L’ERA DEL RISVEGLIO INTERIORE 1

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L’ERA DEL RISVEGLIO INTERIORE 1

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

LO STATO GLOBALE DELL’ESSERE

INTRODUZIONE

In questo capitolo cercheremo di approfondire i principi e le logiche che sottostanno all’evoluzione
e allo sviluppo del potenziale umano. Il concetto di evoluzione umana nasce dalla convinzione che
ogni persona può accedere a uno stato di coscienza più elevato e creativo, che coincide con
un’esperienza unitaria dell’essere, che – in contesti differenti – è stata chiamata: stato di
autocoscienza, consapevolezza globale del proprio essere, stato di meditazione, esperienza del Sé,
esperienza transpersonale, che a livello neurofisiologico corrisponde agli stati armonici ad alta
coerenza e, secondo la teoria olistica dell’informazione, al concetto di quarta densità cibernetica.

In questo e nel prossimo capitolo cercheremo di fare chiarezza sulle vie evolutive che l’essere
umano di questo periodo ha realmente a disposizione e delle tecniche per realizzare l’esperienza
dell’essere. Secondo la filosofia del movimento per la crescita umana nell’essere umano attuale vi è
una grande inconsapevolezza dei comportamenti, delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti e
degli stessi pensieri; questo significa che l’essere umano è “addormentato” e vive gran parte delle
attività “di veglia” non in modo realmente “cosciente” ma “inconsciamente”; quando ci innamoriamo,
quando ci arrabbiamo, quando prendiamo delle decisioni, in realtà siamo spesso mossi da desideri e
paure inconsce, da condizionamenti sociali, da imprintings familiari o nazionali, da modelli di
comportamento che abbiamo interiorizzato in modo coatto e inconsapevole.

Ricodificando ciberneticamente quanto appena detto, possiamo dire che l’essere umano è un sistema
vivente estremamente complesso in cui esistono tutte le stratificazioni di informazioni e di codici
dell’intero processo evolutivo, dall’atomico, al biologico, al sociale, (che corrispondono alla
prima, seconda e terza densità cibernetica). Nello stato di coscienza normale questa complessità di
informazioni e di codici è in larga parte inconscia e frammentata. Quando viviamo l’esperienza
dell’essere o dell’unità di coscienza, attraverso glimpses (attimi di intuizione) o tecniche di
meditazione, questa molteplicità informatica si trasforma in totalità. Gli innumerevoli livelli di
comunicazione inconscia, automatica e frammentata ritrovano coerenza e unità: l’attività cerebrale
diventa sincronizzata, sinergica, elettromagneticamente coerente e armonica.

Comincia così a delinearsi una visione differente e molto più articolata dell’essere umano, a
cavallo tra involuzioni patologiche e straordinarie possibilità di sviluppo del potenziale della sua
coscienza.

Einstein al 100%

Se ipotizziamo che l’essere umano, in questa cultura materialista, stia utilizzando solo una
frazione delle sue potenzialità, la comprensione e lo studio della quarta densità, e delle tecniche
per lo sviluppo della coscienza potrebbero portare a rivoluzionari cambiamenti umani e planetari. Ma
cosa significa realmente realizzare il proprio potenziale umano? Cosa significa evoluzione della
coscienza?

Albert Einstein sosteneva, come molti altri scienziati, che l’uomo attuale utilizza solo una piccola
percentuale delle sue potenzialità cerebrali. Normalmente si è portati a pensare che per raggiungere
il 100% delle nostre risorse mentali dovremmo utilizzare molto di più la nostra mente, aumentare la
nostra attività cerebrale e avere una formidabile memoria, intelligenza, conoscenza e abilità di
elaborazione delle informazioni. In breve, emerge l’immagine di un “cervellone” dalla velocissima
capacità di calcolo e dall’enorme cultura.

Le nostre ricerche sul potenziale cerebrale e sugli stati di coscienza più evoluti contraddicono
questa visione. Pensare che il 100% sia una questione di quantità e velocità è essenzialmente
scorretto, è solo una proiezione meccanicista adattata all’uomo e, fortunatamente, non siamo delle
macchine. Da queste ricerche emerge invece un dato di estremo interesse: il cervello utilizza al
massimo le sue risorse quando la persona è rilassata, cosciente e in stato di benessere generale. Si
passa da una fantasia tecnologica in cui lo sviluppo del potenziale cerebrale è essenzialmente
mentale, ad una visione in cui le potenzialità del cervello si esprimono al meglio quando la persona
è naturalmente in equilibrio e consapevole di se stessa.

Si passa dall’avere una mente superiore all’essere totalmente se stessi, compito peraltro non facile
ma che può essere compreso e sviluppato in modo scientifico e articolato. Ognuno di noi quindi può
raggiungere uno stato di massima realizzazione del suo potenziale imparando a conoscere e
sperimentare tutte le dimensioni di se stesso. Vediamo con più precisione gli elementi essenziali di
questo gioco evolutivo.

Il vuoto che unisce

Alcune ricerche scientifiche sugli stati di coscienza hanno rilevato che i quadri più sincronici
osservati, in Oriente come in Occidente, appartengono a persone che meditano. La meditazione è uno
strumento potentissimo di conoscenza di sé e quindi di autorealizzazione. È altresì il grande
unificatore, armonizzatore e sincronizzatore della nostra mente e del nostro essere. Chiunque
desideri realmente entrare nel sentiero della propria evoluzione conoscerà la meditazione e
l’alchimia degli stati di silenzio interiore.

La meditazione è uno stato di non-mente, di silenzio interiore in cui i pensieri tacciono e la
coscienza è quieta e risvegliata. Mentre ogni essere umano è differente da ogni altro nell’aspetto
esteriore e nelle informazioni della sua mente, è certamente uguale nel suo stato di vuoto.

Sul nostro vuoto interiore possiamo sincronizzarci tutti, al di là delle razze, delle fedi religiose
e delle ideologie. Il vuoto interiore è lo stato in cui si trovano i poeti quando percepiscono la
bellezza, è lo stato in cui si perdono gli amanti. Il vuoto della mente è uno stato di pienezza
dell’essere: l’unica via all’unità inividuale e planetaria.

Stiamo perdendo la bellezza per una vita di plastica

La nostra tuttavia è una civiltà della pienezza e dell’avere, dove non vi è più spazio per il
silenzio e il vuoto. Viviamo in un mondo brutale, abbiamo perso i nostri sensi e i valori
fondamentali del vivere. Vi sono animali che godono così profondamente della gioia di vivere nella
natura che decidono di lasciarsi morire se vengono costretti dall’uomo a vivere in cattività, altri
animali invece si adattano pur perdendo la gioia e l’integrità, come gli orsi spelati che ballano
legati alla catena o le bestie dagli occhi spenti negli zoo.

L’essere umano sicuramente appartiene alla seconda specie; si è costretto da solo ad una vita finta
e avulsa dalle naturali leggi di natura, conoscendo così la tristezza e l’apatia e si è adattato
totalmente a questa condizione innaturale, dimenticando di avere egli stesso le chiavi della propria
prigione. Si è dimenticato della bellezza delle stagioni e del gusto intenso che reca l’incertezza
della vita. Per un po’ di sicurezza ha accantonato tutto ciò che possiede un reale significato e si
è sottomesso alle regole più barbare del vivere accettando tutto senza riserve o quasi.

Per decenni il mondo è stato soffocato dalle dittature, ma solo oggi l’opinione pubblica dei pochi
paesi più civilizzati si schiera contro queste ignominie e prende posizioni concrete. Ancora oggi il
nostro pianeta e la nostra Italia stanno perdendo inesorabilmente la loro bellezza, soffocati dal
bisogno di denaro e di potere, ma nessuno o quasi dice nulla. La vegetazione è sommersa da orribili
palazzine, villette massificate, strade, le terre sono inquinate da pesticidi, industrie e negozi. I
ritmi naturali di vita sono soffocati dagli orari, dai turni, dai tempi delle macchine. I sentimenti
umani sono dimenticati nell’ombra dell’efficienza, dell’interesse e del perbenismo.

A volte si sente il desiderio di morire, di abbandonarsi o di andarsene… ma dove? Di fatto tutta
la nostra Terra è sotto questo malefico incantesimo! Eppure tutti noi ben sappiamo che è possibile
cambiare ogni cosa semplicemente volendolo. Quando si è voluto, si sono abbattuti muri che
dividevano nazioni, si sono aperte relazioni tra popoli nemici, si sono stipulati accordi sulla non
proliferazione nucleare, sulla salvaguardia degli animali o dei pochi santuari ecologici esistenti
rimasti sul pianeta. Più che un ritorno ad un passato non tecnologico occorre un salto di
consapevolezza su vasta scala. Il salto planetario di consapevolezza – ottenuto grazie alla radicale
e profonda trasformazione delle abitudini e della coscienza dei singoli individui – è il punto
centrale su cui si è sviluppato lo “Human Potential Growth Movement”, il movimento per lo sviluppo
del potenziale umano.

Ma è umano l’essere che vive così?

Papalagi di Tuiavii di Tiauea è un libro tra i più sacri e veri. Racconta le osservazioni autentiche
di Tuiavii, un capo tribù delle isole Samoa al ritorno da un viaggio in Europa agli inizi del
secolo. È un testo di etnologia controcorrente, forse uno degli unici in cui è l’uomo bianco ad
essere osservato e giudicato da un “selvaggio” che analizza nei dettagli le sue nefande abitudini
sociali, psicologiche e spirituali. Un testo dissacrante in cui viene evidenziata la falsità della
civiltà attuale, i suoi presupposti legati all’esteriorità e la profonda ipocrisia interiore che
privilegia l’avere alla bellezza dell’essere, la vita pressante delle città al respiro della natura,
l’inibizione della sessualità alla libertà di amare.

Vi sono molte ipotesi su come si sia venuta a creare questa situazione e sui perché la razza ariana,
di cui siamo parte integrante, abbia scelto queste linee di sviluppo, ma tant’è, al di là delle
ragioni, la situazione è questa da migliaia di anni. L’uomo ha creato questa degradazione basata
sulla separazione tra sé e sé, tra sé e gli altri esseri umani e tra sé e la natura. Cicerone già
parlava ai suoi tempi di questa corruzione come di un fatto da tempo assodato. Occorre ora capire
chi sia veramente l’essere umano, quali siano le sue potenzialità e come riuscire a svilupparle in
modo corretto e profondo.

L’essere umano è un seme che può essere aiutato a crescere e a dare i suoi frutti; questo antico
assunto è presente nella parabola biblica dei semi gettati dal contadino che cadono sui sassi o sul
terreno fertile, così come nei Tantra e in molti altri testi sacri, e rappresenta il sentire di
tutto il movimento per lo sviluppo del potenziale umano, base della Nuova Era. Come un seme l’essere
umano può germinare o ammuffire in un sacchetto di plastica senza vedere la prossima primavera, può
crescere ed espandersi naturalmente o essere piantato in un terreno artificiale e vivere in serra,
può dare fiori e frutti e ricreare vita o anche morire senza acqua o senza sole.

Nel mito dell’albero, presentato nel primo capitolo, ritroviamo il nostro modello di essere umano,
modello che implica una crescita soggetta a numerose variabili e che quindi deve essere
profondamente compresa e aiutata. L’essere umano ha dato prova di enormi potenzialità, nel bene e
nel male, in ogni campo dello scibile e ha anche dimostrato di poter trascendere la stessa
conoscenza avventurandosi nella Terra Incognita dell’inconoscibile, nel mistero divino.

Ma non sono solo i grandi geni ad esprimere le possibilità dello sviluppo del potenziale umano.

Ogni essere umano – anche nella semplicità quotidiana – è capace di elevati sentimenti, di amore e
compassione, di responsabilità verso ogni essere, di percepire la bellezza della Terra, di cambiare
il suo destino, di creare, trasformando la banalità in senso. Ma questi momenti preziosi non vengono
recepiti né dalla scienza né dalla pedagogia e restano così isolati e dimenticati. È necessario che
le differenti dimensioni umane vengano comprese più profondamente e che la scienza, la psicologia,
la medicina le possano applicare all’intero processo educativo. In questo capitolo cercheremo di
impostare il grande problema dello sviluppo del potenziale umano e di evidenziarne i punti
essenziali, fornendo così a chiunque lo desideri un primo reale strumento per attualizzare le
proprie potenzialità inespresse in esperienze vive.

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