Rebirthing: Rinascere con un respiro

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Rebirthing: Rinascere con un respiro

di Giampiero Cara e Annalisa Antodicola

Immagina di trovarti in una vasca piena di liquido caldo. Intorno a te che galleggi rilassata,
felice, c’è buio, pace, suoni ovattati, una pulsazione ritmica attutita, rassicurante, che ti culla
con amore. Anche se sei completamente immersa, hai sempre tutto l’ossigeno che ti serve. Non sai da
dove proviene, ma non te lo chiedi neppure. Nel tuo stato di assoluto benessere non c’è spazio per
le domande.

Ad un tratto, la pulsazione si fa convulsa, irregolare. Senti le pareti della vasca che cominciano a
contrarsi minacciose. E, per la prima volta, hai paura.

Poco dopo, una lama di luce proveniente dall’estremità di un tunnel ti ferisce gli occhi, e suoni
sgradevoli aggrediscono i tuoi timpani. Ti accorgi che le pareti del tunnel che premono sulla tua
pelle sono lubrificate e, nonostante la paura, per qualche minuto provi piacere. Ma non riesci a
dimenticare che sta accadendo qualcosa di strano e temibile. E senti di non poter fare nulla per
impedirlo.

Fai appena in tempo a capire che qualcosa vuol buttarti fuori da dove sei, quando una luce ti
acceca, dei rumori ti assordano e una sensazione di freddo ti paralizza. Poi avverti per la prima
volta un disperato bisogno d’ossigeno. Prima che possa renderti conto di cos’è accaduto, qualcosa ti
afferra per i piedi e ti capovolge, per poi percuoterti. Apri la bocca e l’aria brucia per la prima
volta nei tuoi polmoni come un gas incandescente. E non ti resta che piangere.

IL RESPIRO COME MEDICO DEL CORPO E DELL’ANIMA

Non è il copione di un film del terrore, bensì una scena di cui ognuno di noi è stato protagonista:
la nascita, così come avviene nella stragrande maggioranza degli ospedali e delle cliniche. Secondo
il terapeuta americano Leonard Orr (e come dargli torto?) si tratta di un evento assai traumatico
che continua a condizionarci la vita.

Proprio per superare questo ed altri traumi (che vedremo più avanti), Orr ha messo a punto, nei
primi anni Settanta, il Rebirthing, un metodo di guarigione attraverso il respiro che, come scrive
Orr in “Il libro del Rebirthing”, ed. Mediterranee, “è il più importante medico del nostro corpo. La
guarigione che esso può trasmettere all’uomo non trova riscontro in alcun’altra attività esistente
in questo mondo”.

In effetti, la respirazione, oltre a fornirci l’ossigeno indispensabile alla vita, è responsabile
per il 70% dell’attività di eliminazione delle tossine dal nostro corpo, più della sudorazione,
dell’evacuazione intestinale e della minzione. Ma soprattutto, attraverso la respirazione assorbiamo
l’energia vitale dell’universo, nota da secoli, nel mondo occidentale, con vari nomi: Prana per gli
indù, Chi per i cinesi, Ga-llama per i tibetani, Ki per i giapponesi. “Inspirare” significa infatti,
letteralmente, “portare in sé lo spirito, l’energia di vita”, così come “espirare” significa
lasciare che quest’energia esca da noi e ritorni all’universo.

Il problema, soprattutto in Occidente, è che pochi di noi riescono a respirare pienamente e
liberamente in qualsiasi momento della giornata, e la qualità della nostra vita ne risente
moltissimo. Ma il Rebirthing, o respirazione consapevole, si propone di recuperare questa capacità
perduta alla nascita. Vediamo come.

LA “LIBERAZIONE DEL RESPIRO”

Grazie al sistema nervoso, il respiro influenza tutte le emozioni che proviamo e ne è a sua volta
influenzato. Se veniamo presi dal panico, il nostro respiro diviene quasi impercettibile; se siamo
tristi o malinconici, sospiriamo; se qualcosa ci agita o ci eccita, la respirazione si fa profonda e
affannosa; la paura, invece, ci blocca il respiro.

Ognuna di queste emozioni, col suo ripetersi più o meno frequente e con il suo avvicendarsi con le
altre, contribuisce a determinare uno “schema respiratorio”, che riflette ciò che siamo stati e che
siamo attualmente.

In effetti, ad un evento doloroso od al suo ricordo, ad un pensiero negativo, ad una paura o ad
altre emozioni sgradevoli che abbiamo inconsciamente represso noi associamo una tensione latente che
“controlliamo” e tratteniamo con una respirazione limitata e rigida, non fluida e continua come
dovrebbe essere (e come normalmente è solo durante il sonno). Tale tensione bloccante può essere
curata attraverso quella che Orr definisce la “liberazione del respiro”.

Il Rebirthing, pertanto, non insegna a respirare, bensì a riscoprire gradualmente il proprio
naturale ritmo di respirazione, divenendo coscienti del nostro particolare schema respiratorio.
Quindi, dopo aver imparato a far assumere al proprio respiro “posizioni” diverse, è possibile,
secondo Orr, liberarsi dei pesi emotivi accumulati dalla nascita in poi, smantellando gradualmente
le proprie abitudini respiratorie limitate e limitanti, fino a riappropriarsi del ritmo naturalmente
piacevole e rilassato del proprio respiro.

Orr sostiene che questa trasformazione del modo di respirare ha effetti non solo sul piano fisico
ma, grazie ai collegamenti del respiro con i nostri pensieri e le nostre emozioni, su tutto il
nostro essere. Innanzitutto, grazie alle tecniche di Rebirthing possono riemergere spesso ricordi
della propria nascita, rimasti a lungo seppelliti nell’inconscio; in secondo luogo, attraverso
quest’esperienza avvengono, al nostro interno, delle trasformazioni positive tali da poter essere
paragonate ad una “rinascita” (da qui il nome rebirthing, che significa proprio “rinascere”).

LA RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE

Per arrivare a questo, secondo Orr è necessario innanzitutto dare al nostro organismo più aria di
quanta ne assimiliamo con la respirazione abituale, inconsapevole; possiamo farlo attraverso
un’inspirazione molto profonda ma rilassata, il più possibile priva di sforzo e di tensione, e
un’espirazione spontanea, determinata dal naturale svuotarsi della gabbia toracica, senza bisogno di
spingere fuori l’aria.

Questa respirazione, che è alla base del Rebirthing, viene detta circolare, poiché non prevede pause
tra l’inspirazione e l’espirazione. Non è esclusivamente addominale né esclusivamente toracica, ma
coinvolge tutto il tronco, e fa affiorare sensazioni, emozioni o ricordi repressi.

Si tratta, in genere, di cose sgradevoli (altrimenti non le avremmo represse!), ma Leonard Orr
suggerisce di non preoccuparsi: “Tutto ciò che provi respirando scomparirà, se continui a
respirare”. E una volta scomparsa, quella sensazione, quell’emozione o quel pensiero negativi non si
ripresenteranno mai più. Naturalmente, sono tantissime le sensazioni spiacevoli che abbiamo represso
finora nella nostra vita, ma generalmente i rebirther garantiscono che, dopo una decina di sedute
guidate, la maggior parte dei soggetti riesce a respirare circolarmente a lungo, senza fenomeni
sgradevoli.

Anche se Orr sostiene che il Rebirthing favorisce anche l’evoluzione spirituale, dovrebbe essere il
corpo il primo a manifestare dei miglioramenti: da una migliore circolazione sanguigna, stimolata ed
arricchita dal maggiore apporto di ossigeno, ad autoguarigioni da sintomi e disturbi di qualsiasi
tipo.

Ma il Rebirthing, almeno agli inizi, può avere anche degli “effetti collaterali”, ovvero dei
fenomeni sgradevoli che però, secondo Orr, non sono pericolosi. Tuttavia, possono creare stati
particolari di ansia o di depressione da cui si rischia di non sapere come uscire. Perciò, a parte
alcuni brevi esercizi consigliati da Orr e da altri importanti “rebirthers” (vedi riquadro), è
consigliata, almeno per le prime volte, la presenza di un rebirther professionista.

LE ” 5 GRANDI CAUSE DI INFELICITA’ “

Abbiamo già accennato alla nascita come grande trauma che il Rebirthing permette di superare. Ma non
è l’unico. Convinto del potere che il nostro pensiero ha di creare le nostre condizioni di vita,
Leonard Orr sostiene che ogni essere umano si è formato una legge personale, composta di pensieri
che costituiscono le principali cause della nostra infelicità.

Tali pensieri, nati e consolidatisi come convinzioni in un periodo della vita in cui la nostra
visione delle cose non poteva essere chiara ed obiettiva, non riflettono la realtà; hanno potere
solo in quanto abbiamo scelto inconsapevolmente di crederci, e possono essere ricondotti a quelle
che Orr considera le cinque cause principali di trauma e di infelicità.

Il trauma natale è il primo di questi cinque “grandi”. Poiché, come abbiamo visto all’inizio, la
nascita è avvenuta, in genere, in condizioni innaturali e traumatiche, da essa abbiamo tratto delle
conclusioni negative sulla vita che continuano a condizionarci finché non ce ne liberiamo
consapevolmente.

E condizionano soprattutto la nostra capacità di respirare perché, non dimentichiamocelo, prima di
nascere respiriamo attraverso nostra madre grazie al cordone ombelicale, che viene reciso pochi
minuti dopo la nascita, prima che si abbia il tempo d’imparare a respirare naturalmente da soli (il
che richiederebbe almeno un paio d’ore, trascorse le quali soltanto sarebbe opportuno tagliare
l’ultimo legame fisico con la madre).

Perciò il nostro primo respiro è dettato dalla disperazione, dalla paura di morire, e ci provoca una
sofferenza alla quale continuiamo inconsciamente a ripensare in seguito ogni volta che respiriamo.
Non c’è da stupirsi, dunque, che respirare profondamente ci costi tanta fatica! Ma non è questo
l’unico condizionamento. Per esempio, se le prime contrazioni dell’utero appaiono un piacevole
massaggio, man mano che il neonato scende e che le doglie si fanno sempre più intense e frequenti,
la sensazione piacevole diviene dolorosa e culmina con l’espulsione.

Da un’esperienza del genere si possono trarre conclusioni come “non esiste piacere senza dolore”, e
quindi “se non voglio soffrire devo evitare il piacere”. Invece, chi nasce con un parto cesareo
(pratica troppo diffusa nei nostri ospedali) non ha la possibilità di compiere quest’esperienza, e
quindi può sviluppare la convinzione di non essere stato in grado di concludere la prima “prova”
della sua esistenza e ritenersi incapace, in futuro, di concludere qualcosa nella vita.

Altrettanto nocivo è il cosiddetto “parto indolore”, che avviene con la somministrazione alla madre
di un anestetico che, tra l’altro, intontisce ed intossica il neonato. La rimozione della nascita
avvenuta sotto anestesia può determinare, in seguito, l’insorgere di abitudini nocive come il
bisogno eccessivo di caffeina per compensare il desiderio di rimanere svegli e presenti, o l’abuso
di alcool per ricreare l’intontimento provato alla nascita, che ha permesso di reprimere la paura.

Nel parto prematuro, il bambino si sente non desiderato e perciò fa di tutto per uscire prima
possibile, ma dentro di lui si cristallizzano convinzioni come “nessuno mi ama”, “sono solo”, “non
devo essere di peso”. Tutto ciò accade perché, in realtà, contrariamente a quanto si pensa, il feto
percepisce ogni cosa che accade intorno a lui. Persino il fatto che i genitori desiderassero un
figlio di un altro sesso può lasciare segni profondi.

La disapprovazione dei genitori, infatti, è il secondo motivo principale d’infelicità. A causa
dell’educazione coercitiva che abbiamo ricevuto, da adulti sentiamo il bisogno di essere
continuamente amati, accettati, approvati nella nostra essenza e nelle scelte che facciamo.
Reprimiamo il risentimento nei confronti dei nostri genitori, che però si ripresenta in tutti i
nostri rapporti affettivi.

La terza grande causa d’infelicità è rappresentata dalle cosiddette negatività specifiche, ossia
idee e convinzioni a cui ognuno di noi è particolarmente attaccato. In genere si tratta di pensieri
di cui siamo consapevoli e che ripetiamo di frequente, come “Non sono abbastanza bella”, “Non
riuscirò mai ad avere tutto ciò che desidero”, “Non piaccio mai agli uomini che piacciono a me”,
“Non otterrò mai quel meraviglioso posto di lavoro”, ecc.

Il quarto elemento, la pulsione inconscia di morte, si manifesta con una tendenza
all’autodistruzione, che può realizzarsi con abitudini fisiche dannose (per esempio, fumare
accanitamente, mangiare troppo e male, far uso di droghe pesanti ecc.), o con morti premature
provocate da incidenti o malattie incurabili.
Si tratta di una pulsione legata soprattutto al trauma della nascita, perché il bambino quando nasce
crede di essere sul punto di morire. Poiché soffre molto, si convince che la vita è ostile,
dolorosa, difficile, fino magari a decidere che è meglio rinunciare a viverla. E la morte viene
percepita come l’unico mezzo per tornare alla piacevole sicurezza della dimensione prenatale.

L’ultima delle cinque grandi cause d’infelicità è l’influenza delle vite passate, collegata all’idea
di reincarnazione e di karma. Nel Rebirthing, la respirazione consente di liberare queste emozioni e
i pensieri che le hanno provocate. Respiro dopo respiro, la rinascita diviene sempre più reale e
completa.

LE AFFERMAZIONI POSITIVE

Un altro pilastro di questo processo di rinnovamento fisico e spiri tuale è rappresentato dalle
affermazioni, ossia dei pensieri positivi consapevoli che possono aiutarci a superare blocchi e
repressioni ed a creare la qualità di vita che desideriamo.

Si possono formulare affermazioni su qualsiasi aspetto della propria vita e su qualsiasi argomento,
purché siano chiare, esplicite e semplici e affermino sempre qualcosa al tempo presente. Per
esempio, “Io sono ricca e felice” e non “Io non sono povera e infelice”, né “Io sarò ricca e felice”
o “Io dovrei essere ricca e felice”.

Possiamo cambiare il nostro atteggiamento interiore nei confronti di qualsiasi cosa ci riesca
difficile accettare, amare o riconoscere formulando un’affermazione appropriata, per poi magari
scriverla 20 o più volte al giorno per almeno una settimana su un quaderno, oppure su dei biglietti
da attaccare alla porta della camera da letto o alle pareti, ripeterla mentalmente, magari mentre si
esegue la respirazione circolare, registrarla e riascoltarla più volte al giorno, farne una poesia,
e tante altre cose da inventare divertendosi.

Insomma, il Rebirthing si propone come viaggio di scoperta dentro se stessi, durante il quale
possiamo incontrare e superare anche molte cose di cui forse abbiamo paura, consciamente o meno. Per
superare questa paura, è importante confidare nel fatto che, come sostiene Leonard Orr,
“nell’universo non esistono forze naturali che possano farti del male in alcun modo. Abbandonati, è
la tua mente che crea ciò che avviene nel tuo corpo e che può essere anche fatto regredire […].
Questa energia che percorre tutto il tuo essere ripristina le tue capacità primordiali di recepire
la gioia e la pace. Se sei sopravvissuto alla tua nascita, sopravviverai anche alla tua rinascita”.

Copyright © 2000 Giampiero Cara

Un esercizio pratico: “I venti atti respiratori collegati”

Nonostante sia consigliato praticare, almeno all’inizio, la respirazione consapevole sotto il
controllo di una guida esperta, esiste un esercizio assolutamente innocuo (gli unici “effetti
collaterali” possono essere un po’ di formicolio dovuto alla maggiore circolazione di energia o un
leggero giramento di testa) che lo stesso Leonard Orr consiglia di iniziare a praticare da soli a
casa.

Il primo, semplicissimo, è l’esercizio dei “Venti atti respiratori collegati”. Dura soltanto una
trentina di secondi e va praticato una sola volta al giorno ma, secondo il suo ideatore, oltre ad
aumentare enormemente la consapevolezza della propria respirazione può rendere la vita più
piacevole.

Eccolo: esegui di seguito attraverso il naso e collegando sempre l’inspirazione all’espirazione,
quattro respiri brevi ed uno lungo, ripetendo, senza fermarsi, questo ciclo di cinque respirazioni
per quattro volte. Quindi fermati e, respirando normalmente, assapora ed esamina le sensazioni
provate.

I LIBRI CONSIGLIATI

“Il libro del Rebirthing – L’arte del respiro consapevole” di Leonard Orr e Konrad Halbig, Ed.
Mediterranee

“Rebirthing – Respirare per rinascere” di Milena Screm, Armenia

“Rebirthing – La terapia del respiro” di Deike Begg, Armenia

“Il respiro dell’anima” di Filippo Falzoni Gallerani, Armenia.

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