Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza

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Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza

L’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof – di Virginia Salles

Le “emergenze spirituali”

Nella nostra cultura, che predilige gli aspetti razionali della psiche, gli stati non ordinari di
coscienza vengono spesso guardati con una certa diffidenza, sospetto e a volte con vero e proprio
terrore, in quanto fanno emergere gli elementi irrazionali e quindi “incontrollabili” della natura
umana. In altri contesti culturali diversi dal nostro (oriente, sciamanesimo, misteri greci etc.)
questi stati venivano invece considerati una benedizione divina, un dono degli dèi ed erano e sono
tuttora attivamente ricercati con l’utilizzo di vari mezzi di autoesplorazione profonda: “le
tecnologie del sacro”.
La Psicologia Transpersonale li ripropone in veste moderna, all’interno di una prospettiva
psicoterapeutica e di evoluzione della coscienza
Immaginiamo ora di essere improvvisamente catapultati in un altro mondo e di vivere esperienze
assolutamente insolite rispetto al nostro modo abituale di percepire e di sentire la realtà, di
avere per esempio visioni di demoni, divinità, personaggi mitologici, arcobaleni, comete, o anche
visioni di una luce abbagliante di splendore e bellezza sovrannaturali, di trovarci in luoghi
lontani e sconosciuti o in altri periodi storici, di sentire correnti di energia che attraversano il
corpo, oppure di morire, sparire nel nulla e unirci in un amplesso con l’intero universo, di provare
panico, paura di non ritornare più in questo mondo.
Una situazione simile ci fa venire subito in mente una diagnosi di tipo psichiatrico. Eppure, stando
agli studi effettuati da Abraham Maslow, John Perry, Stanislav Grof etc., negli ultimi decenni
sempre più numerose sono le persone che hanno vissuto e vivono esperienze così insolite, persone
che, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emergono da questi stati straordinari “rinate”
rispetto a prima, rinate nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, un maggior
benessere psicofisico, un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri.

In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale
simile a quello descritto dalle varie tradizioni religiose di tutto il mondo. Grof ha definito
questi stati mentali “emergenze spirituali”, sottolineando cosi il loro doppio aspetto di “pericolo”
e “opportunità”. Nel 1980, dando ascolto al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e
informazione a chi attraversa questo tipo di crisi evolutiva, Grof ha creato insieme a sua moglie
Cristina lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.), una rete internazionale di sostegno in
alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. In questi ultimi 20 anni il S.E.N. ha compiuto
grandi passi nell’affermazione del concetto di emergenza spirituale nell’arena della salute e della
malattia mentale e ha promosso l’idea che possa esistere un intenso processo di trasformazione
psicologica che, pur presentando aspetti drammatici, non è patologico. Grof considera queste
esperienze, durante le quali vengono attivati i livelli più profondi dell’inconscio, uno sforzo
radicale della psiche per guarire se stessa, una tendenza verso una situazione di maggiore
equilibrio e armonia, verso uno stato di coscienza più completo.

Queste esperienze di trasformazione non avvengono sempre e necessariamente in modo cosi drammatico e
improvviso. Gli psicologi transpersonali, riconoscendo l’enorme importanza evolutiva di questo tipo
di esperienza, sia dal punto di vista individuale che collettivo, e nel tentativo di agevolare il
moto evolutivo della natura umana, hanno approfondito lo studio delle diverse modalità che l’uomo,
da sempre, ha utilizzato per provocare questi stati particolari di coscienza, intuendone il
potenziale terapeutico: il suono dei tamburi, i vari tipi di danze tribali, il vorticare dei
Dervisci, l’assunzione di piante allucinogene, come il peyote e la sua “esperienza di morte e
incontro con esseri di luce” (secondo quanto descrive Castaneda), l’ayahuasca, la “liana dei morti”,
che provoca una trance di tipo medianico (molto utilizzata dagli indios e attualmente in tutto il
Brasile e altre regioni del Sud America all’interno dell’imponente cerimonia religiosa del “Santo
Daime”), le varie tecniche respiratorie (come quelle descritte per esempio nel pranayama,
l’antichissima arte-scienza indiana della respirazione) e la più moderna sostanza scoperta da
Hoffman: l’LSD.

La respirazione
Le nostre più antiche tradizioni spirituali da sempre hanno utilizzato svariati mezzi attraverso i
quali l’essere umano trascendeva la propria identità individuale e trovava una sua collocazione in
una dimensione più ampia, al di la del tempo e dello spazio, soddisfacendo cosi quell’insaziabile
bisogno di spiritualità cosi intrinseco alla natura umana. In tutte queste antiche tradizioni i
partecipanti sapevano cosa significasse oltrepassare i confini dell’esistenza quotidiana ed
esplorare realtà molto al di là della coscienza ordinaria e ciò avveniva nei riti di possessione,
durante la pratica delle svariate tecniche dell’estasi utilizzate nello sciamanesimo, nei sacri
misteri di morte e rinascita praticati nell’antica Grecia e in Asia Minore: i misteri eleusini, i
riti dionisiaci, i misteri di Attis e di Adone etc.. A Babilonia e in Egitto questi misteri erano
celebrati in onore di Isthar e Tammuz, Iside e Osiride. Secondo quanto ci racconta la tradizione,
personaggi come Platone, Aristotele ed Euripide erano degli iniziati a tali misteri.

Oggi queste antiche pratiche spirituali sono state rivalutate nell’ambito della psicologia
transpersonale e non vengono più considerate fenomeni patologici né prodotto di superstizioni ma
tecniche spirituali molto sofisticate che facilitavano l’accesso ad una dimensione più ampia della
coscienza. Le esperienze che scaturiscono da questo contatto con le dimensioni profonde dell’animo
umano sono state, dai primordi della storia umana, la fonte, la sorgente originaria delle grandi
filosofie e delle grandi religioni fino ai giorni nostri.
La respirazione, il “soffio vitale”, è stata utilizzata da tempi immemorabili quale potente mezzo di
accesso al mondo interiore. Attraverso la respirazione si possono indurre stati non ordinari di
coscienza e catalizzare intensi vissuti che risultano terapeutici e tali da provocare profondi
cambiamenti. Le modalità respiratorie che vengono utilizzate a questo scopo variano
dall’interferenza drastica sulla respirazione fino ai raffinati esercizi utilizzati dalle diverse
tradizioni spirituali quali il pranayama. Il battesimo, nella sua forma originale, praticata dagli
Esseni, consisteva nell’immergere forzatamente il battezzando nell’acqua fino a portarlo vicino alla
morte per soffocamento. Profondi cambiamenti nella coscienza possono essere provocati da ambedue gli
estremi del tasso respiratorio: iperventilazione o ritenzione prolungata della respirazione.
Pratiche sofisticate di questo tipo possono essere riscontrate anche nella meditazione taoista, nel
Kundalini yoga, Siddha yoga, pratiche Sufi etc…

Quando respiriamo ci riempiamo di invisibile, siamo animati da quella energia vitale che i
giapponesi chiamano “chi,” ed i polmoni sono il nostro spazio interiore, il “posto vuoto ”per tutto
ciò che è evanescente come le immagini, gli affetti, le“inspirazioni”. Le parole di Alexander Lowen
“attraverso le sensazioni corporee provenienti da una respirazione piena e profonda diveniamo
consapevoli della pulsante vitalità del nostro corpo e sentiamo di essere una sola cosa con tutte le
creature pulsanti in un universo pulsante”[1], ci ricordano l’idea dell’Atman orientale, il nostro
piccolo spirito individuale che è lo stesso Grande Spirito che sostiene la vita nell’universo. Jung
nei suoi scritti sottolinea l’aspetto terapeutico di questa universalizzazione del singolo,
dell’allargamento della prospettiva individuale verso una dimensione più ampia e universale.

Il confronto con tutto ciò che è stato rimosso nel corso della nostra vita postatale e la
liberazione dell’energia impegnata nella rimozione favoriscono lo sbriciolarsi della diga che ci
separa della nostra “sorgente” e libera la via verso le profondità del nostro mondo interiore. Molte
di queste esperienze rimosse appartengono ad una fase dello sviluppo in cui non esisteva ancora il
linguaggio verbale e risultano perciò inaccessibili ad una forma di terapia che ha come mezzo di
espressione la parola. Il livello perinatale dell’inconscio, il territorio esperienziale legato agli
eventi traumatici della nascita biologica, contiene anch’esso vissuti drammatici, emozioni e energia
“congelate” che non raggiungono la coscienza e che, una volta elaborati, favoriscono l’accesso alle
profondità dell’inconscio. Anche i traumi fisici, al pari di quelli psichici, rimangono conservati
nella memoria del corpo, codificati nei muscoli, negli organi, nei tessuti. L’attivazione
dell’inconscio che avviene durante una profonda autoesplorazione esperienziale provoca il
risvegliarsi della memoria corporea e di queste profonde esperienze non accessibili al linguaggio
verbale attraverso il “rivivere” l’esperienza che è qualcosa di qualitativamente diverso della sola
attivazione della memoria, del solo “ricordare”. Una volta liberati dalla rimozione ed elaborati
questi vissuti facilitano l’accesso ad una dimensione più profonda dell’essere e portano ad una
maggiore libertà di espressione sia fisica sia psicologica.

L’esperienza
Spesso mi sento chiedere cosa in realtà avvenga, quali esperienze emergano durante gli stati di
coscienza non ordinari. Per cercare di rispondere a questa domanda, in base alla mia personale
osservazione di queste esperienze in me stessa e negli altri, le descriverò nelle loro diverse
manifestazioni, suddividendole, in modo molto approssimativo, in quattro diversi “tipi”. Farò questa
distinzione soltanto a scopo descrittivo in quanto le diverse modalità esperienziali che descriverò
non sono mai cosi distinte le une delle altre, ma accade che si sovrappongano e si confondano tra
loro e ogni una è qualcosa di assolutamente unico. Il racconto che segue è tratto da una seduta di
respirazione descritta da Mario, 25 anni, informatico e presenta alcune manifestazioni fisiche come
sopra descritte:

…Avevo la sensazione che il ritmo respiratorio non fosse fluido e regolare come la volta scorsa. Mi
sono concentrato e una volta riuscito a entrare nel processo, sono stato assalito da un fortissimo
dolore alla pancia, come se qualcosa dal di dentro spingesse per uscire ma non trovasse la sua
strada. Questa cosa si muoveva e spingeva sempre più nervosamente.

Ho ricevuto l’aiuto da parte di Virginia, la quale con un po’ di pressione mi ha dato sollievo. Ma
il dolore non è cessato, ha iniziato a scivolare sottopelle fino alla spalla destra e si è
concentrato sulla scapola, proprio dove porto un tatuaggio raffigurante una pantera. A quel punto mi
è venuto naturale identificare questo dolore nella pantera stessa che sembrava prendere vita,
aggrapparsi con gli artigli alla mia pelle e muoversi per venire fuori…potevo sentire i punti in cui
la pantera affondava gli artigli…a quel punto ho potuto stringere la mano della mia sitter e sentire
defluire parzialmente il dolore attraverso di essa, ma purtroppo non fino alla sua scomparsa. A un
certo punto invece è svanita come dall’interno…

Ero immerso in un buio profondo, nero, stavo bene. Sentivo in lontananza musica e vedevo un fuoco e
danze tribali… un’intera tribù impegnata in una bellissima danza intorno al fuoco. Anche se non ne
comprendevo il significato sentivo il desiderio di partecipare. Il respiro, il battito del cuore, la
circolazione del sangue, tutto andava a ritmo della musica, e quanto maggiore era il mio
coinvolgimento nel ritmo, più mi avvicinavo a quel fuoco. Poi all’improvviso di nuovo quella
sensazione di terrore ed angoscia ma questa volta non era interna, era una presenza esterna che mi
aspettava, ed io non potevo fare a meno di avvicinarmi…poi, l’incontro.
Ero terrorizzato, la pantera si stava avvicinando a me ed io mi aspettavo l’attacco da un momento
all’altro…

La mia esperienza è stata interrotta della necessità di andare in bagno. Al mio ritorno avevo molta
paura di rientrare perché sapevo cosa mi stava aspettando, ero molto stanco e sentivo di non avere
sufficienti forze per affrontare nuovamente quella situazione. Il giorno dopo Virginia mi aveva
proposto di ripetere l’esperienza dal momento che sentivo di non aver completato quella del giorno
precedente. Dopo aver riflettuto sulla proposta, decisi di accettare e provare malgrado fosse un po’
spaventato. Iniziare il processo è stato difficile, provavo paura, terrore, panico, una sensazione
opprimente la cui reazione istintiva era l’apnea, ma sapevo che trattenendo il respiro avrei risolto
solo momentaneamente il problema per poi ritrovarlo in seguito, dovevo trovare il coraggio e vivere
l’esperienza fino in fondo. Mi sono lasciato andare… mi sono sentito letteralmente assalito da un
terrore violento, sentivo il sostegno della mia sitter…ma sembrava che il tempo non passasse mai,
avrei desiderato essere in qualunque posto tranne che li…mi aspettavo da un momento all’altro che
qualcosa mi assalisse senza darmi la possibilità di reagire…ed invece quando mi sono abbandonato
completamente, sono riuscito a trovare il mio posto nella tribù che danzava intorno al fuoco ed ho
iniziato a sentire nel petto un’energia nuova che cresceva, ora un puntino di luce, dopo un po’ era
una sfera di luce e energia che mi invadeva il petto e da li si spandeva ancora raggiungendo tutte
le zone periferiche del mio corpo: la testa, le spalle, le braccia, le gambe fino ai piedi ma non si
è fermata, è come esplosa illuminando tutto intorno a me ed ha letteralmente spazzato via il buio
che mi opprimeva; ma la sensazione che ho provato è che quella energia fosse il buio stesso. Era
come se quel fortissimo senso di oppressione, angoscia, paura, terrore si fosse trasformato in
qualcosa che ora mi alimentava, mi dava energia e non si limitava a nutrire solo me ma si espandeva
verso tutto ciò che mi circondava, e più io ne traevo beneficio e ne godevo, più si espandeva e si
rafforzava.

La sensazione che ho provato allora era come se io fosse l’elemento che mancava a quella tribù, ma
allo stesso tempo era come se la tribù fosse stata li ad aspettare che io fosse pronto, cosi appena
ho trovato in quel cerchio di persone intorno al fuoco, un posto anch’io, una mia collocazione, si è
completato qualcosa e tutto si è trasformato in energia, allora ho avuto la consapevolezza di
entrare in comunicazione con una parte di me di cui non avevo mai nemmeno notato l’esistenza.

Dalla mia esperienza di integrazione della psicoterapia verbale di tipo analitico junghiano con
sedute di gruppo di profonda autoesplorazione esperienziale, basate soprattutto sulla respirazione,
penso di poter affermare che questo tipo di esperienza fa da catalizzatore ed acceleratore del
percorso analitico in quanto riesce a sciogliere dei “nodi” ed agevolare il percorso terapeutico.
Ancora una volta è Mario a raccontarci la sua esperienza: era in terapia da circa sei mesi, durante
la quale, nonostante l’analisi dei sogni e delle associazioni verbali, non si riusciva a venire a
capo di una situazione traumatica relazionata ai suoi sintomi e sofferenza attuale. Mancava sempre
un tassello. C’era una certa confusione nella sua primissima infanzia, riuscivo a intuire vagamente
qualcosa. Trascrivo qui in seguito un brano del racconto della sua prima esperienza olotropica:
…La seconda immagine vissuta ero io bambino, neonato, in braccio alla mia mamma. Era una sensazione
di protezione, di sicurezza, di amore e affetto, ma per quanto mi sforzassi di mettere a fuoco il
viso di mia mamma non riuscivo. Riuscivo a malapena a delineare i suoi lineamenti, e l’immagine che
arrivava mi portava confusione. Per quanto amore mi trasmettesse quella donna, l’immagine che si
delineava e quei lineamenti non erano quelli di mia madre.
Questa esperienza mi ha lasciato molto confuso, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, perché
avevo avuto quella immagine, chi fosse quella donna e cosa stava cercando di dirmi il mio inconscio.
Qual era il segreto che si nascondeva nel profondo del mio Io? E perché stava venendo alla luce
proprio adesso?…

Due giorni dopo questa esperienza, Mario fece ai suoi genitori la difficile domanda. Il venire a
conoscenza della sua vera storia, che le era stata nascosta per tutta la vita, cioè di essere stato
adottato ancora in tenera età, è stato per Mario una “rivelazione” che ha liberato una enorme
quantità di energia e trasformato completamente il suo rapporto con i genitori che schiacciati dal
peso di questa enorme “ombra” era arrivato allo stallo della totale incomunicabilità.

Dopo che si sono sciolti i blocchi e la persona, attraverso il vissuto emotivo che emerge, è entrata
in contatto con aspetti di se finora rimossi, liberandone l’energia, la psiche ha più risorse, in un
certo senso è più “sgombra” e può attingere a quelle potenzialità alle quali prima era impedito
l’accesso. Allora possono avvenire esperienze che sono sorprendenti: il terzo e quarto tipo di
esperienza che possono essere attivati durante il processo olotropico sono quelle di maggior
interesse dal punto di vista della psicologia transpersonale che sono le esperienze “perinatali” e
transpersonali.

Le esperienze perinatali sono un passaggio, un “portale” che si apre sul quarto tipo di esperienza
che riguarda la dimensione spirituale della psiche:“le esperienze transpersonali”, anche se a volte
l’accesso a questi territori dell’inconscio può avvenire senza il confronto con il livello
perinatale.

Le esperienze transpersonali
L’aspetto che accomuna i vari tipi di esperienze transpersonali è la percezione che la persona ha
che la propria coscienza si sia dilatata oltre i confini abituali dell’ego trascendendo quei limiti
spazio-temporali che negli stati ordinari di coscienza riducono la nostra percezione della realtà.
Questo tipo di esperienza, molto difficile da descrivere, lascia in chi le vive un sentimento di
comunione con la vita in senso ampio. Molte volte importanti insight di tipo esistenziale che
riguardano il significato profondo della vita, un accrescimento del sentimento “religioso” di
appartenenza ad una totalità più ampia e universale ed un autentico senso di libertà.
Quando lavoriamo con gli stati di coscienza olotropici, la dimensione della psiche che dobbiamo
aggiungere alla cartografia dell’inconscio cosi come viene interpretata delle scuole di pensiero
tradizionali è quella che definiamo con il termine “ transpersonale” che significa letteralmente ciò
che va oltre, che trascende il biografico, il personale. Dalle sue osservazione sugli stati non
ordinari di coscienza, Grof distingue quattro livelli distinti della psiche umana e le sue
corrispondenti esperienze: 1) barriera sensoriale; 2) inconscio individuale: 3) livello prinatale;
4) transpersonale.

Negli stati di coscienza olotropici possiamo fare esperienza di eventi o situazioni che la nostra
civiltà con la sua visione materialistica del mondo non considera “reali”come per esempio viaggi in
mondi mitologici o fiabeschi, visioni o identificazione con entità archetipiche, divinità o demoni.
Possiamo vivere episodi provenienti della vita dei nostri antenati o identificarci con qualsiasi
aspetto della natura sia esso umano, animale, vegetale etc. Nella sua massima espressione la
coscienza individuale può trascendere ogni barriera e identificarsi con la Coscienza Cosmica o Mente
Universale cosi come viene descritta nella letteratura spirituale. Tutto ciò emerge nello stesso
“continuum” delle esperienze biografiche e perinatali e quindi scaturiscono dalle profondità della
psiche individuale ma allo stesso tempo sembrano provenire direttamente da fonti di informazioni al
di là della normale mediazione dei sensi e della esperienza biografica confermando l’ipotesi
junghiana secondo la quale al di là dell’inconscio individuale freudiano possiamo contattare e
attingere al patrimonio culturale dell’umanità intera contenuto nell’inconscio collettivo.

Le prime teorie psicanalitiche sostengono che quanto più ci addentriamo nella scoperta della natura
umana, quanto più profondamente indaghiamo su ciò che l’uomo custodisce dentro di sé, più
prepotentemente emergono “cose negative”, istinti primitivi e distruttivi. Maslow cosi esprime
questo pensiero: “Molte persone ritengono tutt’ora l’inconscio, la regressione, la cognizione
fondata sui processi primari fondamentalmente cose poco sane, pericolose, malvagie”[2]. La visione
offerta della psicologia transpersonale aggiunge un ulteriore sviluppo a questo modello della psiche
in quanto afferma che più ci addentriamo nella scoperta dell’inconscio, una volta che abbiamo
accettato e integrato tutto ciò che è più indesiderabile e “infimo” dentro di noi, più possiamo
attingere a quella “metà sana”, a ciò che di più elevato e vitale appartiene alla nostra natura in
modo potenziale, a quelle qualità tipicamente umane come la gioia, l’amore, l’armonia, la
spiritualità, in un lungo e travagliato percorso che va dell’angoscia, l’indegnità, la colpa fino
all’estasi e alle vette della nostra “umanità”. Gli studi di Grof e le sue osservazioni sugli stati
di coscienza olotropici ci aiutano a vedere con maggiore chiarezza e semplicità il filo conduttore
che unisce e integra in una visione più ampia i conflitti, controversie e le apparente
incompatibilità esistenti all’interno della nostra visione occidentale della psiche fondata su
concezioni filosofiche inconciliabili a priori come per esempio il comportamentismo e la
psicanalisi, la bioenergetica, la psicologia di Freud e dei suoi “traditori”: Otto Rank, Wilhelm
Reich, Alfred Adler, Carl Gustav Jung etc.

La visione della psiche proposta della psicologia transpersonale, in particolare la cartografia
dell’inconscio di Grof e lo “spettro della coscienza” di Ken Wilber, rappresentano allo stesso tempo
sia una rottura che continuità con tutto il pensiero psicologico che la precede. Possiamo parlare di
rottura con il passato in quanto la psicologia transpersonale affonda le sue radici nel moderno
paradigma della scienza (post teoria della relatività) che è in un certo senso inconciliabile con il
vecchio paradigma newtoniano-cartesiano sul quale si fonda tutta la psicologia occidentale. La
continuità con il passato può essere riscontrata nell’ampio supporto teorico e nella rielaborazione
e integrazione a un livello più complesso di tutto il pensiero psicologico precedente che
trascendendo cosi l’aspetto settario delle diverse scuole di pensiero. Wilber studia la psiche nel
suo aspetto “pluridimensionale”e, come Grof, propone un modello generale di sviluppo della coscienza
umana, che è una sintesi e una interpretazione delle grandi tradizione spirituali, filosofiche e
psicologiche sia orientali che occidentali. Da questo punto di vista le insanabili controversie tra
le differenti “scuole di pensiero” in campo psicologico significano semplicemente che sono state
focalizzate e studiate diverse “lunghezze d’onda” dello spettro della coscienza secondo la
concezione di Wilber o che sono stati esplorati diversi territori esperienziali secondo il lessico
groffiano.

Nel suo libro “oltre il cervello”, Grof ci offre un studio approfondito della correlazione tra i
nuovi sviluppi della scienza, la fisica quantica-relativistica, la teoria dei sistemo, il pensiero
olonomico etc. e la visione della psiche che emerge dalle sue osservazioni sugli stati non ordinari
di coscienza. Inoltre compie anche un’importante passo verso un’integrazione dei differenti
indirizzi psicologici occidentali, dando ad ogni uno di essi una collocazione all’interno della
“cartografia dell’inconscio”che emerge da questi dati esperienziali. Partendo da Freud la cui
psicologia viene “confermata” sperimentalmente quando l’esplorazione dell’inconscio non supera il
livello biografico, divenendo inutile per comprendere gli sviluppi ulteriori, Grof sottolinea
l’importanza del contributo dei “dissidenti” e “traditori” della psicanalisi e di tutte le scuole di
pensiero che ad essi sono seguite.

Gli studi di Grof ridimensionano l’importanza dei traumi infantili individuati da Freud come cause
patogene primarie, considerandoli soltanto una delle condizioni per cui si manifestino i contenuti e
le energie dei livelli più profondi della psiche che secondo questa prospettiva ha una struttura
dinamica pluridimensionale. La psicologia di Freud non riconosce l’enorme importanza dei traumi
fisici come incidenti, operazioni, esperienze di soffocamento, ferite, malattie che durante
l’autoesplorazione profonda emergono come elemento determinante nella genesi di vari disturbi
psichici e psicosomatici. L’inserimento del livello perinatale nella cartografia dell’inconscio con
la sua enorme carica energetica, e la sua carica di violenza e sessualità, illumina di una luce
nuova molti aspetti della psicopatologia sessuale che la psicoanalisi non è riuscita a fornire
un’adeguata spiegazione come i casi di suicidi e assassinio violenti, automutilazioni, feticismo,
sadomasochismo, scatologia sessuale cosi come alcuni aspetti auto distruttivi e auto punitivi legati
ad un super-io sadico e crudele. La visione transpersonale chiarisce alcuni di questi aspetti
collocandogli in una prospettiva diversa, senza invalidare nel suo insieme la visione freudiana
della psiche.

Quando i soggetti durante l’autoesplorazione esperienziale superano la fase “freudiana”, nelle
sedute emerge un profondo confronto con la nascita e con la morte. Il confronto con la morte e in
particolare la “crisi di significato” che ne consegue, consentano un’interpretazione secondo la
filosofia e la psicoterapia esistenziale, tra le quali merita particolare attenzione la terapia
della Gestalt sviluppata da Fritz Perls, che utilizza una tecnica di integrazione personale basata
sul principio che in natura tutto è “gestalt”, tutto è unificato e coerente. Questa impostazione
olistica, applicata al processo di ripercezione e riesperimentazione di conflitti e traumi del
passato nel momento presente porta al completamento delle gestalt non finite in passato ed a una
maggiore consapevolezza di tutti i processi fisici e emotivi. La terapia esperienziale di Arthur
Janov, chiamata “terapia primaria”, che si basa sull’emissione da parte del paziente di grida
inarticolate e primordiali porta all’espressione attraverso queste grida di diversi traumi, “strati
di dolore primitivo”, originati in periodi diversi dell’infanzia. Janov descrive anche il profondo
dolore radicato nel ricordo e nella riattivazione attraverso le grida del trauma della nascita.

Il superamento delle rigidità fisiche legate alla rimozione e la scarica di energia sessuale che
avvengono durante gli stati olotropici, rendono molto utile l’approccio della psicologia reichiana.
Reich era consapevole dell’enorme carica energetica contenuta nei sintomi nevrotici e dei limiti di
una terapia basata su mezzi puramente verbali, per ciò allo scopo di eliminare i blocchi e liberare
l’energia compressa dalla rimozione utilizzava tecniche respiratorie, il contatto fisico diretto e
svariate manipolazioni corporee, il che favoriva un maggior abbandono da parte del paziente ai
movimenti spontanei e involontari del corpo, il superamento delle rigidità fisiche, e il sciogliersi
delle “corazze muscolari del carattere”. Il più importante dei metodi terapeutici neo-reichiani è la
bioenergetica sviluppata da A. Lowen, allievo di Reich che impiega i processi energetici del corpo,
il suo linguaggio e i suoi movimenti per influenzare il funzionamento mentale.

Quando si approfondisce l’esplorazione dell’inconscio, una volta superato il livello biografico, la
potente sequenza esperienzale di morte e rinascita psicologica che emerge, viene associata alle
manifestazioni fisiche e psichiche tipiche della nascita biologica. Freud ipotizzò che il trauma
della nascita potesse essere la sorgente e il fulcro di ogni angoscia futura ma non sviluppò questa
intuizione e rifiutò successivamente la posizione estrema di Otto Rank che collegava ogni angoscia
alla separazione del grembo materno ed ogni conflitto al desiderio e alla paura di questo ritorno al
“paradiso perduto”. Durante il processo olotropico, attraverso l’elaborazione e il completamento
della “gestalt” perinatale, questo trauma e queste energie imprigionate nelle profondità della
psiche vengono liberate e trasformate, favorendo l’accesso a quella dimensione più profonda della
psiche che chiamiamo transpersonale. Le teorie di Rank focalizzate sulla perdita del grembo e sul
dolore di questa separazione trascurano l’enorme sofferenza e stress fisico e emotivo collegati al
passaggio del nacituro attraverso il canale del parto durante la nascita biologica che emerge in
modo inequivocabile durante la riattivazione dell’esperienza della nascita. Le intuizioni di Rank,
ponendo come elemento centrale della angoscia umana il trauma della nascita, risultano molto utile
alla comprensione di questa fase esperienziale anche se il processo morte-rinascita ha implicazioni
che vanno al di là della separazione del grembo o del solo rivivere la nascita biologica. Ferenczi,
anch’esso allievo do Freud in un suo originale saggio intitolato “Thalassa” descrive l’intera
evoluzione sessuale umana come l’impulso a ritornare alla forma di esistenza acquatica originale,
come un tentativo di ritorno al liquido amniotico che rappresenta l’acqua dell’oceano “introiettata”
nel grembo materno.

Jung, indagando nelle profondità dell’animo umano si imbatte in “qualcosa” che in una persona va
oltre se stessa, in qualcosa che non appartiene più all’individuo in quanto tale ma al
trans-individuale, che denominò “inconscio collettivo”. Secondo Jung, in quello che lui definì
“processo di individuazione”, l’individuo trascende i confini dell’io e l’inconscio personale e
attinge ad una dimensione più profonda di se, relazionata con tutta l’umanità e con il cosmo intero.
In un certo senso Jung rielaborò in chiave psicologica l’antica idea riproposta del cristianesimo
del “divino” dentro ogni uomo. Questa visione antica ma allo stesso tempo nuovissima della psiche
umana fa di Jung un psicologo “moderno”, portatore di un pensiero psicologico rivoluzionario,
precursore del movimento transpersonale.

La psicologia junghiana con la sua nuova visione della psiche è quella che più si avvicina alla
comprensione del profondo significato della esperienza di morte e rinascita che avviene durante la
riattivazione del livello perinatale dell’inconscio, in tutta la sua valenza psicologica e
spirituale. La psicologia junghiana con le sue intuizioni azzardate come per esempio il legame tra
materia e psiche (fenomeni “psicoidi”) e lo studio delle coincidenze straordinarie (“sincronicità”),
i suoi concetti di inconscio collettivo e archetipi, la sua apertura verso la dimensione spirituale
della psiche fu la prima a mettere veramente in discussione i fondamenti filosofici della visione
del mondo occidentale e auspicare una drastica revisione del vecchio paradigma della scienza
dominato della visione del mondo newtoniana-cartesiana. Nell’ultimo periodo della sua vita Jung si
interessò ai nuovi sviluppi della scienza, e stabili un carteggio con Paoli, iminente fisico, nel
tentativo di trovare nella fisica moderna un supporto teorico alla sua visione della psiche. Jung
tuttavia sembra abbia trascurato la relazione di questa potente esperienza di morte e rinascita
psicologica con la nascita biologica in tutta la sua fisicità e l’importanza di questo evento nei
suoi aspetti fisico-corporei oltre che spirituale, ciò nonostante, la sua “modernità” rende
l’indirizzo teorico junghiano quello che più di ogni altro si avvicina alla visione groffiana della
psiche ed all’indirizzo transpersonale al punto che Jung viene considerato “il primo psicologo
transpersonale”.

Roberto Assagioli, autorevole esponente italiano della psicologia transpersonale, presenta una
cartografia della personalità umana che ha alcune somiglianza con il modello junghiano della psiche
in quanto comprende anch’essa elementi collettivi e spirituale e propone una nuova tecnica di
psicoterapia e autoesplorazione. La psicologia di Assagioli insieme a quella di Jung rimangono le
uniche scuole di pensiero occidentale che offrono un’autentica comprensione dei processi implicati
in una profonda autoesplorazione esperienziale.

Abraham Maslow, uno dei massimi esponenti della psicologia umanistica, in un studio approfondito su
soggetti che avevano esperimentato stati mistici spontanei che chiamò “esperienze di vetta”,
sostenne la tesi che questi vissuti erano fenomeni sovrannaturali piuttosto che patologici cosi come
venivano considerati fino a quello momento e che erano associati ad una sana e naturale tendenza
umana verso l’autorealizzazione, tesi sostenuta fortemente da Grof che definì queste particolari
esperienze “emergenze spirituali”. Le idee di Maslow influenzarono enormemente la visione olistica
della psiche tipica della psicologia umanistica e contribuirono in seguito alla formazione della
psicologia transpersonale.
La psicologia di Grof con la sua cartografia dell’inconscio ha portato nel campo della psicologia
una visione ampia e integrata della psiche umana dove ogni precedente teoria ha una sua collocazione
a differenti livelli di profondità ed è relazionata ad una particolare dimensione esperienziale
senza che venga invalidato alcun approccio teorico o esperienza soggettiva. Questo nuovo approccio
rappresenta una vera rivoluzione tanto attesa quanto necessaria che potrebbe attenuare,(
neutralizzare, porre fine,) le antiche “scissioni” all’interno della psicologia contemporanea in
diversi indirizzi teorici in quanto propone una visione unificata della psiche. In confronto ai
metodi psicoterapeutici tradizionali, ciò che caratterizza l’approccio transpersonale non è il
contenuto ma il contesto. Indipendentemente di quale sia il livello dello “spettro” o il terreno
esperienziale sul quale si sta focalizzando il processo terapeutico, il terapeuta transpersonale è
consapevole di tutte le possibilità esperienziali ed è disposto a seguire il cliente nel suo
percorso in nuove e più ampie dimensioni esperienziali ogni volta che si presente l’occasione.

Durante le profonde autoesplorazione esperienziali osservate da Grof, quando viene raggiunto i
livelli perinatali e transpersonali dell’inconscio, c’è un risveglio della spiritualità e molte
volte queste esperienze segnano l’inizio di un percorso “mistico” ; è a questo punto che la
psicoterapia assume sempre di più un significato mitologico e diviene qualcosa di indistinguibili
della ricerca filosofica e spirituale della nostra identità più profonda. In questi momenti ci
accorgiamo che prima “incapsulati dentro la nostra pelle” come direbbe il filosofo americano Alan
Watts, espandessimo i nostri confini, attingendo ad un’altra dimensione dell’essere. Le tradizioni
spirituali di tutto il mondo ci vengono in aiuto in quanto ci hanno lasciato delle mappe, vere e
proprie cartografie dell’inconscio, degli stati mentali, difficoltà, delle svariate vicissitudini,
trabocchetti e pericoli che possiamo incontrare quando intraprendiamo questo difficile percorso. Il
nucleo di questa attivazione interiore è l’archetipo del centro, definito “Se” da Jung o “il
guaritore interno” da Grof. Nella tradizione orientale questo nucleo viene rappresentato della
quadratura del cerchio e dei mandala e il suo fine ultimo è lo stesso perseguito della via mistica e
della meditazione: “saggezza, compassione e amore”.

Ricercatori spirituali e poeti di tutti i tempi hanno sempre utilizzato la metafora della fame e
della sete per esprimere l’anelito dell’anima verso una dimensione più profonda del proprio essere
che se saziata porta ad una diversa modalità esistenziale, ad un maggiore equilibrio, benessere e fa
emergere in pieno le nostre potenzialità. Molte pratiche spirituali antiche o moderna offrono una
“via che nutre e esercita il cuore”, una via d’accesso a queste profondità dell’animo umano

Le nuove ricerche sulla coscienza hanno illuminato di luce nuova i temi della spiritualità e della
religione ed hanno restituito alla psiche umana il suo “status cosmico”, il suo carattere
universale, “numinoso” e spirituale che è sempre stato riconosciuto da Jung. La scienza moderna (la
fisica quantica relativistica, la teoria dei sistemi, la cibernetica etc.) con le sue nuove
scoperte, ripropone ciò che sostenevano tradizioni spirituali millenarie: una visione della psiche
individuale come manifestazione della coscienza-intelligenza-cosmica che fluisce attraverso tutto
l’esistente. La coscienza viene vista non più come una “emanazione” del cervello ma come qualcosa
che si esprime attraverso di esso avendo una esistenza indipendente, una coscienza “cosmica” molto
simile alla visione proposta dalle tradizioni mistiche di tutto il mondo. Secondo queste antiche
tradizioni spirituali la cui sintesi Aldoux Huxley chiamò “filosofia perenne” noi non perdiamo mai
il contatto con la nostra “fonte originaria” e non ne siamo mai completamente separati. L’anelito
verso questa dimensione più profonda di sé, rimane il moto propulsivo del processo di individuazione
nella visione junghiana cosi come di ogni evoluzione umana

Le esperienze transpersonali possono essere molte volte profetiche e portatrici di una comprensione
più profonda rispetto al modo di percezione ordinario. La visione del mondo attuale che emerge da
queste profonde autoesplorazione esperienziali è piuttosto drammatica: chi li vive, queste
esperienze, vede il mondo da un’altra prospettiva: vede un’umanità che ha perso la bussola, il
contatto con la propria essenza, con la propria “umanità” e rischia la sua stessa sopravivenza ma
vede anche un piccolo spiraglio, la possibilità di un cambiamento che può scaturire soltanto da una
profonda trasformazione interiore. Durante questi stati di coscienza olotropici emergono
preoccupazione ricorrenti riguardo a temi di attualità come la crisi globale, l’ecologia, le guerre,
la scienza ecc in persone che prima di allora non avevano o almeno non erano consapevoli di questo
tipo di preoccupazione. La scienza per esempio, in questi stati di coscienza viene percepita nei
suoi aspetti “ombra”, nel senso che dopo aver tanto ridotto i nostri rischi e sofferenze adesso ci
presenta “il rovescio della medaglia”: è diventata essa stessa, con la sua esasperata unilateralità
la più grave minaccia alla nostra sopravivenza.

Jung esprimeva questa preoccupazione con la seguenti parole: “Viviamo in quello che i greci
chiamavano Kairos, o momento certo per una “metamorfosi degli dei”, dei principi e simboli
fondamentali. Questa peculiarità del nostro tempo, che certamente non è una nostra scelta, è
l’espressione dell’uomo inconscio dentro di noi che sta cambiando. Le generazioni future dovranno
prendere in considerazione questa importante trasformazione, in modo che l’umanità non distrugga se
stessa attraverso la sua propria tecnologia e scienza… la posta in gioco è alta e dipende molto
dell’assetto psicologico dell’uomo moderno. Ma l’individuo lo sa che è lui il contrappeso della
bilancia?”[3].

Grof descrive il mondo attuale come “una situazione disperata” e parla di una urgente necessità di
cambiamento su scala collettiva, di una corsa contro il tempo che non ha precedenti nella storia
della umanità e rivendica il diritto di ogni essere umano ad evolvere verso la propria completezza.
e Richard Tarnas nel suo libro “The passion of the western mind” sostiene che “la passione più
profonda dello spirito occidentale è quella di ri-legarsi all’essenza del suo stesso essere”.
Tutto ciò fa riflettere e sembra esortare all’interiorità, all’introspezione, ad un percorso verso
traguardi che non appartengono a questo mondo. Solo cosi, forse, rivolgendo lo sguardo verso il
proprio mondo interiore, senza paura, affidandosi e arrendendosi a questo profondo buio ,che l’uomo
potrà essere finalmente riconsegnato a se stesso.

per gent concessione dell’autrice Virginia Salles

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