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L’energia del Reiki

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[ 7 minuti di lettura ]

L’energia del Reiki

di Silvia Turrin

Il termine Reiki, di origine giapponese, significa “energia vitale universale”. Indica una
disciplina praticata sin da tempi remoti che cura a livello globale l’individuo, creando benessere
sia fisico sia interiore. Giancarlo Tarozzi è qui intervistato da Silvia Turrin (Redazione) in
merito a questo ancestrale metodo taumaturgico.

– Quando e da chi è stato sviluppato il Reiki?

Le origini del Reiki sono molto antiche. Risale probabilmente alle culture Matriarcali
caratterizzate da un equilibrio tra maschile e femminile, razionalità ed intuizione, emisfero
sinistro ed emisfero destro del cervello. Queste caratteristiche sono presenti anche nel Reiki. Si
tratta di una tecnica di guarigione estremamente potente ed è al contempo uno strumento per
spingersi “oltre” la razionalità quotidiana.
La sua effettiva riscoperta la si deve al monaco giapponese Mikao Usui, intorno alla metà del XIX
secolo. Dal Paese del Sol Levante, il Reiki è giunto nel mondo occidentale attraverso gli Stati
Uniti tra gli anni ’30 e ’40 , durante la Seconda Guerra Mondiale.

– In cosa consiste questo metodo di guarigione naturale?

Nella riapertura di un canale energetico, presente in tutti gli esseri viventi e che negli esseri
umani si è via via atrofizzato. Tale riapertura consente a chiunque di canalizzare energia
attraverso le proprie mani per innescare processi profondi di autoguarigione nelle persone trattate.

– Come riesce a mettere in sintonia l’energia di ogni individuo con quella universale?

Praticare il Reiki vuol dire essere canali dell’energia, che una volta entrata nel corpo si dirige
spontaneamente dove è maggiormente necessaria, innescando un processo globale di autoguarigione e di
riarmonizzazione con la Realtà. Tutto è Energia. La stessa materia non è che una manifestazione
diversa dell’energia a livello quantistico. Con il Reiki non si fa altro che recuperare una
connessione perduta nei millenni a causa dello sviluppo quasi esclusivo della parte razionale – con
sede nell’emisfero sinistro del cervello – lasciando altre facoltà in secondo piano.

– Può diventare una pratica quotidiana?

Sì, a patto che non diventi una nuova dipendenza. Il Reiki è assolutamente innocuo, ma come
strumento di liberazione personale mette in guardia dalla tentazione di farne una nuova stampella
sostitutiva di un lavoro personale. Con questa sola avvertenza, non ci sono limiti alla quantità di
Reiki che è possibile canalizzare per se stessi e per gli altri.

– Chi può praticare il Reiki?

Assolutamente chiunque, indipendentemente da qualsiasi limite o condizione di salute. Essendo uno
strumento di armonia che non utilizza l’energia personale della persona, non richiede nessun
requisito particolare in quanto – voglio ribadirlo – non è e non vuol essere qualcosa di
paranormale, parapsicologico, ma piuttosto il recupero di doti perdute nei millenni.

– Quali sono i benefici e cosa cambia nella quotidianità?

Innesca processi che agiscono sul piano fisico, mentale, emozionale e coscienziale. Lavora sulle
cause dei sintomi, sulle carenze energetiche e ripristina l’equilibrio globale nell’individuo.
Riattiva la circolazione, rafforza il sistema immunitario, rigenera i tessuti, facilita
l’eliminazione di tossine. Induce uno stato di benessere e di rilassamento, attenuando stress,
tensione e fatica. Può essere utilizzato per trattare sé stessi, gli altri, animali, piante, cibi,
pietre, etc.

– Produce effetti anche sul corpo sottile?

Lavora sulla totalità dell’individuo, intesa come la somma di tutti i suoi piani, fisici, psichici
ed energetici; non ha mai, in realtà, un effetto limitato ad una singola parte della persona in
quanto affronta i problemi alla radice e non a livello locale, sintomatico.

– Come si è avvicinato al Reiki?

Nell’ambito di un mio percorso individuale di ricerca che perseguo dall’adolescenza, che mi porta a
cercare e sperimentare tutto ciò che riguarda crescita personale, guarigione, armonizzazione
dell’individuo con la Realtà. Mi sono imbattuto “per caso” nel primo seminario tenuto in Italia dai
maestri tedeschi, Jurgen e Gerda Dotter, che hanno introdotto questa tecnica nel nostro paese, nel
1988, e ho scelto di vivere questa esperienza senza saperne molto. Dopo aver “assaggiato” un
trattamento, sono stato molto colpito da ciò che ho vissuto nel corso di quell’esperienza. Tre anni
dopo, nel 1991, ho iniziato ad insegnarlo e a ritrasmetterlo ad altri dopo aver concluso il percorso
di Master.

Per fortuna ho incontrato il Reiki prima della speculazione selvaggia degli anni ’90 che ha visto il
proliferare di veri e propri truffatori che hanno inventato forme spurie di Reiki. Il problema è che
in questo caso non si tratta soltanto degli ennesimi “mercanti dell’occulto” o pataccari, ma di
persone che speculano sulla salute e sul bisogno di guarigione di chi sta male, come ho iniziato a
denunciare nel mio primo libro sull’argomento, Reiki Energia e Guarigione, pubblicato dall’Amrita
nel 1991. Purtroppo, mentre il Iè assolutamente innocuo, in tutti questi anni mi è capitato molte,
troppe volte, di dover intervenire per aiutare persone che, convinte di aver preso Reiki, hanno
creato scompensi anche gravi nelle persone che trattavano: non avendo affatto ricevuto la riapertura
dei canali, utilizzavano la propria energia personale senza sapere assolutamente come fare…

– Cosa è cambiato negli ultimi anni dal punto di vista dell’insegnamento?

Per fortuna l’ondata di piena della speculazione intorno al Reiki si sta esaurendo, e chi considera
questi argomenti solo come fonte di speculazione si sta rivolgendo verso argomenti più “di moda”,
per cui è relativamente più semplice oggi entrare in contatto con chi propone seriamente Reiki,
anche se ogni onda di piena lascia per un po’ di tempo detriti e alghe marce…

– Secondo lei, è davvero possibile mettere in pratica nel mondo occidentale, le filosofie e i metodi
di guarigione/meditazione nati in Oriente, dove i ritmi esistenziali e la dimensione spirituale
assumono altri significati?

In realtà, tutto dipende come sempre solo dall’individuo… Chi è stato in India, per esempio, sa
benissimo come il mito di un paese tranquillo e silenzioso esista solo nei sogni di chi quel paese
non l’ha mai visto. È uno dei posti più caotici e rumorosi al mondo, eppure ha dato origine a molte
scuole di crescita personale. Ognuno può trovare nel luogo in cui vive la possibilità di ritagliarsi
un proprio spazio. Nel momento stesso in cui si dà un potere di interdizione al luogo in cui si
vive, secondo me si è già perdenti.

– Come identificare i “veri” Master Reiki?

Esiste quella che è definita la “forma” del Reiki, ossia nove punti che permettono di identificare
chiaramente chi porta avanti il Reiki rispetto a tutte le forme spurie. L’audiolibro Il Reiki dal
primo al terzo millennio (Ed. Anima) è dedicato proprio all’approfondimento di ognuno dei nove punti
della Forma, ed è nato come audiolibro, ossia direttamente parlato proprio perché consente di
trasmettere concetti all’emisfero destro del cervello di chi lo ascolta, bypassando una volta tanto
la censura immediata della parte razionale che troppo spesso pretende di aver compreso solo in
quanto ciò che legge gli ricorda cose già note.

Chiunque tolga o aggiunga qualcosa da questi nove punti propone altro. Solo per fare un esempio, un
punto essenziale della Forma è il Lignaggio, ossia ogni Reiki Master deve essere in grado di
risalire direttamente da maestro a maestro ad Hawayo Takata, ultima Gran Maestra unitaria, o ad uno
dei maestri da lei iniziati. Sembra ovvio, eppure molti non verificano neanche questo. Io, per
esempio, nel mio secondo libro sul Reiki, ho pubblicato il mio Lignaggio. Del resto, ci si preoccupa
di verificare la preparazione professionale di un idraulico, di un meccanico, di un medico, ma lo si
trascura troppo spesso in questo campo, come se la “spiritualità non fosse parte di un Tutto… Ecco,
lo stesso discorso può valere per ognuno dei nove punti della Forma del Reiki.

– Potrebbe segnalarci i link del sito ufficiale nazionale e internazionale relativo al Reiki?

In realtà, non ha molto senso parlare di un “sito ufficiale”. Anni fa, la Reiki Alliance, che
raccoglieva maestri che si identificavano negli insegnamenti tradizionali del Reiki, stabilì che
istituire un organismo centrale del Reiki sarebbe stato molto pericoloso, poiché molte, troppe
religioni una volta diventate verticistiche hanno perso ogni spiritualità per occuparsi quasi
esclusivamente della gestione del potere. Per cui, parlare di sito “ufficiale” significa cercare
quella cristallizzazione che nel Reiki non c’è. Uno dei siti dove si possono trovare informazioni
sul Reiki è quello dell’Associazione Pachamama che ho fondato, ovvero www.sciamanesimo.eu in cui
vengono trattati tematiche ed insegnamenti provenienti dalle culture tradizionali.

Redazione NonSoloAnima.TV

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