Introduzione al Buddhismo Theravada 4

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Introduzione al Buddhismo Theravada 4

di Guido Da Todi

(quarta parte e fine del secondo capitolo:”Le quattro Nobili Verità”)

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In questo modo, amici cari, non sperimenteremo il desiderio come un organismo
estraneo a noi, che è sempre l’ origine della sofferenza…

…Vi prego di crederlo… non sto esagerando… ora ne parliamo in maniera didattica,
teorica…

Vi accorgerete, però, quando arriveremo a studiare quel metodo delle sensazioni nel
nostro corpo, che ci insegna Buddha…quanto è importante…

E come li “fulmineremo” sul nascere, e come riusciremo, tramite la respirazione,
tramite un certo tipo di meditazione, a capire l’importanza di questi fortissimi “chiodi di
garofano”, che ci portano sempre verso la sofferenza.

Abbiamo, così, pienamente esposto il contenuto di due delle 4 Nobili Verità.

La prima verità rivelata dal Buddha è che esiste la sofferenza, e che non dovete subirla
in maniera prona, costante, senza ribellarvi.

Ricordatevi, difatti, che l’unico desiderio gratificante, concesso al seguace del Dharma,
è quello di volere vincere la sofferenza comune della vita, compresa la sua.
Quindi, è categorico sappiate che esiste questa sofferenza… e che dovete ribellarvi al
vostro attuale modo di vivere; spesso sordo, triste e malinconico.

Poi, la prima verità continua a chiarirci che la sofferenza è qualcosa che contagia,
macula la vita… ma, nasce, in qualche modo!…

La vita non porta con sé la sofferenza, come un peccato originale…

Esiste questa sofferenza ed è comune a tutti…

E’ nel cane, nel gattino…

Strappando, lacerando la vita in ogni suo aspetto, appare sempre una forma di
sofferenza che noi dobbiamo conoscere e rispettare.

Non c’è nulla di diverso, amici miei, ripeto, tra il dolore di un nostro fratellino animale,
e quelli che proviamo noi …

La nostra sofferenza è come una penisola della sofferenza universale…..

La prima verità continua a rivelarci, ancora, che noi dobbiamo percepire e
sperimentare il momento in cui noi abbiamo superato la sofferenza….

E’ difficile sapete, è difficile, ciò!

Di solito la gente studia, si dibatte, segue il nostro sentiero spirituale, amato e spesso
vituperato, ma non si decide a dire:

“Alt!…. ora è finita!..”

Imparare a dire – “Ora è finita!” …. realizzare che il dolore è veramente concluso, in
noi, è uno degli obiettivi che ci indica Buddha.

La seconda Nobile Verità parla dell’origine della sofferenza…. di quelle sorde pulsioni
che, ciecamente, ci spingono verso l’esterno, come dei pipistrelli, o delle falene, che
strattonano a destra e a sinistra…

… Ci mandano a sbattere verso il mondo della forma, alla ricerca di cosa?…

Invece, allora, di contemplare dalla dimensione del non sé, della non materia, della non
esistenza, tutti questi flussi, queste ondate del mare di Samsara, ci innestiamo nel
dolore e nell’oscurità…

…Ed Allora Buddha viene a dirci

“..Svegliatevi, amici miei, svegliatevi… difendetevi…. nessuno vi suggerisce che non
dobbiate custodire una fonte gioiosa, rugiadosa, da cui emana un normale, sano
desiderio. No, nessuno dice che non dobbiate essere felici…. ma quel qualche cosa
che vi nasce dentro non divenga mai una spira, un serpente per, poi, giugularvi e
strangolarvi.”

La seconda verità, a questo punto, ha coperto, come un frutto, la prima verità.
Una seconda nobile verità, che mette in luce l’origine di ogni tua sofferenza…ossia, il
tuo attaccamento al desiderio…

Ma, bada!…

Un attaccamento non agli oggetti desiderati…ma, al desiderio… e bisogna che tu lo
lasci andare, lo posi, questo desiderio, come abbiamo posato l’orologio sul comodino,
quando ti è servito…

E dovrai, poi, abituarti a realizzare, a vivere consapevolmente quel aureo momento in
cui il desiderio è stato abbandonato.

Non resterà più nulla dentro il tuo cuore, quando avrai abolito il desiderio?…
… e no!

Resterà quella turgida, quella gonfia gioia della beatitudine, quel totale mare
immacolato… intraducibile….del non sé.

Perché?

Perché l’uomo nasce già completo.

Ricordatevi che uno dei più grandi…(bisogna capirle queste cose e non pronunciarle
come parole vuote, come termini teorici…)… uno dei più grandi poteri che ci da la via
del Dharma – che è dolce all’inizio, dolce al centro, dolce alla fine – è il concetto del
“lascia andare!”

Lascia andare!… Lascia la presa…. lascia completamente ogni presa…

abbandonati…abbandonati alla carezza del Buddha… abbandonati nel dolce giaciglio
della via del Dramma…ecco!.. qui c’è il Nirvana!…. Lascia, lascia la presa…
Ed avendo spiegato la prima e la seconda Nobile Verità, adesso passiamo alla terza..
Eccola, nelle parole del Buddha stesso.

“…Qual è la nobile verità della cessazione della sofferenza? E’ la completa scomparsa
e distinzione della brama, la rinuncia ad essa, il suo abbandono, la liberazione e il
distacco da essa. Ma dove questa brama può essere abbandonata? Dove può essere
estinta? Ovunque nel mondo vi siano cose apparentemente dilettevoli e piacevoli, là
questa brama può essere abbandonata. Là può essere estinta. C’è la nobile verità della
cessazione della sofferenza. Questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la
conoscenza, e la chiarezza che sorsero in me, su cose mai udite prima.
Questa nobile verità deve essere penetrata, realizzando la cessazione della sofferenza.
Questa nobile verità è stata penetrata, realizzando la cessazione della sofferenza.
Questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza, e la chiarezza che
sorsero in me, su cose mai udite prima…”

Vi è, quindi, la cessazione della sofferenza, o dukkha, come viene chiamata, in pali.
Bisogna realizzare la cessazione di dukkha. La cessazione di dukkha è stata realizzata.
Allora, a questo, punto, io domando a tutti voi, amici ed amiche stanchi… piegati,
spesso su voi stessi, che ogni tanto vi prendete un poco di gioia nella vita…ma, sentite
che in fondo a voi c’è qualcosa che manca….ecco ricordate?… scherzando, ho detto”il
lupo che ulula la notte alla luna…”…e sapeste quanti ululati ho fatto io, prima di
trovare la chiave segreta che vi sto enunciando….

Mi domandavo:

“…cosa accade, quando in te non esiste più brama, o desiderio? Appare forse il
deserto di ogni sensazione? Hai paura di questo? Appare la morte interna? Appare il
limbo delle cose? Con la cessazione della sofferenza viene anche la cessazione di ogni
interesse e di ogni più intimo istinto vitale? Ebbene, queste sono domande che vanno
fatte!… Che vanno fatte!…”

Vedete, la terza Grande vVrità insegna una grande cosa che dovrete realizzare in voi.
Attenzione…attenzione… tra poco finiremo la teoria, ed entreremo in un sistema
introspettivo che distribuisce, goccia a goccia, pezzo a pezzo, durante la quotidianità
di ogni discepolo, un’ineffabile gioia, che si realizza, incarnando le verità di cui parlo,
momento dopo momento della sua esistenza…..

La prima Verità vi ha messo di fronte al problema…. vi ha fatto prendere atto di non
perdere la vita… di non lasciare che l’acqua scorra sotto i ponti, rinascita dopo
rinascita, ma di fermarvi, di fermarvi un attimo…di guardare cosa sta succedendo, per
non correre il rischio di reincarnarvi dolorosamente un’altra volta, di avere un’altra
rinascita.

…La seconda Verità indica che la sofferenza non è qualcosa di precostituito, un
destino fatale in te, e in tutti noi…ma, nasce… e nasce dal desiderio.

Poi, vedremo dove è annidato questo desiderio, con l’analisi del profondo, che ci
insegna Buddha, nel suo sistema meditativo.

E, infine, la terza verità dice

“…Però, attenzione!… questo può cessare-… questa sofferenza può cessare”.
E prosegue, con l’esortarti a realizzare in te i chiaro oscuri di tale informazione
spirituale.

Già indicai, precedentemente, che conosco molte persone, le quali camminano per
anni, carburati, e carburandosi, con teorie – anche se nobili teorie spirituali – e non si
fermano mai a dire “ho realizzato!”.

Ecco, è questo quanto afferma la terza Nobile Verità.

“…C’è la cessazione della sofferenza! Devi realizzarlo!”

Come si realizza questa terza Nobile Verità?

La domanda è molto, molto importante.

Io poco fa ho detto “..lascia andare tutto”.

Bene, le persone rispondono, a volte:

“…Lascio andare?… ma, fratello mio, tu mi dici: ‘lascia andare’… e come realizzo
l’esperienza della vita , se la lascio andare? Come faccio a raggiungere il compito che
sento di avere….come ricercatore…. come Ulisse…il compito che la vita ha dato
all’uomo, se lascio andare le cose. Perché?..”

Perché, in fondo a te, al centro delle cose, c’è già la Bodhicitta, c’è già la pienezza. Tu
sei pieno, tu sei piena….c’è la sorgente palpitante, scaturente…. il Nirvana è già in te.
La mente cosmica pulsa in te. Tu hai tutto. Ecco perché si dice:” Tu sei Buddha…”

Perché il Buddha è già in te… Allora, noi dobbiamo renderci conto che abbiamo fin da
ora ogni verità in noi, mollando strutture e sovrastrutture…Ci siamo coperti, come con
i veli di una cipolla, di tanti schermi, di tanti filtri…

…Ma, guardando al centro, c’è la luce….

Questo dice la terza verità.

Quindi, la cessazione della sofferenza puoi provarla in questa stessa vita, perché quel
non sé, quel Nibbana, quel ‘non materia’, quella impronunciabile forma di esistenza,
quel qualche cosa che scoprì Buddha è in noi.

E’ in tutte le cose.

Ed è pur vero che, quando domandavano a Buddha: – “..Ma, che cos’è questo ‘non sé’
che tu ci indichi, questa dimensione priva di ogni dolore e piena soltanto ti
beatitudine?” – Buddha non rispondeva, perché, ovviamente, indicandoci di essere
testimoni, di essere distaccati dal continuo flusso e riflusso fitto della forma in cui
viviamo…evidentemente, se lui avesse provato a descrivere quello che appartiene alla
‘non forma’ avrebbe, con ciò, costruito qualche cosa, che, appunto, fa parte della
forma.

Non è un un “nonsense”, quanto vado dicendo. Sono delle realtà di fatto, tali
affermazioni.

L’ultima dimensione liberatoria esiste, o Buddha non ne avrebbe parlato.
E può essere percepita.

Sapete, un tempo, personalmente, avevo l’abitudine, quando non ero ancora entrato
nella via del Dhamma, di dire alle persone, che chiedevano spiegazioni sull’ assoluto
(… sapete… l’assoluto, la realtà indefinibile del cosmico)…ebbene, io rispondevo loro:

“…Sentite… voi non potete tradurre nell’ambito formale l’assoluto, proprio in quanto è
assoluto, proprio in quanto è tutto. …E il relativo non può, certamente, senza
schiantarsi, abbracciare quello che non è relativo. …Però, attenzione!… potete
percepirlo, l’assoluto…ecco, questo, si!…”

Allora, anche il Nirvana, l’ineffabile dimensione che è il mozzo della ruota, della vita,
indicato dal grande amico dell’uomo, il Tathagata (Colui che non ritorna) ebbene, è
percepibile ma non spiegabile…e più voi vi sfilerete dalla forma, più voi abbandonerete
l’attivismo, più voi recupererete questa dimensione e la gioia assolute.

Quello che, è importante dirlo – e ve lo affermo ampiamente, gridandolo quasi, – è che
questa felicita la potete trovare anche nella vostra camera di meditazione, e anche
fuori… nelle strade della vostra quotidianità.

In ogni momento della vostra vita potrete vivere la fragranza del non sé, della gioia
assoluta, del non essere…questo è importante.

Sono parole, mi dispiace….

Qualcuno potrebbe dirmi – e io abbasserei la testa, perché non saprei rispondergli, con
le scarne spiegazioni temporali e spaziali:

“…Ma che intendi dire con questo ‘non essere’?..”

Eppure. vi prego,….

E’ nel silenzio che si rintraccia questa dimensione…

Guardate i miei monaci, adorati buddisti, che camminano col capo rasato, col piede
nudo…camminano gioiosi.

Hanno in sé il Nirvana….

E voi , tu che mi ascolti, lo sai che dentro di te esiste questa dimensione….
Sai molto bene che in qualche angolo della vita c’è questa libertà. La libertà indicata
dalla terza Nobile Verità.

La libertà dalla sofferenza.

Credo che cadano ancora a proposito le parole sagge, equilibrate, e piene di tenerezza
del Monaco Ajahn Sumedo.

Ascoltate cosa dice, per poter bene penetrare il meccanismo, il perfetto meccanismo
delle Quattro Nobili verità e in particolar modo della terza:

“Se volete soffrire e sprecare la vostra vita, non andate a cercare ciò che nasce.

Inevitabilmente, vi porterà, alla fine, alla cessazione. E non per questo diverrete più
saggi; anzi, andrete in giro ripetendo sempre vecchi modelli di comportamento, e, alla
morte, vi accorgerete di non aver imparato nulla di importante durante la vita. Invece di
pensarci soltanto, contemplate, contemplate che tutto ciò che è soggetto a nascere, è
soggetto a cessare, applicatelo alla vostra vita in generale, e alla vostra esperienza in
particolare. Comincerete allora a capire, prendete nota: inizio – fine!

Contemplate come stanno le cose, tutto il mondo sensoriale nasce e cessa, comincia e
finisce, ed in tal modo si può avere la comprensione perfetta, ancora in questa vita.

Riflettendo, portiamo a livello di coscienza il desiderio di diventare quel ideale, e il
desiderio di liberarci da ciò che è negativo. Solo così possiamo “lasciar andare” in
modo che invece di diventare una persona perfetta…”(attenzione! è un inciso di
Guido…sentite bene quello che dice!) “…invece di diventare una persona perfetta,
lasciamo andare il desiderio di diventare tali…( interviene ancora Guido…”Capite?
…anche il “desiderio di diventare perfetto” è una forma, è un cappuccio da Ku Klux
Klan..) quando per giungere alla libertà ciò che rimane è la mente pura…”

Come ho detto poco fa, non c’è bisogno di diventare una persona perfetta, perché è
nella mente pura che la gente nasce e cessa. Ricordatevi il grande principio che ci da,
quindi, la terza verità. Siete liberi quando entrate in questo stato puro e il potenziale di
vita che è in voi fuori di voi e che è al centro delle cose.

“E’ molto importante…”, continua Ajahn Sumedo, …”a questo punto stabilire la
differenza tra cessazione e annullamento. Cioè, il desiderio che sorge nella mente di
liberarsi di qualcosa. La cessazione è la fine naturale di tutto ciò che sorge. Non è
quindi un desiderio. Non è qualcosa che si crea nella mente, ma è la fine di ciò che è
cominciato, la morte di ciò che è nato.

Quindi, la cessazione non ha un sé, non viene dall’impulso di doversi sbarazzare di
qualcosa, ma avviene quando noi permettiamo che ciò che è sorto cessi. Con la
cessazione…” (con il lasciar andare aggiunge Guido)“…sperimentate il Nirodha,
cessazione, vuoto, non attaccamento.

“Provate – io, Guido, intervengo con un altro inciso – provate, qualche giorno, qualche
momento, a ‘lasciar andare’… Entrate in quello stato, in quel flusso di gioia anche se
indefinibile che vi raggiungerà, di conseguenza…. realizzerete il Nibbana in questa
stessa vita.

“Niroda è un’altra parola…” continua Ajan Sumedo “…per Nibbana. Quando avete
lasciato andare una cosa e le avete permesso di cessare, allora rimane solo la pace.
Potete sperimentare questo genere di pace nella meditazione, quando lasciate andare
il desiderio, ciò che rimane nella mente è una gran pace, ed è una vera pace, la non
morte. Conoscendo le cose così come sono…” (..oh, come sono belle queste parole!
replica Guido)…conoscendo le cose così come sono, realizzate Nirodha Sakka, la
verità della cessazione in cui non c’è un sé, ma solo consapevolezza e chiarezza. La
vera beatitudine è questa consapevolezza tranquilla e trascendente. “

“Quando…” continua il nostro insegnante, “…quando, durante la meditazione, sentite
sorgere ricordi ossessivi, non cercate di reprimerli…” dice Sumedo “…ma accettateli,
pienamente, nella coscienza, e poi lasciateli andare; quindi, non mettete la mano di
fronte agli occhi e alla fronte e chinate la testa quando arrivano ricordi ossessivi;
accettateli, e lasciateli andare. Se vi riempite la giornata in modo da evitare di pensarci,
le probabilità per essi, di questi ricordi ossessivi, di arrivare alla coscienza sono
minime. Vi impegnate in una infinità di cose, vi tenete occupati, in modo che questa
ansietà, che queste paure senza nome, non diventino mai consce. Ma, che succede
invece quando lasciate andare…? Quella ossessione, quel desiderio si muove e si
muove verso la cessazione, finisce. E allora avrete l’intuizione della cessazione del
desiderio, infatti il terzo aspetto della terza nobile verità è:” Si è realizzata la
cessazione…”

Nella vacuità le cose sono esattamente come sono. Avere questo genere di
consapevolezza, non vuole dire essere indifferenti al suo successo, o al fallimento…”
(si interpone, ancora, Guido…”Ecco, questo è importante!… quindi, non muore la vita
quando cessa il desiderio. ..”)

Sentite, ancora, quato dice Sumedo:

“…avere questo genere di consapevolezza non vuole dire essere indifferenti al
successo, o al fallimento, e non significa che non dobbiamo far niente. Anzi, possiamo
dedicarci meglio alle situazioni. Sappiamo ciò che sappiamo fare; sappiamo ciò che si
deve fare e lo possiamo fare nel modo migliore. Allora tutto diventa Dhamma, tutto è
così com’è. Facciamo delle cose perché sono delle cose giuste da fare in quel
momento, in quel luogo, non per ambizione personale, o per paura del fallimento.”

Ricapitolando, amici miei – siamo quasi al termine del dialogo – la prima verità vi indica
che c’è in voi e in tutto ciò che vi circonda la sofferenza
Il vero seguace del Dharma decide ora, in questo momento, di lasciare la sua
sofferenza – come io esorto tutti quanti voi a fare…

Credetemi, sono convinto che non è sicuramente un caso che voi siate arrivati fino a
questo punto dell’ascolto dei dialoghi sul Dhamma.

Decidete, quindi, voi – come fanno tutti coloro che seguono questo sentiero – di
lasciarla, la sofferenza.

In questa stessa vita decidete di liberarvi.

Perché la seconda verità, inoltre, ti rivela che la sofferenza è un corpo estraneo, a te….
sì, tutte quelle doglianze, e tutto il vederti come un fiore piegato sul gambo… ebbene
sappilo, sono un corpo estraneo!

La continuate a sopportare in tante piccole cose, la sofferenza, da che siete piccoli;
ma, la terza verità continua:

“…Devi avere fede a che la sofferenza possa cessare, e credere nel suo concludersi…“

La quarta verità, infine (ci stiamo arrivando, vedete?..) insegna come possiamo uscire
dalla sofferenza!

Perché Buddha, in quanto grande conoscitore della meditazione e dell’ introspezione
occulta, propone anche un sistema suo e peculiare…

Ossia, il caratteristico sistema Vipassana, che vi permetterà di vincere
definitivamente…e, ripeto (…mi piace molto, affermarlo…) di ottenere, se lo vorrete, in
questa stessa vita, la vostra libertà cosmica.

Siamo arrivati alla quarta Nobile Verità.

Non la descriveremo completamente, in questo dialogo, perché la quarta Verità
contiene tutto ciò che, forse, molti di voi aspettano dall’inizio: cioè, un certo tipo di
meditazione, un certo tipo di morale, un certo tipo di applicazioni interiori, che sono
tutti coordinati nell’ottuplice sentiero.

Esclama, infatti, la quarta nobile verità:

“..Qual è la nobile verità del sentiero che ti conduce alla cessazione del dolore? E’ il
Nobile Ottuplice Sentiero.”

Scusatemi, amici miei…non è una cantilena…ma, io ripeterò ancora i titoli
dell’Ottuplice Sentiero…

Il che, a qualcuno, potrebbe apparire un riproporre abbastanza vuoto; ma tenete
presente che il momento è gravido di significati.

E lo sono ogni linea, ogni indicazione dell’Ottuplice Sentiero:queste otto indicazioni
sovrane, che noi approfondiremo nei prossimi dialoghi…. sperando che nel
successivo nostro incontro si riesca a concludere anche la speciale meditazione
Vipassana, l’unica che porti fuori dal ciclo delle rinascite.

La quarta nobile verità, è compresa nella retta comprensione, nella retta aspirazione,
nella retta parola, nella retta azione, nei retti mezzi di sostentamento nella vita, nel retto
sforzo, nella retta presenza mentale, e nella retta concentrazione.

Continua Buddha a dire:

“ C’è la nobile verità del sentiero che conduce alla cessazione del dolore. Questa fu la
visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su
cose mai udite prima. Tale nobile verità deve essere penetrata, coltivando il sentiero.
Tale nobile verità è stata penetrata coltivando il sentiero…”

Quindi un’esortazione ad andare ancora più a fondo a quanto dice il Buddha.

“… Fu questa la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che
sorsero in me, su cose mai udite prima.” (Samyutta Nikaya)

La quarta Nobile Verità ha tre aspetti come le prime tre verità.

Tre verità che abbiamo già percorse, anche abbastanza a fondo, devo dire, e non
malamente.

Non è stata frettolosa la nostra analisi delle tre verità, anche se tutto, di certo, può
essere migliorato.

Il primo aspetto della Quarta Verità è l’Ottuplice Sentiero, la via dell’uscita della
sofferenza.

C’è – mio caro amico, mia cara amica – un sacro corridoio che ti può far uscire. Devi
applicarti a certe cose che ti verranno dette, come sono state proposte, all’inizio, a tutti
i ricercatori del Dhamma.

La via dell’uscita dalla sofferenza è chiamata anche Arya Magga, il “Nobile Sentiero”
Il secondo aspetto della 4 nobile verità è:
“..Bisogna sviluppare questo sentiero…”
E’ importante l’aspetto sperimentale!.. Ricordate che la sperimentazione, neanche
molto faticosa, è un gioco…

E’ una gioia sperimentare il Dhamma, ricordatevelo!

Non c‘è un momento, dico un solo momento, in cui in ogni cosa che io abbia fatto, che
mi abbia insegnato il Tathagata, non sia stata entusiasmante. Questo ve lo voglio
dire!…

…Come è bello, simile ad uno scrigno dorato sfavillante, questo sentiero!

L’intuizione finale, che porta alla liberazione, nella quarta Nobile Verità, è questo
sentiero – quando è stato completamente sviluppato.

Quindi, immaginate cosa potrete ottenere nella liberta interiore, e vero?…

Oggidì, migliaia di studenti e di studentesse, e di ricercatori, sono immersi, nella
scuola orientale, in quel tipo di meditazione, che non è quella che insegna Buddha, – e
che viene chiamata Samatha: l’introspezione che porta al Samadhi.

Spiegheremo a fondo ed accuratamente, quasi scientificamente, nel prossimo dialogo,
come mai questo tipo di meditazione – che, poi, è anche quello degli ordini religiosi,
delle varie scuole esoteriche, e così via – non porta la libertà all’uomo, che la esegue
d’abitudine.

La spiegheremo, mentre ne ripercorreremo le linee, nel prossimo dialogo…

Sapete, diceva Ajan Chah, il maestro di tutti degli attuali monaci Theravada:

“…se cerchi la pace solo sul cuscino di meditazione, uscendo dalla stanzetta la lasci
lì…”

Ne parleremo nel prossimo dialogo, e – vi ripeto ancora – siccome si affronterà
l’Ottuplice Sentiero, abbiamo, in questi ultimi momenti, già indicato la quarta Nobile
Verità; ossia, come uscire dalla sofferenza.

Tratteremo di quel rivoluzionario metodo di psicologia del subconscio e del sistema
altrettanto rivoluzionario che insegna Buddha; sistema che va oltre ogni realtà
mentale.

…Vedrete che acuto interesse proverete, quando ve lo spiegherò!

Affronteremo anche il sottile potere dell’osservazione del respiro…

Molte scuole basano integralmente, addirittura, la loro esistenza su quello che è
chiamato Hong-So; la meditazione sul respiro naturale.

Scoprirete, più in là, a riguardo di questa osservazione del respiro (che non si avvale
di termini, o parole sacre…), come tutte le alte scuole metafisiche l’abbiano attinta da
quanto ha indicato Gotamo il Buddha, 2600 anni fa.

Penetreremo nel complesso, unico sistema di Vipassana, la meditazione che libera
(…ci stiamo arrivando, vedete?..)

Insomma, dal prossimo dialogo impareremo a conoscere sperimentalmente la realtà,
proprio come così come si presenta ed è, senza imbacuccarla dei nostri rigurgiti
mentali, nei nostri istinti e nei nostri complessi.

“Io mi rifugio nel Buddha, io mi rifugio nel Sangha, io mi rifugio nel Dharma… i tre
gioielli di ogni seguace del Dharma.”

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