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Neuromarketing e neuroetica

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[ 3 minuti di lettura ]

Neuromarketing e neuroetica

di: Alessio Mannucci – da ecplanet.net

Alla DaimlerChrysler si utilizzano le tecniche di FMRI per valutare gli effetti dei vari design
automobilistici. Ricercatori del California Institute of Technology studiano come il cervello
reagisce ai trailers dei film. Scienziati della Baylor University hanno pubblicato uno studio
relativo alle risposte cerebrali rispetto Coca e Pepsi Cola, mostrando come queste siano influenzate
culturalmente e non solo da questioni di gusto.

“È la naturale evoluzione della corruzione globale della ricerca medica”, fa notare Gary Ruskin,
dell’organizzazione noprofit chiamata Commercial Alert in Portland, in Oregon, “queste tecnologie
dovrebbero essere usate per ben altri scopi che non come rendere più efficace la propaganda politica
e commerciale”.

La possibilità di scandagliare con sempre maggiore accuratezza i complessi processi decisionali, sta
aprendo nuove frontiere alle neuroscienze, e non solo in campo medico. Grazie alle tecniche avanzate
di FMRI, si stanno sperimentando nuove macchine della verità, nuovi metodi di indagine psichica,
nuove strategie di marketing. In generale, si aspira a potenziare tutte quelle operazioni di
psico-polizia tipiche della società del controllo che da sempre alimentano il sogno perverso dei
tecnocrati di un Grande Fratello capace di insinuarsi anche nei più reconditi processi mentali degli
individui.

In risposta a questa grave minaccia, nasce la “neuro-etica”. Vi sono già dei neuroetici al lavoro,
in luoghi come ad esempio il Center for Cognitive Neuroscience, in Pennsylvania, oppure lo Stanford
Center for Biomedical Ethics, alla Stanford University, per cercare di mettere a fuoco le principali
questioni etiche riguardo le future applicazioni delle tecniche di brain scanning. Al momento, ciò
che preoccupa maggiormente i neuroetici è l’emergente industria del “neuromarketing”. Il Brighthouse
Neurostrategies Group, ad esempio, stà procedendo allo scanning del cervello di numerose “cavie” nel
tentativo di “neuromarketizzare” qualunque cosa, dalla liquirizia alle bevande alcoliche, studiando
come il cervello risponde alle diverse pubblicità.

Altre serie preoccupazioni nascono dalle macchine della verità basate sullo scanning cerebrale.
Larry Farwell, dei Brain Fingerprinting Laboratories, lavora a contratto con investigatori pubblici
e privati per condurre questo tipo di test, che vengono chiamati MERA (Multifaceted
Electroencephalographic Response Analysis). A sentire Farwell, il test è in grado di stabilire se un
sospetto abbia familiarità con la scena di un crimine, con una faccia, con un pezzo di mobilio o di
abbigliamento, tutte informazioni che servono ad identificare l’effettivo colpevole.

Al sospetto di turno viene fatto indossare un piccolo copricapo pieno di sensori tipo EEG
(electroencephalogram) e vengono fatte vedere alcune immagini sullo schermo in modo da monitorare le
variazioni della sua attività neuronale in corrispondenza con immagini a lui familiari. Il metodo è
stato usato con successo per scagionare Terry Harrington, presunto colpevole di omicidio. Secondo i
neuroetici, però, tale metodo potrebbe anche essere usato facilmente per pilotare determinati
verdetti.

È il paradosso caratteristico della società del controllo: chi controlla i controllori ? I
neuroetici sono preoccupati anche dalle possibili discriminazioni a cui potrebbe condurre l’uso di
queste tecnologie. Ad esempio, nella ricerca del personale, che verrebbe sottoposto a test
attitudinali super-invasivi, o anche nella selezione degli studenti alle università e alle scuole
specializzate.

Al momento, non è stata varata ancora nessuna legge specifica. Esistono due leggi federali,
l’American With Disabilities Act e l’Health Insurance Portability and Accountability Act, che
dovrebbero salvaguardare la privacy delle informazioni mediche. Il rischio che queste tecnologie
vadano ad alimentare database segreti con le preferenze politiche, culturali, sessuali e i dati
medici della popolazione, per essere poi vendute ai migliori offerenti, c’è, inutile nasconderlo. E
crescerà insieme agli avanzamenti tecnologici dell’emergente industria neuro-informatica.

Istituzioni scientifiche “FRMI”:

Introduction to FMRI

British Psychological Society Psychological Testing Centre

Brighthouse Neurostrategies Group

Center for Cognitive Neuroscience

Istituzioni scientifiche “Neuroetica”:

Neuroethics – Stanford Center for Biomedical Ethics (SCBE)
Stanford University School of Medicine

Brain Fingerptinting Laboratories

Istituzione scientifica “Commercial Alert”:

Commercial Alert

Alessio Mannucci
E-mail: hugofolk@ecplanet.com

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