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STORIA DELL’OLISMO – 7

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STORIA DELL’OLISMO – 7

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Holoni
di Arthur Koestler,

da “Le radici del caso” di Arthur Koestler

In primo luogo c’è l’unità delle cose per cui ogni cosa è in armonia con se stessa, è costituita da
se stessa, e aderisce a se stessa. In secondo luogo, c’è l’unità per cui una creatura è unita con le
altre e tutte le parti del mondo costituiscono un unico mondo. (Pico della Mirandola.)

I1 concetto pitagorico di ‘armonia delle sfere’, ripreso dagli elisabettiani, e la filosofia sottesa
alle pratiche di astrologia e di alchimia, si possono tutti considerare variazioni sullo stesso
tema: le coincidenze significative sono manifestazioni di un ordine universale onnicomprensivo. Tale
concetto è rispecchiato nella sua forma più pura negli scritti di Keplero: “Nulla esiste né accade
nel cielo visibile che non sia percepito, in qualche modo misterioso, dalle facoltà della Terra e
della Natura; [cosicché] queste facoltà dello spirito qui sulla terra sono influenzate quanto il
cielo stesso (…). L’anima naturale dell’uomo non è di misura più grande di un singolo punto e su
tale punto sono in potenza impressi la forma e il carattere dell’intero cielo, come se questo punto
fosse cento volte più grande”. Questa capacità dell’anima umana di essere la cassa di risonanza
cosmica ebbe per Keplero, come per Piero, un aspetto mistico e casuale; confermava il nesso
governata da leggi rigidamente geometriche.

Un secolo dopo Leibniz sviluppò il suo sistema filosofico, che ebbe un’influenza tanto grande,
centrato sul concetto di ‘monade’. Leibniz credeva che le monadi fossero ‘atomi della natura’; ma
diversamente dagli atomi materiali di Democrito erano entità spirituali; ognuna era un microcosmo
che rispecchiava l’universo in miniatura. Le monadi non agiscono direttamente l’una sull’altra,
“esse non hanno finestre attraverso le quali qualche cosa possa entrare o uscire”, ma ciascuna è in
‘accordo’ o in ‘corrispondenza’ con ogni altra in virtù di una ‘armonia prestabilita’.

Nell’embrione che si sviluppa, generazioni successive di cellule si ramificano in tessuti
diversificati, che alla fine si integrano negli organi. Ogni organo ha il carattere duale di essere
una parte subordinata e al tempo stesso un tutto autonomo – che continuerà a funzionare anche se
trapiantato in un altro ospite. L’individuo stesso è un tutto organico, ma contemporaneamente è una
parte della sua famiglia 0 tribù. Ogni gruppo sociale ha a sua volta le caratteristiche di un tutto
coerente ma anche di parte dipendente all’interno della comunità o della nazione. La parte e il
tutto, in assoluto, non esistono in nessun luogo. L’organismo vivente e il corpo sociale non sono
aggregazioni di parti elementari; sono sistemi di sotto-insiemi, disposti a più livelli e
gerarchicamente organizzati, che contengono sotto-insiemi di un livello più basso, simili a scatole
cinesi. Questi sotto-insiemi – o ‘holoni’, come ho proposto di chiamarli – sono entità a due facce,
bifronti come Giano, che mostrano di avere sia le proprietà indipendenti del tutto che le proprietà
dipendenti delle parti. Ciascun holone deve preservare e far valere la sua autonomia, altrimenti
l’organismo perderebbe la sua articolazione e si dissolverebbe in una massa amorfa – ma al tempo
stesso l’holone deve restare subordinato alle richieste del tutto (esistente o in evoluzione). In
questo contesto ‘autonomia’ significa che organuli cellulari, cellule, muscoli, nervi, organi, hanno
tutti un loro ritmo intrinseco e un modello di funzionamento, e sono coadiuvati da meccanismi
autoregolatori; e che essi mostrano la tendenza a persistere e a far valere i loro caratteristici
modelli di attività. Questa tendenza autoassertiva è una caratteristica fondamentale e universale
degli holoni, evidente a ogni livello; dalle cellule agli individui fino ai gruppi sociali.

D’altra parte, le attività degli holoni vengono messe in moto, inibite o modificate da meccanismi di
controllo ai livelli più elevati della gerarchia. Ad esempio, il sistema che regola il ritmo
cardiaco è controllato dal sistema nervoso autonomo e dagli ormoni; questi a loro volta dipendono da
ordini provenienti da centri del cervello che possono prevalere 0 interferire sulle funzioni
abituali dei centri subordinati. Quindi la tendenza anteassertiva dell’holone ha il suo complemento
nella tendenza integrativa a funzionare in quanto parte di un insieme più vasto.

La polarità di queste due tendenze, o potenziali, è un fenomeno onnipresente in tutti i domini della
vita. Nella molteplicità delle gerarchie sociali, le tendenze autoassertive si manifestano a livelli
diversi in forma di egoismo, spirito di corpo, nazionalismo, e così via; le tendenze integrative si
manifestano in forma di altruismo, cooperazione, internazionalismo -in genere, come subordinazione
agli interessi del livello più elevato, successivo, della gerarchia. La stabilità degli organismi e
delle società dipende dal giusto equilibrio tra le tendenze opposte dei suoi holoni. In condizioni
di stress, la parte interessata dell’organismo può manifestare la tendenza a sfuggire ai controlli
vincolanti del tutto. Lo stesso vale per i gruppi sociali i quali, quando la tensione supera il
limite critico, tendono a far valere se stessi a detrimento del tutto. Viceversa, il tutto può
esercitare un controllo eccessivamente rigido delle parti, facendogli perdere la loro individualità.

Questa polarità basilare non è un postulato metafisico, ma una diretta conseguenza della natura
duale di ogni unità biologica stabile in quanto tutto indipendente e in quanto parte dipendente di
un insieme più vasto. Le tendenze autoassertive dell’holone bifronte derivano dal primo, le tendenze
integrative dalla seconda. Giano regna anche nella natura inanimata. Nella fisica quantistica, il
principio di complementarità attribuisce alle entità subatomiche una natura duale – la capacità di
comportarsi come una particella, un piccolo, compatto, tutto, e alternativamente come una funzione
d’onda del nirvanico campo psi. Nell’universo in generale, la stabilità è mantenuta
dall’equilibrarsi di forze opposte: le tendenze inerziali, centrifughe, rappresentano le proprietà
indipendenti delle parti all’interno della gerarchia cosmica, dalle galassie fino alle molecole;
mentre le forze coesive, elettromagnetiche 0 gravitazionali, assegnano alla parte il suo posto in un
insieme più vasto.

Nella scala dell’evoluzione organica, le manifestazioni delle tendenze integrative si estendono
dalla simbiosi e dal colonialismo alle forze coesive che consentono la formazione di greggi e
mandrie, ai legami integrativi delle colonie di insetti, e infine ai legami sessuali e alle
gerarchie sociali dei primati e degli uomini. Le tendenze autoassertive agiscono in un ambito
similare: le piante competono per avere spazio e luce, le specie animali competono per assicurarsi
le loro nicchie ecologiche, e all’interno di ogni specie c’è competizione per il territorio, il
predominio, le compagne e il cibo.

Le forze attraverso cui si manifesta tale polarità di base variano ad ogni livello, ma ciò
nonostante per l’intera gamma ricorre lo stesso modello. Le due facce di Giano -una, quella di un
tutto assertivo e orgoglioso; l’altra, quella di un’umile parte integrata – danno un’utile coppia di
simboli, che ha certamente una gamma più vasta di applicazioni della coppia freudiana dei princìpi
ultimi Eros e Thanatos. A nostro avviso la pulsione sessuale è soltanto una delle molte altre forze
integrative presenti sia nelle società umane che in quelle animali; mentre l’aggressività e la
distruttività non ci sembrano istinti primari ma fiammate patologiche delle tendenze autoassertive
in certe condizioni di stress anormale. Sia Eros che Tanatos fanno la loro comparsa sulla scena
dell’evoluzione soltanto in un periodo relativamente tardo: le creature che si riproducono per
scissione o gemmazione non sanno nulla di sesso e di morte. I1 grande duetto della metapsicologia
freudiana non costituisce l’intera opera lirica.

L’unità individuale e l’unità collettiva delle amebe

I1 punto di partenza di questa digressione nella teoria dei sistemi è stata la ricerca di una Unità
ultima, condivisa dal mistico, dal fisico e dal parapsicologo; un tipo di unità a cui si può
giungere soltanto con lunghe deviazioni attraverso la diversità e trovarla su un giro più elevato
della spirale. Anche tra i biologi si sta risvegliando l’interesse per i potenziali che ha la
materia vivente di ‘ammucchiare’ forme di maggiore complessità che mostrano unità-nella-varietà a un
livello più elevato – in altre parole, per i poteri integrativi della vita, concezione da non
confondere con la teoria secondo cui l’evoluzione si attua mediante mutazioni casuali.

Tali poteri si manifestano forse nel mondo più sorprendente proprio in fondo alla scala
dell’evoluzione. Un esempio classico è il comportamento dell’ameba Limax, di cui recentemente John
Beibtreu ha dato una descrizione ben precisa. La Limax è un’ameba che vive nei batteri presenti tra
le foglie in decomposizione delle foreste. Si riproduce ogni poche ore per scissione cellulare; il
che comporta ricorrenti esplosioni di popolazione accompagnate da carestia. Quando sono minacciate
dalla carestia, le amebe “cominciano a compiere una metafora letterale della organizzazione di
cellule in un individuo multicellulare, o della organizzazione di individui in una entità sociale”.

Le amebe smettono di comportarsi come individui e si aggregano in gruppi, che formano agglutinamenti
discernibili ad occhio nudo. Questi agglutinamenti a loro volta “formano strisce sparse di materia
vivente, le quali (…) si orientano verso punti centrali di raduno (…). Nel mezzo di ciascuno di
questi centri di raccolta comincia a formarsi una montagnola mentre gruppi di amebe si arrampicano
in cima ad altri gruppi (…). I1 gruppo gradatamente si solleva, dapprima assumendo la forma di un
bastoncino spuntato e poi quella inequivocabile di un fallo eretto. Quando tutte le strisce fluenti
e in arrivo delle amebe si sono quasi completamente incorporate in questa forma eretta somigliante a
una cartuccia di fucile, essa si rovescia sul fianco e ora rassomiglia a una salsiccia viscida.
Questa sorta di lumacone comincia allora ad emigrare attraverso il suolo delle foresta verso un
luogo dove spera che prevarranno condizioni ecologiche più favorevoli. Le valutazioni del numero
della popolazione variano, ma si ritiene in generale che forse si tratti di circa mezzo milione di
amebe (…). Dopo aver emigrato per un periodo variabile di tempo (che può essere di due minuti o di
due settimane) in direzione della luce e del calore, il lumacone un poco alla volta torna a
sollevarsi, assumendo la forma fallica fino a restare eretto sulla propria coda (…). I1 risultato
finale è una delicata colonnina rastremata, coronata da una massa sferica di spore. Quando le spore
si spargono (…) ciascuna può dischiudersi per liberare una nuova, sottile, ameba.

Le amebe, quando gironzolano da sole, sono pienamente individui – che poi si trasformano in parti
del lumacone? I polipi che fungono da tentacoli, da vescica natatoria e da genitali della fisalia
sono individui o organi? Le api e le termiti, la cui esistenza è completamente regolata dagli
interessi del gruppo, sono possedute da una mente di gruppo? Le spugne e le idre -polipi di acqua
dolce – sono forme primitive di vita animale. Se una spugna vivente, 0 un’idra, viene schiacciata
finché non è ridotta a pura polpa, poi fatta passare attraverso un filtro sottile, e infine versata
nell’acqua, la polpa presto si aggregherà in strisce piatte, quindi si arriccerà in modo da formare
delle palle che alla fine saranno individui adulti, dotati di una normale bocca, di tentacoli e così
via.

I poteri integrativi della materia vivente sembrano magici. Un verme si può tagliare praticamente in
quanti segmenti si vuole e ciascun segmento rigenererà un individuo completo. Poteri rigenerativi
simili si trovano nei tessuti embrionali degli animali superiori. Se nell’embrione di una rana la
coppa ottica, destinata a diventare il futuro occhio, è tagliata in frammenti, ogni frammento
formerà un occhio più piccolo ma completo.

Se la coppa ottica viene trapiantata nel ventre di un embrione di rana, la pelle sopra di essa si
trasformerà compiacentemente in cristallino. Se il tessuto preso da un embrione di pulcino ai suoi
primissimi stadi è sottoposto allo stesso trattamento di stritolamento e di filtraggio a cui è stata
sottoposta la spugna e trapiantato sulla membrana di un altro embrione di pulcino, le cellule – cosi
maltrattate – del fegato cominceranno a formare un fegato; le cellule dei reni, un rene; le cellule
della pelle, le piume. Questi ed altri esperimenti di laboratorio mostrano in miniatura, per così
dire, le manifestazioni della ‘tendenza integrativa’ nello sviluppo embrionale, nella rigenerazione
e nella cooperazione sociale -dall’ameba Limax all’ape. In ciascun caso sono operanti dei fattori
causali – ma essi obbediscono a leggi specifiche della sostanza vivente, non osservabili nei regni
della materia inanimata. Per la fisica classica, la ‘verità assoluta’ è stato il cosiddetto Secondo
Principio della Termodinamica – secondo cui l’universo si scarica come un orologio perché tutta la
sua energia si dissipa costantemente nel moto casuale tipico delle molecole di un gas – la fine
sarebbe quindi come il principio che fu, secondo la Genesi, ‘forme e vuoto’. Soltanto in tempi
recenti i biologi si sono resi conto che questa legge vale solo nel caso teorico di un ‘sistema
chiuso’, completamente isolato del suo ambiente; mentre tutti gli organismi viventi sono ‘sistemi
aperti’ che si nutrono delle energie e dei materiali che trovano nei loro cambiamenti. Invece di
scaricarsi come

un orologio che dissipa energia nell’attrito, un organismo vivente ammucchia di continuo sostanze
chimiche più complesse prendendole dalle sostanze chimiche che lo nutrono, forme più complesse di
energia prendendola dall’energia che assorbe, e modelli più complessi di ‘informazione’ -percezioni,
ricordi, idee – dall’input dei suoi recettori. È attivo invece di essere soltanto reattivo; adatta
l’ambiente ai suoi bisogni, invece di adattarsi passivamente ad esso; impara dall’esperienza; e dal
caos di sensazioni che interferiscono su di lui astrae sistemi conoscitivi; s’imbeve delle
informazioni provenienti dall’ambiente così come si nutre delle sue sostanze e combina le sue
energie con processi di sintesi.

La stessa tendenza integrativa ad ‘ammucchiare’ si manifesta nella evoluzione della specie forme più
complesse di costituzione e di comportamento, modi di comunicazione più efficienti, con una maggiore
indipendenza dall’ambiente e una maggiore padronanza di esso. Citiamo von Bertalanffy, uno dei
pionieri del nuovo modo di considerare le scienze biologiche: “Stando al Secondo Principio della
Termodinamica, gli eventi fisici tendono in generale a ridurre l’ordine e l’organizzazione. In
contrasto con questa tesi, sembra che sia presente nell’evoluzione una tendenza ad aumentare
l’ordine”.

Questa tendenza ad ‘aumentare l’ordine’ -una forma di unità più elevata in una varietà più complessa
– l’ho definita ‘tendenza integrativa’. Nella presente teoria è considerata un principio di natura
‘ultimo e irriducibile’, complementare alla tendenza autoassertiva, ugualmente basilare, che hanno i
suo holoni individuali.

Anche l’individuo umano è un holone bifronte come Giano. Se guarda dentro di sé si vede come un
tutto unico, autonomo; se guarda fuori di sé, scopre di essere una parte che dipende dal suo
ambiente naturale e sociale. Le sue tendenze autoassertive sono le manifestazioni dinamiche
dell’esperienza che egli ha della totalità; la sua tendenza integrativa è una manifestazione del suo
essere ‘parte’.

Questa polarità è rispecchiata nel comportamento emotivo. L’autoasserzione trova i suoi sblocchi
nell’ambizione, nella competitività, nel comportamento aggressivo-difensivo, a seconda degli stress
a cui l’individuo è esposto. I1 potenziale integrativo, d’altra parte, può trovare il suo
appagamento nell’identificazione con la famiglia, la comunità o qualche altro gruppo sociale. Ma può
anche esprimersi nel desiderio di abbandonarsi a qualche cosa che sia più vasto della società e che
trascenda i confini dell’Io – qualcosa che può essere Dio, la natura, una cantata di Bach, o il
‘sentimento oceanico’ del mistico. Possiamo definire tale categoria di emozioni, che derivano dalla
tendenza integrativa, le emozioni che trascendono l’Io. Esse vengono esperite come devozione,
empatia, identificazione, rapporto ipnotico. Se si fa un altro passo, si possono includere in questa
categoria gli stati di trance dei mistici e dei medium, gli effetti di certe sostanze stupefacenti
psicotropiche e le emozioni che accompagnano le esperienze spontanee di stati più espansi di
coscienza.

La Gnosi di Princeton – L’unità tra scienza e religione
a cura di Filippo Falzoni

Traggo queste pagine da “Che cosa è l’Età dell’Acquario” delle Edizioni Bresci:, una delle
interessanti pubblicazioni curate dal Prof. Bernardino del Boca, antropologo ed esoterista di fama
internazionale. I suoi scritti mi hanno molto aiutato nel fare quella ginnastica mentale che ci
permette di sviluppare l’intuizione.

“Dopo secoli di lotte ed incomprensioni, alla fine degli anni sessanta, quindi vicinissimo
all’inizio dell’Età dell’Acquario, esce allo scoperto un modo di pensare unitario tra scienza e
religione che riconosce come suo vangelo il libro americano La Gnosi di Princeton di Raymond Ruyer.

Il testo ha come sottotitolo: La scienza alla ricerca di una religione. La nuova gnosi americana –
movimento riservato se non addirittura segreto – è sorta in questi ultimi quindici anni a Princeton
e a Pasadena, negli ambienti scientifici dei fisici, degli astronomi e dei biologi. Pur rimanendo
prettamente scientifica, si considera religiosa nello spirito. Libro sconcertante, La Gnosi di
Princeton tende a rovesciare numerose prospettive e a rinnovare i rapporti tra scienza, filosofia e
religione. Ve ne proponiamo alcuni brani. “…La tesi fondamentale della Nuova Gnosi è quella di
tutte le gnosi. Il mondo è dominato dallo spirito, fatto dallo spirito, o da spiriti delegati. Lo
spirito trova (o piuttosto si crea lui stesso) una resistenza, una opposizione: la materia. L’uomo,
per mezzo della scienza, una scienza superiore, traslata o spiritualizzata, può accedere allo
spirito cosmico e, se è saggio e nello stesso tempo intelligente, trovarvi la salvezza.

La Nuova Gnosi precisa la tesi e soprattutto perviene a renderla rispettabile e conforme alla
scienza più positiva. La Nuova Gnosi radicalizza la tesi gnostica. Lo spirito non trova la materia
come opponente, esso la costituisce, ne è la stoffa, la sola essenza. La materia, i corpi materiali
ne sono solo l’apparenza o il sottoprodotto per effetto di molteplicità disordinata”.

” . . . Io non posso pensare che qui-ora. Ogni pensiero, in altri termini ogni presenza a se stesso,
è un qui-ora sono convertibili. Non si può pensare altrove, o un’altra volta, o domani. Si pensa
ora- qui. Se c’è pensiero, c’è “qui e ora” e reciprocamente se c’è “qui e ora”, c’è pensiero. Segno
che la distinzione è artificiale: essa non può mai esser fatta realmente né esser mai considerata
reale”.

“… Poiché ogni essere è “coscienza”, ogni essere è dunque intelligente e tutti gli esseri – poiché
la proprietà è essenziale – sono egualmente intelligenti. Essi differiscono solo per il contenuto
d’applicazione e per i dati del problema di formazione che hanno da risolvere. Un primitivo è
altrettanto intelligente di un civilizzato, un ritardato o un sottosviluppato (culturale o
biologico), lo è altrettanto di un ben dotato. Differisce solo il contenuto di applicazione mentale.
Un cane è intelligente come un uomo, un infusorio come un cane, una molecola come un infusorio. Solo
che, per intelligente, noi intendiamo troppo spesso non un essere che attende ai propri affari, ma
uno che potrebbe comprendere i nostri e di cui noi potremmo comprendere i suoi”.

“… L’individualità biologica donde emerge il mio io rimonta senza soluzioni di continuità, di
generazione in generazione, alle cellule viventi più primitive, e queste alle molecole previtali,
alle individualità fisiche che sussistono nel tempo per mezzo della continuità semantica della loro
azione. Nessuna delle coscienze che dicono io, nessuno dei neuroni i cui legami manifestano quelle
coscienze nello spazio, nessuna delle cellule di un vivente attuale sono mai morte – nemmeno questa
cellula epidermica che si essicca e sta per staccarsi dalla mia pelle. Nessuno dei viventi attuali è
ancora mai morto. Tutti risalgono, come me, al principio del mondo”.

“… Al di là dei miti della sopravvivenza e dell’immortalità individuale, vi è il “mito vero” dello
Spirito divino. Per i neognostici tutti gli esseri individualizzati e temporalizzati sono solo delle
idee divine, alle quali è permessa provvisoriamente una certa autonomia. Le coscienze
individualizzate sono così una specie di inconscio divino, di “sogno di Brahma”, una sorta di altri
io di Brahma, dai quali Brahma si lascia trasportare pur partecipandovi trasversalmente.

Quando Brahma si risveglia, il sogno, nella sua autonomia, svanisce. La memoria interna del sogno
cessa di essere chiusa su se stessa ed è trasferita al Risvegliato. Il sognatore umano può così
ricordarsi il suo sogno: l’altro io, l’io mnemonico si fonde allora nell’io attuale, centrale. Si
può indifferentemente dire che il sognatore si risveglia (ed annulla il suo sogno, o meglio
l’autonomia del suo sogno), o che il sogno si risveglia e si annulla da se stesso nella sua
autonomia, per fondersi nella coscienza-io unica, e vedersi ancora lui stesso, però dal punto di
vista del risvegliato che si ricorda il suo sogno, e non dal punto di vista del sogno che si vive e
si vede nella sua sfera chiusa.

Così, in questo senso, morire non è ritornare al niente, è ridiventare il Dio unico. Gli individui
viventi sono gli altri io, sognanti, di Dio”.

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