dolore non avesse una funzione come
potrebbe esistere, visto che tutto ciò che osserviamo ha una sua funzione?

Il fuoco può causare incendi, ustioni e morti terribili, ma ha anche una sua funzione che sta alla
base di tutte le trasformazioni e così l’acqua o un fiume in piena possono provocare un annegamento
che suscita orrore, ma l’acqua è indispensabile per la crescita degli alberi, dei vegetali; allo
stesso modo il sole può provocare scottature e melanomi, ma ha una sua funzione indispensabile per
lo sviluppo della vita. Seguendo lo stesso principio anche il dolore ha un suo scopo, pertanto siamo
chiamati a comprendere a fondo qual è la sua funzione. Si nasce con dolore e si muore con dolore,
quindi esso ci accompagna dalla nascita alla morte. Possiamo lamentarci quando ci troviamo in una
fase dolorosa? Dobbiamo tollerare che una persona si lamenti? Essendo il lamento un’espressione del
dolore, è doloroso anch’esso, tant’è che nessuno vuole stare con persone che si lamentano, tutti
vogliono stare con persone che ridono, che gioiscono, che vivono un momento alto della loro vita, ma
non con coloro che soffrono. In tutte le tradizioni religiose, assistere una persona che soffre è
un’attività pia, amorevole, encomiabile e meritevole. Assistendo una persona che soffre la aiutiamo
a lottare contro il dolore o piuttosto ad accettarlo? E’ importante riflettere su questi aspetti. Se
noi optassimo per la seconda affermazione allora dovrebbero essere proibiti i farmaci anti-dolore,
perché con essi si fa fronte al dolore ingannandolo.

Per sopportare certi dolori e in particolare quelli oncologici, la morfina sembra essere un rimedio
accettabile, ragionevole, ma possiamo accettare di svuotare un persona, riducendola ad un guscio
vuoto con il fine di sollevarla dal dolore e poi dire che finalmente non soffre più? Forse non
soffre più, ma non c’è più la persona. Abbiamo allora conseguito una reale vittoria? L’arcano enigma
del dolore è un segreto sovrano che non si rivela tanto facilmente a persone frivole e superficiali,
che sono ancora preda delle contraddizioni più eclatanti. Questa verità si dischiude solo di fronte
ad un ricercatore serio, a chi ha intrapreso un percorso con dedizione. In un’epoca quale quella di
oggi in cui i veri innamoramenti sono sempre più rari, in cui le persone si prendono e si lasciano
perché vittime di attrazioni e repulsioni effimere, è difficile trovare qualcuno che si dedichi
alla ricerca di un Amore profondo. Tale Amore non è detto che sia soltanto a sfondo sessuale, esiste
infatti anche l’amore per la conoscenza e per la sapienza, oppure l’amore per la giustizia, per la
pietà e per la compassione: queste sono tutte aree in cui attraverso l’amore il dolore può essere
più facilmente gestito. L’amore si esprime tra esseri senzienti e quanto più la persona è evoluta e
libera da condizionamenti, tanto più può amare autenticamente. L’amore necessita che ci scuotiamo di
dosso tutta la nostra inconsapevolezza, la superficialità, l’illusione, la malvagità, altrimenti non
diventiamo predisposti ad un suo reale sviluppo. Una persona che non ha fatto l’esperienza della
sofferenza potrebbe non avere gli strumenti per comprendere, anche se in realtà spesso incontriamo
persone che hanno tanto sofferto e che continuano a non capire nulla.

Ma Dio desidera che proviamo questo dolore oppure no? E se non lo desidera, perché non lo ferma
visto che è onnipotente? La fede deve interrogare la ragione e a sua volta la ragione deve
interrogare la fede, ma poiché sembra che la fede stia su un piano molto più elevato, spesso non
risponde ai quesiti e agli interrogativi della ragione, o meglio, risponde ma non subito, e la
ragione ha sempre la pretesa di avere diritto ad una risposta. Tutte le volte che pretendiamo ci
mettiamo nella peggiore prospettiva per avere la meglio, questo a causa dell’ego perché esso vive di
pretese, ma così facendo non otteniamo altro che il peggio. Ciò è dovuto al fatto che il dolore non
si combatte con le pretese, bensì con l’atto dell’affidarsi, nel senso di darsi con fede, e quando
ci si affida con questa motivazione le pretese devono necessariamente cessare altrimenti il dolore
non ci abbandonerà mai. Il dolore ha una sua funzione educativa, è una componente della nostra vita
incarnata la quale è tale a causa di una non consapevolezza spirituale, dissolta la quale torniamo
ad essere puri e potenti esseri spirituali.

La massa che costruiamo attorno alla nostra essenza spirituale è la massa su cui incidono il tempo e
lo spazio, ed è la massa su cui si radicano tutte le malattie. Per questo motivo nella dimensione
incarnata avere la pretesa di vivere una vita in cui si schiverà continuamente il dolore è un’utopia
negativa, è una contraddizione in termini, perché tutto ciò che dal tempo e nel tempo è assemblato,
dal tempo sarà anche dissolto. Il dolore è il meccanismo più potente che ci induce ad evolvere e se
non siamo ancora pronti a ringraziare Dio per il dolore che stiamo provando possiamo intraprendere
la via del chiedere a Lui di aiutarci a conoscere la ragione della nostra sofferenza, perché
conoscendone la ragione l’accetteremo molto meglio. Il dolore è la conseguenza di un errore che è
stato compiuto a monte, una conseguenza che il più delle volte non vogliamo ammettere o che più
semplicemente ci siamo dimenticati. Noi non siamo memori di tutto quel che abbiamo fatto agli altri,
della sofferenza che abbiamo provocato loro, dell’insensibilità che abbiamo avuto nei loro
confronti.

Quando facciamo una scelta è quello il momento di riflessione in cui dobbiamo farci carico delle
conseguenze che andranno a crearsi. Tutte le scelte portano a delle conseguenze, ma in quelle
particolarmente gravi c’è una voce dentro di noi che ci illumina e ci guida ed è quando noi voltiamo
le spalle a tale voce che il dolore si presenta. Dolore che si manifesterà a tempo debito perché non
tutti sono l’effetto immediato di una causa, alcuni sono differiti anche nelle vite successive e a
volte non basta una vita intera per smaltirli. Se ci pentiamo in maniera profonda e sincera il
dolore si smaltisce prima, però dobbiamo assumerci la responsabilità di farcene carico. Possiamo
anche retrocedere di fronte ad un bastone che sta per abbattersi sulla nostra faccia, possiamo
evitare che qualcuno si accanisca contro di noi, ma dobbiamo ricercare profondamente le cause di
quel che sta accadendo perché ci sono sempre due possibili motivazioni ad esso: una è che noi
effettivamente siamo oggetto di quella violenza perché abbiamo compiuto gesti o atti che hanno dato
origine a quella reazione, l’altra è che esistono persone malvagie, aggressive e violente che
colpiscono senza alcuna ragione perché soffrono di invidia, di rancore e di odio, ma sia in un caso
che nell’altro dobbiamo saper stare di fronte alle conseguenze.

Se non abbiamo motivato l’azione che stiamo subendo, quell’esperienza sarà qualcosa che accelererà
l’estinzione del nostro debito karmico, se invece stiamo raccogliendo i frutti di quel che abbiamo
seminato, siamo nella corsia ordinaria di chi paga i propri debiti karmici. In tutto questo è
importante tenere presente che la nostra essenza spirituale, sat cit ananda, non conosce il dolore e
quando siamo in contatto con quella dimensione trascendente per qualche attimo, secondo o minuto,
proviamo un senso di liberazione tale che lo ricorderemo per il resto della vita. Allora è lì che
dobbiamo operare per porci in modo definitivo, cercando l’armonia universale ed il senso evolutivo
dell’esperienza incarnata, in tutte le sue forme, positive o apparentemente negative.

da www.csbcounseling.org/

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