Meditazione Shamata e Vipassana 3

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MEDITAZIONE SHAMATA E VIPASSANA 3

Un Commentario del Settimo Capitolo del Testo
IL TESORO DELLA CONOSCENZA
di JAMGON KONGTRUL, il Grande

Del Venerabile KENCHEN THRANGU RIMPOCHE
Traduzione di ALBERTO MENGONI

(terza parte)

CAPITOLO 3°: IDENTIFICARE LE ESPERIENZE NELLA MEDITAZIONE SHAMATHA

Vi sono in realtà tre differenti stadi di meditazione shamatha. Per prima cosa, vi è la meditazione con oggetto esterno, che significa che, quando si medita, viene usato un qualche oggetto come punto di riferimento. Può essere un qualsiasi oggetto esterno come un ciottolo, unimmagine o una statua del Buddha, il proprio respiro, o una sillaba sacra. Meditare su un oggetto esterno aiuta la propria meditazione, ma non produce una particolare conoscenza o comprensione ben definita. Secondo, vi è la meditazione senza oggetto esterno, che è una meditazione in cui ci si immagina la forma della divinità o del Buddha, ma con una visualizzazione interna. Il terzo tipo è una meditazione chiamata restare immobili nellessenza.

Meditazione del restare nellessenza, è stata descritta facendo uso dellesempio di un oceano. Allorché soffia un forte vento, le onde sulloceano si ingrossano; quando invece loceano è calmo, le onde si abbassano e loceano diventa piatto e stabile. Allo stesso modo, i pensieri appaiono nella mente spinti dal vento dellignoranza che parte dalla coscienza di base. Ciò causa il movimento della mente sotto forma di pensieri. Quindi, se questo vento che soffia dalla coscienza di base si attenua e si ritrae in se stesso, i pensieri diminuiscono e la mente diventa immobile. Questo è descritto da Milarepa in un suo canto in cui parla della manifestazione della mente simile alle onde del mare. Queste onde si stagliano sul mare proprio come i pensieri si stagliano sulla mente. Perciò, i pensieri sono proprio la funzione o la manifestazione della mente, quindi essi sorgono dalla mente, proprio perché essi provengono dalla mente. Di conseguenza, quando il vento dellignoranza che soffia dalla coscienza di base è fermato, la mente diventa immobile.

Nel Tesoro della Conoscenza, la pratica meditativa è descritta in termini della tradizione testuale ed anche in termini delle istruzioni orali dei grandi meditanti. Sono entrambi importanti, poiché i testi descrivono e spiegano il significato degli insegnamenti del Buddha e le istruzioni sono pure importanti poiché provengono dalla vera esperienza di meditazione. Ad ogni modo, cominciamo con la tradizione testuale che descrive la meditazione in termini delle cinque cose che possono stravolgere e far sbagliare la meditazione e degli otto modi per eliminare questi difetti.

I CINQUE DIFETTI

Quando si medita, si deve riconoscere lesperienza che deriva da questa meditazione e si deve saper eliminare i difetti che possono ostacolarne la pratica. Vi sono cinque difetti che devono essere eliminati tramite otto diversi tipi di azioni e antidoti. Questi cinque difetti o errori impediscono lo sviluppo della meditazione e sono stati descritti da Maitreya nel testo Differenziazione della Via di Mezzo dagli Estremi. Questo testo afferma che se la mente può restare ferma su un oggetto, diventa allora manovrabile e assai stabile, al punto che si può fare ciò che si vuole con la propria mente. Per contrasto, la nostra mente ordinaria è come se si trovasse a cavalcare un cavallo selvaggio e, quando si sta su un cavallo selvaggio, non ci si può fermare in un dato posto né si può andare dove si vuole. Ma se la mente diventa addomesticata e disponibile, allora ci si può fare quello che si vuole; si può usare la propria mente per accrescere la nostra saggezza e comprensione oppure se servono poteri miracolosi e chiaroveggenza, allora si può facilmente svilupparli. Il modo per ottenere una mente disponibile passa attraverso leliminazione dei cinque difetti alla meditazione.

Il primo difetto è la pigrizia. La pigrizia impedisce
lapplicazione della meditazione perché non si arriva nemmeno ad ascoltare attentamente le istruzioni per meditare. In realtà vi sono tre tipi di pigrizia: 1) una sorta di stato letargico in cui non ci si sente interessati a fare alcunché e sembra quasi di dormire. 2) un pervicace attaccamento allattività mondana che fa risultare alcun desiderio per la pratica del Dharma e per la meditazione. Ci si sente portati alle attività mondane, come gli affari o andare a caccia, mentire o ingannare gli altri e così via. Queste attività in cui uno si crogiola, oppure è abituato, alla fine formano il proprio pensare. In un certo senso, si avrebbe voglia di applicarsi alla meditazione, ma quel tipo di mente mondana risulta un ostacolo alla pratica. Questa è chiamata attaccamento allattività negativa. 3) scoraggiamento e autoaccusa che deriva da pensieri del tipo, Gli altri possono meditare, ma io non ci riesco; gli altri comprendono il Dharma, ma io non posso. In verità, tutti sono in grado di meditare e lavorare sul sentiero, ma se si ha una sorta di sottovalutazione delle proprie capacità, certamente non si sarà in grado di applicare la meditazione. Questa è anche chiamata auto-riprovazione.

Il secondo difetto è il Dimenticare le istruzioni, cioè una sorta di carenza di attenzione su come meditare in modo appropriato. Mentre si medita, si dovrebbe aver chiaro ciò che si sta facendo, quali errori bisogna eliminare e quali rimedi si devono applicare. Perciò è necessario ricordare le istruzioni per la meditazione.
Il terzo difetto è lostacolo del torpore o dellagitazione, che sono classificati come un unico difetto. Nel torpore la mente è offuscata e ottusa e, ovviamente, in questo stato vi è unassenza di chiarezza. In una forma sottile, può anche esservi un certo grado di chiarezza, ma è molto debole, cosicché vi sono due tipi di torpore. Cosippure vi sono due tipi di agitazione: un tipo evidente in cui ci si trova a pensare che cosa si stia facendo o se la cosa possa piacerci o no, ecc. in maniera che si è incapaci di controllare o fermare la mente su una specifica cosa. Nella sua forma sottile, si ha una stabilità apparente ma vi sono pensieri sottili che vagano costantemente per la mente. Quindi vi sono due tipi di torpore e due tipi di agitazione che causano un ostacolo durante la meditazione, e obbligano la mente a perdere la sua chiarezza e stabilità.

Il quarto difetto è una diminuzione dellapplicazione dovuta al torpore ed allagitazione che si scoprono essere intervenuti nella meditazione. Benché questi pensieri siano riconosciuti, non ci si impegna ad applicare i rimedi e senza applicazione dei rimedi, la meditazione non può svilupparsi.

Il quinto difetto è una sovreccitabilità nellapplicazione. Per esempio, il torpore e lagitazione possono essere apparsi nella meditazione, il rimedio può essere stato applicato ed il difetto sparito, ma si continua ad applicare il rimedio anche quando non è più necessario. Questo è il difetto della sovrapplicazione. I rimedi dovrebbero essere usati solo quando torpore ed agitazione si presentano e, quando essi sono stati eliminati, si dovrebbe ritornare nellequanimità.

Sebbene torpore ed agitazione abbiano le loro proprie
caratteristiche, i loro effetti come ostacolo alla meditazione sono identici, perciò essi possono essere valutati come un solo unico difetto. Questi cinque difetti, in questo sistema che li considera separatamente, diventano sei nel sistema usato negli Stadi della Meditazione di Kamalasila, il quale considera torpore e agitazione, nonché i loro effetti separati, come quattro singoli difetti.

GLI OTTO ANTIDOTI

Per sviluppare bene la propria meditazione, si devono eliminare questi cinque difetti, dopo averli prima riconosciuti. Dopodiché è necessario applicare i rimedi che li eliminano e questi sono chiamati gli otto rimedi, o antidoti, che eliminano i cinque difetti che ostacolano la meditazione.

Come descritto in precedenza, vi sono otto coscienze che formano ciò che è chiamata la mente principale. Allinterno di queste otto coscienze avvengono normalmente trasformazioni e cambiamenti. Questi cambiamenti sono chiamati eventi mentali, che possono essere talvolta positivi e talvolta negativi, in riferimento ai loro effetti e che sono anche riferiti come i cinque aggregati. Vi sono gli aggregati della forma, delle sensazioni, delle percezioni, delle emozioni o eventi mentali e della coscienza. Tutti questi sono sottoposti a cambiamenti e trasformazioni più o meno conseguenziali ed essi avvengono tutti allinterno della mente principale. Nellanalisi dellaggregato degli eventi mentali, vi sono 51 tipi diversi di eventi mentali, come la pigrizia, la dimenticanza, il torpore, lagitazione e così via. Perciò, questi cinque difetti sono eventi mentali e i loro rimedi o antidoti sono altrettanto compresi nella lista degli eventi mentali.

Il primo difetto era la pigrizia e questo è un potentissimo e particolare ostacolo per la meditazione. Vi sono quattro eventi mentali che rimediano a questa pigrizia. Il primo rimedio è la motivazione, o aspirazione. Ciò significa che si considera che la meditazione è molto importante e benefica e senza meditazione non vi è benessere; quindi, laspirazione è il primo rimedio contro la pigrizia.

Dunque, il primo di questi rimedi è quello di avere motivazione e interesse, volendo significare che meditare è bello e ci piace. Si potrebbe pensare che ciò voglia dire essere attaccati alla
meditazione, ma questo attaccamento è positivo e non arreca danni, perciò usiamo la parola aspirazione, dato che lattaccamento a qualcosa di negativo è dannoso. In Tibetano, vi sono due parole per attaccamento chag-pa che è attaccamento negativo solitamente tradotto con attaccamento e mo-pa che è un attaccamento positivo di solito tradotto con aspirazione. Se a qualcuno piace rubare, allora egli è attaccato allottenimento di cose trafugate, e questo è chag-pa attaccamento negativo. Se invece, qualcuno vuole aiutare qualcun altro o vuole praticare il dharma ed è attaccato a questi fatti, allora questo è mo-pa, poiché è di beneficio a se stessi ed agli altri. Il significato di queste parole sembra essere lo stesso di quando si pensa, Devo fare questa cosa, ma mentre una di esse vale per quando si vuole aiutare qualcuno, laltra ha valore quando invece si vuole danneggiarlo. La parola chag-pa (attaccamento negativo) ha anche il significato di aderire, essere attaccato, sicché si rimane dove si è e non si può salire più in alto; quindi, questa parola ha anche il valore di un blocco nel proprio sviluppo. Se questo attaccamento o interesse fosse qualcosa di positivo come la
meditazione, allora arrecherebbe un risultato positivo. Se qualcuno desidera meditare o ha un vero interesse verso la meditazione, allora costui mediterà naturalmente e naturalmente avrà eliminato lostacolo della pigrizia. Ciò che è necessario è un attaccamento a qualcosa di benefico, ed allora la chiamiamo aspirazione.

Il secondo rimedio è lo zelo; se si ha interesse e motivazione alla pratica, allora non si ha bisogno di sforzarsi per praticare la meditazione, vi sarà uno zelo naturale. Il terzo rimedio per la pigrizia è la fede. Benché questa sia simile al primo rimedio, laspirazione significa che si ha qualcosa a cui aspirare, nel caso della fede vi è qualcosa in cui credere che è molto valutata. Il quarto rimedio è chiamato letteralmente buon addestramento, ed è anche tradotto con flessibilità o arrendevolezza e significa che la propria mente è pronta a meditare in qualsiasi momento. Non si dovrebbe pensare, Oh, non sono ancora pronto per meditare, è troppo difficile. Senza una buona dose di flessibilità, senza una mente ed un corpo ben addestrati, non si può avere una vera shamatha, ma solo una mente con una qualità uniforme. Possiamo anche sforzarci per uniformare la nostra mente con determinazione, ma se abbiamo anche una buona flessibilità di meditazione, la mente resta da se stessa spontaneamente unidiretta senza alcun sforzo. Questi quattro rimedi saranno in grado di eliminare il difetto della pigrizia.

Il quinto rimedio è la consapevolezza, che rimedia alla
dimenticanza delle istruzioni sulla meditazione. Con essa si ha uno stato meditativo continuo in cui non si dimenticano le istruzioni. La consapevolezza ha tre caratteristiche; primo, si ha una chiarezza ed acutezza mentale che permettono di ricordare sempre le istruzioni. Secondo, dato che la mente è acuta e focalizzata, non vi saranno mai troppi pensieri insorgenti, buoni o cattivi che siano, poiché la meditazione è non-concettuale. La mente è spontaneamente focalizzata e unidiretta su un oggetto. Terzo, dato che vi è fiducia e fede e vi è la flessibilità, essendo diventati ben addestrati, la meditazione si fa piacevole con un senso di contentezza e conforto. Queste tre qualità permettono alla mente di non dimenticare le giuste istruzioni.

Per il quarto difetto, torpore e agitazione, il rimedio è formato da tre metodi per eliminarlo. Primo, quando si sperimenta il torpore, si può visualizzare nel proprio cuore un loto bianco con quattro petali con una sfera bianca al centro, si può immaginare poi di sollevare questa figura al di sopra della testa, a quattro dita di distanza. Quando vi è agitazione, o troppi pensieri, visualizzate invece un loto nero con quattro petali ed una sfera nera al centro e fategli fare un percorso opposto: dal cuore fino al basso,
posizionandolo quattro dita sotto il terreno su cui stiamo sedendo. Un secondo metodo per il torpore è di tenere gli occhi spalancati, guardando verso lalto e tendendo tutti i muscoli del corpo; mentre per lagitazione, si devono tenere gli occhi socchiusi e, guardando verso il basso, ci si rilassa completamente con tutto il corpo. Il terzo metodo per il torpore è quello di aprire tutte le finestre o tutte le luci, lasciando entrare aria fresca e grande chiarore, indossando inoltre vestiti leggeri. Per lagitazione, invece, la stanza deve essere calda e oscura e si dovrebbero indossare vestiti pesanti.

Per il difetto dellinattività, si deve riconoscere sia il torpore che lagitazione nella propria meditazione e non far altro. Quando ciò avviene e si cade sotto il loro potere, ovviamente non si è in grado di sviluppare lucidità. Quando si riconosce che vi è torpore o agitazione durante la meditazione, ci si dovrebbe ricordare di applicare i rimedi con diligenza. Perciò adattando questi rimedi appropriati si eliminerà anche il difetto dellinattività.

Per il difetto della iperattività, in cui si sta meditando senza nessuno dei cinque difetti, non si dovrebbe fare nulla se non restare in questo stato meditativo. Facendo questo si eliminerà il difetto delliperattività. Concludendo, vi sono otto eventi mentali come rimedio o antidoto per eliminare i cinque difetti.

I SEI POTERI, I NOVE LIVELLI ED I QUATTRO IMPEGNI

Nel Tesoro della Conoscenza vengono dati due diversi tipi di insegnamenti, derivanti da due diverse tradizioni. Il primo è listruzione shamatha della tradizione testuale e proviene dai grandi eruditi e siddha del passato, che composero i testi sulle istruzioni per meditare, in termini abbastanza facili da capire. Il secondo tipo, è listruzione shamatha che proviene dalla tradizione pratica, derivante direttamente dalle esperienze maturate nella meditazione al fine di eliminare i difetti e sviluppare le buone qualità. Quella che segue è la meditazione proveniente dalla tradizione testuale.

Vi sono sei poteri (siddhi) che eliminano i difetti nella
meditazione shamatha e producono nove livelli di stabilità mentale. Questi nove livelli di stabilità mentale sono generati dai sei poteri e dai quattro tipi di impegno mentale.

Il primo dei sei poteri è la forza del potere di ascoltare, o udire, o ricevere gli insegnamenti. Ciò sviluppa il primo livello di stabilità mentale, ovvero la shamatha chiamata stabilizzata, che resta fissa nella mente. Di solito la mente è continuamente distratta dai pensieri, perciò bisogna stabilizzare un po la mente, di modo che non venga troppo distratta dalle cose esterne. Bisogna far rimanere la mente in meditazione, anche se allinizio, ciò non è facile. Poiché non si è ancora in grado di fermare la mente, quando si è sotto il potere di queste distrazioni, allora bisogna aumentare il potere dellascolto. Ascoltando gli insegnamenti dei Buddha, i commentari e le spiegazioni date dai maestri, alla fine si comprende cosè la meditazione; cioè creare le qualità positive derivanti dalla meditazione ed evitare i difetti derivanti dalla difficoltà di meditare, e così via. Ascoltando attentamente, si sarà quindi in grado di comprendere, di imparare a meditare ed a stabilizzare la mente. Il grande Marpa disse che ascoltare e contemplare gli insegnamenti è come illuminare il buio con una torcia luminosa, perché se uno ha questo lampo, allora potrà vedere dove sta andando, che cosa cè e che cosa accadrà, evitando così il rischio di fare danno a sé ed agli altri. In Tibet vi è un detto, Se uno non ha una lampada e va in giro col buio, rischia facilmente di sbattere la testa contro un palo. Quando si cammina nel buio, non si può vedere dovè il palo, o qualunque altro ostacolo; se invece, si usa una lampada, allora si è al sicuro di non andare a sbattere contro qualcosa. Ecco perché ascoltare e contemplare gli insegnamenti è come usare la lampada, la lampada della conoscenza che disperde il buio dellignoranza, così si sa dove andare e che cosa fare.

Il secondo potere è il potere della contemplazione, ovvero la riflessione di ciò che significano le ragioni e la logica degli insegnamenti, di modo che si possa dare continuità agli insegnamenti stessi. Con questo potere si sviluppa il secondo livello della stabilità mentale, che è il restare immobili in continuità nella propria mente. (Nel primo livello si può far riposare la mente per un po di tempo, cinque minuti, mentre nel secondo livello, si può farlo per più tempo, circa dieci minuti). Questi due primi livelli dellascolto degli insegnamenti e la continua contemplazione di essi, creati dai primi due poteri, formano il primo tipo di impegni, chiamato la disciplina, oppure limpegno fermamente focalizzato. Questo primo impegno, implica il ricevimento del potere di ascoltare e contemplare gli insegnamenti ed il risultato è una mente fermamente controllata e focalizzata con la disciplina.

Il terzo potere è chiamato il potere della consapevolezza, ed è simile al rimedio per non dimenticare le istruzioni alla meditazione già discusso prima. Questo potere della consapevolezza sviluppa il terzo livello della stabilità mentale, che è lo stadio di riportare la mente nella stabilità, ovvero di stabilizzarla con continuità. Ciò vuol dire che quando si sta meditando, sorgeranno dei pensieri e si diventa distratti a causa di questi pensieri. Allora ci si riporta allo stato di meditazione e, riapplicandosi ad essa, si ristabilisce questa stabilità di meditazione. Allorché vi è una distrazione che ci distoglie dallessere stabilizzati nella meditazione, si è in grado di ritornare ripetutamente nello stato meditativo. Questo è il
riapplicare lo stato di restare nella mente, dovuto al potere della memoria in quanto si possiede questa consapevolezza, così si è consapevoli che la mente è stata distratta da qualche pensiero. Essendo consapevoli, si pensa, Non devo cadere preda dei pensieri distraenti, e mentalmente si ritorna a ciò che si stava facendo.

Questo potere della memoria o consapevolezza, sviluppa anche il quarto livello della stabilità mentale, chiamato intensamente stabilizzato, che significa che la mente, prima solo perifericamente focalizzata, diventa ora più circoscritta e più intensamente focalizzata. Ad esempio, su un pezzo di legno, o altro. Lo scopo di questo tipo di meditazione è che la mente ora può focalizzarsi su qualcosa di molto sottile.

Cosa si può fare per prevenire questo continuo sorgere di pensieri? I testi dicono che la mente è assai vasta ed i pensieri sorgono continuamente e vanno dappertutto. La mente deve essere trattenuta allinterno e costretta a rimanere più intimamente interessata a se stessa. Questo è lo stato chiamato lo stato concentrato della mente ferma su di sé, che è il quarto stato di shamatha. Il potere necessario è il terzo potere, quello della consapevolezza e della memoria di sé. Ci si deve ricordare delle istruzioni, gli insegnamenti dati dal Buddha, i commentari e le istruzioni per la vera meditazione. Bisogna essere consapevoli dello stato di fermezza nella meditazione ed essere consapevoli delleventuale fase di distrazione. Quando si diventa distratti a causa dei pensieri, si è immediatamente
consapevoli della distrazione grazie alla consapevolezza. Si sa di essere distratti a causa dei propri pensieri e, sapendo questo, si è in grado di non restarvi attaccato o coinvolto, ma si è pronti a lasciarli andare e ritornare a stabilizzare la mente nella
meditazione. Questo è quindi, la riapplicazione o ripetizione del fermare la mente. Talvolta, quando si sta meditando e arriva un pensiero, si pensa Oh, questo è un pensiero importante, questo è uno di quelli a cui devo prestare attenzione!. Finché noi passiamo così poco tempo in meditazione, si dovrebbe dire a noi stessi che possiamo dedicarci a questi pensieri per tutto il resto della giornata, quando abbiamo finito la sessione meditativa.

Quindi, se facciamo così, possiamo spezzare lattaccamento a quel pensiero. Grazie a questo continuo stato di consapevolezza, si crea lo stato di concentrazione o di mente calma. Il terzo e il quarto livello sono sviluppati col potere della consapevolezza. Santideva ci dà un esempio del perché è necessario avere consapevolezza. Egli dice che i pensieri ed i klesha sono come dei ladri o malviventi, perché un ladro osserverà sempre la persona per vedere se questa persona è forte o debole. Se concluderà che essa non è forte e potente, cercherà di derubare quella persona. Se, invece, un ladro crede che qualcuno è forte ed armato e molte persone lo proteggono, rinuncerà a derubarlo. Allo stesso modo, se qualcuno non ha consapevolezza e autocoscienza, allora i pensieri ed i klesha arriveranno e deruberanno la
meditazione, distruggendo così la pratica e le buone motivazioni. Il rimedio che previene l’attacco dei pensieri e dei veleni mentali è avere consapevolezza e restare autocoscienti. La mente è come una porta, qualunque cosa vi entri dentro, sia un ladro che una gran dose di ricchezza, deve entrare per quella porta. Allo stesso modo, se arrivano qualità negative o positive che siano, esse entrano attraverso la mente. Perciò la mente è come una porta e, se uno deve andare in banca, per esempio, deve lasciare alla porta un guardiano con una pistola per impedire ai ladri di entrare. Similmente, dato che la mente è la porta, è necessaria la consapevolezza sempre presente come guardiano, ma è necessario anche che sia armata, non basta che stia lì a guardia. Deve esservi una consapevolezza armata di autocoscienza. Se consapevolezza ed autocoscienza sono lì presenti per tutto il tempo, allora i pensieri ed i klesha non saranno in grado di entrare e depredare la qualità positiva. Per portare un altro esempio, possiamo usare la Banca dellIndia (Indian Bank) che mette un guardiano con la pistola a guardia della porta. Ma sarebbe assai triste non poter far nulla per impedire al guardiano di rubare proprio alla banca, perciò si risolve di incatenare il guardiano ad una colonna allesterno. Così la Banca Indiana ha un guardiano con un fucile, incatenato ad una colonna, che dovrebbe impedire ai ladri di poter entrare e al guardiano di poter rubare in banca. Allo stesso modo, si dovrebbe avere la consapevolezza che guarda la porta della mente e, per evitare che la consapevolezza perda il controllo, la si dovrebbe incatenare lì con lautocoscienza; allora sì che si può proteggere la nostra meditazione.

Il quarto potere è il potere dellautocoscienza, che significa che si conosce esattamente sempre ciò che sta accadendo e ciò che si sta facendo. Di solito, si è inconsapevoli di ciò che accade ma questo potere di autocoscienza sviluppa due livelli di stabilità mentale, chiamati il quinto livello del domare o disciplinare la mente ed il sesto livello della pacificazione. Normalmente la nostra mente non può essere motivata a meditare e quindi la meditazione è molto difficile. Col potere delladdomesticamento, tuttavia, si riescono ad intuire le qualità ed i benefici, per se stessi e per gli altri, della
meditazione, che questa meditazione può aiutarci a sviluppare chiaroveggenza e poteri miracolosi ed accrescere la propria
comprensione e saggezza. Essendo consci di tutte le qualità che derivano dalla meditazione, si causerà di essere attratti dalla meditazione e di venir incoraggiati a meditare e perciò la propria mente diventa addomesticata. Quindi, questo potere dellautocoscienza che sviluppa il livello delladdomesticamento ci porta al sesto livello della stabilità mentale chiamato pacificazione. Ciò che è importante, nello stato post-meditativo dopo la meditazione shamatha, è la consapevolezza e lautocoscienza.

Con la consapevolezza non si dimentica la condizione della propria mente e con lautocoscienza si ha perfetta chiarezza di ciò che ci sta accadendo, in qualsiasi momento. A coloro che cercano il controllo della loro mente, Santideva disse, Vi chiedo a mani giunte di rendere sempre assai importanti consapevolezza ed autocoscienza. Durante le sessioni di meditazione, consapevolezza ed autocoscienza sono importanti, ma anche al di fuori di esse si dovrebbe mantenere consapevolezza ed autocoscienza, quanto più è possibile.

In Tibetano vi è dren-pa che è consapevolezza e she-she che è autocoscienza. Dren-pa significa anche memoria, il che vuol dire che si è consapevoli di ciò che si sta facendo, si ricorda ciò che si deve fare e si è consapevoli della meditazione, se si sta meditando, se si è perso il potere e la forza, e così via. La consapevolezza è come la causa e autocoscienza è come il risultato o leffetto. Se si è consapevoli, allinizio si sarà molto concentrati e si vedrà sul posto ciò che sta accadendo, poi appena i pensieri sorgono, questo fatto porterà autocoscienza, cioè si conosce sul posto ciò che sta accadendo. Normalmente, nessuno sa cosa sta pensando o ciò che accade nella propria mente, se non ha autocoscienza. Ma, con la
consapevolezza, è detto che a misura che essa aumenta la stabilità mentale, tanto più avrà autocoscienza. Perciò quando si ha
consapevolezza, è tramite questa che si ha autocoscienza di ciò che ci sta accadendo.
A questo livello di pacificazione, si diventa coscienti delle negative qualità della distrazione. Santideva spiega questo dicendo che quando la mente è distratta, si è tra le zanne del feroce animale dei klesha e dalla distrazione mentale sorgono tutte le difficoltà e avversità mentali di questa vita e di quelle future. Essere in uno stato di distrazione farà aumentare le qualità negative della mente, sempre di più. Essere coscienti delle qualità negative della distrazione ci renderà motivati a meditare.

Il quinto potere è il potere della diligenza. Questo potere crea il settimo livello della stabilità mentale, che è pacificazione totale. Nel precedente livello di pacificazione, si contemplano le qualità della meditazione ed i difetti della distrazione, eliminando questultimi; ma talora quando vi sono forti ostacoli, come
linfelicità, rincrescimenti o aggressività, il solo pensare alle buone qualità della meditazione non eliminerà questi ostacoli del tutto. Si ha allora bisogno del potere della diligenza, cosicché è possibile eliminare tutti i forti ostacoli come passioni, aggressività e ignoranza, creando così il settimo livello della stabilità mentale della completa pacificazione.

Il potere della diligenza crea anche lottavo livello della stabilità mentale, che è conosciuto come lunidirezionalità, perché tutte queste potenti distrazioni della mente sono state eliminate e la mente può restare unidiretta su se stessa. A questo livello di unidirezionalità si può meditare senza troppi sforzi e questo potere della diligenza è usato per mantenere questo stato unidiretto.

Il primo impegno mentale, chiamato impegno strettamente
controllato, è associato coi primi due livelli di stabilità mentale. Il secondo impegno, chiamato il sospeso, è associato col terzo e fino al sesto livello compreso, di stabilità mentale. Impegno sospeso, significa che uno sospende la propria mente in uno stato di stabilità, che però può venir interrotto da qualche difetto e perciò poi si applica il rimedio. Indi, si continua in questo modo ripetutamente, e questo fatto rende la propria stabilità continuamente interrotta. Al livello dellottava stabilità mentale dellunidirezionalità, si sviluppa il terzo impegno mentale chiamato lininterrotto. A questo punto, la mente si focalizza in un solo punto e vi rimane
continuamente ed ecco perché non vi è più interruzione di questo stato.
Il sesto potere è il potere della familiarizzazione. A questo livello, la mente è naturalmente stabilizzata senza che siano più necessari sforzo o disciplina. Il quarto impegno mentale associato con questo potere è detto impegno mentale spontaneamente presente. Il nono livello di stabilità mentale è chiamato immobilità
nellequanimità. Quindi, al nono livello di stabilità mentale, col sesto potere ed il quarto impegno mentale, la mente rimane proprio in equanimità, rilassata totalmente senza sforzo. Questo è lo stadio finale della stabilità mentale.

I cinque difetti e gli otto rimedi sono spiegati nel
Differenziazione della Via di Mezzo e gli Estremi, che è una delle cinque opere di Maitreya. Gli insegnamenti del Buddha sono divisi in Sutra, Vinaya e Abhidharma. La Differenziazione è un commentario allAbhidharma. I nove livelli della stabilità mentale sono insegnati nel testo Ornamento dei Sutra Mahayana sempre di Maitreya. Questo testo spiega e chiarifica gli insegnamenti dei Sutra. I sei poteri ed i quattro impegni mentali si trovano in uno dei cinque trattati di Asangha, chiamato Livelli degli Sravaka.

Per concludere, quando meditiamo, spesso sorgono difetti che ci impediscono di sviluppare la nostra meditazione. Se possiamo identificare questi difetti, riusciremo ad eliminarli. Perciò, ci colleghiamo con gli insegnamenti del Buddha dati nella sua onniscienza e dei Bodhisattva nella loro esperienza. Quando i Bodhisattva meditavano, essi videro i difetti che sorgevano e quindi li
identificarono e furono in grado di trovarvi rimedio, così poterono eliminarli. Tuttavia, se non riconosciamo questi difetti quando meditiamo, non potremo progredire oltre verso la Buddhità. Ma, grazie a questi insegnamenti possiamo identificare questi difetti e conoscere come applicare i rispettivi rimedi. Questo insegnamento particolare dovrebbe essere sperimentato direttamente, non solo studiato intellettualmente. Appena i cinque difetti sorgono nella meditazione, dovremmo applicare prontamente gli otto rimedi, usare i sei poteri ed i quattro impegni mentali nella nostra meditazione. Ancora, grazie alla meditazione, dovremmo essere in grado di identificare a quale livello di stabilità mentale siamo arrivati. È necessario essere in grado di usare realmente questo insegnamento, ecco perché queste istruzioni sulla meditazione sono così importanti e noi dobbiamo comprenderli completamente.

TRADIZIONE DELLE ISTRUZIONI ORALI

Listruzione di shamatha è stata trasmessa anche oralmente da un individuo allaltro. In primo luogo si riceve listruzione orale su shamatha, che è molto meglio che leggerla in un libro. Il primo stadio è chiamato esperienza di instabilità. Poi, si comincia a meditare e la prima cosa sperimentata è una grande instabilità della mente unesperienza della propria mente che è assai instabile con moltissimi pensieri che sorgono. Sono pensieri buoni e pensieri negativi che arrivano alternativamente e ciò è paragonato ad una cascata impetuosa che sprizza da una rupe. Quando lacqua colpisce il fondo, schizza e spruzza facendo molti turbini e onde con vorticosa agitazione. Nella meditazione si crede di non aver mai avuto così tanti pensieri, perciò si pensa, Forse sto peggiorando, a causa della meditazione. Ma, in effetti, non è che si stiano sviluppando più pensieri del solito, soltanto che prima di aver iniziato a meditare, non si pensava di poter avere tanti pensieri così. Siccome non li si analizzava, non si poteva essere consapevoli della quantità di pensieri. In realtà, la meditazione è linizio della constatazione, dato che si diventa consapevoli dei propri pensieri.

Sicché, quando si comincia e si continua a meditare costantemente, si comincia ad avere una seconda esperienza chiamata lesperienza del conseguimento. Con questa esperienza, si inizia a percepire che si è raggiunto qualcosa, che si ha una buona meditazione. Questa esperienza è paragonata ad un torrente di montagna, o ad un fiume in una gola, che sono ancora impetuosi con molte onde, ma non più così potenti e terribili come la cascata.
Il successivo livello di meditazione si ha quando la meditazione è diventata più facile ed è paragonata ad un fiume lento e fluente. La meditazione è più facile, ma non fino al punto di essere un costante stato meditativo stabile e senza pensieri insorgenti. Non è più, comunque, irruento e sconnesso come il secondo stadio di
conseguimento. Anzi, ora vi è un tipo di vellutata gentilezza morbida, poiché il potere dei pensieri è fortemente diminuito. Questo terzo livello è chiamato esperienza della familiarizzazione.

Il quarto livello è chiamato esperienza della stabilità, poiché vi è un continuo stato di stabilità senza flussi di pensieri disturbanti. A questo stadio si è raggiunto il grado di stabilità in cui si ha il controllo della propria mente. Questo è paragonato ad un mare calmo e senza onde.

Il quinto livello è chiamato esperienza della completa e totale stabilità ed è lo stadio finale in cui uno non è più disturbato da nessun tipo di esperienza. Le esperienze che si presentano e si formano in questo quinto livello sono beatitudine, chiarezza e totale assenza di pensieri autonomi. Per esempio, uno mentre medita potrebbe sperimentare una grande sensazione di felicità e beatitudine, ma più tardi quando non sta più meditando, questa beatitudine scompare. Oppure, un certo giorno allimprovviso una grande chiarezza sorge nella nostra meditazione e si potrebbe pensare, Cosè questa chiarezza che sto sperimentando?. O anche si potrebbe sperimentare uno stato vuoto privo di pensieri concettuali. Questi sono tre tipi di esperienza che possono presentarsi nella meditazione shamatha. In questo quinto livello, qualunque cosa sorge non inquina e non ha effetto sulla nostra stabilità mentale e questo stato è immune da condizioni che creano rabbia o attaccamento o anche amore e
compassione. Come risultato si sviluppa grande chiarezza e luminosità di mente che è vuota e quindi priva di torpore o stupidità. Lesempio per questo quinto livello di esperienza è una fiamma di candela che brucia in unaria quieta e calma; essa è estremamente brillante e provoca intensa luminosità ma, non appena laria si muove solo un po, subito manda una illuminazione intermittente. Una volta che la mente è stabile è diventa immune dai pensieri, allora si è capaci di avere una chiara comprensione delle cose. Vi sono due aspetti di questa perfetta comprensione, laspetto di chiarezza e laspetto di purezza. Chiarezza è quando tutto è visto con una visione acuta e tagliente, tutto è compreso molto chiaramente, vividamente ed in dettaglio. Laspetto di purezza è quando la mente non è macchiata da incertezze e non vi è fluttuazione di quella chiarezza. Essa è completamente pura e incontaminata comprensione.

Solitamente, quando uno sviluppa una certa stabilità mentale ed ha buone esperienze meditative, può pensare, E meraviglioso, sono diventato un illuminato!. Daltro canto, poi, quando la stessa persona sperimenta esperienze negative, pensa, E terribile, sicuramente ho fatto qualcosa di sbagliato!. Ma qualunque esperienza si faccia buona o cattiva si dovrebbe soltanto continuare a meditare. Se arrivano esperienze positive, non ci si dovrebbe sentire migliori di qualcun altro ed avere sensazioni di orgoglio, ma solo continuare a meditare. Se arriva una brutta esperienza, non ci si dovrebbe sentire depressi perché potrebbe accadere di subire unesistenza più misera, ma si dovrebbe soltanto continuare a meditare e mantenere costantemente la pratica di consapevolezza ed
autocoscienza. Quando Gampopa ebbe lesperienza di veder apparire il mandala di Hevajra davanti a sé nella sua meditazione, o quando vide lintero mandala di Chakrasamvara, o quando incontrò la sua divinità Yidam, egli andò dal suo maestro Milarepa e gli chiese cosa
significassero queste esperienze. Milarepa gli rispondeva sempre che erano cose di nessun conto e che non vi era nulla di buono o cattivo in ciò e di ritornare senza indugi alla meditazione. Talvolta Gampopa aveva avuto davvero brutte esperienze mentre meditava: una volta il mondo intero cominciò a girare vorticosamente fino a che dovette alzarsi; unaltra volta tutto divenne completamente oscuro tanto che Gampopa dovette trovare la strada a tentoni sulle mani e sulle ginocchia e pensò che questo fatto doveva essere stato causato da un demone. Unaltra volta ancora udì un urlo proveniente dal nulla e pensò di essere diventato pazzo. Quando andò a chiedere a Milarepa spiegazioni su ciò, Milarepa gli disse soltanto che non era niente di importante, né buono ne cattivo, solo doveva continuare a meditare. Quindi, noi dovremmo solo insistere con la nostra meditazione imperturbabile, sia avendo buone esperienze che con esperienze negative.

COMPLETAMENTO DI SHAMATHA

Finora è stata discussa la natura della meditazione in relazione alla tradizione orale. Ora discuteremo il risultato della meditazione, cioè i segni che caratterizzano il completamento della meditazione. Il risultato della meditazione è lesperienza di beatitudine della mente e del corpo, chiamata buon addestramento. In Tibetano dicesi shin jang che è in realtà una descrizione di causa ed effetto. Il nome della causa essere ben addestrati, è invece usato per leffetto. Perciò, in realtà, questo è il nome della causa e, in Tibetano, shin-tu significa molto e jang-pa significa istruito, addestrato. Perciò, shin jang significa che si è ben istruiti in qualcosa. Il testo dice che se uno non ha ottenuto questo stato di essere ben addestrato nel corpo e nella mente, non ha raggiunto il pieno conseguimento della meditazione shamatha. Anche se egli ha raggiunto il quarto (più elevato) impegno mentale ed il nono (finale) stadio di stabilità mentale, se non ha un corpo ed una mente ben addestrati, uno non ha ottenuto il completamento della meditazione shamatha.

Ciò è spiegato in un Sutra, La Spiegazione definitiva della Visione, in cui Maitreya chiede al Buddha a cosa equivale la meditazione di un Bodhisattva che abbia sviluppato tutti gli impegni mentali ma non ha un corpo ed una mente ben addestrati. Maitreya inoltre domanda se uno, non avendo sviluppato questo addestramento completo di corpo e mente, può aver ottenuto il completamento di shamatha. Il Buddha allora risponde, No!. Quindi, per avere una valida meditazione shamatha, bisogna essere ben addestrati in modo che il corpo e la mente siano completamente maneggevoli e si abbia il livello mentale unidiretto della stabilità mentale del Reame del Desiderio. Una descrizione di questo stato è data anche da Asangha nel suo Compendio
dellAbhidharma. Egli afferma che bisogna raggiungere questa condizione di corpo e mente ben addestrati, la quale elimina la continuità (continuum) dei fattori che portano agli stati negativi. Se uno riesce a rimuovere queste propensioni negative, allora la mente diventa maneggevole e usabile. Con la meditazione e questa
manovrabilità della mente si possono eliminare tutte le oscurazioni dei klesha. Asangha poi va avanti descrivendo queste negative propensioni del corpo e della mente. Quelle del corpo sono il rifiuto di coinvolgersi nella meditazione e nelle buone azioni, cosicché ci vuole una buona dose di sforzo per fare queste cose. Le propensioni negative della mente rendono difficile la meditazione, perché non può, o non vuole, restare spontaneamente e facilmente in meditazione. Ancora, le propensioni negative del corpo risultano in una debole resistenza ed uno si sente fisicamente molto pesante e insofferente nel fare buone azioni e nel meditare. Prima si deve sviluppare flessibilità mentale con cui la mente diventa stabile, rilassata e confortevole. Poi si deve sviluppare flessibilità fisica poiché quando la mente diventa ferma e confortevole, allora laria vitale (prana) diventa indisturbata e non più ostruita e può permeare tutto il corpo. Con questo flusso di aria vitale il corpo si sente più leggero e confortato e le negative propensioni del corpo saranno eliminate. Questa sensazione non è soltanto mentale, ma proprio vera sensazione fisica.

In che modo avvengono queste sensazioni mentali e fisiche di shamatha? La domanda ha una risposta da parte di Asangha, nel suo Livelli degli Sravaka. Primo, si sperimenta una sensazione molto sottile e non si sa se questa è nel corpo o nella mente. Si prova soltanto una sensazione sottile e piacevole. Più tardi si diventa più forti e più chiari e si sa che è una sensazione piacevole ben definita. Ancora più tardi si diventa assai più forti e si sperimenta beatitudine e agio, a questo punto diventando più fiduciosi nella propria meditazione; ma non si dovrebbe diventare attaccati od orgogliosi di questa sensazione pensando che sia qualcosa di speciale. Al contrario, si dovrebbe rimanere in uno stato di equanimità e pensare, Questa sensazione può venire o anche andarsene, ma a me non deve interessare. Se si può rimanere equanimi in quel momento, allora si può raggiungere uno stato di pace davvero profondo e intenso. Questa beatitudine viene paragonata ad unombra, perché, proprio come unombra che può apparire e sembrare esistente, pure non ha vera sostanza. Allo stesso modo, quando è presente questa esperienza di beatitudine, pur essendo indubitabilmente sperimentata, essa non ha vera sostanza e non ci si dovrebbe attaccare a questa sensazione di piacere, altrimenti si cadrà sotto il potere di questo attaccamento.

Quando uno ha raggiunto pienamente corpo e mente ben addestrati, non vi sono più distrazioni esterne o interne o disturbi e la mente è totalmente stabile. A questo livello, tutti i klesha più evidenti sono eliminati e pacificati e la propria meditazione sarà una continua esperienza di beatitudine. Se questo stato ben addestrato è forte, questa sensazione è sperimentata prima, durante e dopo la meditazione. Il potere di questo stato crea una grande chiarezza di percezione, al punto che ogni cosa è vista fin nel suo minimo dettaglio, fin nei più piccoli particolari. Infatti, vi sono tre particolari qualità nello stato ben addestrato di mente e corpo la sensazione di beatitudine, grande chiarezza di percezione e la scomparsa della sensazione delle dieci caratteristiche. Le Dieci Caratteristiche sono le sensazioni sensoriali di vista, suono, odore, gusto e contatto corporeo, nonché la percezione di presente, passato e futuro e, infine la percezione dei generi maschile o femminile. Quando si resta in meditazione, è come se ci si è mescolati allo spazio e qui non vi sono concezioni di queste dieci caratteristiche, quasi come se ogni cosa fosse scomparsa. Poi, dopo la sessione meditativa, è come se il corpo allimprovviso riapparisse dal nulla.

LO SCOPO DEL COMPLETAMENTO SHAMATHA

Nei Sutra e nei Tantra è detto che shamatha è la base di ogni meditazione. Tutti gli stati meditativi, incluso vipashyana provengono e dipendono dallo sviluppo di shamatha. Per esempio, se vogliamo piantare un grosso albero, dobbiamo prima avere un buon terreno, così non è necessario fare troppi sforzi nel giardinaggio, dato che la pianta crescerà facilmente e rapidamente da sola se messa in un buon terreno. E comunque, in un terreno arido, non importa quanti sforzi si facciano per coltivarlo, uno non potrà veder crescere buone piante. Allo stesso modo, se prima si ha una buona meditazione shamatha, poi si può facilmente sviluppare chiaroveggenza e poteri miracolosi, nonché la prosecuzione meditativa vipashyana e la conseguente saggezza. Una buona meditazione shamatha diminuirà anche tutte le negatività della mente creando uno stato di pace. Quindi, non ha importanza che avvengano dolori fisici, avversità, ostacoli e confusione mentale; tutti questi tipi di sofferenza non recheranno danno a quella persona che sa praticare shamatha, perché tutte quelle cose sono diminuite o addirittura soppresse dalla stabilità mentale.

Kamalasila nel suo primo degli Stadi della Meditazione dice che se uno è in grado di restare nello stato di equanimità, è anche capace di ottenere una comprensione della vera natura delle cose. Anche il Buddha ottenne i suoi risultati assoluti restando in questo stato di equanimità. Se uno non è capace di restare nellequanimità, non potrà ottenere la comprensione della vera natura dei fenomeni. La mente sarà come una piccola penna di uccello che vola nel vento, incapace di stare ferma in un posto.

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