TERAPIE FISICHE 1

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TERAPIE FISICHE 1

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

LAVORO SUL CORPO, MASSAGGI, OSTEOPATIA, CHIROPRATICA

Terapia craniosacrale
La scoperta della pulsazione craniosacrale e il suo valore terapeutico
di John E. Upledger

Origine del sistema craniosacrale e suo uso terapeutico

Nei primi del 900 William G.Sutherland, studente di osteopatia a Kirkville, nel Missouri, viene
colpito dall’idea che le ossa del cranio fossero disposte per offrire una possibilità di movimento
delle suture stesse. Sutherland si laureò e fece pratica come osteopata nel Minnesota. Per più di 20
anni continuò a pensare a queste ossa semovibili nell’essere umano adulto. Fece esperimenti
improvvisati su se stesso con aggeggi a forma di elmetto che imponevano delle pressioni controllate
variabili e continuate sulle diverse zone della sua testa. Sua moglie descrisse cambiamenti di
personalità in risposta alle diverse pressioni applicate ed egli descrisse diversi dolori di testa e
problemi di coordinazione, tutti connessi alle varie pressioni applicate. Nei primi anni 30, il Dr.
Sutherland pubblicò il primo articolo sul suo lavoro e sulle sue teorie, dietro pseudonimo, nel
giornale “Minnesota Ostheopatic”.

I1 dr. Sutherland aveva sviluppato un sistema di diagnosi e d: trattamento per le ossa del cranio ed
otteneva validi risultati con alcuni pazienti. Formò un piccolo gruppo di osteopati che lavoravano
sperimentando questo approccio craniale. I1 lavoro di Sutherland venne, a un certo punto, conosciuto
con il nome di osteopatia cranica. Poiché si conosceva poco riguardo al suo reale funzionamento e
poiché i risultati su alcuni pazienti sembravano a volte essere addirittura miracolosi, il sistema
di Sutherland si fece una reputazione esoterica e di “culto”. Questa reputazione e la denominazione
osteopatia cranica divennero presto imbarazzanti per la sua professione di medico osteopata, alla
ricerca di riconoscimento scientifico.

Nel 1970, in circostanze particolari, durante un intervento sul collo di un paziente, ebbi il
privilegio di vedere di persona il movimento ritmico della membrana più esterna del sistema
idraulico, su cui io in seguito feci delle ricerche. Questo sistema venne poi chiamato sistema
craniosacrale. Dopo aver visto per la prima volta il SCS in azione, passarono due anni prima che
qualcuno gettasse luce su quello che avevo visto. Nessuno dei miei colleghi e nessun libro di
medicina aveva una spiegazione all’osservazione del fatto che lo strato esterno della membrana
meningeale chiamata Dura Mater nel collo si muovesse ritmicamente all’interno e all’esterno a circa
10 cicli di movimenti al minuto, mentre le ossa venivano spostate per esporre queste membrane
all’occhio nudo. Questo fatto doveva per forza significare che la pressione all’interno
dell’involucro della membrana stava variando ritmicamente.

Nel ’72 frequentai un seminario che spiegava le idee di Sutherland e insegnava alcune tecniche di
esame e di terapia. Unendo la mia sensibilità tattile alle conoscenze scientifiche capii velocemente
come può funzionare un sistema idraulico all’interno dell’involucro di una membrana incasellata nel
cranio e lungo il canale della spina dorsale. Usai queste tecniche con successo e nel 1975 mi
chiesero di entrare nella facoltà di osteopatia dell’Università del Michigan come internista –
ricercatore nel dipartimento di biomeccanica.

Parte del lavoro di questo dipartimento di ricerca era dare supporto scientifico all’osteopatia
cranica e debellare una volta per tutte le difficoltà fino ad allora legate all’osteopatia. Nel
Michigan guidavo un gruppo di ricerca pluridisciplinare composto da anatomisti, fisioterapeuti,
biofisici, e biologi, che stabilì le basi del sistema craniosacrale. Spiegavo la funzione di questo
sistema in termini pratici e scientifici e dimostravo come esso può essere usato per valutare e
curare disfunzioni poco chiare e poco comprensibili che coinvolgano il cervello, la spina dorsale e
una miriade di altri problemi come dolori cronici, bassa vitalità e frequenti infezioni.

La pulsazione craniosacrale

Allo stato attuale della scienza medica, l’esistenza del ritmo cardiovascolare e respiratorio non
sono più in discussione, ma da tempi immemorabili vi sono state controversie sulla loro natura e,
persino oggi, sono incredibilmente varie le cure ai disturbi connessi a questi sistemi. Per quasi 15
anni sono stato un forte sostenitore dell’uso del sistema craniosacrale, come modo per aiutare a
valutare il corretto funzionamento del corpo… e risolvere problemi di disfunzioni anche dolorose.
Mi sono dedicato all’insegnamento del valore terapeutico del sistema craniosacrale (SCS) a ‘addetti
ai lavori’, medici e non, includendo massaggiatori ortopedici, terapeuti occasionali, chiropratici,
psichiatri, psicologi, infermiere e persino dentisti.

Se può apparire strano che così diverse specializzazioni possano trarre beneficio dalla comprensione
di questo sistema, può essere d’aiuto una spiegazione del suo funzionamento. Il SCS è un sistema
fisiologico presente negli esseri umani e negli animali con cervello e spina dorsale esso inizia a
formarsi nello stadio prenatale e continua a funzionare fino alla morte. Quando c’è uno squilibrio
nel SCS, il cervello e la spina dorsale ne soffrono: questi organi sono il nucleo dell’essere, senza
di loro le funzioni motorie, emozionali e sensitive non hanno luogo.

La terapia craniosacrale è un metodo di esame e di cura escogitato per correggere il ritmo di questo
importantissimo e vitale sistema. Lo chiamiamo craniosacrale perché coinvolge tutte le ossa della
testa, della faccia e della bocca, che compongono il cranio e si estende, per mezzo di un sistema
idraulico e di membrane, fino alla fine della spina dorsale, ossia fino all’osso sacro.

Traumi a altri eventi che interessano la base della spina dorsale, come una caduta sull’osso sacro
ad esempio, possono avere effetti sull’estremità opposta del sistema craniosacrale. Preferiamo usare
la parola ‘terapia’ piuttosto che esame o cura, perché terapia implica un approccio più dolce che
coinvolge la semplice collaborazione tra il paziente e il terapeuta, un mutuo sforzo per aiutare il
SCS a funzionare in modo efficiente.

Gli effetti positivi della terapia craniosacrale fanno affidamento in larga misura alle normali
attività fisiologiche auto – correttive del paziente ma si basano anche sulle forze idrauliche
all’interno del sistema, perché contribuiscano efficacemente al processo correttivo. Il terapeuta
craniosacrale rimuove in parte gli ostacoli che le normali risorse autocorrettive non riescono a
superare senza decidere come questa correzione debba accadere, ma assistendo il corpo, nelle sue
naturali risorse auto – correttive craniosacrali. Quando certe regole di approccio dolce sono
seguite, non ci possono essere gravi errori o effetti collaterali, perché il SCS stesso decide come
improntare la correzione, il terapeuta rimuove semplicemente gli ostacoli, attiva e dà energia.

Come viene attuata questa terapia

La terapia craniosacrale è una tecnica manipolatoria delicata e non intrusiva, raramente il
terapeuta applica pressioni superiori ai 5 gr, o all’equivalente del peso di una monetina. L’esame
viene fatto attraverso movimenti in vari punti del sistema, per verificare la rimozione o meno
dell’ostacolo frenante. I1 sistema è poi in grado di completare 1’autocorrezione. Clinici con molta
esperienza sono in grado di percepire il movimento craniosacrale ovunque sul corpo del paziente.

Risultati di esami attendibili possono essere ottenuti molto velocemente, palpando il movimento
craniosacrale e rilevandone velocità, ampiezza, simmetria e qualità. Le parti del SCS che possono
essere facilmente percepite dalle mani del terapeuta sono le ossa del cranio, l’osso sacro e il
coccige, poiché sono attaccate alle membrane che contengono il liquido cerebro – spinale. Questo
liquido cerebro – spinale si diffonde dal sangue in un circolo di feedback – autoregolazione –
dinamico. Il sistema si comporta come un qualsiasi circuito idraulico semichiuso, facendo pressione
quando la massa del fluido aumenta e forzando il liquido a muoversi su e giù lungo la spina dorsale.
Quando il liquido si muove anche le membrane che lo contengono si muovono, normalmente con un ritmo
da 6 a 12 cicli al minuto.

Tutte le altre ossa della spina dorsale e della pelvi vengono usate in questa terapia, ma a causa
del loro effetto meno diretto sul sistema idraulico, per il loro utilizzo effettivo è richiesta una
maggiore abilità da -parte del terapeuta. Lo stesso vale per le mandibole e le giunture
temporomandibolari. Una bassa estensione del ritmo craniosacrale indica un basso livello di vitalità
del paziente.

In altre parole, la capacità di resistenza del paziente è scarsa e la suscettibilità alla malattia
più alta. A volte la velocità craniosacrale percepita al tatto sulla testa risulta due volte il
normale mentre l’ampiezza è molto bassa, mentre l’energia interna guida il SCS sembra piuttosto
alta. Io personalmente interpreto ciò come indicatore che il limite o membrana meningea del SCS è
piuttosto ristretto e manca di adattamento al movimento craniosacrale, la velocità è raddoppiata
mentre l’ampiezza è ridotta approssimativamente del 50 per cento. Questa condizione porta a una
serie tipica di movimenti al minuto. Troviamo spesso questa condizione nei casi di problemi
infiammatori che coinvolgono o hanno coinvolto le meningi e/o il sistema nervoso centrale. La
mancanza di simmetria nel movimento ritmico craniosacrale in qualsiasi parte del corpo può essere
usata per localizzare problemi patologici. I problemi possono essere di qualsiasi genere. In altre
parole, vi possono essere problemi del sistema muscolo/scheletrico – disfunzione somatica – reazioni
infiammatorie, aderenze, traumi con cicatrici, ferite chirurgiche irregolarità vascolari ecc.
L’asimmetria del movimento non può dire qual è il problema, ma potrà dire dove è localizzato. Una
volta localizzato si può fare affidamento su altri metodi per determinare l’esatta natura patologica
del problema individuato. I1 ripristino del movimento cranio sacrale simmetrico nell’area dove è
ridotto, è uno strumento rivelatore Appena l’asimmetria viene eliminata e riprende il normale
movimento fisiologico, il problema è in fase di risoluzione o è stato risolto.

Si può considerare l’involucro corporeo come una guaina continua dalla testa ai piedi, leggermente
mobile, di tessuto connettivo che riveste tutte le strutture somatiche e viscerali del corpo umano.
Avendo in mente questo modello, qualsiasi perdita di mobilità di questo tessuto in qualsiasi area
specifica può essere usata come aiuto per localizzare il processo che ha causato la perdita di
mobilità. In un certo senso, probabilmente tramite il sistema nervoso, questo involucro è tenuto in
costante movimento in corrispondenza al movimento ritmico craniosacrale.

La fascia esterna e le meningi sono intercollegate e interdipendenti nei termini del loro movimento
per mezzo di connessioni dirette e per via dei comuni ancoraggi ossei. L’esaminatore viene limitato
solo dalla sua abilità nel palpare e dalla sua conoscenza anatomica per quello che riguarda la
quantità di informazioni che può ottenere con questo esame. Anomalie della struttura e/o della
funzione del sistema nervoso, del sistema muscolo – scheletrico, del sistema circolatorio vascolare,
del sistema linfatico, del sistema endocrino e del sistema respiratorio, possono tutte influenzare
il SCS.

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Rebalancing – Un massaggio per un equilibrio psicosomatico profondo
di Aurora Maggio Cooper

Se osserviamo l’aspetto corporeo di un singolo essere umano, notiamo che esso contiene informazioni
del contesto individuale, familiare, culturale e sociale. Ci può aiutare a percepirne il senso
profondo, l’immagine di un cipresso cresciuto su una collina di fronte al mare: nella forma dei suoi
rami si può intuire la forza e la direzione dei venti, nella sua corteccia sono iscritte le tracce
delle stagioni, il freddo dell’inverno e la calura estiva, nelle radici è iscritta la natura del
terreno, se arido o umido, se aspro o soffice.. Per analogia possiamo, allora, comprendere che il
corpo umano è il riflesso vivente della nostra vita e dell’intera evoluzione.

La scienza ci informa che il feto, dal concepimento alla nascita, percorre tutti gli stadi
dell’evoluzione. Tutto ciò dovrebbe aiutarci ad abbandonare l’idea di avere un corpo per portarci a
essere il corpo. D’altra parte, la scienza moderna si sta spostando da un universo di forme solide e
statiche ad un universo di campi energetici dinamici. Quest’ultimo paradigma vanifica l’idea del
nostro corpo come solido e statico, così radicata ma che non corrisponde alla sua realtà.

Il corpo è infatti fluido, si modifica, di adatta, cambia e questa fluidità può essere ritrovata,
laddove la riconosciamo nel corpo, reso statico più dalle idee che abbiamo su di esso, che per sua
intrinseca natura. In effetti, siamo processi dinamici integrati in cui psiche, mente e corpo
interagiscono più o meno armoniosamente. La conoscenza dell’essere umano come processo dinamico
integrato è presente nelle culture orientali da sempre, Reich come molti altri dopo di lui

ha riaperto questa conoscenza alla ricerca scientifica occidentale. L’approccio che parte dal corpo
come espressione integrata, valorizza i suoi segnali per portarli alla naturalezza dell’uomo
contemporaneo e liberarne le strutture bloccate. D’altra parte, che il corpo sia espressione di un
processo integrato è conoscenza molto antica della nostra cultura, tuttora presente a livelli
inconsci profondi. Basta soffermarsi su alcune espressioni in uso: ispirazione, per esempio, è una
parola che ha due significati, descrive l’inalazione di aria, nel processo respiratorio, e
contestualmente significa “prendere dentro lo spirito”. Un altro esempio può essere la frase
idiomatica “avere i piedi per terra”. Viviamo in una cultura orientata verso la testa, una cultura
che valorizza i concetti razionali, astratti, ma ugualmente, nella lingua parlata attraverso cui
parla anche l’inconscio, valorizziamo l’agire, il pensare… con i piedi per terra. D’altra parte,
l’uomo, se sottoposto ad esperienze destabilizzanti sul piano emotivo, risente nella stabilità
complessiva: gambe e piedi assumeranno posture rigide e contratte. Per comprendere osserviamo la
corsa di un cavallo, le cui anche sono invece sciolte e libere da tensioni e insicurezze.

Sul piano pratico il Rebalancing interviene a diversi livelli: è un massaggio profondo che si avvale
del contatto sui tessuti connettivi. Si ispira al lavoro di Ida Rolf, utilizza tecniche di
liberazione delle articolazioni attraverso i movimenti fluidi e giocosi elaborati dal metodo
Traegger. Privilegia l’ascolto e l’esplorazione, della respirazione, consente il recupero del senso
cinestetico del corpo, ricordando la lezione di Alexander e Feldenkrais, opera dando il rilievo al
qui e ora della Gestalt, per richiamare la consapevolezza alle sensazioni e al presente. Queste sono
le tecniche usate per restituire “balance” equilibrio, ma essenziale è la risonanza meditativa fra
il rebalancer e l’altro, che si esprime quando corpo e mente sono rilassati e si entra in contatto
con il flusso che ci rende vivi, con la capacità naturale di autoguarigione, attuale in un corpo e
una mente rilassati e tranquilli.

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Integrazione Posturale – L’Integrazione Posturale usa il corpo come interfaccia per trasformare la
coscienza
di Massimo Soldati

“Un modello simmetrico, bilanciato nell’aggregato segmentato di unità materiali che é l’uomo,
permette al suo minore campo di essere rinforzato dal maggiore campo della terra ”

Ida Rolf

Sono più di dieci anni che pratico il massaggio in profondità su persone di tutti i ceti, tipi, età
e con i più disparati problemi. Ho imparato a riconoscere l’animo ed i pensieri della gente
osservando la forma e le differenze di colore, consistenza, temperatura, odore, posizione dei loro
corpi. Ho imparato anche a capire di cosa hanno bisogno questi corpi e che cosa chiedono a gran
voce, con un linguaggio al quale siamo purtroppo diventati molto, molto sordi. I corpi gridano
spesso, come le piante e le cose, nella indifferenza generale e nel loro grido si può sentire la
voce dell’anima che cerca di vivere. L’anima vuole farsi strada attraverso i nostri corpi, in modo
che diventino templi puliti e luminosi, strumenti perfetti di espressione. Ma attaccati alle nostre
membra ci sono anni di errori, rinunce, indulgenze, incomprensioni, paure, pigrizie, chiusure,
egoismi. Tutta una quantità di scorie fisiche e psichiche che si sedimentano nella nostra carne. In
ogni via di riscatto, di ascesi, ci sono pratiche che mirano a purificare il corpo, perché lo
spirito non può risvegliarsi in un fisico dormiente o impigrito. Allo stesso modo io penso che nella
psicoterapia non ci possa essere un vero cambiamento, se non c’è una attivazione e modificazione
somatica. Sì, le terapie verbali funzionano, molte analisi conducono ad una completa trasformazione
interiore, ma quest’ultima può instaurarsi solamente quando i comportamenti esteriori, le abitudini
corporee, sono mutati. I1 cliente arriva e dice: “Sto meglio, mi sono iscritto ad un corso di ballo
e non mi alzo così depresso”, allora si capisce che sta guarendo. La guarigione passa attraverso la
trasformazione di quella porta d’accesso alla realtà materiale che è il corpo. C’è modo perciò di
rendere il processo del cambiamento più veloce e stabile: affiancando alla crescita della nostra
coscienza un lavoro di pulizia e risveglio sul piano somatico. Non tutti sanno che dentro di noi c’è
un meccanismo di mantenimento della forma e della mobilità fisica, tanto prezioso quanto umile e
poco conosciuto. Esso si chiama fascia: un tessuto diffuso in tutto l’organismo che avvolge, separa,
nutre, compatta e sostiene ogni parte del corpo.

Quando siamo affetti da uno squilibrio di qualsiasi genere (fisico, mentale, emozionale o
spirituale), questo si manifesta sul piano somatico con una modificazione della postura. Tanto che
osservando con occhi attenti come si muove una persona, possiamo dire che cosa sta succedendo
dentro. Ogni cambiamento posturale, che persista nel tempo od abbia una certa intensità, si
trasmette alla fascia, la quale mette in atto processi chimici di densificazione per sostenere il
maggiore stress. Essa pare comportarsi perciò, in quel sofisticato computer che é l’essere umano,
come una memoria che sfrutta la percezione del movimento in ogni parte del corpo. In effetti quando
con una sapiente manipolazione restituiamo fluidità alla fascia, essa libera memorie, vissuti,
emozioni, pensieri bloccati. Non si tratta perciò di massaggio nel senso comune del termine, ma di
lavoro sulla coscienza, che, per essere efficace e non dannoso, presuppone, da parte di chi lo fa,
una consapevolezza dei diversi piani dell’essere, nonché la capacità di accompagnare attraverso
essi.

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Shiatsu
Di Rosalba Tuci

Lo shiatsu non è una tecnica antichissima, la medicina cinese è molto più antica. Il concetto
fondamentale dello shiatsu è l’appoggiarsi comodamente sulla persona e quindi il lasciarsi andare,
non solo col corpo, ma anche con la mente: se noi ci lasciamo andare, chi riceve il massaggio a sua
volta si darà il permesso di abbandonare le tensioni, i problemi, eccetera.

Sappiamo già che oltre al corpo fisico, abbiamo un corpo emozionale, mentale, spirituale. Molti di
voi hanno già sentito parlare dei percorsi energetici, dell’agopuntura; lo shiatsu lavora su tutti i
punti ognuno dei quali è un vortice di energia, contiene tutta l’informazione della persona ed è in
contatto con l’energia universale. Toccando anche un solo punto si può indurre un cambiamento che
poi la persona farà spontaneamente.

Un trattamento shiatsu dura un’ora e si fa la situazione energetica della persona, che può essere di
tipo fisico emozionale, mentale; la persona viene con un problema, e lo shiatsu va al cuore del
problema. Dopo alcune sedute, si può sentire sollievo dai dolori ma anche, ad esempio, smettere di
litigare o prendere decisioni su cose lasciate in sospeso… possono accadere vari movimenti, perché
il muoversi è caratteristico dell’energia!

Lo shiatsu ha circa cento anni, ed è frutto di alcune tecniche fisioterapiche mescolate al massaggio
energetico; ora vi parlerò della ginnastica cinese, che invece ha circa tre, quattromila anni.
All’inizio era praticata segretamente da alcuni monaci di un tempio di Shao-lin, e pare che
l’abbiano inventata le donne; all’inizio non la volevano diffondere, ma poi è stata introdotta a
livello medico, perché è un mezzo molto potente sia di autoguarigione che di diagnosi.

Facciamo alcuni esercizi di Qi Gong da seduti. Gli esercizi hanno un parte di ricarica dell’energia
e un’altra parte dinamica.

Vi propongo di stare comodamente seduti ma con la colonna eretta, con le mani appoggiate sulle
gambe, e i palmi verso l’alto. Immaginiamo che un filo porti la testa verso il cielo, la sua
direzione naturale, e che la colonna si espanda nelle quattro direzioni. Immaginiamo due fiori di
loto sulle palme delle mani, osserviamoli nella loro perfezione, nella loro essenza che racchiude
tutte le loro caratteristiche. Inspirando l’essenza dei fiori dalle braccia sale fino alla gola,
espirando scende fin sotto l’ombelico.

Ascoltiamo le sensazioni in questa zona, chiamata Dan-tien, il mare dell’energia inferiore, il punto
dove si concentra tutta l’energia, il punto da cui parte il circuito dell’energia. Passiamo ad
ossevare la zona sottostante, il coccige, e come l’energia risale verso l’alto lungo la colonna, e
poi ridiscende, e poi risale… Questo esercizio di raccolta dell’energia è di tipo yin andrebbe
ripetuto sei volte; lo yin è la terra, il nutrimento, la materia.

Adesso vi vorrei proporre un esercizio di tipo dinamico, che si chiama “prendere lo yang dal cielo”;
lo yang è il principio maschile, il sole, tutto ciò che è caldo, salato, il giorno, l’attività, il
muoversi. Il numero dello yang è nove perciò l’esercizio va eseguito nove volte.

Alzatevi in piedi. Portate le mani nella zona del Dan-tien, rilassate tutto il corpo. Visualizziamo
l’espansione della colonna nelle quattro direzioni, rilassiamo le spalle, la nuca, lasciamo andare
la testa verso il cielo. Inspiro e porto le mani al petto, espirando le porto in avanti e resto a
raccogliere l’energia del cielo; inspiro ed espiro riportando le mani al Dan-tien.

Teniamo l’attenzione su tre livelli, sulla sensazione posturale, su questo punto, su ciò che accade
intorno.Al Villaggio Globale terrò dei corsi sia di Shiatsu, che di Qi Gong, così potrete
approfondire questa esperienza.

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