La Meditazione, spiegata da Sri Sai Baba – J.S.Hislon – Sesta parte

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DHYANA

“La meditazione negli insegnamenti di Sri Satya Sai Baba”

di J.S.Hislon

Mother Sai Publications

(Sesta parte)

Io sono Verità …(pausa) Io sono Rettitudine …

……. Pace ……. Amore …….Non violenza …….Compassione
……. Felicità …….Tolleranza ……. Umiltà ……. Mitezza
……. Pazienza ……. Bellezza ……. Divinità

Tra una qualità e l’altra lascia qualche secondo di pausa.

3.5 – Ora fà che la luce pervada tutte le membra del tuo corpo (non impor- ta l’ordine
seguito). La luce raggiunge la zona ombelicale e da lì si diparte per irradiare l’anca sinistra, la
gamba ed il piede sinistro, fino alla punta del- le dita. Lo stesso deve avvenire per la parte
destra.

Poi afferma: I miei piedi mi conducono solo in luoghi favorevoli ad una vita virtuosa.

La luce sale per il tronco, ne irrora tutti gli organi e tutti gli interstizi, poi pervade la
spalla sinistra, il braccio e la mano sinistra, fino alla punta delle dita; lo stesso per la spalla,
braccio e mano destra.

Afferma: Le mie mani possono compiere solo lavori buoni. Mani e piedi non possono più dedicarsi ad
attività malvagie, sospette, losche, perché or- mai sono diventate strumenti di luce e di amore

Fai salire la luce sino alla gola, poi alla testa.

Afferma:

Svanisce ogni falsità dalla parola e dal pensiero.

La luce raggiunge gli occhi:

I miei occhi vedono solo il bene in tutto e in tutti

Pervade le orecchie:

Le mie orecchie possono udire solo discorsi buoni

Inonda labbra e lingua:

Le mie labbra vogliono esprimere solo le lodi divine; la mia lingua parla solo del bene; il
mio palato gusta solo cibi adatti. non nocivi

La luce sale al naso:

Posso annusare solo dolci profumi e sperimentare anche con essi il Divino.

La luce ora sale alla sommità del capo: la testa è tutta pervasa di luce ed in essa non c’è
più alcun pensiero cattivo.

La luce diventa una corona luminosa che racchiude e ricopre la testa.

Affermo: 10 SONO NELLA LUCE.

(In questa affermazione c’è ancora un senso di separazione fra il mio corpo e la Luce).

La luce si fa sempre più intensa: dalla sommità del capo risplende tutt’in- torno e si
sprigiona in circoli sempre più ampi, diffondendosi in ogni direzione.

Nel frattempo affermo: LA LUCE È IN ME E PERMEA TUTTO IL M10 ESSERE.

La Luce interiore e quella esteriore sono un’unica Realtà. II diaframma corporeo non mi
separa più dal resto: anche il corpo è tutto luce.

Affermo: 10 SONO LA LUCE. Non sono solo un essere vivente, ma sono lo Spirito Supremo. Non
sono soltanto un ‘Anima individuale ma anche l’A- nima dell’Universo. Non sono solo Atma, ma
Paramatma.

La Luce include tutto e tutti:

Affermo: Io sono uno con tutte le persone amate: parenti, amici, compa- gni. (Ricordo alcune
persone che ora percepisco nella mia stessa Luce).

Sono uno con coloro che penso non siano amabili con me, uno con coloro che mi fanno del male
(Se conosco persone che non mi sono amiche, avvolgo anch ‘esse nella medesima Luce). Sono uno coi
miei governanti. uno con tutta l’umanità: ammalati, poveri, derelitti, moribondi. Sono uno con chi
soffre e con chi gioisce.

Sono uno con tutti gli animali, dal più grande al più piccolo, dal pachider- ma all’insetto,
dal cetaceo al mollusco, dalla serpe all’agnellino,…

Sono uno con tutta la vita vegetale: fiori, prati, foreste, …

Sono uno anche col regno minerale: cristalli, rocce, montagne,. .. Sono uno con i laghi, i
mari, il pianeta, il sistema solare, la galassia, il cosmo.

Tutto e tutti sono pervasi dalla medesima Luee. La mia Luee è la stessa Luce di tutto
l’Universo.

Tutto è Luee. Tutto è Amore.

3.5 – Se adori Dio in qualche forma, cerca ora di visualizzarLa nella Luce onnipervadente, perché
Dio è Luce, la Luce è Dio.

Afferma: Io non sono il corpo, non sono i sensi, non sono la mente, non sono l’intelletto.

Io sono Quello.

Io e il Padre siamo uno.

Io sono uno con SAI, con Gesù, con Krishna, eee.

Io sono divino. Io sono Quello: SO-HAM… SO-HAM … SO-HAM …

Qui puoi formulare una preghiera di lode, adorazione e ringraziamento a Dio.

“Signore, mia forza, mia difesa, mio rifugio, mia rocca, mio baluardo…” “Tu, Signore, mi
conosci, mi vedi, tu provi che il mio cuore è con te…” “Mia grazia e mia fortezza, mio
rifugio e mia liberazione, mio scudo in cui confido…” “O Dio, mio re, voglio esaltarTi e
benedire il Tuo nome in eterno e per sempre…” “O Signore, quant’è grande il Tuo Nome su
tutta la terra.”

Continua con SO-HAM (Io sono Quello, Quello sono io).

Gusta per un po la gioia che questa consapevolezza ti dà e il silenzio che rende quieta la tua
mente. Poi riporta la Luce nel cuore, dove la terrai custo- dita per tutto il giorno o per tutta la
notte, con la Forma che ti è più cara.

NOTA IMPORTANTE.

Prima di muoverti, sta tranquillo e rilassato per qualche minuto. Non al- zarti di colpo per
riprendere l’attività giornaliera. Poi, apri lentamente gli occhi e porta con te, nella tua
attività, questa benedizione.

Om Srl Sathya Sai Babaya Namah

PER I PIU PICCINI

Ai bambini più piccoli, ovviamente non è possibile proporre la tecnica nei ter- mini esposti
sopra. Bisognerà ricorrere a qualche racconto che li aiuti a visualiz- zare un clima di pace, di
serenità e di gratitudine al Creatore. Proponiamo questo racconto, sulla cui falsariga possono
essere elaborate altre narrazioni, tendenti allo stesso scopo.

La storia di Topino Federico (Meditazione guidata per bambini)

È una bella e calda estate. In un prato immenso, mandrie di mucche e di pecore pascolano
indisturbate accanto ad alcuni cavalli. I loro campanacci risuonano da una sponda all’altra della
valle, a volte con rintocchi più ener- gici, per il movimento che le povere bestie sono costrette a
fare nel cacciare sciami di ostinati tafani. Nell’aria c’è un dolce profumo di fiori e tutto sem-
bra infondere pace.

Nei pressi del pascolo c’è la stalla, nella quale ha fissato la sua dimora an- che una famiglia di
topolini. L’estate è la stagione propizia alla raccolta dei viveri necessari per l’inverno. Così,
tutti i topolini si danno un gran da fare per fare la raccolta. Chi trova del grano, chi noccioline,
chi i semini caduti dalle biade e dai foraggi per gli ospiti della stalla. C’è lavoro per tutti.
Tran- ne che per un topino, Federico, che invece ha scelto un altro modo di fare provviste…

Alcuni topolini, incuriositi e scandalizzati per l’ozio di Federico, gli si av- vicinano per
chiedergli:

“Perché tu non lavori?”

Ma il topino Federico risponde:

“In verità io sto lavorando, perché faccio scorta di raggi solari per l’inverno . “

Un altro giorno, lo sorprendono vicino ad un ruscello, sdraiato con le zam- pine dietro la nuca e i
compagni, sempre più curiosi, gli chiedono:

“Ed ora, che fai Federico?”

“Raccolgo i colori per l’inverno” risponde il topino.

Un giorno lo trovano persino addormentato, mentre sono tutti indaffarati nell’immagazzinare
provviste di cibo. “Adesso dormi? Ti diverti a sognare, vero? Se tu lavorassi con noi, saremmo meno
stanchi e quest’inverno non rischieremmo la fame.”

“Quello che sto facendo – risponde Federico – è un lavoro molto impor- tante. Ora, per
esempio, sto raccogliendo parole per i lunghi giorni invernali.”

Implacabile, arriva l’inverno. Giungono giornate così rigide da far intiriz- zire il naso
al solo pensarci. Dappertutto c’è neve e ghiaccio, e non c’è spe- ranza di trovare nemmeno un
guscio di noce. I topini, rinchiusi nella stalla, a poco a poco consumano tutte le loro
provviste di cibo, di legna, di allegria. Ormai la dispensa è quasi vuota ed essi si guardano
l’un l’altro nei loro mu- setti, come per chiedersi quanto resisterebbero ancora dopo l’ultimo
bocco- ne. Ad un certo punto, uno di loro ha un’idea sfolgorante. “Perché non andiamo da
Federico? Chissà che cosa starà facendo. Forse lui ci potrà aiutare.

Tutto il gruppetto di topolini si sposta alla tana di Federico. E… come lo trovano? I1
topino Federico è là che poltrisce tranquillamente sul divano, con aria beata e serena. Sembra
già sazio di tutto.

I suoi compagni, increduli e stupiti, gli chiedono che cosa avesse mai fatto per
mantenersi così tranquillo e autonomo. E Federico spiega loro che le “sue provviste” sono state
provvidenziali. Poiché il topino è buono e non ha nes- suna intenzione di tenere per se quel
“cibo” così efficace, promette ai suoi compagni di farli partecipi di quella Pacchia.

“Venite pure qui – dice loro -. Sedetevi vicino a me. Vi farò sperimentare la pace che si
prova a sazietà con le mie Provviste.”

(A questo punto l’insegnante o il papà o la mamma del bambino, avvinta la sua attenzione.
lo invita a seguire le istruzioni del topino Federico)

“Chiudete gli occhi – dice Federico ai suoi amichetti -, vi farò partire per un viaggio
meraviglioso nel mondo dei sogni. Non dovete far altro che ascol- tare la mia voce, in silenzio

“È il momento magico dell’alba. I1 cielo della notte sta acquistando ora delle venature
rosse, sempre più intense, poi diventano arancione, poi una striscia dorata su tutto
l’orizzonte annuncia la venuta del sole: eccolo! Un grande disco giallo oro, splendente, che
sale lentamente, a vista d’occhio. Più sale piu’ diventa fulgido.

“Nell’aria si diffonde un profumo di fiori e di erba irrorata di rugiada. Un gallo,
insistente, ripete il suo chicchirichì. Tutto si illumina: la casetta del contadino, le cime
degli alberi, i fili d’erba che sembrano usciti da una gioiel- leria, tanto sono imperlinati di
rugiada. I1 buio viene vinto da quella luce sfol- gorante del sole.

“La Natura prende vita. Si cominciano a udire i primi campanacci delle mandrie al pascolo. Gli
uccellini già da tempo stanno chiacchierando alle- gramente e, felici della luce che arriva,
volteggiano nel cielo come per dire grazie al sole. Nel bosco lontano si ode un morbido “Cucù, cucù,
cucù!”

“Intanto la luce penetra sempre più in ogni parte del paesaggio. II buio della notte ormai è un
lontano ricordo. Insieme alla luce, si diffonde un pia- cevole tepore. II freddo della notte
sparisce. Anche voi ora sentite questo ca- lore, perché il sole ci ha raggiunti. II suo calore vi
scalda tutte le membra: braccia. mani. gambe. torace…. Sentite che bello? che gradevole tepore?

“Questo calore ci dispensa tanta energia che non abbiamo più nemmeno bisogno di mangiare. II
sole espande sempre più i suoi raggi, diventa sempre più morbido, raggiante, luminoso e caldo. È
come un amoroso padre che ci abbraccia e ci protegge dal freddo e dalle intemperie. Oh, che bello!
Vieni o Sole, riempi le mie membra, riscalda il nostro cuore.

“Ecco, col calore che sentiamo, sparisce la nostra tristezza. È una splendi- da giornata di
Drimavera e noi siamo felici. felici. felici.

“Sentite la musica della madre terra. Sentite quell’allegro ruscello come canta; sentite quello
stormo di uccellini come cinguettano; e quel crocchio di passeri sul tetto non la smette di fare
“Cirìp, ciròp; cirìp ciròp”. II canari- no appena messo sul balcone, diffonde una sinfonia
irresistibile. Nello sta- gno ci sono delle ochette che fanno “Qua, qua, qua” e in fila indiana
seguono la loro madre. Ora che fa caldo anche la cicala si è messa a fare il suo noioso canto.
Attirate dal profumo dei fiori, le api ronzano intorno ad essi in una danza elegantissima. A valle
si sentono mucche che muggiscono, asini che ragliano. ed il cane che li tiene a bada continua ad
abbaiare Der rimDroverarli.

“Una leggera brezza si è levata e, in questa calura, fa quasi piacere. Tutto ci parla di
armonia. Tutto è meraviglioso.

“Ma vediamo i colori della natura quanto sono belli! I prati non sono mai stati così verdi. I1
guardarli ci distende. Gironzoliamo cercando quadrifogli, poi ci sediamo in un posticino asciutto
per osservare l’azzurro del cielo e le nuvolette che, di tanto in tanto lo attraversano, assumendo
le più strane fi- gure. Intorno a noi ci sono fiori di ogni colore: azzurri, gialli, viola, bianchi.
Ci stiamo divertendo a indovinare le forme delle nuvole, che da bianche stanno assumendo una
tonalità grigia. Forse pioverà. Oh si, ho sentito un tuono. Di colpo un gran vento solleva polvere
da ogni parte e porta via il cappello al contadino. Le prime gocce, poi uno scroscio. È una magica
sinfonia di colori, suoni e profumi.

“Ma chi l’ha composta? Da dove viene questo meraviglioso sole e chi ha preparato l’acqua per
annaffiare i prati e i boschi? Ma chi è l’autore di tanto amore, da farci trovare tutto quello che
serve al momento opportuno?

“Nessun ventilatore potrebbe imitare la forza del vento. Nessuna lampada potrebbe dare la luce
del sole. Nessun bagliore prodotto dall’uomo potrebbe essere potente come un fulmine. Nessuna cassa
acustica potrebbe eseguire un suono potente come il tuono. Nessun essere umano conosce ancora la
legge che tiene in equilibrio terra, sole, pianeti e galassie, tutti sospesi nel vuoto
dell’Universo. . .

Colui che ha fatto tutto questo è il più grande di tutti.

Quanta gioia nel cuore! Che bello poter abbracciare tutto il mondo. Ma sì. Certo che possiamo.
La fantasia non ha limiti. Ecco, le mie braccia ora sono quelle di un gigante che può stringere a se
tutto l’universo in un abbrac- cio di gratitudine e di riconoscenza.”

Così, quei topolini diventano felici, tanto felici, proprio come lo siete voi ora.

L’essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non è mai separato da Me, come Io
non sono mai separato da lui.

Bhagavad Gilta VI,30

Dentro la tecnica.

“Mens sana in corpore sano”.

Non basta la medicina a curare un ammalato. Per una pronta guarigione ci vuole anche un
controllo dietetico. Non esiste una particolare panacea per la grande tribolazione del mondo.
Ciascun individuo ha il suo proprio bagaglio di sofferenze. Ciò nondimeno, la meditazione su Dio
rappresenta un infallibile rimedio al dolore umano, qualora venga integrato da una vita di
rettitudine, nella stretta osservanza dei limiti morali. Siamo tutti interdipendenti. Bisogna
imparare a condividere gioie e dolori di altra gente. Un meditante deve pregare per il benessere
altrui con la medesima sincerità con cui pregherebbe per il proprio.

Un aspirante spirituale non ha bisogno di vivere in isolamento monastico. Egli dovrebbe
praticare la compassione per tutti, la quale non fa che tradursi in un intenso desiderio per la
prosperità dell’umanità intera. L’alimentazione gioca un ruolo di rilievo nella coltivazione della
compassione universale. Vorrei parlarvi del cibo sattvico, ossia del genere di cibo necessario per
il progresso spirituale. I1 cibo sattvico fa sì che il discepolo afferri il concetto di onnipresenza
della Divinità. II suo progresso avviene per il passaggio dei quattro stadi di vita divina:

1) l’iniziazione alla realtà teocentrica (Salokya),

2) l’approccio alla sostanza spirituale, che sta alla base dell’universo (Samipya),

3) l’assimilazione della forma della Divinità (Sarupya),

4) la liberazione e la definitiva unione con Dio (Sayujya).

L’alimento sattvico è determinante nell’acquisizione di questi quattro stadi della vita
spirituale. È necessario che prendiamo qui in esame le implicazioni del concetto di cibo sattvico.

Ci sono persone che cadono nell’equivoco di ritenere che il cibo sattvico debba consistere
in un’alimentazione esclusivamente a base di latte, yogurt, dolci e frutta e sono convinte di
divenire “sattviche” consumando in gran quantità leccornìe del genere. Sono assolutamente in errore.
Una esagerata e smodata assunzione di latticini risveglia e accentua le qualità ragiasiche e
tamasiche dell’uomo. Non si può definire “sattvica” una dieta straricca di latte, cagliate e “ghi”
(burro chiarificato), in quanto questi alimenti portano ad una manifestazione della natura
passionale dell’uomo.

A questo proposito, devo dilungarmi sulla natura della conoscenza umana e sui cinque
ingressi della percezione sensoriale: cinque organi di senso, relativi alle cinque facoltà
dell’udito, tatto, vista, gusto e olfatto. La protezione e lo sviluppo di queste facoltà sensoriali
dipendono dal cibo sattvico assunto per bocca. II tipo di cibo sattvico consumato dipende dai gusti
personali. Ci si sente soddisfatti quando si è messo in bocca quel preciso tipo di cibo. Ma si
dimentica che una parte incorporea del cibo viene assorbita anche per mez- zo di altri organi di
senso. L’effetto salutare del cibo sattvico sarà vanificato dall’ascolto di discorsi cattivi, se
indulgete in maldicenze, se guardate imma- gini oscene, se venite a contatto con cose dannose e
usate male l’olfatto. La mente e il corpo vengono guastati, contaminati e inquinati dal male.
Perciò, il solo cibo sattvico non è una sufficiente premessa alla rigenerazione spiri- tuale. Non si
deve parlare del male. Si deve rifuggire dal condannare gli altri e dall’elogio di se stessi.
L’adulazione di se stessi e l’autoesaltazione ritarda- no la crescita spirituale. Ai nostri organi
sensoriali dobbiamo fornire cibo, suoni e visuali salubri. La lingua è destinata a cantare la gloria
di Dio. Le orecchie hanno la funzione di pascersi delle gloriose manifestazioni del Divino.

A ciascun organo di percezione si deve provvedere il suo specifico sosten- tamento
spirituale. Alimentazione sattvica, dunque, non significa semplice- mente morigeratezza nel
consumare latte, yogurt, ghi e frutta, ma pure dilettarsi di nobili pensieri, sacri suoni, visioni
edificanti e conversazioni spi- rituali. Bisogna sviluppare una vista sattvica e delle visioni
spirituali. Biso- gna saper godere il “darshan” delle bellezze naturali e la divinità delle icone
nei templi, evitando tutte le visioni ed i suoni che distraggono. Non si deve guardare a chiunque
con occhio malizioso. Pensieri maligni generano occhio maligno. Gli occhi sono le finestre del
cuore. II cuore dovrebbe traboccare di amore e compassione. Una natura sattvica si sviluppa
alimentando gli oc- chi con visioni sattviche.

Anche il senso dell’odorato è ugualmente importante. Al senso dell’olfat- to vanno forniti
dolci profumi. Andrebbero evitati tutti gli odori sgradevoli. Sugli altari dei templi, per creare
un’atmosfera di santità, si fa uso di dolci profumi e si accendono bastoncini di fragrante incenso.
Gli odori ripugnanti distruggono la santità. L’idea di santità è sempre associata a dolci profumi ed
aromi.

La sensazione tattile, ovvero il senso del tatto andrebbe soddisfatta venen- do a contatto
fisico con i piedi di un santo. Vanno evitati i contatti con per- sone malvagie. Toccarle produce
pensieri cattivi.

La compagnia dei virtuosi (Satsang) è di importanza suprema. II Satsang porta al distacco. II
distacco induce equanimità, la quale, a sua volta, condu- ce alla liberazione nella vita. Molto si
può realizzare con l’ausilio del Sat- sang. Si coltivano buone abitudini e si condividono pie
attività. II Satsang santifica il corpo umano predisponendolo alla funzione di tempio di Dio.

La tecnica spirituale di “Dhyana”, menzionata nella Bhagavad Gita, non può essere benefica,
in assenza di una alimentazione completamente sattvi- ca, estesa a tutto il corpo, vista, udito,
odorato e tatto. Altrimenti, è solo un atteggiamento. II vero valore e il significato della
Meditazione dovrebbe- ro essere chiaramente afferrati per evitare le insidie e i pericoli derivanti
da una sua pratica erronea.

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