Gli insegnamenti nascosti di Gesù – 2

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Gli insegnamenti nascosti di Gesù – 2

Traduzione a cura di Furio Sclano – fsyukteswarji@yahoo.com

Gli insegnamenti nascosti di Gesù

– Una spiegazione mistica degli insegnamenti di Cristo,
basata sul vangelo secondo Giovanni

di Roy Eugene Davis

“In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai
la morte” 8:51

Se si rimane nella realizzazione della coscienza cristica ( “osservare la
mia parola” ), le fluttuazioni della consapevolezza cesseranno. La
realizzazione della vera natura dell’anima, che è spirito individualizzato
( quindi indistruttibile, senza inizio e fine ), distruggerà i precedenti
concetti di morte, stanti a significare la fine o l’interruzione della
consapevolezza.

Questi concetti scuotono realmente le persone che ascoltano, ed essi
domandano a Gesù se lui si considera più grande di Abramo. Gesù risponde:

“Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo
vide e se ne rallegrò” 8:56

Abramo provò godimento nel realizzare la coscienza cristica ( che è
impersonale e accessibile a tutti ).
E’ quindi chiesto a Gesù:

“Tu non hai ancora cinquant’anni, come puoi aver visto Abramo?” 8:57

“Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse,
Io Sono” 8:58

Tanto tempo fa, prima che Abramo esistesse, lo spirito già esisteva. Una
persona cosciente di Dio può dire: ” tutti quelli che hanno realizzato la
verità su se stessi, persino secoli fa, hanno realizzato la mia coscienza”.

Non c’è promessa la vita eterna nel futuro in funzione delle opere buone nel
mondo. Il messaggio di Gesù è che la vita eterna è qui e adesso per chiunque
possa risvegliarsi ad essa.

—- o —-

Nel capitolo nove, leggiamo della guarigione di un uomo cieco dalla nascita.
I Farisei non possono capire come Gesù osi guarire il sabato. Inoltre, se
egli non è un uomo giusto, qual è il suo segreto nel fare il bene?

“In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la
porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece
entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le
pecore ascoltano la sua voce: egli le chiama una per una e le conduce
fuori.” 10: 1..3

Questa è una parabola che ci dice di elevarci spiritualmente. Dobbiamo avere
motivazioni pure e andare direttamente nel “regno”. Solo una simile persona
è in grado di essere uno strumento, attraverso il quale può essere mostrata
la via per la realizzazione di Dio agli altri. Una persona che non va
direttamente nel “regno”, – la pura realizzazione di Dio – ma che, invece,
cerca la realizzazione per guadagno personale o per esercitare il potere a
scopi illeciti, è letteralmente un ladro e un brigante. Queste persone
tendono ad esercitare l’occultismo in maniera negativa o a diventare degli
intermediari pseudo-spirituali negli affari altrui. Una persona bramosa di
conoscere la verità deve sforzarsi di realizzare la coscienza cristica,
ossia la porta per la coscienza di Dio. Indipendentemente dal fatto che
questo livello di coscienza possa essere definito come cristico,
intelligenza universale, o la dimensione degli esseri perfetti…è sempre la
sola via per la realizzazione di Dio.

” Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e
uscirà e troverà pascolo.” 10:9

La coscienza cristica è sempre la porta per la coscienza trascendentale.
Chiunque entri per questa porta sarà “salvato” dall’ignoranza e dal dolore.
Una simile persona può “entrare e uscire” o andare e ritornare a volontà,
rimanendo sostenuto da essa. Questa esperienza è definita “Samadhi” dagli
illuminati orientali. Samadhi significa “realizzazione dell’unità”. Quando
entriamo in questo stato di coscienza durante la meditazione, la nostra
felicità eterna e la successiva liberazione sono assicurate.

“Il ladro non viene, se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono
venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” 10:10
Il “ladro”, ossia una persona che è solo parzialmente realizzata e non ha
motivazioni pure, fa più male che bene, confonde gli altri e distrugge la
speranza. La pura coscienza cristica, rivelata nel ministero di una persona
autorealizzata seriamente dedicata a quello che fa, risveglia le anime e
mostra loro la via per la vita abbondante. La libertà, la mancanza di
limitazione, salute e felicità, aspettano la persona che percorre la strada
dell’autorealizzazione. Quando, come risultato dell’autorealizzazione, le
false nozioni sulla vita sono dissolte, la completezza è l’effetto naturale.

“Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io
do loro la vita eterna, non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla
mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può
rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre, siamo uno”. 10:27.30

Gesù afferma: “I miei veri discepoli comprendono intuitivamente il mio
messaggio, e seguono le mie istruzioni in modo che essi possano risvegliarsi
e realizzare quello che ho realizzato io. Io, ( in quanto espressione della
coscienza cristica ) dono loro la consapevolezza della vita eterna, ed essi
non periranno mai ( non diventeranno mai persi e confusi ), né potranno mai
essere rapiti dalla mia mano ( nessuno potrà mai fuorviarli dal loro
obiettivo di realizzare quello che ho realizzato io ). Mio Padre, Dio, che
me li ha dati, è più grande di qualsiasi altra cosa ( poiché è l’origine e
il sostenitore di tutto ) e nessuno può attirarli via da lui. Io sono uno
con il Padre. ( La mia natura, la coscienza cristica, è la stessa di Dio ).

Nel capitolo undici troviamo la storia della resurrezione di Lazzaro. Le due
sorelle di Lazzaro, Maria e Marta, andarono da Gesù a riportargli della
malattia che aveva colpito il fratello. Quando Gesù fu informato, egli
disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, in modo
che anche il figlio di Dio possa essere glorificato”. Nel linguaggio
moderno, potremmo tradurre così: ” Questa condizione non risulterà nella sua
morte, ma sarà un mezzo per avere una più grande realizzazione della sua
vera natura, quando la coscienza cristica si manifesta in lui”. Gesù non
cerca di andare da Lazzaro in quel momento, ma rimane ancora due giorni nel
posto in cui è. Dopo questo breve periodo, chiede ai suoi di seguirlo ancora
una volta in Giudea. I discepoli, ricordando il precedente viaggio dove
erano stati quasi lapidati, cercano di dissuaderlo, ma il maestro, sempre
con pieno controllo, spiega loro che un uomo non inciampa e non commette
errori se cammina alla luce dell’intuizione ( la luce del giorno ). Egli
afferma di sapere dove sta andando e perché, e che il viaggio è sicuro (
Giovanni 11:10 ).

Leggiamo che quando Gesù arrivò alla tomba e seppe che Lazzaro era morto, se
ne risentì e persino pianse. Davvero una strana reazione! Egli non aveva
avuto fretta di arrivare in quel luogo e aveva assicurato le due sorelle che
la malattia non sarebbe stata fatale.

A quel punto, si alzò e si diresse verso l’ingresso della tomba, ossia una
caverna chiusa da un masso. Il masso fu spostato. Il corpo era realmente
morto da almeno quattro giorni. Gesù alzò gli occhi ( diresse verso l’alto
la sua visione interiore dal mondo delle apparenze al mondo della realtà )
e, dopo essersi stabilito in uno stato esaltato di coscienza, comandò a
Lazzaro di uscire. Lazzaro lo fece, legato nei suoi abiti mortuari che
dovettero essere rimossi.

Guardiamo la situazione. Nell’est, – e non dobbiamo dimenticare che quanto
avvenne fu nell’est – ai discepoli è insegnato di meditare al punto di
trascendere la consapevolezza del corpo. Alcuni discepoli, dopo lunga
concentrazione, entrano in una condizione senza respiro e rimangono in uno
stato di animazione sospesa per lungo tempo. Benché possano apparire morti
al mondo esterno, essi sono intensamente consapevoli delle dimensioni
interiori. Lazzaro, essendo vicino Gesù, avrebbe potuto imparare l’arte
della meditazione. Questo può spiegare l’apparente mancanza di
preoccupazione di Gesù quando fu informato della malattia di Lazzaro;
oppure, Gesù sapeva intuitivamente, se Lazzaro era malato, che non c’era
causa di allarme per il momento. Certo è, che Gesù non era spaventato dalla
possibilità che Lazzaro uscisse dal corpo. La sua affermazione, circa il
fatto che la condizione di Lazzaro non era ” per la morte “, ma ” per la
gloria di Dio “, sembrerebbe indicare che Lazzaro avrebbe avuto un’esperienza
elevante di qualche tipo. Questo mi sembra più corretto per Gesù, che non il
semplice permettere a Lazzaro di uscire dal corpo con lo scopo di riportarlo
indietro e mostrare così la sua abilità.

Egli aveva in ogni modo ampie possibilità di mostrare il suo potere in
maniere e tempi differenti. La scrittura evidenzia che Gesù era visibilmente
commosso quando trovò Lazzaro morto. Raccogliendosi, ossia raccogliendo i
suoi poteri attraverso la concentrazione, egli chiarì la sua coscienza in
modo da realizzare la sua unità con Dio, e da quello stato, ” parlò il verbo
“, comandando alla forza vitale di animare nuovamente il corpo di Lazzaro.
Una volontà superiore, supportata da una profonda realizzazione di Dio, può
compiere quello che ad una persona ordinaria può apparire come un miracolo.
Forse Lazzaro era in uno stato catalettico somigliante alla morte, con una
debole evidenza di forza vitale nel cervello e nella spina dorsale. In ogni
caso, qualunque fossero le circostanze, egli fu richiamato alla
consapevolezza di questo mondo e quelli che furono testimoni dell’accaduto
rimasero fortemente impressionati.

I problemi stavano in ogni caso crescendo. Il sacerdote capo e i farisei si
riunirono in un’assemblea e concordarono sul fatto che se il ministero di
Gesù fosse continuato, la gente comune avrebbe creduto a lui piuttosto che a
loro. Essi avrebbero perso la loro influenza sarebbero stati rimossi dalle
loro posizioni; decisero così di toglierlo dalla scena. La pasqua ebraica si
stava avvicinando ed una serie particolare di eventi secolari stava per
accadere.

—-o—-

Troviamo Gesù ancora a predicare cose che la gente e – persino – i suoi
discepoli più vicini, rifiutano di credere completamente; questo, anche dopo
essere stati testimoni del suo ministero.
Prima della pasqua ebraica, Gesù si diresse a Betania ( Giovanni 12:1 ) e
cenò con Lazzaro, Maria, Marta e gli altri discepoli.
Il giorno seguente c’era una festa ed egli vi andò. Molte persone che
avevano sentito del miracolo di Lazzaro accorsero, e gli diedero il
benvenuto a Gerusalemme. A quel tempo, Gesù percepiva che la fine del suo
ministero si stava avvicinando. Molte persone, anche i principali
governanti, credevano in lui, ma non vollero appoggiarlo pubblicamente.

Mentre stava consumando l’ultima cena con i suoi discepoli, Gesù li istruì.
Egli disse loro di essere umili e di attaccarsi alla fede. Sempre secondo il
vangelo, egli riconobbe Giuda come colui che l’avrebbe tradito. Dopo avergli
detto di andare e portare avanti il suo piano, continuò a parlare con i
discepoli. Essi lo videro parlare con Giuda e videro quest’ultimo lasciare
la stanza, ma essi pensarono che Gesù gli avesse detto di andare ad
acquistare del cibo per i poveri. ( Giovanni 13:29 ). Alcuni traduttori dei
manoscritti del mar morto, conclusero che ” i poveri ” citati nel nuovo
testamento erano una colonia di esseni e non ” la povera gente ” in
generale, ma considerando il fatto che stiamo discutendo su una falsa
presunzione da parte dei discepoli, non è il caso di proseguire nella
discussione di questo particolare.

Il quadro tradizionale è qui parzialmente alterato. Si pensa solitamente che
Giuda fu colui che tradì Gesù, eppure, vediamo chiaramente che egli era
pienamente consapevole delle intenzioni del suo discepolo, e gli disse
persino di andare e di fare quello che doveva. Giuda, in questo caso, non
può essere considerato la causa di quanto traspira. Ovviamente, egli era uno
dei tanti coinvolti nell’interpretare un ruolo.

Giovanni, riporta quindi che Gesù diede un nuovo comandamento ai suoi
discepoli:

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho
amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” 13:34

“Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io
vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi” 13:36

Riferendosi ad una precedente affermazione di Gesù, Pietro chiede
informazioni più dettagliate su dove Gesù sta andando e sul perché non può
essere seguito. Gesù gli assicura che potrà seguirlo successivamente (
quando avrebbe chiarito la sua coscienza e avrebbe così potuto comprendere
la natura dell’illuminazione spirituale ). Quando Pietro insiste e persino
sostiene di poter sacrificare la sua vita per Gesù, quest’ultimo usa il suo
potere di precognizione e dice a Pietro che negherà di conoscerlo nonostante
ora egli affermi di poter dare la sua vita per lui. Che possa essere facile
essere sinceramente coraggiosi in una situazione di sicurezza e ritornare
alla paura in un momento di avversità, possiamo impararlo anche oggi.

Gesù, successivamente, conforta i suoi discepoli e li prepara per quello che
sta per accadere.

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche
in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei
detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato
un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono
io.” 14:1.3

Non sia turbato il vostro cuore, credete nell’infinito perché io sono uno
con esso. Credete anche in me. Nell’onnipresenza infinita ci sono molti
piani di coscienza, potete essere sicuri di questo.Poiché io vado a
stabilirmi in un nuovo e più chiaro livello di consapevolezza, anche voi
crescerete e mi incontrerete di nuovo a quel livello.

“Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere
la via? Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene
al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il
Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto.” 14:5..7

In risposta alla domanda posta da Tommaso, Gesù risponde: Io ( coscienza
cristica ) sono la via per la coscienza cosmica e sono la verità e la vita.
“Verità e vita” sono la natura di questa pura coscienza. Nessun uomo
sperimenta la coscienza cosmica senza muoversi attraverso i livelli di
coscienza cristica, che è la porta di accesso. “Se sperimenti questo stato
( se conosci me ), conoscerai ( sperimenterai ) Dio, ma nel futuro, lo
sperimenterai”. Filippo, un discepolo che in quel momento era presente, non
è ancora consapevole di quello che Gesù sta cercando di spiegare e chiede a
Gesù di mostrargli il Padre. Gesù spiega ancora i livelli di consapevolezza
e continua.:

“..anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più
grandi, perché io vado al Padre” 14:12

Chi è in comunione con lo stato della coscienza cristica potrà fare grandi
opere come io ho fatto, e anche cose più grandi in proporzione alla sua
realizzazione ed abilità.

“Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia
glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la
farò.” 14:13,14

.e qualunque cosa vogliate vedere compiuta, rimanendo nella realizzazione
della coscienza cristica, dovrete solo volerla ed essa sarà fatta. A questo
livello, l’anima realizzata vede chiaramente la materia mentale apparire
come materia.

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga
con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere,
perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora
presso di voi e sarà in voi.” 14:16,17

Io intercederò affinché la vostra coscienza possa essere aperta, in modo che
voi possiate diventare consapevoli del consolatore ( lo spirito santo, Om,
Amen ), e attraverso la sua ferma contemplazione, seguirlo fino all’origine,
che è Dio. Comprenderete a quel punto lo spirito della verità, anche se
altri non potranno, perché non sono ricettivi come voi.

“Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi
vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel
giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi
accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà
amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” 14:18.21

Io non vi abbandonerò. Fra poco lascerò fisicamente questo mondo. Voi sarete
in grado di vedere e comprendere la coscienza cristica attraverso la pratica
della meditazione, e a causa dell’evoluzione spirituale che ne risulterà.
Quando realizzerete me ( coscienza cristica ) capirete il rapporto tra
questi livelli di consapevolezza. Vedrete che non c’è separazione. Chi vive
secondo le leggi spirituali e pratica la profonda meditazione, realizzerà l’infinito
e diverrà un’anima liberata.

“Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli
v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” 14:26

Quando i seri ricercatori della verità si mettono in sintonia con la
vibrazione cosmica ( spirito santo ) l’intuizione è risvegliata, fa
riaffiorare ricordi di autorealizzazione e permette alla persona di accedere
al “magazzino” del subcosciente, in modo che tutte le cose sentite e
sperimentate possano essere richiamate alla memoria facilmente.

Gesù ora benedice i suoi discepoli e li assicura della sua immersione nell’oceano
della coscienza cosmica. Egli dice anche loro che “Il principe di questo
mondo” verrà per lui, e “non avrà nessun potere su di lui” ( Giovanni,
14:30 ). Ossia, il senso di illusione cercherà di invadere la sua coscienza,
ma non ci riuscirà perché essa è pura e non ci sono immagini mentali con le
quali le idee illusorie possono corrispondere. Gesù si sta preparando a
lasciare il mondo stabilendosi nella realizzazione interiore della sua
natura divina.

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me
non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché
porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso
se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la
vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché
senza di me non potete far nulla” 15:1.5

La coscienza cristica è il canale attraverso il quale la vita e il potere
fluiscono nella creazione. Ogni attributo non sviluppato dentro la coscienza
dell’uomo è rimosso o ridotto ad uno stato dormiente. Ogni attributo che è
in grado di dare frutti, aumenta in valore. Di tanto in tanto però, anche
gli attributi che danno frutti sono testati e purificati nel fuoco della
disciplina, in modo da poter dare ancora più frutti. Tutti gli uomini sono
sostenuti dalla luce interiore ( la coscienza cristica ) e sono pertanto
tralci della vite, dipendenti dalla vite per la vita. A meno che non si
impari a diventare coscientemente consapevoli della nostra natura
coscientemente cristica, non possiamo compiere niente che abbia un effettivo
valore a livello spirituale nel mondo.

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perché
andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello
che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.” 15:16

Non fu un caso che Gesù chiamò proprio quei discepoli. Egli li conosceva dal
passato e riconobbe in loro determinate qualità che potevano essere
sviluppate e usate per il bene del mondo. I discepoli furono assicurati del
fatto che, fintanto che sarebbero rimasti nello stato coscientemente
cristico ( .. nel mio nome ), avrebbero potuto avere tutte le loro richieste
soddisfatte.
“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del
mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo,
ma io vi ho scelto dal mondo, per questo il mondo vi odia.” 15:18,19

Poiché il mondo ( le persone che sono nell’illusione ) non conosce la verità
su Dio e sulla natura delle cose, esso resiste e ostacola chiunque dice di
conoscere. Le persone in sintonia con la coscienza umana ordinaria, vivono
bene insieme alle masse a questo livello di comprensione.

“Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di
verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi
renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio”
15:26,27

Quando i discepoli sono spiritualmente risvegliati e in sintonia con l’OM
( spirito santo ) che si emana dalla pura coscienza, essi possono avere
poteri che vanno oltre le capacità umane, diventare autorealizzati e
conoscere la verità d’essere unità spirituali, uno con Dio. Lo sono stati
dall’inizio, e lo possono realizzare come Gesù lo realizzò di se stesso.

“Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non
me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve
lo manderò” 16:7

Gesù dice loro che se lui non li lasciasse nella forma fisica, essi
continuerebbero a vederlo in quel modo invece di meditare e comprendere le
proprie nature divine. Gesù sta parlando come un guru saggio, che sa quello
che è meglio per i suoi discepoli. Egli sa inoltre di essere in grado,
attraverso il suo potere di benedire, di aiutarli a “vedere attraverso” i
loro problemi e le false nozioni in modo da permettergli di risvegliarsi
spiritualmente.

Nel capitolo diciassette, troviamo Gesù pregare per i suoi discepoli
affinché essi siano purificati e spiritualizzati. E’ il desiderio di un vero
maestro spirituale, risvegliare i propri discepoli il più possibile prima di
lasciarli. Alcune delle parole più belle del nuovo testamento si trovano in
questa preghiera finale.

“Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che
hai mandato, Gesù Cristo” 17:3

Conoscere la vera natura di Dio e quella della coscienza cristica è
conoscere la vita eterna.

“E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso
di te prima che il mondo fosse” 17:5

Questa è la più alta preghiera che chiunque possa offrire; ossia di essere
pienamente consapevole della natura di Dio come all’inizio, prima che la
creazione fosse manifestata. Quest’atteggiamento rappresenta il massimo
nella vera meditazione.

Dopo che Gesù ebbe pregato e benedetto i suoi discepoli, andò con loro in un
giardino che frequentava per periodi di contemplazione. Anche Giuda
conosceva questo posto e portò con se degli uomini con armi e lanterne. (
Giovanni 18:3 )

Non c’è prova in questa scrittura del fatto che Gesù fosse stato tradito.
Egli conosceva il suo destino e sapeva cosa gli sarebbe capitato in ogni
passo del suo cammino. Per una persona cosciente di Dio è impossibile essere
ingannato. Ricordate che poco prima, durante la cena, Gesù disse a Giuda di
fare quello che doveva, pertanto andò nei giardini con la piena conoscenza
del fatto che Giuda sapeva i suoi spostamenti.

Gli uomini portarono Gesù da Anna, il suocero del sommo sacerdote di quell’anno.

“Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: È meglio che un uomo
solo muoia per il popolo” 18:14

Non vi è prova nella storia a supporto di questa veduta e, da questo momento
in poi, troviamo nel corso della narrazione del vangelo un’inconsistenza
dopo l’altra. Non c’è prova che gli ebrei processarono Gesù. Egli fu,
invece, mandato da Pilato, il quale, dopo averlo interrogato, disse di non
aver trovato nessun torto in lui. Il popolo volle che Barabba fosse
rilasciato, e così fu. Gesù rimase prigioniero. Fu quindi frustato con le
spine, e una corona di spine fu posta sul suo capo. Pilato lo portò
nuovamente davanti al popolo e disse loro di non trovarlo colpevole di alcun
crimine. I governanti ebrei vollero che Gesù fosse crocifisso e Pilato
accondiscese al loro volere. Gesù fu quindi condotto sul Golgotha, dove fu
crocifisso tra altre due persone. Pilato scrisse una nota e la pose sulla
croce. La nota riportava ” Gesù di Nazareth, Re dei giudei “. La nota fu
scritta, si dice, in ebraico, greco e latino. Il vestito di Gesù fu diviso
in quattro parti e la sua tunica fu tirata a sorte fra i soldati.

Gli studiosi più acuti trovano il racconto della crocifissione pieno di
falsità, leggenda e notizie “per sentito dire”. In primo luogo, i giudei,
presumibilmente mandarono Gesù da Pilato per il processo. La deduzione è che
Gesù dovesse essere condannato perché diceva di essere un re, nonostante
questo, è scritto che Gesù affermò davanti a Pilato che il suo regno non era
di questo mondo, e questo avrebbe dovuto chiarire il problema e dimostrare
che la sua persona non avrebbe potuto essere una minaccia per nessun
regnante. Questa semplice spiegazione non è accettata, e la sua morte è
ugualmente richiesta. Qui sorge una domanda: Perché non utilizzarono i loro
metodi tradizionali di lapidazione e decapitazione? Se furono i Romani ad
ucciderlo, perché non insistettero per un processo vero? Dopotutto, la legge
romana era altamente avanzata a quel tempo. Perché i soldati romani, fuori
della vista della gente, prima di gettarlo in pasto alla folla, posero una
corona di spine sulla sua testa e un mantello color porpora sulle sue
spalle? Perché lo umiliarono e lo definirono “re dei giudei”? Questa storia
ha tutte le caratteristiche di un’usanza romana di epoca successiva che
consisteva nello scegliere una vittima tirando a sorte durante la
celebrazione di Saturno. A quel tempo, alla vittima era permesso di
presiedere alla celebrazione con fantastica stravaganza. Alla fine della
celebrazione la vittima era sacrificata sull’altare di Saturno oppure si
toglieva la vita con un’arma fornita per l’occasione.

C’è qualche dubbio sul fatto che i soldati romani compiessero questo rituale
in quel periodo dell’anno, perché tradizionalmente era compiuto il 17
dicembre.

Ci sono altre storie che identificano quest’episodio con antiche usanze
persiane e babilonesi, dove un giovane re sole, cavalcava durante una
processione in primavera. In Babilonia, al tempo del dominio persiano, si
teneva una festa intorno al 25 marzo, dove un prigioniero era scelto
appositamente e gli erano tributati tutti gli onori e i privilegi di un re
durante il periodo del festival. Passato questo periodo, il prigioniero era
spogliato di tutti i vestiti, frustato e impiccato.

Ricordando che il fatto della crocifissione di Gesù fu tramandato oralmente
da persona a persona, e non scritto per intere generazioni, c’è una
sostanziale possibilità che molte tradizioni e usanze furono mescolate con
la storia per assecondare i bisogni particolari del compilatore del vangelo.
Tutti i vangeli hanno subito notevoli revisioni durante i secoli per
assecondare i bisogni dei tempi e le volontà di più di un ufficiale della
chiesa.

Alcuni scrittori cercano di spiegare la storia in maniera psicologica. Essi
rilevano che ogni uomo è crocifisso sul Golgotha, o che la consapevolezza
dell’uomo è confinata dentro il cranio. Secondo la loro opinione, ogni uomo,
se vuole essere realmente libero, deve imparare ad estendere la propria
consapevolezza oltre il cranio per sperimentare la resurrezione.

Durante tutta la narrazione del vangelo troviamo costanti riferimenti al
fatto che i soldati presero le dovute precauzioni affinché nulla fosse fatto
in contrasto a quanto ci si aspettasse da loro secondo la profezia. Questo
sembrerebbe indicare che i successivi compilatori del vangelo arrangiarono i
dettagli della storia, affinché questa coincidesse con la profezia dell’antico
testamento, per dargli maggior peso.

Il ventesimo capitolo tratta la storia della resurrezione. Maria Maddalena,
arrivata al sepolcro, trova la pietra spostata dall’ingresso e corre da
Pietro con la notizia. “Hanno portato il signore via dal sepolcro, e non
sappiamo dove lo hanno messo”. Pietro ed alcuni discepoli corrono a vedere.
Un altro discepolo, non ci è detto chi, arriva per primo, guarda all’interno
del sepolcro e trova i vestiti di lino dimessi. Arriva anche Pietro ad
esaminare il sepolcro, per trovare solamente i vestiti ed il drappo che
copriva la testa di Gesù, posti da un lato. Tutti sono d’accordo sul fatto
che Gesù non ci sia, ma, al momento, non sono consapevoli della scrittura
che prevede la resurrezione ( Giovanni 20:8 ). I discepoli concludono che
Gesù non è più li, ma non ipotizzano oltre. Maria, che rimane dietro ai
discepoli, guarda ancora nel sepolcro e vede due angeli in bianco, che le
chiedono perché stesse piangendo. Girandosi, vede Gesù, ma non lo riconosce,
supponendo che fosse il guardiano. Guardando più attentamente, in ogni modo,
capisce chi è. Gesù l’avvisa di non toccarlo, poiché egli non è ancora
asceso e la istruisce di andare e informare i discepoli della sua imminente
ascesa. Maria segue immediatamente le sue istruzioni.

Quella sera, mentre i discepoli sono raccolti in una stanza con la porta
chiusa, Gesù appare improvvisamente in mezzo a loro e dice “La pace sia con
voi”. Egli mostra loro le sue mani e il suo fianco che hanno ancora i segni
dei chiodi e della lancia ( questo, nonostante in quell’epoca ci fosse l’abitudine
di legare le mani alla croce non di inchiodarle ).

Otto giorni più tardi, Gesù appare ancora ai discepoli in una stanza chiusa.
Successivamente egli è con loro al mare di Tiberiade, dove mangia pani e
pesci con loro. In quel momento, in risposta alle loro domande, Gesù informa
i discepoli che Giuda si “tratterrà”, o rimarrà nel suo attuale stato di
coscienza fino a che ” io arriverò “, o fino a che egli ( Giuda ) non si
risveglierà allo stato di coscienza cristica per essere liberato. ( Giovanni
20:20,21 )

Molti racconti sono riportati in riguardo alla resurrezione. Matteo, nel
ventottesimo capitolo scrive che Maria Maddalena e l’altra Maria arrivarono
al sepolcro e videro un grosso terremoto. Un angelo del signore discese dal
cielo, spostò la pietra dalla porta e si posò sopra di essa. Le donne
andarono in fretta a dire ai discepoli di questo drammatico avvenimento e
incontrarono Gesù per la strada. Quando si seppe di quest’avvenimento, il
sommo sacerdote convocò il consiglio. Essi quindi diedero grosse somme di
denaro ai soldati, perché sostenessero che i discepoli erano venuti durante
la notte e avevano portato via il corpo. Questo, nonostante una guardia
fosse stata posta davanti al sepolcro.

Marco, nel capitolo sedici, racconta la storia in un modo ancora differente.
Maria Maddalena e Salomè portarono dell’olio aromatico con il quale
imbalsamare Gesù. Esse incontrano un uomo vestito di bianco che dice loro
che Gesù è risorto dai morti. Esse quindi ritornano dai discepoli e
incontrano Gesù sulla strada. Anche in questo vangelo, Gesù appare ai
discepoli.

Luca dice che Maria Maddalena, Giovanna e “l’altra donna” ( 24:10 ) come
prime al sepolcro. Due discepoli, sulla via per Emmaus, un villaggio vicino
a Gerusalemme, incontrano Gesù, e Gesù cammina con loro, ma essi non lo
riconoscono perché ” I loro occhi erano chiusi ” o, essi non avevano la
percezione intuitiva per riconoscerlo. Essi lo riconobbero solamente dopo
che Gesù spezzò il pane e diede la benedizione. A quel punto Gesù svanì
dalla loro vista. I due discepoli andarono a Gerusalemme e raccontarono agli
altri la loro esperienza. Gesù appare nella stanza in quel momento e chiede
ai discepoli di esaminare il suo corpo. “Guardate le mie mani e i miei
piedi, ( . ) un fantasma non ha carne e ossa come ho io”. Quindi, egli
mangiò del pesce arrostito, dopodiché egli “aumentò la loro comprensione”
poiché potessero capire le scritture. Dopo aver fatto questo, andò con loro
verso Betania, li benedisse e ascese, scomparendo dalla loro vista.

Nel libro degli atti, che molti storici pensano essere la continuazione del
vangelo di Marco, troviamo due uomini ( Atti 1:11 ) insieme agli apostoli
dopo l’ascensione, che chiedono: ” Perché guardate il cielo? Lo stesso Gesù
che è stato tra voi assunto in cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in
cui l’avete visto andare in cielo”. ( Il nono verso ci dice che la visione
dei discepoli fu disturbata da una nuvola ).

Per rendere giustizia ai vangeli, dobbiamo continuare nel libro degli atti e
nelle rivelazioni. E’ ovvio, dal modo in cui la storia della resurrezione
viene raccontata, che molta parte di essa è basata sul sentito dire, e fu
messa insieme in epoca successiva. E’ mia opinione senza dubbio che quando
questo fu fatto, molte altre cose furono inserite nei vangeli, come ad
esempio l’idea della morte di Gesù come sacrificio per il mondo. Questo
concetto è ovviamente figlio dei culti del mistero. E’ assolutamente
credibile che Gesù sperimentò ostacoli e persecuzioni quale risultato del
predicare una dottrina non popolare. E’ anche comprensibile che egli dovette
sopportare dolori fisici ed emotivi con lo scopo di elevare spiritualmente i
suoi discepoli, com’è probabile che la presenza di Gesù sulla terra, essendo
lui un maestro, un essere illuminato, tolse oscurità e confusione dalle
menti dell’umanità. Questo, è lo scopo di un Avatar: passare del tempo sulla
terra per elevare l’umanità, come parte del piano universale per la
redenzione finale – o liberazione – di tutte le anime.

Alcuni racconti dei vangeli affermano che Gesù aveva la capacità di muoversi
attraverso la materia solida; apparire nelle stanze chiuse e spostarsi
attraverso i muri. Altri, lo vogliono manifestarsi in forma materiale e
prendere del cibo. Neanche due vangeli sono d’accordo su quello che avvenne
al sepolcro nel giorno della resurrezione. Neanche due vangeli concordano su
come Gesù fece la sua apparizione, a chi, e in che sequenza.

Ritorniamo un attimo al processo e alla sentenza di crocifissione. Troviamo
molta enfasi posta sul fatto che i giudei erano responsabili per essa, oltre
che essere responsabili del fatto che le guardie furono corrotte per dire
che il corpo di Gesù era stato portato via dal sepolcro. E’ ovvio che i
primi compilatori non amavano i giudei e vollero farli apparire in cattiva
luce. I compilatori sentivano che i giudei avevano rifiutato Gesù,
nonostante questi fosse venuto come loro salvatore. I discepoli, c’è detto,
sapendo che Gesù aveva detto “Il mio regno non è di questo mondo”, si
aspettavano che lui ritornasse e regnasse come un re sulla terra. Molto è
stato detto sulla promessa seconda venuta di Cristo dai predicatori e dagli
scrittori nel corso dei secoli. Non passa una generazione senza che
qualcuno, osservando la scena mondiale per cercare una prova de “l’ultimo
giorno”, lo proclami in maniera rumorosa. I fondamentalisti cristiani sono
sempre nell’attesa che Gesù ritorni e li salvi da un mondo stanco che non li
comprende; mancando di capire che l’unica cosa in grado di salvare l’uomo è
la realizzazione del cristo interiore, come Gesù fece per se stesso. Solo
quando “la mente che era in Gesù” è dentro l’uomo, questo sarà salvato dalle
pressioni del mondo e dai conflitti interiori.

Fino a qualche anno dopo che fu veramente ovvio che Gesù non sarebbe
ritornato nel suo corpo fisico, i vangeli non furono compilati. A quel
punto, era quindi in atto un cambiamento nella filosofia. Dobbiamo dare
credito a Paolo per un approccio dinamico al problema, poiché fu lui che
ebbe una visione e predicò “Cristo, non nella carne”. Egli non aveva
conosciuto Gesù in persona, ma predicava con ispirazione di una coscienza
cristica universale. La sua predicazione non era limitata ai giudei, ma egli
portò il suo ministero altrove ai gentili, alterando la presentazione delle
sue idee per venire incontro alle esigenze della gente che incontrava.

Con l’avvento di Paolo, troviamo che il concetto di Gesù è trasformato e
universalizzato.
Secondo molti studiosi, Paolo è il primo cristiano. Reinhold Niebuhr scrive:
“In termini storici, è certamente vero che la cristianità non è la religione
di Gesù”. Dopo molti studi, Albert Schweitzer e altri erano convinti che,
sia molti dei discorsi degli atti degli apostoli, sia le preghiere di Gesù
prima della sua esecuzione, sono basate su quello che la gente pensava lui
avesse detto. Sappiamo che i vangeli hanno subito diverse alterazioni e
revisioni durante i secoli, perciò, un’interpretazione letterale non può
essere accettata. Dobbiamo andare oltre le parole scritte per comprendere
gli intenti dei personaggi dei vangeli.

Non possiamo dipendere da testi che non concordano; se si deve dar credito
alle rivelazioni, quali rivelazioni dobbiamo accettare?

La storia della resurrezione dà speranza a milioni di persone, ma il dramma
è basato su antiche celebrazioni primaverili nelle quali la natura rinnova
se stessa.

L’insegnamento che Gesù morì per i peccati del mondo è un ritorno alla
credenza del valore del sacrificio di sangue, e nessuna persona in grado di
ragionare può accettarla letteralmente.

L’uomo è sempre risvegliato a nuovi livelli di comprensione cosciente.
Milioni di cristiani accettano Gesù come il salvatore, e se la loro fede li
aiuta ad utilizzare quest’ideale come punto di contatto con l’infinito e a
trarne un insegnamento elevante, l’utilità è evidente. E’ anche bene se essi
si sforzano di vivere secondo i precetti attribuiti a Gesù, trovando così la
via d’uscita dall’oscurità verso la luce della verità. Non c’è veramente
nulla nei vangeli di nuovo o rivelante. I concetti, i suggerimenti e la
filosofia generale presentata in essi sono le stesse che si possono trovare
in tutte le grandi scritture del mondo. Dovunque ci sia una scrittura che ha
soddisfatto i bisogni della gente per un lungo periodo, possiamo trovare un
messaggio vitale, interfacciato con miti e storie tradizionali. Questo è
vero anche per i vangeli.

Nessuno può negare che esista un’intelligenza impersonale universale che
pervade e dirige i movimenti della creazione. Dov’è Gesù adesso? L’immagine
popolarizzata di Gesù è fermamente stabile nel subcosciente di milioni di
esseri umani al giorno d’oggi, per lo più grazie agli sforzi in pubbliche
relazioni da parte delle varie chiese; ma, cosa ne è stato dell’anima che s’incarnò
più di 2000 anni fa e interpretò il ruolo di cui abbiamo parlato fino ad
ora? Gesù si è incarnato ancora da quel tempo, o è rimasto assorbito nella
coscienza di Dio? Gli apostoli pensarono che Gesù sarebbe tornato presto, ma
egli non lo fece. Alcuni scrittori sostengono che Gesù lasciò semplicemente
quei luoghi e continuò il suo ministero in mezzo ad altre persone in altre
terre, vivendo fino a tarda età. Le loro affermazioni non sono basate su
prove storiche. La stessa cosa, può essere detta in riguardo alle numerose
speculazioni di diversi scrittori, trattanti gli anni della Gioventù di Gesù
non menzionati nei vangeli.

Mi sembra più realistico, e più in linea con le parole di Gesù, credere che
il salvatore dell’uomo sia la propria coscienza risvegliata. Quando un uomo
si risveglia sufficientemente, egli realizza di essere un uomo-Dio, salvato
dalla miseria dell’ignoranza. A questo punto i suoi occhi sono aperti, può
capire le scritture e, se così ispirato, può compiere grandi opere. ( … )

Tratto da: www.angelfire.com/yt/KRIYAYOGA/facile.html

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