Il significato mistico della Pasqua secondo Yoganandaji

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Il significato mistico della Pasqua secondo Yoganandaji

di Yogananda

Tratto da:

Il vangelo di Gesù, secondo Paramhansa Yogananda

Volume terzo

Edizioni Vidyananda

lista Sadhana

COME CRISTO DIMORA COI DEVOTI

“Gli disse Giuda, non l’Iscariota: ‘Signore, com’è che devi manifestarti a noi enon al mondo?’. Gli
rispose Gesù: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e
prenderemo dimora in lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non
è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto mentre sto ancora con voi. Ma il
Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi
ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Ma non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: Vado, ma tornerò a voi; se mi amaste,vi rallegrereste che io vado dal
Padre, perché il Padre è più grande di me'”. (Giovanni 14: 22-28).

Gesù sapeva che dopo la risurrezione il suo corpo non sarebbe apparso davanti agli uomini del
mondo. Perciò disse che dopo la risurrezione sarebbe stato visibile solo ai suoi discepoli avanzati
e ai devoti illuminati, e che era importante che essi realizzassero che non stava parlando del suo
corpo fisico che sarebbe apparso ai devoti.

Quando una persona devota ama la Coscienza Cristica che era in Gesù e desidera contattarla
attraverso la meditazione, sicuramente seguirà le parole di saggezza di Gesù e le forme
d’autodisciplina che porteranno a quel contatto. Il devoto che potrà contattare regolarmente la
Coscienza Cristica sentirà anche l’amore della Coscienza Cosmica; e ambedue si manifesteranno nella
coscienza di quel devoto e le loro vibrazioni unite si stabiliranno permanentemente in lui. Mentre
la persona che non segue questi insegnamenti spirituali e non contatta la Vibrazione Cosmica non
potrà percepire la Coscienza Cristica in sé, e quindi non potrà attaccarvisi. Quando disse ‘E noi
verremo a lui e prenderemo dimora in lui’, Gesù voleva dire esattamente che l’avanzato devoto che
tramite la meditazione realizza lo stato di Coscienza Cristica e arriva ad amarla, gradualmente
percepirà lo stato di Coscienza Cosmica.

Tale devoto potrà sentire la Coscienza Cristica nella creazione e la Coscienza Cosmica al di là
della creazione; e quindi la sua coscienza diventerà l’altare onnipresente dove regneranno entrambe
– ed entrambe ‘prenderanno dimora’ in lui. Come un uomo può avere sia una grande saggezza che una
grande devozione per Dio, così il devoto avanzato ha molti e diversi stati elevati di coscienza.
Egli percepisce lo Spirito Santo come grande beatitudine, l’Intelligenza Cristica come grande
saggezza, e la Coscienza Cosmica come l’essenza dell’amore, della saggezza e di tutto ciò che esiste
nel cosmo. L’uomo comune è guidato dalla sua conoscenza libresca dall’esperienza del mondo e dalle
abitudini acquisite nelle incarnazioni passate, ma il devoto avanzato è guidato dalle intelligenze
di Dio, di Cristo e dello Spirito Santo.

Promessa del Consolatore

Egli ricordò loro di nuovo che la Vibrazione Cosmica – la Parola, o lo Spirito Santo, il cui suono
udivano dentro – non era una manifestazione del suo potere, ma l’emanazione della Coscienza Cosmica,
che rifletteva anche la Coscienza Cristica presente in lui.

Mentre era con loro per ordine divino, Gesù disse molte verità ai discepoli, ma promise che quando
con la meditazione avrebbero contattato lo Spirito Santo, o la Vibrazione Cosmica, allora avrebbero
realizzato che il Padre stava mandando la Vibrazione Cosmica ‘nel suo nome’, o attraverso la sua
Coscienza Cristica. E dalla Vibrazione Santa così contattata in meditazione sarebbe emanata la
grande Beatitudine Cristica presente in essa, per consolarli in tutte le avversità.

Inoltre Gesù disse che la Vibrazione Cosmica che avrebbero dovuto contattare in meditazione gli
avrebbe dato non solo grande consolazione e beatitudine, ma avrebbe portato loro la conoscenza di
tutte le cose e avrebbe richiamato alla memoria tutta la saggezza che egli aveva istillato in loro.
Poiché lo Spirito Santo, o Vibrazione Cosmica, è la fonte di tutta la creazione materializzata e
quindi la fonte di ogni saggezza terrena e astrale.

Diversamente dal mondo, che dà solo cose deperibili, egli lasciò loro l’indeperibile pace cristica,
dandola a tutti quelli ch’erano in grado di raggiungerla, perché potessero goderne sempre durante la
meditazione e l’estasi. Il cuore è il centro delle emozioni, così egli vi si riferì dicendogli di
mantenere i loro sentimenti liberi dalle vibrazioni distruttive dell’agitazione e della paura,
perché il lago della coscienza potesse rimanere calmo per riflettere la Coscienza Cristica senza
distorsioni. Quindi ricordò loro d’avere già detto prima della sua partenza e del suo ritorno
(poiché presagiva la sua imminente crocifissione e risurrezione), e della dissoluzione finale del
suo corpo nello Spirito, e che da quel momento in poi la sua Coscienza Cristica si sarebbe
manifestata nella coscienza meditante di ciascun devoto. E aggiunse che se essi amavano la Coscienza
Cristica in lui, si sarebbero rallegrati per amor suo perché stava andando a riunirsi con la
Coscienza Cosmica, che era ancora più grande della Coscienza Divina in lui.

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo
toglie, e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto.

Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio
non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io
sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non
potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio, e si secca; e poi lo
raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”. (Giovanni 15: 1-6).

La Coscienza Cristica che era in Gesù è la vite dell’essenza e della vita cosmica, che ha infiniti
rami da cui pendono ammassi di universi sistemi stellari e planetari, atomi ed elettroni, e tutte le
cose create del cosmo. La vite della Coscienza Cristica è piantata nel giardino della Vibrazione
Cosmica, con le radici che arrivano fino ai più minuscoli atomi di tutte le forme di materia
(solidi, liquidi, gassosi, energia e forza vitale). La vite della Coscienza Cristica e’ coltivata
dall’onnipotente e suprema Coscienza Cosmica.

Mediante il processo della morte, la Coscienza Cosmica riforma e cambia ogni cosa o essere che per
ignoranza o per qualche altro motivo non produce il frutto della giusta manifestazione. Inoltre la
Coscienza Cosmica pota – con le forbici delle prove spirituali – ogni ramo dell’intelligenza umana
che produce buoni frutti, affinché porti ancora più frutti di saggezza, amore e beatitudine.

I discepoli di Gesù furono molto fortunati perché tutte le loro brutte vibrazioni d’incarnazioni e
il loro cattivo karma furono spazzati via dall’onniconsolante Vibrazione Cosmica che il Maestro
aveva fatto manifestare in loro. Nessun devoto, o tralcio di coscienza umana, può manifestare i
frutti della saggezza da sé stesso, senza essere collegato con la vite dell’onnipresente Coscienza
Cristica che emana tralci viventi, materializzati nelle forme umane e nelle forme di tutte le
creature viventi. Ogni devoto che pratica la meditazione e ottiene ripetute comunioni estatiche fino
a sentirsi stabilito nella Coscienza Cristica, e sente che l’Intelligenza Cristica s’è manifestata
in lui, sviluppa molti frutti di saggezza e beatitudine divina.

E un certo grado del potere dell’universale Coscienza Cristica è manifestato in tutti noi, perché
non potremmo vivere, respirare, vedere, ascoltare, odorare, gustare, toccare, pensare, volere,
sentire, o ottenere l’autorealizzazione senza il contatto cosciente o incosciente con la Coscienza
Cristica nascosta dietro la nostra coscienza.

Lo Sforzo Cosciente è Necessario

Tuttavia se un uomo invisibilmente sostenuto dalla Coscienza Cristica non cercasse di percepire
coscientemente la Sua esistenza in lui attraverso la meditazione e l’autodisciplina, la sua
coscienza diventerebbe come un tralcio tagliato, e la felicità spirituale nascosta in esso si
seccherebbe.

Questi versetti mostrano chiaramente che Gesù non parlava come un uomo, né diceva che l’inizio e la
fine della manifestazione di Dio sulla terra coincidevano con la nascita e la morte del suo corpo.
Egli sapeva che la Coscienza Cristica dentro di sé è l’energia che accende le luci degli atomi e di
tutte le vite. E fu con quest’idea che disse: ‘Perché senza di me non potete far nulla’.

Nel seguente versetto Gesù voleva dire che non è sufficiente che la Coscienza Cristica sostenga
tutti gli esseri umani; ciascuno deve realizzare, con lo sforzo cosciente della meditazione,
d’essere sostenuto da essa. Perciò le persone comuni che vivono senza conoscere la Fonte che sta
dietro le loro vite, alla fine scoprono che la loro felicità nella vita s’è appassita per mancanza
di comunione spirituale, come avvizzisce un ramo quando non riceve sostentamento dall’albero di cui
è una parte.

Tutte le anime materialiste che vivono senza conoscere la loro connessione con la Coscienza
Cristica sono gettate nel fuoco dell’infelicità, e vengono temporaneamente bruciate dalle sofferenze
finché non si svegliano. Perciò è chiaro che quando Gesù disse ‘lo bruciano’, non voleva dire che
tutte le persone materialiste che non sono consapevoli della Coscienza Cristica vengono distrutte
per sempre nei fuochi di un vero inferno, ma che esse vengono temporaneamente bruciate nel fuoco
autocreato dell’infelicità acceso vivendo erroneamente. Ma Gesù insegnò anche che questi individui
materialisti, pur soffrendo temporaneamente nel fuoco autocreato dell’illusione, possono salvarsi
con la buona compagnia, la meditazione, la lealtà a un guru degno e la comunione con la Coscienza
Cristica.

GESÙ E LA COSCIENZA CRISTICA

“E Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: ‘Andate e preparate per noi la Pasqua, perché possiamo
mangiare’. Ed essi gli chiesero: ‘Dove vuoi che la prepariamo?’. Egli rispose: ‘Appena entrati in
città vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa in cui entrerà, e
direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i
miei discepoli? Ed egli vi mostrerà una grande sala addobbata al piano superiore; là preparate'”.
(Luca 22: 8-12).

Nelle suddette parole di Gesù vediamo rivelati il suo grande potere e la sua divinità. Chiedendo ai
suoi discepoli d’andare in città e trovare e seguire un uomo con una brocca d’acqua, e quindi
entrare nella casa in cui questi sarebbe entrato e chiedere al padrone di casa di mostrar loro la
stanza per la cena pasquale, Gesù agì certamente come l’onnisciente Dio. Gesù era onnisciente e
onnipresente – per questo sapeva che nel momento in cui i discepoli sarebbero giunti in città,
avrebbero incontrato l’uomo con la brocca, ecc. Gesù non conosceva le cose lontane per mezzo della
telepatia, ma perché era onnisciente.

Un comune essere umano è identificato col suo corpo, e i suoi occhi vedono una certa parte dello
spazio e del mondo. Ma con la sua Coscienza Cristica Gesù vedeva tutto attraverso innumerevoli occhi
in ogni particella dello spazio. La coscienza presente nel corpo di Gesù non era limitata da esso,
ma era ovunque ed era tutto. E tuttavia è impossibile descrivere nel linguaggio umano lo stato di
coscienza di Gesù. La coscienza di una persona comune è centrata nel cervello e attraverso i nervi
sensori-motori si riversa nel mondo, conoscendolo con i sensi della vista, dell’udito, dell’odorato,
del gusto, del tatto, ecc. Ma la coscienza del Cristo, anche se manifestata nel corpo chiamato Gesù,
non era accentrata lì.

La sua coscienza era invece centrata nello stesso tempo in ogni particella di spazio del cosmo.

Gesù aveva realizzato che la coscienza di Dio era onnipresente, e una volta descrisse ciò dicendo:
‘Non si vendono due passeri per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà senza il volere del Padre’.
Non solo Dio sa tutto, ma Egli vede, sente, tocca, ascolta e gusta tutto e ovunque nello stesso
tempo, sebbene non abbia occhi né orecchi né naso né il senso del tatto. La Sua intuizione
percepisce e conosce tutto col suo stesso potere. L’uomo ha bisogno di molti sensi per conoscere la
materia. Ma Dio, che è tutto e in tutto, conosce tutto ora (cioè nel presente, attraverso il
passato, il futuro e l’eternità).

Poiché Gesù era in sintonia con Dio, la sua coscienza non era accentrata nel suo cervello, ma
impregnava ogni atomo dello spazio, incluso ogni luogo della terra. Così Gesù poté dire che quando i
discepoli sarebbero entrati in città avrebbero incontrato l’uomo con la brocca. La sua coscienza era
in contatto con molti sinceri devoti che erano pronti a esaudire i suoi desideri, ed egli desiderava
osservare la festa della Pasqua in casa di un discepolo particolarmente devoto.

La coscienza di Gesù era presente nel suo corpo, nei pensieri e nelle menti dei discepoli, sulla
strada su cui questi camminarono per andare in città, nella stessa città, nell’uomo con la brocca, e
anche nella brocca e in tutto l’etere esistente tra il suo corpo e la città.

Fu estremamente eccezionale che Gesù dimostrasse il suo potere onnipresente ai discepoli non con le
parole, ma con le azioni.

“Essi andarono e trovarono tutto come aveva detto loro, e prepararono la Pasqua. Quando venne l’ora,
si mise a tavola e gli apostoli con lui, e disse: ‘Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua
con voi, prima di soffrire. Poiché vi dico: non la mangerò più, finché non si compia nel regno di
Dio'”. (Luca 22: 13-16).

Per suo particolare desiderio e libera scelta Gesù volle agire come un uomo tra gli uomini, e
mangiò la cena di Pasqua coi discepoli come segno d’addio sulla terra prima che il suo corpo
soffrisse sulla croce. Sapeva infatti che non avrebbe più mangiato alcun cibo materiale finché non
fossero avvenute la sua crocifissione e risurrezione, e non avesse ottenuto la completa Coscienza
Cosmica. Quindi, dopo aver raggiunto la perfezione e risuscitato il suo corpo, egli li avrebbe
incontrati e avrebbe mangiato di nuovo con loro.

È toccante sapere che pur essendo divino Gesù era anche umano; poiché ebbe il desiderio terreno di
fare una cena d’addio coi suoi cari discepoli prima che cominciasse la sua grande prova.

Per un attimo Gesù sentì umanamente l’avvicinarsi della separazione temporanea dagli amati
discepoli.

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