Rivelazione (i Quaderni di Sarmoung) 4

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Rivelazione (i Quaderni di Sarmoung) 4

< I Quaderni di Sarmoung n° 1 >

– RIVELAZIONE –

(parte quarta)

GLI UOMINI HANNO PAURA

Vi saluto tutti!

Anche se l’impressione da essi coltivata è quella d’aver trovato gruppo giusto, oppure quella d’aver
trovato la via di Dio, ovvero quella di sentirsi rassicurati perché non saranno loro a morire nel
prossimo cataclisma, qualsiasi sia questa idea di conforto, di sicurezza, é un’idea ingannevole,
perché il passaggio rimane comunque sempre angusto. Ciò che da loro la sensazione di sicurezza è il
tenere qualche cosa nelle mani, l’essere protetti dalle sponde e dal man corrente.

C’è il programma del loro tempio, c’è la struttura del loro sistema, c’è il dogma delle loro scuole.
Si afferrano fortemente alle corde della passerella congetturando: “Orbene, se le nostre mani
stringeranno con forza, non cadremo, non saremo di quelli che vanno fuori dall’ordine stabilito o
tra coloro che non saranno in armonia con le leggi”.

Provo orrore nell’adoperare la parola “ordine”, anche se usata per significare un comportamento in
sintonia con le leggi cosmiche o per definire una condotta obbediente alle medesime. Adopero questa
parola affinché lo spirito capisca, ma in verità è inadatta, non c’è nulla in cui credere, nessuno a
cui si debba ubbidire.
Se ci fosse obbligatoriamente qualcosa cui credere, cui ubbidire, sareste già annichiliti, in
polvere da migliaia di anni. Dopo la prima ribellione sareste stati polverizzati istantaneamente.

Vi sono semplicemente delle armonie da scoprire, delle armonie da realizzare, per il semplice motivo
che Dio non ha potuto creare diversamente da come Lui stesso è. Ergo dovete essere in armonia con
quello che egli è, perché è il fondamento della stessa vostra vita. Finché sarete lontani da voi
stessi quindi in conflitto con voi stessi, sarete in conflitto con il mondo intero e con Dio Stesso.

Le leggi cui mi riferisco non sono da seguire in modo draconiano, assolutamente, perché nel cosmo
non vi sono regole ma vari stati di coscienza. Sia che voi entriate in letizia, nella beatitudine e
nella gioia del cosmo, sia che non vi entriate, rimane il fatto che Dio ha creato l’uomo come egli
è, con la materia di cui egli stesso è fatto: dunque l’Universo è gioia. Non appena decidete di star
fuori da questa gioia, cosa diventate? L’infelicità. Appena lasciate la natura di Dio, cosa
divenite? Il tempo limitato.

REGOLE DIVERSE PER EPOCHE DIVERSE

Ma se un uomo ha fatto questa scelta (e Dio glielo ha permesso, e anche gli angeli glielo hanno
permesso), allora perché si lamenta? Sì, perché questo stesso uomo non è contento della sua scelta,
e piange dicendo “Dio fammi uscire da qui, maestro vieni ad aiutarmi, guida vieni a sostenermi”, e
piange, piange della stupidità che lui stesso ha commesso. Solo per questa ragione, per reinsegnare
le leggi agli uomini, per insegnare nuovamente loro la natura, per rispiegare ciò che sono essi
stessi in verità, ebbene, è occorso passare talvolta attraverso situazioni sgradevoli, ad esempio
come ha fatto Mosè, instaurando il timore della legge, anche se la legge non esiste. Tuttavia l’uomo
era così barbaro, uccideva per nulla, il padre dormiva con la figlia, con la madre, uccideva per tre
soldi, rubava, faceva di tutto.

Onde tentare di farlo ritornare in sé, di farlo rinsavire da una tale follia, per fargli ritrovare
la ragione, occorreva per prima cosa cagionargli un po’ di paura. Quindi Mosè disse: “State attenti,
ora vi sono le leggi di Dio!”. E applicò le leggi di Dio, anche uccidendo. Perché non se ne poteva
fare a meno. Come quando il bambino davanti a voi ha una crisi di nervi, e questa crisi non ha che
il supporto d’un capriccio volgare, e voi sapete di non potere lasciargliela fare. Per cui come
agite? Lo scuotete, lo prendete a schiaffi, perché si fermi, perché la paura lo fermi nella sua
follia.

Gesù non è venuto a strappare nulla a nessuno, sapeva benissimo che la potenza degli uomini è del
tutto illusoria e che la sola e vera potenza appartiene a Dio. Sapeva quanto fosse inutile spendere
energia per strappare una potenza illusoria a degli esseri illusori. Sapeva anche che tutto questo
sarebbe in qualsiasi caso venuto meno.

LA PASSIONE È LA PEGGIORE DELLE ATTITUDINI

Comunque fosse, gli uomini ebbero paura e si dissero: “Egli bestemmia, uccidiamolo e Dio sarà fiero
di noi, avremo ucciso il suo bestemmiatore!”. Come se Dio potesse essere felice dell’omicidio di un
fratello, pur se di un fratello nell’errore. Come se Dio potesse compiacersi del suo popolo per
l’uccisione di un innocente, anche se quell’innocente fosse stato un ciarlatano.

Il comportamento di quella gente mostrò quanto essa fosse ignorante in verità: se avesse applicato
la legge, avrebbe perdonato Gesù. I suoi oppositori avrebbero semplicemente dovuto dire: “Orbene,
puoi continuare, non ci disturbi, Dio si occuperà di te”. Ma non poterono, perché l’uomo avvolge
sempre con le sue passioni quello in cui crede, e di conseguenza agisce con fanatismo. La passione è
la peggiore delle attitudini, non siate mai appassionati neanche per Dio stesso.

Dio non è passione, è amore, è realtà, e se volete entrare nel cammino di Dio, se volete essere
simili a Dio, dunque, siate amore e realtà. Vivete Dio come un fatto naturale, non da fanatici. La
passione crea il fanatismo, e vi sono tutta una serie di gradi nel fanatismo, ad esempio la bigotta
è una fanatica. Quindi calma,
discernimento, distacco, istruitevi a proposito delle leggi, siate riflessivi nella vostra vita,
riflettete sempre prima di agire, ponderate sempre prima di parlare, prima di concludere qualche
cosa anche su di un testo divino, ragionate, paragonatelo con le leggi e vedete se vi convince o no.
E se non vi convince, ciò significa che occorre prendere il testo non al primo grado ma al secondo
grado. Allora andate a cercare il secondo grado di quel testo, e generalmente al secondo grado
funziona.

Una domanda personale: “Il potere di guarire che passa attraverso di me per gli ammalati è anche
efficace per la mia famiglia?”

Quando un individuo è il canale di un’energia, l’energia non conosce destinazioni specifiche, si
espande; quando agisci in modo tale da esercitare il tuo potere, esso non è programmato e uguale per
tutti, per cui può funzionare per certi tipi di individui e non per altri.

Non vi è settarismo, te lo confermo. Ma che l’effetto sia differente a secondo delle persone che
curi, è cosa assolutamente normale. Quando i componenti di una famiglia fanno ricorso al congiunto
guaritore, la loro impressionabilità è meno forte, il loro desiderio è meno grande. Ad esempio lo
stesso individuo della tua famiglia sul quale hai avuto miseri risultati, potrà recarsi domani
presso un altro guaritore, anche al tuo stesso livello, ed avere migliori risultati, perché? Non
perché il guaritore sia migliore di te, ma solo perché il tuo familiare adotta una maggiore apertura
verso di lui. Questo ad un livello prettamente psicologico, perché, inoltre, non bisogna dimenticare
ciò che significa guarigione.

La guarigione, nella misura in cui ogni individuo la eserciti senza essere – sfortunatamente per lui
– Gesù stesso, è, per qualche verso, funzione dell’apertura dell’altro, funzione del Karma
dell’altro.

Gesù essendo la redenzione in persona poteva guarire chiunque e qualunque cosa, ma i guaritori della
terra che non sono ancora dei Gesù – ai quali per questo non facciamo certamente colpa – nella
misura in cui fanno lo sforzo, proprio perché sono solo quello che sono, per i risultati dipendono
da un gran numero di condizioni.

Sono dipendenti del Karma dell’individuo, dal fatto che sia “concesso” o “non concesso” cambiare
qualcosa.

Sono dipendenti dell’apertura del soggetto, dal fatto che esso consenta o non consenta la
trasmissione dell’energia.

Sono dipendenti anche da loro stessi, dal loro livello di condizionamento: essi possono essere in
grado di fare certe cose e non altre.

Come capite, tra tutta questa selva di condizionamenti, non c’è da meravigliarsi che il guaritore
vada incontro a dei fiaschi, ciò è più che normale. E’ sufficiente che non li interpreti come
smacchi, che li viva semplicemente come eventi naturali, come logica conseguenza di un’evoluzione
non ancora compiuta. Se, al contrario, si sente ferito, se piange sui suoi fallimenti è perché non
ha capito, è perché crede di essere qualche cosa di meraviglioso. Non ha capito che di fatto egli
tenta, con la sua volontà, di esercitare ciò che può al livello nel quale si trova, e non comprende
che per noi è solo questo che conta.

Per quanto ci riguarda non è importante che vi siano milioni di Gesù Cristo che attraversano il
pianeta. Quello che ci sta a cuore è che ogni uomo, anche il più semplice, dimostri e applichi la
sua buona volontà. Questo è di molto preferibile alla presenza di milioni di Gesù Cristo, perché,
per quanto innumerevoli, potrebbero fare poco per gli uomini. Invece tu, semplice uomo, puoi aiutare
gli uomini!

Perché dico che Gesù Cristo non può? Perché è troppo differente!

Colui che è troppo differente, colui che è troppo universale, non può convincere tutti gli uomini
del pianeta, perché non tutti sono aperti e pochi sono in grado di capire il linguaggio di un essere
universale.

Invece tu, pur essendo soltanto in cammino verso evoluzione, pur rispecchiando un’universalità solo
parziale, tu, dando vita a qualche cosa di comprensibile per colui che è ancora nelle tenebre, per
colui che è ancora nel guado, rappresenti il Cristo, e avrai più effetto di Gesù stesso.

Perché se fosse Gesù ad andare a parlare all’uomo che è nel guado, verrebbe preso in giro, verrebbe
deriso: “Oh ancora un illuminato! Ancora un originale!”. Invece quell’uomo vede te, una persona
comune, ti ha visto vivere, ti ha sentito pensare, parlare, sa che sei come lui, che sei un essere
umano, una figura della terra, quindi ti riterrà alla sua altezza, e ti crederà.

è per questo che noi, piuttosto che decine di Gesù Cristo, preferiremmo avere sul pianeta milioni di
servitori terrestri. L’effetto sarebbe certamente molto maggiore, in grado d’influenzare meglio la
massa dell’umanità.

Poiché ciò che conta è raggiungere il cuore della massa, è raggiungere, ripeto, l’uomo che è nel
guado; il nostro scopo non è dare allori agli iniziati, essi non hanno più bisogno di noi, non hanno
bisogno di Dio, sono già inseriti, hanno già il loro programma, hanno già la loro fede, devono solo
proseguire il cammino.
Ma colui che è traviato, che è nel guado, colui che si ubriaca, che si droga, colui che crede nel
nulla, colui che fa’ qualsiasi cosa, è lui quello che ha bisogno di noi. Ma sfortunatamente è
proprio quello che non possiamo avvicinare perché il nostro parlare gli suonerebbe alieno.

Per questo, ribadisco, per noi è meglio avere milioni di servitori piuttosto che milioni di Gesù
Cristo. Perché quello che conta è che l’uomo creda, non che l’uomo rimanga meravigliato dal miracolo
di Cristo per poi seguirlo passivamente.

La cosa importante è che riesca ad integrare la parola di Cristo, ad essere la parola. Peccato che
tale parola, nella forma in cui il Cristo la fornisce, egli non sia in grado d’integrarla, perché un
bambino di dieci anni non può concepire che Dio sia energia.

L’IMPORTANZA DEL TRAMITE

Dunque occorre un Pietro in mezzo, occorri tu, occorrono i servitori tra Dio e questo bambino di
dieci anni. Occorri tu tra Dio e quel traviato per dirgli: “Ascolta, Dio è un padre che ti offre di
venire, vieni ti aiuterò, cercherò di farti capire, ti istruirò”.

Per questo occorrono i servitori! Se non ce ne fosse bisogno, ormai da lungi, Dio stesso sarebbe
venuto e avrebbe fatto la sua religione, avrebbe fatto il suo trono. Se l’uomo avesse potuto
ricevere, ascoltare, riconoscere Dio, Questi si sarebbe direttamente inserito nella sua coscienza.
Invece Dio manda dei figli, delle guide, dei servitori, dei martiri, perché non può venire, e non
perché non sia abbastanza funzionale, tutt’altro, ma perché non servirebbe a niente a causa della
mancanza di intendimento degli uomini.

Tornando alla tua domanda, nel tuo lavoro è la stessa cosa. Devi cercare di trovare il tuo limite e,
dopo averlo riconosciuto, comunicarlo agli altri, magari avvisando: “Qui non posso e qui non posso”.
Riguardo alla tua famiglia si tratta di un problema tanto di apertura psicologica, che di
motivazione psicologica. Quindi non cercare di sapere se l’energia funziona in un dato caso o in un
altro. L’energia funziona. Ma, come ti ho spiegato, tutto è influenzato dal campo delle condizioni..

Ti ascolto: “C’è un rapporto tra la salute e la mia evoluzione spirituale? Che cosa devo fare per
questa evoluzione personale?”

Cerco sempre di far capire all’uomo che in tale prospettiva egli non è solo: c’è l’anima gruppo
dell’umanità, c’è lo stato di avanzamento di una civilizzazione e, a seconda dello stato medesimo,
malattie con determinate caratteristiche o disordini d’un certo tipo. Quando un’anima si incarna,
accetta di dividerne il peso, anche perché è, per certi versi, “a quel livello” di sviluppo. Quindi
accetta contestualmente di correre il rischio d’una malattia, rischio che può essere largamente
evitato grazie all’intelligenza che Dio ha dato all’uomo.

Vi sono incognite, certo, ma l’uomo può evitarle grazie all’uso dell’intelletto. Uno strumento che
Dio gli ha fornito perché sappia districarsi nel campo fantastico di libertà e di vita che Egli gli
ha offerto. Tocca all’uomo utilizzarlo, esercitando la ragione, la perspicacia e l’intuizione per
proteggersi e agire.
Quindi, rispetto alla tua domanda, il tuo problema può essere Karmico? Ti dico di no.

Per prima cosa non bisogna mai prefigurare che un problema sia Karmico. è un errore. A causa del
funzionamento del pensiero umano nell’attuale epoca non bisogna mai immaginarsi che vi sia
un’influenza del genere. Se l’uomo suppone ragioni Karmiche è abbastanza normale che tenda a
sedersi, a oziare pensando “Fatalità obbliga, è Karmico”. Niente di più errato!

Tu, uomo, sei un essere rinnovato perché ti sei di nuovo incarnato. E se sei un essere rinnovato non
è perché tu viva un qualsiasi Karma, non è perché tu subisca un Karma, ma è perché tu riesca a
sbarazzarti di un Karma.

LA LETTURA DEL KARMA NON È COSA PER L’UOMO DELLA TERRA

Esistono anche malattie che i guaritori non possono curare perché ad esse è connesso “il segno del
Karma”. Non che questo segno indichi: “Stop non toccare, questo individuo è in uno stato di
espiazione”. Significa solo che il guaritore non può agevolare il raggiungimento di un certo livello
d’evoluzione, né acquisire per conto del soggetto un livello d’evoluzione che sarà lui a dover
ottenere. Nessuno può acquisire l’evoluzione per conto di un altro, è il sofferente a dover
acquisire l’evoluzione, a dover capire ciò che la legge di Dio vuole indicare con la malattia o a
dover espiare quanto connaturato a quella sofferenza.

Faccio un esempio, immaginiamo il caso di un individuo che per interessi di denaro abbia rinchiuso e
segregato in un locale una persona dalla quale poteva ereditare, lasciandola poi morire di fame. E’
tremendo! Che cosa capiterà in base al Karma? Potrebbe succedere che quest’individuo,
quest’assassino, s’incarni, ad esempio, in una persona poverissima, destinata anch’essa a morire di
fame. Cosa dovrebbe dire il saggio, consapevole che quello stesso individuo che muore di fame, che
suscita la pietà e la compassione della gente, non fa che morire di una fame che lui stesso aveva
imposto ad un altro? L’inclinazione del maestro potrebbe essere così espressa: “Ebbene che muoia, ha
fatto del male, è giustizia”.

Di quest’uomo, che attira la pietà altrui perché muore di fame, se voi sapeste che ha ucciso una
persona, direste “è castigo”, lasciandolo morire di fame, quando invece non è questo il
comportamento da tenere. Al contrario, vi sia chiaro, l’educazione karmica nei confronti di
quell’individuo, non verrà dalla sua imminente morte per fame, non sa neanche perché sta morendo in
quel modo!

Quindi cosa volete che la sofferenza possa insegnargli? Non potrà in alcun modo prendere coscienza
ma, al contrario, si lamenterà di Dio, si lamenterà del mondo, non capirà niente!

Allora, mi domanderete, il principio formativo dove si trova in questo esempio?

Esclusivamente nel fatto che, un giorno, arriverà un essere buono. che gli darà da mangiare…

“In questa sala numerose persone venute per imparare 1’arte di vivere, si sono decise a divenire
l’amore e sarebbero contente che tu parlassi loro”.

Per incominciare lasciate che vi saluti tutti. Siete venuti ad ascoltare, ed il tema è “l’arte di
vivere” o, più semplicemente, “la vita.”. Spiegare come l’uomo debba vivere, come se nella vita ci
fossero delle precise regole da seguire, è cosa impossibile.

Ma, volendo perlomeno tentare una spiegazione delle forze che regolano l’esistenza e del loro
utilizzo, dobbiamo necessariamente ragionare dell’essenza stessa della vita. Anche se essa si può
immaginare come rapporto fra un’anima ed un Dio, fra un essere umano incarnato e una forza
superiore, non bisogna concepire questo rapporto come conforme ad un principio d’ubbidienza.

Infatti non sono mai stato incline ad avvalermi di concetti che lascino intendere la vita come retta
da un rigido libretto d’istruzioni da seguire con rispetto ed ubbidienza. Istruzioni il cui
disconoscimento o la cui inosservanza dovrebbroe immancabilmente configurare la malattia, se non
addirittura , in caso di totale ribellione, la dannazione eterna.

Vi chiederete perché non favorisco quest’idea? Non perché non sia una verità. Che vi siano delle
leggi è una realtà. Ma bisogna conoscerle per rendersi conto che non sono “dirigiste”, ossia che, di
fatto, non richiedono ubbidienza ma, diversamente e semplicemente: armonia, amore, gloria.

Conseguentemente, dal momento in cui l’uomo comprende queste leggi e si rende conto che la loro
natura è amore, eternità, armonia, comprende anche che non è previsto che egli sia schiavo di
nessuno, neppure di Dio. Il suo compito non è di ubbidire, né d’essere un servo della natura, né di
sottomettersi a regole o discipline, no.

Guardate cosa succede quando un individuo, non conoscendo nulla della musica o essendo male
ispirato, si mette a creare agglomerati cacofonici di suoni confusi: in chi ascolta non nasce
assolutamente alcun desiderio di divenire musicista, nessun sogno si risveglia, nessuna armonia,
nessuna speranza, nessun sollievo, nessuna gioia.

Quindi da dove proviene la bellezza, lo splendore nell’arte come il fascino della vita? La bellezza
viene dall’armonia! Quando ascoltate un brano musicale che vi trasporta significa che il compositore
è riuscito ad imitare l’armonia celeste e che i suoni emanati sono armoniosi. La bellezza è nata su
un piano artistico e per la vita è la stessa cosa.

Quando, vivendo i giorni che vi sono dati, la tristezza nasce in voi, o l’infelicità, o la
disperazione, e che in qualunque luogo vi troviate sentite qualche cosa di disarmonico, sappiate che
i colori della vostra aura sono spenti, che la musica che emettete è cacofonica, e che ciò crea in
voi, nel vostro morale, nel vostro mentale, nei vostri sentimenti, solo tristezza e disperazione.

Viceversa, se vivrete una vita armoniosa emetterete dei suoni armonici, poiché l’aura emette anche
suoni, non solo colori, ed è per questo che è possibile curare con il suono, curare con i colori,
curare con altri mezzi. Se nell’aura vi è una corrispondenza, appena emetterete delle armonie,
ebbene, tutto in voi diventerà armonia e la felicità ne deriverà.

Occorre avere la fede? Non obbligatoriamente.

Occorre essere un buon padre di famiglia, una buona madre di famiglia? Non forzatamente.

Non vi viene chiesto di compiere chissà quali performance nell’ambito della moralità, né nella sfera
comportamentale o nelle vostre attitudini. Sarete in condizioni di giungere a certi risultati solo
quando in voi albergherà la giusta armonia. E’ inutile chiedere a chi è triste e disperato d’essere
fraterno, perché, al contrario, diventerà molto egocentrico. La sua pena e il suo dolore gli faranno
prendere coscienza di se stesso, facendolo concentrare intensamente sul suo problema, e rendendolo
completamente chiuso agli altri.

Quindi, come dice il proverbio: per aiutare gli altri aiutate voi stessi; occorre creare l’armonia
interiore prima d’essere in grado d’offrirla ad altri.

IN COSA CONSISTE L’ARMONIA

Ora, venendo al dunque, in cosa consiste questa armonia? In che modo la si ottiene? Certuni
l’ottengono con la fede, altri con la meditazione associandola così ad un livello d’evoluzione. Ma
questi mezzi non sono obbligatori, né sono i soli. Anche perché l’uomo di questi tempi è moderno,
dove per moderno intendo correttamente coinvolto negli obblighi e nelle implicazioni della vita
sociale. Come chiedergli allora di confinarsi, di andare in un monastero? è impossibile, tanto più
che non sono i monaci che costruiscono il mondo.

Dunque, cosa occorre all’uomo moderno per scoprire l’armonia nella vita, per appropriarsi vita
divina? Come ho sovente detto, occorre innanzitutto conoscere se stessi.

Eh, sì, occorre sapere chi voi siate.

è importante effettuare questo primo passo, perché partendo dal punto iniziale che stabilirete,
avrete una base di riferimento per guidare la vostra evoluzione, allo scopo ultimo di giungere
all’armonia.

Perché vi lascia questa libertà? Perché vi ha dato la scintilla della vita, ma senza alcuna
direttiva, ve l’ha data come si fa un regalo gratuito, perché Dio, ve lo dico, è gratuito, dà tutto
in anticipo e in abbondanza. In virtù di ciò la vita stessa, la vita che ricevete, segue questa
legge. Le anime pronte un giorno si risvegliano, ma libere!

ESISTONO DEI PRINCIPI, COME IN ALTO COSI’ IN BASSO

Ciò detto, dobbiamo sapere che esistono comunque delle leggi. Perché?

Come ho già sottolineato, esse esistono ma non in quanto precetti da seguire o principi cui
obbedire. Esistono allo stesso modo delle consonanze che sovrintendono alla musica, le quali certo
non impediscono che chiunque possa battere sulle pentole. Se per qualcuno fare rumore vuol dire
essere musicale, allora sia, come il suo apprezzamento suggerisce. Ma colui che desidera suonare una
melodia meravigliosa deve, necessariamente, imparare ad applicare determinate verità fondamentali –
dico bene – applicare, attuare, far funzionare, il che non significa assoggettarsi passivamente a
certi principi.

In cosa consistono questi principi o leggi?

Finora le religioni, le chiese, i templi, gli Ordini, hanno fatto credere che i principi di Dio
fossero ordini da eseguire, e che da questo dipendesse la salvezza dell’anima. Non hanno avuto
torto, anche perché ciò ha permesso la costruzione di una società. Se così non fosse stato sareste
ancora tutti nelle vostre capanne, nelle vostre caverne. Or dunque, pur essendo stata, tale morale,
necessaria, per fondare una società, ora occorre capire, divenuto l’uomo moderno, che questi
principi non devono più essere vissuti come regole morali, bensì essere scoperti come energie che
l’uomo deve conoscere e saper adoperare con dimestichezza.
E’ per questo che ritengo la parola “leggi” falsa. Io le chiamo esclusivamente Armonie Cosmiche. E
voi siete dei microcosmi, come conferma questa massima molto ben conosciuta: “L’uomo è una
rappresentazione integrale, ma microcosmica, dell’universo intero”. Quali sono le conseguenze? Vi ho
appena detto che il macrocosmo, il nostro universo, era stato costruito sulla base di precise e
minuziose armonie matematiche. Dovreste anche voi rendervi conto della grandiosità della vita che
siete e che vi circonda: possiamo avere dubbi sul fatto che non fosse sufficiente creare della
roccia in fusione perché Dio fosse felice, magari picchiandosi sul petto e sulle ginocchia, pago di
sé stesso, dicendosi: “Oh ecco. sono riuscito a manifestare qualche cosa, riposiamoci”. No, non
possiamo! Manifestare una roccia, o del magma, o della lava, evidentemente non era sufficiente!.

Pur essendo un’entità minuscola in un universo così grande e così matematico, voi lo rispecchiate e
quindi, giustamente, quando vi risvegliate nel mondo, divenite depositari della vita cosmica. Ma per
essere felici nella vostra pelle, per avere la salute e la felicità, occorre che conosciate le leggi
stesse che hanno dato nascita alla vostra anima, alla vostra vita, dovete conoscere queste energie.
Energie che non hanno nulla di singolare o di misterioso.

Dio è il più grande dei misteri si dice, perché non lo conosciamo. Ma in altri tempi lo stesso corpo
umano era il più grande dei misteri, perché l’individuo non conosceva la sua costituzione fisica.
Non conosceva l’interno del suo corpo. Ora per voi non è più un mistero sapere che nel vostro torace
esiste un cuore e che nella vostra scatola cranica esiste un cervello. Ciò è divenuto d’una banalità
incredibile, a tal punto che, al solito esagerando, non fate più attenzione a voi stessi. Per le
questioni cosmiche è la stessa cosa, occorre prima demistificare il cosmo in modo da permettere al
vostro Spirito di avere un approccio più sano, stabile, quindi duraturo. Perché quando un individuo
si butta in qualsiasi ricerca, solo perché attratto dal mistero, in poco tempo si accorge che c’è
agevolmente risposta a tutto, e in lui si esaurisce il fuoco ardente, mancando poi la spinta a
ricercare sempre più avanti la verità.

Non bisogna avere paura, non bisogna dirsi “Non posso!”, o “Chi sono io per potere?”. No!

Anzi, dirò di più, anche se non doveste mai riuscire a cambiare alcunchì, il semplice fatto che
riusciate a migliorare solo voi stessi è utile. L’irradiamento innescato dal vostro progresso è già
– da solo – in grado di creare su questo pianeta un luogo dove la luce spirituale può fluire.

Inoltre, se anche non foste in grado di servire in nulla per cambiare visibil­mente il vostro
prossimo, potrete sicuramente essere utili nell’emanare energie preziose per i maestri che, durante
i loro discorsi, durante le loro conferenze, durante le loro meditazioni, potranno benevolmente
influenzare e trasformare le persone con cui interagiscono.

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