Quello che accade, dopo la morte (testimonianze di sopravvissuti) – di Raymond A. Moody Jr.

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Quello che accade, dopo la morte
(testimonianze di sopravvissuti) – di Raymond A. Moody Jr.

Tratto da:

Raymond A.Moody JR.

(La luce oltre la vita)

ARNOLDO MONDADORI EDITORE

(Chi, quanti e perché)

L’argomento che vorrei trattare in questo capitolo è la grande frequenza di casi di esperienze di
pre-morte. Quando cominciai a interessarmi del fenomeno pensavo che in realtà fossero pochissime le
persone che l’avessero provato. Non avevo dati, né trovavo alcun riferimento nella letteratura
medica; ma, a naso, avrei detto che, su otto persone che fossero risuscitate, o che avessero
sfiorato la morte, una avesse provato almeno qualcuna delle sensazioni della «esperienza di
pre-morte».

Quando cominciai a parlarne in pubblico e a chiedere a folti gruppi di persone se avessero avuto
un’esperienza di pre-morte, o se conoscessero qualcuno che l’avesse avuta, la mia percezione della
frequenza del fenomeno cambiò drammaticamente. Quando, nel corso di una conferenza, domandavo ai
miei ascoltatori «Quanti di voi hanno avuto un’esperienza di pre- morte, o conoscono qualcuno che
l’abbia avuta?», una persona su trenta all’incirca sollevava la mano in risposta.

Un sondaggio di opinioni eseguito da George Gallup Jr. rivelò che negli Stati Uniti vi sono otto
milioni di adulti che hanno vissuto un’esperienza di pre-morte: vale a dire una persona su venti.

Gallup, inoltre, riuscì ad analizzare il contenuto di tali esperienze isolandone gli elementi.

Ecco cosa scoprì:

ELEMENTO PERCENTUALE

Abbandono del corpo 26 Esatta percezione visiva 23 Suoni o voci ben distinti 17 Senso di pace e di
assenza del dolore 32 Fenomeni di luce 14 Esame della propria vita 32 Ritrovamento in un altro mondo
32 Incontro con altri 23 Passaggio del tunnel 9 Precognizione 6

Da un simile sondaggio risultò chiaro che le esperienze di pre-morte sono molto più frequenti di
quanto non immaginasse alcuno dei ricercatori sull’argomento.

(Caratteristiche dell’esperienza di pre-morte)

Come ho già accennato, riuscii a ricavare un elenco di nove caratteristiche tipiche dell’esperienza
di pre-morte, dopo aver intervistato centinaia di persone ed aver esaminato gli elementi comuni a
tutti quegli episodi così singolari.

In (La vita oltre la vita) dissi di non aver mai conosciuto nessuno che avesse sperimentato tutti
questi elementi insieme. Dopo la pubblicazione di quel libro, invece, ho intervistato più di mille
«risuscitati», dei quali parecchi avevano avuto episodi «completi» di tutte le nove
caratteristiche.

Tuttavia, è importante osservare che non tutti coloro che provano un’esperienza di pre-morte hanno
tutti i seguenti sintomi. C’è chi ne ha uno, o due, chi cinque o sei. É la presenza di uno o più di
tali elementi che determina l’«esperienza di pre-morte».

LA SENSAZIONE DELLA MORTE

Molti non realizzano che la loro esperienza ha qualcosa a che fare con la morte. Si trovano a
fluttuare al di sopra del proprio corpo, a guardarlo a distanza, e d’un tratto provano paura e/o
imbarazzo. «Come mai mi trovo quassù e vedo il mio corpo laggiù?» si chiederanno; e non capendo cosa
accade, si sentiranno molto disorientati.

A questo punto, possono addirittura non riconoscere come proprio il corpo che vedono dall’alto.

Un tale mi raccontò che, mentre era fuori del proprio corpo, aveva attraversato una corsia d’un
ospedale militare ed era rimasto sorpreso dal numero di giovani di età e di aspetto simile a lui che
vi aveva trovato. In realtà, lui osservava tutti quei corpi chiedendosi quale fosse il suo.

Un altro, reduce da un terribile incidente nel quale aveva perso due arti, ricordava di aver
indugiato al di sopra del tavolo operatorio e di aver provato pena per quel corpo mutilato che vi
stava su. Dopo, aveva realizzato che era proprio il suo!

Spesso, a questo punto, le persone «morte» provano una gran paura; che, poi, cede il posto alla
perfetta consapevolezza di quanto sta accadendo. Esse riescono a capire quello che medici e
infermieri cercano di comunicarsi l’un l’altro (sebbene spesso non abbiano alcuna cultura medica),
ma, quando tentano di parlare con questi, o con altri presenti, nessuno riesce a vederle o a
sentirle.

A questo punto, talvolta cercano di attirare l’attenzione dei presenti, toccandoli; ma, quando lo
fanno le loro mani passano direttamente attraverso il braccio della persona in questione, come se
non vi fosse nulla.

Questo fenomeno mi fu descritto da una donna che io stesso avevo fatto risuscitare: aveva avuto un
arresto cardiaco, e io ero immediatamente intervenuto con un massaggio al petto. In seguito mi disse
che, mentre io cercavo di riattivarle il cuore, lei fluttuava al di sopra del suo corpo e guardava
in giù; standomi alle spalle, cercava di dirmi di smetterla, ché lei stava benissimo, ma io non la
sentivo; allora tentò di afferrarmi il braccio per impedirmi di farle un’iniezione endovenosa, ma la
sua mano passò dritto attraverso il mio braccio; mi spiegò inoltre che, nel fare ciò, aveva sentito
qualcosa della consistenza di «una gelatina rarefatta», che sembrava percorsa da una corrente
elettrica.

Ho sentito simili descrizioni anche da altri pazienti.

Dopo il tentativo di comunicare con gli altri, spesso i «morti» provano un maggiore senso della
propria identità. Una paziente descrisse così questa fase: «in quel momento non sei più la moglie di
tuo marito, la madre dei tuoi figli, la figlia dei tuoi genitori: sei assolutamente e completamente
tu». Un’altra donna paragonò questa sensazione a un «taglio di nastri», alla libertà data ad un
palloncino, quando si spezza il filo.

É a questo punto che la paura si tramuta in beatitudine, nonché in comprensione.

LA PACE E L’ASSENZA DEL DOLORE

Finché il paziente rimane nel suo corpo vi può essere intensa sofferenza, ma quando «si tagliano i
nastri» sopravviene realmente un gran senso di pace e di assenza del dolore.

Ho parlato con alcuni pazienti cardiopatici, i quali dicono che la sintomatologia dei loro attacchi
va dall’agonia ad un’intensa sensazione di piacere. Certi ricercatori hanno teorizzato che il
cervello, quando sperimenta un dolore così forte, produce una qualche sostanza chimica che arresta
il dolore. Discuterò di questa teoria nel Capitolo 7; per il momento, dico soltanto che nessuno
finora ha fatto esperimenti in proposito. Anche se fosse vero, comunque, ciò non spiegherebbe gli
altri sintomi di questo fenomeno.

ABBANDONO DEL CORPO

Spesso, proprio nel momento in cui il medico dice «É finita», il paziente subisce un totale
mutamento di prospettiva: sente di sollevarsi verso l’alto e di osservare il proprio corpo a
distanza. La maggior parte di essi sostiene che, quando questo accade, non si è ridotti soltanto a
un residuo di coscienza: essi hanno ancora la sensazione di avere una specie di corpo, anche se sono
usciti dal corpo fisico. Dicono che il corpo spirituale ha una forma diversa da quello fisico, ma
con una sua sagoma e completo di braccia; tuttavia la maggior parte di loro non riesce a
descriverlo. Alcuni lo rappresentano come una nuvola di colori, o come una fonte di energia.

Diversi anni fa, un uomo mi disse che, mentre era in quello stato, aveva esaminato le proprie mani,
che erano composte da minuscole strutture di luce e che lui riusciva a distinguere le delicate
spirali delle impronte digitali e i tubi di luce lungo le braccia.

IL PASSAGGIO DEL TUNNEL

L’esperienza del tunnel generalmente avviene dopo l’abbandono del corpo. All’epoca in cui scrissi
“La vita oltre la vita”, non avevo ancora osservato che è soltanto dopo il «taglio dei nastri» e
l’abbandono del corpo che i pazienti realizzano che la loro esperienza ha qualcosa a che fare con la
morte.

A questo punto si trovano di fronte un tunnel, o un portale e si sentono spinti verso le tenebre.
Quindi, dopo aver attraversato questo spazio buio, entrano in quella luce splendente, di cui
parleremo in seguito.

Alcuni, invece di attraversare un tunnel, salgono per una scalinata. Una donna raccontò che una
delle ultime cose dette dal figlio morente di cancro al polmone fu che vedeva una bellissima scala a
chiocciola; quando aggiunse che gli sembrava di salire per quella scala, sua madre si tranquillizzò.

Alcuni hanno riportato descrizioni di magnifiche porte decorate, il che appare indicativo di un
passaggio in un altro regno.

Alcuni, nell’entrare nel tunnel, sentono un sibilo, o una sorta di vibrazione elettrica, o un
ronzio.

L’esperienza del tunnel non è una mia scoperta. Esiste un dipinto del quindicesimo secolo, «L’Ascesa
all’Empireo» di Hieronymus Bosch, che descrive visivamente tale esperienza: in primo piano vi sono
dei moribondi i quali, circondati da esseri spirituali che ne attirano l’attenzione verso l’alto,
attraversano una galleria buia per uscire nella luce; una volta entrati in questa luce, essi
s’inginocchiano rispettosamente.

In uno dei racconti più stupefacenti che ho ascoltato, il tunnel appariva quasi infinito per
lunghezza e ampiezza, e pieno di luce.

Le descrizioni variano, ma il senso di quel che accade rimane lo stesso: la persona attraversa un
passaggio verso una luce intensa.

ESSERI DI LUCE

Una volta passato il tunnel, solitamente la persona incontra degli esseri di luce. Questi esseri non
sono composti di luce ordinaria, ma brillano di una stupenda luminescenza che sembra permeare ogni
cosa e riempire il soggetto di amore. Di fatto, una persona che era passata per quest’esperienza
disse: «Potrei parlare di “luce” o di “amore” e significherebbe la stessa cosa». Qualcuno dice che è
come essere impregnati da una tempesta di luce.

Dicono anche che è una luce molto più splendente di qualsiasi altra conosciuta sulla terra, ma che,
nonostante la notevole intensità, non ferisce gli occhi: è qualcosa di caldo, vivo e stimolante.

Di frequente, in questa situazione, i soggetti interessati incontrano amici e parenti morti; e
spesso parlano di queste persone come aventi lo stesso corpo indescrivibile che hanno loro.

Oltre che delle luce e degli amici e parenti luminescenti, alcuni hanno parlato di bellissime scene
pastorali. Una donna che conosco mi descrisse un campo circondato da piante, ciascuna delle quali
con una sua luce interna.

Di quando in quando c’è chi vede stupende città di luce, la cui grandiosità è indicibile. In queste
condizioni la comunicazione non si svolge a parole come al solito, ma in un modo telepatico, non
verbale, che porta alla comprensione immediata.

L’ESSERE DI LUCE

Dopo aver visto vari esseri luminosi, abitualmente il «morto» incontra il massimo Essere di Luce.
Quelli che hanno avuto un’educazione cristiana spesso lo definiscono Dio, o Gesù; quelli che hanno
un diverso bagaglio religioso possono chiamarlo Buddha o Allah; altri hanno detto che non è né Dio,
né Gesù, ma comunque qualcosa di sacro.

Chiunque egli sia, questo Essere emana amore e comprensione assoluti, al punto che quasi tutti
vorrebbero restare con lui per sempre.

Ma questo non è possibile: a questo punto qualcuno, di solito l’Essere di Luce stesso, ordina loro
di ritornare nel corpo terreno. Prima, però, sarà suo compito guidarli in un riesame della propria
vita.

L’ESAME DELLA PROPRIA VITA

Al momento dell’esame della vita non vi sono più contorni materiali, ma soltanto in visione
panoramica, a colori e a tre dimensioni, di ogni singola azione compiuta dal «morto» durante la sua
vita.

Abitualmente la cosa si verifica nella prospettiva di una terza persona e non si svolge nel tempo,
così come noi lo conosciamo. La descrizione più appropriata che mi è stata fatta è che tutta la
propria vita è lì contemporaneamente.

In queste condizioni, non solo si vedono tutte le azioni che si siano mai compiute, ma si percepisce
immediatamente l’effetto di ogni singola azione sugli altri.

Così, per esempio, se io mi vedo nell’atto di compiere un’azione cattiva, ho immediatamente
coscienza della persona alla quale era rivolta quell’azione e ne sento tutta la tristezza, la pena,
il dolore.

Parimenti, se compio un’azione di amore verso qualcuno, mi sento immediatamente al suo posto e ne
provo i sentimenti di gioia e di bontà.

Durante tutto ciò l’Essere rimane accanto a queste persone, chiede loro cosa abbiano fatto di bene
nella propria vita, le aiuta a compiere questa revisione ed a sistemare in prospettiva tutti gli
eventi della propria vita.

Tutti coloro che passano per quest’esperienza ne escono convinti che la cosa più importante della
vita sia l’amore. Subito dopo, per la maggior parte di loro, viene la conoscenza. Mentre loro
rivedono quei momenti nei quali hanno imparato qualcosa, l’Essere sottolinea che una delle cose che
ci si può portare dietro al momento della morte è la conoscenza; l’altra è l’amore.

Quando «risuscita», la persona ha una gran sete di conoscenza. Spesso, chi ha avuto un’esperienza di
pre-morte diventa un avido lettore; anche se in passato non amava molto i libri, oppure s’iscrive a
qualche corso per approfondire un campo diverso dal suo.

LA RAPIDA ASCESA AL CIELO

Devo rivelare che non tutti i «morti» fanno l’esperienza del tunnel. Alcuni raccontano di essersi
sentiti «fluttuare», di essere saliti rapidamente al cielo e di aver visto l’universo dalla stessa
prospettiva dei satelliti e degli astronauti.

Lo psicoterapeuta C. G. Jung ebbe un’esperienza del genere nel 1944, quando ebbe un attacco di
cuore: disse di aver avuto la sensazione di salire rapidamente fino a un punto molto al di sopra
della terra.

Un bambino da me intervistato disse che si era sentito sollevare molto al di sopra della terra, di
essere passato in mezzo alle stelle e di essersi trovato tra gli angeli. Un altro «morto» mi
raccontò di essere sfrecciato verso l’alto e di aver visto tutti i pianeti intorno a sé e la terra
al di sotto simili a un marmo azzurro.

LA RILUTTANZA A TORNARE

Per molte persone l’esperienza di pre-morte è talmente piacevole che non vorrebbero tornare
indietro. Di conseguenza, spesso sono molto adirate contro i medici che le hanno fatte risuscitare.
Ho due amici medici che hanno scoperto il fenomeno di persona, dall’ostilità dei pazienti che
avevano salvato.

Uno di loro fece risuscitare un altro medico che aveva subìto un arresto cardiaco; quando questi
rinvenne, gli disse infuriato: «Carl, non farmi mai più una cosa del genere!».

Carl non sapeva spiegarsi il perché di quella collera. In seguito, il medico da lui rianimato lo
chiamò in disparte e, scusandosi per il proprio comportamento, gli raccontò della sua esperienza.
«Ero impazzito, perché tu mi riportavi verso la morte, non verso la vita.»

Un altro mio amico medico scoprì il fenomeno della pre-morte quando riportò in vita un uomo che lo
rimproverò aspramente per averlo portato via da «un posto così bello e luminoso».

Spesso, chi ha avuto un’esperienza di pre-morte agisce in questo modo, ma è una reazione momentanea:
se ci si parla dopo una settimana, sono tutti felici di essere ritornati. Per quanto rimpiangano
quello stato di beatitudine, sono contenti di avere l’opportunità di continuare a vivere.

É interessante notare che molti di questi «morti» ritengono di poter scegliere se tornare, o
restare. Questa possibilità di scelta può essere offerta, o dall’Essere di Luce, o da un parente
morto.

Tutte le persone con le quali ho parlato sarebbero rimaste, se avessero dovuto pensare soltanto a se
stesse; abitualmente, però, dicono di aver preferito tornare perché avevano dei bambini da accudire,
o perché i coniugi o i genitori avevano bisogno di loro.

Una donna di Los Angeles ha affrontato il problema con l’Essere di Luce per ben due volte nella sua
vita. Una volta, alla fine degli anni Cinquanta, mentre era in coma in seguito a un incidente
d’auto, l’Essere le disse che era ora di morire e di andare in cielo: lei rispose contestando che
era troppo giovane per morire, ma l’Essere sembrava irremovibile. Soltanto quando la donna disse:
«Ma sono giovane! Non ho ancora danzato abbastanza!», l’Essere scoppiò in una bella risata e le
permise di vivere.

Circa trent’anni dopo, durante un piccolo intervento chirurgico, la stessa donna ebbe un arresto
cardiaco. Di nuovo passò per il tunnel e si trovò al cospetto dell’Essere, e di nuovo questi le
disse che era giunto il momento di morire. Questa volta, la donna obiettò che aveva dei figli da
allevare e che non poteva lasciarli a quel punto della loro vita.

«Okay! – rispose l’Essere – ma questa è l’ultima volta; la prossima volta dovrai restare.»

DIVERSA PERCEZIONE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO

Oltre ai nove elementi di cui sopra, coloro che hanno subìto una esperienza di pre-morte riferiscono
che il tempo era notevolmente compresso e per nulla simile a quello segnato dagli orologi. Spesso lo
descrivono come «il senso dell’eternità». Alla mia domanda, su quanto fosse durata l’esperienza, una
donna rispose: «Potrei dire che è durata un secondo, come potrei dire che è durata diecimila anni, e
non cambierebbe nulla».

Spesso, durante l’esperienza di pre-morte, scompaiono i confini imposti dallo spazio nella vita
quotidiana: se il «morto» vuole recarsi in un posto, spesso gli basta pensare di esservi.

Qualcuno dice che, mentre era fuori del corpo e osservava il lavoro dei medici nella sala
operatoria, gli bastava desiderare di spostarsi nella sala d’aspetto per vedere i propri parenti.

Racconti simili sono forse la migliore risposta a coloro che considerano il fenomeno uno scherzo del
cervello. Dopo tutto, in apparenza è possibilissimo che il cervello, in un momento di grande
sofferenza, cerchi di acquietarsiescogitando passaggi di tunnel ed Esseri di Luce purché la persona
riposi; ma un soggetto in grado di dirci cosa accadeva in altre stanze mentre lui era «morto» ha
indubbiamente avuto un’esperienza di abbandono del corpo.

Potrei citare molti esempi di persone che, durante la rianimazione, sono uscite dal corpo e hanno
lasciato la sala operatoria per osservare i parenti in altre parti dell’ospedale.

Una donna, abbandonato il proprio corpo, andò in sala d’attesa e vide che sua figlia indossava degli
abiti male assortiti. Era successo che la cameriera, nella fretta di portare la bambina
all’ospedale, aveva afferrato le prime due cose trovate tra i panni stirati.

In seguito, quando la donna raccontando ai familiari la propria esperienza aggiunse di aver visto la
figlia così malvestita, fu chiaro che doveva essersi trovata in quella sala d’attesa insieme a loro.

Un’altra donna fece l’esperienza di uscire dal corpo e lasciò la sala di rianimazione.

Nell’atrio dell’ospedale, vide da lontano suo cognato, nel momento in cui un collega d’ufficio gli
si avvicinava e gli chiedeva cosa facesse in quel posto.

«Stavo per partire per un viaggio di lavoro – rispose il cognato – ma sembra che June stia per
tirare le cuoia, quindi sarà meglio che mi tenga pronto a portare la bara.»

Qualche giorno dopo, quando la donna cominciava a riprendersi, venne a trovarla il cognato. Lei gli
raccontò di averlo visto parlare con il suo amico e dissipò ogni possibilità di dubbio dicendogli:
«La prossima volta che muoio, parti pure per i tuoi viaggi di lavoro, perché starò benissimo». Il
cognato impallidì a tal punto, che la donna pensò che stesse lui sul punto di avere un’esperienza di
pre-morte.

Un altro episodio simile capitò a un’anziana signora che io stavo rianimando. Mentre le facevo un
massaggio cardiaco sul lettino di una sala d’emergenza, l’infermiera che mi assisteva corse in
un’altra stanza a prendere una fiala di un medicinale che ci occorreva.

Era una di quelle fiale di vetro che, nel romperle, andrebbero tenute in un salviettino di carta per
evitare di tagliarsi. Al ritorno dell’infermiera il collo era già rotto e io usai direttamente il
medicinale.

Quando si riprese, l’anziana signora rivolse uno sguardo dolcissimo all’infermiera e le disse:
«Cara, ho visto cosa combinavi in quella stanza: così ti taglierai, prima o poi». L’infermiera
rimase scioccata e ammise che, nella fretta, aveva rotto la fiala a mani nude.

La signora ci disse inoltre che, mentre la massaggiavo, era ritornata nella stanza insieme
all’infermiera per vedere cosa facesse.

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