L’evoluzione nella natura

pubblicato in: AltroBlog 0

L’evoluzione nella natura

PAROLE DAGLI SCRITTI DI Mère e Sri Aurobindo sulla Natura

(L’evoluzione nella natura)

Esaminiamo innanzi tutto il progresso che si è avuto quando la natura è
passata dalla brutta incoscienza ed inerzia di quella che pareva materia
inanimata, al vibrante risveglio di sensibilità della vita vegetale.

Si produsse la vita, cioè si acquisirono i primi inizi di un piccolo essere
vivente, brancolante e involuto, ottenendo una coscienza che tendeva
ottusamente ad una crescita, al vibrare dei sensi, per preparare
l’espressione dei desideri vitali, protesa alla gioia e alla bellezza del
vivere.

La pianta aveva raggiunto una prima forma di vita, ma non poteva possederla;
poiché questa prima coscienza di vita organizzata aveva una propria
sensibilità e capacità di ricerca, ma era cieca, muta, sorda, incatenata al
suolo ed era involuta nelle sue fibre nervose e nei suoi tessuti; non poteva
uscirne, né sottrarsi al proprio sé nervoso, come fa la mente vitale
dell’animale; ancora meno poteva osservarli dall’alto, per conoscere,
realizzare e controllare i propri movimenti come fa la mente pensante
nell’uomo.

Questo fu un risultato fortemente obbligato, poiché c’era ancora una rozza
oppressione dell’incoscienza primordiale che aveva coperto tutti i segni
dello spirito con i fenomeni bruti della materia e dell’energia materiale.
La natura non poteva in nessun modo fermarsi qui, poiché conteneva in sé
molte cose che erano ancora occulte, potenziali, inespresse, non
organizzate, latenti; l’evoluzione doveva necessariamente spingersi oltre.
L’animale dovette succedere alla pianta all’apice della natura.

E che cosa si acquisì, poi, quando la natura passò dall’oscurità del regno
vegetale al risveglio dei sensi, dei desideri, delle emozioni e alla libera
mobilità della vita animale?

Ciò che si ottenne fu la liberazione dei sensi, il sentimento, il desiderio,
il coraggio, l’astuzia, la ricerca degli oggetti del desiderio, la passione,
l’azione, la fame, la lotta, la conquista, il richiamo sessuale, il gioco,
il piacere, e tutta la gioia e il dolore della creatura vivente e cosciente.

Non si trattò solo della vita del corpo che l’animale ha in comune con la
pianta, ma della mente vitale, che appariva per la prima volta nella storia
della Terra e si sviluppava in forme sempre più organizzate fino a
raggiungere, con la migliore, il limite della loro specifica formula.

L’animale realizzò una prima forma mentale, ma non poteva primeggiarla,
poiché la prima coscienza mentale organizzata era schiava di uno scopo
ristretto, legata al completo funzionamento del corpo fisico, del cervello e
dei nervi, obbligata a servire la vita fisica, i suoi desideri, i suoi
bisogni e le sue passioni, limitata agli usi insistenti dell’impulso vitale,
al desiderio, al sentimento e all’azione materiali, limitata nella propria
strumentazione inferiore alle sue combinazioni spontanee di associazioni, di
memoria e di istinto.

Non poteva fare a meno di tutto ciò, non poteva assumere un atteggiamento di
distacco, come invece fa l’intelligenza umana, per osservarli; ancora meno
poteva contemplarli dall’alto, come fanno la ragione e la volontà umana, per
controllare, ampliare, riordinare, superare e sublimare.

Di fatto la vita, la mente, la supermente sono presenti nell’atomo, e, lì,
sono all’opera, ma invisibili, occulte, latenti nell’azione subcosciente o
apparentemente incosciente dell’energia; esiste uno spirito che li pervade
ma la forza e l’espressione esteriori dell’essere, che potremmo chiamare
l’esistenza formale o della forma, distinguendola dalla coscienza immanente
o che segretamente la guida, è persa nell’azione fisica, tanto assorbita da
essa da fissarsi in uno stereotipato oblio di sé, inconsapevole di ciò che è
e di ciò che sta facendo.

L’elettrone e l’atomo sono, da questo punto di vista, eterni sonnambuli;
ciascun oggetto materiale contiene una coscienza esteriore, o coscienza
della forma, involuta, assorbita nella forma, dormiente, che sembra
un’incoscienza guidata da una esistenza interiore ignota e non avvertita –
colui che è sveglio nel dormiente, l’abitante universale delle Upanishad -,
una coscienza della forma, esteriormente assorbita, che, a differenza di
quella del sonnambulo umano, non è mai stata sveglia e non è ogni volta o
mai, sul punto di svegliarsi.

Nella pianta questa coscienza della forma esteriore è ancora nello stato di
sonno, ma un sonno pieno di sogni della struttura nervosa, sempre sul punto
di risvegliarsi, ma senza mai riuscirvi. La vita è apparsa; in altre parole,
la forza dell’essere cosciente nascosto si è intensificata così tanto, ha
raggiunto un tale livello di potere da sviluppare o divenire capace di un
nuovo principio di azione, quello che noi vediamo sotto forma di vitalità,
di forza vitale.

E’ divenuta capace di rispondere vitalmente all’esistenza, anche se non ne è
consapevole mentalmente, ed ha messo in evidenza un nuovo livello di
attività, di valore più nobile e raffinato di qualsiasi azione puramente
fisica. Allo stesso tempo essa è capace di ricevere e di mutare in questi
nuovi valori di vita, in movimenti ed in fenomeni di vibrazione di vitalità,
i contatti vitali e fisici provenienti da altre forme e dalla natura
universale. Questa è una cosa che la forma di pura materia non può fare: non
può trasformare i contatti in valori di vita, o di qualsiasi altro tipo, in
parte perché il suo potere di ricezione, – sebbene esista, ammesso che ci si
possa fidare dall’evidenza occulta – non è sufficientemente risvegliato per
poter fare qualcosa, se non per ricevere in silenzio e reagire
impercettibilmente, in parte perché le energie trasmesse da tali contatti
sono troppo sottili per essere utilizzate dalla grezza densità inorganica
della materia così organizzata. La vita nell’albero è determinata dal suo
corpo fisico, ma essa assume l’esistenza fisica e le dà un nuovo valore o
sistema di valori, i valori vitali.

La transizione alla mente e ai sensi, che appaiono negli animali, quello
che noi chiamiamo vita cosciente, è avvenuta allo stesso modo. La forza
dell’essere si è intensificata a tal punto, si è innalzata ad un grado tale
da ammettere o sviluppare un nuovo principio di esistenza -, apparentemente
nuovo, perlomeno nel mondo della materia – la facoltà mentale. L’animale è
mentalmente cosciente dell’esistenza, della propria come dell’altrui; esso
esprime un più elevato e sottile grado di attività, riceve da altre forme
una più vasta gamma di contatti mentali, vitali, fisici; assume l’esistenza
fisica e vitale e trasforma tutto ciò che può ottenere da esse nei valori
delle sensazioni e della mente vitale.

Esso percepisce il corpo e la vita, ma percepisce anche la mente; poiché non
ha solo cieche reazioni nervose, ma sensazioni coscienti, memorie, impulsi,
volizioni, emozioni, associazioni mentali, la sostanza del sentimento, del
pensiero e della volontà. Ha anche una intelligenza pratica, basata sulla
memoria, sulle associazioni, sui bisogni stimolanti, sull’osservazione,
possiede una capacità di organizzazione; è capace di astuzie, strategie,
progetti; può inventare, adattare entro certi limiti le proprie invenzioni,
adeguate questo o quel particolare alla richiesta di nuove circostanze. Non
tutto, nell’animale, è istinto semi-cosciente; esso prepara l’intelligenza
umana.

Ma quando veniamo all’uomo, vediamo che tutto diviene cosciente; il mondo,
che egli epitomizza, inizia in lui a rivelare a se stesso la propria natura.
Gli animali superiori non sono sonnambuli, – come ancora lo sono, in gran
parte o quasi, le specie animali decisamente inferiori, – ma hanno solo una
mente di veglia limitata, capace soltanto di ciò che è necessario alla loro
esistenza vitale; nell’uomo la mentalità cosciente amplia la propria
attenzione e, anche se all’inizio non è completamente autocosciente, ma
cosciente solo alla superficie, può comunque aprirsi sempre più al proprio
essere interiore ed integrale.

Come nelle due precedenti fasi ascendenti, c’è una transizione dalla mente
vitale alla mente riflessiva e pensante; si è sviluppato un alto potere di
osservazione e di invenzione che raccoglie e collega i dati, cosciente del
processo e del risultato, una forza di immaginazione e di creazione
estetica, una sensibilità superiore più plastica, una ragione capace di
coordinare e interpretare; non sono più i valori di una intelligenza
riflessa o reattiva, ma che padroneggia, comprende, e che è capace di
rimanere distaccata.

Come nelle evoluzioni precedenti, anche qui c’è un ampliarsi della gamma
della consapevolezza; l’uomo è capace di inglobare più cose del mondo e di
se stesso, così come di dare a questa conoscenza più elevati e completi
aspetti di esperienza cosciente. Quindi, qui c’è anche il terzo elemento
costante dell’ascensione: la mente prende i livelli inferiori e dà valori
intelligenti alle loro azioni e reazioni.

L’uomo non solo ha il senso del proprio corpo e della propria vita come
l’animale, ma un senso ed un’idea intelligente della vita ed una cosciente e
attenta percezione del corpo. Egli assume anche la vita mentale
dell’animale, così come quella materiale e corporale; anche se perde
qualcosa nel processo, conferisce a ciò che conserva un più alto
significato; percepisce in modo intelligente le proprie sensazioni,
emozioni, volizioni, impulsi, associazioni mentali; ciò che prima erano
grezzi materiali di pensiero, di sentimento e volontà, capaci solo di
rozze determinazioni, egli li trasforma nella loro opera finita e nella loro
arte.

Infatti, anche l’animale pensa, ma in modo automatico, basato principalmente
su una serie meccanica di ricordi e associazioni mentali, accettando più o
meno velocemente le suggestioni della natura, e pronto ad un’azione
personale più cosciente solo quando si richiedono un’osservazione attenta e
una qualche strategia; possiede una prima fortuna rudimentale di ragione
pratica, ma non ha sviluppato la facoltà ideativa e riflessiva. La coscienza
in fase di risveglio, nell’animale è l’artigiano primitivo e inesperto della
mente; nell’uomo essa è l’esperto artigiano e può divenire, – ma egli non ci
prova a sufficienza – non solo l’artista, ma il maestro e l’adepto.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *