Il cervello e il sistema nervoso

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Il cervello e il sistema nervoso

Dott. Joe Dispenza tratto da Scienza & Conoscenza nr.1 luglio 2002

Il cervello fa parte del sistema nervoso. Il sistema nervoso controlla e coordina tutti gli altri
sistemi presenti nel corpo umano. Ordina e armonizza la vasta complessità dei tessuti viventi per il
benessere dell’individuo.
Ha il compito di ricevere informazioni sensoriali attraverso gli organi dei cinque sensi e di
conservare le informazioni ricavate da esperienze passate.
Comunica costantemente con il corpo. Controlla il sistema endocrino dei muscoli e dello scheletro,
il sistema immunitario, digestivo, cardiovascolare, riproduttivo, respiratorio e quello urinario:
senza un sistema nervoso in buona salute, non potrebbe esserci una vita armoniosa.

Il sistema nervoso si suddivide in due parti principali: il sistema nervoso centrale e il sistema
nervoso periferico. Il primo è costituito dal cervello e dal midollo spinale. Possiamo pensare al
midollo spinale come un’estensione del cervello.
Il secondo è composto dai nervi craniali, che fuoriescono dalle cellule neurali e dai nervi spinali,
che si propagano dal midollo spinale. All’interno del sistema nervoso centrale e periferico c’è un
tipo di sistema nervoso responsabile delle funzioni involontarie, chiamato sistema nervoso autonomo.

E’ un sistema di controllo del corpo che si corregge da sé. E’ responsabile dell’omeóstasi,
l’equilibrio mantenuto dall’innata intelligenza del corpo.
Regola la temperatura del corpo, il livello degli zuccheri nel sangue, il battito cardiaco, e tutti
quegli aspetti della nostra salute che ogni giorno diamo per scontati. Per esempio, il sistema
cardiovascolare e quello digestivo per funzionare non richiedono uno sforzo consapevole da parte
nostra: non controlliamo consapevol­mente il battito cardiaco, né il gran numero di enzimi prodotti
per digerire l’ultimo pasto, il che pone un interrogativo: “quale intelligenza manda avanti lo
spettacolo? Questo è letteralmente un processo automatico.
Chiamiamolo subconscio o sistema che opera al di sotto del controllo consapevole. Un buono
stratagemma mnemonico è considerare autonomo automatico.

Il sistema nervoso autonomo può essere ulteriormente suddiviso in due parti: sistema nervoso
simpatico e parasimpatico. Il sistema nervoso simpatico prepara il corpo ad affrontare le situazioni
d’emergenza. E’ anche chiamato sistema nervoso del combatti o fuggi. Quando percepiamo una minaccia
dall’ambiente, tutti i sistemi subiscono un’accelerazione, il battito cardiaco, la pressione del
sangue, il tasso respiratorio aumentano, e viene rilasciata l’adrenalina per una risposta immediata.
Contemporaneamente, tutta l’energia del corpo è distolta dal tratto digerente. Il corpo cambia dal
punto di vista elettrochimico per poter sopravvivere. L’attività del sistema nervoso parasimpatico
consiste nel conservare e ripristinare l’energia del corpo. La funzione del sistema parasimpatico è
proprio l’opposto della funzione del sistema simpatico: rallenta il battito cardiaco, aumenta
l’energia nel tratto digerente, rilassa il corpo e allontana il flusso sanguigno dai muscoli
periferici. Pensate alla sensazione che provate dopo il pranzo di Natale. Il neurone è l’elemento
basilare del sistema nervoso e anche il più importante. Neurone è il termine con cui si definisce la
cellula neurale con i suoi prolungamenti.

E’ il tipo di tessuto più sensibile all’interno del corpo umano. I neuroni sono cellule eccitabili
specializzate nella ricezione di stimoli e nella conduzione degli impulsi provenienti dai nervi.
Trasmettono informazioni ad altre parti del corpo. Sono come l’impianto elettrico che fa muovere una
macchina. Nel cervello si trova la più grande concentrazione di neuroni dell’intero corpo.

Il cervello è composto da qualcosa come 10 miliardi di neuroni.

Ci sono tipi differenti di neuroni all’interno del corpo umano collocati in categorie secondo la
posizione e la forma. I diversi tipi di neuroni sono classificati in base alla direzione verso la
quale conducono gli impulsi e al numero di diramazioni che presentano.
I neuroni formano una vasta rete interconnessa. Come analogia considerate che alcune cellule
assomigliano molto a querce che hanno perso le foglie, durante il periodo invernale. I rami più
lunghi della quercia allungano le propaggini all’esterno in diverse direzioni tridimensionali,
creando rami più piccoli che si suddividono ulteriormente in piccoli ramoscelli dalla forma di dita.
Questi rami chiamati dendriti hanno la funzione di ricevere le informazioni provenienti da altre
cellule nervose che servono appunto come trasmettitori di informazioni. Ora spostiamoci dai dendriti
verso l’interno. I rami convergono verso il tronco dell’albero, nel quale si trova il nucleo del
neurone, che rappresenta la biblioteca della cellula: conserva il DNA, ovvero tutte le informazioni
genetiche che esprimiamo in qualità di esseri umani che hanno raggiunto questo stadio
dell’evoluzione.

Strano a dirsi, conserva anche un’enorme quantità di DNA inutilizzato, che gli scienziati chiamano
DNA spazzatura. L’estate scorsa è stata ultimata la mappatura della sequenza del DNA (Progetto
Genoma). Adesso gli scienziati sono concordi nel ritenere che usiamo meno del tre per cento della
nostra biblioteca genetica. Pertanto, l’espressione umana del DNA è ancora limitata, è come avere a
disposizione una completa biblioteca e continuare a sfogliare sempre gli stessi pochi libri, mentre
il resto della biblioteca rimane inutilizzato.
Il paradosso è che abbiamo ancora molte più informazioni genetiche latenti di quante ne usiamo
correntemente come esseri umani e, a dispetto delle leggi dell’evoluzione, non sono mai diminuite.

Da un punto di vista evolutivo agli esseri umani è permesso di essere soltanto il 3% di ciò che sono
in potenza. Infatti, le recenti ricerche scientifiche cominciano a comprendere che questo DNA di
scarto può avere molte più funzioni pratiche di quante gli scienziati non abbiamo mai considerato.

Il DNA della cellula nervosa è quasi lo stesso di ogni altra cellula del corpo, perché ognuna
contiene le medesime informazioni genetiche, rappresentate appunto dal DNA.
Ciò che rende diversa una cellula da un’altra è l’espressione attiva di appena pochi geni specifici.
Quindi, una cellula nervosa si esprime come tale, perché la sequenza del suo DNA è appena diversa da
quella che genera la cellula di un muscolo o della pelle. Il tronco del neurone è chiamato assone.
Tutti i neuroni hanno un solo assone. Possono raggiungere una lunghezza variabile, da un decimo di
millimetro a due metri. Quando una cellula del cervello viene eccitata, trasmette il suo messaggio
lungo l’assone per mezzo di un singolo impulso piuttosto che di una propagazione costante. Questo è
definito un fenomeno del tutto-o-niente.
L’impulso ha la durata di un millisecondo può viaggiare alla velocità di 2-300 miglia orarie.

Ioni e potenziale di azione.
La membrana cellulare, o membrana del plasma, avvolge esternamente la cellula nervosa ed i suoi
prolungamenti. Immaginatela come la pelle della cellula nervosa. Da qui parte e arriva l’impulso
nervoso. La membrana del neurone misura otto manometri ed è molto più piccola di quanto un
microscopio standard consenta di osservare. E’ semipermeabile, il che significa che permette ad
alcuni ioni di attraversarla, ma proibisce ad altri il passaggio. Gli ioni sono particelle
elementari con una carica, perché hanno perso o guadagnato un elettrone nella loro orbita più
esterna.

Alcune particelle inorganiche, messe in soluzione, acquistano o perdono elettroni abbastanza
facilmente.
Dal momento che il corpo è composto prevalentemente di acqua, risulta essere un perfetto ambiente
per gli ioni. La cellula nervosa nel suo stato di quiete ha una carica negativa di 70millivolt. La
ragione di questa carica negativa è nella relativa concentrazione di ioni che esiste all’interno e
fuori dalla cellula.
Gli ioni intra e extracellulari che ci interessano di più sono quelli di sodio (NA+) e potassio
(K+). Nello stato di riposo, il sodio è un componente extracellulare, mentre il potassio si trova
all’interno della cellula.
La membrana cellulare del neurone è maggiormente permeabile agli ioni di potassio che a quelli di
sodio e, per questa ragione, l’afflusso e il deflusso di ioni di potassio avviene più liberamente.

Gli ioni di potassio si concentrano all’interno della cellula, ma a causa delle leggi della
diffusione non rimangono a lungo al suo interno.
Poiché gli ioni di sodio, dalla carica positiva, rimangono in prevalenza fuori dalla cellula e gli
ioni di potassio, dalla carica negativa, tendono a defluire passivamente all’esterno, l’interno
della cellula diventa relativamente negativo rispetto al suo esterno.
Perciò, la membrana della cellula nervosa ha sempre una carica negativa inferiore a 70 millivolt
rispetto all’esterno.
Questo è conosciuto come potenziale a riposo.
Quando la cellula neurale è stimolata, avviene un rapido cambiamento nella permeabilità della
cellula, dovuta agli ioni di sodio che si trovano all’esterno, i quali per un istante si
precipitano, attraverso il plasma della membrana, verso l’area più interna. Il risultato è che la
membrana diventa meno polarizzata e il potenziale all’interno della cellula cresce a +40 millivolt.

Ora, l’interno diventa più positivo rispetto al suo stato di riposo. L’improvviso afflusso di ioni
di sodio, seguito dal cambiamento di carica elettrica, è chiamato potenziale di azione.
Questo è un fenomeno molto breve, dura meno di 5 millisecondi, ma è abbastanza lungo da propagare la
corrente elettrica lungo la cellula nervosa.
Subito dopo si verifica un rapido cambiamento nella posizione degli ioni, che ritornano allo stato
di quiete.
Una volta prodotto, il potenziale di azione si diffonde lungo la membrana cellulare, lontano dal
punto in cui aveva avuto origine, e si propaga lungo la cellula neurale con un effetto simile ad una
cascata.
Questo è chiamato impulso nervoso.
Questo impulso si propaga da sé e rimane inalterato nella frequenza, nella dimensione e nella sua
intensità o forza di trasmissione, fino a quando non si conclude la trasmissione del segnale.

Se proprio in questo momento mentre leggete questo foglio, provaste ad allungarvi verso una matita e
la afferraste, una cascata di potenziali di azioni colpirebbe una moltitudine di neuroni per fare in
modo che l’azione delle vostre braccia e delle vostre mani diventi un moto coordinato.
Il pensiero inizia nel cervello, dove crea la prima serie di potenziali di azioni (l’immagine della
matita). Poi gli occhi vedono la penna, generando la seconda serie di azioni potenziali. Allora il
cervello localizza la matita per formulare ed integrare il movimento di raggiungere la matita.
Intanto, il sodio e il potassio si precipitano avanti e indietro nelle vostre cellule neurali e
tutto avviene alle vostre spalle. Quando un impulso viaggia lungo il tronco dell’assone, raggiunge
le radici dell’albero. Se osserviamo le radici della nostra quercia, possiamo vedere strutture
simili a rami d’albero chiamate estensioni dell’assone o neuriti, che hanno il compito di inviare
messaggi ad altre parti del cervello o del corpo. In breve, i dendriti ricevono informazioni da
altri neuroni e le inviano attraverso il nucleo lungo l’assone fino ai neuriti, che poi, per mezzo
dei dendriti, passano a loro volta il messaggio alla cellula nervosa vicina.

Il punto dove dendriti e neuriti si incontrano è chiamato sinapsi. Ogni cellula nervosa del cervello
umano ha in media dalle 1000 alle 10000 connessioni sinaptiche per neurone. Alcune cellule nervose
ne hanno anche un numero maggiore.
A questo punto se facciamo due conti, considerando i 100 miliardi di neuroni nel cervello e
moltiplicandoli prudentemente per il minor numero possibile di connessioni per neurone, che è circa
di 1000, avremo un totale di 100000 miliardi di connessioni.
Secondo questa stima prudenziale, ci sono più sinapsi nel cervello umano che stelle nella nostra
galassia. Immaginate, se volete, milioni di queste strutture, proprio simili ad un albero, tutte
interconnesse in una rete tridimensionale nel corpo, e specialmente nel cranio, allora comincerete a
vedere il cervello e il sistema nervoso centrale nella loro forma tridimensionale.
Ma non fermatevi qui.

I più grande errore commesso dagli scienziati a questo punto, è di aver descritto il cervello e il
sistema nervoso come un sistema rigido, statico e senza vita. Nulla potrebbe essere più lontano
dalla verità. Le cellule del cervello, e del sistema nervoso sono vive, elettriche, si muovono,
crescono, si connettono e si disconnettono nello spazio di millisecondi.
Proprio nel momento in cui leggete questa frase e immaginate quanto viene descritto, una cascata di
impulsi provenienti dalle cellule del cervello sta attraversando le connessioni sinaptiche
esattamente come abbiamo illustrato. Così ora animate questa querce, piene di vita, mentre danzano
insieme, stringendosi le mani e lasciandosi velocemente e spontaneamente solo per passare oltre a
stringere un’altra mano.

Le sinapsi sono simili a connessioni telefoniche che mettono in comunicazione con altre località.
Ironicamente, paragonare il numero di connessioni che ci sono in tutti i sistemi di
telecomunicazione del mondo intero alle connessioni della rete neurologica del cervello equivale a
confrontare il cervello umano con un oggetto delle dimensioni del pisello. Diversi neuroni si
connettono l’uno all’altro nella fenditura sinaptica, un varco tra i neuroni di appena un millesimo
di millimetro, che permette agli impulsi nervosi di viaggiare lungo diversi percorsi da un neurone
all’altro senza interruzione. Quando un potenziale di azione si muove lungo un neurone, raggiunge
l’estremità di un neurite A quel punto, l’attività elettrica produce un’esplosione nelle vescicole
che contengono sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori.

I neurotrasmettitori sono rilasciati nello spazio che esiste tra un neurite e il vicino dendrite. I
diversi tipi di neurotrasmettitori sono i mezzi grazie ai quali le cellule nervose comunicano tra
loro attraverso le sinapsi. Immaginate, se volete, questi messaggeri chimici come minuscoli
vaporetti che attraversano un canale e si fermano sul lato opposto alla loro banchina di partenza.
Nel punto in cui ormeggiano, fanno scendere i passeggeri, ognuno dei quali ha un compito specifico.
Gli individui che sbarcano da un vaporetto possono percorrere lo stesso tragitto, ma con impegni
diversi. Questo è esattamente ciò che avviene con i neurotrasmettitori. Essi raggiungono il lato
opposto alla sinapsi di una cellula nervosa vicina, e rilasciano sostanze chimiche specifiche che
influenzano l’attività della cellula nervosa ricevente.
Questa a sua volta influenza il prossimo neurone e così via.

Gli impulsi nervosi sparati dai neuroni portano il messaggio fino alle cellule nervose vicine. I
neurotrasmettitori possono stimolare, inibire, e cambiare l’attività stessa del neurone a livello
cellulare. Per esempio, possono dire al neurone di sganciarsi dall’attuale connessione o fare in
modo che si colleghi più strettamente.
Questa attività avviene nello spazio di un millisecondo. Al momento la scienza conosce più di 50
neurotrasmettitori diversi. In base ad una particolare funzione del cervello, si trovano in
differenti concentrazioni in aree specifiche.
Alcuni dei più comuni e più importanti neurotrasmettitori sono l’acetilcolina la serotonina, la
dopamina, le endorfine la melatonina e quella molecola nascosta l’ossido d’azoto.
Presso il dendrite ricevente ci sono recettori chimici specifici per ogni neurotrasmettitore. Queste
sostanze sono simili ad una chiave particolare che entra precisamente nella serratura della sede di
un recettore. Questa idea avuta dalla natura, è semplicemente perfetta, perché così la comunicazione
avviene in modo esponenziale.

“Gli scienziati ancora
discutono sulla rilevanza
che hanno
sul cervello
la natura e la cultura,
l’ambiente
o le persone.
Come può il cervello
essere plasmato
e come possono
le nostre abilità essere
arricchite
dall’esperienza?”

Possiamo usare le stesse connessioni o percorsi neurali nel nostro cervello, ma produciamo
neurotrasmettitori chimici diversi per crea­ re una completa gamma di sentimenti, azioni, umori e
percezioni. Allora, questo è ciò che ci rende esseri umani cosi unici e diversi nel nostro modo di
essere quotidiano.
Questo comincia a spiegare l’inter­o fenomeno dell’atteggiamento. Possiamo svolgere la stessa
attività un altro giorno e provare un diver­so sentimento a proposito: si chia­ma libera volontà ed
è associata con la chimica del cervello. Tutto questo ha in ultimo un suo effetto diretto sul
sistema volontario e in­volontario. Questo processo può stimolare azioni e reazioni, tirar fuori
emozioni, regolare le funzioni corporee, manifestare stati d’ani­mo e comportamenti, stimolare
impulsi, rilasciare ormoni e creare immagini olografiche che chiamiamo pensieri e ricordi. Poiché
ab­biamo esposto gli elementi fonda­mentali del sistema nervoso, pos­siamo cominciare a comprendere
l’importanza di tutte le sue responsabilità. Esso ha la consapevolezza ed il compito di controllare
tutte le funzioni del corpo che avvengono attimo dopo attimo con o senza il nostro sforzo
consapevole. Ospita un’intelligenza con la capacità di svolgere cosi tante attività, in modo
talmente preciso che non vi facciamo caso.
Proprio in questo momento, sotto il controllo del sistema autonomo, ci sono migliaia di funzioni che
accadono a livello cellulare e su larga scala, e che, letteralmente, ci mantengono integri. E
veramente un progetto brillante. Il cervello e il sistema nervoso ci offrono la libera volontà di
agire intenzionalmente e consapevolmente.

Nel corso della nostra vita il cervello modifica di continuo la sua forma. Il nostro cervello è
plasmato dalle conversazioni che ingaggiamo, da quanto apprendiamo, dagli eventi che osserviamo e
dalle emozioni che esprimiamo.
Il cervello viene letteralmente modificato da quanto pensiamo e compiamo. Gli scienziati ancora
discutono sulla rilevanza che hanno sul cervello la natura e la cultura, l’ambiente o la
persona.Come può il cervello essere plasmato e come possono le nostre abilità essere arricchite
dall’esperienza? sveleremo questo mistero nella seconda parte dell’articolo, nel prossimo numero di
Scienza e Conoscenza.

Nel frattempo, la prossima volta
che fate uno sforzo, pensate a
chi veramente porta avanti lo
spettacolo!

Bibliografia:

I. Buzan, 1 (1988). Make the Most of Your Mind. London: Pan Books.
2. Eriksson, P S., et. al. (1998) Neurogenesis in the Adult Hippocarnpus. Nature Medicine, 4, pp.
1313-17.
3. Restak, R. S. (1979). The Brain: The Last Frontier. New York: Doubleday.
4. Robenson, 1. (1998). Mind ScuIpture. Great Bntain: Bantam Books.
5. Snell, R. S. (1992). Ginical Neuroanatorny For Medical Students. 3rd edition. Boston: Little,
Brown & Company

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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