Anthony De Mello e le false certezze

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Anthony De Mello e le false certezze

ANTHONY DE MELLO
CHIAMATI ALL’AMORE
RIFLESSIONI

EDIZIONI PAOLINE

Titolo originale dell’opera:
Call to Love – Meditations
1991, Gujarat Sahitya Prakash, Anand, India

Traduzione dall’inglese di Renzo Fenoglio

Quarta edizione, 1996

PAOLINE Editoriale Libri

FIGLIE DI SAN PAOLO, 1994
Via Francesco Albani, 21 – 20149 Milano
Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l.
Corso Regina Margherita, 2 – 10153 Torino

“Se uno viene a me
e non odia suo padre, sua madre,
la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle
e perfino la propria vita,
non può essere mio discepolo”.
Lc 14,26

Continua a guardarti attorno e vedi l’infelicità che regna nel mondo,
attorno a te e dentro di te. Sai spiegartene il motivo? Tu dirai: la
solitudine, l’oppressione, la guerra, la cattiveria, l’ateismo… E
ti sbagli. Una sola è la radice dell’infelicità: le false certezze
che hai in testa, quelle certezze talmente diffuse e difese che non
hai mai creduto di doverle porre in discussione.
A motivo di queste certezze devianti tu vedi il mondo e te stesso da
una prospettiva sbagliata. I tuoi schemi mentali sono così
costringenti, e la pressione che la società esercita su di te è così
forte che tu sei come obbligato a vedere il mondo in questa maniera
distorta. Non c’è via di scampo, proprio perché non ti viene neppure
il sospetto che il tuo modo di vedere sia miope, che il tuo modo di
pensare sia distorto e che le tue certezze siano false.
Guardati ancora attorno e vedi se puoi trovare una sola persona
autenticamente felice, libera da paure, incertezze, ansietà,
tensioni e preoccupazioni: a essere fortunato, ne troverai una su
centomila.

Ciò dovrebbe indurti a guardare con sospetto alle programmazioni e
alle certezze che tu e questa gente avete in comune.

Tu però sei stato programmato anche a vivere senza sospetti, senza
dubbi, programmato a fidarti delle certezze che sono state seminate
in te dalla tua tradizione, dalla tua cultura, dalla tua società e
dalla tua religione. E se non ti ritrovi felice, tu sei stato
addestrato anche a compiangere te stesso, e non a incolpare la tua
pianificazione, i tuoi modelli, le tue certezze culturali ed
ereditarie.

A rendere ancora più tragica questa situazione, c’è poi il fatto che
molta gente ha subito un tale lavaggio del cervello che non si rende
neppur più conto di essere infelice: così come un uomo che sogna non
si rende conto che sta sognando.

Quali sono queste false certezze che ti bloccano la strada alla
felicità?

Eccone alcune.

Prima: tu non puoi essere felice se non hai quelle cose alle quali
sei attaccato e che consideri così preziose. Il che è falso. Non
esiste un solo momento della tua vita nel quale tu non abbia tutto
quanto è necessario per essere felice. La ragione della tua
infelicità sta nel fatto che tu punti la tua attenzione su ciò che
non hai piuttosto che su ciò che hai, in questo
preciso momento.

Un’altra falsa idea: la felicità sta nel futuro. Non è vero. Tu sei
felice dove ti trovi e in questo preciso istante; ma non lo sai,
perché le tue false certezze e la tua distorta maniera di vedere le
cose ti hanno incapsulato in timori, ansietà, legami, conflitti,
pedina responsabile in giochi cui è programmato che tu debba
partecipare. Se tu riuscissi a vedere al di là di tutti questi
schermi, scopriresti di essere felice senza saperlo.

Ancora un’altra falsa certezza: si raggiunge la felicità se si
riesce a manipolare debitamente le situazioni nelle quali ci si
trova e la gente che ci sta d’intorno. Non è vero. La gente sperpera
stupidamente energie su energie per ” ristrutturare ” il mondo. Se
destino della tua vita è di cambiare il mondo, bene, ai avanti e
cambialo, ma non illuderti che ciò possa renderti felice: ciò che ti
fa felice, o infelice non è il mondo e la gente che ti circonda, ma i
pensieri che ti tieni in testa. Come è inutile cercare un nido
d’aquila al fondo di un oceano, altrettanto inutile è cercare la
felicità nel mondo che sta fuori di te.

Se perciò è la felicità che vuoi trovare, non continuare a sprecare
le tue energie cercando rimedi alla tua calvizie, o cercando di
modellarti un fisico aitante, o cambiando la tua casa, o il lavoro, o
il condominio, o il tuo stile di vita, o addirittura la tua
personalità. Ti rendi conto che tu potresti anche riuscire a
cambiare tutte queste cose, che potresti avere il look più smagliante
e la personalità più invidiabile, che potresti riuscire a vivere
nell’ambiente più piacevole e che ciò nonostante potresti ancora
essere infelice?

Nelle più riposte pieghe del tuo essere tu sai che tutto questo è
vero, ma ugualmente continui a sprecare i tuoi sforzi e le tue
energie alla ricerca di un qualcosa che già sai che non ti può
rendere felice.

Ancora un’ultima falsa certezza: si è felici quando tutti i desideri
vengono appagati. Non è vero. In realtà, sono proprio questi
desideri e legami a renderti teso, frustrato, nervoso, insicuro e
pauroso. Compila una lista i tutti i tuoi legami e di tutti i tuoi
desideri, e accanto a ognuno scrivi: “Dal profondo del mio essere io
so che anche quando lo avessi soddisfatto non avrei raggiunto la
felicità.”

Rifletti sulla verità di questa frase. Il soddisfacimento di un
desiderio può al massimo regalarci sprazzi di voluttà, lampi di
ebbrezza, ma tu non devi confonderli con la felicità!

Che cos’è allora la felicità? Pochissimi sanno rispondere, e nessuno
sa esprimerlo a parole, perché la felicità non può essere descritta.
Riusciresti a descrivere la luce a gente che fosse rimasta seduta
nelle tenebre per tutta la vita? Riesci a descrivere la realtà a uno
che sta sognando? Riconosci la tua tenebra ed essa scomparirà: e
allora saprai che cos’è la luce.

Riconosci i tuoi incubi per quello che sono e così scompariranno, e
tu ti risveglierai alla realtà. Riconosci le tue false certezze ed
esse svaniranno: soltanto in questo modo potrai pregustare la
felicità.

Dal momento che gli uomini inseguono la felicità in maniera tanto
distorta, perché non cercano di chiarire a se stessi le proprie false
certezze?

Primo, perché non succede mai che essi le vedano come false;
talvolta anzi non le vedono neppure come certezze, ma semplicemente
come fatti e realtà esterne, tanto profondamente sono stati
incapsulati nella pianificazione.

Secondo, perché sono terrorizzati all’idea di perdere l’unico mondo
che essi conoscono: il mondo dei desideri, dei legami, delle paure,
delle pressioni sociali, delle tensioni, delle ambizioni, delle
ansie, della colpa, con quei lampi di piacere, di sollievo e di
ebbrezza che queste cose riescono a trasmettere. Prova a immaginare
un uomo che abbia terrore a uscire da un incubo perché, in fin dei
conti, quello è l’unico mondo che egli conosce:
bene, hai qui la fotografia di te stesso e della gente che ti
circonda.

Se vuoi raggiungere una felicità duratura devi esser disposto a
odiare padre, madre, perfino la tua stessa vita e dire addio a tutto
ciò che possiedi. In che modo? Non già rinunciando a tutte queste
realtà (perché continueresti sempre a restare legato alle cose cui
hai rinunciato forzatamente), quanto piuttosto vedendole come
incubi, quali realmente sono; se tu le consideri così, non ha più
importanza che tu le lasci oppure no: esse avranno perso il
loro dominio su di te, la loro capacità di ferirti, e tu sarai
finalmente fuori dai tuoi sogni, fuori dalla tua-tenebra, dalle tue
paure, fuori dalla tua infelicità.

Spendi perciò un po’ del tuo tempo a cercar di vedere nella loro
realtà le cose cui cerchi di aggrapparti, questi incubi che ti
procurano ebbrezza e voluttà da un lato, ma anche tribolazioni,
insicurezza, tensione, trepidazione, paura, infelicità dall’altro.

Padre e madre: incubi; moglie e figli, fratelli e sorelle: incubi;
tutti i tuoi averi: incubi; la tua vita così com’è oggi: un incubo;
qualsiasi cosa alla quale tu ti aggrappi e che secondo te è l’unica
che possa darti la felicità: un incubo.

A questo punto odierai padre e madre, moglie e figli, fratelli e
sorelle e la tua stessa vita, con tutti i tuoi averi: cesserai cioè
di aggrapparti a queste cose e così avrai annullato la loro capacità
di ferirti. A questo punto, finalmente, potrai sperimentare quella
misteriosa condizione che non può essere descritta ed espressa: il
dimorare nella felicità e nella pace. E capirai quanto sia vero che
chiunque cessa di aggrapparsi a fratelli o sorelle, padre, madre o
figli, terra, o case…, riceve il centuplo di tutto e guadagna la
vita eterna.

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