Le Fondamenta del Buddhismo 22a

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Le Fondamenta del Buddhismo 22a

di Peter della Santina – parte 22a

Tratto da: (INTRODUZIONE ALLABHIDHARMA)

ANALISI DELLA CONDIZIONALITÀ

Lanalisi delle relazioni o condizionalità è importante quanto lanalisi della coscienza e degli
altri aspetti dellesperienza psico-fisica che abbiamo considerato negli ultimi capitoli. E
unanalisi spesso trascurata nello studio dellAbhidharma, cosa abbastanza paradossale se si pensa
che, dei sette libri che compongono lAbhidhamma Pitaka, il Libro delle Relazioni Causali (Patthana)
che tratta della condizionalità, è uno dei più lunghi. Solo prestando la dovuta attenzione
allanalisi della condizionalità, potremo evitare il rischio di una visuale della realtà
eccessivamente analitica. Vi ho già alluso nel capitolo XVI, quando ho fatto lesame e il paragone
tra i metodi analitico e relazionale di investigazione, che messi insieme formano lapproccio globale della filosofia abhidharmica.

Alcuni studiosi hanno definito la filosofia abhidharmica pluralismo realistico, forse perché
lapproccio analitico ha ricevuto più attenzione di quello relazionale. Questa definizione suscita
molti tipi di somiglianze con i movimenti della filosofia moderna occidentale, quali il positivismo
e le opere di Bertrand Russell. Porta alla conclusione che il risultato dellanalisi buddhista è un
universo in cui vari individui, entità separate e indipendenti esistono di per sé e in senso ultimo.
Questa è forse stata lidea di alcune scuole del primitivo buddhismo in India, ma certamente non lo è del buddhismo in generale, sia Theravada che Mahayana.

Il solo modo di evitare questa visione pluralistica e frammentaria della realtà è prendere in
considerazione lapproccio relazionale messo in evidenza nel Patthana e ulteriormente sviluppato nel
Compendio delle Relazioni (Abhidhammattha Sangaha). Solo così potremo avere una visione corretta ed
equilibrata della filosofia buddhista, una visione che considera sia laspetto analitico dellesperienza che quello dinamico e relazionale.

Limportanza di comprendere le relazioni o le condizionalità è espressa nelle parole stesse del
Buddha, il quale in varie occasioni associò chiaramente la comprensione della condizionalità o
Origine interdipendente con la realizzazione della liberazione. Disse che è proprio perché non
abbiamo capito lOrigine interdipendente che andiamo vagando da tempo immemorabile nel ciclo delle
continue rinascite. Spesso si dice che lilluminazione del Buddha consistette nella conoscenza
penetrativa dellOrigine interdipendente. Questa stretta connessione tra Origine interdipendente e
illuminazione è ulteriormente illustrata dal fatto che lignoranza è quasi sempre definita ignoranza
delle Quattro Nobili Verità o ignoranza dellOrigine interdipendente, sia nei Sutra che nellAbhidharma.

Ora, il tema comune alle Quattro Nobili Verità e allOrigine interdipendente è la condizionalità o
causalità, la relazione tra causa e effetto. Perciò la conoscenza della condizionalità equivale a distruggere lignoranza e ad ottenere lilluminazione.

Nella tradizione abhidharmica, lanalisi della condizionalità si svolge in due modi: attraverso
lanalisi dellOrigine interdipendente e lanalisi delle 24 condizioni. Li analizzeremo prima
separatamente e poi insieme per mostrare come essi interagiscono e si sostengono reciprocamente. Non
spiegherò qui in dettaglio e singolarmente le dodici componenti ( che sono: ignoranza, volizione,
coscienza, nome e forma, sei sfere dei sensi, contatto, sensazione, bramosia, attaccamento,
divenire, nascita, vecchiaia e morte) dellOrigine interdipendente, poiché le ho già descritte nel
capitolo X del saggio precedente, ma vorrei ricordare i tre schemi principali per linterpretazione
delle dodici componenti: a) lo schema che divide e distribuisce le dodici componenti nel corso di
tre vite: passata, presente e futura; b) lo schema che le divide in: afflizioni (ignoranza,
bramosia, attaccamento), azioni (volizione, divenire) e sofferenza (coscienza, nome e forma, sei
sfere dei sensi, contatto, sensazione, nascita, vecchiaia e morte) e c) lo schema che le divide in
categorie attive (o causali) e reattive (o risultanti). In questo terzo schema, ignoranza,
formazioni mentali o volizione, bramosia, attaccamento e divenire appartengono alla categoria
causale e sia alla vita passata che presente, mentre coscienza, nome e forma, sei sensi, contatto,
sensazione, nascita, vecchiaia e morte appartengono alla categoria degli effetti e alla vita
presente o futura. Quindi nella formula dellOrigine interdipendente cè unanalisi di causa ed effetto (o condizionalità).

Le 24 condizioni non si escludono a vicenda. Molte di esse sono parzialmente o interamente
identificabili con le altre. La sola spiegazione del perché in molti casi ci sono fattori quasi (o
completamente) identici sta nel desiderio degli autori di essere totalmente esaurienti in modo da
evitare anche la più remota possibilità di tralasciare un modo di condizionalità.

Le 24 condizioni sono: 1. Causa; 2. Condizione obiettiva; 3. Predominanza; 4. Contiguità; 5.
Immediatezza; 6. Origine simultanea; 7. Reciprocità; 8. Sostegno; 9. Sostegno deciso; 10.
Preesistenza; 11. Post-esistenza; 12. Ripetizione; 13. Karma; 14. Effetto; 15. Nutrimento; 16.
Controllo; 17. Assorbimento; 18. Via; 19. Associazione; 20. Dissociazione; 21. Presenza; 22. Assenza; 23. Separazione e 24. Non-separazione.

Bisogna fare una distinzione fra causa o causa-radice e condizione. Per far questo è necessario
riferirsi alla letteratura abhidharmica, perché nei sutra i due termini vengono usati in modo
intercambiabile. In generale possiamo capire questa distinzione facendo unanalogia col mondo
fisico: il seme è la causa del germoglio, mentre i fattori quali acqua, terra e sole sono le
condizioni affinché il seme germogli. Nellanalisi abhidharmica della condizionalità, la causa opera
a livello mentale e si riferisce alle sei radici salutari e non salutari: non-bramosia, non-odio e non-illusione con i loro opposti: bramosia, odio e illusione.

La condizione obiettiva si riferisce generalmente alloggetto che condiziona lesistenza. Per
esempio un oggetto visivo è la condizione oggettiva della coscienza visiva. Predominanza si
riferisce a quattro categorie di attività mentali o volizionali: desiderio, pensiero, sforzo e ragione che hanno uninfluenza dominante sui fattori dellesperienza.

Contiguità e Immediatezza sono praticamente sinonimi e si riferiscono al condizionamento di un
momento-pensiero da parte del momento-pensiero immediatamente precedente. Si riferiscono anche al
condizionamento di un dato stato mentale o materiale da parte di uno stato mentale o materiale
immediatamente precedente. Possiamo capirli meglio se pensiamo a contiguità e immediatezza nel senso di prossimità immediata rispettivamente nel tempo e nello spazio.

Origine simultanea: la si può vedere negli aggregati mentali di coscienza, volizione, percezione,
sensazione e anche nelle quattro basi della materia (terra, acqua, fuoco e aria). Reciprocità o
mutualità si riferisce alla mutua dipendenza e sostegno dei fattori tra di loro, come nel caso delle
gambe di un tripode che si sostengono a vicenda e dipendono una dallaltra. Sostegno significa la
base di ogni singolo fattore, come ad esempio la terra sostiene lalbero o la tela sostiene il
dipinto. Ma quando il semplice sostegno diventa sostegno decisivo va inteso nel senso che porta
verso una certa direzione. Sarà più chiaro quando esamineremo il modo in cui i 24 tipi di
condizionalità funzionano in rapporto alle dodici componenti dellOrigine interdipendente.

Pre-esistenza o antecedenza si riferisce alla pre-esistenza di fattori che continuano ad esistere
anche dopo la manifestazione di fattori posteriori. Un esempio è la preesistenza degli organi dei
sensi e degli oggetti dei sensi che continuano ad esistere, condizionando così ulteriori esperienze fisiche e mentali.

Post-esistenza è complementare alla preesistenza e si riferisce allesistenza di fattori posteriori
come lesperienza mentale e fisica che condiziona i fattori preesistenti, quali gli organi dei sensi e gli oggetti dei sensi.

Ripetizione è importante nella vita mentale e porta capacità o familiarità. Questo è esemplificato
nei sette momenti di coscienza-impulso (vedi cap. XXI). La ripetizione è particolarmente importante
nella sfera delle azioni salutari e non salutari, poiché aumenta la forza del momento-pensiero sia salutare che non salutare.

Karma è unazione conscia sia salutare che non salutare. Effetto o risultato indica che laspetto
reattivo del karma precedente influenza e serve a condizionare il fenomeno co-esistente. E
interessante notare che, in misura limitata, anche gli effetti fungono da condizioni o da cause. E
ciò risulta più evidente se ricordiamo che stiamo considerando la definizione di questi fattori in senso funzionale piuttosto che ontologico.

Nutrimento si riferisce non solo al cibo materiale, che è una delle condizioni del corpo fisico, ma
anche al cibo mentale, quali le impressioni che sono il nutrimento dellaggregato delle sensazioni.
Controllo si riferisce alle cinque facoltà di controllo (fiducia, consapevolezza, sforzo, concentrazione e saggezza) che dominano o controllano i loro opposti.

Assorbimento non solo nella meditazione ma anche assorbimento in senso più generale, e che può
essere sia salutare che non salutare. Ricorderete che i fattori dassorbimento (jhananga) non sono
necessariamente salutari e appartengono non solo agli stati di assorbimento meditativo, ma più in
generale ad una condizione di intensificazione della coscienza, sia salutare che non salutare (vedi cap. XVIII).

Via si riferisce sia alla via che porta a stati mentali infelici che comprendono idee errate, errato
sforzo, eccetera sia a quella dellOttuplice Nobile Sentiero. Associazione si riferisce al
condizionamento di un fattore per mezzo di un fattore simile, mentre dissociazione è il
condizionamento per mezzo di un fattore dissimile, come dolcezza e amarezza, luce e buio che si
condizionano a vicenda. Quindi la condizionalità non è solo in senso positivo ma anche negativo. In
altre parole, un particolare fattore desperienza è condizionato non solo da fattori simili, ma anche da fattori dissimili.

Presenza si riferisce alla necessità che certe condizioni esistano affinché certi altri fenomeni
avvengano. Per esempio, ci deve essere luce affinché avvenga lesperienza di una forma visibile.
Assenza è come la dissociazione, una forma di condizionalità in senso negativo. Per esempio
lestinzione della luce è una condizione per il sorgere del buio. Separazione e non-separazione sono identiche a dissociazione e associazione rispettivamente.

I 24 modi di condizionalità operano congiuntamente alle dodici componenti dellOrigine
interdipendente. Per esempio, ignoranza, la prima delle dodici componenti condiziona la volizione,
che è la seconda componente, per mezzo di due modi di condizionalità: condizione oggettiva e
sostegno decisivo. Lo si può spiegare nel seguente modo: la volizione può essere meritevole o
immeritevole, vantaggiosa o svantaggiosa e lignoranza funziona da sostegno decisivo per entrambe.
Lignoranza funziona da sostegno decisivo condizionando la volizione meritevole, se la si prende
come oggetto di meditazione, in quanto il desiderio di liberarsi dallignoranza induce alla pratica
della meditazione, e così via. In modo opposto, se uno stato mentale non salutare quale la bramosia
(che nasce dallignoranza) diventa oggetto di assorbimento, allora lignoranza funziona da sostegno decisivo di una volizione immeritevole.

Se poi commettete unazione non salutare (diciamo rubare un biscotto), è perché lignoranza ha
funzionato come condizione di sostegno decisivo, inducendovi a creare quella volizione non salutare,
su cui si è basata lazione non salutare. Lignoranza può condizionare la volizione anche per mezzo
di contiguità, ripetizione, ecc. La volizione (la seconda componente dellOrigine interdipendente)
condiziona la coscienza di rinascita (la terza componente) per mezzo del karma e del sostegno
decisivo, mentre la coscienza condiziona nome e forma (la quarta componente) per mezzo della
reciprocità e anche del sostegno. In tal modo ognuna delle dodici componenti condiziona la
componente successiva in un modo particolare, identificabile nei termini delle 24 condizioni.
Potremmo citare altri esempi, ma non farebbero che reiterare la modalità in cui i 24 modi di condizionalità condizionano le dodici componenti dellOrigine interdipendente.

Lidea centrale dellinsegnamento dellOrigine interdipendente come anche dellinsegnamento della
condizionalità sta nellevitare i due estremi, cioè lerrata idea delleternalismo e quella del
nihilismo. Il Buddha disse che è un estremo vedere che chi fa unazione e chi ne sperimenta il
frutto siano identici, ma è un estremo anche vederli diversi. Per evitare questi due estremi insegnò
la Via di Mezzo che emerge dalla comprensione dellOrigine interdipendente e della condizionalità.

Se esaminiamo i dodici fattori dellOrigine interdipendente alla luce dei 24 modi di condizionalità,
scopriamo che in tutti i dodici fattori non cè un sé, ma ci sono solo processi condizionati da
altri processi; processi che sono, nella loro vera natura vuoti di un sé o di sostanza. Questa
comprensione della vacuità del sé o sostanza si ottiene con la comprensione della condizionalità.

E in questo senso che la coscienza appartenente a questa vita e quella appartenente alla prossima
vita non sono né identiche né diverse. Quando capiamo il rapporto tra questa e la prossima vita (tra
chi fa unazione e chi la sperimenta), come una cosa che non può essere descritta né in termini di identità né di differenza, arriviamo alla comprensione della Via di mezzo.

Il rapporto tra questa e la prossima vita è un rapporto di causa ed effetto, e non è né di identità
né di differenza. In tal modo possiamo evitare i due estremi, quello di credere in un sé eterno e quello di rifiutare la legge della responsabilità morale o karma.

Possiamo meglio chiarire questo rapporto condizionato tra causa ed effetto ricorrendo ad un esempio
tratto dalla vita quotidiana. Prendiamo il caso del seme e del germoglio. Il germoglio ha origine in
dipendenza dal seme, ma il germoglio e il seme non sono né identici né diversi. E chiaro che non
sono identici ma che neanche sono totalmente diversi. Per esempio, quando un suono produce uneco, i
due non sono identici ma non sono neanche diversi completamente. Allo stesso modo questa e la
prossima vita non sono né identiche né differenti; la prossima vita sorge in dipendenza da questa vita, dalla volizione e dallignoranza.

In questo processo di origine condizionata non vi è un sé duraturo, permanente e identico, ma non
cè neanche un annullamento della continuità del processo di causa ed effetto. Se riusciamo a
comprendere il rapporto tra causa (o condizione) ed effetto (o risultato) come un rapporto che non
può essere descritto in termini di identità e differenza, permanenza e annullamento, comprenderemo
la vacuità, la Via di Mezzo e come il non sé e la non sostanzialità sono compatibili con la responsabilità morale e con la rinascita.

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