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L’effetto dell’agopuntura si misura nel cervello

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L’effetto dell’agopuntura si misura nel cervello

La medicina alternativa funziona davvero? Molti pazienti, sarebbero disposti a giurarlo. In
particolar modo alcuni di quelli che hanno provato l’agopuntura, la terapia alla base della medicina
tradizionale cinese, che consiste nel curare malattie, stati dolorosi e dipendenze (come quella dal
fumo), inserendo aghi nei cosiddetti punti vitali del corpo per riattivarli.
Punti a caso. Nel tentativo di svelare il misterioso meccanismo curativo dell’agopuntura Klaus
Linde, epidemiologo dell’Università di Monaco, ha diviso in due gruppi centinaia di pazienti che
soffrono di emicrania. Al primo gruppo ha somministrato la cura secondo le regole, mentre agli altri
ha infilato gli aghi un po’ a casaccio. Sorprendentemente una parte di quelli che avevano subito la
finta terapia si dicevano migliorati. «Questo vuol dire – afferma Linde – che l’agopuntura è
efficace, ma in fondo non è così importante punzecchiare i punti giusti».

Effetto placebo. I suoi benefici allora potrebbero dipendere solo dalle aspettative? Sì, ma solo in
parte. Almeno secondo alcuni scienziati guidati da George Lewith dell’università di Southampton
(GB), che hanno indagato, per la prima volta, cosa avviene nel cervello dei pazienti sottoposti ad
agopuntura. Durante l’esperimento solo ad alcuni è stata somministrata la vera terapia mentre agli
altri, a loro insaputa, sono stati infilati aghi finti, che non entravano veramente nella pelle.
Cura vera o falsa? Grazie all’analisi tomografica del cervello hanno scoperto che in tutti, anche in
quelli senza cure vere, si è attivata la zona coinvolta nel rilascio di sostanze antidolorifiche,
confermando l’ipotesi dell’effetto placebo. Ma solo alle persone sottoposte alla vera terapia si è
accesa una zona della corteccia cerebrale chiamata insula. Non è ancora chiaro cosa significhi
l’attività di questa zona per i pazienti, ma secondo Lewith potrebbe rivelare il meccanismo secondo
cui opera l’agopuntura e gli eventuali reali benefici.

(Notizia aggiornata al 5 maggio 2005)

www.focus.it/notizie/19745_5_5_28.asp

—–

150.146.47.106/rivistaonline/Articolo.asp?IDrubrica=9&nomeFile=975_8_2005

L’agopuntura funziona, più del placebo
L’agopuntura ha un effetto misurabile sul cervello, per quanto sia ancora del tutto sconosciuto il
come e il perché. Secondo uno studio condotto da George Lewith, un esperto di medicina complementare
dell’università di Southampton, l’agopuntura sarebbe capace di attivare alcune specifiche aree
cerebrali e non solo per effetto placebo.
Lo scienziato inglese ha infatti misurato con la Pet (una tecnica di imaging cerebrale) la risposta
del cervello all’infissione di aghi secondo la tecnica dell’agopuntura, confrontandola con quella
che si ottiene utilizzando degli aghi qualunque e facendo credere al paziente che si sta agendo
secondo l’antica tradizione cinese. In questo modo, sostiene Lewith, è possibile separare l’effetto
reale dell’agopuntura da quello placebo, dovuto all’attesa di un miglioramento da parte del
paziente.
L’esperimento è stato condotto su 14 persone con dolori reumatici che sono state sottoposte ad
entrambi i trattamenti mentre Lewith le sottoponeva alla Pet. Si è visto così che sia l’agopuntura
che il placebo con gli aghi ottenevano l’effetto di attivare le aree cerebrali che rispondono agli
oppiacei, le sostanze endogene che mitigano il dolore. In più, l’agopuntura vera attivava anche
un’altra zona del cervello: l’insula, che si trova sulla corteccia cerebrale. La sua azione è
sconosciuta, riconosce Lewith, però averla vista in azione sarebbe una prova dell’azione reale
dell’agopuntura. “Quello che abbiamo dimostrato – spiega – è che l’agopuntura è in parte modulata
dalle aspettative del paziente, però probabilmente anche da un effetto reale”. La ricerca è
pubblicata sul giornale NeuroImage.

Data: 04/05/2005
Fonte: Lanci – nature update

it.health.yahoo.net/NewsArticle.asp?a=11519&M=214%7C2%7C1

Agopuntura: una foto dimostrerebbe che funziona

martedì 3 maggio 2005, Il Pensiero Scientifico Editore

L’agopuntura perde sempre più l’alone di tecnica esotica e si conferma come una terapia contro il
dolore che ha la sua dignità: una ricerca pubblicata sull’ultimo numero di NeuroImage dimostra come
la pressione esercitata dagli aghi nei punti nevralgici della mappa corporea vada ad attivare delle
zone cerebrali. In particolare questa ricerca, condotta da George Lewith della Harvard University,
ha dimostrato che usare l’agopuntura per curare l’artrite alle mani aumenta l’attività cerebrale al
livello dell’insula nella corteccia cerebrale.
L’agopuntura è un antico trattamento cinese per le malattie, il dolore o anche la dipendenza dalle
droghe e si basa sull’assunto che il corpo umano contiene dei punti stimolando i quali si può
controllare la salute e il benessere fisico e mentale.

Utilizzando la tomografia ad emissione di positroni i ricercatori di Harvard hanno registrato un
aumento dell’attività cerebrale del cervello nella zona stimolata anche dagli oppiacei sia nel
gruppo trattato che nel gruppo di controllo. Inizialmente, dunque, i ricercatori avevano confermato
il loro scetticismo nei confronti di questo approccio alternativo alla cura di una patologia. Ma
analizzando bene le immagini che avevano ottenuto si sono accorti che tra i due gruppi vi era una
differenza nell’aumento di attività cerebrale: in particolare nel gruppo trattato si osservava uno
spot di attività in corrispondenza dell’insula della corteccia cerebrale.

“Non abbiamo un’idea chiara del perché l’insula si attivi in maniera così evidente, ma per la prima
volta abbiamo una prova che l’agopuntura interferisce con l’attività del cervello”, ha dichiarato
Lewith. “In realtà con questo studio di brain imaging abbiamo verificato anche che, nel caso di
medicine altrenative, la suggestione del paziente gioca un ruolo fondamentale tanto che in entrambi
i gruppi (trattato e placebo) si è registato un aumento di attività cerebrale nella stessa zona che
è stimolata dal piacere o dagli oppiacei”, ha concluso Lewith.

Fonte: Lewith G et al. Expectancy and belief modulate the neuronal substrates of pain treated by
acupuncture. NeuroImage 2005;4:1161-7.

emanuela grasso

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