Raccolta di Aforismi dai più grandi esseri della terra 1

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Raccolta di Aforismi dai più grandi esseri della terra 1

Raccolta di Aforismi, dai più grandi esseri della terra, lungo i tempi (assemblandoti da Ilario
Assagioli) – parte prima

ILARIO ASSAGIOLI
“DAL DOLORE
ALLA PACE”

(arcobaleno di pensieri)

con introduzioni di Roberto Assagioli

– parte prima –

“E venni dal martiro a questa pace”
DANTE
(Paradiso, XV, 148)

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A tutti coloro che soffrono, affinché dalla loro notte
spunti l’alba dell’accettazione e del superamento, l’autore
offre questa raccolta — frutto di dolore — con l’augurio
che ognuno sappia trovarvi dei semi di gioia.

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PREFAZIONE

Quando, durante lunghi anni di malattia (1), andavo trovando nelle mie numerose letture qualche
massima, aforisma o pensiero e li trascrivevo per formarne una raccolta (questa raccolta, le cui
rubriche nascevano una dopo l’altra quasi spontaneamente), non pensavo che sarebbe venuto il momento
in cui verrebbe pubblicata in volume. Era mio vivo desiderio di farla conoscere, poiché sapevo per
esperienza personale quanto possono sollevare ed aiutare certe affermazioni sulla gioia,
sull’ottimismo, sulla speranza, nei momenti più oscuri della vita.

Il valore umano di questo volume è dato, oltre che dal contenuto, dal fatto che esso è frutto di
sofferenza reale e che il primo ad aver attinto aiuto dalle sue pagine è il compilatore stesso. Suo
scopo immediato è, come ho detto nella dedica, quello di aiutare ad accettare e vincere il dolore,
riconoscendone la funzione purificatrice ed elevatrice. Però esso si rivolge — non meno che a chi
soffre fisicamente o moralmente — ad un’altra ed ampia categoria di persone: agli insoddisfatti, a
coloro che si sentono a disagio nella vita comune, piena di cose piacevoli ma vuote, e che cercano
qualcosa di meno effimero e di più profondo, qualche base salda e duratura su cui fondare la propria
dimora interna.

Ed oggi che i disorientati e gli insoddisfatti sono più numerosi che mai, il riflettere su certe
verità eterne, presentate in forma varia dai grandi spiriti di ogni tempo e nazione, può far
apparire meno lontana la prima mèta di ogni realizzazione spirituale, la rivelazione del Sé
interiore, del proprio Centro spirituale. Affinché ciò avvenga, bisogna che alla lettura dei
precetti segua la loro attuazione; infatti, per dirla con i cinesi, “l’insegnamento che entra solo
nell’orecchio è come un pasto consumato in sogno”. E i pasti sognati non sono molto nutrienti!

Tuttavia occorre ricordare che l’insoddisfazione prelude alla ricerca e che la ricerca è già in
parte possesso. Con chi è insoddisfatto vi è sempre speranza e chi è disorientato può esser condotto
a trovare la sua via, mentre è molto difficile, direi quasi impossibile, smuovere e interessare a
cose superiori chi è tutto immerso nei propri interessi materiali ed egoistici o chi è soddisfatto
di sé.

Ad ognuna delle tre parti in cui è divisa la raccolta è premessa una breve introduzione, scritta da
mio padre Roberto Assagioli, al quale devo già tanta gratitudine per tutto quello che ha fatto,
umanamente e spiritualmente, per me. Vi sono anche qua e là alcuni pensieri tratti dai suoi scritti
inediti, mentre non ho voluto di proposito includere pensieri miei personali, salvo alcuni pochi che
ho messo tra quelli anonimi. La cernita accurata dei pensieri più significativi e meno conosciuti,
fra le molte migliaia che avevo raccolti, è stata fatta in modo da dare un panorama universale:
così, accanto a quelli di pensatori e scrittori occidentali, ve ne sono non pochi di autori indiani
o orientali in genere. Ciò che ho cercato di fare durante la selezione è stato di scartare le
massime più note e quelle più ovvie e di preferire i pensieri che avessero insieme a un significato
profondo anche una forma viva ed originale, sforzandomi di evitare il pericolo indicato dallo
Chamfort quando afferma che “La maggioranza dei raccoglitori di versi o di motti di spirito somiglia
a coloro che mangiano ciliege oppure ostriche: scelgono dapprima le migliori e finiscono per
mangiarle tutte!”.

Un altro punto su cui vorrei richiamare l’attenzione del lettore è il valore intrinseco della
“massima” quale modo e mezzo di espressione; lo farò con le parole che Michel Epuy premette alla sua
raccolta di pensieri Comment être heureux (Paris, Payot): “Una frase breve ha spesso un’efficacia
maggiore di un intero libro. Per la brevità stessa, la verità che esprime ha più forza e il suo
significato sembra più essenziale, più alto, più ricco.

Essa s’incide meglio nella mente e per poco che abbia (1) Ai quali seguì un sereno trapasso,
all’alba del 6 novembre 1951 (R.A.) qualche riferimento nascosto alla nostra preoccupazione o al
nostro stato d’animo del momento, ci colpisce, rimane in noi; la possiamo così ripetere nelle ore in
cui più abbiamo bisogno di credervi e di metterla in pratica; così può avere un notevole influsso
sulla nostra volontà e quindi sul nostro destino”.

Non bisogna dimenticare però che la “massima” è uno stimolo più che un alimento; essa esige da parte
del lettore più acutezza e spirito di sintesi che un’opera complessa. Essa gli lascia la cura di
raccordare, di completare, di unificare e fa alla sua intelligenza ampio credito. “Non vi sono
pensieri che per l’uso di coloro che pensano…”. Ciò dice Gustave Thibon nella prefazione del suo
ottimo Pain de chaque jour (Ed. du Rocher, Monaco) e così continua: “L’autore di massime orienta il
lettore verso le differenti vie del pensiero, ma non s’impone a lui quale un cicerone importuno,
lasciandogli la gioia di scoprire, o meglio ancora quella d’indovinare. Mentre un’opera didattica si
impone a noi con tutto il peso delle sue prove e delle sue deduzioni, vere o false che siano,
l’aforisma non può produrre i suoi frutti che in un clima di libertà, di fiducia, di intimità; il
suo autore fa continuamente credito al lettore, ma ha bisogno che il lettore a sua volta gli faccia
continuamente credito.

Egli non aspira a illuminare gli uomini con la propria lanterna: sua unica ambizione è di aiutarli a
meglio contemplare il sole”. Fin qui il Thibon, ed io non avrei saputo dir meglio. Del resto questa
universalità della saggezza, questa unità della verità, riconosciuta dai più grandi spiriti di ogni
tempo, è affermata già nella Bibbia: “Le parole dei savi sono come degli stimoli e le collezioni di
sentenze sono come paletti ben piantati; esse sono date da un solo Pastore” (Ecclesiaste, XII, 13).

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ILARIO ASSAGIOLI

PARTE PRIMA

LA RICERCA

– DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE –

Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della
traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad
acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la
Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.

Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche
misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono
molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche. Nei primi stadi della
evoluzione umana — ma in qualche misura anche in quelli successivi — soltanto, o soprattutto, il
dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua
fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue
numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a “svegliarsi”, a suscitare le proprie energie
latenti, a volere e a metter in valore i suoi “talenti”.

La seconda funzione benefica del dolore è in un certo senso inversa della prima: è quella di
svincolare l’uomo da attaccamenti eccessivi a cose o persone; di affrancarlo dalla schiavitù in cui
lo tengono i suoi istinti, le sue passioni, i suoi desideri; di impedirgli di commettere nuovi
errori e nuove colpe. Questa è dunque una funzione purificatrice e liberatrice.

La terza funzione del dolore, collegata con la precedente, è quella di indurre l’uomo a
disciplinarsi, a dominare le incomposte energie istintive, emotive, mentali che si agitano in lui; a
ordinarle ed organizzarle, in modo che esse divengano costruttive e non distruttive; a trasformarle,
incanalarle, utilizzarle per attività feconde, e benefiche, per fini elevati ed umanitari. Ciò
richiede un’energica e assidua “azione interna”; ma i mirabili risultati che se ne ottengono
compensano ampiamente della fatica. Il possesso di sé, il senso di sicurezza e di potenza nel
proprio reame interiore danno profonde e durevoli soddisfazioni. E l’ordine significa armonia e
bellezza.

Infine il dolore induce, obbliga al raccoglimento, alla riflessione, alla meditazione. Esso ha il
prezioso e necessario ufficio di richiamarci dalla vita volta all’esterno, dispersa e dissipata,
superficiale e materialistica che troppo spesso conduciamo. Il dolore ci scuote, ci fa “rientrare in
noi stessi”; arresta la nostra corsa affannosa; ci fa volgere lo sguardo al di dentro e verso
l’alto. Così noi cominciamo veramente a pensare, a porre a noi stessi i grandi problemi della vita,
a cercar di trovarne la giustificazione, di comprenderne il significato, di intuirne lo scopo e la
mèta. Allora cominciamo a creare il silenzio in noi stessi, a “interrogare”, a pregare, a invocare.
Allora comincia il colloquio, il “dialogo” interno con un Principio, una Realtà superiore, con la
nostra Anima profonda, con Dio.

Vedremo più oltre, nella seconda Introduzione, quali ne sono i frutti preziosi. Riguardo al dolore
occorre però fare una riserva e prevenire eventuali esagerazioni. Il riconoscimento delle preziose
funzioni del dolore non deve indurci a sopravalutarlo, a farne un culto, fino a non tentar di
alleviarlo o peggio ad infliggerlo agli altri (o anche a noi stessi), quando ciò non sia veramente
necessario o sicuramente utile. Si può dire, un po’ paradossalmente, che il dolore ha valore se ed
in quanto porta alla propria eliminazione, al proprio superamento. In altre parole il dolore non è
fine a se stesso, ma un mezzo per produrre certi effetti, per insegnare certe lezioni. Quando esso
ha assolto queste funzioni, possiamo e dobbiamo dirgli “grazie” e poi lasciarlo indietro
risolutamente.

La valutazione del dolore non deve renderci sospettosi e diffidenti della gioia. Questa ha, al pari
del dolore, alte e necessarie funzioni. Anzitutto essa è “dinamogena”; il suo primo dono è quello di
risvegliare ed accrescere le nostre energie, di attivare persino il ricambio organico, di elevare il
nostro tono vitale; essa può considerarsi veramente come un efficace mezzo di cura. La gioia scaccia
le nebbie della depressione, ci libera dalla paura e soprattutto dal malsano “impietosimento di noi
stessi”. La gioia poi è “comunicativa”: si effonde, s’irradia sugli altri beneficandoli, creando fra
noi e loro rapporti armonici e fecondi. Perciò la gioia, lungi dall’essere qualcosa di cui farsi
scrupolo, costituisce un vero e proprio dovere verso gli altri.

ROBERTO ASSAGIOLI

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I
GIOIA – DOLORE

Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia
completa.
GESÙ

Un grande dolore è sempre un messaggero di Dio. Al suo tocco l’uomo si sveglia
dal sogno della vita, i fantasmi si dileguano, le agitazioni si
acquietano, i frastuoni
tacciono. Un grande dolore porta con sé un grande riposo e un grande
silenzio; e allora
l’anima ascolta.
D. CAPRILE

Ha visto solo metà dell’universo chi non ha mai visitato la casa del Dolore.
R. W. EMERSON

L’uomo è uno scolaro e il dolore è suo maestro; nessuno si conosce finché non ha
sofferto.
DE MUSSET

Chi non ha sofferto non sa niente; non conosce né il male, né il bene,
non conosce
gli uomini, non conosce se stesso.
FÉNÉLON

Domina il tuo dolore, altrimenti esso dominerà te. Domina il tuo
dolore e apprendi
così che sei un uomo.
E. HUBBARD

Io ricevetti il dono della sofferenza e divenni poeta.
E. IBSEN

La sofferenza è una notte seminata di stelle.
Sentenza indiana

Quantunque il dolore come un torrente sopraggiunga impetuoso, mentre il saggio
con calma lo guarda, ecco è passato.
Sentenza indiana

L’albero torna a germogliare dopo reciso, anche la luna calante torna poi a
ricrescere; riflettendo a questo il saggio non si lascia sopraffare
dal dolore nelle calamità
della vita.
Sentenza indiana
Quando io penso all’instabilità del piacere e del dolore mi dico:
Perché mi lascerei
prendere dall’afflizione? Che posso fare io e quale azione mia
potrebbe sottrarmi al
dolore? Io dunque cerco con tutte le mie forze di non cadere nella tristezza.
Sentenza indiana

Sorridi con pazienza e fiducia quando viene il dolore, portalo in tua
compagnia: per
vincerlo non v’è miglior mezzo.
Sentenza indiana

Quando il dolore non riesce ad abbattere il cuore dell’uomo, vinto e
disfatto se ne
va.
Sentenza indiana

Soffrire non basta. Vi sono dei dolori sterili, vi sono dei dolori che
diminuiscono. Il
fuoco purifica, ma può anche disseccare e indurire. Soffrire conta
poco: ciò che importa è
la qualità del nostro dolore, è soprattutto l’accoglienza che facciamo
alla prova. Vi è una
“ars dolendi” più preziosa della sofferenza.
GUSTAVE THIBON

Le gioie di quaggiù ci rivelano, come dice Pascal, che le cose create sono
l’immagine di Dio; ma la disperazione ci insegna che esse non ne sono che una
immagine. La felicità è nelle nostre anime il riflesso di Dio
immanente e creatore, ma la
disperazione è l’ombra di Dio trascendente e solitario. E l’una e
l’altra sono delle prove
che, fedelmente superate, ci elevano, la prima verso Dio in quanto
Egli si manifesta e la
seconda verso Dio in quanto Egli si nasconde.
G. THIBON

Le nostre lacrime sono fatte per la terra e i nostri sguardi per il
Cielo. Piangi, ma
volgi in alto gli occhi.
G. THIBON

Sei capace di soffrire senza ribellione? Allora, te ne prego, gioisci
senza rimorsi!
G. THIBON

La gioia è l’espressione della sicurezza dell’anima.
ALICE A. BAILEY

Non posso fare a meno di pensare che il mondo sarebbe migliore e più
bello se gli
educatori insistessero sul dovere della gioia altrettanto quanto sulla
gioia del dovere. Sì,
noi dovremmo essere quanto più possibile gioiosi, poiché essere felici
è un metodo
eccellente per contribuire alla felicità degli altri.
LUBBOCK

Non vi è nulla che il corpo soffra che non possa giovare all’anima.
Come la gioia condivisa si raddoppia, l’affanno condiviso diminuisce,
o almeno se
ne tempera assai l’amarezza. Le più forti e fedeli amicizie furono
sempre fondate più sul
dolore che sulla letizia.
LEA

Fa che dal dolore di ognuno nasca l’amore per tutti.
NINO SALVANESCHI

La felicità dell’uomo è l’armonia morale con sé medesimo.
E. ZELLER

Oh! il tremore del fogliame di quella palma così solitaria in tanta
altezza di cielo! Si
batte coi venti che l’erba minima ignora.
MOSAMO AKIKO

11
La pena di non sentire Dio è un modo di sentire Dio.
ROBERTO ASSAGIOLI
Dio è la gioia: perciò ha appeso il sole dinanzi a casa sua.
X

Se il cielo ti prova oggi è per renderti più compassionevole domani ai
mali degli
altri. Il cuore è come quelle specie di alberi che non danno il loro
balsamo, per sanare le
ferite, se non dopo essere stati essi stessi feriti.
CHATEAUBRIAND

Ricordatevi che si può “andare” direttamente a Dio seguendo pacificamente la via
comune: ma che non si ritorna a Dio che per la via del dolore.
H. LASSERRE

La palla cadendo a terra si risolleva subito; l’avversità non dura a
lungo per il
saggio. Sentenza indiana
Siate gioiosi, poiché la gioia fa entrare la Luce e dove vi è la gioia
non vi è illusione
né incomprensione.
ALICE A. BAILEY

Tutte le fonti della mia gioia sono in Te!
Salmo 87, v. 7

La sofferenza, nella forma scelta da Dio è un pilota infallibile;
tutto sta nel saperne
e volerne trarre profitto.
Quando guardiamo in noi senza volerci lusingare restiamo sempre sorpresi nel
vedere fino a qual punto il dolore ha colpito nel punto giusto. Sta a
noi di non soffrirne
invano; il modo con cui si sa sopportare la prova è l’indice del
valore morale di un uomo.
S. BLANCHE

Guai all’ammalato che non sente mai dolore! Egli non si cura dalla infermità
nascosta che insidia la sua esistenza. Il dolore invece gli rivela
sicuramente la malattia e
gliene indica la sede.
G. ROSTAGNO

Ho dato al mio dolore un nome e l’ho chiamato: “Il mio cane…”.
F. NIETZSCHE

… ma non poterono impedirgli che dal suo dolore brillasse un
sorriso, come dalla
pioggia l’arcobaleno e molti arcobaleni conosce il dolore che il sole
dell’anima irradia.
(Heine).
A. CERVESATO

Qualunque prova venga inflitta all’uomo forte, la sua costanza non si smentirà.
Rovesciate la candela, la fiamma salirà sempre verso l’alto.
Sentenza indiana
È più facile contenere il dolore che la gioia. Il dolore tende ad
isolarsi, la gioia ad
espandersi.
E. Z.

Il progresso dipende dalla somma di dolore che è sopportato… La
legge del dolore è
inerente all’essere nostro. Bisogna imparare a soffrire
volontariamente e a trovare in
questo la nostra gioia. La libertà non si potrà acquistare che a questo prezzo.
GANDHI

Abbandonarsi al dolore senza resistervi, uccidersi per sottrarsi ad
esso, vale quanto
lasciare il campo di battaglia prima di aver vinto.
NAPOLEONE I

Le croci reggono noi più che noi le croci.
N. TOMMASEO

La beatitudine è la gioia di Dio è la gioia della mia anima e sarà la
mia forza eterna.
ALICE A. BAILEY

Il dolore è il grande educatore dell’uomo. Esso gli ha insegnato le
arti, la poesia, la
morale; gli ha ispirato l’eroismo con la pietà; ha dato pregio alla
vita permettendo che
essa fosse offerta in sacrificio.
ANATOLE FRANCE

I grandi dolori ci salvano dai piccoli.
G. P. RICHTER

Considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in
cui venite a
trovarvi.
S. GIACOMO

La sofferenza è la forma superiore dell’azione, la più alta espressione
dell’ammirevole Comunione dei Santi, e soffrendo si è sicuri di non
errare (come talvolta
agendo), sicuri di essere utili agli altri e alle grandi cause che si
sogna di servire.
E. LESEUR

Soffrire ed essere infelici non sono affatto la stessa cosa.
E. LESEUR

Non lasciamo vedere delle nostre lacrime se non quelle che cadono sui
mali altrui.
Esse solo sono feconde.
G. MICHELET

Molti sventurati furono fatti poeti dall’ingiustizia patita.
Impararono soffrendo
quanto insegnano cantando.
SHELLEY

La sofferenza ha questo di vero e di profondo: che ci fa
necessariamente o salire o
scendere; non conosce uno status quo, né una linea orizzontale, porta al cielo o
all’inferno. Colui che cammina nel dolore non cammina in pianura.
G. THIBON

Ogni elevazione è il frutto di un dolore superato. Salire è sormontare.
G. THIBON
13
Sofferenza e tragedia: Il tragico non è né negli avvenimenti né negli
atti, è nei cuori.
La vita meno caotica in apparenza può racchiudere più angoscia e
inferno interiore che
quella di Priamo o di re Lear. Poiché l’inferno, come il cielo, è
dentro di noi: il cielo
nell’anima, l’inferno nell’io personale.
G. THIBON

Quando arriviamo allo stadio in cui è avvenuto il perfetto accomodamento tra il
finito che è in noi e l’infinito, il dolore stesso diviene un capitale
prezioso; esso è la
misura con cui stimiamo il vero valore della nostra gioia. Il più
importante insegnamento
che si può ricavare dalla vita consiste non già nel riconoscere
l’esistenza del dolore in
questo mondo, ma nel comprendere che dipende da noi il convertirlo in
grande beneficio
e in altrettanta gioia. E ciò può effettuarsi soltanto quando noi
comprendiamo che l’io
individuale non costituisce lo scopo supremo del nostro essere, ma che
in noi v’è l’Essere
Universale il quale è imperituro, non teme la morte e la sofferenza e
considera il dolore
soltanto come l’altro aspetto del piacere… Poiché il dolore è la
vestale consacrata al
sacrificio dell’immortale perfezione; quando prende il suo vero posto
davanti all’altare
dell’infinito, allontana il bruno velo e scopre il volto a chi la
contempla come una
rivelazione di gioia suprema.
R. TAGORE

Chi non ha mai mangiato il suo pane in tristezza,
Chi non ha mai trascorso le ore della notte
Piangendo e aspettando l’aurora,
Non vi conosce ancora, o Potenze Celesti.
GOETHE

Quale tremenda croce essere senza croce.
S. AGOSTINO

Anche se Cristo fosse nato mille volte a Betlemme
Se non è nato in te stesso, la tua anima resta isolata;
Tu guardi invano verso la croce del Golgota
A meno che essa non sia stata in te stesso innalzata.
ANGELO SILESIO

Non hai compiuto tutti i tuoi doveri se hai trascurato quello di essere allegro.
C. BUXTON

Siamo allegri ricordandoci che le disgrazie più gravose a sopportare
sono quelle che
non arrivano mai.
LOWELL

La gioia e il dolore degli altri dipendono anche da noi stessi; non ci
si rende conto
in generale di quanto male possa fare un giudizio sfavorevole e
pessimistico gettato là
alla leggera e quanto bene una parola buona detta senza parere e “en passant”.
X

Santa Caterina da Siena attribuiva alla tristezza un’origine
diabolica. Infatti lo
scopo del demonio è quello di opprimere l’anima con la noia, la
tristezza, il turbamento,
l’angoscia. Santa Teresa diceva di non temere nulla quanto la perdita
della gioia in
un’anima. Sì, i Santi hanno gioito intensamente, essi sono stati unti
con l’olio della
allegrezza. VAN HOUTRYVE

Se alcuno di voi è triste: preghi!
S. GIACOMO

È meglio per il cuore umano piangere e consolarsi, che cessare, non
piangendo, di
essere un vero cuore umano.
S. AGOSTINO

Gioire è saggezza; far gioire è virtù.
Proverbio persiano
Un’oncia di sofferenza val più che una libbra di azione.
S. FRANCESCO DI SALES

Tanta sofferenza per giungere a questo punto: ma per giungere a questo punto è
necessaria tutta questa sofferenza.
VITTORIO PIFFER

Riflettete sulla gioia, sulla felicità, sulla gaiezza e sulla
beatitudine, poiché esse
aprono i canali della vita interiore… Esse risanano e purificano il
corpo ed aiutano ad
eseguire il proprio lavoro con poco sforzo, con un giusto senso dei
valori e con un
distacco basato su l’amore e non sull’isolamento.
ALICE A. BAILEY

La miglior gioia della vita è nel saper soffrire.
NINO SALVANESCHI

Nessuno mi sembra più infelice di chi non conobbe sventura.
SENECA

Gli sciocchi vivono senza trovare la gioia di vivere.
DEMOCRITO

La sofferenza è la via più breve verso la saggezza.
MEISTER ECKART

Il lavoro è il miglior medico del dolore. Negli affanni e nei
disinganni lavorate
ostinatamente.
X

Abbi il coraggio di vivere il domani del tuo dolore e sarai salvo.
Proverbio cinese
Questo è saggezza per l’uomo: preservare lo spirito divino che è dentro di noi
sereno e incontaminato al di sopra di ogni dolore e piacere.
MARCO AURELIO

D’essere felici ci si stanca presto: render gli altri felici è un
piacere che si rinnova
all’infinito.
BISMARCK

Quando non possiamo far sprizzare luce dai nostri dolori, è meglio lasciarli
nell’ombra. X

15
Qual’è la causa perché il mondo dura? L’ignoranza. Di che? Delle quattro nobili
verità:
1.- L’esistenza del dolore.
2.- L’origine del dolore.
3.- La cessazione del dolore.
4.- La via che conduce alla cessazione del dolore.
BUDDHA

Quando si sa mettere la gioia nel dolore, oh, che pace deliziosa!
SUOR ELISABETTA DELLA TRINITÀ

Vivere ardendo e non sentire il male!
GASPARE STAMPA

Felice è la vita nostra, di noi che nulla possediamo, perché è nostro
cibo la gioia,
che ci fa pari agli Dei luminosi.
BUDDHA

Tutte le creature sono originate dalla gioia, per la gioia si conservano,
progrediscono verso la gioia e alla gioia ritornano.
R. TAGORE

Scintille di viva luce sprizzano dall’acceso ferro, quando è
tormentato dal maglio;
pensieri luminosi sorgono dall’anima quando è tormentata dal dolore.
ROSA BORGHINI

Che altro sono i servi di Dio se non i giullari di Lui, destinati a
rialzare il cuore
degli uomini e portarli alla gioia dello spirito?
S. FRANCESCO

È dalla castità del cuore e dal fervore della preghiera che nasce la
gioia dello spirito.
S. FRANCESCO

Quando siete tristi sforzatevi di mantenere sollevati gli angoli della bocca e
diverrete allegri.
E. COUÉ

O gioia! o ineffabile allegrezza!
O vita intera d’amore e di pace!
O senza brama sicura ricchezza!
DANTE

Colui che teme di soffrire, soffre già ciò che teme.
MONTAIGNE

La gioia più grande è di dare la felicità e coloro che la ignorano
hanno ancora tutto
da imparare dalla vita.
GEORGE DUHAMEL

La felicità non è nelle cose, ma negli uomini: chi l’ha dentro la
trova subito nelle
cose piccole; chi non l’ha la cerca invano nelle grandi.
SALVATORE FARINA

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