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Alcol e donne

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[ 5 minuti di lettura ]

Alcol e donne

di Annapaola Medina

L’evolversi del ruolo della donna nella società e il suo “avvicinamento” al
sesso maschile ha portato numerosi benefici (meno discriminazione,
condivisione con l’uomo dei diritti sul lavoro per la maternità, più
indipendenza economica, e molti altri), ma non senza svantaggi. E’ in
notevole aumento, infatti, l’immagine di una donna più aggressiva, che fuma
e . che eccede con l’alcol. Oggi, tra il sesso femminile l’assunzione di
alcol è regolare e l’alcolismo “in rosa” ha un tasso d’incremento superiore
a quello maschile. Più precisamente, si calcola che attualmente il numero
delle donne alcoliste corrisponda a ¼ di quello degli uomini e le
percentuali di ricoveri fra le donne etiliste si sono triplicate. Negli
Stati Uniti, in particolare, alcuni studiosi affermano che una donna su due
fa abuso di bevande alcoliche. Insomma, se in passato vedere una donna in
preda al vizio dell’alcol era una singolarità, oggi, al contrario, è una
realtà non insolita.

Questioni di fisiologia.

Se il vizio è lo stesso, però, esistono delle reali differenze tra la donna
e l’uomo alcolista. Innanzitutto, la donna impiega un tempo più limitato
dell’uomo per diventare alcolista e, per la maggior vulnerabilità
dell’organismo femminile nei confronti dell’alcol (a causa delle diverse
modalità di assorbimento gastrico), sviluppa molto rapidamente le
complicanze epatiche e psichiatriche correlate all’abuso. In pratica, nella
donna la quantità di alcol metabolizzato (cioè sottoposto a complesse
trasformazioni da parte dell’organismo) nello stomaco è quattro volte
inferiore a quella dell’uomo; l’etanolo immesso nel circolo ematico (nel
sangue), quindi, è nettamente superiore nel sesso femminile. Il processo di
smaltimento dell’alcol nell’organismo, inoltre, cambia anche in base al peso
corporeo della donna. Donne che pesano meno impiegano più tempo a
metabolizzare la medesima quantità di alcol, rispetto alle donne di peso
superiore.

e questioni di anagrafe

Altra differenza tra alcolismo al maschile e alcolismo al femminile è la
diversa età media di esordio, che nel secondo caso è più tardiva. Per la
donna, infatti, si considera la quarta decade come il periodo a maggior
rischio, perché si tratta di un’età in cui la donna può smarrire i ruoli e
le speranze con più facilità. Il fattore predominante nella donna nel
determinare un abuso di alcol, infatti, è la motivazione psicologica, mentre
nell’uomo i fattori di primaria importanza nell’abuso di alcol sono i
fattori socioculturali. Spesso, quindi, nella donna entrano in gioco
situazioni di eccessiva routine, il disinteressamento da parte del marito,
l’allontanamento dei figli e, quindi, la perdita del ruolo di madre, ecc.
Alcuni studiosi pensano che la casalinga sia la professione che più
influisce sull’alcolismo, soprattutto quando questa “professione” è imposta
da motivi familiari o economici. In particolare, il numero delle alcoliste è
elevato soprattutto tra le pensionate e le donne sposate, forse proprio per
le incomprensioni con il coniuge. In pratica, la donna trova nell’alcol un
aiuto nel placare l’ansia causata da conflitti sia esterni, sia interni.
Anche la figura del padre e del coniuge, però, sembrano rappresentare un
elevato fattore di rischio. Le donne figlie di padri alcolisti, infatti,
spesso sviluppano problemi legati all’alcol.

Ma il peggio tocca ai figli

Nella donna i danni da abuso di alcol, anche se generati più rapidamente
rispetto all’uomo, sono gli stessi degli alcolisti maschili. L’unico vero
danno che differenzia l’alcolista donna dall’uomo è l’effetto dannoso dato
dall’uso di alcol in gravidanza. Se la mamma abusa di bevande alcoliche,
infatti, può svilupparsi nel feto la malattia nota come Fetopatia Alcolica
(in inglese detta FAS: Alcohol Fetal Syndrome). Essa rappresenta il
complesso delle anomalie fisiche e mentali inerenti allo sviluppo funzionale
in un bambino causate dall’alcol. Più precisamente, le caratteristiche dei
bambini con FAS includono:

– lieve diminuzione della circonferenza cranica;
– basso peso alla nascita;
– numerose anomalie facciali;
– ritardo e disfunzione inerente allo sviluppo degli organi, compresa la
riduzione della rima palpebrale;
– zigomi appiattiti;
– difficoltà nelle abilità motorie;
– epilessia;
– scanalatura sottosviluppata fra il naso e il labbro superiore.

Nell’area affettiva e comunicativa, invece, i danni da FAS sono in genere i
seguenti:

– difficoltà e scarsa abilità di socializzazione, quali la difficoltà a
costruire le amicizie e gli affetti;
– difficoltà di apprendimento;
– mancanza di curiosità o d’immaginazione;
– memoria difficile;
– difficoltà di capire i concetti quali: tempo e soldi;
– problemi del comportamento di abilità per la risoluzione di problemi
difficili;
– problemi di comportamento tra cui: ansia, iperattività, impulsività,
difficoltà al cambiamento e alla crescita della personalità.

Attualmente non è stata definita ancora una dose minima tossica, ma già
moderate quantità di alcol possono avere effetti dannosi. L’etanolo,
infatti, è in grado di attraversare la placenta e arrivare al feto a una
concentrazione di poco inferiore a quella ematica materna; di conseguenza,
anche tutti gli elementi tossici del metabolismo dell’alcol riescono
facilmente a raggiungere il feto compiendo, così, la loro azione
pericolosamente negativa sui tessuti in crescita e in formazione. Le cellule
del feto maggiormente colpite sono quelle del cervello, che subiscono così
serie malformazioni. Va sottolineato che il rischio di danni cerebrali al
feto esiste anche per le donne alcolizzate da tempo, anche se smettono di
bere per tutta la durata della gravidanza. Ciò è dovuto, probabilmente, alle
lesioni, ormai irreversibili, indotte dall’alcol al corpo materno e alle
carenze vitaminiche che si ripercuotono sullo sviluppo del bambino.

Nei primi 3 mesi di gravidanza l’alcol provoca i danni maggiori al feto,
tanto da poter portare persino all’aborto. Anche dopo la nascita, però, i
rischi continuano. Con l’allattamento da parte di donne alcoliste, infatti,
il nascituro può subire serie intossicazioni, poiché l’alcol ingerito dalla
madre si distribuisce rapidamente dal sangue alla ghiandola mammaria.

La prima prevenzione è l’informazione.

Alla luce di tutti i rischi qui analizzati associati all’uso di alcol in
gravidanza è, quindi, fondamentale che le coppie che decidano di avere un
figlio siano correttamente informate su tutti i danni dell’alcol. In
particolare, visto che non si è ancora a conoscenza di un limite minimo di
assunzione di alcol non rischioso in gravidanza, è sempre consigliata
l’astinenza totale. Se questo risulta impossibile (per l’esistenza di grave
alcolismo) è d’obbligo rivolgersi ad un medico o ad un’équipe specializzata
per l’assistenza pre e post-parto e per avere tutte le informazioni e gli
aiuti possibili. (Per informazioni: “S.O.S. Alcohol” e’ il servizio
istituito dalla Lega Italiana contro l’alcolismo per chi vuole liberare se
stesso o una persona cara dalla schiavitù del bere. Tel. 035/77.37.77 tutti
i giorni dalle 20 alle 22).

Fonti

The Womanly art of breastfeeding. Schaumburg, Illinois: 1991; 234-235;
Mohrbacher, N. & Stock, J. Breastfeeding Answer Book. Schaumburg, Illinois:
LLLI 1997; 509-101;
LEAVEN, Vol.33 N°2, aprile-maggio 1997;
Merck Manual – Merck Sharp & Dohme International;
Il manuale di medicina – P. Gentilini – Universo Società Editrice.

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