Gli obiettivi… finali… evolutivi e spirituali

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Gli obiettivi… finali…

(autore/i sconosciuto/i)

Cos’è l’anima

Esiste una scintilla vitale chiamata spirito o corpo spirituale, essa
è pura ed incontaminata e genera l’anima che si imbarcherà nelle varie
esistenze incarnate prendendo diversi corpi fisici e dimenticando
quasi sempre chi veramente è (cioè l’anima e la sua scintilla divina).
Alcuni, illuminati, riescono a svelare la loro coscienza e a
riconoscersi per quel che veramente siamo: anime che viaggiano la cui
vera essenza è lo spirito individualizzato. Il corpo fisico è come un
vaso… un contenitore, l’anima è come un secondo vaso interno al
primo, fatto di materia mentale, lo spirito è l’unica vera essenza di
ognuno di noi.

Perché lo spirito deve incarnarsi

Lo spirito individualizzato, prima di nascere sul piano animico e
terreno, pare si trovi come nella situazione di una enciclopedia, cioè
sa tutto, ma non ha fatto nulla. L’esistenza terrena e astrale, è il
mettere in pratica, voce per voce, tutta la conoscenza. Pian piano,
facendo cose e superando i nostri errori e riarmonizzandoci con la
Verità, riacquistiamo coscienza… fino a che possiamo tranquillamente
tornare a Dio. In questa ottica è ovvio che ne passano tante di vite!

Nel far questo lo spirito individualizzato manifesta il suo
particolare aspetto del divino.

Il grande sole spirituale

Immagina un grande sole, Dio. Da lui partono tanti raggi luminosi, i
nostri spiriti, ognuno con colori e sfumature diverse. Questi spiriti
in-formano (nel senso di dar forma) un corpo fisico. Quando sono nel
corpo fisico, gli spiriti trovano difficoltà a farlo agire… e
cominciano a creare forme pensiero per comandare il corpo… poi ad un
tratto si forma una idea riflessa su se stesso; qualcuno ti fa
guardare allo specchio o ti dice “questo è tuo”, ecc. Allora comincia
a formarsi l’ego che è l’insieme dei pensieri riflessi su se stesso.
Questo fa si che parte dei pensieri che provengono dallo spirito e che
si esprimono in azioni vengono catturati e riflessi sul corpo. Es:
dallo spirito viene “ora do’ una mano a quella persona”… e l’ego
aggiunge “così sarò più buono (io)”. Il primo va fuori da te, il
secondo torna indietro.
È come che il raggio spirituale luminoso viene rifratto e distorto dall’ego.
In ognuno poi la cosa ha sfumature diverse di distorsione e potrai
riconoscere persone spirituali con caratteristiche molto diverse, ma
dello stesso grado di spiritualità. È il raggio che ha diverso colore
anche se provengono dallo stesso divino.
Dobbiamo solo togliere la distorsione verso se stessi e tutto si
risolve… diventiamo canali del divino… Lui fa le cose, noi solo
gli forniamo lo strumento: noi stessi.
Per questo il credersi peccatori è sbagliato… frena il raggio. Lo
stesso dicasi dei sensi di colpa.
Dobbiamo lasciare che il divino si esprima attraverso di noi
eliminando tutto ciò che lo distrae.

L’espansione della coscienza

La coscienza in effetti cerca sempre l’espansione verso l’infinito,
abbracciando via via che si cresce, prima solo il corpo, poi le
qualità emozionali, mentali, morali, poi il gruppo, poi la coppia, poi
la famiglia, la città, la nazione, l’umanità fino ad arrivare al
tutto, a Dio. È ovvio che finché mi identifico con una parte… potrò
entrare in lotta con le altre per la sopravvivenza. Solo l’espansione
finale garantisce la vera pace dell’anima.

L’obiettivo finale

L’essere umano come lo conosciamo è solo la buccia esterna di un
frutto il cui seme è il divino, che ha dimenticato ciò perché confuso
dal guardarsi allo specchio e vedersi un corpo, dimenticando così,
nell’infanzia, la propria origine per il formarsi del proprio corpus
di idee chiamato Ego, l’idea di essere qualcosa di separato dal
divino.

Se uno riesce ad espandere la scintilla divina e nel contempo
diminuire a zero la propria personalità egoica può quindi lasciar
sfociare il divino direttamente attraverso di sè.
È questa quella che viene chiamata illuminazione, è questo che fanno i
santi, è questo che ci ha consigliato Gesù.

“A quanti lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di
Dio, anche a coloro che credono nel suo nome”, Gv, 1-12

“Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, così come io
ho vinto e mi sono assiso presso il Padre sul suo trono”, Apocalisse,
3-21

…quindi il trono è per tutti presso il Padre!

Quando uno è arrivato … è arrivato! Non tornerà indietro (a meno che
non abbia una missione divina).
Tutti gli insegnamenti spirituali orientali puntano alla risoluzione
delle esperienze terrene, nel senso di non rinascere più, perché non è
più necessario.
Si rinasce perché ci sono ancora dei desideri materiali insoddisfatti
che attirano la nostra anima ad una nuova reincarnazione. Se li
sublimiamo o li soddisfiamo senza attaccarci allora non ci attireranno
più.
Poi ci sono i desideri di godimenti dei mondi astrali. Sono desideri
più sottili, se vogliamo più elevati: desiderio di godere la vista di
tutta la creazione, di percepire l’eterea musica delle sfere, di
odorare, di toccare, di gustare le varie manifestazioni della luce, di
poter creare, plasmare la materia astrale con il solo pensiero, ciò
che più piace. E questi portano ad una serie di rinascite nei mondi
astrali.
Esiste poi il mondo causale, delle macroidee. Lì si rinasce una volta
risolti e superati i desideri astrali.
Infine l’essere che termina il suo percorso si dissolve nel divino,
perdendo ogni senso di separazione, ma non la sua individualità
specifica.
I Maestri orientali insegnano a fare tutto questo in una sola vita…
se possibile, altrimenti si arriverà dove si può, comunque più su. E’
anche evidente che il ciclo conclusivo non è per tutti e quindi ognuno
di noi si trova collocato in un particolare punto del cammino
evolutivo di tante vite.

Chi sei tu

Tu sei parte di Dio… in effetti tu sei Lui. È solo la tua coscienza
che non lo riesce a comprendere perché deviata dalla percezione dei
sensi sottili e grossolani… per questo sparisce perché smetti di
guardare a Lui… essendo Lui. Tutto questo è però pericoloso pensarlo
se ancora ci sono tracce di Ego… lo si ottiene eliminando l’ego.
Esistono scuole che cercano di bruciare le tappe, ma sempre cercando
di far sparire l’ego con la individuazione nel tutto.

Perché il male

Dio non fa il male. Lui ha solo fatto la creazione che sottostà ad
alcune leggi (necessità di ogni realtà).
Lui ti dice: così ti andrà tutto bene e in quest’altro modo ti andrà male.
Sta a te cercare di seguirlo se vuoi che tutto fili liscio.

Se uno si affida a Dio scopre che stranamente e per caso si ritrova
solo al margine delle disgrazie che devono accadere.

Inoltre Dio non crede che questa sia la nostra vera vita. Noi qui, su
questa terra, viviamo come in un campeggio di boy-scout. Siamo venuti
ad imparare. Dopo torneremo nel mondo astrale e poi in quello
spirituale. Per chi muore è solo finito il campeggio.

Le anime realizzate solitamente non entrano nelle faccende terrene, se
non specificamente sollecitati da noi stessi (ma solo se è il caso!) o
se fa parte di un più alto piano… che sicuramente è un piano di poca
azione, ma ben direzionata, sulla terra. Inoltre loro vedono le cose
come anime e non si spaventano per qualche kg di carne putrefatta….

Esortazione

È importante far si che la gente si ricordi che siamo anime… anime
incarnate… e che lasciando questo corpo andremo lì dove saremo
lanciati dalle azioni di tutta una vita.
Bisogna presentargli il mondo astrale, fatto di materia di sogno,
bello da mozzare il fiato per chi ha capacità di immaginare il
bello… e infernale per chi ha costruito una visione del peggio nella
sua vita. È lì che andremo e ognuno sta costruendo il proprio.

————–

Reincarnazione

Questa della reincarnazione è una storia complessa.
Ci si reincarnerebbe anche nelle sfere astrali e successivamente in
quelle causali.
E noi non saremmo nati solo in questa vita (altrimenti come spiegare
la enorme differenza tra le persone?), ma ci saremmo incarnati già
nell’astrale oltre che nel fisico.
Comunque è vero che nessun maestro ha contrastato in un senso o
nell’altro questa credenza.
Né Gesù, né Buddha. Nessuno dei due ne ha parlato a parte una
citazione di Gesù su Giovanni Battista che era quell’Elia che doveva
venire.

“E se lo volete accogliere, egli è quell’Elia che doveva venire”, Mt 11-14
Ed Elia era morto e Giovanni Battista era vivo… quindi…
reincarnazione di Elia.

La credenza nella reincarnazione era precedente al cristianesimo che
la accettò (Clemente D’Alessandria, Origene, San Girolamo) e poi
cancellò nel 553 con il secondo concilio di Costantinopoli.

Noi siamo anime che migrano tra tante vite fisiche o astrali e che
questo spiega la differenza tra una persona estremamente materiale
(una anima bambina) e uno che invece valuta più la parte emozionale o
mentale o morale.
E questa è una spiegazione che convince… se non altro rilassa nei
confronti con la gente… se si incontra uno di coccio (come si dice a
Roma) si può pensare: “ok… è solo un’anima bambina!” e non
prendersela poi tanto.

Ognuno di noi porta dentro un qualcosa che possiamo chiamare la nostra
scintilla divina (il nostro spirito individualizzato).
Essa è divina ed immacolata. Quando questa decide (essendo parte di
Dio) di nascere nel livello terreno, si forma un veicolo intermedio
che possiamo chiamare anima o corpo astrale ed il corpo fisico. Sulla
base del corpo fisico si crea l’Ego, l’insieme di pensieri riferentesi
ad esso e riflettenti la nostra personalità. Alla morte l’Ego dovrebbe
dissolversi e le caratteristiche più salienti migrare nell’anima (in
effetti già si sono addensate lì).
Alla successiva rinascita, si riforma un nuovo Ego che solitamente non
ricorda le vite precedenti perché ricollega tutto al suo corpo anche
se a volte questo succede. Parallelamente esiste una coscienza
dell’anima che solitamente si assopisce man mano che l’Ego prende
forza.

[cfr il libro “Bambini che ricordano altre vite” di Ian Stevenson,
noto psichiatra americano – Ed. Mediterranee – Studio su di una
casistica interessante e illuminante a riscontro della possibilità
della reincarnazione]

Quindi la personalità è praticamente nuova in ogni vita anche se
rimane una tendenza karmica a ripetere gli errori precedenti per
superarli, più alcune tendenze positive (anch’esse si chiamano
karmiche) che sono le nostre particolari capacità innate. Queste
tendenze sono gli influssi dell’anima.

La rinascita in un nuovo corpo non elimina definitivamente l’identità
precedente, ma la purifica dalle strutture più grossolane. Solo così
si spiega perché alcuni nascono geni, altri idioti ed altri ancora
menomati. Altrimenti Dio risulterebbe piuttosto sadico…
Invece sono le nostre profonde mancanze rispetto alle leggi divine
(forse è più familiare la parola peccato anche se è imprecisa) dette
karma negativo più quello positivo che si manifestano nel nuovo corpo
come caratteristiche sia fisiche che psichiche.

Fortunatamente abbiamo altre vite in cui continuare la nostra crescita
spirituale…altrimenti, se avessimo una sola vita, molti
arriverebbero a Dio piuttosto imperfetti!
Comunque avere altre vite non è mai, per chi crede nella
reincarnazione e nel karma, una scusa per non migliorarsi in questa.
Infatti nella prossima otterremo benefici o disgrazie in base a come
abbiamo costruito la nostra anima in questa, anche se si rinasce nei
mondi astrali.

Quando si incarna l’anima

Nei mondi astrali uno va dove i suoi desideri o il suo karma lo
attirano… Se si hanno ancora desideri sessuali dopo la morte fisica,
si finisce per essere attratti nell’istante di una unione sessuale e
si finisce nel nuovo nascituro… Evidentemente questo non succede se
non si hanno più di questi desideri. È per questo che le strade
religiose consigliano la castità, ma una cosa è aver sublimato i
desideri sessuali ed un’altra è imporsi una regola e lasciare che nel
subconscio vaghino desideri inespressi pronti ad esplodere se si danno
le occasioni.

Sembra che l’anima si accompagna, ma non vi si localizza, al feto
durante la gestazione. Solo alla nascita o una settimana prima prende
posizione definitiva.
Riguardo invece alla sopravvivenza tra la morte e la rinascita, sembra
sia molto variabile da qualche giorno a decine di anni dipendendo dal
livello di realizzazione dell’anima. Nel frattempo dimora nel piano
astrale in cui è attirata a seconda del suo peso karmico.

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Karma e destino

Ogni pensiero che facciamo, ogni azione e ogni parola pronunciata
vengono registrate nel nostro continuum mentale, una sorta di spazio
che si trova dentro e intorno al nostro corpo e che viene chiamato
aura. Ogni registrazione armonica, il karma positivo, attirerà un
qualcosa di armonico in questa o in una vita successiva. Altrettanto
succede con tutto ciò che è disarmonico… il fatidico karma negativo.

“Noi siamo come freccie lanciate verso le esperienze. L’arco, la
direzione, la forza sono il nostro karma passato delle vite precedenti
e anche quello prodotto in questa vita. All’inizio, alla partenza, in
questa vita, le forze del karma sono troppo forti perché ci si possa
ribellare. La freccia non può cambiare direzione, perché anche i suoi
pensieri e desideri sono il prodotto del lancio karmico. Più avanti,
se diminuisce la spinta karmica attraverso l’introspezione e la
purificazione, allora possiamo valutare e se è il caso direzionare la
nostra vita inserendo una spinta nuova, ad es. la spiritualità…”

Il nostro insieme di corpi, fisico e sottili (sono più di uno), è un
piccolo microcosmo in cui si ripete a ritmo armonico ma diverso, il
giuoco delle stelle. Anche in questo caso, più ci sono influenze
karmiche, più siamo costretti a fare quel gioco perché ogni passaggio
influenza uno dei nostri piani mentale, emotivo, fisico. Possiamo però
riuscire a salire di livello, sino ad uscire dalla dualità, almeno per
una serie di concetti. Es. attrazione per il sesso… se lo sublimi,
non ti interessa più e gli influssi dei pianeti assumono connotazioni
più elevate.

In pratica è come se noi abbiamo per ogni nostro desiderio il
bersaglio di un archetipo divino, però la nostra coscienza legata alle
esperienze terrene ci fa abbassare la direzione dell’obiettivo.
Es.: Diventare saggio come un santo… diventa… laurearsi e scrivere
saggistica; Amare l’universo… diventa… amare e sposarsi… un
harem!!!

Sublimare il nostro obiettivo terrenizzato significa riconoscere
quello divino e camminare verso di esso. Se anche non lo
raggiungessimo…. avremo fatto comunque tantissima strada in più e
superato di gran lunga il nostro obiettivo terreno.

Conoscere il futuro

Chi ha le capacità adatte e non ha bassi desideri terreni, ha la
possibilità di guardare dove le spinte karmiche condurranno un
individuo, una nazione, la terra. È veramente possibile. Ma chi ha
queste capacità, non le usa che raramente perché oramai ha già avuto
le sue risposte e sa che tutti torneremo alla sorgente. Non ha
necessità o desideri di sapere il resto dettagliatamente; una
infarinatura gli basta e sarà possibile che ci risponda:

“Ma quando tu ti guardi un film per la prima volta… che fai, vai
avanti veloce per vedere come va a finire? No! Te lo godi prima sino
alla fine e solo dopo che è finito ritorni indietro per vedere i pezzi
che ti sono piaciuti di più. Nella vita è lo stesso!”

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Cicli cosmici

Secondo il punto di vista che dà Sri Yukteswar ci stiamo muovendo,
insieme al sole in una rotazione attorno ad un grande centro cosmico
chiamato Vishnunabhi, la sede di Brahma (il cuore divino del cosmo)
che controlla la virtù mentale (la qualità più alta della mente). Più
vicini siamo ad esso, più percepiamo direttamente Dio e la Verità.
Per percorrerne la circonferenza servono 24.000 anni.
Il punto più luminoso, vicino al cuore di Dio, calcola Sri Yuktesvar,
è nel 11.501 a.C./12.501 d.C. ed il punto più lontano il 501 d.C.. Noi
staremo quindi lentamente avvicinandoci di nuovo a quel centro.

A seconda della quantità di luce di qualità spirituale che arriva, si
suddividono i 24.000 anni in 8 periodi (yuga) di diversa lunghezza e
valenza spirituale, dal più luminoso Satya yuga 4800, poi Treta yuga
3600, Dvapara yuga 2400 e Kali yuga 1400, ripetuti poi in
ordineinverso: Kali yuga 1400, Dvapara yuga 2400, Treta yuga 3600,
Satya yuga 4800, e così via.

Secondo questo schema, 5-6 mila anni prima di Cristo, per un effetto
di inerzia dai periodi precedenti, le persone avevano una percezione
divina diretta che si è persa quasi completamente entrando nel periodo
oscuro Kali Yuga (699 a.C.- 1.701 d.C.). Oggi stiamo faticosamente
riacquistando la capacità di percepire direttamente la Verità, ma,
ancora una volta, per un effetto di inerzia del periodo precedente,
troviamo mille difficoltà a destrutturare il sistema di pensiero
oscurante costruito nel Kali Yuga.
Tutto ciò implicherebbe che la venuta dei più grandi maestri e la
nascita quindi delle religioni attualmente più diffuse, è avvenuta in
concomitanza del periodo più oscuro, quando con la coscienza si è più
lontani da Dio.
ca 560 a.C. – Buddha, Lao tzu
ca 0 – Gesù
ca 570 d.C – Maometto

Fa eccezione l’induismo, ma all’interno di questo sono avvenute più
volte cambiamenti e sostituzioni e incorporazioni di divinità.
Comunque gli induisti si rifanno ai Veda la cui prima stesura scritta
sembra risalga al 1450 a.C.

Se ne può dedurre che all’avvicinarsi del periodo più oscuro, sono
arrivati i maestri per farci vedere uno spiraglio della luce e
lasciarci una traccia della verità.
E non c’è dubbio che in questo periodo di oscurità sia possibile una
mala interpretazione degli insegnamenti dei Maestri da parte dei
seguaci dopo la sua scomparsa, specie intorno al 500 d.C.. A tal
proposito è interessante notare che proprio nel 553 d.C., nel secondo
Concilio di Costantinopoli, è stato dichiarato eretico il principio
della reincarnazione, sostenuto dagli gnostici e da Padri della Chiesa
come Clemente d’Alessandria, Origene e S.Gerolamo.

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Come fare per evolversi

È ovvio che ci sono molte strade per elevarsi spiritualmente, comunque
in linea di massima cerca di connetterti con quella parte di te che
consideri la migliore.
Sto parlando del tuo bambino interno, quello buono, semplice come un
bimbo e santo.
Questa parte ha a che vedere con Dio o con la Mente (usa l’espressione
che ti crea meno contraddizioni). È una sua localizzazione. Devi
tornare a essere quella!
Ti porterai dietro la tua esperienza, questo è vero, ma devi tornare a
quel livello di genuinità.

Per far questo aiutati leggendo le vite dei santi: San Francesco,
Yogananda, ecc.

Poi cerca di contattare i santi o il divino (non c’è dicotomia).
Desideralo, cerca di avvicinarli e di avvicinarti a loro. La Grande
Mente, in cui tutti siamo, è come un contenitore in cui noi siamo un
po’ sparsi; con il pensiero possiamo avvicinarci a quella parte più
luminosa, che chiamiamo divino.
Quindi cerca di immaginarti nell’andare verso la luce e che questa
consumi ed illumini tutto il buio che hai intorno, finché non sarai
luminoso, dentro e fuori… ogni giorno di più.
Fallo con gli occhi chiusi. Questa è meditazione (una forma). Chiedi
con genuinità di essere lì, di essere aiutato ad avvicinarti e ad
incontrare gli esseri spirituali.
Più sei vicino alla luce, meno sei nelle tenebre e pian piano
comprenderai e sperimenterai il nettare della beatitudine. Allora
tutto si fa chiaro. Si presenteranno a te le guide luminose e le
riconoscerai per la indicibile sensazione di beatitudine che
percepirai. Solo loro la possono emanare!

Cerca di comportarti genuinamente. Il tuo pensiero deve essere dritto,
non contorto (…come un bambino). Vuoi qualcosa… prendila (se
puoi), non tentennare. Così se qualcosa sai che è male (dentro di te
qualcosa te lo dice…), rinunciaci e basta, non tentennare.
Abbi il coraggio di seguire quella sottile voce che è dentro di te (in
realtà spesso non è una voce, ma un qualcosa di chiaro e pulito che si
trova in fondo al nostro cuore).
Se hai sbagliato te ne accorgerai e imparerai. Se continui a
tentennare, non lo saprai mai, perché alla fine sarai sporco delle tue
contraddizioni e non le distinguerai più dagli errori. Lo stesso vale
per il senso di colpa .

Cerca di vederti come parte del cosmo, del tutto, di Dio. Tu sei una
cellula di questo grande corpo che collabora con le cellule che gli
stanno affianco, aiutale disinteressatamente. Mai una cellula
ucciderebbe un’altra dello stesso corpo: una cancrena non gli farebbe
bene! È da qui che nascono le leggi (comandamenti) da seguire…
tratta gli altri come tu stesso vorresti essere trattato.

In sintesi cerca di fare un po’ di silenzio mentale e pulizia nella
tua mente e nella tua vita.
Solo nel silenzio mentale percepirai gli altri mondi.

Questo che ti dico è detto in tutte le religioni. Se vuoi scegli
quella che preferisci, ma attento a non farti confondere dagli
estremismi nati in particolari momenti in cui esse si volevano
distinguere dalle altre.

Cerca ciò che unisce le religioni e non ciò che le divide. I santi che
le hanno fatte nascere parlavano della stessa cosa, avevano percezioni
simili. Solo dopo i seguaci hanno cominciato a fare distinzioni su
ogni parola detta…

Se ti piace leggiti libri, fai corsi, ecc. Ma la cosa più importante è
che tu agguanti la preda spirituale e non la molli più finché non hai
avuto le tue percezioni in modo da sapere quello che ti preme!

Devi considerare che questo processo lo puoi chiamare purificazione,
purificazione dalle costruzioni mentali che abbiamo fatto a partire, e
a volte per proteggere, quel qualcosa di puro che abbiamo nel cuore.

Scoprirai che quando cerchi di tornare a essere puro, ricorderai che
hai cercato di proteggere questa tua purezza dagli altri, che non
avrebbero capito o ti hanno ferito, ecc.
Così abbiamo costruito uno schermo su cui proiettiamo quello che
vogliamo far vedere di noi stessi agli altri. Dopo un po’ abbiamo
finito per crederci anche noi stessi a quelle proiezioni e… abbiamo
dimenticato chi veramente siamo.
Solo nei momenti migliori di una storia d’amore, o quando abbiamo un
figlio, quella nostra parte pura si riaffaccia…. E dopo un po’ la
riseppelliamo un’altra volta. E l’amore si smorza!

Questo scudo, questo schermo, è una parte sostanziale dell’Ego, cioè
dell’idea che noi abbiamo di noi stessi. A cui puoi aggiungere tutto
quello che credi della vita, le tue esperienze, le cose come le vedi
tu, ecc.
Questo Ego ad un certo punto della vita si cristallizza e non lascia
entrare più nulla… e ti soffoca l’anima!

In definitiva, la purificazione è sciogliere questo Ego e tornare
semplice e genuino, aperto di nuovo alle esperienze e a capire
l’immensità della manifestazione.
Ma il lavoro è grosso! Devi sfogliarti pian piano come una cipolla
sino ad arrivare alla tua essenza.
Comunque ad una certo punto cominci a vedere le cose più chiaramente e
questo lavoro diventa un piacere perché ti aiuterà a comprendere come
si sono costruite le tue idee su te stesso e sulla vita attraverso le
tue esperienze. Ed allora capirai che lo stesso succede anche agli
altri e comincerai a comprenderli sempre più. Le barriere tra te e gli
altri si assottiglieranno e capirai come si può amare tutti quanti
senza distinzione (anche i peggio). E potrai quindi anche aiutarli.

Buon lavoro!

I diversi cammini

All’interno dell’induismo (ma in qualche modo anche nel buddismo)
esistono varie strade per arrivare alla Verità che esemplificano tutti
i percorsi evolutivi. A grandi linee possiamo riassumere in queste
categorie:

Bhakti yoga – la strada della devozione a Dio visto come Persona Suprema
Karma yoga – la strada dell’azione, svuotata di intenti personali
(dell’ego) e offerta solo a ciò che Dio vuole
Jnana yoga – la strada della comprensione intellettuale che utilizza
però strumenti superiori di conoscenza intuitiva
Raja yoga – la strada delle tecniche metafisiche energetiche
Yoga vuol dire unione o comunione e si intende con il divino.
Comunque è raro che una persona pratichi uno solo di questi cammini.
Il più delle volte ne utilizzerà una miscela con la predominanza di
uno in particolare.
Lasciare ad ognuno il suo cammino è il modo più elevato e sociale di
rapportarsi all’altro.

Dio si può inoltre concepire e raggiungere in modo impersonale (come
fanno i buddisti, i sikh), ma anche in modo personale (come fanno
tutti quelli che hanno una idea di Dio come persona, cristiani
compresi). Uno di questi due modi dovrebbe essere scelto sulla base
della predisposizione dell’individuo.

Ad esempio ad una persona con tendenze emotive, o con un particolare
bisogno di compensare necessità emozionali, viene consigliata una via
(o una meditazione) in cui ci sia una immagine di Dio (la Persona). A
chi ha tendenze mentali, ma anche il cuore sciolto, invece si propone
di raggiungere Dio in modo impersonale, la via più alta, ma anche la
più difficile. Saremo pronti?

Anche il buddismo tibetano si approccia al divino in questo modo: con
un pantheon di divinità che, come nel caso induista, rappresentano le
diverse qualità del divino, del tutto impersonale. Questo è alla base
del Tantra buddista.
L’approccio impersonale è invece caratteristica di tecniche più
avanzate come lo Dzog-Che, l’Advaita Vedanta.

Sembra comunque che ognuno di noi debba seguire quella strada a lui
più consona. Non tutti partiamo dallo stesso punto in questa vita. Ed
è anche per questo ad esempio che i buddisti sono così tolleranti,
perché comprendono che ognuno debba fare il percorso adatto al proprio
particolare momento.

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Un Giorno Morirò

Sono già nato e morto molte volte e questa vita non è certo
tra le più difficili… sebbene forse sia delle più complicate… ma…

Se proprio ci tieni a salire…
la fatica si farà sentire…
solo che una volta arrivato…
scoprirai che già c’eri stato!

Rientrare appieno nel divino
è come essere un bambino
che gioca, ride, mangia e beve
nelle braccia di suo Padre

Se un bimbo smette di giocare
e vuol qualcosa da mangiare,
solo deve ricordarsi
di richiederlo alla Madre
e senza neanche preoccuparsi
di come questo si farà,
stai tranquillo, è stato detto!
…il tuo cibo arriverà!

¡ Muzuke !

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Spiriti

C’è da fare una distinzione tra spiriti, anime e ego senza il corpo.
Per spirito intendiamo uno spirito evoluto, che non si distingue dal
tutto, che è fatto di vero spirito divino (l’atma degli indù).
Comunemente però si chiamano spiriti anche le anime o gli ego senza il
corpo.

Spesso capita che l’anima di un recente defunto voglia avvisare il
figlio, la moglie per fargli sapere che sta bene, di non preoccuparsi
troppo, per lenire un po’ del loro dolore… che in più lo trattiene
legato a questo mondo e non gli permette di andarsene definitivamente.
I pensieri infatti, specie se canalizzati da forti emozioni dense,
sono come una calamita per una anima il cui corpo è fatto proprio di
pensiero, senza peso. Viene allora trascinata via per raggiungere
colui che la pensa… e questo non va bene per l’anima.

E poi ci sono quelli che invece ce l’hanno con qualcuno e lo
tampinano… sarebbe un bene per tutti e due che si sleghi questo
legame.

Le guide spirituali (i veri spiriti evoluti), comunque, consigliano
sempre di evitare i contatti con il mondo astrale perché a quel
livello ci sono tanti che non sanno quello che dicono… almeno finché
ci si è stabilizzati nel contatto con il divino.

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Inferno

L’inferno è solo il luogo dove piombano le anime appesantite dalle
loro disarmonie quando non hanno più un corpo che le àncora al piano
fisico ed hanno questo concetto all’interno della loro mente, delle
loro credenze.
Lì ci sono quelli come loro e non si tratta quindi di un luogo piacevole.
Sta a noi tenercene fuori alleggerendo la nostra anima dalle
disarmonie, ma anche dai sensi di colpa generati da un non corretto
uso della parola peccato.

Intendo dire che una persona che crede di essere in peccato per via
dei falsi concetti di peccato che si sono accumulati in questi 2000
anni di confusione cattolica (e non), finisce per essere attirata nei
piani bassi dell’astrale (il cosiddetto inferno) per via delle sue
convinzioni.

Quindi l’inferno non è la punizione eterna che Dio dà ai colpevoli di
aver trasgredito le sue leggi, bensì è il colpevole che appesantendosi
con il commettere attentati contro il tutto, finisce per aver creato
con le sue proprie mani il suo misero destino.

Esiste comunque sempre una speranza, anche per chi si trova in queste
regioni: la possibilità di una reincarnazione (cancellata dall’eresia
religiosa che ha preso alcune delle maggiori chiese) e/o l’avvento di
un Salvatore che, come ha fatto anche Gesù, prima di ritornare al
Padre si fa un giretto a ripulire gli inferni.

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Domande e risposte

Se si arriva a Dio che cosa si fa dopo?

D: Abbattere la distanza che ci separa da Dio è molto appetitoso per
una mente acuta. Però quando arrivo a Dio che faccio? È il viaggio il
significato, non il traguardo… ammettere che esista un traguardo da
raggiungere vuole dire limitare l’infinità di Dio e l’infinito
godimento di salire sempre più su… sfiorandolo sempre di più, ma mai
arrivandoci…
Questo è il centro della mia obiezione. Se si arriva a Dio che cosa si fa dopo?

R: Permettimi… è una falsa argomentazione!
Tutti i santi ci hanno descritto le delizie di quella posizione… non
ti preoccupare qualcosa da fare la trovi… Molti santi continuano ad
aiutare noi che siamo qui… no?!
È solo il tuo ego che fa resistenza alla sua morte annunciata!!!

Finché… non potrò mai avanzare…

D: …fino a quando non scioglierò questi punti irrisolti, credo non
potrò mai avanzare…

R: Hai ragione, l’approccio deve essere morbido ed adatto a te. Ti
consiglierei di affidarti alla guida. Tu, come tutti quelli che si
interessano e che vogliono crescere sul cammino dell’evoluzione, hai
certamente una guida. Parlale e chiedigli di aiutarti a superare la
paura, pian piano finché non sarai pronto per percepirla. Chiedigli di
essere protetto, guidato e aiutato. Continua a parlarle e a chiederle
consigli giornalmente. Chiedi che venga dagli alti livelli
spirituali… non è il caso di aver a che fare con anime vaganti non
evolute. Se tu le chiedi ciò, vedrai che non avrai interferenze…
finché non verrà il momento giusto se, e solo se, deve venire.
Manifestale il tuo interesse per quello che è. Non ti aspettare
risposte subito… finché un giorno ti verrà la voglia di aprire
quella finestra e ti scoprirai senza più la paura… allora saprai
anche cosa devi fare.

Il modo migliore per contattarla è con una meditazione adatta.
Comunque è tranquillizzando la mente e il corpo, quando le onde dei
pensieri si placano… che si può percepire distintamente i suoi
pensieri… questi pensieri hanno una sostanza diversa da quelli in
cui solitamente ci si riconosce… così li si può distinguere dai
propri… ma la mente deve essere tranquilla e rilassata.

Destino o libero arbitrio ?

D: Impazzisco al pensiero che il futuro possa essere nella mente di
Dio, che al tempo stesso ci sia stato dato il libero arbitrio, così
che noi possiamo inventarci il nostro futuro…

R: Il problema è credo il più complesso che si possa cercare di risolvere.
La mia idea è che noi siamo come proiettili sparati, spinti dalle
nostre credenze, dai nostri geni, dal nostro karma, ecc.. e che un
occhio attento a tutto ciò (l’occhio divino) possa vedere dove andremo
a conficcarci!
Qualche volta, quando si scarica la spinta, possiamo girare in una
direzione diversa utilizzando la nostra volontà superiore come un
razzo direzionale.

Karma e pentimento

D: Se il mio ego non è lo stesso di quello della vita precedente,
perché dovrei pagare il karma e cioè gli errori che ha fatto
un’altro… uno diverso da me?

R: Sei sempre tu, solo che lo hai dimenticato. Immagina di essere
ubriaco e non ricordarti quel che hai fatto il giorno prima… è
esattamente lo stesso. Il tuo non ricordarti ti fa ricadere negli
stessi sbagli e così l’ego continua nei suoi errori finché non si
riconosce essere l’anima che migra e comincia a fare più attenzione al
tipo di errore che fa altrimenti se lo porta nella prossima vita.

Se così non fosse che farebbe l’anima se pecca e non ha il tempo di
pentirsi? Va all’inferno per sempre? e Dio la punirebbe per sempre?
Non gli darebbe una seconda chance in cui ripulita dei ricordi passati
possa riprovare a vivere quelle situazioni per rispondere in modo
positivo e più virtuoso?

Perché Dio permette l’inferno?

D: Ma per le anime che vanno all’inferno allora non c’è più speranza?
e Dio non era misericordioso?

R: Anzitutto Dio nella sua creazione ha posto delle leggi (non si può
creare nulla se non si stabiliscono alcune regole).
L’ignoranza della Verità, che comprende le leggi, permette agli uomini
di equivocarsi e di incappare nell’errore.
Ad esempio, poiché l’uomo non ha la visione del tutto come di un unico
grande corpo può finire per far del male ad un altro senza rendersi
conto che lo fa a se stesso.

Questo succede perché individua se stesso in una entità separata con
il conseguente egoismo necessario al suo mantenimento.
Ma nel continuare nell’errore si può degenerare talmente da
disprezzare l’altro e agire di conseguenza. Questa la chiamerei
malvagità.

Chi si riempie così di pensieri e emozioni disarmonici, finisce per
allontanarsi dalla Verità anche a forza di un effetto per così dire
centrifugo.
Per lui sarà molto difficile ritornare (ma non è impossibile).

Tutti quelli che subiscono questo effetto centrifugo finiscono ai
margini della creazione in direzione di allontanamento dal centro
luminoso… questo è l’inferno.
Lì ovviamente l’aria non è salubre essendo un concentrato di male e
malvagità. Ma nessuno ha deciso per un altro! Ognuno ha forgiato il
proprio destino!
Non esiste un Signore che ti pesa l’anima. Questa è solo una metafora
(risale agli Egiziani).

Comunque all’arrivo di un Salvatore pare che questi si faccia sempre
un giretto anche negli inferni a sbloccare la situazione, come ha
fatto Gesù.

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