Astronomia e astrologia nella tradizione indovedica 2

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Astronomia e astrologia nella tradizione indovedica 2

(Seconda parte)

di Giridhari das (Dott. Tiziano Valentinuzzi)

Questione di paradigmi

Sappiamo che ciò che chiamiamo materia non è altro che un agglomerato di quelli che noi chiamiamo
atomi [1]; ce ne sono 106 nella tavola periodica degli elementi, come l’idrogeno, l’elio, lo zinco e
così via. Oggi, dunque, possiamo descrivere l’elefante nel contesto dei 106 elementi, e questo è
estremamente utile in molte circostanze. Il segreto di questo paradigma è che ogni cosa che noi
vediamo può essere descritta in termini di qualche combinazione di tali particelle elementari.
Migliaia di anni fa anche i pensatori vedici, nostri antenati, crearono un paradigma scientifico di
grande utilità.

Analizzarono il mondo attorno a loro e capirono che poteva essere descritto in termini di una
particolare tabella periodica di cinque elementi, il solido (terra), il liquido (l’acqua), il
bruciante (fuoco), il gassoso (l’aria) e ciò che circonda (lo spazio o etere). Non esiste niente
nella nostra esperienza fisica che non possa essere categorizzato in questo paradigma; una volta
imparato ad usare tali elementi si comprende che come il nostro corpo può essere descritto con i 106
elementi così può essere descritto con i cinque elementi. Il principio è lo stesso, invece di usare
106 elementi invisibili se ne usano solo cinque. Se si vuole approfondire tale utilizzo dei cinque
elementi è sufficiente consultare un libro sull’Ayurveda per rendersi conto della potenza di questo
metodo.

L’approccio senza pregiudizi all’antica saggezza vedica con il fine di integrarla con le conoscenze
scientifiche moderne dà risultati molto interessanti. Essere scienziati, infatti, significa non
rigettare niente fintantoché non sia stata razionalmente provata la sua non validità o realtà. Se
per esempio applicassimo tale principio all’astrologia si potrebbero scoprire cose che altrimenti
sarebbero celate dal pregiudizio.

Astrologia e Scienza

La parola astrologia ai giorni nostri evoca tempi oscuri, medievali, in cui la razionalità e la
logica non trovano posto; ma, come spesso accade, le parole, con l’andare del tempo, si caricano di
significati legati alle memorie storiche; così anche il termine astrologia risente oggi
dell’impronta di alcuni eventi storici. Persino nelle seguenti definizioni tratte dal dizionario
italiano Garzanti si può trovare traccia del pregiudizio formatosi attorno alla parola astrologia:

Astrologia: arte divinatoria di antica origine che pretende di studiare l’influsso degli astri sulle
vicende umane e di prevedere gli eventi futuri.

Astronomia: scienza che studia la natura chimico-fisica degli astri e delle spazio interstellare.

Tutto questo ha avuto inizio nel dodicesimo secolo, dopo che Gerardo da Cremona nel 1175 tradusse
dall’arabo al latino l’Almagesto di Tolomeo; da quel momento in poi nessun astronomo sembra essersi
più dedicato in modo serio e scientifico allo studio dell’opera di Tolomeo. Gli astronomi italiani
del Duecento praticavano l’astrologia nel senso della definizione citata. A differenza di Tolomeo
che faceva dell’astrologia una disciplina scientifica (non dogmatica come fecero con i suoi studi
cosmologici), basata su un’accurata conoscenza matematica e un’attenta osservazione dei moti
celesti, essi dimostravano una completa ignoranza della scienza del cielo e dei suoi movimenti;
secondo questi pseudo-scienziati le “cause necessarie” (i moti dei pianeti) creano un rigoroso
determinismo sulle azioni umane al quale l’uomo non può sfuggire e la conoscenza di tali moti
celesti diventa la chiave di lettura per prevedere in modo infallibile qualsiasi avvenimento futuro
.

Tra questo tipo di astrologia e la dottrina della chiesa cattolica il conflitto fu violentissimo e
tutt’oggi non è stato sanato. Il dogma del libero arbitrio e dell’intervento della divina
provvidenza vennero difesi accanitamente e, come ricorda Pierre Duhem: “Contro l’errore impenitente,
la Chiesa torturava con la durezza che era la regola del tempo; e sulla oscura storia
dell’astronomia italiana del Medioevo, la fiamma di un rogo getta alle volte il suo lucore
sanguinante.” [2] Ciò nonostante il trattato di Guido Bonatti, De astronomia, tractatus decem, fu
il manuale degli astrologi e degli indovini per tutto il Rinascimento, fatto che ci fa capire che
repressione e imposizione non sono sistemi educativi efficaci.

La sua astronomia divinatoria era senza appello: i corpi celesti determinano tutti i dettagli della
vita dell’individuo e questi sono predetti dall’astrologo. Dante colloca Bonatti all’inferno nel
Canto XX°. In questo clima di grande conflitto e ostinate affermazioni del proprio punto di vista si
è costruito una sorta di pregiudizio sull’astrologia che, nella tradizione vedico-indiana è
tutt’altro che arte divinatoria senza fondamento scientifico negatrice del libero arbitrio e della
misericordiosa bontà divina. Nell’antica Università di Padova la prima disciplina scientifica ad
essere insegnata fu proprio l’astronomia e la cattedra era chiamata ad astrologiam. Il primo
professore fu Pietro d’Abano che amava definirsi artis medicine, philosofi e et astrologie
professor.

Il motivo del rilievo attribuito a questa disciplina va ricercato nel fatto che
l’astronomia-astrologia era considerata uno strumento indispensabile per l’esercizio della medicina
(anche nell’Ayurveda lo è). L’obiettivo culturale dell’opera astronomica di Pietro d’Abano sta nel
voler ridare dignità di scienza all’astrologia, considerata frutto della superstizione dai suoi
denigratori. Astronomia e astrologia, afferma Pietro d’Abano, rappresentano la stessa disciplina,
una teorica – lo studio del moto dei pianeti – e l’altra pratico-applicativa – lo studio
dell’influenza dei pianeti. L’autore era particolarmente ferreo nel denunciare l’ignoranza di chi
pratica l’astrologia senza conoscerne la parte teorica, la scienza dei moti celesti.

Si capisce che l’ombra di superstizione che ha avvolto la parola astrologia non è altro che il
frutto di un processo della degradazione di una conoscenza luminare antica che Pietro d’Abano voleva
far riemergere al diritto di scienza. L’astrologia vedica è il metodo tradizionale dell’astrologia
dell’India antica. Gli Indu, i Buddisti, i Jainisti e i Sikh, tutti quanti hanno praticato
l’astrologia vedica. È conosciuta in tutta l’India, in parti di quella che fu la Persia,
nell’Afghanistan e nell’Asia centrale in genere. Originariamente non c’era una netta separazione tra
astronomia e astrologia. Che cosa c’era di più naturale che studiare i moti del Sole, della Luna,
dei pianeti e delle stelle?

I nostri avi notarono che le stagioni dell’anno seguivano i movimenti del Sole e della Luna,
impararono a predire il ritorno delle stagioni, i movimenti dei pianeti, le eclissi e altro ancora.
Allo stesso modo essi impararono che al moto degli astri corrispondevano delle influenze su di loro
che non erano sempre ovvie. L’astronomia è lo studio della realtà oggettiva del moto dei cieli,
mentre l’astrologia è la scienza del significato invisibile di tali moti. Nessuno ha mai visto la
mente ma tutti hanno visto tanti corpi: tutti comunque accettano l’esistenza e l’influenza della
mente sul corpo, tanto che la medicina ha coniato, per tali effetti, la parola psicosomatico.
Qualunque cosa succeda al corpo la mente ne è influenzata e qualunque cosa succeda alla menta il
corpo ne è influenzato.

Allo stesso modo noi viviamo nel Cosmo e tutto ciò che succede nel Cosmo (come lo spostamento dei
pianeti) è un’indicazione che qualcosa di invisibile sta cambiando e influenza la nostra vita. In un
certo senso possiamo dire che l’astrologia vedica è lo studio della nostra interazione invisibile
con l’intelligenza e l’energia cosmica. Il grande pensatore e psicologo Carl Jung commentò sulla
scientificità dell’astrologia: “Poiché sono uno scienziato, vi devo dire che ho osservato un certo
sincronismo tra lo spostamento dei pianeti nello spazio e gli avvenimenti sulla Terra. Poiché sono
uno scienziato non vi posso dire di per certo come possa essere. Per questo motivo preferisco
chiamare l’astrologia un sincronismo acausale.”

Un buon scienziato direbbe che tale approccio è razionale e rispettabile. Gli antichi saggi vedici
avevano comunque una profonda conoscenza scientifica dei moti dei corpi celesti e il loro modo di
praticare astrologia era tutt’altro che fantascientifico; anzi, come è piaciuto a Pietro d’Abano,
essi consideravano la conoscenza vedica e quindi l’astrologia, che ne fa parte, una conoscenza
olistica in cui ogni settore del sapere interagiva armonicamente con tutti gli altri e tutti insieme
erano dedicati allo sviluppo psichico, emotivo e spirituale dell’individuo [3].

Il grande maestro di spiritualità Srila Prabhupada era solito affermare che la conoscenza divina
presentata dagli scritti vedici è una scienza a tutti gli effetti, in quanto è possibile verificarla
con l’esperienza ed ha un costrutto logico consistente. Abbiamo escluso Dio dalla nostra realtà
quotidiana e ci siamo ritrovati soli, in mezzo a guerre, odio e tristezza. La tradizione spirituale
dei nostri antenati non ha più molta importanza per noi perché siamo troppo occupati ad agire fuori
di noi, ci dimentichiamo della nostra vera natura, ci dimentichiamo di noi stessi, l’anima che muove
il corpo fisico. Ma grandi pensatori e scienziati che hanno fatto la storia ponevano Dio al centro
della loro ricerca: lo stesso Isaac Newton affermò che “le leggi che governano l’universo sono
pensieri di Dio.”

Così in India e nella maggior parte delle civiltà orientali l’astrologia è sempre stata connessa con
il sé visto come entità spirituale eterna. Attorno a questo sé (anima) a causa delle reazioni alle
nostre azioni passate abbiamo creato una mente e un corpo materiale fisico: in altre parole il
nostro corpo non è altro che il risultato del nostro karma. Karma significa azione, qualsiasi azione
produce una reazione opposta. In questo senso l’astrologia vedica è il legame o la consequenzialità
tra causa ed effetto nella relazione tra Dio, gli esseri viventi e l’esercizio del libero arbitrio
nel mondo materiale. C’è una famosa affermazione nel Parasara Hora, un antico testo di astrologia
vedica, che spiega bene questo concetto: “La funzione dei pianeti è di dare a tutte le anime il loro
karma per conto di Dio”. In altre parole Dio ha creato l’universo, l’universo è regolato dalla legge
di azione e reazione, gli esseri viventi sono obbligati ad accettare le reazioni alle loro azioni
siano esse piacevoli o spiacevoli e quindi l’utilizzo del libero arbitrio crea un continuo flusso di
reazioni.

Che cosa stavate facendo esattamente a quest’ora vent’anni fa? Sarà difficile che ve lo ricordiate,
ma qualcosa stavate facendo. Ciò che stavate facendo allora ha già modificato il vostro carattere di
oggi; alcune reazioni (positive e negative) a quello che avete fatto allora potrebbero essere già
arrivate: questa è la legge del karma. Anche se dimentichiamo facilmente, c’è una legge, un ordine
nella natura che si ricorda quello che facciamo e determina le reazioni che dobbiamo sperimentare. I
pianeti non influenzano direttamente la nostra vita in modo magico, piuttosto essi sono come un
orologio, ma mentre i nostri orologi hanno solo tre lancette, l’insieme dei pianeti di una carta
astrale sono un precisissimo orologio a nove lancette; questo orologio determina l’apertura e la
chiusura di invisibili “porte” che permettono a certi avvenimenti di verificarsi o li ostacolano.

A seconda del carattere e del tipo di vita che dovremo fare in una incarnazione, verremo al mondo in
un particolare momento che sarà segnato in cielo da precise posizioni astrologiche, una carta
d’identità del nostro karma che ci accompagnerà per tutta quella vita. L’astrologia non è la scienza
precisa che determina il corso degli eventi della vita di una persona. Questo non significa che la
risposta a questi eventi da parte della persona sia predeterminata, in quanto ognuno è libero di
scegliere e quindi di rispondere in modo positivo, secondo la legge cosmica di Dio, a qualsiasi
sollecitazione che viene dal karma. La carta astrale lascia ampissimo spazio all’interpretazione e
quindi è di estrema importanza che l’astrologo che effettua la lettura sia competente, e soprattutto
un’anima dalla coscienza risvegliata, altrimenti il rischio di essere imbrogliati è molto elevato.
Questo non indica il carattere ascientifico dell’astrologia.

Conosco diversi cosiddetti scienziati che imbrogliano le persone con i risultati fallaci delle loro
teorie o che, per inesperienza e poca competenza sbagliano i risultati delle loro ricerche; e questi
risultati sono talvolta nei libri di scuola. Non per questo consideriamo la ricerca scientifica
inutile o arbitraria, in ogni valutazione e in ogni circostanza della vita è utile il sano
equilibrio e la giusta ponderazione.

Il Dott. Tiziano Valentinuzzi, (Giridhari dasa) è laureato in astronomia all’Università di Padova e
sta attualmente frequentando il Dottorato in Astronomia presso la stessa Università. Studia le
antiche scienze vediche da quasi dieci anni. Per contatti o ulteriori informazioni:
valentinuzzi@pd.astro.it

[1] “La particella ultima dell’universo manifestato, indivisibile e non composita si chiama atomo.
Esiste sempre come un’identità invisibile anche dopo la dissoluzione di tutte le forme. Il corpo
materiale non è nient’altro che una combinazione di tali atomi anche se l’uomo comune non lo
capisce”. (BP 3.11.1)

[2] Pierre Duhem, Le Système du Monde, IV, Paris 1916, p.188.

[3] L’approccio orientale alla filosofia e alla scienza è sempre estremamente vicino alla vita di
tutti i giorni, tanto che il famoso autore Radhakrishnan commenta: “La filosofia indiana trova i
suoi interessi nell’ambiente umano e non nelle solitudini lunari: trae origine dalla vita e, dopo
essere passata attraverso le scuole, ritorna nella vita.”, tratto da: Radhakrishnan, La filosofia
indiana, Roma 1993, Asram Vidya, vol.1.

(Tratto da Movimento ISKCON)

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