La Risonanza transpersonale

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La Risonanza transpersonale

di Redazione – Silvia Turrin

da NonSoloAnima.TV

Vivere in sintonia con la nostra essenza e con il Tutto. Annullare i limiti che l’ego ci crea nelle
piccole e grandi situazioni esistenziali. Riscoprire e capire le nostre potenzialità. Questi sono
solo alcuni degli effetti derivanti da un nuovo percorso terapeutico che affonda le proprie radici
nelle tradizioni alchemiche, negli studi di psicologia e nelle filosofie orientali. Per capire
meglio questa nuova disciplina olistica, abbiamo intervistato Giampiero Varetti, psicologo
psicoterapeuta, rebirther e musicista.

– Cosa s’intende per risonanza transpersonale?

Risonanza transpersonale è un sistema di comunicazione tra esseri senzienti, che utilizza modalità
simboliche simili a quelle oniriche per trasmettere e ricevere significati.

– Perché viene definita transpersonale? A quali ricerche e tradizioni si ispira?

La Psicologia Transpersonale è stata definita la quarta forza. Si è sviluppata infatti dopo il
Comportamentismo, le teorie psicanalitiche classiche e la Psicologia Umanistica. L’obiettivo che si
pone è definire quelle potenzialità e capacità dell’essere umano che non sono state considerate
dalle scuole che l’hanno preceduta. Il termine Psicologia Transpersonale sembra essere stato
utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli (il creatore della Psicosintesi). Inoltre, si
richiama al pensiero di Jung, sottolineando il nesso con le filosofie orientali. Il Buddhismo, il
Sufismo e il Taoismo rappresentano le maggiori spinte in questa direzione. Anche l’Induismo può
fornire agli psicologi importanti spunti, derivanti in particolare dallo Yoga e dal Vedanta. Si
ispira anche al Cristianesimo, soprattutto quello di carattere esoterico, legato ai Vangeli
apocrifi. Figure di riferimento sono Eckhart e Georges Gurdjieff, personaggi che possono fornire
preziosi insegnamenti a coloro che non concepiscono il Cristianesimo unicamente nei suoi aspetti
istituzionali.

Queste sono le premesse che conducono verso un campo totalmente nuovo. Esistono particolari
esperienze, grazie alle quali l’uomo può raggiungere un altro stato mentale, molto più significativo
di quello della veglia. Esse sono già state definite come “esperienze picco” (peak experiences) da
Abraham Maslow, importante esponente della psicologia umanistica, e sono in grado di fornire
all’essere umano una nuova visione del mondo e della realtà. Per classificare lo stato d’animo che
si lega a queste esperienze, le maggiori tradizioni spirituali hanno elaborato i propri termini
specifici: nello Zen si parla di satori; nel Taoismo, di hsü (“condizione del vuoto”); nel Sufismo,
di fana’ (“estinzione dell’Io”); nel Buddhismo, di Nirvana; nel Cristianesimo esoterico, del “regno
dei Cieli”.

La Psicologia Transpersonale è dunque un vasto movimento di pensiero e di ricerca che opera per una
sintesi progressiva delle conoscenze nel campo degli Stati di Coscienza, in particolare di quelli
definiti superiori. È una branca della psicologia il cui studio si estende alle esperienze e agli
stadi di coscienza che trascendono i limiti dell’io personale e della razionalità convenzionale.

Abraham Maslow, uno degli esponenti di spicco della Psicologia umanistica, ha proposto alla fine
degli anni Sessanta un ulteriore ampliamento delle basi filosofiche e del campo di ricerca della
psicologia. Questa è una delle sue frasi più emblematiche: «Dovrei pure osservare che, a mio avviso,
la psicologia umanistica, la Terza forza della psicologia, è transitoria, è un prologo ad una Quarta
psicologia ancor più ‘elevata’, trans-personale, trans-umana, incentrata sul cosmo anziché sui
bisogni e sull’interesse umano, oltrepassante la condizione umana, l’identità, l’autorealizzazione e
così via».

Dagli anni Settanta in poi, la Psicologia Transpersonale si è andata sempre più arricchendo grazie
alle opere di una serie di studiosi, soprattutto americani. Anche Roberto Assagioli, attraverso la
Psicosintesi, è stato indubbiamente uno dei precursori. Gli sviluppi sono frutto anche di altri
autori, quali Stanislav Grof, Ken Wilber, Michael Washburn, Frances Vaughan, Roger Walsh, Stanley
Krippner, Michael Murphy, Charles Tart, David Lukoff e Stuart Sovatsky. Anche se Wilber è
considerato un autore e teorico importante nel campo, ora si è dissociato dal movimento a favore di
quello che lui chiama un pensiero, o un approccio, integrale.

L’idea centrale della Psicologia Transpersonale è che l’uomo non sia semplicemente un’unità
bio-psichica, ma un insieme aperto e collegato, nella sua realtà più intima, profonda, ad una
dimensione spirituale che tutto abbraccia. C’è dunque un recupero esplicito dell’aspetto spirituale
dell’esistenza, senza che questo implichi l’adesione ad un credo o ad una tradizione particolari. Si
tratta, infatti, ed è bene sottolinearlo, di un approccio scientifico, e non fideistico. Non prende
avvio da rivelazioni o da dogmi, ma da una ricerca attenta e sistematica sugli stati di coscienza
non-ordinari, così come si verificano nell’esperienza religiosa e non, di ogni tempo e di ogni
cultura. In uno studio di questo tipo, la ricerca psicologica si arricchisce dei portati della
mistica comparata, senza assumere in maniera implicita le concezioni filosofiche e culturali che ne
stanno alla base. L’uomo acquista così un’identità «transpersonale», cioè un’identità che trascende
la struttura della personalità.

La Psicologia esistenziale e quella Umanistica avevano sottolineato il fatto che l’Io non è
semplicemente un meccanismo di argine tra impulsi contrastanti (in un’opera di difficile mediazione
tra Es e Super-Io) al fine della conservazione dell’individuo, ma un centro autonomo di coscienza,
capace di scelte libere e responsabili, e di dare un significato all’esistenza. Aveva mostrato che
la caratteristica intima dell’Io è l’auto-trascendenza, cioè la continua tensione ad andare oltre se
stessi in un processo di autorealizzazione (e non in direzione della semplice ricerca del piacere, o
del potere). Se la terza forza aveva raggiunto una simile prospettiva, la quarta fa un ulteriore
passo in avanti: afferma che l’Io (o Sé) personale è solo il riflesso di un Sé trascendente, di un
centro di coscienza transpersonale, in cui tutte le cose trovano la loro origine e il loro principio
costitutivo. Il Sé transpersonale costituirebbe così l’unità sottostante l’apparente molteplicità.

– Lei parla di “capsula egoica” nel suo libro Risonanza transpersonale. Può spiegarci meglio cosa
significa questo concetto?

Possiamo immaginare la coscienza delle persone come offuscata, intrappolata da una sorta di guscio
che oscura la visione limpida e corretta della Verità, una sorta di caverna platonica. La mente è
oberata di ricordi, nostalgie, sensi di colpa, rabbie, gelosie, paure, ansie, preoccupazioni,
invidie, attaccamenti, passioni, desideri, abitudini, e quant’altro.

Gli elementi costituenti la capsula egoica si potrebbero sintetizzare lungo le seguenti coordinate a
tre dimensioni:
– un asse costituito da Io (Noi) / Tu (Voi, loro): questa coordinata rappresenta tutti i conflitti
che nascono da questa dicotomia, il desiderio di imporsi sugli altri, la tracotante superbia dell’IO
maiuscolo che, più o meno visibilmente, imponiamo sul mondo, l’orgoglio di quando si afferma “Io ho
fatto”, “Io ho detto”, “Io sono bravo”, e il Tu accusatore, discriminante, denigratorio,
colpevolizzante, svalutante, giudicante;

– un asse costituito da Mio (Nostro) / Tuo (Vostro, loro): a questa categoria appartiene il “Mio”
avido, possessivo, rapace, sfrontato, geloso, campanilista, settarista, fazioso, a cui fa il paio un
“Tuo” invidioso, deresponsabilizzante, accusatorio;

– un asse costituito da Ieri / Domani: l’asse “temporale” è costituito dal “Ieri” delle nostalgie,
dei rimpianti, dei sensi di colpa, dei rammarichi, le delusioni più o meno cocenti. Vi appartengono
quella miriade di vuoti e ripetitivi “chiacchiericci” mentali come “avrei dovuto fare”, “avrei
dovuto dire”, “ma perché ho fatto così”, “perché lui mi ha detto”, “come si stava bene”. D’altra
parte il “Domani” rappresenta le ansie, le preoccupazioni, le fobie, le paure, le aspettative buone
o pessime, le illusioni coltivate con tanta emozione, i castelli in aria.

– Come è possibile comprendere il proprio Sé? E quali sono i principali limiti/ostacoli che si
frappongono alla vera conoscenza del Sé?

Per rispondere a questa domanda possiamo usare la metafora di uno strumento musicale. Il proprio Sé
non riesce ad esprimersi al meglio se non è perfettamente accordato. Dunque io riporto la medesima
metafora per individuare la metodologia della terapia: accordare le interferenze.

– Come il concetto di risonanza transpersonale può modificare le relazioni con gli altri?

La comunicazione affinché sia autentica ed efficace deve essere risonante. Questo significa che noi
dobbiamo essere “accordati” per esprimere appieno le skills (abilità), i talenti, il potenziale. Già
questo è un traguardo importante che riguarda la sfera individuale, soggettiva intenzionale e
oggettiva comportamentale. Ma non basta. Occorre sviluppare anche la sfera sociale interoggettiva e
quella culturale intersoggettiva. Questo ci permette di lavorare con un approccio integrale, che
riguarda contemporaneamente i vari aspetti del sé, senza dimenticare che l’essere umano è
multidimensionale e che se trascura anche solo uno dei molteplici aspetti crea un disequilibrio
nell’armonia ologrammatica del Sé. La risonanza transpersonale mette in relazione le anime delle
persone, i loro Sé autentici, i loro fini ultimi, ciò che va oltre la limitatezza e la finitudine di
ciò che rappresenta la sfera “personale”.

– Come si applica la risonanza transpersonale nella vita di tutti i giorni?

Ci sono sei fondamenti per realizzare la risonanza transpersonale:

– vivere liberamente (osare sperimentare se stessi nel mondo seguendo il proprio flusso sanguigno a
scapito di condizionamenti e pregiudizi);
– essere consapevoli (essere coscienti delle sensazioni fisiche ed energetiche espresse dal corpo,
delle emozioni che si provano, dei pensieri che fluiscono);
– comprendere le dinamiche dell’ego (allargare l’universo del senso);
– essere compassionevoli (riconoscere ed accettare, senza critica né giudizio, negli altri quel che
riscontriamo in noi, cioè tutto, poiché noi siamo tutti; compassione è risuonare con l’ego altrui);
– sviluppare la mente superiore, intuitiva, porsi in risonanza con le azioni della propria Guida
Interiore, con la vita e gli insegnamenti di persone di grande saggezza, risuonare col silenzio
interiore;
– dedicarsi al servizio, verso l’altro da sé (umanità, animali, vegetali, minerali, ideali) portare
la propria attenzione all’esterno da noi, dedicarsi con passione alla cura di esseri bisognosi, che
siano figli, partner, parenti, malati, animali abbandonati; coltivare orti o giardini, tenere puliti
ed in ordine oggetti, case; costruire associazioni di tipo altruistico, ecologico, equo solidale…

– Chi può avvicinarsi alla risonanza transpersonale?

Tutti.

– Ci può segnalare alcuni siti di riferimento?

www.varetti.it
www.aipt.it
www.celestinian-center.com

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