Autoipnosi e terapia – parte 5

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Autoipnosi e terapia – parte 5

di Antonio Bufano

“Ogni ipnosi e’ essenzialmente autoipnosi”
(Cheek e LeCron,1968)

CAMPI DI APPLICAZIONE

Le tecniche autoipnotiche si riferiscono generalmente a usi in campo medico e non medico e possono
mirare alla autoguarigione, allo sviluppo di prestazioni particolari in molti campi, nello sport e
nell’apprendimento in generale. In campo medico possono mirare ad attenuare in tempi rapidi l’ansia
disfunzionale prodotta da soggetti ansiosi somatizzanti. L’addestramento all’autoipnosi può avvenire
proficuamente in trance (Crasilneck,1975). Ci interessa approfondire le procedure utilizzate in
alcuni settori specifici come la preparazione al parto e la dismissione di comportamenti dannosi
come l’abitudine al fumo.

La dipendenza da nicotina
Fumare rappresenta un tipico comportamento strutturato in abitudine che assolve paradossalmente alla
funzione di far rilassare. In realtà la nicotina è un eccitante del ritmo cardiaco e il soggetto
fumatore quando riferisce di rilassarsi fa riferimento al bisogno di proporsi mentalmente una pausa
mentale che potrebbe essere assimilato a un bisogno autoipnotico. E’ proprio nel tabagismo che
l’autoipnosi trova un impiego assai esteso e importante. Si insegna al paziente a seguire le proprie
istruzioni in forma di suggestione diretta:

Ora che sono in questo stato profondo ordino a me stesso di non fumare più..di non danneggiare più
il mio corpo interferendo sulla funzionalità del cuore, dei polmoni, di non continuare a
distruggerlo sistematicamente con questa abitudine non necessaria…Abbandonandola riacquisterò una
respirazione normale.
(Crasilneck 1975)

In questo modo si consente al soggetto di acquisire un proprio senso di autocontrollo e si rimanda
in secondo piano il controllo del terapeuta. Citrenbaum (1987) propone ai pazienti di dedicarsi
costantemente all’autoipnosi chiarendo di non ricorrere a suggestioni negative, ma lasciando un
libero e ampio spazio all’inconscio:

Il semplice atto di stare in trance darà alla sua mente inconscia l’opportunità di fare qualcosa di
utile per lei. E’ importante sapere che la sua mente conscia può essere coinvolta in ogni tipo di
attività. Può prestare attenzione a varie immagini, confuse o distinte, o può vagare da una fantasia
a un’altra. Ma il fatto davvero interessante è che in realtà non importa cosa faccia la sua mente
conscia perché il solo atto di lasciarsi andare in trance darà al suo inconscio l’opportunità di
fare quel che è in grado di fare nel modo migliore. Alla fine di quei cinque o dieci minuti si
troverà a emergere dalla trance e scommetto che si sentirà piuttosto rinfrescato e sereno.
CITRENBAUM, 1987, pag. 64

Lo stesso Autore (1987) istruisce i fumatori all’autoipnosi per ridurre i rischi di ricaduta.

All’inizio quando cercherà di consolidare i suoi cambiamenti comportamentali associati al
dissuefarsi dal fumo, potrà esserci nella sua testa una voce che dice: ‘Non è la fine del mondo
fumare quella sigaretta’, ‘Non ti farà male’, ecc. Fintanto che quella voce continuerà a parlarle
lei sarà vulnerabile… L’autoipnosi è il mezzo adatto per rispondere a quella voce. Vorrei suggerirle
che, come modo di metterla a tacere quando comincia a parlare e a dire: ‘Non è la fine del mondo’,
lei lo sfruttasse come segnale per fare autoipnosi allo scopo di allungare sempre di più il periodo
in cui non fuma.
(CITRENBAUM, 1987, pag.95)

La preparazione al Parto
Il parto per una donna rappresenta un evento della vita ricchissima di significati socioculturali di
cui l’ipnotista deve tener conto nel momento in cui opera. Il lavoro preparatorio al parto deve
necessariamente essere sufficientemente articolato per consentire un alto grado di efficacia.
L’approccio diretto fondato semplicemente su ingiunzioni del tipo ‘Voglio che lei abbia un parto
indolore’ non ha in genere buone speranze di successo. Con un approccio decisamente indiretto e
frazionato Erickson predisponeva un ampio piano che mobilitava un vastissimo insieme di esperienze
estesiche personali e agiva sulla modificazione discreta delle aspettative sul dolore evocando nella
mente della donna l’idea della dilatazione esemplificandola con comportamenti spontanei e naturali.

Può sentire o non sentire l’anello al dito o le scarpe ai piedi.
E’ necessario soffrire nella peristalsi?
Aprire le dita delle mani fa male?
Come la prenderà quando aspettandosi di soffrire, non soffrirà?
(Erickson, 1988)

Nella preparazione al parto l’ipnotista deve accertarsi non solo che la donna abbia effettivamente
appreso l’uso della tecnica, ma anche che condivida gli obiettivi del lavoro e si sinceri
dell’applicazione di alcune precauzioni.
In ogni trattamento che abbia a che fare con il dolore, questo non può essere eliminato
completamente.

Erickson (1982) riferisce di un caso in cui una donna desiderava sentire a pieno tutta l’esperienza
della nascita senza essere distratta dal dolore. Voleva sentire piacevolmente le contrazioni
dell’utero come se avesse inghiottito una ciliegia intera e la sentisse scivolare comodamente lungo
l’esofago.
Pertanto Erickson indusse inizialmente una anestesia completa che poi trasformò nel tipo di
analgesia richiesta dalla paziente. Dopo di chè addestrò la paziente a sviluppare una profonda
trance postipnotica sonnambulica che si sarebbe attivata all’inizio del travaglio e che le avrebbe
permesso di partecipare all’intero evento.
Ala fine del travaglio, una volta ritornata nella sua stanza, sarebbe caduta in un sonno profondo e
riposante per circa due ore.
Dopo due anni, la donna tornò da Erickson in quanto aspettava il secondo bambino. In questo caso
bastarono tre ore di trance profonda per ristabilire lo stesso apprendimento autoipnotico.

(dal sito www.vertici.com)

continua…

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