I Guna: Gli influssi della natura materiale

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I Guna: Gli influssi della natura materiale

di Parabhakti das

I Guna Sattva Rajas TamasI Guna sono le tre energie materiali che
influenzano la vita di tutti gli esseri viventi:

TAMAS l’ignoranza – RAJAS la passione – SATTVA la virtù.

La miscela praticamente infinita di queste tre influenze determina i
diversi corpi psicofisici presenti non solo sul pianeta terra ma
nell’intero universo. Virtù, passione e ignoranza guidano e
controllano le diverse azioni e le fasi della giornata, catalogano i
cibi, ordinano culture, politiche ed anche tradizioni religiose. La
loro interazione è naturalmente necessaria per la vita stessa,
tuttavia, in accordo agli obiettivi che ci prefiggiamo è fondamentale
coltivarne, circostanziarne o rifuggirne le differenti influenze.

La tradizione vedica indica in Brahma (il “costruttore” dell’universo
materiale) il responsabile di Rajas, in Visnu (il
mantenitore-proprietario della materia e origine dell’essenza
spirituale presente in ogni essere vivente) quello di Sattva e in
Shiva (il distruttore trascendentale) quello di Tamas.

La tradizione monoteista vaisnava, alla quale appartengo, identifica
Brahma come uomo, pur nella posizione più elevata dell’universo, Shiva
come divinità a sé stante e Vishnu come Dio, la Persona Suprema. Tutte
le tradizioni yogiche sono comunque concordi nel considerare la virtù
come base di partenza per accedere alla conoscenza spirituale,
necessaria per liberarsi dalle catene dell’esistenza materiale e
raggiungere la dimensione spirituale.

La Bhagavad-Gita, l’antichissimo testo sacro che riporta il dialogo
tra Krishna (nome intimo di Dio che significa l’Infinitamente
Affascinante) e il suo amico e discepolo Arjuna, ci istruisce sulla
natura di queste influenze e su come trascenderle:

“La natura materiale è formata da tre influenze: virtù, passione e
ignoranza. Quando l’essere vivente entra in contatto con la natura
materiale diventa condizionato da queste influenze.” (B.g. 14.5)

– Sattva –

“O Arjuna senza peccato, sappi che la virtù, la più pura delle
influenze materiali, illumina e libera dalle conseguenze di tutti i
peccati. Chi è sotto il suo influsso sviluppa conoscenza, ma diventa
condizionato dal senso di felicità che essa procura.” (B.g. 14.6)

– Rajas –

“La passione consiste in desideri ardenti e senza fine, o figlio di
Kunti. Essa lega l’anima incarnata all’azione materiale e ai suoi
frutti.” (B.g 14.7)

– Tamas –

“O discendente di Bharata, l’ignoranza è causa d’illusione per tutti
gli esseri. La follia, la pigrizia e il sonno, che legano l’anima
condizionata, sono il risultato di quest’influenza.” (B.g. 14.8)

La Bhagavad-Gita scende ulteriormente nel dettaglio sugli
atteggiamenti che gli individui esternano in accordo ai guna
predominanti che ne sottolineano la natura divina o demoniaca (nella
sua accezione classica di separato dalla Divinità).

L’uomo che si lascia travolgere dalle influenze inferiori
dell’ignoranza e della passione sviluppa pensieri ed azioni egoiste,
spesso “torbide”, che l’avvicendarsi delle epoche storiche cambia solo
nella modalità d’espressione, ma non nell’essenza:

“Gli uomini demoniaci si rifugiano nell’arroganza, nell’orgoglio e
nella lussuria insaziabile, diventando così preda dell’illusione.
Affascinati dall’effimero, dedicano la loro vita ad attività malsane.”

“Credono che godere dei sensi fino all’ultimo istante di vita sia la
necessità dell’uomo. Così la loro ansietà non trova fine. Incatenati
da centinaia e migliaia di desideri materiali, dalla lussuria e dalla
collera, accumulano denaro con mezzi illeciti per soddisfare i sensi.”

“L’uomo demoniaco pensa: Oggi possiedo tutte queste ricchezze e
secondo i miei piani ne guadagnerò sempre di più! Quell’uomo era tra i
miei nemici e io l’ho ucciso (sconfitto); quando sarà il mio turno
ucciderò anche gli altri (sconfiggerò chi mi ostacola). Sono il
padrone di tutto. Sono perfetto, potente e felice, sono il più ricco e
sono circondato da un’alta parentela. Non esiste nessuno potente e
felice come me. Compirò sacrifici, farò la carità e me ne compiacerò.
Ecco come queste persone sono sviate dall’ignoranza.” (B.g. 16.10-15)

Leggendo la Bhagavad-gita, possiamo comprendere come una mentalità
come quella appena descritta, che guida moltissimi uomini moderni,
intanto non sia una novità, ma semplicemente la conseguenza di
un’educazione familiare, scolastica e sociale troppo permeata dalle
influenze di Tamas e Rajas.
Le caratteristiche della , sempre più rara, persona sattvica sono
così sintetizzate:

“Il Signore Beato disse: L’assenza di paura, la purificazione
dell’esistenza, lo sviluppo della conoscenza spirituale, la carità, il
controllo di sé, il compimento di sacrifici (cerimoniali), lo studio
dei Veda (sacre scritture), l’austerità e la semplicità; la non
violenza, la veridicità, l’assenza di collera; la rinuncia, la
serenità l’avversione per la critica, la compassione, l’assenza di
cupidigia; la dolcezza, la modestia e la ferma determinazione; il
vigore, il perdono, la forza morale, la purezza, l’assenza d’invidia e
sete di onori – queste sono, o discendente di Bharata, le qualità
trascendentali degli uomini virtuosi, degli uomini di natura divina.”
(B.g. 16.1-2)

La conoscenza del modo in cui operano i guna ci offre migliori
possibilità di compiere scelte corrette per pianificare un futuro
sereno, pacifico e armonioso.
Per sfuggire o mitigare la loro influenza è necessario riorganizzare
la nostra vita, cominciando dall’agenda giornaliera che dovrebbe
includere pratiche di meditazione o preghiera (possibilmente nelle
prime ore del giorno quando la vibrazione virtuosa è ai suoi massimi)
proseguendo nella selezione dei cibi, delle letture, dei programmi
televisivi, delle amicizie poiché il nostro benessere psico-fisico e
spirituale dipende dall’impostazione che diamo alla nostra
quotidianità. La virtù ci aiuterà a essere meno condizionati dalla
moda, dalle tendenze del mercato, dall’imperversante, aggressivo e
distruttivo gossip che domina la pseudo-cultura odierna. Trasformare
la nostra vita scegliendo un indirizzo più virtuoso, non porta solo a
un beneficio personale, ma è anche un atto di grande responsabilità ed
affetto verso i nostri cari e verso tutta la società che si nutrirà
dell’esempio dato da persone mature ed equilibrate.

Come sempre avviene quando si desidera raggiungere un obiettivo, i
sacrifici sono parte attiva del percorso, ma mentre quelli legati
all’accrescimento del proprio prestigio, potere o ricchezza, sono di
natura effimera e sono sempre intrisi d’insoddisfazione, quelli legati
alla virtù, aprono sentieri nuovi che conducono alla libertà dal
condizionamento materiale e a una felicità duratura:

“Le austerità del corpo sono: adorare il Signore Supremo, i brahmana,
il maestro spirituale e i superiori come il padre e la madre. La
pulizia, la semplicità, la continenza e la non violenza sono anch’esse
austerità del corpo.”

“L’austerità della parola consiste nell’usare un linguaggio veritiero,
volto al bene di tutti e nell’evitare i termini offensivi. Bisogna
anche recitare regolarmente i Veda.”
“Serenità, semplicità, controllo di sé e purezza di pensiero sono le
austerità della mente.”

“La triplice unione di queste austerità, praticata con fede dagli
uomini il cui scopo non è quello di ottenere qualche beneficio per sé,
ma quello di soddisfare il Supremo, appartiene alla virtù.” (B.g
17.14-17)

“Ma quelle penitenze e austerità ostentate che si compiono per
ottenere rispetto, onore e venerazione, si dice che appartengano alla
passione. Esse non sono né stabili né permanenti.” (B.g. 17.18)

Infine, le penitenze e le austerità compiute stupidamente e fatte di
torture ostinate, oppure per ferire o distruggere gli altri, si dice
che appartengono all’ignoranza.” (B.g. 17.19)

Riassumendo, chi è avvolto dall’ignoranza è caratterizzato da un
ostinato materialismo, è irascibile, pigro, avaro, ipocrita, furbo
nell’insultare, dorme più ore del necessario, è sempre triste e
rimanda continuamente i suoi compiti all’indomani, agisce per
capriccio, senza uno scopo, e non mostra alcun interesse per la
conoscenza spirituale. Agendo sempre contro i precetti delle
Scritture, compie azioni in modo incosciente, dimenticando
completamente la distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è
sbagliato, senza considerare le conseguenze o l’incatenamento che
queste azioni generano e senza preoccuparsi di non fare violenza agli
altri. Il suo unico scopo è quello di soddisfare le necessità del
corpo (mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi), conducendo così
uno stile di vita simile a quello di un animale. La sua concezione
della felicità è fondata sull’illusione e sulla degradazione.

L’uomo dominato dall’ignoranza predilige cibi privi di gusto e di
freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri come carne, pesce, uova e
alcolici; compie sacrifici senza alcuna fede e in modo contrario ai
precetti delle Scritture: le divinità sono oggetto di adorazione al
solo scopo di ottenere un tornaconto materiale personale; compie
austerità in maniera sciocca, con ostinate e insensate torture oppure
allo scopo di ferire o distruggere gli altri.

La passione è caratterizzata dall’influenza che l’uomo e la donna
esercitano l’uno sull’altra. E quando l’influenza della passione
aumenta, con essa aumenta il desiderio di godere della materia e dei
sensi materiali fino a generare desideri e aspettative illimitate e
incontrollabili. L’uomo passionale segue i suoi desideri materiali, è
presuntuoso, insoddisfatto perfino nel guadagno, si considera
differente e migliore degli altri, prova gusto a sentirsi elogiato e
ha la tendenza a ridicolizzare gli altri.

La conoscenza dell’uomo così influenzato si basa sulla speculazione
mentale che genera teorie secondo le quali il corpo è considerato il
vero io e la coscienza un epifenomeno temporaneo del corpo, escludendo
l’esistenza nel corpo stesso dell’anima spirituale eterna. Questo
porta a una comprensione perversa e illusoria che porta, a sua volta,
alla non distinzione tra religione e irreligione, tra verità e
illusione, tra ciò che si dovrebbe fare e ciò che non va fatto.

L’uomo influenzato dalla passione è sempre alla ricerca del proprio
interesse personale nella religione così come nella gratificazione dei
sensi: attaccato ai frutti del suo lavoro è intento a goderne il più
possibile; è avido, invidioso, trasportato dalle gioie e dai dolori.
Agisce con grandi sforzi esclusivamente per appagare i suoi desideri
materiali, generando così infelicità.

L’uomo condizionato dalla virtù sviluppa una saggezza superiore a
quella degli uomini condizionati in altro modo, non è molto colpito
dalle sofferenze di questo mondo ed è consapevole dei suoi progressi
nella conoscenza materiale: l’influsso della virtù porta una
conoscenza più approfondita e una sensazione più intensa di felicità.
Qualità generate sotto l’influenza della virtù sono il controllo della
mente e dei sensi, la tolleranza, il discernimento, l’aderenza al
proprio dovere prescritto, la veridicità, la misericordia, la
soddisfazione in qualsiasi condizione, la generosità, la rinuncia alla
gratificazione dei sensi, la fede nel maestro spirituale, la carità,
la semplicità, l’umiltà e la soddisfazione nel sé.

La conoscenza sotto l’influenza della virtù permette di distinguere in
tutte le entità una natura spirituale unica ed eterna, ossia l’energia
spirituale presente nei corpi di tutti gli esseri viventi e porta
l’uomo a discriminare in modo intelligente, alla luce delle Scritture,
su ciò che va fatto e ciò che non va fatto, su ciò di cui avere timore
e ciò di cui non bisogna temere, su ciò che condiziona e ciò che
libera. L’azione dell’uomo virtuoso è dettata dal dovere, è compiuta
senza orgoglio o attaccamento materiale verso il risultato ed è
offerta a Dio: è basata quindi sulle Scritture e per questo ha un
potere purificatore su chi la compie. L’uomo così influenzato è
entusiasta, determinato e non influenzato dal successo o
dall’insuccesso. Il cibo gradito all’uomo virtuoso è un cibo
nutriente, dolce, succulento e gustoso come latticini, cereali,
zuccheri, frutta e verdura: aumenta la durata della vita, purifica
l’esistenza, dà forza, salute, felicità e soddisfazione.

Per quanto riguarda il sacrificio, esso è compiuto dall’uomo virtuoso
come un dovere, senza alcun desiderio personale, secondo le istruzioni
delle Scritture e senza aspettarsi alcuna ricompensa, così come anche
l’austerità viene compiuta con fede e senza desiderare benefici
materiali.

Chi si impegna nello via dello yoga, come anche il religioso, aspira a
trascendere i legami materiali per potersi dedicare senza eccessive
zavorre alla realizzazione spirituale, ma per poter raggiungere questo
fine sono necessarie sincerità e determinazione.

Concludo con una storia presa in prestito dalla tradizione dei Nativi
Americani che reputo educativa e stimolante:

“Un vecchio indiano Cherokee stava istruendo i nipoti sulla vita.
Disse loro: “Un combattimento è in atto dentro di me… è un
combattimento terribile tra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la
collera, l’invidia, la tristezza, il rimpianto, l’avidità,
l’arroganza, l’ambizione, il risentimento, l’inferiorità, la menzogna,
la falsità, l’orgoglio, la superiorità e l’ego. L’altro impersona la
gioia, la pace, l’amore, la speranza, la condivisione, la serenità,
l’umiltà, la gentilezza, la benevolenza, l’amicizia, l’empatia, la
generosità, la veridicità, la compassione e la fede. Questo stesso
combattimento è in atto dentro di voi, e dentro ogni altra persona.” I
ragazzi rifletterono un attimo e poi uno di loro chiese al nonno:
“Quale lupo vincerà?” L’anziano Cherokee rispose: “Quello a cui darai
da mangiare.””

da www.villavrindavana.org/

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