L’elettromagnetismo: la luce vibrante dell’esistenza

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L’elettromagnetismo: la luce vibrante dell’esistenza

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

L’elettromagnetismo: la luce vibrante dell’esistenza

La forza elettromagnetica è la più evidente, conosciuta e studiata delle quattro forze ed è anche la
più intensa e attiva. Questa grande forza si esprime in termini di quanti, di cariche, di campi e di
onde. L’elettromagnetismo è essenzialmente dovuto all’attività degli elettroni, particelle dotate di
carica elettrica negativa, che hanno uno spin, ossia ruotano sul loro stesso asse in senso orario o
antiorario, e possiedono una specifica massa. Il movimento degli elettroni crea tutti i processi
elettromagnetici, da cui derivano l’elettricità e l’elettronica.

La radiazione elettromagnetica, di cui la luce visibile costituisce una piccola parte, è formata da
unità minime, i fotoni o quanti di luce, che si muovono alla velocità di circa 300.000 Km. al
secondo e possiedono una doppia paradossale natura: si manifestano sia come particelle, sia come
onde. Ogni fotone possiede una quantità di energia che dipende proporzionalmente dalla sua frequenza
di oscillazione. Benché sia un quanto di energia elettromagnetica, il fotone è neutro, ossia non ha
carica elettrica, e possiede una massa a riposo nulla. La sua “vita” è infinita.

La radiazione elettromagnetica può avere uno spettro di emissione molto ampio: dalle più basse alle
più alte frequenze. Tra questi due estremi si trova una banda particolare, chiamata “finestra
ottica”, che corrisponde alla frequenza elettromagnetica della luce visibile, suddivisa in un’ottava
di sottofrequenze armoniche: i colori dello spettro. La legge di Kirchhoff asserisce che un corpo
può assorbire solo le radiazioni che è capace di emettere e questo ci ricorda molto le leggi
psicologiche umane per cui una persona percepisce del mondo ciò che già conosce o è in grado di
comprendere, ma anche le leggi del karma orientale in cui le azioni che riceviamo sono solo il
risultato di ciò che siamo capaci di dare all’esistenza.

Il campo elettromagnetico

Il concetto di campo elettromagnetico costituisce il maggior successo dell’uomo nella scienza.
Albert Einstein

Il concetto di campo, in fisica, venne inizialmente proposto da Isaac Newton, che ipotizzò
l’esistenza di un campo gravitazionale intorno ad ogni oggetto; nel diciannovesimo secolo il
concetto di campo fu sviluppato dal fisico scozzese James Clerk Maxwell nella sua teoria
elettromagnetica. Il campo è una regione di spazio che manifesta una forza gravitazionale, magnetica
o elettrostatica; essa teoricamente si estende all’infinito, perdendo intensità con il quadrato
della distanza. Si assume che questo campo sia composto da fitte linee di forza che circondano il
centro e si dilatano verso l’esterno, l’immagine è quella del sasso buttato nel lago e delle onde
che si allargano in tutte le direzioni, o di un suono emesso nel silenzio che si espande
sfericamente. In teoria l’onda si propaga all’infinito, ma, nella realtà, per via dell’interferenza
con infinite altre onde, essa perde potenza e si uniforma al rumore di fondo, restando comunque
parte del campo universale; non è possibile tuttavia delimitare con precisione il limite di
un’emissione di onde o il confine tra punto di emissione e infinito. Il punto e l’infinita esistenza
sono sempre profondamente uniti. Il concetto di campo è analogo al concetto di Cyber, ogni unità di
coscienza che si manifesta ricevendo informazioni e trasmettendole all’interno di un’infinita
esistenza. Il Cyber come “campo” è parte di un’indivisibile Unità, un infinito oceano di relazioni
energetiche e informatiche.

Ogni particella carica in movimento – come l’elettrone – produce intorno a sé un campo
elettromagnetico costituito da fotoni virtuali. Ogni atomo, essendo formato da una nube di elettroni
in movimento, possiede una precisa carica elettrica positiva o negativa che si espande come onda di
radiazione elettromagnetica in ogni direzione e si manifesta come un campo elettromagnetico di forma
sferica-ovoidale, che potenzialmente si estende all’infinito e viene rappresentato con linee di
forza, ossia con piani sferici in cui si trova la stessa intensità di carica elettrica. Ogni
fenomeno elettromagnetico, essendo composto di fotoni, è di fatto un fenomeno luminoso anche se
invisibile al nostro occhio, che non è in grado di percepire quella particolare frequenza. Essendo
composto da unità in movimento roteante, il campo elettromagnetico è anch’esso roteante. I campi
elettromagnetici circondano e caratterizzano ogni unità vivente, dagli atomi, alle cellule, agli
esseri umani, ai pianeti, alle galassie e quindi rappresentano un perfetto modello scientifico per
dare corpo energetico al modello Cyber. La struttura del campo elettromagnetico è la base del Cyber7
(ovvero la rappresentazione energetica.esplicata del modello Cyber), con la differenza che le linee
di forza sono codificate come flussi di informazione autoreferenti ossia circolanti intorno al loro
centro.

Gamme d’onda

L’intera esistenza è formata quindi da un incredibile intreccio di onde elettromagnetiche emesse
dagli infiniti campi elettromagnetici che circondano i Cyber; questi flussi vibranti di fotoni,
queste onde di luce visibile e invisibile pulsano su uno spettro di frequenze incredibilmente vasto.
Ogni Cyber, tramite il suo campo energetico Cyber7, emette la sua caratteristica banda di emissione,
che ne rappresenta l’impronta “digitale” elettromagnetica.

Ogni onda viene definita da una certa ampiezza e frequenza. La lunghezza corrisponde alla distanza
nello spazio tra due picchi, la frequenza al tempo in cui avviene un ciclo tra due picchi. La
radiazione cosmica è caratterizzata da una lunghezza d’onda cortissima di 0,00001 Angstrom (Angstrom
= decimiliardesimo di millimetro) e da una frequenza altissima di 3 per10 alla 23 Hertz (1 Hertz =
un ciclo per secondo); all’opposto di questo ci sono onde a bassissima frequenza, pochi Hertz, ma
dalla lunghezza superiore ai 10.000 chilometri!

Intorno a voi, nell’aria che vi circonda, in ogni istante, passano continuamente migliaia di
frequenze elettromagnetiche emesse dalle innumerevoli stazioni radio, televisive, militari e civili.

Queste onde, che potete selezionare con il sintonizzatore della televisione o della radio quando
cercate di captare un certo canale o un programma, sono solo una piccolissima parte delle infinite
frequenze elettromagnetiche, create dalla Terra e dai corpi celesti, che in ogni momento ci
attraversano.

Onde e complessità evolutiva

Ogni unità atomica produce onde elettromagnetiche. Quando miliardi di atomi si uniscono a formare
una cellula, l’emissione elettromagnetica emessa da ogni singolo atomo o molecola (gruppo di atomi)
si espande e si sintonizza su una banda assai più ampia e complessa. Così, quando miliardi di
cellule si uniscono a formare un organismo multicellulare come una pianta o un essere umano, il loro
campo elettromagnetico si unisce a formare un campo estremamente più vasto e complesso. La
complessità della radiazione elettromagnetica e la sua “densità informatica” è proporzionale al
livello evolutivo dell’unità (Cyber) che la emette.

Quando rileviamo l’onda elettromagnetica del cervello umano sappiamo che è un’onda di enorme
densità, prodotta della sincronizzazione di miliardi di piccole onde elettromagnetiche prodotte dai
singoli neuroni cerebrali, a loro volta prodotte dagli atomi di cui sono composti.

I fotoni della radiazione elettromagnetica sono, quindi, i piccoli Mercurio della fisica moderna,
poiché permettono la comunicazione e l’interconnessione dell’intero universo.

Viviamo immersi in campi e radiazioni elettromagnetiche deboli come quelli dei nostri cervelli, più
vasti come quello pianeta Terra che ci ingloba, o estremamente più vasti, come quelli del nostro
sistema solare (luna, pianeti e sole) e della Via Lattea. Ricordare questa incredibile rete di
relazioni ci permette di avere una visione globale e di comprendere come eventi cosmici o planetari
possano influenzarci così profondamente. Potrete approfondire questo concetto di interrelazione e
densità di informazioni nel capitolo sull’evoluzione dei Cyber.

Vedere l’invisibile

Noi vediamo solo la piccola banda di onde elettromagnetiche comprese nella finestra ottica, sopra e
sotto la quale esistono infinite frequenze di fotoni che non vediamo. Se potessimo osservare il
mondo con occhi quantistici resteremmo sbalorditi dalla sua bellezza e intelligenza, perché lo
vedremmo popolato da fotoni luminosi e iridescenti: fili di luce di tutti i colori che si
intrecciano, si attorcigliano, si allungano a velocità vertiginosa verso l’esterno, verso l’infinito
in tutte le direzioni.

Nella storia dell’evoluzione culturale sappiamo che la nostra capacità di percepire i colori (ossia
le bande elettromagnetiche della luce) si è acuita ed estesa (nelle lingue primitive spesso il
colore verde e blu hanno lo stesso nome), alcuni animali, invece, sono in grado di percepire gamme
d’onda che noi non vediamo. Una delle caratteristiche preminenti del processo di evoluzione
interiore spesso coincide con un subitaneo aumento delle percezioni visive. Ogni tradizione
spirituale abbonda di casi di visione sottile in cui illuminati, meditatori e sensitivi dichiarano
di vedere il corpo energetico, aloni e colori – le famose aure – intorno e dentro gli oggetti e le
persone. Numerosi esperimenti, condotti in Giappone da Motoyana e Osaka, negli USA, nell’ex URSS, in
Germania e Inghilterra, testimoniano che queste percezioni non sono un effetto allucinatorio o
parafisico, ma si tratta dell’inconsueta facoltà di vedere i campi elettromagnetici di bande vicine
a quelle visibili. Questo aumento di sensibilità potrebbe portare ad una nuova visione del mondo, se
venisse compreso adeguatamente in termini scientifici e psicofisici.

La visione olistica della realtà tende a non separare il mondo fisico da quello spirituale, ma a
considerare l’esistenza composta di piani compenetrati di energie più o meno sottili e evolute.
L’evidenza che le nostre attività psichiche influenzano profondamente il nostro campo
elettromagnetico è un fatto da tempo ipotizzato e di recente accertato anche a livello scientifico.
Chi potesse vedere a colori i campi elettromagnetici attorno ad una persona, disporrebbe di uno
strumento a dir poco stupefacente di comprensione, di cura e di evoluzione, poiché ogni emozione
negativa o positiva, ogni malattia organica o blocco psicosomatico si riflette sull’aura o campo
elettromagnetico e lo modifica. Comprendere le leggi di base delle onde elettromagnetiche significa
capire uno dei meccanismi di base dell’intera esistenza.

Coerenza e ologramma

La fisica ci dice che quando due onde simili sono “in fase”, ossia quando i loro picchi sono
sincronici, formano come risultato un’unica onda di ampiezza doppia e di quadrupla energia. Al
contrario, quando i loro picchi d’onda risultano opposti, le due onde si “abbattono” annullando ogni
onda. Un emettitore di onde elettromagnetiche, come una lampadina, irradia fotoni con fasi d’onda
non coerenti. Ogni fotone, quindi, ha una sua propria fase, differente da quella degli altri fotoni,
e questo produce una luce non coerente. Nel laser, invece, i fotoni sono tutti coerenti tra loro e
ciò aumenta incredibilmente la loro potenza.

Nel laser classico, un intenso fascio di fotoni viene emesso da una lampada a spirale verso un
cilindro di rubino ai cui estremi si trovano due specchi di cui uno meno denso. I fotoni con onde
non coerenti, intrappolati nel reticolo cristallino del rubino e riflessi dai due specchi, sono
costretti a regolarizzare e uniformare le loro onde che, così, diventano ad altissima coerenza,
acquistano un’energia estremamente più alta e superano la barriera del specchio, come Alice nel
Paese delle Meraviglie. Così viene prodotto un fascio laser, un flusso di fotoni caratterizzati da
un’unica onda coerente, una luce che possiede delle caratteristiche uniche, messe in evidenza dalla
tecnica di fotografia olografica.

La coerenza è un fenomeno fondamentale per comprendere le logiche della comunicazione e dell’unità
all’interno dei Cyber e tra di essi, e in particolare per comprendere l’unità e l’evoluzione delle
funzioni neurofisiologiche del cervello umano quando entra in stato di unità di coscienza e quando
si sincronizza con altri cervelli per formare una coscienza collettiva.

Il salto quantico, il quarto Koan

Il salto quantico è un altro Koan della nuova scienza: è stato preso come simbolo di ogni salto di
coscienza o salto di comprensione, ed è alla base del modello Cyber. Gli elettroni girano intorno al
nucleo con orbite sferiche concentriche e precise. Ogni volta che un elettrone aumenta la propria
energia ricevendo un fotone di luce (o perde energia emettendo un fotone), esso “salta” da un’orbita
più vicina al nucleo ad una più lontana (o viceversa), come vediamo nello schema della fig.*. Il
salto quantico è paradossale perché avviene come se l’elettrone scomparisse da un orbitale per
ricomparire in un altro, senza tuttavia essere transitato nello spazio tra i due orbitali. Questo
fenomeno è stato associato, per analogia, ad una trasformazione immediata della coscienza che di
colpo si risveglia, come in un Satori, o cade improvvisamente addormentata; esso rappresenta una
caratteristica di base di tutta la materia, e ci ricorda la composizione a gradini o a livelli
dell’esistenza tipica dei miti della montagna, della struttura degli ziggurat, dei mandala e del
modello Cyber7. Analogamente alla materia atomica, di cui siamo composti, anche la coscienza,
quindi, viene attivata attraverso dei salti quantici, come sarà esposto nel capitolo
sull’evoluzione.

Quinto Koan: il principio di indeterminazione di Heisenberg
L’immateriale coscienza dell’osservatore influenza l’energia della materia osservata

Il principio di indeterminazione di Heisenberg stabilisce che possiamo conoscere perfettamente o il
momento o lo stato (quantità di moto) di un’onda-particella come l’elettrone, in quanto l’atto
dell’osservare crea un’interazione con l’oggetto osservato e lo modifica. Da questo principio
derivano due profonde considerazioni. La prima è che essendo la nostra osservazione della realtà
limitata e incompleta nelle sue radici, l’intera struttura della conoscenza scientifica risulta
probabilistica e non deterministica. Questo principio ha portato ad una rivoluzione nell’approccio
strettamente razionale e rigidamente deterministico della scienza più ortodossa. Se alla base stessa
della materia non può essere trovata una completa quantificazione, se le stesse strutture di base
sono così evanescenti alla nostra logica analitica da apparire sia come particelle che come onde, la
prerogativa della scienza di essere esatta e precisa si allenta. L’edificio della fisica, la più
dura tra le scienze, si trova di nuovo ad avere le fondamenta sul vuoto.

La seconda considerazione è che ogni cosa, anche la coscienza dell’osservatore, è profondamente
connessa con ogni altra parte del Tutto. Questo principio è considerato l’elemento chiave che ha
introdotto il concetto di coscienza nella fisica quantistica. Per il metodo scientifico ortodosso,
l’osservatore era come un agente astratto e teoricamente estraneo ad ogni osservazione sperimentale:
da questo punto in poi la relazione continua e reale tra osservatore e osservato diviene evidente.
L’osservatore, ossia la coscienza stessa dello scienziato, modifica l’esperimento con il semplice
atto dell’osservare. Da questo principio nasce, per contro, la consapevolezza che la coscienza si
manifesta interagendo con l’energia della dimensione fisica, proprio come se esistesse un’unica
energia intelligente o coscienza vivente che si manifesta in infiniti aspetti e processi.

Sesto Koan: il principio di esclusione di Pauli: la sincronicità

Il fisico Wolfgang Pauli, premio Nobel nel 1945, evidenziò il principio di esclusione, che prese poi
il suo nome, secondo cui due elettroni con lo stesso spin (direzione di rotazione) non possono stare
sullo stesso orbitale intorno al nucleo dell’atomo.

Questo principio evidenzia, innanzitutto, che esiste una reale comunicazione nell’atomo come
totalità, come se gli elettroni fossero costantemente a conoscenza, ossia fossero “informati” della
posizione dell’altro elettrone o della situazione globale ed evitassero questa situazione. Tuttavia,
è stato rimarcato che non potrebbe esistere un siffatto sistema di comunicazione all’interno
dell’atomo, in quanto la velocità di “informazione” tra elettroni sarebbe maggiore di quella della
luce, che è la più alta velocità esistente… non esiste quindi spiegazione fisica di questo fatto.
Da questo principio nasce e si sviluppa il concetto di sincronicità, in collaborazione con lo
psicologo C. G. Jung, e di “non località”, due espressioni di un’unica legge profonda che lega e
connette ogni aspetto dell’esistenza.

Settimo Koan: oltre Einstein, il paradosso della non località

Le anomalie con cui i “quanti” si manifestano sono innumerevoli. Dagli esperimenti della doppia
fenditura, agli esperimenti di Ahronov e Bohm e di Weeler, la logica dei quanti sembra infrangere il
nostro abito mentale di considerarli degli “oggetti” nello spazio e nel tempo. I “quanti”, che
formano tutto ciò che esiste materialmente, mostrano una natura molto più complessa in cui la
relazione tra loro e con il campo universale è sempre presente.

Il paradosso della non località è sicuramente uno tra i più rivoluzionari fenomeni della fisica
quantistica. Esso dimostra l’esistenza di una dimensione oltre il nostro concetto di spazio e tempo,
che connette gli oggetti informandoli ad una velocità superiore a quella della luce e che quindi
rappresenta un ponte tra materia e coscienza. Vediamone insieme la storia.

Albert Einstein, insieme ai fisici Boris Podolski e Nathan Rosen, nel 1935 sostenne, con un
immaginario esperimento chiamato appunto EPR (Einstein-Podolsky-Rosen), che le speculazioni di
Heisenberg e Pauli fossero errate, in quanto in realtà non poteva esistere nessuna trasmissione di
informazioni ad una velocità superiore a quella della luce. La realtà sperimentale, tuttavia, dopo
quasi cinquant’anni ha contraddetto Einstein.

Non località: la telepatia atomica è più veloce della luce

“La telepatia atomica è più veloce della luce” è il titolo di un articolo apparso su “New
Scientist”, una delle più importanti riviste scientifiche del mondo, che esponeva i dati degli
esperimenti condotti dal fisico Gerhard Hergerfeldt nel 1993 presso l’Università di Gottingen, in
Germania, confermando gli esperimenti del fisico Alan Aspect all’Università di Parigi nel 1980.

Se già il principio di indeterminazione aveva evidenziato come il soggetto e l’oggetto sperimentale
erano inequivocabilmente legati, l’esperimento del fisico quantistico Aspect e dei suoi colleghi
sconvolge ancora più in profondità la logica deterministica della scienza attuale basata sulla
diretta causalità. Aspect contraddice le ipotesi di Einstein e conferma la validità del teorema
della diseguaglianza di Bell, che in breve si può esporre come segue: due sistemi quantistici che
abbiano interagito almeno una volta, non possono più essere considerati separati. Una sottile legge
di natura li connette anche se essi vengono allontanati tra loro fino agli estremi dell’universo.

Nell’esperimento di Aspect, due elettroni accoppiati con spin (rotazione) opposta venivano separati
a grande distanza. Si è osservato che quando un polarizzatore (osservatore) misura uno spin in una
certa direzione, automaticamente e simultaneamente lo spin dell’altra particella si orienta in
direzione opposta. Questo avveniva in modo istantaneo, senza possibilità di una connessione di
causa-effetto. La relazione di coppia non si cancella nel tempo, rimane una comunicazione oltre il
tempo.spazio che conosciamo. Questi esperimenti provano l’esistenza di una interrelazione tra due
particelle ad una velocità superiore a quella della luce, che li informa del loro stato reciproco…
come se essi potessero conoscere ciò che accade al loro gemello in un qualsiasi altro punto
dell’universo. L’accadere simultaneo dei due eventi relativi alla coppia di particelle separate
sconvolge in modo drammatico l’attitudine analitica e riduzionista della mente occidentale. Le
implicazioni di questo fenomeno possono essere enormi, se si tiene presente che all’inizio della
creazione tutta la materia di cui è composto l’universo era unita in una singolarity.

Considerazioni riassuntive

La fisica quantistica, addentrandosi nel cuore profondo della materia, scopre che essa è energia,
vuoto, onda vibrante in veloce movimento e mutamento; scopre il paradosso esistenziale della
duplice, “impossibile” natura di onda e di particella dei fotoni e gli elettroni, le unità prime
dell’intera esistenza. Scopre, anche, che ogni quanto di onda-particella è interconnesso con
l’intero sistema, ossia ogni frammento è intimamente legato all’intera esistenza come Oneness, e
quindi che tutte le parti dell’universo sono connesse tra loro dai campi elettromagnetici, come se
fossero legate da un’unica energia intelligente che si manifesta in differenti forze e processi di
creazione, conservazione e distruzione. Le leggi fisiche governano il Tutto come il Dharma, la legge
dell’esistenza.

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