Acne: una chiave di lettura dal punto di vista della PNEI

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Acne: una chiave di lettura dal punto di vista della PNEI

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L’acne può presentarsi con pelle grassa, papule, pustole, noduli, cisti o comedoni: ma qual è il suo
significato in chiave PNEI?

Antonio Del Sorbo – 12/09/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.

L’acne è un’infiammazione dell’unità pilosebacea, e può manifestarsi in qualsiasi fascia d’età, dal
neonato all’adulto. Essendo più frequente tra gli adolescenti viene spesso ricordata con espressioni
popolari come acne giovanile o sfogo di gioventù. Sulla cute dell’adolescente possono presentarsi
svariate manifestazioni cutanee (papule, pustole, noduli, cisti, comedoni) dando luogo ad
altrettante varianti cliniche (acne comedonica, acne papulopustolosa, acne nodulocistica). Esse
possono a volte ripresentarsi per diversi mesi nonostante le visite mediche e le terapie
appropriate.

Come si presenta l’acne?

Le aree maggiormente interessate sono i distretti cutanei più seborroici, in particolare il viso e
il tronco. La cute dell’adolescente con acne si presenta untuosa e lucida soprattutto a livello del
naso. Anche i capelli appaiono untuosi e hanno un caratteristico odore rancido. La seborrea si
associa a ipercheratosi follicolare (l’inspessimento della cute che riveste il bulbo pilifero),
mentre il Cutibacterium acnes, un batterio innocuo presente sulla pelle di tutti, libera dal sebo in
eccesso acidi grassi ad azione irritante che alimentano l’infiammazione. La maggior parte dei
farmaci antiacne serve a interrompere questo circolo vizioso.

Cutibacterium acnes è un batterio commensale gram positivo normalmente presente sulla pelle di
chiunque, soprattutto su cute seborroica, e quindi fa parte del normale microbiota cutaneo, noto
anche come dermobiota. In ambiente seborroico questo microrganismo secerne enzimi lipolitici, acidi
grassi irritanti, citochine e tossine proinfiammatorie che contribuiscono alla flogosi
(infiammazione) cutanea. Attualmente se ne conoscono diversi sottotipi e nel corso della storia è
stato classificato con diversi nomi: Corynebacterium acnes, Propionibacterium acnes, e da qualche
anno Cutibacterium acnes. Attualmente si tende a considerare questo batterio non come una causa
dell’acne, ma come sua diretta conseguenza.

Nelle adolescenti l’acne può a volte associarsi a momentanei squilibri ormonali (iperandrogenismo)
da approfondire con appositi esami (ecografia ovarica, dosaggio ormonale) e una visita
endocrinologica. La terapia dell’acne prevede l’uso di farmaci per uso topico (nelle forme lievi) e
sistemico (forme moderate e gravi) a seconda della variante clinica. Nella genesi dell’acne
intervengono diversi altri fattori come quelli genetici (famiglie con acne), ormonali (ovaio
policistico) ed emozionali. Infatti la parola emozione deriva dal latino: “ex-movere” che significa
letteralmente “buttare fuori”.

La componente emozionale

Per indicare la componente emozionale viene spesso utilizzato il termine “stress”, espressione
corretta ma troppo generica, anche perché dalla mattina alla sera siamo tutti più o meno sotto
stress, eppure non sviluppiamo manifestazioni cutanee, tranne che in situazioni davvero eccezionali.

Se lo stress quotidiano fosse realmente la causa delle problematiche cutanee, ne saremmo affetti
tutti, nessuno escluso. Saremmo tutti un atlante vivente di dermatologia.

Ma un conto è la vita frenetica di tutti i giorni alla quale in qualche modo riusciamo ad adattarci,
e ben altra cosa sono quei cambiamenti cruciali della nostra vita in grado di mobilitare in via
riflessa fiumi di citochine, neurormoni e neurotrasmettitori, in grado di agire sugli organi del
corpo umano che possiedono i recettori per tali segnali…

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Scienza e Conoscenza n. 73 – Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> bit.ly/3eE4ire

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