La quotidianità del Buddha

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La quotidianità del Buddha

Quando non era impegnato a spostarsi, né si trovava nella foresta, Buddha dimorava in un monastero, o in un altro, dove poco variava l’utilizzo del suo tempo. La giornata tipo del Beato si divideva in cinque parti: 1) il mattino, 2) il pomeriggio, 3) il primo terzo della notte, 4) il secondo terzo della notte, 5) l’ultimo terzo della notte.

Ovviamente, a quei tempi l’orologeria non esisteva; ma, si possono indicare delle ore approssimative…

L’ultimo terzo della notte (2h00 — 6h00)

Dopo circa due ore di sonno, Buddha si alzava verso le 4h00. Si lavava il viso, prima di fare una meditazione camminata, seguita da una meditazione seduta, in cui restava assorbito per un’ora. Subito dopo, adombrava il mondo con il suo sguardo, con l’aiuto di dibbacakkhu jaṇa, la conoscenza che permette di vedere dappertutto, per sapere chi aveva bisogno di aiuto e a chi dovesse fare un sermone, nella giornata che stava per giungere.

La mattinata (6h00 — 12h00)

Verso le 6h00, chiudeva la sua veste e partiva per raccogliere il suo cibo nel villaggio, o nella città dei dintorni, in silenzio, gli occhi al suolo, seguito, o meno, da altri monaci.. Una volta terminata la questua, mangiava al villaggio, ai bordi della strada, o in un rifugio, come ogni monaco era abituato a fare a quell’epoca. Spesso, dei dayaka lo invitavano per il pasto. In questo caso, non aveva bisogno di effettuare la questua; si recava a mangiare presso queste persone, prima di dare loro un insegnamento. Quando ritornava al monastero, si faceva lavare i piedi e cambiare le vesti.

Nota: In virtù delle sue paramì eccezionali, Buddha era dotato di numerose particolarità, proprie ad ogni buddha onnisciente. Tra l’altro, non si sporcava. Benché camminasse sempre a piedi nudi, questi restavano sempre puliti. Tuttavia , si faceva lavare i piedi, ogni volta che tornava da fuori, e si lavava regolarmente. Lo faceva, per evitare che certuni pensassero che egli adottava dei comportamenti non umani, e credessero che egli fosse un deva o un dio e non un essere umano.
Quindi, ricordava ai suoi discepoli, i cinque dullabha (I cinque avvenimenti che difficilmente si avverano):

(Qui, l’espressione “difficile a” si deve intendere nel senso “difficile giungere a”.)

• E’ molto difficile che un buddha onnisciente si svegli.
• E’ molto difficile nascere umano.
• E’ molto difficile sviluppare saddha verso il Dhamma.
• E’ molto difficile essere monaco.
• E’ molto difficile ascoltare l’insegnamento di un saggio (di un essere perfetto nel Dhamma).

Dopo avere enunciato questi cinque avvenimenti rarissimi, incoraggiava ognuno a non negligere un’occasione così preziosa, e di sforzarsi al proprio meglio nella pratica del Dhamma, sino al nibbana, il solo termine alla miseria dell’esistenza.

Il pomeriggio (12h00 — 18h00)

Verso mezzogiorno, Buddha riceveva, di solito, dei monaci, che venivano a porgli delle questioni, oppure a chiedergli consiglio. Poco dopo, faceva una corta siesta nel gandha kuṭi, la sua camera, profumata di loto. Poi, dava degli insegnamenti ai laici, che venivano da lui. Quando questi ultimi erano andati via, dava delle istruzioni ai monaci. Infine, si lavava, prima di insegnare ancora il Dhamma ai monaci.

Il primo terzo della notte (18h00 — 22h00)

Verso il calare della sera, Buddha continuava a ricevere numerosi discepoli, per chiarire i loro dubbi, e per rispondere ai loro interrogativi. Spiegava loro diversi punti dell’insegnamento della realtà, ed esponeva loro la pratica della generosità, della virtù e della concentrazione che sono tenuti a seguire tutti coloro che desiderano mettere un termine definitivo alle loro sofferenze.

Il secondo terzo della notte (22h00 — 2h00)

Verso le 22h00, i deva della sfera Majjhimayama venivano, a loro volta, ad approfittare degli insegnamenti del Perfetto, che rispondeva anche a tutti i loro interrogativi.

anonimo

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