Vita dopo la morte

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Vita dopo la morte

Data articolo: luglio 2008

Fonte: scienzamarcia.blogspot.com

Dall’esperienza di pre-morte all’esistenza dell’anima ?

Il cardiologo olandese Pim Van Lommel afferma di avere trovato la prova scientifica dell’esistenza
della vita dopo la morte analizzando numerosi casi di “esperienze di pre-morte” [indicate spesso con
l’acronimo NDE, ovvero Near Death Experience]. L’esperienza classica è la visione di un tunnel con
una luce bianca sul fondo, ma anche un senso di distacco dal corpo e l’incontro con parenti defunti.
Fra queste persone molte hanno provato l’esperienza della rivisitazione della propria vita passata
(life review) ed alcuni di essi hanno avuto anche esperienze di distacco dal corpo con percezione
del proprio corpo visto dall’esterno [indicate speso con l’acronimo OBE, ovvero Out of Body
Experience]. I risultati del suo studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista medica The
Lancet nel dicembre 2001 col titolo “Un’indagine estensiva in Olanda sulle esperienze di pre-morte
in sopravvissuti ad arresti cardiaci” [“Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a
prospective study in the Netherlands”].

Da un articolo del 21-01-06 riprendo queste righe:

Il dottor Pim Van Lommel è stato talmente impressionato dalle storie riferite dai suoi pazienti che
hanno avuto una NDE, che è divenuto il primo medico a rischiare la sua reputazione cercando una
prova valida e sistematica del fenomeno.

Van Lommel ha intervistato 344 pazienti cardiopatici nell’ospedale di Arnhem (Olanda) che sono
rimasti “clinicamente morti” per cinque minuti o più, prima di “ritornare in vita”. Di questi
cardiopatici 62, ovvero il 18 per cento, ha riferito di avere provato le esperienze tipiche delle
NDE durante la morte clinica, ciò dopo che (secondo le indicazioni dei monitor) avrebbero dovuto
essere considerati deceduti. Circa la metà di loro erano stato consapevoli della propria morte, e 15
avevano avuto esperienze fuori dal corpo (OBE) durante le quali erano consapevoli di tutte le
complesse manovre mediche attuate su di loro. Un paziente fu in grado di riferire dove un’infermiera
bionda aveva conservato la sua dentiera, che gli era stata rimossa durante le manovre rianimatorie,
ovvero in una bacinella posta dall’altro lato della stanza.

Dopo questo famoso studio, pubblicato nel 2001 dalla prestigiosa rivista medica “The Lancet”, il Dr
van Lommel ha abbandonato il suo lavoro di cardiologo per dedicare il suo tempo a favore della
ricerca sulle NDE (…)

Il cliché della gente che rivede la propria vita al momento della morte è sembrato essere vero per
molti dei pazienti di Van Lommel, ma qualcuno ha anche visto eventi futuri. Uno di loro ha avuto la
visione di se stesso in una nuova famiglia ed alcuni anni più tardi tale visione si è effettivamente
realizzata. Che dopo la morte siamo giudicati per tutte le nostre azioni passate non è vero, dice
Van Lommel, pare piuttosto trattarsi di un’esperienza dove la persona può diventare più saggia.
Quello che più importa al momento del ‘life review’ sono le intenzione poste dietro alle nostre
azioni ed ai nostri pensieri, ed il modo in cui esse hanno inciso sugli altri. Una donna che aveva
avuto una NDE si è scusata con una persona che aveva offeso 20 anni prima. (…)

Come ha osservato Van Lommel, la coscienza deve risiedere fuori dal cervello perché i pazienti
possano rimanere consapevoli quando, almeno secondo l’EEG, dovrebbero essere morti. Il cervello
potrebbe quindi essere soltanto una specie di trasmettitore/ricevitore per le informazioni, una
conclusione che è stata raggiunta indipendentemente anche dall’Informatico Simon Berkovich
congiuntamente al neurofisiologo Herms Romijn. Ecco una loro dichiarazione: “La coscienza, la
coscienza che abbiamo durante le nostre attività quotidiane, riduce tutte le informazioni ricevute
ad una verità singola che interpretiamo come ‘Realtà’. Durante le NDE, comunque, i pazienti non sono
limitati dai loro corpi o dalla coscienza, il che significa che vivono in molte realtà diverse” .
(…)

“Capisco ora che la coscienza è la base della vita, e la nostra vita è fatta principalmente di
compassione, empatia ed amore,” conclude Van Lommel.

La conclusione cui giunge il cardiologo olandese può non essere l’unica possibile, ed ognuno è
libero di trarre le sue conclusioni da questo resoconto. Quando però certa “scienza ortodossa”
critica le interpretazioni di Van Lommel si ha l’impressione che si voglia arrampicare sugli
specchi. Nella sua rubrica “Lo scettico” su Scientific American del marzo 2003, Michael Shermer ha
citato la ricerca di Van Lommel, asserendo che quello studio avrebbe addirittura dimostrato che
mente/anima e cervello non possano separarsi.

Riprendo adesso alcune delle considerazioni più importanti espresse da Van Lommel nella sua replica
a Shermer. Tale replica si può leggere per intero al seguente link, traduzione italiana (a cura di
Giuseppe De Pasquale) dell’articolo originale pubblicato su www.nderf.org/ .

La nostra indagine è stata condotta su 344 sopravvissuti ad arresti cardiaci per studiare la
frequenza, la causa ed il contenuto delle loro NDE. Una NDE è la testimonianza delle impressioni
vissute durante uno speciale stato di consapevolezza, che comprende elementi specifici come un’OBE
(esperienza fuori dal corpo), sensazioni piacevoli, la visione di un tunnel, di una luce, di parenti
defunti, ed eventualmente una revisione della propria vita. Nella nostra indagine 282 pazienti (82%)
non conservavano alcun ricordo relativo al periodo di incoscienza, mentre 62 pazienti (18%)
riferirono di aver avuto una NDE con tutti gli elementi “classici”.

Tra i due gruppi non c’era alcuna differenza in relazione alla durata dell’arresto cardiaco o dello
stato di incoscienza, all’intubazione, al trattamento medico, alla paura di morire presente prima
dell’arresto cardiaco, al sesso, alla religione, al livello di istruzione o a precedenti
informazioni sulle NDE. Furono riportate con maggior frequenza NDE in persone di età inferiore ai 60
anni, con più di un ritorno in vita da una crisi cardiopolmonare [indicata anche con l’acronimo CPR,
ovvero CardioPulmonary Resurrection] durante la degenza in ospedale e precedenti NDE. Pazienti con
problemi di memoria conseguenti a CPR prolungate e complicate riportarono NDE con minor frequenza.
(…)

Vi sono diverse teorie che tentano di spiegare le cause ed il contenuto delle NDE. Una spiegazione è
quella fisiologica, perla quale la NDE è sperimentata come risultato di una condizione di anossia
(riduzione dell’ossigeno) nel cervello, possibilmente anche in concomitanza col rilascio di
endorfine (endomorfine) o con una condizione di blocco dei recettori di NMDA [una sostanza chimica
che funge da neurotrasmettitore].Nella nostra indagine tutti i pazienti ebbero un arresto cardiaco,
erano clinicamente morti, in stato di incoscienza provocato da un insufficiente apporto di sangue al
cervello a causa di inadeguata circolazione sanguigna, di insufficienza respiratoria o di entrambe.
Se in tali condizioni la CPR non viene attivata entro 5-10 minuti il cervello subisce un danno
irreparabile ed il paziente muore.

Secondo la teoria fisiologica tutti i pazienti della nostra indagine avrebbero dovuto avere una NDE,
poiché tutti erano clinicamente morti a causa di anossia del cervello provocata da insufficiente
circolazione sanguigna, ma solo il 18% riferì di aver avuto una NDE. Un’altra spiegazione è quella
psicologica: la NDE è causata dalla paura della morte. Ma nella nostra indagine solo una minima
percentuale di pazienti riferì di aver avuto paura della morte nei secondi precedenti l’arresto
cardiaco: tutto era accaduto così improvvisamente che non si erano neanche resi conto di cosa stava
loro succedendo. Tuttavia il 18% ebbe una NDE. Anche il trattamento medico non fece alcuna
differenza.

Nell’arresto cardiaco l’anossia globale del cervello si instaura entro pochi secondi. La tempestiva
ed adeguata CPR consente il recupero della perdita funzionale del cervello in quanto previene il
definitivo danneggiamento delle cellule cerebrali, che ne causerebbe la morte. Un’anossia di lunga
durata, provocata da un’interruzione del flusso sanguigno al cervello per un periodo superiore a
5/10 minuti, causa un danno irreversibile e la morte di un elevato numero di cellule del cervello.
Questo evento viene definito morte cerebrale, ed in tal caso la maggior parte dei pazienti muoiono
definitivamente. (…)

I pazienti che hanno avuto una NDE riferiscono di essersi trovati in uno stato di consapevolezza
molto chiara nel quale le funzioni cognitive, le emozioni, il senso di identità ed i ricordi fin
dalla prima infanzia erano presenti, così come la percezione da una posizione esterna ed al di sopra
del loro corpo “morto”. Sulla base delle OBE che in alcuni casi sono state riferite e dunque hanno
potuto essere verificate, come il caso della protesi dentaria riportato nella nostra indagine,
sappiamo che le NDE hanno avuto luogo durante lo stato di incoscienza totale, e non durante i
secondi iniziali o terminali di questo periodo.

Così dobbiamo concludere che le NDE della nostra indagine si sono verificate durante la perdita
funzionale transitoria di tutte le funzioni della corteccia e del tronco cerebrale. È importante
ricordare che esiste il ben documentato caso clinico di una paziente con una costante registrazione
dell’EEG durante un’operazione di chirurgia cerebrale per la rimozione di un aneurisma cerebrale
gigante alla base del cervello: la paziente fu operata con una temperatura corporea ridotta a 10-15
gradi, in stato di VF [fibrillazione ventricolare, una condizione che provoca il completo arresto
cardiaco e l’interruzione dell’afflusso di sangue al cervello, con conseguente anossia acuta in
tutto il cervello] e con una macchina cuore-polmone attiva, con tutto il sangue drenato dal
cervello, con EEG piatto, con auricolari di stimolo in entrambe le orecchie, con le palpebre chiuse
con nastro adesivo [pertanto non poteva né udire né vedere, anche inconsciamente, quanto stava
accadendo intorno a lei]. Questa paziente ebbe una NDE con un’OBE, e tutti i dettagli che vide ed
udì furono in seguito verificati.

C’è una teoria secondo la quale la coscienza può essere sperimentata indipendentemente dal normale
stato di coscienza legato al corpo. Un concetto comune della scienza medica asserisce che la
coscienza è il prodotto del cervello. Tuttavia tale concetto non è mai stato provato
scientificamente. Le ricerche sulle NDE ci spingono ai limiti delle nostre concezioni mediche circa
la portata della coscienza umana e le relazioni tra il cervello, la coscienza ed i ricordi. (…)

C’è una teoria secondo la quale la coscienza può essere sperimentata indipendentemente dal normale
stato di coscienza legato al corpo. Un concetto comune della scienza medica asserisce che la
coscienza è il prodotto del cervello. Tuttavia tale concetto non è mai stato provato
scientificamente. Le ricerche sulle NDE ci spingono ai limiti delle nostre concezioni mediche circa
la portata della coscienza umana e le relazioni tra il cervello, la coscienza ed i ricordi.(…)

Ricerche neurofisiologiche sono state condotte utilizzando stimolazioni magnetiche transcraniali
(TMS), nel corso delle quali viene prodotto un campo magnetico localizzato (fotoni). La TMS può
eccitare o inibire differenti parti del cervello, a seconda delle quantità di energia fornita,
consentendo una mappatura funzionale delle regioni corticali e la creazione di lesioni funzionali
transitorie. Permette inoltre di stimare la funzione di regioni focali del cervello in scala di
millisecondi, e può studiare il contributo della rete neuronale corticale a specifiche funzioni
cognitive. La TMS è uno strumento di ricerca non invasivo per studiare aspetti della fisiologia del
cervello umano che includono tanto le funzioni motorie, la visione, il linguaggio, e la
patofisiologia delle disfunzioni del cervello, quanto le alterazioni dell’umore come la depressione,
e può anche risultare utile per la terapia. Nelle indagini la TMS può interferire con la percezione
motoria e visuale, dando un’interruzione dei processi corticali con un intervallo di 80/100
millisecondi. L’inibizione e la facilitazione intracorticale sono ottenute mediante impulsi appaiati
con la TMS, e riflettono l’attività degli interneuroni della corteccia. Sebbene la TMS possa
alterare il funzionamento del cervello anche oltre il periodo di stimolazione, non sembra lasciare
alcun effetto duraturo.

L’interruzione dei campi elettrici di reti neuronali locali in alcune zone della corteccia può
disturbare il normale funzionamento del cervello: il neurochirurgo premio Nobel W. Penfield, durante
operazioni sul cervello di soggetti epilettici, riuscì ad indurre flash di memorie del passato (ma
non una completa revisione della vita), visioni di luce, esperienze auditive di suoni e musica, e
più raramente una specie di esperienza fuori dal corpo (OBE) mediante stimolazioni elettriche
localizzate del lobo temporale e parietale. Queste esperienze tuttavia non produssero alcuna
trasformazione. Dopo molti anni di ricerche egli giunse infine alla conclusione che non è possibile
localizzare i ricordi all’interno del cervello. Anche Olaf Blanke ha pubblicato di recente su Nature
il caso di un paziente soggetto ad epilessia nel quale era stata indotta un’OBE mediante
l’inibizione dell’attività corticale causata da una più intensa stimolazione elettrica esterna del
giro angolare.

L’effetto della stimolazione elettrica o magnetica esterna dipende dalla quantità di energia
impiegata. Può non esservi alcun effetto clinico o in certi casi si nota qualche stimolo quando
viene utilizzata solo una minima quantità di energia, per esempio durate la stimolazione della
corteccia motoria. Ma durante una stimolazione con energia più elevata si produce l’inibizione delle
funzioni corticali locali attraverso l’estinzione dei campi elettrici e magnetici: ne consegue
l’inibizione della rete neuronale locale (comunicazione personale di Olaf Blanke). Anche nel caso
del paziente descritto da Blanke in Nature fu prodotta una stimolazione con energia elettrica di
livello elevato, ottenendo l’inibizione della funzione della rete neuronale nel giro angolare.

E quando, per esempio, la corteccia visuale occipitale è stimolata mediante TMS, il risultato non è
una miglioramento della vista, ma invece una cecità temporanea causata dall’inibizione di questa
parte della corteccia. Dobbiamo arguirne che la stimolazione artificiale localizzata mediante fotoni
(energia elettrica o magnetica) disturba fino ad inibire il campo elettrico e magnetico
costantemente mutevole delle reti neuronali, influenzando ed inibendo di conseguenza il normale
funzionamento del cervello.

Nel tentativo di comprendere questo concetto di mutua interazione tra la coscienza “invisibile e non
misurabile”, con il suo enorme patrimonio di informazioni, ed il nostro corpo materiale, ben
visibile, sembra assennato fare un confronto con i nostri moderni sistemi di comunicazione
internazionale. C’è un continuo interscambio di informazione oggettiva per mezzo di campi
elettromagnetici attraverso la radio, la TV, la telefonia mobile o i computer portatili. Noi siamo
inconsapevoli dell’enorme quantità di campi elettromagnetici che continuamente, giorno e notte, sono
attivi intorno a noi e che ci attraversano, così come attraversano strutture come muri ed edifici.
Noi diventiamo consapevoli dell’esistenza di questi campi elettromagnetici informazionali solo nel
momento in cui utilizziamo il cellulare o accendiamo la radio o la TV.

Ciò che riceviamo non si trova all’interno dello strumento, e nemmeno nei suoi componenti, ma grazie
al ricevitore l’informazione dei campi elettromagnetici diventa percepibile dai nostri sensi e
questa percezione raggiunge la nostra consapevolezza. La voce che sentiamo nel telefono non si trova
all’interno di esso, ed il concerto che udiamo alla radio è trasmesso ad essa, così come le immagini
ed i suoni che vediamo ed udiamo in TV sono trasmessi all’apparecchio ricevente. Internet non si
trova all’interno del nostro computer. Noi possiamo ricevere quasi nel medesimo istante in cui viene
trasmesso da una distanza di centinaia o migliaia di chilometri un segnale che viaggia alla velocità
della luce.

E se noi spegniamo il televisore, la ricezione sparisce, ma la trasmissione continua. L’informazione
trasmessa resta presente all’interno del campo elettromagnetico. La connessione è stata interrotta
ma non è sparita, e può esser ancora ricevuta da qualche altra parte usando un altro televisore. Di
nuovo, noi non ci rendiamo conto di quante migliaia di chiamate telefoniche, di quante centinaia di
trasmissioni radio e TV e di segnali satellitari, codificati come campi elettromagnetici, esistono
intorno a noi e ci attraversano.

Possiamo paragonare il cervello al televisore che riceve e trasforma in immagini e suoni le onde
elettromagnetiche, nello stesso modo in cui la telecamera trasforma quelle immagini e quei suoni in
onde elettromagnetiche ? La radiazione elettromagnetica contiene l’essenza di tutte le informazioni,
ma può esser rivelata ai nostri sensi da strumenti appropriati come i ricevitori TV.Il campo
informazionale della nostra coscienza e dei nostri ricordi, entrambi plasmati dalle nostre
esperienze e dagli input informatici dei nostri organi sensori durante la vita, sono presenti
intorno a noi come campi elettrici e/o magnetici (fotoni virtuali ?), e tali campi diventano
utilizzabili dalla nostra coscienza allo stato di veglia mediante il funzionamento del cervello e di
altre cellule del corpo.

Per questo ci serve un cervello ben funzionante per accedere alla consapevolezza nello stato di
veglia. Ma quando la funzionalità del cervello è andata perduta, come nel caso di morte clinica o di
morte cerebrale, con EEG piatto, i ricordi e la coscienza esistono ancora, ma la possibilità di
captarli è andata perduta. Certe persone possono sperimentare la coscienza al di fuori del loro
corpo, con la facoltà di percepire i loro corpi dall’esterno e dall’alto, con un senso di identità e
con una consapevolezza ed una capacità di attenzione accresciute, processi di pensiero ben
strutturati, ricordi ed emozioni. E possono inoltre sperimentare la coscienza in una dimensione
nella quale presente, passato e futuro esistono nello stesso istante, al di fuori dello spazio e del
tempo, ed ogni cosa può essere sperimentata non appena l’attenzione viene focalizzata su di essa
(revisione e previsione della vita), e qualche volta entrano perfino in contatto con il “campo di
coscienza” dei loro cari defunti. Ed infine possono sperimentare anche il loro ritorno cosciente nel
corpo.

Per citare Michael Shermer “è compito della scienza risolvere i problemi mediante spiegazioni
naturali, piuttosto che soprannaturali”. Ma bisogna tenersi aggiornati sui progressi della scienza,
bisogna studiare la letteratura scientifica più recente e sapere cosa sta accadendo nella scienza
attuale. Per me la scienza consiste nel porsi delle domande con mente aperta, e nel non aver paura
di riconsiderare concetti molto diffusi ma non provati scientificamente, come quello che la
coscienza ed i ricordi siano un prodotto del cervello. Ma dobbiamo anche capire che abbiamo bisogno
di un cervello ben funzionante per sintonizzare la nostra coscienza in una “consapevolezza nello
stato di veglia”.

Ci sono ancora una grande quantità di misteri da risolvere, ma non è necessario parlare di
paranormale, supernaturale o pseudoscienza se si cercano risposte scientifiche alla questione delle
intriganti relazioni tra la coscienza ed i ricordi da una parte ed il cervello dall’altra.

Qui finisce la dissertazione di Van Lommel. Prossimamente spero di pubblicare sul mio sito qualcosa
sui rapporti tra coscienza, fenomeni di coerenza quantistica, bio-fotoni, micro-tubuli,
funzionamento olografico del cervello, per mostrare come le nuove scoperte della biologia e della
fisica possano essere utilizzate per re-interpretare i concetti di coscienza, mente, cervello, in
maniera tale da superare tutte le (numerose) incrongruenze della visione meccanicistica della
scienza ortodossa e tenere conto dei fenomeni di sincronicità e di interazione fra coscienza e
materia. Chi volesse nel frattempo leggere alcuni resoconti di esperienze di pre-morte può dare
un’occhiata a questa pagina.

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