Commento al “Canto della meditazione di Hakuin” 2f

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Commento al “Canto della meditazione di Hakuin” 2f

Commento di Rajneesh Osho al “Canto della meditazione di Hakuin”

– seconda parte e fine

PARTE SECONDA: Il paradiso della Terra Pura

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Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.

Quando si ascolta questa verità anche una sola volta con venerazione.
colui che l’apprezza e con gioia l’accoglie ha meriti infiniti.

Quanto più colui che si rivolge all’interno e conferma direttamente la
propria natura, che la sua natura è non-natura – tanto più ha trasceso
le parole vane.

La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un’unica cosa; dritta
corre la strada – non due, non tre.

Prendendo come forma la forma della non-forma, che vada o che ritorni,
egli è sempre a casa. Prendendo come pensiero il pensiero del
non-pensiero, che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.

Ampio il cielo dello sconfinato Samadhi, raggiante la luna piena della
saggezza con i suoi quattro pilastri.

Cosa resta da vedere?

Il Nirvana è chiaro dentro di lui, proprio questo luogo è il Paradiso
del Loto, proprio questo corpo è il Buddha.

L’uomo vive nell’illusione. L’uomo vive attraverso l’illusione. L’uomo
vive per l’illusione. Ecco dove ha origine la paura della verità.
Nessuno vuole la verità, sebbene tutti continuino a cercarla. Quella
ricerca è un inganno, quella ricerca è uno sfuggire. Cercare la verità
significa evitarla. Cercare significa guardare lontano, cercare
significa guardare in qualche altro posto, cercare significa mettersi
in viaggio. Cercare significa rimandare – cercare significa che
accadrà domani o dopodomani, non sta accadendo in questo preciso
istante. Non è qui, è là. Non è questo, è quello.

Ma se ti avvicini a me ti brucerai. Ti brucerai fino a diventare
cenere. Scomparirai. Quella però è l’unica vera speranza. Se scompari
così come sei adesso, rinascerai come realmente sei. Solo la scomparsa
della menzogna che tu sei diventato può essere la nascita della
verità. E la verità non è lontana, è semplicemente nascosta dentro di
te. E tu ti stai aggrappando alla menzogna. La tua personalità è la
menzogna.

Tu continui a tenere tutto nel cuore, e continui a recitare qualcosa
che non è affatto reale – fai qualcosa di diverso, esattamente
l’opposto di ciò che senti. Sei arrabbiato, e sorridi. Ti senti
ribollire dentro, sorridi. Hai voglia di gridare, e continui a
cantare. Hai voglia di fare qualcosa di diverso da ciò che fai, ma non
è possibile, non è conveniente, non è la cosa giusta da fare.

La società crea questa persona, questa maschera intorno a te, questa
personalità. Nel teatro greco avevano una sola maschera; tu ne hai
molte. Maschera sopra maschera, come gli strati di una cipolla. Se
togli una maschera, ce n’è un’altra, se togli anche quella, ce n’è
un’altra ancora. Questo è il primo Tu, il falso Tu – possiamo
chiamarlo ego. Ti è stato dato dalla società, è un dono della società
– dei politici, dei preti, dei parenti e degli insegnanti. Ti hanno
portato via la tua verità, e l’hanno sostituita con un surrogato. E a
causa di queste maschere non sai chi sei. Non sai esattamente quale
sia la tua. In realtà nessuna di esse lo è.

Lo Zen dice: se non conosci il tuo volto originale non sai cosa sia
Buddha. Perché Buddha è il tuo volto originale. Sei nato come un
Buddha, e stai vivendo una menzogna. Questo dono della società deve
essere eliminato. Questo è il significato del sannyas,
dell’iniziazione. Il giorno in cui vorrai diventare religioso, dovrai
mettere da parte le religioni. Il giorno in cui vorrai entrare in
relazione con Dio, dovrai mettere da parte ogni ideologia su Dio. Il
giorno in cui vorrai sapere chi sei, dovrai mettere da parte tutte le
risposte che ti sono state date. Tutto ciò che hai preso in prestito
da altri deve essere bruciato.

Ecco perché lo Zen è stato definito: “Additare direttamente il cuore
umano. Vedere la natura e diventare Buddha. Non basarsi sulle parole.
Una comunicazione al di fuori dai testi sacri”. Nessun testo sacro te
la può dare. E se tu continui a credere nella scrittura, la verità
continuerà a sfuggirti.

La verità è dentro di te

La verità è dentro di te. È lì che la devi incontrare. Non devi andare
in nessun posto. Ovunque tu vada rimarrai lo stesso. Puoi anche andare
sull’Himalaya, ma questo non cambierà nulla. Ti porterai dietro tutto
ciò che hai – tutto ciò di cui sei fatto, ti porterai dietro tutta la
tua artificialità.

Ovunque tu vada sari sempre lo stesso. Anche in Cielo, o
sull’Himalaya. Non puoi essere diverso. Il mondo non è fuori di te,
sei tu il mondo. Quindi ovunque tu vada porti il mondo con te. Il
reale cambiamento non deve essere di luogo, non deve essere esterno,
il reale cambiamento deve essere interiore.

menzogna parla sempre del passato e del futuro, non parla mai del
presente. Ma la verità è il presente. Proprio in questo momento! Essa
è qui e ora. Ecco quello che Hakuin intende.

proprio questo luogo è il Paradiso del Loto, proprio questo corpo è il Buddha.

Sotto le tue tante personalità, esiste il tuo volto originale, il Tu
trascendentale. Il Buddha. Esso è pura consapevolezza indivisibile. Il
primo Tu è il corpo fisico, il secondo Tu è il corpo della beatitudine
e il terzo Tu è il corpo essenziale.

E ricorda, non sto dicendo che il primo non è affatto utile. Se il
terzo esiste, allora anche il primo può essere ben utilizzato. Ma solo
se il terzo esiste. Se il centro funziona bene, allora anche la
periferia è a posto. Ecco cos’è successo all’uomo. Ecco perché in
Occidente molti pensatori credono che la vita sia senza senso. Non lo
è. È solo perché hai perso il contatto con la tua sorgente interiore,
da dove nasce il senso della vita.

Se non hai radici nella tua essenza di Buddha, non sboccerai. Non
canterai, non saprai cos’è la celebrazione. Ma come puoi conoscere Dio
se non conosci la celebrazione? Se hai dimenticato come si danza, come
puoi pregare? Se hai dimenticato come si canta e come si ama, allora
Dio è morto. Ma questo non è vero. Dio è morto dentro di te. Il tuo
albero è secco, la linfa scomparsa. Dovrai ritrovare le tue radici.
Dove trovarle? Le radici si devono trovare qui e ora. Questo è il
messaggio del Canto della meditazione di Hakuin.

Potrebbe sembrare che un uomo sia la somma dei suoi giorni, di tutto
ciò che fa dall’inizio alla fine. Ma questo non è il vero uomo. Ciò
che fai è solo alla periferia. Ciò che senti va un pochino più in
profondità. Ciò che sei davvero va alle radici. I Buddha vivono a una
tale profondità che noi non possiamo raggiungerli. Vivono in
un’eternità tale che il tempo non ne serba ricordo. La loro esistenza
è così trascendentale che non lascia tracce sulla Terra. Sono come
uccelli nel cielo: volano e non lasciano impronte.

Tu non sei ciò che fai. Quindi non preoccuparti troppo di ciò che fai,
comincia ad andare più a fondo nell’essere. Ecco perché tutte le
meditazioni sono fondamentalmente dei modi di stare seduti in silenzio
– così in silenzio che cessano tutte le azioni. A livello fisico e a
livello mentale: cessano le azioni e cessano i pensieri. Poiché anche
il pensiero è un’azione – a livello mentale stai facendo qualcosa.

Quando ogni fare scompare, e tu semplicemente sei, semplicemente
esisti, una presenza, allora la meditazione “accade”. Se siedi in
silenzio, senza fare nulla, giunge la primavera e l’erba cresce da
sola.

Oltre le azioni, i pensieri e i sentimenti c’è un altro uomo: quello
che esiste, che è in quanto essenza. Ma molti si mostrano nella loro
essenza raramente, se non mai. E addirittura pochissimi raggiungono il
nucleo della loro essenza, le fondamenta del loro essere. Solo coloro
che lo raggiungono sanno che la vita è una benedizione – pura gioia,
eterna celebrazione.

Ma se rimani in superficie, conosci solo l’infelicità, nient’altro che
agonia. Una grande sofferenza, nient’altro. Il primo Tu conosce solo
l’infelicità e l’agonia. Il terzo Tu conosce l’estasi di esistere e la
gioia di esistere. E il secondo tu non conosce né l’estasi né
l’agonia. Esso conosce il piacere-dolore, sta esattamente nel mezzo.

L’estasi è gioia straordinaria, senza limiti, gioia infinita. L’agonia
è infelicità senza confini, senza limiti. L’animale e il bambino
stanno esattamente tra questi due estremi. Il secondo Tu conosce il
gioco, conosce il piacere-dolore. Non conosce né la sofferenza né
l’estasi. Non conosce l’infinito.

Se il bambino va verso il primo Tu, come la società lo costringe a
fare, conoscerà l’agonia. Se invece incontra qualcuno che può aiutarlo
ad andare verso il terzo Tu, conoscerà l’estasi. Incontrare un maestro
non è altro che incontrare un uomo che ha conosciuto il suo essere
essenziale, così che può aiutarti ad andare verso il tuo.

Un maestro non deve essere imitato

Un maestro non deve essere seguito, un maestro non deve essere
imitato, un maestro deve solo essere compreso. E proprio in questa
comprensione è la rivoluzione. Vivere una vera vita è il modo che
l’uomo ha di liberarsi della menzogna che gli altri gli impongono.
Spogliato, nudo, naturale, egli è ciò che è. Si tratta di essere, non
di diventare.

Vedere la menzogna nello sforzo di trovare la verità vuol dire cadere
in un silenzio eterno. Quando vedi la menzogna della tua personalità,
sei immobile. Non c’è nient’altro da fare. Ecco perché sei immobile –
che cosa potresti fare?

Qualunque cosa cercherai di fare per trovare la verità, fallirai
sicuramente. Quando hai fallito completamente, quando hai visto il tuo
estremo fallimento e hai visto che non c’è più alcuna possibilità né
speranza per te di aver successo, allora, in quel silenzio, che cosa
farai? Starai semplicemente lì. Tutto si è fermato. Nella mente non
c’è più alcun pensiero.

Questa immobilità non è l’opposto dell’azione, non è causata dalla
volontà o dall’allontanamento dal mondo. Non possiamo allontanarci dal
mondo, visto che siamo il mondo. Il voler scappare ci mantiene
prigionieri.

Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.

Lo Zen definisce la condizione di non-mente “il Paradiso della Terra
Pura”. Non è un paradiso in senso cristiano, non si trova in cielo o
in qualche altra parte; è la condizione di non-mente.

Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.

Smetti di pensare e ti troverai lì. In realtà questo è il significato
della cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo. Non è stato cacciato,
non c’è nessuno che potesse farlo. Egli ha solo mangiato il frutto
dell’albero della conoscenza – è diventato una mente. Più sapere
accumuli, più diventi “mentale”. Adamo ha imparato tante cose, è
diventato una mente, ecco cos’è l’espulsione dal Paradiso.

Se egli potesse mettere da parte la sua mente, d’un tratto si
ritroverebbe in Paradiso, e si renderebbe conto di esserci sempre
stato. Anche quando pensava di averlo perso, non era vero. L’aveva
solo dimenticato. Era diventato tropo ossessionato dalla conoscenza –
ecco perché l’aveva dimenticato.

Il giorno in cui il bambino comincia a conoscere, perde il Paradiso.
Ogni Adamo lo perde continuamente. È successo nella nostra vita – in
ogni vita, a ogni bambino. Per pochi mesi il bambino vive nel giardino
dell’Eden. Non conosce nulla. Senza conoscere egli è non-mente –
semplicemente vive momento per momento. Non conosce ciò che è buono né
ciò che è cattivo, non fa distinzioni. Vive in completa sintonia con
la realtà. E qualunque cosa accada, la lascia accadere; non rifiuta
nulla.

Ma il giorno in cui incomincia a imparare il serpente lo mette in
trappola. Adesso ha cominciato a mangiare del frutto dell’albero,
prima o poi il Paradiso scomparirà. Le spiagge continueranno a esserci
ma smetteranno di essere belle. Le farfalle voleranno ancora sulle ali
del vento, ma per il bambino non esisteranno più. Per lui esisteranno
l’aritmetica, la geometria, la storia. I fiori continueranno a
sbocciare, ma non più per il bambino, perché sarà troppo occupato a
fare i compiti. Una volta ogni tanto, solo una volta ogni tanto, gli
capiterà di sentire un uccello cantare dalla finestra. Ma l’intera
società cerca di trascinarlo via da ciò.

L’espulsione dall’Eden avviene per mano della società, non per mano di
Dio. La società trascina ogni Adamo e ogni Eva fuori dal Giardino
dell’Eden. E una volta che sei diventato troppo mentale, è molto
difficile tornare a quella purezza, a quel
Paradiso della Terra Pura. Se non siete come bambini non entrerete nel
regno dei cieli.

Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.

È proprio lì! Nel battito del tuo cuore. Ogni tuo respiro va a toccare
il Paradiso della Terra Pura, in ogni momento. Ti fa vivere. Ogni
notte, quando ti addormenti e i sogni scompaiono, tu sei di nuovo lì.
Ecco perché la mattina ti senti così fresco, di nuovo giovane,
ringiovanito. Hai fatto un breve viaggio nel Paradiso della Terra
Pura.

Quando si ascolta questa verità anche una sola volta con venerazione.
colui che l’apprezza e con gioia l’accoglie ha meriti infiniti.

Non si tratta di ascoltare la verità molte volte; se l’ascolti anche
una sola volta, se l’hai compresa, anche per un solo momento, con
profonda fiducia e venerazione, essa è tua per sempre. Il dubbio
distrae. Il dubbio non ti permette di vedere la verità. Ascolta con
venerazione, con amore. Sii in relazione con ciò che ascolti.

Quando si ascolta questa verità anche una sola volta con venerazione.
È sufficiente.

Quanto più colui che si rivolge all’interno…

Anche solo ascoltare la verità è una liberazione, “quanto più colui
che si rivolge all’interno” – colui il quale non solo ascolta, ma si
guarda dentro e la vede…

e conferma direttamente la propria natura, che la sua natura è non-natura…

Quando guardi profondamente dentro di te, non trovi più nulla che
ostacola la tua visione. É uno spazio puro. La tua natura è
non-natura. Essa è vuoto, sunyata. tanto più ha trasceso le parole
vane.

Solo quando guardi nella tua natura… e non trovi nulla… lì trovi
soltanto un vuoto infinito. Le parole non avranno più alcun
significato, hai trasceso le parole. Hai guardato nella tua natura e
adesso sai che nessuna parola può spiegarla, nessuna parola può
definirla e nessuna parola può nemmeno indicarla. Tutti i testi sacri
perdono di significato.

La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un’unica cosa.

Quando guardi dentro di te e non trovi alcun contenuto, hai percepito
la tua non-natura e hai visto il tuo cielo interiore.

La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un’unica cosa;

L’origine e lo scopo sono un’unica cosa. Ora non devi più andare da
nessuna parte, sei arrivato alla tua origine. Ed essere all’origine è
anche essere allo scopo finale. Essere all’inizio è essere alla fine.

dritta corre la strada – non due, non tre. Prendendo come forma la
forma della non-forma, che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.

E una volta che hai visto la forma della non-forma, una volta che hai
visto il pensiero del non-pensiero, una volta che hai visto la natura
della non-natura, sei un essere completamente nuovo.

che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.

Allora, ovunque tu sia sei a casa. In prigione sei a casa, nel tempio
sei a casa, nel negozio sei a casa, sull’Himalaya sei a casa, in mezzo
alla folla sei a casa. Una volta che hai visto il tuo centro, il tuo
essere essenziale, allora hai visto un bagliore della tua essenza di
Buddha. A questo punto ovunque tu sia sei a casa, poiché tutto è la
tua casa, e non hai alcun bisogno di lasciare il mondo.

dritta corre la strada – non due, non tre. È una strada semplice – una sola.

che vada o che ritorni, egli è sempre a casa. Prendendo come pensiero
il pensiero del non-pensiero, che canti o che danzi, tutto è la voce
della verità.

Quindi, qualunque cosa tu faccia, esprimi la verità – qualunque cosa.
Mangiando esprimi la verità. Camminando, esprimi la verità. Qualunque
cosa tu faccia, non puoi evitare di esprimere la verità. Tu sei la
verità. La menzogna è stata eliminata.

Che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.

Ampio il cielo dello sconfinato Samadhi,

raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.

Cosa resta da vedere?

Il Nirvana è chiaro dentro di lui,

proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,

proprio questo corpo è il Buddha.

Ricorda la parola “questo”.

Proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,

E una volta che hai conosciuto la tua origine, ovunque tu sia, sei nel
Paradiso del Loto.

Proprio questo luogo è il Paradiso del Loto, proprio questo corpo è il Buddha.

Lo Zen parla di quattro saggezze.

Ampio il cielo dello sconfinato Samadhi,

raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.

La prima saggezza è chiamata “la saggezza dello specchio”. Quando non
ci sono pensieri tu diventi uno specchio. La seconda saggezza è
chiamata “la saggezza dell’identità”. Quando diventi uno specchio
senza pensieri, tutte le distinzioni scompaiono dal mondo. Allora ogni
cosa è una sola. Allora la rosa, l’uccello, la terra, il cielo, il
mare, la sabbia e il sole sono tutti un’unica cosa, un’unica energia.
La seconda saggezza, la saggezza dell’identità, nasce dalla prima,
quando sei uno specchio. Ogni dualità scompare.

E dalla seconda nasce la terza saggezza, “la saggezza della visione
spirituale”. Quando hai visto che ovunque nel mondo esiste un’unica
energia, allora puoi vedere, dentro di te, che anche tu sei quella
energia. Allora, colui che vede e ciò che è visto diventano uno.
Quella è la terza saggezza, la saggezza della visione spirituale. La
visione spirituale apre quello che gli yogi chiamano “il terzo occhio”
e che Buddha chiama “l’occhio della verità”. Quello che anche Cristo
chiama “l’unico occhio”, quando due occhi diventano uno.

E dalla terza saggezza nasce la quarta, “la saggezza della
perfezione”. Quando hai visto che tutto è la stessa cosa, e quando hai
guardato dentro di te e hai visto che anche l’esterno e l’interno sono
la stessa cosa, sei diventato perfetto. In effetti, dire che sei
diventato perfetto non è la verità: sei sempre stato perfetto. Adesso
ti è stato rivelato – si tratta solo di una rivelazione. In quel
momento lo sai…

Proprio questo luogo è il Paradiso del Loto, proprio questo corpo è il Buddha.

A questo proposito è interessante riportare i seguenti brani dalla
Chandogya Upanishad (III 12 e 14) e il brano scritto da Schrödinger,
entrambi citati nel libro “Il vangelo secondo la scienza” di
Piergiorgio Odifreddi, ed Einaudi tascabili.

L’atman è l’anima individuale e brahman è lo spirito universale.
L’espressione più concisa della coincidenza tra le due entità si trova
in due formule mistiche, il raggiungimento della cui comprensione è
considerato dagli induisti il vero punto di arrivo del percorso di
liberazione:

La forma soggettiva dell’aham brahman asmi: io sono brahman

E la forma oggettiva del tat twam asi : tu sei quello

Ciò che si chiama brahman è lo spazio esterno all’uomo, ma questo
spazio che è esterno all’uomo è lo stesso che è interno all’uomo, e
questo spazio che è interno all’uomo è lo stesso che è dentro il
cuore.

E l’atman che è dentro il mio cuore, che è più piccolo di un grano di
riso, di un grano d’orzo, di un grano di senape, di un grano di
miglio, questo atman che è dentro il mio cuore è più grande della
terra, più grande dello spazio, più grande del cielo, più grande di
tutti i mondi, ed è lo stesso brahman.

Schrödinger conclude il suo scritto (Che cos’è la vita?) affermando
che la coscienza è in grado di controllare la materia, in accordo con
le leggi della natura. La coscienza soggettiva viene sempre
sperimentata singolarmente e individualmente. D’altro canto, le varie
coscienze individuali producono un’unica immagine del mondo.

La sola possibilità è di accettare l’esperienza immediata, che la
coscienza è un singolare di cui non si conosce plurale; che esiste una
sola cosa, e che ciò che sembra una pluralità non è altro che una
serie di aspetti differenti della stessa cosa, prodotta da
un’illusione (il maya indiano); la stessa illusione è prodotta da una
galleria di specchi, e allo stesso modo Gaurisankar e il monte Everest
risultano essere la stessa vetta vista da differenti vallate.

Consapevolezza illuminata

La consapevolezza è una sola e consapevolezza significa illuminazione.

La persona comune non è consapevole, ma crede di esserlo – e proprio
questa convinzione le impedisce di diventarlo. L’uomo comune vive
inconsapevolmente, perché crede di essere già consapevole. Ha
ingannato se stesso, si è illuso. La consapevolezza è sempre
illuminazione. Essere consapevole significa essere un Buddha, e tutti
hanno questa possibilità.

Gli uomini continuano a pensare che quello che hanno sia tutto quello
che possono avere. Invece non è nemmeno l’inizio, il viaggio non è
ancora cominciato. Sei profondamente addormentato! Ma forse sogni di
fare un viaggio, e nel tuo sogno puoi andare fino all’angolo più
remoto della Terra e continuare a credere di essere un viaggiatore. Ma
per tutto il tempo, qui e ora, stai dormendo.

L’unica consapevolezza è qui e ora, è di questo momento. Se sei
presente in modo totale, profondo, a questo momento, allora sei
consapevole. E proprio in questa intensità diventi una fiamma
luminosa., una fiamma senza fumo. Ecco cos’è l’illuminazione. Essa non
conosce passato e non conosce futuro – né un altro tempo, né un altro
mondo. Un grande poeta, Paul Eluard, ha detto: “Esiste un altro mondo,
ma è nascosto in questo”. Ed è esattamente così: Dio esiste, ma non da
qualche altra parte, è nascosto in questo momento. Quando tu esisti
nel momento presente sei consapevole. La consapevolezza appartiene al
presente, è una sorta di presenza.

Se sei inconsapevole, non sei soddisfatto e desideri un futuro
migliore; non sei soddisfatto del passato e proietti davanti a te un
futuro. Ma la proiezione del futuro è il frutto del passato, e il
futuro è destinato a essere uguale al passato. Forse un po’ diverso
qua e là, ma non molto. Qualcosa di leggermente cambiato, abbellito,
ma l’essenza è sempre e comunque la stessa. Sarai di nuovo
insoddisfatto, e di nuovo proietterai un futuro.

L’uomo è profondamente scontento e continua a proiettare un Paradiso
da qualche parte. Quel Paradiso non arriva mai – non può. È già venuto
– è già qui. L’uomo non ha mai lasciato il Giardino dell’Eden. Il
Giardino dell’Eden è tutto ciò che esiste, il Paradiso è ovunque. Ed è
il mondo di Dio: dove può Dio cacciare Adamo? Dove? Non esiste un
altro mondo. È impossibile essere cacciati da qui. Quell’Adamo e
quella Eva siete voi. Voi accumulate conoscenza, mangiate dall’albero
della Conoscenza e diventate inconsapevoli.

Improvvisamente vi renderete conto con sorpresa di non essere mai
andati da nessuna parte. Di essere sempre stati in Paradiso.
L’inconsapevolezza ha una dimensione sola, è molto limitata. La
Consapevolezza è aperta e vasta. Essa è come il cielo, non ha confini.
È naturale che abbia più sapore, ha molto sapore.

Una volta che sei consapevole ti accorgi di aver raggiunto la
beatitudine. La beatitudine segue la consapevolezza come un’ombra. Una
volta che sai chi sei, hai tutto ciò che puoi sognare, che hai sempre
sognato. E anche di più, infinitamente di più.

Solo coloro che si sono risvegliati conoscono il rosso, l’oro, il
verde degli alberi. Solo coloro che si sono risvegliati conoscono la
bellezza degli oceani, della sabbia e del sole. Solo coloro che si
sono risvegliati conoscono l’immensa gioia dell’amore, dell’essere in
relazione, del comunicare, del condividere. Solo coloro che si sono
risvegliati sanno che benedizione sia questa esistenza, Loro lo sanno,
gli altri cercano soltanto, desiderano, brancolano nel buio del loro
essere.

Un albero può elevarsi in alto verso il cielo solo se scende
profondamente nella terra. Solo un uomo che è profondamente radicato
nella terra può avvicinarsi profondamente a Dio. Solo un uomo che sa
ridere, gioire ed essere allegro può pregare. Le sue radici nella
terra gli daranno sufficiente nutrimento per pregare. Egli sarà grato,
e solo allora potrà pregare. Dio ha senso solo quale frutto della tua
gratitudine.

L’uomo veramente saggio ha sempre coraggio per scherzare un po’, per
fare il buffone. La vera saggezza ha sempre il coraggio di essere un
po’ folle. Così come il vero folle è un po’ saggio. Poiché il vero
uomo è sempre un incontro di opposti. L’incontro di terra e cielo,
l’incontro di estate e inverno, l’incontro di giorno e notte,
l’incontro di saggezza e follia.

Che cos’è l’amore?

Se tu conoscessi l’amore conosceresti tutto ciò che è importante
conoscere, non rimarrebbe altro. Quando hai conosciuto l’amore, hai
conosciuto Dio, hai conosciuto l’essenza di Buddha, il corpo
essenziale, il corpo della verità.

L’amore è in questi tre corpi. L’amore fisico lo conosci: è sesso,
l’infatuazione del corpo. Esso non è profondo, così come non lo è il
corpo fisico. Ed è quello che tu chiami amore, innamoramento. Ma è una
sorta di caduta: “cadi nell’amore”.

metti radici. Smetti di oscillare, tutte le onde scompaiono e tu
diventi una pozza silenziosa. Questo dovrebbe essere il significato
dell’amore.

E infine c’è un terzo tipo di amore, che viene dal corpo essenziale.
Quell’amore dovrebbe essere chiamato preghiera. In esso ci si eleva,
non si cade. Il primo amore è una caduta; il secondo è uno
stabilizzarsi, un radicarsi, un centrarsi. E il terzo amore è un
elevarsi nel cielo, ti dà le ali.

Quando io parlo di amore intendo sia il secondo che il terzo. Poiché
il terzo accada, il secondo è necessario. Ma io non sono contro il
primo, non sono contro l’amore fisico, poiché se non cadi molte volte
non riuscirai a stare saldo sulle gambe. Cadi tutte le volte che puoi,
in modo da imparare a non cadere. Dal primo tipo di amore si deve
trovare il secondo, e dal secondo il terzo.

Questa terra è splendida; questa terra è un’opportunità, una grande
opportunità di sperimentare. La tua esistenza è un esperimento;
dovresti sperimentare il più possibile, non dovresti sprecare nessuna
opportunità di farlo. E ogni momento ti porterà un pochino di
saggezza. Ed è allora che inizia la strada difficile. Un uomo che
cerca sempre di stare al sicuro, in salvo, non imparerà mai niente.

Io sono completamente a favore di questi tre tipi di amore. Impara le
strade del primo, le strade del corpo. E poi vai oltre, perché c’è
molto di più. Non restare confinato lì, è un passaggio per raggiungere
il secondo corpo, il corpo della beatitudine.

A volte, quando l’amore fisico è molto profondo, può succedere che dal
secondo corpo giungano momenti di beatitudine. Ma ricorda: quando un
uomo e una donna fanno l’amore, e improvvisamente si sentono in
estasi… quell’estasi non viene dalla donna, né dall’uomo. La donna
non ha niente da darti, e nemmeno l’uomo. Tutto ciò che è possibile
tra un uomo e una donna è una sorta di fusione l’uno nell’altra: si
dimenticano di se stessi per un momento, la coscienza di sé
scompare… e questo è tutto.

E quando tale fusione avviene, qualcosa del secondo corpo, che è
dentro di te, comincia a fluire, perché l’ego non la sta più
ostacolando; perché tu sei così assorbito dall’uomo o dalla donna,
nell’uomo o nella donna, che ti sei dimenticato di te stesso, sei in
uno stato di ebbrezza. In quel momento non sei un sé, né un ego, e
qualcosa si traspira dal secondo corpo.

Ecco perché ti senti beato, ecco cos’è quello che chiamiamo “orgasmo”.
In realtà non ha niente a che vedere con il sesso. Una volta che hai
capito il suo processo lo puoi provare tutte le volte che vuoi senza
fare sesso. Puoi semplicemente sederti, lasciarti andare, ed esso
comincia a traspirare.

Puoi raggiungere quell’orgasmo senza cercare un uomo o una donna, ma
prima devi imparare attraverso un uomo o una donna. Io non sono contro
il sesso, sono a favore. È bello e fa bene, nei suoi limiti; purtroppo
non va lontano. Devi andare oltre, devi trovare la vera fonte della
beatitudine, da dove viene. Essa viene dal tuo centro profondo. Sei
così assorbito nella donna da credere che venga da lei. La donna è
così assorbita in te da credere che venga dall’uomo.

Non viene affatto dall’altro, viene dal tuo nucleo più profondo. Ma tu
non sei consapevole di quel nucleo. Diventalo sempre di più. Mentre
fai l’amore diventa consapevole del luogo da cui giunge la
beatitudine, da quale direzione, e muoviti in quella direzione. E fare
all’amore può diventare una grande meditazione. Questo è il Tantra –
questa è la via del Tantra.

Una volta che hai imparato come raggiungere l’orgasmo attraverso il
tuo corpo della beatitudine, ti sei liberato dall’altro, non sei più
dipendente. E quando non sei dipendente dall’uomo o dalla donna il tuo
amore diventa non possessivo. Solo allora il tuo amore non è più
politico. Non riduci la donna a una cosa, la libertà rimane intatta.

Più entri nel sesso più diventi dipendente dall’altro, perché credi
che l’origine della gioia sia l’altro. E hai paura che qualcuno te lo
possa portare via – la donna potrebbe andarsene, l’uomo potrebbe
andarsene, o girarti le spalle. Hai paura – e a causa di questa paura
cominci a possedere. A causa di questa paura diventi geloso. L’amore
sessuale non può andare oltre la gelosia; la gelosia è radicata al
sesso.

Una volta che sai che la beatitudine viene dal tuo nucleo più
profondo, il senso di possesso scompare. Allora ami e non domandi, ami
e non poni condizioni al tuo amore. E quando hai messo radici nel
secondo corpo, e hai smesso di cadere e di inciampare nell’amore, ti
stai avvicinando al vero significato di amore.

Una volta che sei diventato stabile, che hai messo radici, e hai
cominciato a gioire del tuo corpo della beatitudine, un giorno,
improvvisamente, vedrai che qualcos’altro, molto più beato della
beatitudine stessa, ti sta raggiungendo. Dei raggi, più beati della
beatitudine stessa, ti stanno raggiungendo. E stanno venendo dal tuo
interno, dal tuo tempio interiore. Allora cominci a cercarli, e
cominci a elevarti. Smetti di cadere e l’albero comincia a crescere
verso il cielo. E quando raggiungi l’origine del tuo essere – il corpo
essenziale, il corpo di Buddha, il corpo della verità – realizzi
l’amore.

Reincarnazione

Io non voglio che tu muoia, io voglio che tu viva, e che tu viva in
modo autentico. La morte giungerà quando sarà il suo momento. Quando
il tempo è maturo la morte è bella. Quando il frutto è maturo cade da
solo. Quando hai vissuto la tua vita in modo totale, la morte è una
gioia, perché significa rilassarsi di nuovo nell’universo. Le onde
scompaiono di nuovo nell’oceano, per riposarsi – per un’altra vita,
prima o poi, perché sorga un’altra onda.

É come quando cala la notte dopo che hai vissuto un intero giorno. La
notte è così bella! Puoi andare a letto e dimenticare tutto: il
disordine, l’ansia, il lavoro, la stanchezza. Scivoli in una piccola
morte ogni notte. E coloro che scivolano veramente nella morte ogni
notte sono benedetti, perché la mattina risorgono, rinascono. Sono di
nuovo freschi, di nuovo pronti a fare le molte cose che la vita
richiede. Non sono più stanchi, il loro cuore sta danzando di nuovo,
sono freschi. E sono pronti a saltare nel disordine della vita e
vivere un altro giorno.

Allo stesso modo tu morirai in questo corpo, e riposerai nella terra,
riposerai nel cielo, riposerai per tutto ilo tempo necessario. E
quando sarai pronto a rinascere – un altro giorno, un’altra
resurrezione, un altro corpo – tornerai indietro. Questo andrà avanti
finché non finirai il lavoro che ti è stato affidato, finché non
compirai il tuo destino. Fino a che non realizzerai che tu non sei il
corpo fisico, e non sei nemmeno il corpo della beatitudine… tu sei
un Buddha.

Il giorno che ti renderai conto di questo – non a parole, non
intellettualmente, non dicendo “penso”, ma totalmente, interamente, in
modo che la comprensione sia assoluta, che non sia una logica
conclusione, ma un’esperienza, un’esperienza esistenziale di cui tu
sia il testimone – quel giorno, tu sparirai. E allora non tornerai
indietro su questa terra in forma corporea.

Allora nascerai in Dio, incorporeo. Allora diventerai Dio. Allora
fluirai per l’eternità. Allora sarai un fiore di loto, invisibile agli
occhi comuni. Allora sarai pura fragranza, in eterno. Ma finché questo
non succede, ogni morte è una nuova nascita. E ricorda: io sono qui
per insegnarti come vivere in questo momento, in questo giorno.

Nel frattempo, lasciate che la vostra vita sia una canzone, una gioia,
una celebrazione. Quando siete felici siete con me e con quanti stanno
pregando in questo medesimo istante.

Perché spesso ripetiamo il medesimo tipo di esperienza?

Perché l’uomo vive nello stesso circolo vizioso sempre e comunque, una
vita dopo l’altra?

La ragione è molto semplice; perché non vivete realmente. Ecco perché
vuoi ripetere. Se tu vivessi realmente non ci sarebbe alcun bisogno di
ripetere. Se tu avessi amato e conosciuto l’amore non ci sarebbe
nessun bisogno di ripetere. Avresti chiuso con quell’esperienza. Ogni
volta che conosci una cosa completamente, hai concluso. Quando una
cosa continua a essere sconosciuta, tu la brami. È naturale: non fai
che desiderare. Non hai amato in questa vita, e desideri un’altra
vita. Non hai amato questa donna, e desideri un’altra donna. Non hai
amato questo uomo, e desideri un altro uomo. In qualche altro mondo,
su qualche altro pianeta.

Non sei stato capace di vedere, riconoscere, realizzare chi sei in
questa vita, e ne desideri un’altra. Ciò che è incompleto desidera
essere completato. Ecco perché io dico: Vivi totalmente! Vivi
profondamente! Qualunque cosa desideri fare, falla! Non evitare nulla,
e non reprimerti, altrimenti dovrai tornare ancora, ancora e ancora.

Maturità è sapere che non c’è niente che si deve fare. Maturità è
accettare l’esistenza per quello che è: essa esiste (yatha bhutam).
Maturità è non desiderare che le cose siano diverse. Maturità è
rilassarsi nel Tutto. Immaturità è conflitto, lotta. Quando la parte
lotta contro il Tutto c’è immaturità. Quando la parte arriva a essere
in sintonia con il Tutto, in armonia con il Tutto – non per sconfitta,
ma per comprensione – c’è maturità. Non c’è niente che si possa fare.
Comprenderlo è maturità.

E anche comprendere che nulla è importante. Lascia che questa cosa
penetri profondamente nel tuo cuore: nulla è importante, ogni cosa va
bene così com’è; questa è maturità. Se non capisci queste cose rimani
infantile. Se entri dentro di te, non troverai nessuno, c’è un
silenzio assoluto. È quello che Buddha intende quando dice “anatta”,
non-sé. Quando conoscerai non troverai te stesso, lo troverai solo
nell’ignoranza. Se non conosci sei, se conosci scompari. La luce della
conoscenza è abbastanza forte per far scomparire l’oscurità dell’ego.

È molto raro trovare una persona matura. Quando trovi una persona
matura hai trovato un Buddha. Gli altri stanno tutti desiderando,
anche se in modo diverso. C’è chi desidera il denaro e chi la
“moksha”, chi desidera il potere e chi Dio. C’è chi vuole provare al
mondo esterno di essere qualcuno e chi vuol provarlo a se stesso. Non
c’è niente per cui crescere, non c’è nessun luogo dove andare, non c’è
scopo alcuno. Sei già nel luogo in cui vuoi andare, quindi non potrai
mai arrivarci, anche se cerchi di farlo. Perché ci sei già – e lo
sforzo è ridicolo, assurdo.

Ecco perché c’è così tanta infelicità nel mondo: perché cercate di
arrivare in un posto in cui siete già. Ma, naturalmente, non potete
farlo, e quindi siete presi dal panico. Poiché non ci arrivate, siete
sempre più frustrati. Poiché non ci arrivate siete sempre più oppressi
dall’ansia e dall’angoscia. Cominciate a creare un inferno intorno a
voi – vi sentite falliti, dei nessuno. Più sei disperato e più ti
sforzi di arrivarci. Ma non puoi arrivare dove sei già. Se lo
comprendi, all’improvviso ti illumini. L’illuminazione non è graduale,
è improvvisa.

Rilassati in questo momento, lascia che questo momento sia. E,
improvvisamente, tutto comincerà a esplodere dentro di te. In quel
momento sarai maturo; quello sarà il momento della tua comprensione
silenziosa. E allora vivrai come un uomo comune, ma in modo
straordinario; vivrai nel mondo ma non ne farai più parte: l’hai
trasceso, sottilmente, senza sforzo. L’hai trasceso senza lottare.
Potrai continuare a giocare, ma saranno solo giochi, non sarai più
serio.

È tutta una commedia – va bene, divertiti, ma non farti inghiottire.
Nel momento in cui sei serio sei posseduto dal mondo. La serietà
indica che il mondo ti possiede, la non-serietà indica che il mondo
non ha più potere su di te.

Ricorda: Dio ti ha creato perfetto! Questo mondo è perfetto, e tu sei
un essere perfetto. Ascolta Hakuin: “Sin dal principio tutti gli
esseri sono dei Buddha”. È così! E tu stai cercando di diventare un
Buddha, stai cercando di diventare perfetto. Sei tu che crei la tua
infelicità. Fallisci, e quando fallisci sei infelice.

La beatitudine

Poche persone riescono a vivere senza l’infelicità. L’infelicità ti dà
il senso dell’esistenza, ti definisce. L’infelicità ti dà l’ego,
l’identità. L’infelicità ti dà qualcosa a cui attaccarti, a cui
aggrapparti.

La beatitudine è molto evanescente. Puoi possedere l’infelicità, ma
non puoi possedere la beatitudine – al contrario è la beatitudine a
possedere te. Puoi controllare l’infelicità ma non la beatitudine.
Nella beatitudine devi scomparire; colui che controlla deve
scomparire. Pochissime persone possono permetterselo, hanno tutti
paura di addentrarsi nell’ignoto!

Di certo ti è capitato di sentire la famosa affermazione di Cartesio:
“Cogito ergo sum”. In un certo senso è vero – non in quello che
intende lui, ma in un senso completamente diverso, è vero. Nel momento
in cui il pensiero finisce, anche tu finisci. Ecco perché non ti puoi
permettere di non pensare.

Nella beatitudine i pensieri scompaiono. Nella beatitudine non ci sono
pensieri. La beatitudine non è pensiero. E anche se ti rendi conto di
essere beato, ti succede solo più tardi, quando la beatitudine se n’è
andata, quando quel momento è scomparso. Quando l’uccello è volato di
nuovo verso l’ignoto e tu sei lasciato nella tua infelicità – allora
ricordi, rievochi. È sempre un ricordo. La beatitudine è così vasta…
ti spinge via. Arriva come una marea, e tu svanisci. Se sei pronto a
morire, se sei pronto a scomparire, se sei pronto a perderti… solo
allora riesci a lasciare andare l’infelicità.

Quando sei infelice tutto il mondo ti ha in simpatia. Quando sei
felice tutti sono gelosi di te, nessuno ti può perdonare. Quando sei
infelice tutti sono così gentili con te, così amichevoli, così
generosi. Quando sei felice ti sono tutti nemici. Il mondo intero
diventa nemico di un uomo beato.

Sei infelice perché hai deciso di essere infelice. Forse la decisione
è inconscia – e tu devi essere conscio delle tue decisioni, solo
allora puoi abbandonare, perché niente può essere abbandonato
dall’inconscio. L’inconscio conserva tutto. Una volta che fai una cosa
inconsciamente sarà conservata per sempre, a meno che tu non la porti
alla consapevolezza, e poi la butti via.

Il tuo inconscio è una cantina dove non vai mai e dove continui a
buttare cose. Ogni volta che sei infelice ti reprimi. Se i tuoi occhi
sono pieni di lacrime, cerchi di sorridere – butti quelle lacrime
nell’inconscio. Se sei furioso, reprimi la rabbia, così come la
sessualità, l’avidità.

Continui a buttare queste cose in cantina, ed esse creano uno
straordinario processo alchemico. Tutte queste cose che si incontrano,
che si mescolano… sembra il laboratorio di un alchimista. Solo che
funziona alla rovescia: tu trasformi l’oro in metallo vile.

Devi portare la tua infelicità alla consapevolezza. Devi guardarla in
faccia. E vedere una cosa in modo completo, riconoscerne l’assurdità,
significa lasciarla cadere. Anzi, non c’è più bisogno di lasciarla
cadere, perché nel vederla la lasci cadere. Vedere è trasformazione.
Ihi passika, dice Buddha: vieni e vedi.

La fede viene dalla paura

Se tu sapessi non avresti bisogno di credere. Ogni fede viene
dall’ignoranza. Fede significa ignoranza. Buddha sa, non crede. Io so,
non credo. Ma perché tu credi? Da dove viene la tua fede? Non viene
dalla tua esperienza, quindi da dove viene? O hai paura dell’Inferno o
brami il Paradiso. Hai bisogno di un padre, hai bisogno di qualcuno
che controlli il tuo destino, hai bisogno di qualcuno a cui guardare.

E ogni fede si basa sulla paura, i vostri dei non sono altro che paure
personificate. I vostri dei non parlano affatto del divino, parlano
della vostra patologia, delle vostre menti. Ogni fede ha radici nella
paura e una persona è veramente religiosa solo quando tutte le sue
paure e tutti i suoi credo sono stati dati alle fiamme, tutti i testi
sacri e gli idoli distrutti. Quando ti sei liberato della fede sei
pronto per la verità.

Forse temiamo più la vita che la morte

La morte è l’ignoto. Non puoi avere davvero paura di qualcosa che non
conosci. La paura è una reazione – devi conoscere qualcosa per averne
paura. E quando qualcuno dice “ho paura della morte”, in realtà sta
dicendo che ha paura di perdere la vita. La morte è qualcosa di
totalmente sconosciuto. Quindi, tutti hanno paura della vita – il
problema è la vita, non la morte. É la vita che ti dà angoscia e notti
insonni.

E che cos’è la paura della vita? Una è che la vita sta passando e tu
non hai ancora vissuto. Questo genera panico, il panico fondamentale –
che la vita ti sta fuggendo di mano, che ogni momento hai sempre meno
vita e tu non hai ancora vissuto. Ti viene una grande paura: ti
sfuggirà? Ci riuscirai questa volta? Sembra che questa sia l’unica
vita e che ogni giorno assomigli sempre più a una landa desolata. Da
qui la paura.

La seconda è che la vita, alla fine, conduce alla morte. La morte è il
crescendo della vita, il tocco finale. Anche la paura della morte è
fondamentalmente paura della vita. – del fatto che la vita un giorno
condurrà alla morte. Del fatto che ci saranno gli alberi, ci saranno i
fiori, giungerà la primavera, l’erba sarà verde e tu non ci sarai.

Ma nemmeno mentre ci sei vivi tutto questo con intensità. Prima o poi
l’erba crescerà sulla tua tomba e tu non potrai camminarci sopra – ma
mentre ancora puoi provare la gioia di sentire l’erba, le gocce di
rugiada, la frescura e la luce del mattino, non riesci a goderne.
Poiché non sei capace di goderti la vita, ecco che ne hai paura. E la
vita sta andando verso la morte, l’ignoto. Ciò che si conosce svanisce
sempre nell’ignoto. La luce svanisce sempre nell’oscurità.

Quindi, un giorno la vita ti porterà davanti alla porta della morte.
Ma perché non stai vivendo? Che cosa ti impedisce di vivere? Ti sei
posto delle condizioni, ecco che cosa te lo impedisce. Ti sei posto
delle condizioni: solo se questo succede sarò felice. E non è previsto
che la vita corrisponda alle tue aspettative. Tu devi arrenderti alla
vita. Ma le tue condizioni ti impediscono di farlo. Devi abbandonarle
tutte. Devi dire: qualunque cosa succeda gioirò; sarò felice
incondizionatamente.

Un uomo che vuole davvero vivere, vive senza porre condizioni; non
pretende niente dalla vita, ma dice: “Qualunque cosa succeda, io
danzerò. Qualunque sia la situazione, io danzerò, la vivrò, ci entrerò
con tutto il mio essere”. Allora la paura della vita scomparirà. Se la
vivi, la vita non fa paura – se non la vivi, la vita genera paura.

La vita sta scomparendo, e tu stai sprecando una grande opportunità –
e questa opportunità potrebbe non tornare mai più. Questa non è la tua
unica vita, sei passato attraverso molte vite. Hai vissuto per
l’eternità in più di mille forme e la vita ti è sempre sfuggita. L’hai
sempre mancata a causa delle tue condizioni. Valutale, in modo da
lasciarle cadere. Cerca di amare per la pura gioia di amare e di
vivere per la pura gioia di vivere. Sii edonista, un epicureo. Devi
attraversare il Giardino di Epicureo, solo allora raggiungerai il
tempio di Buddha – altrimenti no.

Sii felice, in questo luogo. E ricorda: non sto dicendo che questo sia
tutto quello che c’è da vivere. Epicureo è il principio di Buddha. Tu
puoi fermarti a Epicureo, e allora ti lascerai sfuggire molte cose. Ma
è meglio fermarsi a Epicureo che non entrarci affatto, perché in tal
caso ti sfuggirebbe ogni cosa. Io ti insegno l’edonismo spirituale –
questo è il mio messaggio. Innanzitutto sii edonista per quel che
concerne il corpo, e siilo per quel che concerne il secondo corpo, e
poi sii edonista completamente nel terzo corpo.

Buddha è orgasmico. Ma tu devi imparare l’orgasmo del fisico, devi
cominciare dall’abc. Ci sono persone che saltano direttamente all’xyz,
senza sapere nulla sull’abc. Non hanno ancora imparato a vivere col
corpo nel mondo e vogliono vivere in Paradiso. Non ci riusciranno,
sarà impossibile. Se per caso ti accogliessero in Paradiso che cosa
faresti? Saresti infelice come lo sei qui, forse di più, perché la
vita sarà più emozionante, più eccitante. Ci sarà più esplorazione,
più amore, più intensità in ogni cosa. Ci sarà più passione. Che cosa
farai lassù?

Il Paradiso non conosce moderazione, è eccesso, estasi. Comincia con
l’imparare come non porre condizioni. A causa di piccole condizioni
gli uomini si lasciano sfuggire molte cose. Quando non respingi nulla,
quando accetti tutto, assolutamente, allora sbocci. Sbocci in un loto
dai mille petali, in un sahasrar.

La spinta a creare dalla prima ondata. È l’inizio e la nascita della
preghiera. Seguila. Essere creativi significa essere religiosi. Ciò
che importa non è quello che crei ma la creazione in sé. In quella
stessa creatività comincia a succedere qualcosa che non è di questo
mondo.

Quando crei ti perdi nella tua creazione. Per esempio, se dipingi, o
canti, o suoni uno strumento, o danzi cominci a scomparire. C’è
veramente danza quando il danzatore non c’è più. É nelle mani di Dio.
Non può nemmeno dire “sto danzando”, può solo dire “Dio si è
impossessato di me, sono posseduto. Dio sta scrivendo dentro di me. Io
sono il campo sul quale Dio danza, io sono la penna e Dio sta
scrivendo. Egli mi ha trasformato in una penna.

Colui che crea conosce Dio. Solo chi crea conosce Dio. Tutte le altre
preghiere, quelle che continui a recitare nei templi e nelle chiese,
non hanno alcun potere, sono senza senso, a meno che la tua vita non
diventi creativa. Allora non c’è bisogno di altra preghiera. Allora la
creatività stessa è una religione sufficiente per te. Non ti occorre
altro; non hai bisogno di chiese, di templi, di moschee. Devi solo
diventare creativo.

Chi mi ha fatto la domanda è una persona creativa. Quindi la domanda è
nata dentro di lei: “Che cos’è la spinta a creare?”. Lei è posseduta
dal quel desiderio. L’ho visto infiammarsi dentro di lei. Vuole
esplodere in moltissimi modi, vuole creare. Dio ha bussato alla sua
porta. Ma è naturale che quando questo succede non si capisca, perché
non abbiamo mai sentito quel rumore prima, è così nuovo, non può
essere ricondotto alla nostra vecchia mentalità. Viene dall’ignoto,
non riusciamo a immaginarci cosa sia, è impossibile.

Segui l’ignoto, segui il nuovo. Ricordati sempre: se puoi scegliere
tra il vecchio e il nuovo, scegli il nuovo. Per quanto pericoloso sia,
per quanto insicuro sia, scegli il nuovo. E ti avvicinerai sempre di
più a Dio. Se scegli il vecchio, ti allontanerai da Dio e, prima o
poi, diventerai distruttivo. E questi sono gli unici modi in cui si
può vivere: o creativo o distruttivo. Non ci sono altre possibilità,
non c’è una terza possibilità. Se le tue energie non si stanno movendo
verso il creare, continueranno a muoversi ma diventeranno distruttive.
La distruttività è creatività capovolta.

Quando la creatività si impossessa di te fa paura. Sembra terribile, è
qualcosa di tremendo. Ti porta così lontano da ciò che conosci, da ciò
che ti è familiare; ti porta in mari privi di mappe, sconosciuti. È
pericoloso. E allora ci si ritrae. Ma una volta che cominci a ritrarti
che cosa succederà dell’energia che Dio continua a riversare dentro di
te? Qualcosa bisogna farne – l’energia non può aspettare, ha bisogno
di esprimersi – quindi, se eviti la creatività diventerai distruttivo.

Ogni volta che la creatività ti chiama, seguila!

È Dio che ti sta chiamando.

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