La conoscenza dell’Infinito – LO SCOPO DELLA VITA di Govinda

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Tratto da:

Govinda
LA CONOSCENZA DELL’INFINITO
Meditazione e realizzazione di Dio

LO SCOPO DELLA VITA

Cerchiamo di scoprire dove risiede la felicità, se nelle cose del mondo,
come il denaro, gli svaghi, il sesso, la famiglia, o invece nell’interiorità
più profonda dell’uomo, nell’anima di ognuno di noi.

Anche la felicità ha una storia che bisogna conoscere, un lungo viaggio da
raccontare. Vediamo quali sono i momenti più significativi delle sue
manifestazioni, al fine di cogliere il senso della nostra vita.

Appena fa ingresso nel mondo, il bambino vede la sua gioia tutta racchiusa
nell’immagine della madre, la sua unica fonte di felicità è il grembo
materno. Non c’è niente che possa procurargli soddisfazione quanto le
carezze e i giochi inventati dall’amore dei genitori. Egli ride di cuore e
nella sua mente non esiste altro, né gli oggetti dei sensi, né i soldi, né
il lavoro, cose per lui inutili e di nessun valore.

Trascorre qualche anno e la felicità del bambino cambia direzione,
spostandosi sui giocattoli.

La madre non è più al centro della sua attenzione, la fonte unica della sua
gioia, non lo attrae quanto gli oggetti dei suoi svaghi. Spesso litiga con
lei e piange per amore di quelle cose. Non gli interessano la cultura, il
sesso e i problemi dei grandi, in cui non scorge alcun significato. Ma il
bambino cresce in fretta e deve già andare a scuola, inizia un nuovo tipo di
vita. Presto abbandona i suoi giochi e si dedica esclusivamente allo studio.
La sua sola contentezza ora consiste nel riportare buoni voti e nel superare
gli esami.

Per molti anni tutte le sue energie vengono utilizzate per conseguire quei
risultati scolastici che gli procurano gioia. Così si avvicinano gli anni
dell’università, al cui solo pensiero lo studente prova una grande emozione,
e il suo desiderio principale è di accedere al più presto agli studi
universitari, raggiungere la sede della sua futura esultanza.

Qui egli si dedica con molta passione ad apprendere quella che dovrà essere
la sua professione nella vita sociale e sente di realizzarsi sempre più.

Terminati finalmente gli studi, ottiene un lavoro, che gli dà la falsa
sensazione di essere arrivato al culmine della soddisfazione, come se la
vita gli avesse dato tutto. In realtà, questa volta, la felicità si è
trasferita dai libri al mestiere che svolge e, come al solito, lo appagherà
solo per poco tempo.

Il suo sogno è quello di diventare ricco, di formare un grosso patrimonio e
procurarsi ogni genere di comodità.

Così trascorrono alcuni anni ed ecco che comincia a sentire la mancanza di
qualcos’altro. Pensa che dopotutto gli ci vorrebbe una donna e per amore di
una moglie è pronto a spendere tutti i suoi guadagni, a sacrificare ogni
cosa, anche l’affetto dei genitori. Abbandona la propria famiglia per
formarne un’altra.

Pieno di vuoto entusiasmo e di apparente soddisfazione, vive con la sua
prediletta e gli sembra di non mancare di nulla.

Ma con grande disappunto presto vede sorgere una nuova delusione.
Quell’amore e quel piacere che provava in sua compagnia non hanno più la
stessa intensità di prima, hanno perso il loro fascino divenendo sterili,
come se si fossero prosciugati, non gli procurano la calda passione
iniziale. Si sente di nuovo frustrato e si rende conto che ci vuole qualcosa
di diverso che possa continuare a dare gioia e a spezzare la monotonia
dell’esistenza. Così il suo sogno diventa quello di avere un figlio.

Ancora una volta la felicità è costretta a cambiare luogo e a peregrinare da
uno scopo all’altro, procurando continue amarezze, non avendo ancora trovato
la sua stabile dimora. Essa transita dalla moglie al bimbo che sta per
nascere. Le energie e le speranze dell’uomo sono ora tutte concentrate su
quel sacro evento che è la nascita umana. Quando la casa viene riempita dai
vagiti del neonato, la mente lo illude con una ulteriore falsa contentezza.
La nuova vita venuta al mondo gli fa credere di godere squisite emozioni di
tenerezza. Anche queste esperienze infatti scompaiono rivelandosi vane e
irreali.

Dalla gioia promessa, lo abbandonano all’apatia, alla tristezza e alla
delusione. Si accorge che non c’è più felicità nel figlio che sta crescendo,
quindi sente il bisogno di averne un altro, poi un altro ancora.

Nel frattempo sorgono gli interminabili e spiacevoli problemi familiari. Chi
non gode buona salute, chi sente male ai denti e chi allo stomaco. Uno non
va bene a scuola, un altro crea preoccupazioni di genere diverso. Tutte cose
che assillano la mente giorno e notte. Bisogna dedicarsi costantemente ai
figli, andando incontro a molte difficoltà, e riversare su di essi tutta la
propria attenzione, adattandosi alle loro fastidiose abitudini. Bisogna
crescerli e accudirli puntualmente con immensa pazienza, servirli, educarli,
dare loro un’adeguata sistemazione. È incredibile quanti sacrifici essi
richiedono da parte dei genitori.

Nel momento in cui date la vita ad un figlio, gli date anche la morte. Lo
mettete al mondo offrendogli i piaceri dei sensi, ma nello stesso tempo lo
condannate al dolore, ai problemi esistenziali e alla malattia. Nessuno vi
chiede di nascere. Se procreate, è solo per vostro egoismo.

Molti anni sono trascorsi. Quell’essere umano, che un tempo godeva
innocentemente nelle braccia della giovane madre e si divertiva coi
giocattoli, è ormai giunto alla vecchiaia. La felicità e le gioie vissute
sono tutte tramontate.

Il lavoro, le ricchezze, gli svaghi sono diventati cose inutili, sorpassate
e infantili. Il senso del tatto che gli aveva procurato tante dolci emozioni
si è atrofizzato, il volto ha perso la sua bellezza ed è diventato brutto.
Le donne non lo attraggono, la sua consorte forse non è più in vita e i
figli, ormai sposati, si dedicano alle loro famiglie. Delle soddisfazioni
giovanili non è rimasta nessuna traccia, il loro vago ricordo è diventato
perfino angosciante. Cercava la felicità e ha trovato dolore e delusione.

La sua gioia mondana è stata irreale come un sogno, come un’ombra che ogni
momento si illudeva di afferrare. Dopo un’intera vita di sacrifici e
dedizione, di momenti lieti e tristi, in cui si alternavano lacrime e
sorrisi, gli è rimasta una lugubre ricompensa: la tristezza di vedersi
vecchio e tramontato, l’angoscia di sentirsi spegnere ogni giorno che passa,
la sofferenza della malattia e il terrore della morte.

Questa dovrebbe quindi essere la drammatica conclusione della vita, questa
vita che ci è così cara e che consideriamo sacra, il crudele destino che
l’esistenza avrebbe assegnato alle sue creature per portare a compimento un
piano diabolico che non ha ragioni, che rivelerebbe soltanto malvagità e
stoltezza, in palese contrasto con l’intelligenza degli esseri viventi e con
il loro istinto di conservazione, con i sentimenti di amore e di bontà che
animano l’uomo, con le bellezze della natura e la genialità dei suoi
fenomeni. Le cose non possono stare in questo modo.

Tutto ciò dimostra che quella felicità che continuava a spostarsi da un
oggetto all’altro e da un evento all’altro, non apparteneva realmente alle
cose di cui quella persona si circondava o faceva sue, non procedeva dal
mondo esterno, che con l’inganno l’ha sedotta, ma aveva la sua dimora
completamente altrove, proveniva da un posto che le era sconosciuto e che
evidentemente si trovava all’interno.

Il grembo materno, i giocattoli, i libri, il lavoro, la ricchezza, il
matrimonio, non hanno alcuna felicità in sé, essi sono amabili e procurano
gioia perché vengono illuminati dai raggi della felicità della nostra anima.

Come il sole illumina gli oggetti, li rende visibili e li riscalda,
similmente la luce del nostro Sé interiore risplende sulle cose del mondo e
le permea di felicità e di amore. Quando i suoi raggi, attraverso
l’attenzione della mente, vengono distolti dagli oggetti che ci procurano
piacere, questi smettono di attrarre il nostro interesse, in quanto sono
privati della felicità che procede dall’interno, e la gioia del Sé va ad
illuminare altri oggetti, che diventano in tal modo i nuovi strumenti delle
nostre sensazioni piacevoli.

Ciò che realmente si ama nelle cose non sono esse in quanto tali, ma il
nostro stesso Sé che le avvolge con la sua luce. Non per amore dei soldi, i
soldi sono amati, ma per amore del Sé; non per amore della moglie, la moglie
viene amata, ma per amore del Sé; non per amore del figlio, il figlio è
amato, ma solo per amore del Sé.

Quando amiamo queste cose, noi riflettiamo la nostra divinità su di esse
trasformandole in strumenti nella nostra invocazione dell’amore supremo. In
ogni forma di affetto e di piacere è il Sé che in realtà viene invocato e di
cui si gioisce.

Quando la moglie e il marito, un tempo cari l’uno all’altro, non servono
più ai loro interessi, essi divorziano.

Qualsiasi cosa che non è più illuminata dal sole interiore attraverso la
finestra della mente, per cui la felicità da essa scompare, viene subito
respinta e abbandonata. La moglie è cara al marito e viceversa non perché in
lei vi sia qualcosa di particolarmente amabile, ma perché essa gli serve da
specchio per vedere la bellezza e il fascino del proprio Sé spirituale.

Noi amiamo le persone per il solo motivo che tramite esse vogliamo amare noi
stessi, desideriamo specchiarci in loro e conoscere il nostro Sé che si
riflette negli altri. Se questo riflesso non avviene, non si prova alcun
amore.

La fotografia di un familiare viene amata non per il materiale di cui è
fatta, ma perché in essa appare l’immagine di una persona cara. Agli occhi
degli estranei, infatti, la stessa fotografia non rappresenta niente. La
materia inerte non ha mai attratto l’anima. Quando correte dietro ad un
volto non siete attratti dalla sua forma, dietro quelle molecole di carne
c’è il gioco dell’influenza divina ed è di essa soltanto che vi innamorate,
anche se non ve ne rendete conto.

Nessuno ama una persona per se stessa, è il Sé che risiede in lei che fa
amare quella persona. È soltanto la presenza divina nel suo corpo che attrae
l’anima degli altri e la rende oggetto di amore. Tutte le passioni e tutti
gli affetti sono in realtà amore per Dio. Ogni attaccamento e desiderio è
una tendenza verso il Signore.

Nessuno ama qualcosa se non per il Sé che è in essa presente. Anche nelle
più basse attrazioni dei sensi vi è l’impronta dell’amore divino.

Solo per il desiderio del Sé di tutte le cose, le cose sono desiderate.

Niente in questo mondo ci è caro, ciò che amiamo negli oggetti e nelle
persone è soltanto Dio, che sempre ci sfugge e manchiamo di riconoscere a
causa di una confusione di
pensiero. È lui in definitiva che dobbiamo realizzare se vogliamo essere
felici, perché costituisce la vera realtà nostra e di tutti, il vero scopo
della nostra ricerca nel mondo.
È la felicità che nessuno può portarci via e che non potremo mai perdere,
neanche nel momento in cui perderemo ogni cosa, perché si identifica con il
nostro essere e ci appartiene esclusivamente.

Il desiderio di parlare con gli altri è in realtà il desiderio di ascoltare
se stessi. Il desiderio di conoscere le persone non è che il desiderio
fondamentale di conoscere la propria anima. La compagnia dei nostri simili
ci è cara perché in essi scorgiamo la nostra immagine, che è ciò con cui
vogliamo realmente stare. Tutto quindi procede e prende valore da noi.
Adesso sapete che il luogo del piacere, la sorgente della gioia è solo
all’interno ed è perciò irragionevole continuare a cercarli all’esterno.

Se volete far vostra per sempre la felicità che vi procurano le ricchezze, i
divertimenti e il sesso opposto, andate dentro di voi e scoprite la sorgente
di quella felicità. Allora soltanto sarete sicuri di non poterla mai
perdere. Una volta trovata la sua dimora, potrete visitarla ogni volta che
desiderate, perfino nell’ora della morte. Vi convincerete che tutto il
fascino, l’amore e il piacere che provate a contatto con il mondo è sempre
stato dentro di voi, nella vostra più intima essenza, e che ciò che
sperimentate con i sensi è soltanto un riflesso illusorio di felicità
prodotto dalla luce del Sé da voi stessi proiettata sulle persone e sugli
oggetti tramite il pensiero.

Il fine ultimo e originario della vita è la realizzazione di Dio, di
quell’Essere Supremo che è in noi e ovunque e ogni altra attività è
semplicemente un ausilio a questa realizzazione. La vita è intesa solo per
ottenere questo risultato sublime.

Ogni nostro dovere, qualsiasi nobile azione, ogni pensiero che ci passa per
la mente non avrà alcun significato e alcun valore se non è connesso con il
vero obiettivo dell’esistenza, verso cui deve essere diretto e per il quale
deve costituire soltanto un mezzo. Se ciò non avviene, qualunque cosa
facciamo è solo uno spreco, perché non soddisfa la ragione per cui
esistiamo.
Lo scopo supremo della vita è il valore di ogni cosa nel mondo.

Tutti i nostri scopi materiali sono la frantumazione di quell’unico grande
scopo. Se questo non fosse in lui, l’uomo non potrebbe concepire neanche
l’idea di obiettivo. Quale sentimento gli darebbe questa capacità se egli
fosse privo di uno scopo innato, e quindi trascendente, che costituisce lo
stimolo base o la causa di tutte le sue aspirazioni e che esiste prima
ancora dell’ideazione di qualsiasi scopo creato dalla mente?

Da dove gli deriverebbe il sentimento del desiderio se questo non fosse già
presente in lui fin dalla nascita per qualcosa che evidentemente non è del
mondo, dal momento che non lo conosce e non ne ha ancora fatto esperienza?

Il nostro corpo non è uno strumento per la gratificazione dei sensi, ma il
mezzo per la realizzazione dello Spirito. Esso è il veicolo che abbiamo
acquistato per muoverci verso Dio, non ha altre ragioni.

E se non viene utilizzato per lo scopo per cui è stato progettato, se la
vostra mente non viene usata per conoscere la Verità spirituale, se pensate
che questo mondo è tutto e che ogni cosa finisce qui sulla terra, se non
riconoscete l’esistenza dell’Assoluto, se il fine della vita non viene
raggiunto, allora, anche se avete fatto grandi opere, anche se avete salvato
l’intera umanità da un pericolo imminente, anche se vi siete messi al
servizio della giustizia e dei sofferenti, potete ben dire che tutta la
vostra vita è stata sprecata. Il che è un gravissimo danno. Avete sprecato
il vostro tempo prezioso perché non è stato impiegato per conseguire la meta
dell’anima. Se la vita viene utilizzata per fare meditazione su Dio, allora
soltanto è vissuta correttamente, in conformità all’idea per cui è stata
manifestata.

Se voi amaste il Sé nella stessa misura in cui amate il vostro corpo, se
amaste l’Onnipotente con la stessa intensità con cui amate vostra moglie, se
vi dedicaste alla meditazione con lo stesso zelo con cui vi dedicate ai
figli e al lavoro, se la praticaste con lo stesso trasporto con cui vi
abbandonate ai piaceri della mente, allora realizzereste la Verità in
pochissimo tempo. Non permettete a nessuno di intralciare il vostro cammino
verso la conoscenza dell’essere interiore.

Qualunque sia la vostra occupazione, siate voi estremamente poveri o molto
ricchi, celibi o sposati, virtuosi o peccatori, meditate sul vostro Sé e
scopritene il magico splendore. Se i vostri genitori si oppongono al vostro
progresso spirituale, benediteli in nome della Verità e dimenticateli,
andate per la vostra strada.

Se vostra moglie o vostro marito vi sono di ostacolo, benediteli in nome
della Verità e abbandonateli al loro destino. Se gli impegni di lavoro vi
impediscono di evolvere in Dio, sbarazzatevene al più presto e cercate
un’altra occupazione. Se i vostri occhi vi allontanano dallo Spirito,
strappateli e gettateli in un fosso. È cento volte meglio perdere tutto
questo che perdere l’Infinito.

La moglie di un uomo che ama sinceramente il Signore deve anch’essa
spiritualizzarsi e diventare devota, aiutarlo nello sforzo di ottenere la
vita eterna o quantomeno non essergli di intralcio, diversamente è una donna
irriconoscente e crudele che non merita la sua compagnia. Questo vale anche
per il marito.

Il Sé è il vostro vero genitore, il vostro vero coniuge, il vostro vero
amico e la vera luce dei vostri occhi. Esso vi è più vicino della persona
amata e dei vostri figli, più caro della famiglia e del lavoro, perché è lui
che vi dà la vita, senza la quale non potreste possedere nulla. Abbiate più
rispetto per la Verità che per qualsiasi altra cosa, amatela al di sopra di
tutto. Centinaia di mogli, di mariti, di figli e di mestieri avete avuto
nelle vostre innumerevoli vite precedenti e altrettanti ne avrete nelle
vostre incarnazioni future. Essi sono tutti effimeri come le immagini di un
sogno, falsi valori, vi abbandonano perché non sono vostre e non vi
appartengono realmente.

Solo la Verità interiore è sempre stata la stessa ed è rimasta con voi fin
dall’eternità, perché è ciò che è realmente vostro e non potrete mai
perderla. Essa è eterna, mentre le cose di questo mondo non lo sono e per
loro colpa, per l’amore che portate per esse, non avete ancora fatto ritorno
alla Verità.

La nostra anima è come un cristallo trasparente. Ponete accanto ad esso un
oggetto bianco e il cristallo apparirà bianco, ponete un oggetto rosso e
apparirà rosso. In realtà il cristallo è incolore, non è ne bianco né rosso,
ma al di sopra delle tinte. Similmente, accanto al Sé, puro e immacolato,
l’uomo pone l’immagine del suo corpo e dice: “Io sono maschio, io sono
donna, sono italiano, americano, cinese, con questo o quel nome”. Aggiunge
altri colori ed esclama: “Io sono professore, sono studente, sono avvocato,
sono medico, sono impiegato, sono genitore, sono figlio, sono cristiano,
buddista, musulmano”.

In tal modo quel puro “Io” che è al di là delle distinzioni, dei nomi e
delle forme, limpido come un vetro trasparente, appare colorato di tutte
queste forme e attributi che in realtà non è, né gli appartengono. Esso non
perde mai la sua identità ed essenza divina, nonostante lo identifichiate
con l’aspetto fisico e con i sentimenti. Allontanate gli oggetti dal
cristallo ed esso vi apparirà come realmente è, puro e incolore.

Scoprirete la vostra identità di spirito assoluto, completamente diverso da
ciò che sembrate e credete di essere, dopo aver rimosso da voi il concetto
di corpo. Voi siete Dio, la Luce universale che penetra ogni cosa e che non
cessa un istante di splendere. Non fate la parte del misero, non dite mai di
essere deboli, mortali e peccatori, non ci può essere più grande menzogna di
questa.

Affermate sempre la vostra natura divina. Il povero ha il tesoro nascosto
nella sua abitazione, ma lo ignora e continua ad essere povero. Il tesoro è
lì tutto il tempo, egli deve soltanto scavare per trovarlo. Un re può
addormentarsi e sognare di essere un mendicante. Egli potrà soffrire durante
il sogno, ma ciò non può assolutamente interferire nella sua reale
sovranità. Scavate dentro di voi e impossessatevi del tesoro nascosto, solo
allora ogni miseria avrà fine. Svegliatevi e riacquistate la consapevolezza
che siete il Signore dell’universo, il dolore del sogno svanirà in un
attimo.

La conoscenza della Verità è di per sé motivo della più alta pace e armonia.
L’avere scoperto la Coscienza universale costituisce una soddisfazione
impareggiabile. L’avere sperimentato l’Infinito di luce è per un uomo la
meta più sublime. Non c’è gioia e felicità più grande di quella di colui
che, sul letto di morte, sa di aver conosciuto la Verità eterna e raggiunto
lo scopo supremo dell’esistenza, di aver adempiuto la missione per la quale
è venuto sulla terra. Neanche la contentezza e l’entusiasmo di un giovane
che si delizia nei piaceri dei sensi possono paragonarsi a quella gioia e a
quella felicità.

Questo è il prezioso e inestimabile dono della vita.

tratto da lista Sadhana > it.groups.yahoo.com/group/lista_sadhana

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