EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA – 5

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EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA – 5

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

BREVE STORIA DELL’EVOLUZIONE – IL MITO DEI CYBER

La matrice creativa – Il primo cyber e il serpente d’arcobaleno

E nel grembo infinito di Erebo,
la Notte dalle nere ali
partorì dapprima l’Uovo senza germe,
dal quale, col volgere dei tempi,
nacque l’amato Eros
dalle spalle splendenti per le ali d’oro,
simile ai veloci turbini del vento.

Primo dei Frammenti Orfici

Zero per Uno fa Cyber. Il periodo infrarosso

All’inizio questo universo non esisteva affatto, non c’era cielo, non c’era terra, non c’era spazio
etereo. Esso, poichè non esisteva, si propose: “voglio essere”. E si riscaldò internamente. Dal
libro egizio di Apophis

Pomeriggio tardi.

“Keeermit… – cantilenò Alice tirandogli un dito del piede – invece di stare lì a prendere il sole,
perchè non mi finisci la storia?”

“…era appunto quello che stavo per fare – disse Kermit stiracchiandosi tutto – …ricominciamo!
Questa volta, finalmente, siamo arrivati al Cyber.

Dall’incontro tra l’infinito vuoto cosciente e il punto, nacque la prima “relazione a catena” e
quindi il primo movimento o flusso di informazione da cui si generò questo nostro universo. Il punto
di informazione autocosciente fu come il seme in una grande terra incognita e vergine, l’Infinito
Cyberspazio Vuoto… così l’Uno Vuoto grazie al punto si mosse, si modificò e ci fu fertilizzazione
e generazione. L’infinita Coscienza Vuota, diventando cosciente di lui, venne come risucchiata in
quel punto vuoto come acqua in un buco. Un vortice di coscienza infinita. Così in ogni goccia era
rispecchiato l’infinito Oceano di Vuoto Cosciente. La prima cosa che apparve, quando la tremenda
pressione di informazioni potenziali del vuoto cosciente si trasfuse nella possibilità attiva del
punto, fu il Cyber.

Il Cyber è un punto di coscienza, un vortice di informazioni autocoscienti, una trottola vivente
figlia dello zero-uno, del vuoto-pieno, un flusso cibernetico ovale roteante su se stesso. Il Cyber
possiede in sé queste due dimensioni sincronicamente, è il vero frutto dell’avvenuta generazione
d’amore: Zero e Uno, buio e luce, polarità, pulsazione… ritmo, respiro. Ogni cosa che ora esiste è
fatta di queste piccolissime unità: i paradossali Cyber.

Puoi ritrovare questa memoria nel simbolo del Tao, dove l’assoluto è rappresentato dal cerchio in
cui si muovono il pieno e il vuoto dello Yang e dello Yin in continua relazione di
attrazione/fusione/repulsione. Da quel momento iniziò il grande orgasmo della creazione, il nostro
universo pulsante e vorticante di vita e coscienza. Ogni unità quindi porta sempre in sé il Grande
Vuoto e l’uno come noi portiamo le informazioni dei nostri due genitori nel DNA di ogni nostra
cellula: questo è amore.”

“E la stessa energia la percepiamo in noi… e tra noi… non ti sembra Kermit?” disse Alice
luminosa. E sorridendo appena si guardarono a lungo, in silenzio.

Il quanto di coscienza del corpo di luce di Dio

Questo tuo intelletto, che è identità di luce e di vuoto, risiede in una gran massa luminosa; non
nasce e non muore; esso è il Buddha Ömighium. Dal “Bardo Todol”

Notte con lucine nel cielo…

“Sai Kermit… – iniziò decisa Alice dopo un lungo periodo di rilassato silenzio…- è proprio vero
che l’amore fa girare tutto… ma il Cyber… di che cosa è fatto?”

“… di che cosa è fatto? Ma di movimento informatico, no! – rispose Kermit alzandosi un po’ sui
cuscini – proprio di movimento. Il fisico australiano Dewey Larson ha trovato ciò che Einstein e i
grandi fisici hanno da sempre cercato: la “teoria della grande unificazione dei campi”. Larson dice
in pratica che tutta la creazione spazio/temporale dal Big Bang in poi è basata sul movimento, noi
olistici diremmo meglio sul “flusso circolare di informazione”, e il fotone è un punto di puro
movimento, non ha massa, è pura informazione, è un quanto di coscienza, un’idea luminosa veloce come
la luce… è la luce… e gira su se stesso. Indovina un po’ cos’è per noi olistici il fotone?”

“Daai Kermit… – saltò su Alice – è chiaro che il fotone è il primo Cyber, il puro quanto di
luce-amore, seme della grande generazione della coscienza. L’occhio che si vede da solo grazie alla
sua luce cosciente interiore. La coscienza è luce e vuoto, lo so da sempre! Lo sanno tutti i poeti,
da sempre… attraverso l’amore. Io amo la luce e la verità di ciò che vedo attraverso la luce. E
poi la vita dell’amato fotone è infinita come la sua coscienza, e il fotone non ha massa… non ha
corpo… chiunque lo sa! Certo che dopo le tue parole lo “vedo con un’altra luce”, è come se fosse
un microcosmico figli del mitico Uovo d’Oro, un ologramma dell’Uno! Rispondi piuttosto alla mia
domanda: come fa il movimento della luce senza massa, il flusso circolare informatico, a generare la
materia e lo spazio/tempo?”

“Elementare, anche se non semplice. La formula del movimento V=S/T dice che la velocità (V)
equivale, è uguale (=) allo Spazio-Tempo (S/T). Velocità zero, caratteristica del grande Vuoto,
equivale a nessun spazio/tempo. Ogni infinitesima unità di moto, come il fotone, che è un puro
punto-informazione di luce-amore, crea un suo spazio e tempo. Il movimento del punto crea la linea e
il fotone diventa una linea di spazio/tempo lunga esattamente 365.000 km per secondo della sua vita
infinita. E dal movimento delle linee si creano i piani e dai piani i volumi. Il fotone luce può
esprimersi allo stato libero come linea luminosa o può entrare in rotazione intorno a se stesso
creando un movimento armonico di forma sferica oppure entrare in relazione con altri fotoni,
generando necessariamente movimenti angolari, orbite circolari… punti che si muovono intorno ad
altri punti, creando archi di cerchio, che poi, nelle relazioni stabili e armoniche possono
diventare anch’essi perfettamente sferici od ovali. La velocità di rotazione è quella della luce e
quindi è velocissima: il fotone più veloce ruota intorno a quello più stabile creando un bozzolo di
fili di luce… una barriera formata da un flusso velocissimo di informazioni intorno ad un centro
più stabile di coscienza, che dall’esterno sembra “solida”. Cosicchè a noi, che ancora percepiamo il
mondo dall’esterno, esso appare come materia, anche se è solo movimento.

La mente e il corpo del fotone

Lo Spirito di Dio è inesauribile Beatitudine. Il Suo corpo è fatto di innumerevoli tessuti di luce.
Yogananda

“Kermit… ma gli scienziati hanno già scoperto il paradosso del Cyber?”

“Certo, Alice, ma solo materialmente. I fisici hanno scoperto la natura paradossale del fotone anche
se non hanno ancora intuito la sua natura autocosciente, devi sapere infatti che il fotone può
essere al contempo onda e particella… un altro modo di dire zero e uno. Quando il fotone si
comporta da particella, sembra una vera unità “materiale”, sembra avere una natura “solida”, mentre
se si comporta da onda diventa più un “flusso di informazioni”, quasi un’idea “immateriale”. Nel suo
aspetto di particella è un “corpo visibile”, nel suo aspetto di onda è una “informazione
invisibile”. Il fotone include in sé l’apparente dualità psiche/soma o anima/corpo. È ovvio che
questa dualità non esiste ma nasce se osserviamo il fotone dall’esterno e ne vediamo la forma o se
lo scrutiamo dall’interno e lo percepiamo come informazione. Questi due aspetti sono l’unità del
Cyber.

La forma archetipica del Cyber/fotone è una spirale che vortica su se stessa, un’informazione che,
tornando al suo stesso centro, si autoinforma e genera autocoscienza: il feedback cybernetico
ancestrale. Nell’India antica chiamarono Shiva la coscienza, immateriale e immobile, che dimora al
“centro” di ogni essere vivente, il centro di gravità, e Shakti l’energia in movimento continuo che
genera la forma. Shakti è l’energia femminile elettromagnetica, Shiva l’aspetto maschile,
l’informazione della coscienza. Shiva e Shakti sono una sola cosa in due aspetti. Tra loro è amore e
pulsazione, tutto l’universo nell’antica India era percepito come generato da questo amplesso tra
materia e coscienza, che si manifesta in ogni singola particella dell’esistenza.

E il primo Cyber, luminoso frutto dell’amore, è lui stesso Luce/Amore. Quasi tutto il nostro
universo è composto di fotoni, onde elettromagnetiche di differenti frequenze, alcune visibili e
altre non visibili all’occhio umano, che intrecciano l’intera nostra esistenza in una rete di
relazioni luminose. Energia e Informazione, fuori e dentro, maschio e femmina… tutto qui. È
abbastanza chiaro?”

“Sì – disse Alice con gli occhietti brillanti – continua coi Cyber adesso, lo strumento di
conoscenza globale inizia a prendere forma!”

“O.K. Sei pronta? Prima di tutto ricapitoliamo e apriamo uno scenario cosmico!”

Pronti?… Cyber, via! Nasce il seme dell’albero cosmico

All’inizio c’era il vuoto… un nulla in cui non esisteva spazio, né tempo, né materia, né luce, né
suono. C’erano però le leggi di natura, e quersto curioso vuoto era colmo di potenzialità… non ci
sono dati sull’Inizio. Nessuno, zero… Come un gigantesco macigno in bilico sul ciglio di una
torreggiante scogliera. L’equilibrio del vuoto era così perfetto che bastava un soffio a produrre un
cambiamento che creasse l’universo. E il cambiamento avvenne. Il nulla esplose. In questa
incandescenza iniziale furono creati spazio e tempo. Leon Lederman, premio Nobel per la Fisica

“Immagina un piccolissimo zero come se fosse il centro vuoto virtuale di un grande spazio vuoto.
All’interno dello zero centrale nasce un piccolo punto: l’uno. Inizia velocissima la relazione tra
lo zero e l’uno: il vorticante e pulsante flusso di informazioni che genera il fotone – il primo
Cyber.

Scoppia il Big Bang in tutte le direzioni e dimensioni, e parte la creazione… via!!! La legge del
movimento V=S/T entra rapidamente in azione, il movimento crea lo spazio/tempo, si muove il primo
fotone nel primo spazio e nel primo tempo dell’universo. Il suo movimento genera gli assi
cartesiani, x, y e z : l’altezza, la larghezza e la profondità che nascono dallo zero centrale.

È il Cyber, il primo punto di auto-coscienza. È’ l’Uno figlio di Nessuno. l’Unità di intelligenza
vivente. La sua matrice cosciente infinita crea in zero tempo infinità di punti coscienti.
Fantastiliardi di quanti di luce cosciente e intelligente invadono una delle infinite dimensioni
potenziali del Vuoto, nasce questo universo tra infiniti altri universi possibili. Il seme della
vita nasceva allora e in quella piccola unità, figlia dell’indifferenziato non-essere autocosciente,
c’erano tutte le dimensioni, tutte le storie, c’erano la coscienza, la poesia e la materia, il gioco
e l’errore, la voglia di vivere e di morire e tutte le possibili vie erano aperte.

Era una spirale vorticante di informazioni, una trottola cibernetica di nome Cyber. Il fotone ha
vita infinita, è il quanto di anima eterna che crea tutte le cose. La sua piccola coscienza di sé ha
creatività potenzialmente infinita. La luce è Amore. E, dal quanto di luce elettromagnetica, si è
creata per armonia e coevoluzione ogni unità esistente, dagli elettroni, alle cellule, agli animali,
ai pianeti fino alle galassie, ed ognuna di queste unità ha lo stesso campo elettromagnetico del
fotone con il flusso di energia a spirale che gira su se stessa.”

La prima densita’ cybernetica – Il periodo rosso incandescente e l’evoluzione dell’albero della
coscienza

All’inizio vi era Quello,
fatto di tenebre, indistinto,
senza caratteristiche, inconoscibile
e come totalmente assopito.
Apparve allora il Signore Svaysbhu, l’Autonomo,
Colui che non evolve e che fa evolvere la totalità di Quello,
a partire dagli elementi ordinari.
E’ lui che spiegando la sua energia dissipa le tenebre.
Egli meditò, desideroso di creare ogni genere di creatura.
In principio creò le acque, poi in esse egli mise il suo seme.
E divenne un Uovo d’Oro, rivestito dallo splendore di mille raggi,
e in questo Uovo nacque da se stesso Brahma,
l’antenato di tutti i mondi.
Dalla “Chandogya Upanishad”

Luce!

“E fu la luce, amata Alice! Il Grande Bang! Il divino Indifferenziato si divideva e si conosceva nei
mille frammenti scheggianti e multicromatici della sua luminosa e illimitata coscienza. Erano i
radiosi Cyber Fotoni, ognuno uguale e diverso da tutti gli altri! In ognuno la propria luce era
chiara coscienza in se stessa. E fu grande gioia e dolore. Senso di separazione e voglia di
riunirsi. L’Ordine e il Caos si separarono dall’Indifferenziato, si conobbero e si alternarono nel
complesso processo creativo. Essi presero il nome di Entropia e Sintropia e si espressero con le
loro formule polari KLog1/D e -KLog1/D. La prima disgregava, la seconda generava. Entropia e
informazione sono intimamente correlate – diceva il fisico quantistico Murray Gell-Mann – e in
effetti l’entropia può essere considerata una misura di ignoranza.

I semi fotonici crebbero alla velocità della luce, si separarono i destrogiri maschili da quelli
levogiri femminili, i più veloci ed estroversi si irraggiarono verso il grande spazio/tempo appena
creato, mentre i più pesanti e introversi si aggregarono formando la forza di gravità. Il campo
unitario originario del Vuoto si separava nelle quattro grandi forze e, proprio come nel tuo sogno,
dal punto si passò alla linea, si stabilirono relazioni semplici, piani si intersecarono con altri
piani, formando i solidi e le forme.

E si vennero a creare le prime “geometrie esistenziali” cantate dal mistico sufi Franco Battiato, le
forme archetipiche di luce e suono, di rotazione, fusione o disgregazione tra Cyber. I primi fotoni
e particelle si aggregarono in sfere di rotazione armonica, “sistemi unitari e coerenti” ad
elevatissima coerenza informatica, creando gli atomi, positivi, neutri e negativi, protagonisti e
creatori dell’universo fisico. Noi olistici, gli atomi, li chiamiamo Buddhafield di “prima densità
cybernetica”, o Buddhafield Rossi, che a loro volta si evolvono aggregandosi in “sistemi unitari e
coerenti” di estrema maggiore complessità: le cellule, i Buddhafield Arancioni o di seconda densità.

Il primo corpo di Dio

L’Uovo d’Oro è prodotto dall’Immanifesto. La Terra con le sue sette isole, e tutti gli altri mondi,
sono nell’Uovo. Sankaracharya – introduzione alla “Bhagavad Gita”

La musica era al massimo del volume e certamente anche il caos e il fumo.

Figlie della stessa matrice sacra, quasi identiche se non per la differente posizione rispetto alle
altre, le unità atomiche conobbero l’altro da sé, e si aggregarono in immense nubi cosmiche, stelle
roteanti di idrogeno ed elio bruciarono impazzite per miliardi di anni, produssero nuovi elementi
atomici più pesanti e coagularono implodendo nei loro stessi cuori pesanti e si crearono
spettacolari esplosioni di nove e creazione di nuovi universi. Dal seme crebbe così l’albero
cosmico, le sue radici temporali verso il profondo buio dell’ante creazione, il suo tronco possente
nello spazio infinito della complessità e dell’espansione di materia e coscienza.

Galassie a spirale divennero i suoi rami espansi in miriadi di sistemi stellari, come foglie
danzanti in cerchio. E poi sempre più difficile… là, dove il senso di riunione tra Cyber atomici
prevaleva, si creò complessità ed equilibrio: si generarono i sistemi solari con i loro soli
centrali, i loro mondi di materia più densa e complessa, e le loro lune. E tra gli infiniti
differenti sistemi planetari, vi furono incandescenti sfere di materia liquida bruciati dagli
abbaglianti soli centrali della galassia o ghiacciate sfere di gas surgelati ai confini
dell’abissale freddo dello spazio intergalattico.

E si crearono, nelle zone di equilibrio tra Caos e Ordine, i pianeti delle “zone armoniche”, le
sfere in equilibrio sull’instabile confine tra gli estremi.

Pianeti: gigantesche sfere viventi e danzanti nel vuoto, come grandi intelligenze con le loro uniche
individualità, formarono giochi di girotondi intorno ai soli. E sul ramo di una tra miliardi di
galassie, nacque la Terra Gaia, una delle più belle sfere dell’intera creazione: un bocciolo
promettente, con i suoi cieli azzurri come gli occhi e le albe soffuse di rosa come le gote e le
acque gioiose e fluenti come capelli. Gaia ebbe ad esistere in una delle orbite più armoniche, di
uno dei sistemi solari più in equilibrio dell’intera galassia. Ti piace questa storia?”

“Sì.”

“Allora te la dovrò finire domani perchè mi è venuto sonno”

“Se vuoi la accorci – incalzò immediata Alice – io vado a farti un caffè, ma tu me la devi finire
adesso! Capito?… Come si evolse Gaia? “

“Ma non si può, ci sono ancora quattro miliardi di anni da raccontare… è la parte più interessante
e non posso proprio accorciarla…………. OK… OK, va bene! Cercherò di finirtela… basta che
non fai quella faccia.”

L’evoluzione atomica. dalla prima alla seconda densità

Prima dell’inizio della nuova creazione, Awonawilona
– il Creatore e Contenitore-del-Tutto, e Padre di Tutti i Padri –
se ne stava solo.

Non c’era nulla altro nel grande spazio delle ere
solo profonda oscurità e vuoto.

All’inizio della nuova creazione, Awonawilona concepì in Se stesso
e il suo pensiero si proiettò fuori nello spazio,
dove nebbie generatrici e potenti vapori di crescita crebbero e si svilupparono.

Così, grazie alla sua innata conoscenza, il Contenitore-del-Tutto
si fece persona e forma del Sole,
che noi sentiamo essere nostro padre
e che così venne in esistenza e manifestazione.

Questa apparizione creò la luce che illuminò lo spazio.

Mito della creazione dei Nativi Americani Zuni

Ecoevoluzione: il tutto si evolve in ogni suo olografico frammento

Riassunto: Soli in una casa nella natura, Kermit racconta ad Alice il mito dell’evoluzione
intelligente e senziente dei Cyber/fotoni (che contengono lo zero del vuoto e l’uno dell’identità) i
quali si aggregano in atomi (buddhafield rossi o di prima densità), che a loro volta si evolvono
aggregandosi in cellule (buddhafield arancioni o di seconda densità).

“Sai Kermit – iniziò Alice mentre quieti e silenziosi se ne stavano tornando a casa dopo una lunga
meditazione sotto le robinie e gli olmi in cima alla collina – quando siamo in stato di coscienza
senza pensieri, la bellezza dell’esistenza traspare in ogni attimo, la sento fluire in ogni respiro
e quando ci penso o desidero parlarne si rompe, scompare… le parole sono troppo piccole per
contenere il silenzio… mmhm.”

“Dai Alice, ora dammi una mano ad accendere il fuoco che mi è venuta voglia di una zuppa.”

Atomi, atomi! Incredibili atomi!

Perciò l’Artefice lo arrotondò in forma di sfera… che di tutte le figure è la più perfetta e la
più simile a se stessa. Platone

“Ora, fantasiosa Alice, mentre le fiamme di questo ceppo irradiano fotoni di luce rossa e
infrarossa, che scaldano l’acqua della pentola e passano anche dalle tue palpebre socchiuse,
immaginati l’atomo come una sfera luminosa e colorata in rapidissimo movimento vorticoso su se
stesso, con un suo centro brillante. Immaginatelo con una sua rapidissima pulsazione o frequenza che
genera un suo proprio e unico suono: la sua vibrazione caratteristica.

La prima cosa da ricordare, anche se molto estranea al nostro modo comune di pensare, è che, come i
fotoni, anche ogni atomo è un Cyber: un’unità vivente con una sua primitiva coscienza di sé, una
memoria, una sua intelligenza e creatività; proprio come un piccolo essere umano.

Perchè vedi, Alice, – disse Kermit prendendola per mano – l’evoluzione è solo il procedere della
coscienza. So che è difficile intuire la dimensione di coscienza di un atomo, ma anche lui
percepisce e reagisce agli stimoli e alle informazioni, si bilancia, si equilibra, si lega ad altri
atomi in strutture geometriche fluide e di rara bellezza.

La bassa complessità di un atomo limita enormemente la sua libertà e quindi a noi sembra che si
comporti come un meccanismo senza intelligenza – ma non è così! – quando l’atomo si trova in
condizioni complesse ed esprime al massimo la sua potenzialità, come nelle attività metaboliche
cellulari, esso ci mostra una sensibilità, una determinazione, un equilibrio e un’intelligenza
incredibili. Non dobbiamo dimenticarci che tutte le complesse attività cellulari, da quelle
biochimiche enzimatiche come il ciclo di Krebs a quelle nucleari come la gestione delle informazioni
del codice genetico, sono svolte esclusivamente da quei piccoli meravigliosi, sensibili e
intelligentissimi atomi.

Grazie all’arte e all’intuizione, Walt Disney aveva peraltro già compreso l’esistenza della vita e
della coscienza atomica creando “Atomino Bip Bip”. Te lo ricordi?”

“Certo che me lo ricordo! – sobbalzò Alice – L’azzurro Atomino Bip Bip, con la sua nuvola di
elettroni intorno alla testa, era nato dal protosincrotrone del Prof. Enigm, lo scienziato nucleare
amico di Topolino”.

Evoluzione molecolare

L’informazione fa e anima l’essere vivente. Pierre Grassé in “L’evoluzione del vivente”.

“L’evoluzione atomica, fino ad un certo punto, avviene attraverso processi di combinazione di tipo
relativamente casuale secondo i ben noti codici chimici di polarità elettrica, spin, legami ecc. Le
prime molecole sono in realtà degli aggregati piuttosto stabili e con scarsa mobilità. Ogni
combinazione chimica è una relazione tra campi di coscienza atomica che implica uno scambio di
informazioni-energie che porta ad un’informazione-esperienza comune. Nelle molecole i nuclei atomici
rimangono autonomi, mentre le orbite elettroniche si fondono in un’unica nube che li circonda: le
qualità dei singoli atomi si combinano formando nuovi cromatismi e luminosità, creando nuovi accordi
e ritmi. Con l’aumento della complessità delle molecole, aumenta proporzionalmente la complessità di
interrelazione e quindi la “densità” dell’informazione circolante totale.

La molecola però non è un Cyber, perchè non ha un suo centro di coscienza, non ha un self, è solo un
“sistema complesso non unitario”, un “campo di informazioni” formato da una aggregazione di Cyber
atomici; possiamo paragonarlo a una squadra di calcio o a un club, che possono avere un loro
“spirito di gruppo”, una loro precisa caratteristica e personalità, ma che non hanno una vera
individualità: sono sempre gli uomini, con il loro centro soggettivo, a comporlo, ad animarlo e ad
esserne responsabili. Lo stesso discorso vale per gli atomi in una molecola… ecco… ora è fatto,
il legno ha preso!”

“Oh… bene… e mentre finisci di raccontare – caro Kermit – ora che il fuoco è acceso, credo
proprio che mi dovrai dare una mano per preparare la zuppa!”

continua…

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