La Meditazione – di Sai Baba – Parte terza e fine

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< La Meditazione (Sai Baba) - Parte terza ed ultima >

Non vorrei affrontare, in questa momento, un’analisi spirituale su Sai Baba.

Su questo Santo Yoghi, che centinaia di migliaia di persone “adorano”, in ogni parte del mondo, e
che da altrettante viene considerato la reincarnazione di Cristo, durante l’Epoca dell’Aquario.

Tale analisi fa parte di un’ottica di pensiero coinvolta piu’ in una visione “dualistica” della
vita, che monistica.

Se l’uomo spirituale percepisce che “l’Uno senza secondi” e’ imperscrutabile, a per sempre, nella
sua vera essenza, ma si manifesta, con eguale “valore e potenza archetipica”, sia nell’inerte
sassolino del viottolo che percorrete, prima di giungere a casa vostra, come pure nel piu’ Sommo
degli Avatar, o Messia; e che “e’ esattamente” questo sassolino, l’Avatar, ed ogni altra cosa
universale; ebbene, giungeremo, allora, a quella visione ultima che da’ la vera pace, ed il vero
amore cosmico.

Una visione in cui ogni onda “e’ l’oceano stesso”.

E nella quale, nessun punto dell’orizzonte viene privilegiato, a fronte degli altri che lo
compongono.

Questo – se leggerete con attenzione – dice, nelle pagine seguenti, il grande Sai baba.

“Ricordatevi – Egli continua ad affermare -…Io e voi siamo simili. Solo che “Io so di essere Dio”.
Voi no…”

I siddhi che Egli manifesta, sono indiscutibilmente una forma di superiore evoluzione.

Ricordo, a questo proposito, un episodio che mi capito’ – sette, otto anni fa.

Mi trovavo impiegato, presso lo stabilimento di una grande multinazionale, che si trova, appunto,
nella zona industriale di Massa.

Ed ebbi occasione di invitare, per intervistarli alla TV locale, il dr. Giancarlo Rosati, la sua
compagna Luciana (psicologa) e don Mazzoleni.

Il primo e’ conosciuto come uno dei piu’ capaci divulgatori della vita e dei miracoli di Sai Baba.

Ha scritto molti testi, in proposito (il piu’ noto: – Sai Baba, l’Uomo venuto dal cielo – ).

Il sacerdote – un giovane dalla smagliante fede ed intelligenza – ha pagato con la scomunica, alcuni
anni fa, la sua fede in Sai Baba.

Ebbene, Rosati mi raccontava – con il suo modo di parlare affascinante – i miracoli, di cui era
stato testimone, da parte di Sai Baba.

Mi mostro’ alcuni “strani” biglietti da visita, che teneva nel suo portafogli.

Non ricordo, ora, cosa vi fosse scritto sopra.

E mi racconto’ come il Santo li avesse materializzati, in aria, sulle loro teste, con “un rumore di
carte da gioco che “vengono smazzate””.

Mi mostro’, anche, l’anello che portava al dito, dicendo di averlo visto materializzarsi, nell’aria,
dopo un gesto di Sai Baba, e di averlo preso in mano, che “ancora era caldo”..

E disse altre cose ancora…

Ora, io sono piuttosto “premunito” verso coloro che – povere e care anime piccine (ed anche
presuntuose) – parlando dei “siddhi” (poteri) di Sai Baba, affermano che essi non sono, in effetti,
una prova di effettiva spiritualita’ ultima.

Lasciamo che sia Lui, a dirlo (come, di solito, fa…).

Tuttavia, rendetevi conto che quei siddhi potrebbero sradicare il fenomeno della fame, nel
mondo…ad esempio.

E, toglier via la sofferenza “materiale” dall’umanita’….

Cio’ non avviene, evidentemente, perche’ tutti noi dobbiamo apprendere a trascendere la materia,
nella lunga e reincarnativa evoluzione planetaria. E dobbiamo farlo da soli; senza che altri
intervengano in un diritto-dovere che ha l’anima, nel suo “lungo viaggio iniziatico”.

Quindi, Sai Baba e’ un vero e proprio “Uomo del Mistero”.

Un divino “Uomo del Mistero”.

In questa monografia, che riporta i Suoi Insegnamenti sulla Meditazione, noi, quindi, abbiamo
l’immensa buona sorte di essere i destinatari dei “veri significati” e “dei veri contenuti” della
meditazione umana; insegnati da chi e’ a diretto contatto con Dio.

La Meditazione che ci insegna Sai Baba scalza ogni orpello ed ogni “buccia” teorica dal processo che
rappresenta; scavalca autorevolmente migliaia e migliaia di testi sofisticati sulle teorie che la
riguardano, e ci mostra la “polpa essenziale” del fenomeno.

In questi momenti – credetemi, amici miei – io resto in palpitante e fiduciosa attesa, piena di
speranza.

Spero che almeno qualcuno di voi afferri le occasioni che offrono i testi scelti e preziosi che
continuiamo a mandarvi, sullo schermo dei vostri computer.

Si tratta dell’ “essenza di ogni essenza”.

Come, appunto, della Meditazione, insegnata da una delle piu’ Grandi e Misteriose Evoluzioni Umane,
che oggi calca la terra, dopo essersi fatto riconoscere da ognuno di noi.

Afferrate quest’occasione, mie cari e profondamente amati amici!

Dal momento in cui avrete “capito” cos’e’, in effetti, il principio della vera meditazione, i
“vostri calzari alati del Mercurio – Dio dell’Evoluzione umana” centuplicheranno il potere di
trascinarvi verso la liberta’.

Dio vi benedica sempre!,

il vostro Guido

*DHYANA*

La meditazione negli insegnamenti di Sri Satya Sai Baba Mother Sai Publications

(parte terza, ed ultima)

(La prima parte del testo e’ contenuta nel digest N. 196. La seconda, nel digest N. 197)

In questo sacro Shivaratri, proponetevi di visualizzare Shiva, che e’ la Forza Interiore di tutto.
Ad ogni singolo respiro voi dichiarate “So Ham”, io sono Lui; e non solo voi, ma ciascun essere
vivente lo afferma. E’ un fatto che avete ignorato per tanto tempo. Ora potete crederci. Se
osservate il vo- stro respiro e meditate su quella Grande Verita’, I”‘lo” ed il “Lui” pian piano si
fonderanno e non ci saranno piu’ due entita’, il SO HAM andra’ cedendo il posto all’OM, il Suono
Primordiale, il Pranava, che i Veda proclamano come il simbolo dell’ Infinito Assoluto, “Nirakara
Parabrahman”; e’ lo “Sva- svarupa”, la Realta’ che sta dietro tutto questo “relativo irreale”.

Questo e’ l’autentico sentiero spirituale, la tappa finale nel progresso delI’aspirante.
Ma vi sono molte tappe preliminari, ciascuna delle quali richiede molta capacita’ di resistenza e
tenacia. (

SSS X, 281-284)

* Dhyana – una pianticella da crescere con cura *

Generalmente si danno di Dhyana i significati piu’ diversl.

Che cosa significa Dhyana o Meditazione? Su che cosa si medita e chi e’ che medita?
Perche’ meditare?

Se non c’e’ un oggetto su cui concentrarsi, non si puo’ fare Meditazione. Tale oggetto, su
cui si medita, ovvero si fa Dhyana, e’ conosciuto come “Dhyaya” . Senza un oggetto di
concentrazione, non potete concentrarvi. Esiste un oggetto di Meditazione, ma chi medita? Percio’,
ci dev’essere un terzo elemento, “Dhyata”, che siete voi quando meditate. Dhyata, che sareste voi,
attraverso il sentiero di Dhyana, che e’ la Meditazione, deve giungere all’esperienza di Dhyaya, che
e’ l’oggetto di Meditazione. Sono tre fattori: uno che riceve sottomissione, uno che si sottomette e
il processo di sottomissione. Quando il meditante considera l’oggetto di Meditazione e penetra nel
processo meditativo, questi tre fattori – colui che medita, l’oggetto di Meditazione e lo svolgersi
della Meditazione – si uniscono per formare un tutt’uno e solo allora e’ possibile raggiungere
l’unita’.

Colui che ama, colui che viene amato ed il sentimento dell’amore sono i tre fattori. In
Prema (Amore), l’Amante, I’Amato e l’Amore formano una triade che si compendia nell’Uno, che fa
fluire il “Prematatva”, ossia il Principio dell’Amore. In mancanza di uno di essi, non puo’ esserci
integralita’, l’intero non puo’ costituirsi. Se ce ne sono due, cioe’ l’amore e chi e’ disposto a
darlo e manca chi dovrebbe riceverlo, e’ superfluo. Se c’e’ chi ama e chi puo’ essere amato, ma il
sentimento non e’ reciproco, e’ inutile. Se poi non c’e’ nessuno che sappia amare, allora a che
serve l’amore? Percio’, e’ l’unione di questi tre aspetti che si chiama Dhyana o Meditazione. In
tutti e tre gli aspetti, c’e’ Amore in egual misura. E’ questo che si intende con le parole “L’Amore
e’ Dio”, “Vivete nell’Amore”.

Riflettete bene sul significato della Meditazione, che e’ un ottimo mezzo per unirsi
all’Infinito. In tutti questi giorni avete ascoltato cio’ che e’ contenuto in molte nostre
Scritture, come le Upanishad, i Veda, i Darsana, e varie “sastra”, ma se non avete capito il
signicato di Meditazione, che e’ il sentiero per giungere alla meta, tutto quanto avete appreso
rimarrebbe conoscenza libresca, di cui, prima o poi, finirete per disinteressarvi.

L’orario, nella Meditazione, ha la sua importanza ed e’ conosciuto sotto il nome di
“Brahma Muhurta”. Scegliete la forma che preferite per meditare e, nell’intervallo di tempo
denominato “Brahma Muhurta”, che va dalle 3 alle 6 del mattino, meditate sempre alla stessa ora ogni
giorno. Ci sono le discipline e i metodi adatti allo scopo e non bisogna trascurarli o pensare che
siano inutili.

Vi faro’ un esempio. Abbiamo piantato un alberello da frutta. Quando e’ una pianticella,
dobbiamo proteggerla, mettendole attorno una recinzione. Perche’ mai dovremmo proteggere la pianta,
quando e’ giovane? Lo facciamo perche’ temiamo che capre, pecore o altri animali attratti da essa ne
bruchino i germogli, con ogni probabilita’, distruggendola.

Poiche’ vogliamo che la pianta cresca bene, la circondiamo con una protezione. Ma, quando la pianta
e’ cresciuta e diviene un albero, allora togliamo la recinzione. Perche’ proprio allora? Perche’
quegli stessi animali, come la capra, la pecora e la mucca, che avrebbero potuto distruggere la
pianticella quand’era piccola, ora trovano ombra e riparo sotto le sue fronde.

La pratica che vi dara’ la liberazione finale, dovrebbe essere considerata come un
alberello in tenera eta’. Per questa pratica, la recinzione, che chiameremo disciplina, e’
assolutamente necessaria. La ragione di questo sta nel fatto che cattive compagnie, cattivi pensieri
e cattive unioni potrebbero sopravvenire per distruggere la giovane pianta della pratica. Per
evitare che tutto cio’ porti distruzione va accettata ed osservata una disciplina, che funge da
recinto di protezione. Quando la pianticella che cerca la liberazione, una volta cresciuta, sara’
diventata un grande albero, allora, anche se si avvicineranno cattive idee, cattivi pensieri e
cattive compagnie, il grande albero sara’ tale che tutti questi visitatori ne trarranno solo piacere
e felicita’ ed essi non potranno piu’ fare alcun danno all’albero.

Ecco perche’, quando vi mettete a fare Dhyana e desiderate essere in Meditazione, dovreste
cercare di mettervi nella posizione detta del “Padmasana” (La posizione del loto). Anche se cattive
qualita’ e cattivi pensieri non vi toccano, il tipo di calzoni stretti che indossate voi oggi
finisce per rendere difficoltosa quella posizione.

Non bisogna sedersi sulla nuda terra, ma su una tavola di legno o su una stuoia e qualcosa
di simile. E non proprio su una tavola di legno nudo, ma con un panno steso sopra. All’inizio
dovreste cercare di utilizzare una tavola che vi tenga sollevati almeno due centimetri dal suolo. Ci
sono delle ragioni che spiegano l’uso di una tavola di legno: la terra conduce e trasmette delle
correnti. Quando sedete in meditazione, a motivo dell’energia divina che vi attraversa in forza di
Dhyana, le correnti terrestri non devono disturbarvi. Quindi procuratevi una tavola. L’impianto
elettrico di una casa viene collegato al suolo con uno speciale filo che si chiama “terra”. Allo
stesso modo, dobbiamo considerare il nostro corpo come la nostra casa. . E’ una buona
abitudine anche alzarsi alle 4,30 del mattino, nelle ore del Brahma Muhurta. Siete giovani e, se non
incominciate ad allenarvi adesso che la mente e’ fresca e il corpo vigoroso, non vi sara’ piu’
possibile in vecchiaia, quando il vostro corpo sara’ debole e privo di flessibilita’. In tarda eta’
sara’ assai difficile acquisire questa abitudine. La vostra e’ invero, l’eta’ piu’ adatta per
apprendere ed assimilare molte sacre verita’. Le pratiche spirituali rimandate alla vecchiaia non
danno un gran risultato. Ci sono molti che contano di fare tutto questo quando si ritireranno in
pensione. Prima di dimettersi, continuano a dire: “Il dovere e’ Dio; il lavoro e’ preghiera” .
Cosi’ vanno avanti, accettando ogni genere di lavoro dal governo o da agenzie private. Questo non e’
giusto.

Sarebbe meglio che vi dedicaste a quella pratica in quel momento, senza procrastinare. Anche il
Bhagavata lo afferma. Quando i servitori e i guardiani della Morte (Yama) vi trascineranno con una
corda e vi costringeranno a muovervi senza indugio e a seguirli perche’ il vostro tempo e’ scaduto,
i vostri parenti diranno “Non c’e’ piu’ speranza; portate via questo corpo”, vostra moglie e i
vostri figli non faranno che piangere e dire “Ora e’ tutto finito; non c’e’ alcuna speranza”. Come
pensate di pronunciare il no- me di Dio e di offrirGli la vostra vita?Vi auguro che comprendiate
ora, in giovane eta’, il significato della Meditazlone e incominciate subito a praticarla, cosi’ da
essere di esempio alla nazione intera.

Prima di assumere la posizione del Padmasana e sistemarvi sull’asse di legno, accendete
una piccola candela davanti a voi. Fissate lo sguardo su quella luce per un minuto circa; poi
chiudete gli occhi: sentirete che la luce e’ dentro di voi e potrete percepirla proprio al centro
del cuore, concepito come un fiore di loto.

Se non riuscite ad avere la percezione del Jyoti nel loto del vostro cuore, riaprite gli
occhi, fissate ancora quella luce, richiudeteli e riprovate a

visualizzarla. Provate e riprovate col pensiero sempre rivolto a quella piccola fiammella, fino a
che la sua luce non rimanga bene impressa nella vostra mente tanto da potervela raffigurare al
centro del cuore. Poi, da qui, orientatela verso ogni parte del corpo. Portatela al collo, alla
bocca, alle mani, alle gambe, alle orecchie, agli occhi, alla testa e da qui portatela all’esterno,
nell’ambiente che vi circonda. Immaginate di estenderla ai vostri parenti, agli amici e a coloro che
amate. Non solo. Estendetela anche a coloro che vi sono ostili; e poi, via via a tutti gli uccelli,
alle bestie e ad ogni oggetto che vi circonda.

Dove passa la luce, l’oscuria’. si dilegua. E’ questo il senso della frase upanishadica

“Thamaso ma Jyotlrgamaya”. Dal momento in cui ha lambito i vostri occhi, le visioni negative si sono
disperse; illuminando le orecchie, le ha rese inaccessibili alla maldicenza; sfiorando la lingua, ne
ha purificato le parole; attraversando la testa, ne ha fugato ogni pensiero malefico; entrando nel
cuore, ne ha dissipato i sentimenti malvagi che lo inquinavano e lo immunizza per il futuro. I1
cuore non sar. piu’ inquinato da cattive idee.

I piedi toccati da quella luce, non andranno piu’ in luoghi disdicevoli e le mani, raggiunte dalla
stessa luce, non commetteranno piu’ azioni cattive. La parola cattivo qui e’ sinonimo di tenebroso.
In verit.a’, se avete fatto in modo che questa fiammella si diffonda dovunque, in ogni punto non
esistera’ piu’ la possibilita’ che le tenebre o il male abbiano il sopravvento. Se, dopo esservi
impegnati nella Meditazione, continuate ad agire scorrettamente, e’ segno che la luce non ha
raggiunto l’organo responsabile dell’azione riprovevole.

Per mezzo della Meditazione, non solo le vostre inclinazioni cattive verranno rimosse, ma,
in loro vece, subentreranno ideali ed attitudini nobili e santi. Non solo, ma potreste anche avere
il glorioso Darshan di Ishvara, o fare l’esperienza dell’Advaita, ossia dell’Unita’, poiche’ la Luce
che c’e’ in voi, si trova in tutti gli esseri umani, in tutti gli uccelli ed in tutti gli animali.
Quella Luce e’ dappertutto. Alcuni di voi potrebbero avere dei dubbi e chiedersi: “Bene, a noi piace
Rama; Egli e’ il nostro Dio. A noi piace Krishna; e’ il nostro Dio. A noi piace Svami: Egli e’ il
nostro Dio. Perche’ dunque non meditare direttamente su una di quelle Forme anziche’ tenersi davanti
una luce?”

Ebbene, una figura o una forma particolare non permane, e’ soggetta a mutamento, e’ effimera. Non
e’ giusto che poniate la vostra concentrazione su qualcosa di transitorio e di impermanente. Ci
vuole qualcosa che non cambi. Ecco perche’ e’ necessaria una candela. Nella luce immutabile nella
vostra Meditazione, potrete inserire la forma che piu’ amate e che volete pregare.

Non c’e’ niente di sbagliato nel far questo. Ma una forma o “Rupa”, fisica o immaginaria, e’ di per
se stessa destinata a cambiare, mentre la luce di una fiamma non cambia di intensita’, anche se un
numero stragrande di persone se ne serve per accendere la propria candela. La fiamma originaria, la
sorgente, si chiama Akhanda Jyotl. Coloro che vengono ad attingere alla sua luce si chiamano Jllvan
Jyotl. Numerosi sono i Jlvan Jyotl e tutti hanno preso luce da una singola Akhanda Jyotl. Collocando
nel cuore di ciascuno individuo (Jlva) questo Jyotl accadra’ che questo singolo “Jlvam Jyoh” andra’
ad im- mergersi nell”‘Akhanda Jyot1″ e sara’ facile capire il concetto di Advaita, ovvero
dell’Unita’ su cui si regge l’intera Creazione.

A questo scopo, e’ indispensabile conservare un’ora ed un luogo precisi.

II luogo puo’ anche cambiare: oggi potete essere a Brindavan, domani a Ban- galore, dopo domani da
qualche altra parte, come a Madras: non e’ sempre possibile costringere un corpo che si muove a
mantenere un posto fisso per la Meditazione. Ma, se cambia il posto, bisogna avere la massima cura
affin- ch, l’ora sia sempre la stessa. Se vi disponete a spandere tutto l’amore di cui siete capaci
in quell’ora stabilita per la Meditazione, sicuramente e puntualmente Dio verra’ riceverlo e ad
elargirvi ogni felicita’. Dovete dare a Dio l’Amore che nasce dal vostro intimo; se saprete
offrirGlielo al momento opportuno, Egli non manchera’ di raccoglierlo e di inondarvi di gioia

*Condizioni per meditare*

_Soham per zavorrare la mente…_

La mente e’ molto sottile ed evanescente, leggerissima e permeabilissima, si fa trascinare
qua e la’ senza meta ad ogni folata di desiderio. Si comporta come uno stame di cotone privo di
semi: e’ molto piu’ leggera’ del batuffolo di lanugine che vaga in lungo e in largo senza meta.
Perci., se volete tenerla a freno, le dovete agganciare qualcosa di pesante. Indubbiamente, il corpo
che ospita la mente e’ pesante; ma la mente e’ anarchica e volubile. Fugge via come le pare e piace.

La mente va gravata di lavoro, a mo’ di zavorra. Questo lavoro si chiama Dhyana.

Concentratevi sul labbro superiore, fra le narici, proprio di fronte all’arco nasale.
Inspirate attraverso la narice sinistra, chiudendo la destra con il pollice destro. Quando il
respiro entra, mormora SO (che significa “Lui”). Poi espirate attraverso la narice destra, chiudendo
la sinistra. Quando il respiro esce, mormora HAM (che significa “Io”). Inspirate ed espirate
lentamente, senza fretta, consci dell’identita’ del “Lui” (il Signore) e dell”‘Io” (voi), che viene
asserita, fino a che la respirazione e la consapevolezza vanno avanti naturalmente, e non ci si fa
piu’ caso. Fate che la mente, come un guardiano, controlli il respiro in entrata e in uscita,
ascolti con l’orecchio interiore il mormorio del SO-HAM ed assista, come testimone, all’asserzione
che vi rivela di essere il Divino, il nucleo dell’Universo. Questa e’ la Meditazione che vi dara’
successo.

Stabilizzata la Meditazione sul SO-HAM, proseguite dedicandovi al consolidamento nella
mente della Forma Divina che preferite. Raffiguratevi quella Forma dalla testa ai piedi, per un
tempo di almeno 15/20 minuti. Sofferma- tevi su ogni suo particolare e stampatevela chiaramente nel
cuore. Poi ritratteggiatela dai piedi alla testa, come prima. Ci. servira’ a farvi collocare
stabilmente la Forma Divina sull’altare del vostro cuore.

Allora vedrete in tutti soltanto quella Forma; in tutti gli esseri ritroverete solo Lui.
Realizzerete l’Uno nel Molteplice. “Sivoham”, “Soham”: lo sono Siva, Io sono Lui, solo Lui e’.

(SSS VII, 381s)

*…e per affogare i sentimenti cattivi *

All’inizio della vostra seduta di Meditazione – inspirando SO ed espirando HAM –
armonizzate il respiro e il pensiero. Respirate delicatamente, con na- turalezza; non fatelo in modo
artificiale e forzato. II respiro deve fluire dentro e fuori, lieve e silenzioso, tanto che un po di
farina tenuta vicino alle narici nel palmo della mano non si dovrebbe sollevare. Piu’ rapida e’ la
respirazione, piu’ combustione si verifica, e quindi minore la durata della vita. Una respirazione
lenta acquieta e calma le emozioni. La sensazione di rilassamento prodotta dalla ripetizione del
SO-HAM e’ determinante per una proficua seduta di Meditazione.

Ma per avere rilassamento, questo non basta: occorre avere una mente libera da spinosi
rancori ed essere aperti all’amore verso tutti. II desiderio e’ una tempesta; l’avidita’ e’ un
vortice; l’orgoglio e’ un precipizio; l’attaccamento e’ una valanga; l’egoismo e’ un vulcano.
Allontanate questi sentimenti, affinche’, quando fate Japa o Dhyana (Ripetizione del Nome o
Meditazione), non turbino la vostra serenit.. L’Amore deve regnare sovrano nel vostro cuore, se
volete che il sole radioso, la brezza rinfrescante e l’acqua zampillante della vostra gioia
alimentino le radici della fede.

(SSS VII, 38-39)

*Un bagaglio leggero per un viaggio confortevole *

Al fine di sviluppare ed aumentare la capacita’ di concentrarvi durante l’ora di
Meditazione, dovete ridurre le vostre esigenze e sottrarvi alla schiavitu’ dei desideri. Cercate di
vedere ogni cosa con. gli occhi di un testimone disinteressato ed evitate di farvi avanti ad ogni
costo col rischio di rimanere intrappolati. Quando i legami si saranno allentati, vi sentirete
felici e leggeri.

Quando farete trasloco, vi vedranno caricare sul carro scarpe vecchie ed inutili, stuoie, scope ed
ogni genere di mobili ingombranti ! Voi non avete il coraggio di buttar via quelle cianfrusaglie
ingombranti che avete conservato per tanto tempo e alle quali vi siete affezionati. Eliminatele
invece e viaggiate leggeri, come si conviene fare anche nel viaggio della vita.

(SSS VII, 324)

*Sei passi, uno dopo l’altro, prima di Dhyana*.

Voi Mi dite: “Svami, sto praticando assiduamente la Meditazione da 50 anni, ma non riesco
ancora a concentrarmi!” Questa e’ una confessione im- pudente. Dhyana e’ al settimo posto nei passi
da fare per giungere al Sama- dhi, ossia al dominio totale sulla mente.

Finche’ non vi sarete saldamente consolidati nelle sei precedenti tappe, continuerete a
far scivolate che vi faranno allontanare da Dhyana, nonostante i vostri insistenti esercizi per
arrivarci.

II primo passo e’ il controllo dei sensi;

il secondo e’ il controllo delle emozioni e degli impulsi;

il terzo e’ la padronanza del senso di equilibrio e la capacita’ di mantenere la calma;

il quarto e’ la regolazione del respiro e dei movimenti delle energie vitali;

il quinto e’ la prevenzione degli influssi esterni, tendenti a deviare la mente;

il sesto e’ l’irriducibile attenzione alla propria evoluzione.

Infine si giunge alla Meditazione sulla propria Realta’ divina (Dhyana), che si conclude
senza ulteriori difficolta’ alla Sua realizzazione nel Samadhi.

Non e’ tuttavia possibile saltare direttamente al settimo grado e, quindi, balzare
sull’ottavo, senza aver prima superato i sei passi preliminari!

(SSS VII, 124-125)

*I segni di una buona Meditazione*.

Dopo i canti della sera, siete soliti fare dieci minuti di Meditazione. Sin qui, tutto
bene. Ma, lasciate che vi domandi se, quando vi alzate dopo quei dieci minuti, scorgete negli altri
una maggiore luminosita’, come fossero circonfusi da un’ aura divina. In caso contrario avete solo
perduto tempo. E’ aumentata in voi la capacita’ di amare? Parlate di meno? Vi dedicate al prossimo
con maggiore sollecitudine? Questi sono tutti segni del buon successo nella Meditazione. II
progresso spirituale deve trovar conferma nel miglioramento del carattere e del comportamento e la
Meditazione deve mutare il vostro atteggiamento verso gli esseri viventi e verso le cose; altrimenti
e’ un’ipocrisia. Anche un macigno, sotto l’azione del sole, della pioggia e del freddo, si
disintegra nel terreno e si trasforma in alimento per l’albero.

Anche il cuore piu’ duro puo’. essere intenerito, perche’ vi germogli il Divino.

*Meditare per amare*.

L’Amore trasferisce l’attenzione di se’ sull’altro, in modo che i due pensano, parlano ed
agiscono come fossero uno. Quanto piu’ l’Amore abbraccia, tanto piu’ le varie entita’ si riducono
all’Uno. Amando Me, amate tutti, perche’ incominciate a percepire e a conoscere che Io sono in
tutti.

La Meditazione vi rendera’ consapevoli che Io sono Colui che risiede in tutti i cuori, che sono lo
stimolo, la motivazione, la guida, la meta. Apritevi a quella visione, a quella consapevolezza e
fatene vostro inestimabile possedimento.

Allora avrete cio’ che spesso Mi chiedete, “Sakshatkara”. II vostro amore deve essere libero e puro
da ogni velo, da ombra o macchia di ego come lo e’ il Mio, in modo che possa fondersi in Me.

(SSS VII, 502)

*Si puo’ insegnare a meditare?*

Alcune istituzioni pretendono di addestrare delle persone nella Meditazione e, a tal fine,
organizzano dei corsi! Ma come fidarsi di loro? Tutt’al piu’ si possono insegnare esercizi per stare
seduti in modo corretto o per esercitarsi nelle varie posture; ma come puo’ qualcuno aiutare un
altro a rimanere intensamente concentrato? Amate Dio e nessuna distrazione potra’deviare da Lui il
vostro pensiero. (…)

Per avere buon esito dalla Meditazione e dalla preghiera non c’e’ bisogno di appoggiarsi
ad altri o di prendere contatto con un saggio per farsi suggerire un mantra da recitare. Pregate
Dio, che e’ in voi, e da Lui avrete la guida di cui avete bisogno.

Rivolgete la vostra mente a Dio, dedicatevi a Lui e scoprirete che la vita e’ una corrente
ininterrotta di beatitudine. Se disponete di un ventilatore, dovete orientarlo verso di voi, per
trarne sollievo. Allo stesso modo, la mente orientata con risolutezza verso Dio, potra’ darvi la
beatitudine della Liberazione.

(SSS VII, 338)

*Le ultime esortazioni sul tema*

Oggi la gente sta sprecando il proprio tempo in nome della Meditazione.

Costoro sanno forse tener ferma la propria mente per un solo minuto? No!

Si siedono in una postura particolare per mezz’ora, un’ora, ma non fanno che perdere tempo. Siete
forse capaci di rimanere con una mente ferma per un’ora? La mente corre all’impazzata come una
scimmia! Mentre sprecate tempo nel respingere questa scimmia impazzita e nel cercare di tenerla a
freno, essa se ne scappa ancora via.

Considerate il vostro dovere come Dio e intraprendete ogni attivita’ per amor Suo. Allora
il lavoro si trasformera’ in adorazione (In inglese si gioca sull’assonanza dei due termini “work” =
lavoro e “worship” = adorazione, NdT).

Considerate ogni lavoro come il lavoro di Dio. Quella e’ vera Meditazione!

Non raggiungerete la Meditazione chiudendo semplicemente gli occhi e mettendovi in posizione
meditativa. La gioventu’ d’oggi sta sprecando il proprio tempo prezioso, a causa di questo equivoco
sulla Meditazione.

Considerate qualunque lavoro facciate come un lavoro di Dio.

Considerate il vostro corpo come uno strumento.

Sviluppate la convinzione che Dio sta servendosi del vostro corpo come di uno strumento
per compiere quel lavoro.

Qualunque servizio intraprendiate con l’ausilio dell’egoismo non pu. essere servizio
gradito al Signore. Sacrificate il vostro egoismo, considerate tutto come divino. Un approccio del
genere all’attivita’ e’ reale Meditazione. Con quell’altro genere di Meditazione si spreca tempo,
vita, energie, tutto.

Continuate a fare tutto recitando il Nome di Dio. Tutte le azioni saranno santificate da questo
approccio.

Non confinate Dio in un luogo. Qualunque cosa vedete, vi trovate dentro Dio. Se vi mettete
a meditare, considerando Dio come fosse limitato in un luogo, rimpicciolite Dio che pervade ogni
cosa e dimostrate di avere una mente ristretta. Siate di larghe vedute. Solo con questo tipo di
discriminazione, giungerete alla saggezza.

(dal Discorso del 3 Settembre 1989 tenuto nel
Mandir di Prashanti Nilayam)

In Te e’ la sorgente della vita: quando ci illumini, viviamo nella
Luce.

(Salmo 36)

*LA TECNICA* (Alcune preziose esortazioni prima di incominciare)

L’uomo che, con la mente e l’intelletto purificati e trasformati dalla Meditazione, si
rende conto che la propria natura e’ “Essenza-CoscienzaBeatitudine” e riesce a vivere con questa
consapevolezza, acquista nuovo vigore. Un frutto si conosce veramente soltanto dopo averlo mangiato
e gustato tutto, senza avanzi. Cosi’ l’uomo, dopo aver preso gusto alla Meditazione ed aver
eliminato tutti i dubbi e le discussioni in proposito, vi si dedichera’ con rinnovato fervore. Vi
esorto, dunque, a cominciare oggi stesso, anzi in questo stesso momento, questa pratica grandemente
benefica.

La Meditazione va fatta con entusiasmo, con fiducia e assiduita’, nel pieno rispetto delle
regole prescritte, se si vuole ottenere non solo un buon esito, ma anche la visione del Signore.

*Un altro ripasso sul metodo di Dhyaina*

II posto destinato alla seduta di meditazione dev’essere sopraelevato dal pavimento di uno
o due pollici circa; stendeteci sopra una stuoia di “durbha” e su questa una pelle di daino;
copritevi con una leggera coperta bianca a contatto col vostro corpo e poi sedetevi nella posizione
del Padmasana, col piede destro poggiato sulla coscia sinistra e il piede sinistro sulla coscia
destra. Le mani, palme verso l’alto e dita unite, poggiate sulle ginocchia; gli occhi semichiusi o
chiusi del tutto. Poi, servendosi di messaggi mentali, rilassate il collo, le spalle, le mani, il
torace, le mascelle, l’addome, le dita, la schiena, le cosce, le ginocchia, le caviglie ed i piedi.
Ora potete cominciare la Meditazione, richiamando alla mente il Nome e la Forma preferiti, insieme
con la sacra sillaba OM.

Durante questa fase rimanete immobili e quieti, liberi da divagazioni mentali: nessun pensiero su
fatti accaduti, nessuna traccia d’ira o di rancore, nessun ricordo doloroso devono intromettersi. Se
questo accade, non badateci: per neutralizzare quei pensieri, bisogna indurne altri, tali che
alimentino il proprio fervore nella Meditazione. Ovviamente, sul principio ci. sembrer. difficile.

II momento migliore per meditare e’ rappresentato dalle tranquille ore che precedono
l’alba, fra le 3 e le 5. Ci si puo’ svegliare, diciamo, alle 4 del mattino.

Prima di tutto, e’ assolutamente necessario domare il sonno. Al fine di mantenere invariato
l’orario, sara’ bene caricare la sveglia per le 4 e alzarsi a quell’ora. Se poi il sonno dovesse
continuare a infastidire, si possono eliminarne gli effetti mediante una doccia fredda.

Non che sia indispensabile quel bagno; e’ solo necessario in caso di sonno persistente.

*II vero scopo di Dhyana*

Se si seguono scrupolosamente le regole indicate per la Meditazione, e’ possibile ricevere,
abbastanza rapidamente, la Grazia Divina.

E’ probabile che discepoli di ogni parte del mondo si applichino a Japa e Dhyana. Ma deve
essere innanzitutto chiaro lo scopo di queste discipline. Se manca questa conoscenza di base, la
gente si appresta a compierle con l’idea che abbiano a che fare col mondo materiale e con la
speranza che la loro efficacia si estenda ai successi che appartengono al mondo dei sensi. E questo
e’ un grave errore! II fine di Japa e Dhyana e’ di ordine spirituale: e’ la concentrazione sul
Signore, e’ la rivincita sugli attaccamenti sensuali, e’ la gioia che si cerca dietro tutti gli
oggetti materiali.

Cio’ che maggiormente conta non e’ il sacrificio che si e’ disposti a fare per pregare Dio,
ne’ il numero degli anni impiegati, ne’ la quantita’ di norme e di prescrizioni seguite e neppure il
numero delle preghiere in sovrappiu’; bensi’ il fervore della mente che prega, la paziente attesa
dei risultati, I’intensita’ della concentrazione per conseguire la Beatitudine Divina,
I’indifferenza verso i piaceri e le lusinghe del mondo e la costante, instancabile attenzione ai
propri doveri morali e sociali.

* * *

Sono tre i sentieri piu’ comuni scelti dagli aspiranti quando si trovano alle soglie della
pratica meditativa: il sentiero sattvico, quello rajasico e quello tamasico.

*Il sentiero sattvico*

E’ quello di chi ritiene che pregare e meditare sia un dovere e, per compierlo, e’ disposto
a sopportare qualunque difficolta’. Costui e’ pienamente convinto dell’illusorieta’ del mondo
materiale e, percio’, si dedica esclusivamente al bene in qualsiasi condizione e circostanza. Non
desidera che il bene altrui ed e’ sempre affabile con tutti; vive col pensiero fisso al Signore e
medita costantemente su di Lui senza mai curarsi dei frutti che la Meditazione e la Preghiera
procurano, e che lascia completamente a Dio.

*II sentiero rajasico*

In questo caso, I’individuo e’ sempre impaziente di vedere il risultato della propria
azione. Se non gli e’ possibile disporne, la negligenza e il disgusto si insinuano lentamente in lui
e, alla fine, lo soverchiano, mentre Japa e Dhyana si inaridiscono.

*Il sentiero tamasico*

E’ il peggiore. Chi lo percorre pensa al Signore soltanto nei momenti di pericolo o di acuta
sofferenza, oppure quando e’ vittima di gravi lutti o dolori.

Questo genere di persone, in momenti simili, prega e promette riti, offerte di vivande particolari o
l’edificazione di un tempio. Costoro calcolano bene la quantita’ di cibo e l’entita’ dell’elemosina
da deporre ai piedi del Signore, il numero degli inchini e dei giri intorno al santuario e chiedono
una ricompensa proporzionata! La mente e l’intelletto di chi si accosta alla Meditazione con questa
disposizione d’animo non potranno mai essere puri.

Attualmente, la maggior parte delle persone che fanno Japa e Dhyana, segue il sentiero
rajasico o quello tamasico. La vera finalita’ di Japa e Dhyana e’ la purificazione della mente e
dell’intelletto e, per raggiungere questo scopo, non c’e’ che da seguire il primo, che e’ il piu’
adatto, e cioe’ il sentiero sattvico.

*La scuola-guida delle “asana”*

Fino a quando il fine della Meditazione non e’ stato raggiunto, e’ opportuno seguire la
disciplina tradizionale che riguarda le “asana” o posizioni del corpo, e attenersi fedelmente alle
sue regole. Ma dopo aver raggiunto lo scopo della Meditazione, ossia dopo che la mente e
l’intelletto sono stati domati e sono ormai sotto controllo, ci si puo’ immergere nella Meditazione
in qualunque posto ci si trovi, sul letto, su una sedia, su una roccia o in viaggio.

Una volta che avete imparato a portare una motocicletta, potete guidarla su qualsiasi strada
e in qualsiasi condizione. Ma, mentre state imparando, e’ indispensabile seguire certe regole di
equilibrio, per la propria incolumita’ e per quella di coloro che vi stanno intorno. Allo stesso
modo, coloro che si impegnano nella disciplina della Meditazione devono seguire un certo corso per
allenarsi. In quel periodo, nessuna modifica deve essere apportata.

Per questo, le forme rajasiche e tamasiche di meditazione non potranno mai considerarsi autentiche.
II meglio e’ quando la disciplina diviene pienamente sattvica

(DV 6-13, passim)

*La tecnica vera e propria*

Lo schema che segue e’ stato preparato sintetizzando tutte le direttive di Sai Ba ba sul modo di
predisporsi alla Medilazione. Talvolta, piccole differenze sono dovute a particolari per i quali
e’ consentita una certa liberta’ di movimento.

II canovaccio e’ ricavato dal secondo testo in uso a Prashanti Nilayam per il secondo gruppo di
Balvikas (ragazzi dai 9 ai 12 anni) ed e’ stato corredato dalle varie di dascalie raccolte da un
gran numero di interventi di Svami.

1. – Preliminari

1.1 – Prepara davanti a te una candela accesa, che abbia una fiamma stabile, non
oscillante.

1.2 – Siedi comodo, ma con la colonna vertebrale diritta, isolato da terra con materiale
ligneo o di lana. Copriti con una coperta di lana o cotone (a seconda del clima).

1.3 – Ricordati di rivolgere una preghiera a Dio, perche’ ti sia Guida e Sostegno durante
questo viaggio verso di Lui. Buona cosa e’ predisporsi recitando salmi, preghiere, ripetendo il Nome
di Dio, oppure leggendo storie sacre.

1.4 – Esegui alcuni respiri profondi, senza forzature. Le spalle ed il torace non devono
alzarsi ed abbassarsi accentuatamente per accompagnare il re- spiro, ed il respiro stesso deve
essere cosi’ lieve da non essere percepito dagli altri.

1.5 – Accompagna il respiro, senza intervenire sul suo ritmo, formulando mentalmente la
sillaba SO, durante l’inspirazione, e HAM, durante l’espira- zione. Mentre sei in ascolto del
SO-HAM, rimani testimone del tuo respiro: sii come un osservatore cosciente della tua respirazione e
del profondo significato del mantra SO-HAM.

Mantieniti in questa fase per 5-10 minuti.

Alla fine la respirazione sara’ notevolmente piu’ calma. Se sei particolarmente agitato,
prolunga questa fase.

2. – Omkara

Canta con decisione, ma senza gridare e molto lentamente, 21 OM, la sillaba sacra, da cui
tutto l’Universo ha origine e vita.

Se ne recitano 21, perche’ si riferiscono agli elementi, secondo la sequenza che segue.
Mentre esegui questo esercizio, gusta il silenzio che si sperimenta dopo ogni AUM.

“A” parte dall’ombelico, “U” e’ nella cavit. orale, “M” fa vibrare le lab bra e sale alla testa.

* 2.1 – I 5 organi di azione*

(Karmendriya) 1) AUM – Lingua, Parola 2) AUM – Mani, Lavoro manuale 3) AUM – Gambe,
Locomozione 4) AUM – Orifizi escretori, Escrezione 5) AUM – Organi della vita, Procreazione

2.2 – I 5 organi di percezione (Jnanendriya) 6) AUM – Udito 7) AUM – Tatto 8) AUM – Vista 9) AUM –
Gusto 10) AUM – Odorato

2.3 – I 5 soffi o impulsi vitali (Prana) 11) AUM – Naso e Cuore 12) AUM – Plesso solare Piedi 13)
AUM – Le “Nadi”(Diramazioni praniche in tutto il corpo) 14) AUM – Naso o Sommita’ del capo 15) AUM –
Cuore o Plesso solare

2.4 – I 5 involucri o elementi vitali (Panchakosha) 16) AUM – Etere 17) AUM – Aria 18) AUM – Fuoco
19) AUM – Acqua 20) AUM – Terra

21) AUM – L’anima individuale (Jivatman).

2.5 – Concludi con SHANTI, SHANTI, SHANTI. Continua ad essere te- stimone del flusso e
riflusso del respiro

3. – La Luce (Jyot¡)

3.1 – A questo punto, puoi aprire gli occhi e guardare tranquillamente e stabilmente la
fiamma della candela accesa all’inizio.

3.2 – Dopo circa 1 minuto di concentrazione sulla luce, richiudi gli occhi: vedrai una
proiezione riflessa di quella fiammella. Se non la visualizzi, riapri gli occhi e punta nuovamente
lo sguardo sulla fiamma della candela.

3.3 – Diffondi quella luce all’interno della testa e f. che sfiori tutte le cellule del
cervello.

Afferma mentalmente:

“Il mio intelletto e’ illuminato.”

3.4 – Porta lentamente e dolcemente la fiamma nella regione del cuore e visualizza la sua
luce nel mezzo dei petali di quel loto (con la Forma di Dio che prediligi al centro della luce:
Baba, il Sacro Cuore di Gesu’, il Buon Pastore, Krishna, la Madre Divina,…).

Immagina i petali del loto che si schiudono a uno a uno, illuminando il cuore.

Detergi ogni pensiero, sentimento ed emozione in quella luce, rimuovendo cosi’ le tenebre.

La luce si estende sempre piu’ e diventa sempre piu’ intensa: i cattivi sentimenti non
possono piu’ sussistere.

Ora pensa:

“Sento che l’amore abbraccia tutto.”

Io sono Verita’.(pausa) Io sono Rettitudine …

……. Pace ……. Amore …….Non violenza …….Compassione
……. Felicita’ …….Tolleranza ……. Umilta’ ……. Mitezza
……. Pazienza ……. Bellezza ……. Divinita’

Tra una qualita’ e l’altra lascia qualche secondo di pausa.

3.5 – Ora fa’ che la luce pervada tutte le membra del tuo corpo (non importa l’ordine
seguito). La luce raggiunge la zona ombelicale e da li’ si diparte per irradiare l’anca sinistra, la
gamba ed il piede sinistro, fino alla punta delle dita. Lo stesso deve avvenire per la parte destra.

Poi afferma: I miei piedi mi conducono solo in luoghi favorevoli ad una vita virtuosa.

La luce sale per il tronco, ne irrora tutti gli organi e tutti gli interstizi, poi pervade la
spalla sinistra, il braccio e la mano sinistra, fino alla punta delle dita; lo stesso per la spalla,
braccio e mano destra.

Afferma:

“Le mie mani possono compiere solo lavori buoni. Mani e piedi non possono piu’ dedicarsi ad
attivita’ malvagie, sospette, losche, perche’ ormai sono diventate strumenti di luce e di amore”

Fai salire la luce sino alla gola, poi alla testa.

Afferma:

“Svanisce ogni falsita’ dalla parola e dal pensiero.”

La luce raggiunge gli occhi:

“I miei occhi vedono solo il bene in tutto e in tutti”

Pervade le orecchie:

“Le mie orecchie possono udire solo discorsi buoni”

Inonda labbra e lingua:

“Le mie labbra vogliono esprimere solo le lodi divine; la mia lingua parla solo del bene; il mio
palato gusta solo cibi adatti. non nocivi”

La luce sale al naso:

“Posso annusare solo dolci profumi e sperimentare anche con essi il Divino.”

La luce ora sale alla sommia’. del capo: la testa e’ tutta pervasa di luce ed in essa non
c’e’ piu’ alcun pensiero cattivo.

La luce diventa una corona luminosa che racchiude e ricopre la testa.

Affermo:

” IO SONO NELLA LUCE.”

(In questa affermazione c’e’ ancora un senso di separazione fra il mio corpo e la Luce).

La luce si fa sempre piu’ intensa: dalla sommita’ del capo risplende tutt’intorno e si
sprigiona in circoli sempre piu’ ampi, diffondendosi in ogni direzione.

Nel frattempo affermo:

“LA LUCE E’ IN ME E PERMEA TUTTO IL MIO ESSERE.”

La Luce interiore e quella esteriore sono un’unica Realta’. II diaframma corporeo non mi
separa piu’ dal resto: anche il corpo e’ tutto luce.

Affermo:

“IO SONO LA LUCE. Non sono solo un essere vivente, ma sono lo Spirito Supremo. Non sono soltanto un
‘Anima individuale ma anche l’Anima dell’Universo. Non sono solo Atma, ma Paramatma.”

La Luce include tutto e tutti:

Affermo:

“Io sono uno con tutte le persone amate: parenti, amici, compagni. (Ricordo alcune persone che ora
percepisco nella mia stessa Luce).

Sono uno con coloro che penso non siano amabili con me, uno con coloro che mi fanno del male
(Se conosco persone che non mi sono amiche, avvolgo anch ‘esse nella medesima Luce). Sono uno coi
miei governanti. uno con tutta l’umanita’: ammalati, poveri, derelitti, moribondi. Sono uno con chi
soffre e con chi gioisce.

Sono uno con tutti gli animali, dal piu’ grande al piu’ piccolo, dal pachiderma ma
all’insetto, dal cetaceo al mollusco, dalla serpe all’agnellino,…

Sono uno con tutta la vita vegetale: fiori, prati, foreste, …

Sono uno anche col regno minerale: cristalli, rocce, montagne,. .. Sono uno con i laghi, i
mari, il pianeta, il sistema solare, la galassia, il cosmo.

Tutto e tutti sono pervasi dalla medesima Luce. La mia Luce e’ la stessa Luce di tutto
l’Universo.

Tutto e’ Luece. Tutto e’ Amore.

3.5 – Se adori Dio in qualche forma, cerca ora di visualizzarLa nella Luce onnipervadente, perche’
Dio e’ Luce, la Luce e’ Dio.

Afferma:

“Io non sono il corpo, non sono i sensi, non sono la mente, non sono l’intelletto.”

Io sono Quello.

Io e il Padre siamo uno.

Io sono uno con SAI, con Gesu’, con Krishna….

Io sono divino. Io sono Quello: SO-HAM… SO-HAM … SO-HAM …

Qui puoi formulare una preghiera di lode, adorazione e ringraziamento a Dio.

“Signore, mia forza, mia difesa, mio rifugio, mia rocca, mio baluardo…” “Tu, Signore, mi
conosci, mi vedi, tu provi che il mio cuore e’ con te…” “Mia grazia e mia fortezza, mio
rifugio e mia liberazione, mio scudo in cui confido…” “O Dio, mio re, voglio esaltarTi e
benedire il Tuo nome in eterno e per sempre…” “O Signore, quant’e’ grande il Tuo Nome su
tutta la terra.”

Continua con SO-HAM (Io sono Quello, Quello sono io).

Gusta per un po la gioia che questa consapevolezza ti da’ e il silenzio che rende quieta la
tua mente. Poi riporta la Luce nel cuore, dove la terrai custodita per tutto il giorno o per tutta
la notte, con la Forma che ti e’ pi- cara.

NOTA IMPORTANTE.

Prima di muoverti, sta tranquillo e rilassato per qualche minuto. Non alzarti di colpo per
riprendere l’attivita’ giornaliera. Poi, apri lentamente gli occhi e porta con te, nella tua
attivita’, questa benedizione.

Om Srl Sathya Sai Babaya Namah

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